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Il libro pop-up di ATLAS, per chi trova cosa disse il fisico misterioso 31 luglio 2010

Inviato da Marco in : ATLAS, Fisica, Letture e scritture, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 15 commenti

Avete certamente un’idea di che cosa sia un libro pop-up? Sono sicuro di si. Si tratta di quei libri dalle cui pagine, quasi per magia, saltano fuori delle ingegnose strutture tridimensionali in cartone, a metà tra l’origami e il modellismo. Della mia infanzia ho ben stampata in mente l’immagine di quello legato al film “The Black Hole” del 1979: non che avessi visto il film (nel 79 avevo 6 anni, e il film non era giustamente considerato adatto alla mia tenera età) né posseduto il libro, ma ricordo bene che circolava tra i banchi della scuola elementare, insieme ai modellini delle Aquile della Base Lunare Alpha e il primo merchandising di Star Wars. Una meraviglia di tecnica carto-ingegneristica e immaginazione fantascientifica: ho un’immagine vividissima dell’astronave che si stacca tridimensionale dal fondale nero, appena sopra la spirale rossastra del vorace buco nero acquattato sul fondale nero delle pagine.

Mentre ero a Copenhagen un mesetto fa a presentare uno dei risultati di ATLAS da mostrare a ICHEP, in una delle pause ho comprato due copie di Voyage to the heart of Matter, che è un’altra di queste meraviglie di tecnica carto-ingegneristica e immaginazione che si sono inventati i nostri esperti di comunicazione: il libro pop-up di ATLAS! Prima di spiegarvi il perché ne ho comprato due copie, ve lo lascio ammirare: si tratta di una ingegnosa collezione di diverse rappresentazioni di ATLAS in cartoncino, da una scala più grande (tutto l’acceleratore LHC con una visione del tunnel sotterraneo) a una più piccola (l’intero rivelatore ATLAS, con persino una serie di pezzi aggiuntivi in una busta annessa, per tenere in mano veramente ogni dettaglio), accompagnate persino da una visione cartonata del Big Bang.

Se vi è venuta voglia di possedere questo bell’oggetto, sappiate che ovviamente Il libro è  in vendita, sia quaggiù al CERN che attraverso canali più consueti come Amazon. Ma torniamo alla questione dell due copie a cui accennavo prima. Una è ovviamente per me, o, se preferite, per Giulia. L’altra, beh, pensavo di regalarla a uno dei lettori del blog, per chiudere in bellezza la stagione. Che ne dite?

Ecco le regole di questo giochino estivo. Siccome questa volta il premio è un po’ più consistente del biglietto di auguri di ATLAS, per partecipare c’è da fare un po’ di lavoro, ma facile facile, promesso. Qui sotto c’è la foto di una conferenza di fisica molto famosa tenutasi nel secolo scorso (cliccate sull’immagine per una versione ingrandita), a cui parteciparono praticamente tutti i mostri sacri dell’allora nascente fisica moderna: per tentare di vincere la copia di Voyage to the heart of Matter vi propongo di provare a…

  1. scoprire di che conferenza si tratta, e quando ha avuto luogo;
  2. identificare chi è il fisico nella fila centrale all’estrema destra guardando la foto, quello con il circolino rosso;
  3. scovate una frase qualunque detta o scritta dal suddetto fisico;

Scrivete i risultati della vostra ricerca in un commento a questo post: uno commento solo a testa, please, e citazioni del suddetto fisico non troppo lunghe (diciamo cinque righe al massimo? Insomma, non vale copiare il discorso al banchetto del Nobel. Oooops, vi ho dato un indizio. Oh beh, non che siano in molti in quella foto a non avere avuto un Nobel. O persino due). Siccome ad agosto molti sono probabilmente in vacanza, facciamo che avete tempo fino al 4 settembre. E siccome è comunque solo un gioco, ovviamente non starò troppo a fare il cane da guardia, e riterrò dunque valide anche le risposte palesemente scopiazzate da un commento precedente (se vagamente corrette, of course). Ma proprio perché è un giochino estivo, mi raccomando: non privatevi del gusto della ricerca. Il 5 settembre, che è una domenica, chiudo i commenti ed estraggo tra quanti hanno partecipato al gioco il vincitore di Voyage to the heart of Matter. Non dimenticando di lasciare nel campo ‘email’ un indirizzo reale, se volete che vi rintracci in caso siate i vincitori. Buone vacanze, ci sentiamo tra un po’!

Blogging ICHEP 2010 18 maggio 2010

Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 8 commenti

Le conferenze di fisica delle particelle si dividono tradizionalmente tra conferenze d’inverno (dove l’inverno va da metà Febbraio a fine Aprile) a conferenze estive. Le conferenze d’inverno si tengono di solito in località sciistiche, e sono organizzate in modo da permettere agli astanti di sciare qualche ora tra la sessione del mattino e quella del pomeriggio. Quelle estive di tengono invece in posti diversi ogni anno, dando così l’occasione ai fisici di girare il mondo con la scusa di raccontare e ascoltare quello che succede nell’ambiente.

Parlando di conferenze, quest’anno ovviamente c’è una certa attesa dei primi risultati di LHC: la macchina continua infatti a produrre collisioni a 7 TeV, gli esperimenti a raccogliere dati, e le collaborazioni ad analizzarli. Gli appuntamenti salienti nei prossimi mesi sono fondamentalmente tre: Physics At LHC a DESY in Germania a inizio Giugno, ICHEP a Parigi a fine Luglio, e l’Hadron Collider Physics Symposium a Toronto a fine Agosto. Si tratta di conferenze piuttosto diverse: la prima e l’ultima sono esplicitamente dedicate a LHC, mentre ICHEP è una conferenza “generalista” dove, insieme ai risultati di fisica della alte energia agli acceleratori, ci sono sessioni dedicate alla fisica teorica, all’astrofisica delle particelle, alla cosmologia, alla fisica dei neutrini. Questo genere di conferenze ha secondo me un interesse particolare: se da una parte infatti non sono certo il luogo dove apprendere ogni dettaglio di ogni analisi dei dati di LHC, dall’altra rappresentano un’ottima occasione per variare un po’ gli orizzonti, e aggiornarsi un po’ su quello che succede in campi affini (sempre di particelle e di alte energie parliamo) che spesso un fisico concentrato su un esperimento a un acceleratore sfiora soltanto nella sua routine quotidiana.

Rispetto ai risultati di LHC lo scenario alle tre conferenze estive sarà piuttosto differente: tra inizio Giugno a fine Agosto la quantità di dati disponibile per le analisi passerà – se cose vanno avanti come stanno andando – da “appena un po’” a “un mucchietto dignitoso” a “forse abbastanza”, cambiando di parecchio il tipo di risultati che si verranno, e la precisione delle misure che verranno presentate. Ma non è di questo che volevo parlare (per discutere meglio questo aspetto dovrei usare un po’ la sfera di cristallo e tentare quantificare “appena un po’”, “un mucchietto dignitoso” a “forse abbastanza” in termini di luminosità integrata raccolta, cosa che magari farò in un pezzo dedicato).

Quello che mi interessa raccontare è piuttosto l’iniziativa interessante che gli organizzatori di ICHEP hanno deciso di mettere in piedi. Accanto alle forme di comunicazione scientifica più tradizionali a cui noi fisici siamo abituati e con cui siamo a nostro agio (le sessioni con le presentazioni frontali e le domande alla fine del talk, e le chiacchiere e i pettegolezzi nei corridoi e durante le pause caffè), quest’anno la conferenza avrà un blog ufficiale. Siccome proprio recentemente si discuteva proprio di come i blog, con la loro anima indipendente e spesso persino anarchica o individualista, possano contribuire alla comunicazione e divulgazione scientifica istituzionale, questo mi sembra proprio un esperimento coraggioso su cui tenere un occhio. Non ultimo perché, in mezzo al notevole manipolo dei più famosi fisici blogger dell’orbe terracqueo che sono stati chiamati a contributore all’iniziativa, per qualche misterioso meccanismo di bilancia cosmica è stato infilato anche il sottoscritto,  a livellare verso il basso la media, probabilmente. Vedremo come andrà la cosa: come scrivevo altrove, ovviamente dovete aspettarvi qualcosa di diverso da quello che trovate qui.

P.S. Sul serio, la maggior parte dei blogger che contribuiscono all’iniziativa sono seriamente dei fuoriclasse, sia come scienziati che come comunicatori. Se vi interessa la fisica delle particelle e i loro blog non sono ancora tra le vostre letture ricorrenti, correte a rimediare.

P.P.S. Oh, yep, nearly forgetting: I will be blogging in English. This means that I will most likely not be able to copy and paste my posts from there to here, unless I find the time to translate them. Sorry about that, folks: particle physics is an international game.

Sul ruolo dei blog nella comunicazione (istituzionale) della scienza, e altre amenità 30 aprile 2010

Inviato da Marco in : Fisica, Mezzi e messaggi, Militanza, Scienza e dintorni 40 commenti

Stavo per rispondere con un commento al post di Peppe Liberti pubblicato oggi su Rangle, ma poi il commento mi è venuto lunghino e ho pensato che forse potevo scriverlo direttamente qui, ché l’argomento è interessante per seppellirlo nei commenti.

Antefatto. A inizio Aprile a Frascati si è tenuta ComunicareFisica, una conferenza dedicata alla comunicazione e divulgazione della fisica organizzata dall’INFN. Per la prima volta l’evento aveva una sessione dedicata ai blog, e molti dei migliori blogger che si occupano di fisica sulla rete sono stati invitati a presentare il loro sito e a discutere in una tavola rotonda finale del ruolo dei blog nella divulgazione: Amedeo Balbi, Tommaso Dorigo, Gianluigi Filippelli, Peppe Liberti, Annarita Ruberto e anche Stefano Bagnasco (inciso: anche il sottoscritto era stato invitato, ma alla fine non ci è andato per una serie di ragioni sulla quali sorvolo, perché non fanno esattamente onore agli organizzatori). Nel corso della conferenza e dopo sul suo blog, Tommaso ha sollevato la questione del riconoscimento “ufficiale” dell’attività di blogging divulgativo dei ricercatori. Peppe oggi riprende l’argomento, cogliendo l’occasione della micro-intervista che il blog ufficiale di LHC Italia ha fatto al sottoscritto venerdì scorso (per telefono, da Madrid), e che apparentemente linka per la prima volta questo blog da un sito di comunicazione della fisica istituzionale. Peppe (oltre a fare un complimento nemmeno tanto nascosto al sottoscritto, che non sono sicuro di meritare) è ovviamente contento della cosa, perché vi legge un’apertura della comunicazione scientifica istituzionale a quella più personale e anarchica dei blogger ricercatori. Sarà vero?

Forse è così, ma io non ne sono molto sicuro. È vero, ci sono segnali di apertura e interesse della comunicazione scientifica ufficiale a quella dei blog dei ricercatori e degli insegnanti. La sezione dei blog a ComunicareFisica ne è probabilmente una prova (il link di LHCItalia a queste pagine forse un po’ meno: penso sia più un accidente quasi casuale che una scelta programmatica), ma i blogger che hanno partecipato alla conferenza sanno bene che la presenza dello spazio dedicato ai blog non era apprezzata veramente da tutti. Penso ci siano ragioni culturali piuttosto chiare del perché quella che Peppe chiama la “comunicazione fuori dai canoni” non è amata da chi commissiona la comunicazione istituzionale (non necessariamente da chi la fa, ma la cosa non conta: questi devono comunque rendere conto). E del perché non lo sarà, perlomeno non prima di un profondo cambiamento culturale che mi sembra lontano. Vediamo se riesco a spiegarmi.

Conversazione. La parola chiave che sorregge tutta la novità (beh, novità che ha già qualche annetto) del Web 2.0, di cui i blog sono una delle espressioni, è conversazione. Questo blog piace certo ai suoi lettori perché io sono bravo e brillante e scrivo bene e so intrattenere :-) , ma anche (io direi persino soprattutto!) perché chi passa da queste parti può commentare quello che scrivo, lanciare le sue domande, interagire con gli altri lettori e con me, che faccio un punto d’orgoglio del rispondere a tutte le domande e i commenti che ricevo. Alla fin fine, le chiacchiere nei commenti ai post sono spesso altrettanto informative degli articoli stessi, e molte delle risposte arrivano degli stessi lettori, alcuni dei quali sono anch’essi fisici o studenti di fisica. La comunicazione ufficiale della fisica (ma non solo) in Italia non ha ancora affatto digerito questo modello interattivo, non mi sembra affatto pronta a lanciarsi su questo sentiero, e preferisce sistematicamente il modello unidirezionale (io parlo, voi ascoltate). Le ragioni sono sicuramente storiche e culturali, ma anche di impegno (pratico e politico) richiesto: investire in uno spazio anche interattivo efficace è molto più costoso (in termini di tempo e di coinvolgimento) di uno spazio monodirezionale, e richiederebbe probabilmente una delega politica troppo grossa ai sui redattori e collaboratori (chi risponderebbe ai commenti su un sito ufficiale dell’INFN o del CERN? Con che tempi? La dirigenza sarebbe disposta a delegare questo compito a dei semplici ricercatori? Con quali spazi di manovra, quali libertà?). Se e quando avverrà, si tratterà di una scelta molto coraggiosa, che mi sembra decisamente non in linea con la tipica cultura odierna della comunicazione in Italia.

Il volto umano dello scienziato. L’altra ragione per cui i blog personali che affrontano la divulgazione scientifica hanno successo è proprio il loro aspetto personale. Io qui parlo di fisica, certo. Ma spesso lo faccio con il mio cane, e non disdegno il raccontare anche qualcosa della mia vita di persona dietro al grembiule di ricercatore, il gridare le mie indignazioni politiche, il condividere le mie altre passioni di uomo. Molti degli altri blogger (Lo stesso Tommaso, per esempio, o Peppe) fanno lo stesso, ognuno con il suo stile e le sue sensibilità. Questa cosa piace, avvicina, riduce la distanza tra una scienza spesso percepita come arcana e irraggiungibile. Ma non può che funzionare nella dimensione di un blog personale e autonomo, o al limite – ma comunque in misura minore – in un blog collettivo lasciato libero e senza troppe pretese di ufficialità (come per esempio quello di USLHC. Ma quelli sono americani, la comunicazione moderna l’hanno inventata loro).

La libertà di dire cosa penso. Come scrivo chiaramente nell’introduzione, quello che dico da queste parti non è che la mia personale opinione. Se scrivessi per un blog collettivo dell’INFN o del CERN potrei certo metterci un po’ del colore della mia passione personale, ma non mi permetterei mai di affrontare certi temi che mi stanno a cuore, o di divagare troppo sulla mia vita privata. Esiste un patto chiaro – anche se spesso non scritto – tra l’editore di una pubblicazione e chi quella pubblicazione la fa: se si vuole la libertà assoluta, allora bisogna accettare di essere gli editori di sé stessi, altrimenti si cadrà necessariamente in contraddizioni che non dovrebbe essere possibile ignorare. Non c’è niente di male, certe battaglie si possono certamente combattere dall’interno (vedi per esempio la recente questione di Saviano con la Mondadori), quello che deve essere chiaro però è che queste battaglie ci saranno inevitabilmente (e facilmente si perderanno), a meno scegliere di rispettare la linea editoriale. La speranza di una totale libertà di dire quello che si vuole, associata però con il riconoscimento ufficiale del proprio pensiero come parte di una comunicazione istituzionale – cose che sembra essere un po’ la richiesta di Tommaso – mi sembra un’illusione, e per certi versi  persino una richiesta ingiusta e infantile. Per le stesse ragioni, mi sembra improbabile che un’istituzione come l’INFN o il CERN possa anche solo linkare ufficialmente una serie di blog personali come risorse “consigliate”: si tratterebbe di un avvallo a priori su tutti i contenuti, che dubito possa arrivare gratuitamente. Al limite posso immaginare qualcosa come una serie di link a risorse esterne dichiarate “interessanti”, ma ovviamente si tratterebbe di un’altra cosa.

Nessuno mi paga per scrivere questo blog. Non ne traggo nessun vantaggio professionale, e lo faccio nel mio (raro) tempo libero, per divertimento, curiosità, vocazione, una certa dose di intenzionalità educativa e politica, e certamente anche vanagloria. Se qualcuno decidesse di pagarmi, o mi proponesse di fare qualcosa di simile in un contesto più ufficiale, non lo farei certo nello stesso modo in cui lo faccio qui. Non sarebbe necessariamente peggio, ma credo debba essere chiaro che il risultato sarebbe diverso. Magari non molto, ma certamente un po’. Non facciamoci illusioni.

Finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna 2 dicembre 2009

Inviato da Marco in : Scienza e dintorni, Zen da taschino 36 commenti

Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna

Albert Einstein

(Una citazione che è quasi una dichiarazione programmatica. O una scusa bella e buona per scrivere comunque qualcosa, in mancanza del tempo necessario per metterla in pratica :-) )

Il primo Carnevale della Fisica 30 novembre 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Scienza con Oliver, Scienza e dintorni 1 commento finora

carnevale_fisica_smallLa giornata di oggi, 30 novembre 2009, oltre a vedere LHC battere il record mondiale di energia nella categoria acceleratori, ospita la prima edizione del Carnevale della Fisica. Nato sulla falsariga del Carnevale della Matematica su iniziativa di Gravità Zero, si tratta di una sorta di convention virtuale di blogger che si occupano in un modo o nell’altro di divulgazione scientifica sulla rete nel campo della fisica. Crepi l’avarizia, l’iniziativa si tiene in parallelo anche in lingua spagnola.

Per chi se lo stesse chiedendo, la data è stata scelta perché oggi sono 4 secoli giusti giusti da quando Galileo puntò il suo cannocchiale verso il cielo.

Se siete assetati di buone letture – non troppo complesse, ma nemmeno annacquate – su fisica e dintorni, date un’occhiata alla pagina dell’iniziativa, seguite i link e piazzate qualche segnalibro. Manco a dirlo, il sempre-vostro qui presente partecipa con le sue chiacchierate con Oliver. Qui sotto trovate la mappa dei partecipanti. Buona lettura.

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Cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due? 18 novembre 2009

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 14 commenti

Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato; un uomo che vuol lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore; ma che cosa deve fare un uomo che vuole qualcosa di intermedio fra i due?

Robert Musil, L’uomo senza qualità

Citazione stimolata dalla recente discussione a proposito della comunicazione della scienza, di come la si possa fare decisamente male, e di come sia allo stesso tempo irrinunciabile e necessaria.

Bonus per i ricercatori:Comunicare la scienza, raccontare la complessità“, un quaderno de Il Mestiere di scrivere, riemerso dai miei segnalibri di quando a tempo perso mi occupavo di scrittura e comunicazione sul web in tutt’altro ambito.

Astri e particelle (ovvero, l’ombra del bosone di Higgs) 29 ottobre 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 22 commenti

Vi ricordate di quando intorno a Giugno mi intervistarono per una mostra su Astri e particelle organizzata da INFN e INAF? Si, proprio quella volta in cui mi chiesero se sapevo chi è Penny, e pensavo di avere fatto la figura del nerd arrapato. Beh, la mostra in questione è stata inaugurata lunedì, le interviste sono state montate in brevi spezzoni (c’è gente ben più importante di me!), e tutto sommato il sempre-vostro non ci fa mica una bruttissima figura. Vi lascio giudicare da soli.

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Massa, velocità, energia. La formula più famosa del mondo e il teorema di Pitagora 28 ottobre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, Formulette 85 commenti

Secondo articoletto della categoria Formulette (e pazienza per la radiazione di sincrotrone che avevo promesso: sarà per un’altra volta). Oggi vi propongo di giocare un po’ con la formula di fisica più famosa del mondo. Che – credo sarete d’accordo – è senza dubbio questa:

 E = m c^{2}

La si trova dappertutto (insieme al faccione irriverente dell’Einstein degli ultimi anni), simbolo dei trionfi (e anche dei disastri, se pensate all’energia nucleare) della fisica moderna del 900.Cosa dice questa formula? Ci rivela la geniale scoperta di Einstein: un corpo di massa m a riposo è un incredibile serbatoio di energia E, che può essere calcolata come il prodotto della sua massa m per il quadrato della velocità della luce c.

Quello che è un peccato è che la formula più famosa del mondo – così come è scritta lassù – ha almeno due difetti. Primo, vale solo per corpi a riposo: appena ci si sposta in un sistema di riferimento in cui il corpo in questione si muove, beh, non vale più (tra un minuto vediamo perché questo è un bel limite alla comprensione); la formula generale, quella che vale per un corpo qualunque sia la sua velocità v, è questa:

 E = \frac{m c^{2}}{\sqrt{1-\frac{v^2}{c^2}}}

che è di certo meno facile da mettere sulle magliette o negli spot pubblicitari. Secondo, usa delle unità di misura innaturali, che aggiungono una complicazione probabilmente inutile alla formula, e, di nuovo, alla comprensione.

Iniziamo dalle unità di misura. La relatività speciale di Einstein ci dice che nulla si può muovere a una velocità maggiore di quella della luce c. A pensarci bene, se esiste una velocità limite, allora sarebbe sensato misurare ogni velocità in termini di questa velocità massima. Avrebbe molto più senso (perlomeno quando si fa fisica, forse non in autostrada) dire che un corpo viaggia a un centesimo della velocità della luce, piuttosto che a 3000 chilometri al secondo. Se decidiamo di usare questa convenzione (come tutti i fisici delle particelle fanno), possiamo ribattezzare la velocità come:

\beta = \frac{v}{c}

Se un corpo viaggia alla velocità della luce, avrà \beta=1. Se va a 3000 chilometri al secondo, avrà \beta=0.01. E naturalmente misurare le velocità in unità di c equivale a dire che c=1, per cui la nostra formula iniziale (quella che vale per tutte le velocità) diventa:

 E = \frac{m}{\sqrt{1-\beta^2}}

Un po’ più semplice, no? Siccome \beta non ha dimensioni (nel senso che è un numero puro, senza unità di misura), il trucchetto ci permette di misurare le masse e le energie (e i momenti, come vedremo tra un attimo) nella stessa unità di misura (scegliete voi quelle che vi piacciono: ai fisici delle particelle piacciono gli elettronvolt). Adesso facciamo un po’ di magia con l’algebra (ce la potete fare!). In relatività il momento di un corpo si calcola come p = E \beta, per cui se manipolate un po’ l’ultima formuletta (fate il quadrato, moltiplicate a destra e sinistra per 1-\beta^2, …) potete ottenere questa qui:

 E^2 = m^2 + p^2

che, detto tra noi, dovrebbe prendere il posto di formula più famosa del mondo!

E adesso, non sentite un formicolio dietro alle orecchie? Sono sicuro di si! Cosa vi ricorda l’ultima formula che abbiamo scritto? Dai, un piccolo sforzo… ma certo: il teorema di Pitagora! Eh si, possiamo scrivere la formula più importante della relatività ristretta come fosse il teorema di Pitagora. Ganzo! Provate a dirlo ad alta voce: il quadrato dell’energia di un corpo è uguale alla somma dei quadrati della sua massa e del suo momento.

Che cosa possiamo imparare da questa filastrocca? Guardate questa figura:

Nel caso (1) il corpo è fermo: la sua energia è completamente determinata dalla sua massa. Se il corpo in questione si muove (per esempio si tratta di Oliver che va a spasso) ha un momento molto più piccolo della sua massa (2), e la sua energia è ancora quasi completamente determinata dalla sua massa solamente. E’ il caso dei movimenti di tutti i giorni, della fisica classica: piccole velocità e grandi masse. Ma se il momento della particella è molto più grande della sua massa (2) come nel caso delle particelle negli acceleratori (che sono leggere, almeno rispetto a Oliver) che viaggiano a velocità prossime a quelle della luce, beh, l’energia della particella è praticamente tutta determinata dalla sua velocità! E nel caso estremo di particelle senza massa (4) come il fotone, beh, queste viaggiano sempre… alla velocità della luce.

Adesso provate a usare questa figura per capire che cosa succede in un acceleratore di particelle. Prendete due particelle leggerine (diciamo sue protoni, come in LHC) e acceleratele a velocità prossime a quella della luce: siete nella condizione (3). Poi le fare sbattere l’una contro l’altra, e, come già sapete, avete a disposizione nello scontro la somma delle energie. Ovvero un’ipotenusa blu bella lunga. Adesso immaginate che nello scontro saltiate dalla condizione (3) a quella (2) (o anche (1), se volete): con l’energia a disposizione potete produrre particelle moooolto più pesanti (con un cateto verde molto più lungo), ma che si muovono decisamente più piano (un cateto rosso più corto). Questo è quello che fanno i collisionatori: trasformano energia cinetica (che è facile accumulare, accelerando particelle leggere) in massa. Producendo particelle più pesanti di quelle di partenza! E, naturalmente, potreste farlo anche saltando da (4) a (2), usando due fotoni energetici per produrre particelle massive. Non è forte?

Un grazie a L.B Okun a cui ho preso in prestito l’idea del teorena di Pitagora. Questo articoletto é un regalo per Anna, che si sbatte per poter insegnare la fisica (moderna e non) alle scuole superiori.

E’ passata la buriana 30 settembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni, Vita di frontiera 69 commenti

Uff, sono passate 3 settimane dallo startup di LHC, e una decina di giorni dall’incidente nel settore 34. Dopo l’indigestione di contatti di inizio mese, le cose sembrano essersi normalizzate: i visitatori di queste paginette sono rientrati a un livello normale, come vedete dallo zoom del grafico delle statistiche degli accessi di settembre. Grazie al cielo :-) Un po’ di persone che sono approdate da queste parti proprio intorno al 10 settembre sembrano essere rimaste in zona, in modo più o meno silenzioso: un benvenuto ufficiale a tutti. E un piccolo avvertimento: scordatevi che parli di continuo di fisica. Di continuo non ce la faccio, e di fisica non ho sempre voglia (ehi, io quella roba la faccio di lavoro!).

E poi, diciamocelo, ci sono un sacco di altri interessantissimi argomenti di cui può essere piacevole chiacchierare, come mi faceva notare qualche lettore della prima ora. Per esempio, qualcuno sa per caso come si uccide velocemente una pianta di bambù senza che il proprietario se ne accorga, e senza che gli altri vegetali nei dintorni ne soffrano? Perché il bambù del nostro vicino ci sta invadendo il giardino – salta fuori da sotto la siepe, come nel giorno dei trifidi! – e io me lo sogno di notte (e no, non ho ancora trovato il tempo, la voglia, il coraggio e soprattutto il vocabolario francese per andargli a esporre i miei timori… forse qualcosa come Excusez moi, pourriez vous exterminer votre bambou jusqu’à la racine, SVP? Je vous prie d’agréer mes salutations distinguées? Non so…).

Tornando alla fisica, nei commenti si accumulano domande e richieste di spiegazioni che solleticano il mio spirito didattico. Siccome ultimamente non ho tantissimo tempo per passeggiare con Oliver (che, come gli affezionati sanno, è mooolto geloso di Giulia), ho bisogno di fare un po’ di selezione per le nostre prossime chiacchierate. E siccome sono un geek nel profondo (e anche in superficie), voilà il mio primo sondaggio, giusto per vedere come funziona. Fatemi sapere.

Update [10 Ottobre 2008]: 130 votanti – un voto è mio, tanto per provare il sistema – mi sembrano abbastanza (ehi, mica me ne aspettavo così tanti!) e le tendenze mi sembrano chiare. Sondaggio chiuso, grazie a chi ha partecipato. La statistica degli eventi improbabili spiegata a Oliver è l’argomento della nostra ultima passeggiata, nel futuro vedremo di chiacchierate di materia e antimateria, che tra l’altro i Nobel per la fisica 2008 cascano a pennello. Riverenze e ossequi.

Un caffè con l’Oca 29 settembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni, Vita di frontiera 24 commenti

Giovedì scorso Sylvie Coyaud, l’Oca sapiens, è passata al CERN a vedere di persona come stanno le cose. Tra gli altri, a Sylvie è saltato in mente di venire a conoscere di persona il sempre vostro, abbiamo bevuto insieme uno dei pessimi caffè del building 40 (poveretta! Mi scuso ancora…) e chiacchierato piacevolmente per un’oretta. Sylvie ha raccontato la sua visita nell’inserto culturale de Il Sole 24 Ore di ieri, domenica 28 settembre. Non è che qualche anima buona lì fuori ne ha per caso comprata una copia, e mi scansirebbe e manderebbe l’articolo? In rete non lo trovo. Se finite sul blog di Sylvie, date un occhio ai commenti, ci troverete qualche piccola indiscrezione in anteprima sulle ragioni del guasto a LHC. Non vi rovino la sorpresa, né ovviamente vi dirò chi ha detto cosa…

Update: grazie a Connie che mi ha mandato la scansione dell’articolo (e ricordato come può essere bella – e fredda! – Torino in autunno. Per fortuna che prevediamo di tornarci uno dei prossimi week-end: come si fa ad affrontare l’inverno senza una castagna d’india degli ippocastani del Valentino in tasca?).