1 femtobarn inverso a 7 TeV, e niente rischi 5 febbraio 2010
Inviato da Marco in : CERN, Fisica, LHC 6 commenti
Dopo un mesetto di pausa passato a digerire i dati a 900 GeV e 2.36 TeV presi tra Novembre e Dicembre 2009, le operazioni di LHC tornano a essere d’attualità. La settimana scorsa c’è stato l’annuale meeting di Chamonix, quello un cui i macchinisti di LHC si ritrovano per fare il punto e decidere come operare nell’anno che viene. Quest’anno l’incontro era particolarmente importante: dopo i successi del run a bassa energia della fine del 2009, qui eravamo tutti in attesa di sapere a quale energia nel centro di massa avremo accesso nel 2010 (solo 7 TeV, o anche 10 TeV?) e quanti dati potremo raccogliere. Come sempre, le presentazioni del workshop sono disponibili a tutti sul web, e proprio oggi pomeriggio è in corso una serie di presentazioni riassuntive che i curiosi possono andare a guardarsi.
Il dilemma principale dei macchinisti è stato il seguente: possiamo portare la macchina (ovvero, alzare opportunamente le correnti dei magneti superconduttori) in condizioni di gestire fasci a 5+5 TeV senza rischiare una altro incidente? Come forse ricordate, le connessioni tra i magneti di LHC mostrano in troppi casi una resistività troppo alta per sopportare correnti elevate senza incorrere in fastidiosi archi voltaici. Le risposte del workshop possono riassumersi così:
- Nelle condizioni attuali (della macchina, delle connessioni tra i magneti), la macchina può funzionare serenamente a 3.5+3.5 TeV;
- Per andare a 5+5 TeV servirebbero interventi maggiori, molte delle connessioni tra i magneti dovrebbero essere rifatte, riparate o sostituite. Come potete immaginare, questo comporterebbe uno shutdown importante.
A questo punto, bisognava scegliere tra due scenari:
- Girare a 7 TeV per un po’, ma non troppo, fermarsi nella seconda metà del 2010 per le riparazioni minime necessarie (che richiederebbero tra le 14 e le 49 settimane, a seconda di quanto completa si vorrebbe la riparazione) per riprendere poi a 10 TeV per un altro po’. In questo scenario non si prenderebbe nessun dato nel 2011, e in ogni caso ulteriori riparazioni sarebbero necessarie per andare poi a 14 TeV (l’energia nominale di LHC).
- Girare a 7 TeV fino ad aver raccolto una quantità dignitosa e sufficiente di dati, eventualmente dunque anche un po’ nel 2011, poi fermarsi per un lungo shutdown (almeno un anno) per consolidare la macchina per portarla direttamente a 14 TeV, saltando il passaggio intermedio dei 10 TeV.
Non c’è stato molto gioco. Da ogni parte (i macchinisti, il management del CERN, gli esperimenti) ci si è detti d’accordo per il secondo scenario. La decisione presa è di operare LHC a 7 TeV fino a quando non si riesca a raccogliere 1 femtobarn inverso di dati, e in caso questo risultato si raggiunga prima della fine del 2010 (improbabile), fino alle fine del 2010. Poi ci si fermerà quanto serve per portare la macchina a operare a 14 TeV, mentre gli esperimenti passeranno il loro tempo a digerire i dati presi e (speriamo) produrre risultati.
È una buona scelta? Viste le condizioni, sicuramente si. Permette di non prendere rischi inutili, e di mettere noi fisici in condizione di masticare qualche risultato concreto. In fondo, a essere sinceri, ce lo aspettavamo, no? La cosa interessante da discutere adesso sarebbe: che cosa si può fare con 1 fb-1 di dati a 7 TeV? Cosa si può scoprire? Cosa si può escludere? Ne parliamo alla prima occasione.
E se… 6. Pubblicare sul serio 3 febbraio 2010
Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 9 commenti
E se… le uniche pubblicazione valide per ogni tipo di valutazione comparativa fossero quelle apparse su riviste peer-reviewed internazionali?
- Apparentemente ti serve una monografia. Durante la settimana tra Natale e Capodanno ero in vacanza con un amico (e la sua famiglia, e la mia), il quale, durante una delle conversazioni serali al chiaro di luna, mi ha illuminato su una consuetudine tipica delle facoltà umanistiche (ma non solo) che non conoscevo. In sostanza, se un giovane assegnista di ricerca in una di queste discipline – per dirne una (quasi) a caso: giurisprudenza – vuole sperare di accedere a un posto da ricercatore, è bene, anzi, è praticamente obbligatorio, che nella sua lista delle pubblicazioni abbia (anche, solo) una monografia.
- Cos’è una monografia? Apparentemente è una specie di libro, che contiene, collezione e illustra i risultati della ricerca dell’aspirante ricercatore in questione. Fin qui tutto bene. Le note dolenti arrivano dopo: queste monografie verrebbero solitamente pubblicate a pagamento da case editrici italiane specializzate in questo tipo di pubblicazioni. Auch! Perché la cosa mi fa saltare sulla sedia? Fondamentalmente per due motivi.
- Non c’è niente di male a pagare per pubblicare qualcosa. In qualunque modello di pubblicazione scientifica circola del denaro: in quello tradizionale sono le biblioteche che si abbonano alle riviste a pagare; in quello Open Access sono gli autori che contribuiscono ai costi di pubblicazione, per consentire invece una fruizione gratuita da parte del pubblico. In entrambi i casi la circolazione di denaro non è la clausola che dà accesso alla pubblicazione: lo scrutinio, la revisione e l’eventuale accettazione di un lavoro avviene da parte di un organismo indipendente dal giornale che pubblica: i referee sono esperti della materia di cui il giornale tratta, che – a titolo gratuito! – rivedono, scremano e scelgono i lavori degni di essere pubblicati, in un meccanismo stranoto e condiviso che va sotto il nome di peer-review.
- Se io invece pago una casa editrice specializzata perché pubblichi senza peer-review la mia monografia, in fondo è solo la transazione di denaro che determina se il mio lavoro sarà pubblicato o meno. Certo, ci sarà anche un minimo di cura editoriale, non ne dubito. Ma come potrebbe l’aver pubblicato o meno il proprio lavoro con questo meccanismo essere un criterio di valutazione del merito scientifico, se non è il merito stesso e la qualità del lavoro – valutati da una commissione di pari – a determinare la possibilità e l’opportunità della pubblicazione?
- Dunque, come e quando l’aspirante ricercatore decide che la sua monografia è pronta per essere pubblicata? Di solito quando il suo referente, il professore che lo tiene sotto la sua ala, il suo tutore, gli darà il suo assenso. L’assenso del proprio tutore finisce per essere l’unica verifica di qualità per una pubblicazione di questo tipo. Questa è il secondo punto problematico: anche volendo concedere alla valutazione del proprio tutore una garanzia di qualità (vogliamo?), questo tipo di valutazione rimane sempre e comunque interna al proprio ristrettissimo circolo di colleghi. E la qualità internazionale? E la rilevanza al di fuori del proprio dipartimento?
- Le obiezione tipica a queste critiche è: “nelle materie umanistiche il modello delle riviste internazionali peer-reviewed che si usa in quelle scientifiche non può funzionare”. E perché mai? Perché gli argomenti di ricerca non sono rilevanti in un contesto internazionale? Onestamente, non posso e voglio crederci. Sono sicuro che esistono stimate riviste internazionali di giurisprudenza o di italianistica o di storia moderna che sarebbero ben liete di pubblicare un lavoro sullo Statuto Albertino, una nuova analisi critica della poetica di Carducci, o una disquisizione sul ruolo di Lelio Basso nella nascita dei tribunali internazionali. Sempre che questi lavori siano seri, rilevanti, originali, competitivi. O forse è proprio questo genere di qualità che spaventa?
Leggi le altre puntate:
- E se… 5. Raccomandare alla luce del sole
- E se… 4. Smettere di lavorare gratis
- E se… 3. La valutazione della ricerca
- E se… 2. I finanziamenti
- E se… 1. I concorsi
Ciò che possiamo dire a proposito della natura 2 febbraio 2010
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni, Zen da taschino 5 commenti
È sbagliato pensare che lo scopo della fisica sia di trovare com’è la natura. La fisica riguarda ciò che possiamo dire a proposito della natura.
La fisica non è una carnevalata 31 gennaio 2010
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 11 commentiCome è di rigore nei confronti dell’ospite, vi segnalo che ieri ha avuto luogo la terza edizione del Carnevale della Fisica, ospitato a questo turno da Science Backstage. Fatevi un giro, ci sono parecchie cose interessanti da leggere. Ma per favore, fate anche attenzione, perché non è tutto oro quello che luccica. Il sottoscritto ha partecipato (quasi per caso) con i consigli per aspiranti Summer Student, ma soprattutto si è ritrovato tra ieri e oggi a indignarsi e a discutere con un altro partecipante all’iniziativa a proposito del contenuto, della validità e dell’opportunità dei suoi contributi. Traduzione non-politicamente-corretta: uno dei partecipanti puzza fastidiosamente di crackpot, e nella marea di contributi Gianluigi, il padrone di casa di Scienze Backstage, non sembra essersene accorto. I dettagli nella sezione commenti alla pagina dell’evento.
Quanto a me, questa potrebbe essere l’ultima volta che partecipo. Come mi fa sospettare uno dei commenti di Peppe, l’iniziativa potrebbe troppo facilmente diventare solo un trucchetto per soddisfare i nostri già smisurati ego. Personalmente, non è per questo che tengo aperto queste paginette. Zampillo saluti polemici (oggi sono in vena).
Aggiornamento [1/2/2010]: dopo una discussione anche piuttosto accesa in cui il sottoscritto si è ritrovato a giocare il ruolo del poliziotto cattivo, Gianluigi ha modificato il post spostando in contributi incriminati, sistemandoli sotto il cappello di teorie alternative (sic). Qualcuno condivide anche, ma c’è rimasto comunque un po’ male.
Aggiornamento [2/2/2010]: la discussione è continuata, grazie al cielo spostandosi dall’episodio specifico alla forma e alla natura dell’evento “carnevale della fisica” in generale; spostamento che mi sembra buono, e per certi versi addirittura necessario. Naturalmente, al di là degli estremi concreti dell’iniziativa, la discussione sfiora e accarezza una serie di punti nevralgici importanti: a che serve la divulgazione scientifica? Come la si fa? Dove? Chi? E poi anche, non secondariamente: il fatto di farla in modo casuale, saltuario, volontario, non professionale insomma, autorizza un rigore minore? È l’eterno dilemma del volontariato. Io un’idea a proposito ce l’avrei anche.
Summer Student: quest’anno niente mezzogiorno di fuoco 29 gennaio 2010
Inviato da Marco in : CERN, Fisica, Scienza e dintorni 4 commenti
Vi ricordate? Fino all’anno passato la selezione del proprio Summer Student avveniva con una simpatica procedura degna del miglior film western. A partire da una data ora (tipicamente le 14) di un dato giorno (nella prima metà di Marzo) i supervisori dovevano cliccare sul nome del proprio prescelto su un sito web con l’elenco di tutti i candidati. Dovevano cliccare immediatamente, perché altre decine di supervisori alla stessa ora stavano cliccando altrettanto freneticamente, potenzialmente sullo stesso candidato. Il risultato? Troppo spesso, per lentezza della falangi o orologio mal sincronizzato, la maggior parte non riusciva a ottenere la persona che diligentemente aveva selezionato nei giorni precedenti sciroppandosi decine di CV e lettere di motivazione e raccomandazione. O perlomeno, io non ci sono mai riuscito.
Apparentemente non sono l’unico a aver trovato questa procedura un po’ ridicola, e certamente poco adatta a selezionale il migliore candidato da associare a un dato progetto. Quest’anno si cambia. Invece della giornata del clic frenetico, quest’anno la selezione sarà in qualche modo automatizzata. A ogni progetto per Summer Student sia stato approvato (cosa non automatica: quest’anno verranno approvati un numero definito di progetti per ogni area del CERN, con un sistema di quote che lasci spazio a tutti, non solo LHC) verrà assegnata una priorità nell’insieme dei progetti della stessa area. Ogni supervisore dovrà poi indicare per il suo progetto una lista di cinque candidati studenti, ordinati per preferenza. Un algoritmo (e non chiedetemi quale algoritmo, e come verrà implementato: non ne ho idea) analizzerà tutte le liste dei progetti approvati per una certa area, assegnando automaticamente i candidati in funzione della priorità del progetto, e ricorrendo al sorteggio in caso di conflitto. Secondo chi sta mettendo in piedi il sistema, se un progetto ha una priorità alta,il supervisore ha quasi la certezza di vedersi assegnato il primo o il secondo studente della lista.
Non ho idea di che priorità avrà il mio progetto, ma tenendo conto che nel passato con il sistema del clic selvaggio di solito non ho mai ottenuto un candidato che fosse prima del decimo posto della mia short-list, potrebbe persino andarmi meglio. Vi farò sapere.
Professori senza passare dal “via!” 22 gennaio 2010
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 12 commentiScopro con orrore dal blog de iMille che il coordinamento nazionale dei ricercatori universitari italiani (CNRU) ha avuto la brillante idea di scrivere un documento con il quale chiede (chiederebbe) che nel simpatico pacchetto della riforma Gelmini si aggiunga una clausola per cui i ricercatori che abbiamo collezionato 6 anni di didattica vengano automaticamente promossi a professori associati, senza concorso alcuno e senza passare dal “via!”.
Allora, a me i concorsi come sono fatti in Italia non piacciono nemmeno un po’, e sono certamente favorevole a un reclutamento più snello e liberalizzato. Ma che si tratti di reclutamento aperto a tutti! Quale tortuoso ragionamento può arrivare a sostenere che un ricercatore che ha vissuto e lavorato 6 anni in un dipartimento sia necessariamente migliore per quel dipartimento di uno che, per dire, quei sei anni li abbia passati a insegnare a Harvard? La fedeltà feudale? E un minimo di confronto sul merito scientifico e didattico dei candidati non lo vogliamo proprio fare?
Del male che fanno all’università e alla ricerca italiana queste assunzioni indiscriminate ope legis ho già avuto modo di dire. Rattrista vedere che continuano sempre e comunque a prevalere tentazioni corporativistiche. E quando mi si forma in mente la parola corporativismo, automaticamente viene affiancata da fascismo, e mi viene al volo il maldistomaco. Accidenti.
Potete leggere la proposta sul sito del CNRU ed esprimere la vostra opinione, che mi auguro sia contraria, se da ricercatori più o meno precari conservate ancora un minimo di dignità e di lucidità professionale. Se non siete ricercatori (universitari e confermati) il vostro voto (come quello del sottoscritto) non conterà un piffero, e nel conteggio finale verrà eliminato. Ma dare un po’ fastidio male non fa.
Telegramma 21 gennaio 2010
Inviato da Marco in : CERN, Mezzi e messaggi, Vita di frontiera 9 commentiCinque (più uno) biglietti spediti stamattina dall’ufficio postale del CERN. Stop. Investita sommetta per posta prioritaria svizzera. Stop. Destinazioni variegate in tutta Italia. Stop. Adesso prendo i tempi. Stop.