Show a little faith, there's magic in the night

Born to Run Cover

 

So you're scared and you're thinking that maybe we ain't that young anymore
Show a little faith, there's magic in the night...

(Thunder road)

Born to run usciva oggi 40 anni fa. Io domani ne compio 42. I'm just a scared and lonely rider, but I gotta know how it feels.

(Pochi album sono stati importanti per me quanto questo - che ovviamente ho ascoltato per la prima volta anni dopo l'uscita. È stato uno dei miei primissimi regali a Irene, consegnato al lume delle candele di un'osteria di Torino che amavamo molto. Ascoltatelo tutto, di nuovo, stasera, prima di spegnere la luce. The poets down here don't write nothing at all, they just stand back and let it all be)

Immagine anteprima YouTube

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Guerra eterna

Gli amanti del genere lo sanno bene: nonostante gli abiti futuribile, la fantascienza ha raramente come obiettivo il racconto di un domani possibile. L'ambientazione in un futuro immaginato è quasi sempre una scusa per riflettere su paure e tendenze del presente: questa caratteristica è la ragione che fa della fantascienza un genere unico e speciale. In molti casi, però, ne rappresenta anche la debolezza: proprio perché usano il futuro come un'allegoria del presente, molti romanzi di fantascienza invecchiano infatti male, e in fretta. È a ragione per cui, quando mi avvicino a un romanzo di fantascienza scritto decenni fa, sono sempre un po' timoroso.

forever-war-coverQuando ho preso in mano Guerra Eterna di Joe Haldeman, proseguendo la mia lenta scalata verso la lettura di tutti i romanzi che hanno vinto tanto il Premio Hugo che il Premio Nebula,  avevo proprio questa paura. Stiamo infatti parlando di un romanzo di fantascienza militare, scritto nel 1974 da un ex-militare reduce dalla guerra del Vietnam.  L'obiettivo del romanzo, nemmeno molto nascosto, era chiaramente quello di denunciare l'assurdità di un conflitto ancora fresco nelle teste e nei corpi degli Americani, e di raccontare l'alienazione dei soldati che il conflitto avevano vissuto sulla pelle e che, rientrati beli Stati Uniti, faticavano a ritrovare un posto in una società. Le premesse per un racconto potenzialmente datato c'erano tutte. E invece.

Sarà che la guerra è ancora tristemente onnipresente nella nostra realtà globale. Sarà che i conflitti sono sempre assurdi, e non ci sono ragioni (politiche, etiche, economiche) che ne possano giustificare gli orrori. Sarà che la vita di un soldato in guerra non è cambiata molto nel corso secoli, dominata com'è dalla stessa paura della morte e  meccanismi simili adottati per tenerla a bada. Sarà forse che Guerra Eterna è semplicemente un bel romanzo, ma io, nonostante l'ambientazione anche scontata e gli anni, l'ho trovato ottimo e piacevole da leggere.

In Guerra Eterna c'è la Terra di un futuro prossimo, e c'è una tecnologia che permette i viaggi interstellari. C'è una razza aliena di cui non sa praticamente nulla, se non che va combattuta e possibilmente sterminata prima che faccia lo stesso con l'umanità. C'è un'esercito di soldati d'elite, selezionati tra i migliori uomini e le donne del loro tempo, e addrestrati senza troppa pietà a essere perfette macchine da distruzione. E c'è, naturalmente, la guerra.

I soldati di Guerra Eterna si spostano tra i diversi campi di battaglia su navi spaziali che viaggiano a velocità prossime a quelle della luce. Quando rientrano sulla Terra, e il protagonista del romanzo lo farà un paio di volte in pausa tra le diverse campagne del conflitto, hanno vissuto un tempo proprio molto più breve di quello trascorso invece sul pianeta madre, a causa degli effetti relativistici legati agli spostamenti a velocità quasi luminali. Mentre i soldati invecchiamo di qualche mese, sulla Terra passano i secoli, la società cambia radicalmente, e al ritorno l'integrazione è quasi impossibile. Haldeman sfrutta quello stesso fenomeno fisico, la dilatazione dei tempi, con cui anche il recente Interstellar ha giocato, ma quante differenze nell'uso narrativo! Se il film di Nolan glissa velocemente sullo spaesamento temporale, piuttosto neutro e indolore per il protagonista del film che attraversa i secoli senza invecchiare sensibilmente, Haldeman si fa completamente carico delle conseguenze del paradosso relativistico, e le usa per raccontare una società incapace di capire, accogliere e integrare i reduci dei conflitti, irreversibilmente separati dal mondo che hanno lasciato e che non possono più ritrovare. Come se il diverso scorrere del tempo e le sue terribili conseguenze (amici e parenti morti, impossibilità di relazioni se non con i compagni di viaggio e combattimento) non bastassero a incidere nello stomaco del lettore lo straniamento del reduce, Haldeman rincara la dose, immaginando il ritorno a una Terra dove la società è talmente diversa da quella da cui i soldati sono partiti da aver messo al bando l'eterosessualità, e da aver promosso e imposto l'omosessualità a comportamento dominante. Le ragioni accampate nel romanzo, legate al controllo delle nascite, sono veramente secondarie all'obiettivo narrativo: anche questa mossa serve a raccontare una distanza incolmabile, e una terra d'origine ritrovata più aliena che i mondi da cui si torna.

La guerra è sempre una schifezzaNonostante per i protagonisti di Guerra Eterna ci sia una sorta di lieto fine, resta il finale a sottolineare quanto i conflitti siano sempre privi di senso. Nelle pagine conclusive del romanzo si scopre che la guerra, durata più di 1000 anni terrestri (perlomeno dal punto di vista di chi l'ha guardata da casa, da un campo e dall'altro), è iniziata con una scusa o un malinteso, e proseguita a causa dell'incapacità di comunicare delle due razze:

The 1143-year-long war had been begun on false pretenses and only continued because the two races were unable to communicate. Once they could talk, the first question was “Why did you start this thing?” and the answer was “Me?"

La guerra durata 1143 anni era cominciata con un equivoco, ed era continuata esclusivamente perché le due razze non erano in grado di comunicare. Non appena furono in grado di parlarsi, la prima domanda fu: "Perché hai cominciato?" e la risposta: "Chi? Io?"

Non vi ricorda niente?

Nella lista dei romanzi che hanno vinto sia il Premio Hugo che il Nebula ce n'è un altro di Haldeman: Pace Eterna. Scritto più di vent'anni dopo Guerra Eterna, pur non essendo tecnicamente un seguito di Guerra Eterna ne è il successore spirituale: magari lo leggo nelle vacanze estive.

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Arrivano i primissimi risultati a 13 TeV (ma non trattenete il fiato)

I lettori di Borborigmi mi scuseranno per l'assenza prolungata, ma le ultime settimane sono state piuttosto piene. La verità è che LHC ha ripreso le attività a inizio giugno, e da allora non abbiamo fatto altro che raccogliere il massimo delle collisioni a 13 TeV che siamo riusciti, e che analizzare i dati il più in fretta possibile. Gli ultimi risultati della prima tornata di analisi sono stati approvati ieri, per cui posso riprendere fiato per qualche minuto!

EPS2015_banner

La corsa della ultime settimane è dovuta all'inizio dell'edizione 2015 della conferenza della European Physics Society, un appuntamento biennale a cui presentare tutte le novità nel mondo della fisica delle particelle. EPS 2015 ha preso il via ieri a Vienna: se nell'edizione del 2013 il bosone di Higgs era ancora l'ospite d'onore assoluto, chiaramente quest'anno tutti sperano di vedere qualcosa di intrigante nei dati nuovi. È un'aspettativa fondata? Vediamo un po'...

Come abbiamo spesso discusso su queste pagine, l'ingrediente fondamentale per osservare un fenomeno raro nelle collisioni di LHC è raccoglierne moltissime. LHC, però, non è un'utilitaria che si accende con un giro di chiave, e che va da 8 a 13 TeV in un'accelerata unica. Se il record di energia nel centro di massa è stato raggiunto in fretta, la luminosità istantanea, ovvero la quantità che misura il numero di collisioni nell'unità di tempo (e di superficie, a voler essere pignoli) è ancora piuttosto bassa. Sapevamo che la partenza sarebbe stata lenta e cauta, ma le cose sono andate ancora più a rilento del previsto.

Da inizio giugno ad oggi, ATLAS ha raccolto una quantità di dati pari a circa il doppio di quelli presi nel 2010, ma solo un duecentocinquantesimo di quelli presi tra il 2011 e il 2012. Come vedete, siamo ben lontani da avere una statistica sufficiente per riveder spuntare le tracce del bosone di Higgs tra i dati, e, in molti casi, per poter dire qualcosa sull'esistenza di nuovi fenomeni.

CrossSectionRatios_8TeV_13TeV

Certo, potrebbero esserci delle sorprese. La ragione principale per usare delle collisioni a un'energia maggiore è che la probabilità di produrre i fenomeni rari di cui andiamo a caccia aumenta in certi casi persino drammaticamente, mentre quella di ottenere tutti quei fenomeni che chiamano "rumore di fondo" cresce in modo meno forte. Il che significa che una scoperta per cui sarebbe servita una certa quantità di dati a 8 TeV potrebbe avvenire a 13 TeV con molti meno dati. Quelli raccolti fino ad ora sono abbastanza? Naturalmente non posso dirvelo prima dell'annuncio ufficiali dei risultai a EPS 2015, per cui vi lascio tenere d'occhio il programma da soli!

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It's all about the Higgs!

Ogni due anni, nel paesino che precede Chamonix nella valle francese sulla quale torreggia la catena del Monte Bianco, si tiene un incontro tra fisici teorici e sperimentali dal formato particolare. Per quasi tre settimane, in due sessioni di 10 giorni l'una, i partecipanti al Workshop di Les Houches, discutono, calcolano, simulano, producono grafici e cifre, e provano a immaginare come fare avanzare la fisica delle particelle delle alte energie.

Non è una vera e propria conferenza: se si escludono le presentazioni introduttive del primo giorno, nel resto del periodo si lavora per davvero. Per un fisico sperimentale è un'esperienza particolarmente interessante: la maggior parte dei partecipanti sono infatti teorici, e confrontarsi in diretta con i colleghi "calcolatori" è molto arricchente.

Il workshop non si tiene in un albergo tradizionale, ma in una struttura diffusa di proprietà dell'Università di Grenoble, formata da una decina di chalet in mezzo al bosco con una decina di stanze ognuno, e da un edificio centrale con sale riunioni e una biblioteca. Per molti versi, sembra di essere in colonia, o, come faceva notare un collega americano del MIT, sembra di essere tornati ai tempi dell'università.

Per partecipare è necessario proporre la propria candidatura e passare una selezione: i posti sono limitati, ed essere in pochi, non è solo una necessità logistica, ma anche un prerequisito importante per il buon funzionamento del workshop. In altre parole permette  quello che chiamiamo "lo spirito di Les Houches". Io ho la fortuna di far parte del comitato di organizzazione, il che mi garantisce un posto privilegiato!

Nelle pause, la vista mozzafiato dallo spiazzo dell'edificio centrale, quello dove si trova l'auditorium e le sale riunione, è questa:

LH2015_panorama_1.800px

che diventa così al tramonto:

LH2015_panorama_2.800px

Molto tardi alla sera, finite le discussioni e i conti, ci si riunisce nel baretto del ristorante, per giocare a ping-pong, a calcetto, o per suonare e cantare. Può succedere  così che, l'ultima sera della prima sessione dedicata al Modello Standard e al bosone di Higgs, si componga una canzone da lasciare come sfida ai partecipanti della seconda sessione, dedicata ai modelli di fisica al di là del Modello Standard. La qualità è quella che è, ma è stata una composizione quasi in diretta: "it's all about the Higgs!" :-)

Because you know it's all about that Higgs,
'Bout that Higgs, no SUSY
It's all about that Higgs, 'bout that Higgs, no SUSY
It's all about that Higgs, 'bout that Higgs, no SUSY
It's all about that Higgs, 'bout that Higgs
Higgs Higgs Higgs

Yeah it's pretty clear, there ain't no BSM
But we can fake it, fake it and we can give it them
I got that boson ' that all the theorists chase
Got all the right bumps in all the right places
I see the theorists working ' on that EFT
We know that shit ain't real
So don't you give it me
If you got beauty beauty just raise 'em up
'Cause every inch of you is perfect
From the bottom to the top

Yeah, my momma she told me you gotta cut on pt
Cause elsewise you'll see things detectors just cannot see
There won't be no supersymmetric discovery
cause if that's what you're into
you'll be swamped by QCD

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LHC a 13 TeV: la nuova fisica potrebbe essere dietro l'angolo, ma c'è parecchio da sudare

ATLAS

Stamattina, come preannunciato ieri, i macchinisti di LHC hanno issato la bandiera che dichiara i fasci stabili, e gli esperimenti hanno cominciato ufficialmente a raccogliere collisioni a 13 TeV. Dico "ufficialmente" perché, come sapere, qualche collisione a 13 TeV l'avevamo già vista nei giorni scorsi, abbastanza per prendere un po' di dati e andare a cercare le tracce di qualche fenomeno noto e stranoto che dovrebbe presentarsi anche alle nuove energie, come la produzione di un bosone W o di un pione neutro, la cui presenza è segnalata per esempio in ATLAS dal picco che appare nel plot qui sotto. Per la cronaca della giornata, vi rimando al live blogging del CERN.

ATLAS_pi0_May2015

È stata una giornata storica, ma, come sempre, il bello (e il duro) viene nei prossimi giorni. Da oggi inizia infatti un periodo di prova, con fasci "pilota" con un numero limitato di pacchetti di protoni, separati da una distanza corrispondente a 50 ns. Questo periodo è necessario per poter poi iniziare la presa dati ad alta intensità vera e propria, il cui inizio è a questo punto previsto per la fine di giugno, con quasi un mese di ritardo rispetto al programma iniziale. E ci sono ancora diverse cose da capire e mettere sotto controllo: se siete curiosi, date un'occhiata allo stato delle cose presentato da Mike Lamont stamattina al meeting del LHCC. Per entrare nella fase di alta intensità si sono ancora parecchie cosa da capire e sistemare, non ultime certe instabilità dei fasci e la presenza di un ostacolo non meglio identificato in un punto della linea in cui corrono i protoni.

LHC_Schedule_2015_Q2

Gli esperimenti prendono dati e producono gloriosi event display: è bello vedere che le macchine fotografiche sono di nuovo pronte a raccogliere dati. Non pensate però che le cose siano semplici e prive di complicazioni. Tanto per farvi un esempio, se guardate con attenzione gli event display di CMS che hanno fatto il giro del mondo, noterete che in nessuno le tracce gialle curvano, ma escono invece sempre drittissime dal punto di interazione. È perché oggi, per un problema tecnico che va avanti da qualche giorno, il magnete di CMS non era acceso: e, come sapere, senza un magnete i tracciatori non possono misurare la carica e la velocità della particelle. Da quello che ne è stato detto oggi, le cose dovrebbero risolversi CMS entro lunedì. Speriamo bene!

cms_13TeV_3June2015_0

Gli event display colorati sono belli, ma non è con questi che si scoprono nuovi fenomeni. Come abbiamo già discusso molte volte, un solo evento non è quasi mai sufficiente a stabilire la presenza di un nuovo fenomeno, e solo l'analisi statistica di una quantità sufficiente di dati può dare risposte.

ATLAS_mjj_8TeV

Il Run 1 di LHC ci ha lasciati con la scoperta del bosone di Higgs, che tutto il mondo conosce, e con una serie apparentemente infinita di conferme del Modello Standard. Ci sono però nei dati che abbiamo preso tra il 2010 e il 2012 un po' di discrepanze che non hanno (giustamente!) fatto notizia, perché non sono staticamente significative, ma che potrebbero rivelarsi essere la traccia di quella fisica al di là del Modello Standard che tanto vorremmo scoprire. Guardare per esempio il plot lì sopra: si tratta dello spettro di massa ricostruito da eventi con due jet di adroni. Vedere quella protuberanza intorno a una massa di 2 TeV? Che cos'è quell'eccesso di dati? Una fluttuazione statistica? Oppure la presenza di una nuova particella? Con i soli dati a 8 TeV non possiamo dire nulla, ma naturalmente questo è uno degli stati finali che andremo a studiare per primi nei nuovi dati, anche se dovremo raccoglierne un po' per poterci pronunciare con certezza in un senso o nell'altro. A 13 TeV molti di questi fenomeni esotici dovrebbero, se esistono, prodursi molto più frequentemente che a 7 o 8 TeV, per cui la nuova fisica potrebbe manifestarsi più in fretta di quanto non pensiamo: la prospettiva è di certo eccitante!

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