E i vincitori del biglietto del 2017 sono...

Grazie ai quarantatré lettori di Borborigmi che hanno lasciato i loro auguri di buon anno. Ho sorteggiato tra loro i due a cui spedire i biglietti di auguri di ATLAS del 2017: sono usciti il numero 20 e il numero 9, che corrispondono a Antonio (che ha augurato "tante angurie!"), e Zar (che vorrebbe vedere qualche foto dei luoghi "segreti" del CERN, e che, per chi non lo sapesse, ha un bel blog di matematica). Li ho contattati, e i biglietti partiranno nei prossimi giorni.

A tutti gli altri, come sempre, i miei auguri sinceri. Può darsi che nel corso dell'anno mi inventi un'altra lotteria, non disperate!

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La spada è imperscrutabile

Do not think that
This is all that exists
There is much more to learn –
The sword is unfathomable.
The world is wide
Full of happenings.
Keep that in mind
And never believe
"I’m the only one who knows."

Non pensare che
Questo sia tutto ciò che esiste
C'è molto di più da imparare -
La spada è imperscrutabile.
Il mondo è vasto
Pieno di eventi.
Ricordalo sempre
E non pensare mai:
"Io sono l'unico a sapere."

Yamaoka Tesshu

(Per una serie di combinazioni inaspettate, durante le vacanze di Natale ho letto un libro strano e affascinante, Angry White Pyjamas, che si conclude con questa poesia, e la cui lettura consiglio a chiunque subisca anche minimamente il fascino delle arti marziali. A margine, subito prima di Natale ho passato un altro esame di cintura di Taekwondo, facendomi dare un sacco di legnate. Molto in tema.)

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I tavolini di certi bar di Torino

Tra aprile e maggio dell'anno appena concluso sono stato a lungo in giro per l'Italia, a incontrare gli studenti delle scuole superiori i cui insegnanti mi avevano invitato a chiacchierare di fisica delle particelle. Mia moglie, rimasta pazientemente a casa con la figliola, aveva a suo tempo ribattezzato i miei giri come il “never ending tour”, dando delicatamente voce ai miei racconti del ritorno, che cercavano di raccontare quella scuola e quegli studenti italiani che mi pareva di aver intravisto:

La destinazione varia immancabilmente, come la temperatura diurna nel mese di aprile. Vicenza, Valdagno, Palazzolo, Milano, Seregno, Bologna, Torino, Catania, Floridia. Una biglia impazzita, insomma, con una certa, malcelata preferenza per gli abitati di provincia.  Il suo “never ending tour” segue la traiettoria, sgangherata e del tutto casuale, degli inviti che lo scienziato riceve da parte di scuole, biblioteche e licei, in giro per lo Stivale, isole incluse. (...)

Vi lascio andare a leggere tutto il suo articolo, se vi interessa.

Quello che ogni tanto succede, è che qualcuno degli studenti che incontro si rifà vivo, dopo poco o tanto tempo, per continuare le chiacchiere iniziate di persona. È stato il caso di C. del Liceo Lorenzini di Pescia, che, tra le altre cose, è la direttrice ir-responsabile (così recita il colophon!) del giornalino della scuola. Questo autunno C. mi ha scritto per propormi un' intervista per la loro pubblicazione, intervista che è uscita sul numero di novembre 2016 del giornale della sua scuola. Siccome le domande che mi ha posto C. sono, in buona parte, quelle tipiche che mi vengono fatte ogni volta che faccio uno dei miei incontri ("Quale è stato il tuo percorso di studi?", "Cosa pensi dei cervelli in fuga?", "Credi nell'esistenza di un Dio?", e così via...), ho pensato di condividere le risposte che ho dato in quell'occasione. Il PDF dell'intervista si può scaricare qui.

Ovviamente prendete le risposte per quello che sono: la mia personalissima opinione, in quel particolare momento. Vi anticipo qui sotto un pezzo dello scambio, che mi sembra in tono con questi giorni di rientro in Francia, dopo la pausa natalizia passata in Italia. Buona lettura.

Le manca un po’ l’Italia?  Se sì, cosa maggiormente?

Sono un emigrato privilegiato, niente a che vedere con i nostri nonni e bisnonni che attraversavano l’oceano con la nave, non tornavano per anni e avevano solo le lettere come mezzo di comunicazione. La mia casa in Francia dista tre ore di automobile da quella in Italia in cui sono cresciuto, e tra Skype, posta elettronica e social network posso facilmente mantenere rapporti e amicizie. C’è però anche un effetto collaterale: questa vicinanza, fisica e virtuale, non fa che ricordarmi costantemente del fatto di essere partito, e di come la distanza, nonostante tutto sia, incolmabile.

Mia moglie Irene, che scrive per mestiere e molto meglio di me, ha riassunto questa sensazione in un piccolo articolo molto bello, intitolato “Un cappello da tenere sempre in testa”: “Viviamo nell’epoca della condivisione obbligatoria ed esibita di ogni momento, sia esso di gioia o di dolore, di ogni traguardo, o fallimento. Ma chi sta lontano, non importa quanto o perché, sa, forse più consapevolmente degli altri, che questa condivisione non è che una chimera. Una finzione. Un miraggio collettivo. La distanza è troppo intima per essere condivisa e se ne sta lì, spessa come un muro di cinta, a tracciare i confini di un altrove degli affetti e della mente cui, ironia anche questa, non apparterremo mai del tutto.”

Dell’Italia mi mancano le edicole, i tavolini di certi bar di Torino, il caffè e i tramezzini, le piazze con i ciottoli e i colori dei muri delle case nelle campagne del Piemonte e della Liguria. Mi mancano le forme delle cime delle Alpi viste da quella parte, ché di qua sono le stesse, ma sembrano diverse. Mi manca l’italiano, inteso come lingua, perché, nonostante ormai parli correntemente francese e inglese, c’è una ragione per cui la tua lingua “madre” si chiama così. E poi mi manca un po’ l’impegno politico e sociale, quello fatto con le mani e con i piedi e non solo sul web, e che da quando sono partito non frequento più come facevo prima.

L'arbero di Natale delle mille luci, Piazza Castello, Torino, Natale 2016. Foto di qualità scattata con il mio furbofono più-che-vintage.

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Un biglietto di auguri da ATLAS anche nel 2017

Nel 2010 su questo blog è nata una tradizione, legata all'inizio di un anno nuovo, e ai biglietti di auguri che ATLAS prepara perché noi collaboratori possiamo mandarli a colleghi e amici. L'idea è quella di inviare un augurio di buon anno a un lettore di Borborigmi, e cogliere al contempo l'occasione per riaprire le danze sul blog. Qui ci sono le "chiamate agli auguri" del 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015: un vero proprio appuntamento.

Aggirandomi tra le pagine del blog, mi sono però vergognosamente accorto che, all'inizio dell'anno appena concluso, ho completamente saltato il tradizionale invio. Non che ATLAS non avesse stampato i biglietti per augurare un buon 2016: il mio stato di prostrazione lavorativa all'inizio dell'anno appena concluso, di cui sono riuscito a raccontare un po' intorno a Pasqua, mi ha fatto sfuggire di mente l'appuntamento. Chiedo venia ai lettori, e prometto che troverò un modo per farmi perdonare.

Una tradizione esiste solo se la si continua. Nonostante il salto del 2016, riprendo dunque le buone abitudini, con gli auguri per questo nuovo 2017 appena iniziato. Quest'anno il biglietto di auguri di ATLAS mostra da una parte un event display del rivelatore, con un po' di neve posticcia a imbiancare le camere a muoni, dall'altra una foto innevata dell'edificio sotto il quale si trova l'esperimento (e da questo lato la neve è reale).

Le regole sono le solite: se vi interessa ricevere un biglietto di auguri di ATLAS con un augurio manoscritto del sottoscritto, lasciate qui sotto un commento con il vostro augurio. Tra tutti quelli che avranno lasciato il loro pensiero entro il 13 gennaio, estrarrò a sorte due fortunati a cui manderò i biglietti che ho preso per i lettori di Borborigmi. Se poi nei commenti avrete voglia di dirmi che cosa vorreste leggere o vedere su queste pagine nei mesi che verranno, tanto meglio! Io ho qualche idea, vediamo che cosa se ne verrà fuori. Nel frattempo, auguri di un 2017 fruttuoso e sereno!

Aggiornamento, 6/1/2017: qualcuno chiede nei commenti "perché entro il 13 gennaio?". È una data scelta più o meno a caso, per dare circa due settimane ai lettori per commentare se hanno voglia, e allo stesso tempo riuscire spedire i biglietti dei vincitori in modo che arrivino magari persino entro la fine di gennaio, che è la data ultima che il galateo indica per gli auguri di buon anno nuovo!

Aggiornamento, 13/1/2017: tempo scaduto, commenti chiusi, ci sono 43 partecipanti. Nel weekend estraggo i vincitori!

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Dall’immagine tesa

Un portone a Oingt, Francia. Scattata il 31 dicembre 2009.

Un portone a Oingt, Francia. Scattata il 31 dicembre 2009.

Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno.
Ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto.
Verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Clemente Rebora, Canti anonimi, 1920

(un augurio di buon Natale, di attesa e di speranza)

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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