Interstellar non è un corso di astrofisica teorica, ma non è questo il suo problema

Ieri pomeriggio sono andato a vedere Interstellar, l’ultima fatica di Chris Nolan. Stamattina ne ho parlato brevemente a Radio 3 Scienza, anche se i tempi erano veramente stretti, e il fatto di non poter fare troppi spoiler limitava molto la possibilità di spiegare perché il film non mi è piaciuto un granché. Ci provo qui. Non vi aspettate dettagliate spiegazioni scientifiche sulla dinamica dei buchi neri o sulla relatività generale: se cercate in rete ne troverete un mucchio, persino interessanti. In quanto fisico mi interessano, ovviamente (può veramente orbitare un pianeta al di fuori del raggio di Schwarzschild di un buco nero come quello rappresentato nel film, e avere quel fattore di dilatazione dei tempi? Forse no, se è statico; forse si, se ruota. E vado a spolverare i vecchi appunti di Ferrari...), ma non mi sembrano essenziali per discutere del film, che non è certo un corso di astrofisica teorica. Detto questo, che sia chiaro: non sono mica un critico cinematografico: è la mia opinione, e niente più.

Metto subito le mani avanti: io, prima di essere un fisico, sono un appassionato di fantascienza, e sono veramente cintura nera di sospensione dell’incredulità. Lo so benissimo che non si può viaggiare a velocità maggiori di quelle della luce, ma i motori warp di Star Trek o quelli FTL di Battlestar Galactica mi stanno benissimo, così come accetto senza problemi i salti nell’iperspazio utilizzati dalle astronavi di una buona metà delle opere di fantascienza della storia, da Asimov a Guerre Stellari. E anche nei film di Nolan, che in generale apprezzo, mi sta bene che il presupposto della storia sia palesemente inventato. Pensate a Inception: come funziona l’apparecchio che permette di manipolare ed esplorare i sogni degli altri? Non ha importanza: basta ammettere che esiste e funziona secondo certe regole, e la storia che ne segue è appassionante e profonda.

E dunque, se Interstellar non mi è piaciuto un granché, non è certo perché la scienza alla base della storia non è credibile. Quello, secondo me, è l’ultimo dei problemi del film. Anzi, lo sforzo di basare la narrazione su fondamenti scientifici solidi è encomiabile, e persino ben riuscito: magari non sempre, ma in buona parte. Il problema è che, secondo me, questo sforzo è usato male, e poi abbandonato di botto a due terzi del film per dare spazio a un paio di soluzioni hollywoodiane mielose e insopportabili.

Riassunto breve del film (se non lo avete visto, smettete di leggere qui). La Terra di un futuro prossimo ha un sacco di problemi, le coltivazioni agricole muoiono di parassiti infestanti, e il clima è diventato globalmente ostile (probabilmente a causa del riscaldamento climatico, ma questo non viene veramente mai detto). L’umanità vive un periodo cupo, immersa in tendenze persino antiscientifiche (le missioni spaziali del passato sono state purgate dai libri!), il suo destino è chiaramente in bilico. La popolazione tira a campare ma non sopravvivrà a lungo, a meno di non trovare un nuovo pianeta da colonizzare. Nonostante il governo (statunitense?) non sembri in grado di gestire la situazione, una versione clandestina della NASA ha messo in piedi un programma di esplorazione interstellare allo scopo di trovare una nuova casa all’umanità. I viaggi interstellari, però, non sono roba semplice da realizzare: solo per andare dalla Terra a Saturno ci vanno due anni, figuriamoci per arrivare al primo sistema stellare con un pianeta che assomigli almeno un po’ alla Terra. Stiamo parlando di decine di anni luce, centinaia di anni di viaggio.

Una comoda scorciatoia per una altra galassia. Chi l'ha messa li?

Una comoda scorciatoia per una altra galassia. Chi l'ha messa li?

Per fortuna, e molto convenientemente, nei dintorni di Saturno la NASA ha avvistato un wormhole, una distorsione dello spazio-tempo che collega, con una scorciatoia, due luoghi distanti dell’universo. Chi lo ha messo lì? Mistero, per adesso. Sempre altrettanto convenientemente, dall’altra parte del passaggio, in un’altra galassia, sembra ci siamo una dozzina di pianeti abitabili, e la NASA segreta ha già mandato alcune navicelle guidate da altrettanti intrepidi e solitari esploratori a verificare la fattibilità della colonizzazione. Tocca allora al protagonista, ex-pilota riconvertito all’agricoltura, andare a raggiungere quei coloni che hanno mandato indietro notizie promettenti (perché naturalmente la NASA segreta non aspettava altro che un ex-pilota capitasse per caso nel suo covo per affidargli la sua missione principale. Ma tralasciamo). Peccato che al di là del wormhole ci sia un enorme buco nero, attorno al quale, sempre per convenienza narrativa, ruotano tre pianeti candidati alla colonizzazione. Non è banale andare a verificarne la qualità, perché nei pressi di un buco nero il tempo scorre più lentamente che altrove, e un  visitatore che si rendesse, anche se per breve tempo, nella nuova casa dell’umanità potrebbe, al rientro, scoprire che l’umanità si è estinta da tempo. L’eroe ci prova comunque, e seguono una serie di problemi tecnici, qualche morto, gente che invecchia e gente che resta giovane, una caduta nel buco nero, e finalmente la magica e originalissima soluzione all’enigma: sono gli stessi umani del futuro ad aver piazzato il wormhole per auto-salvarsi nel presente (siamo in pieno paradosso in stile Terminator! E con i paradossi non si discute. E però, come diavolo hanno fatto gli umani del futuro a essere già nella galassia buona…). È dunque lo stesso protagonista ad essersi auto-convocato dal futuro (o da un luogo fuori dal tempo, non si capisce bene) per la missione salvifica, modificando a distanza di spazio e tempo la gravità locale della sua casa nei campi. Fuochi d’artificio, luci sgargianti, i buoni si salvano, qualche lacrima e titoli di coda.

Io su quel pianeta non ci abiterei manco se mi pagassero

Io su quel pianeta non ci abiterei manco se mi pagassero

Iniziamo dalle cose che mi sono piaciute. Visualmente, Interstellar è veramente bellissimo. La rappresentazione del wormhole è molto credibile, oltre ad essere bella, così come è credibile la distorsione dello spazio nei pressi del buco nero. Il buco nero, poi, è veramente un’opera d’arte, con il suo disco di accrescimento che appare dietro e di fianco per la deformazione gravitazionale dello spazio. Non a caso, la descrizione fisica di questi due oggetti è stata curata con attenzione, e con l’aiuto di un esperto del campo, il fisico teorico Kip Thorne: la fisica che sta dietro alle deformazioni spazio-temporali è ben spiegata. Poco importa che i wormhole, per come li conoscono gli scienziati, siano instabili: magari nel futuro qualcuno avrà trovato il modo di stabilizzarli, probabilmente utilizzando un qualche genere di materia con energia negativa (che, di nuovo, poco importa se esista o meno). Così come poco importa se la dilatazione temporale sperimentata sui pianeti che orbitano intorno al buco nero di Interstellar sia credibile (si parla di un’ora pari a sette anni, valore piuttosto alto ma che pare possibile nel caso di un buco nero che ruota): è funzionale al dramma della storia (una figlia che invecchia più in fretta del padre), esagerata forse, ma va bene. E qui arrivano le cose che non mi sono piaciute. Perché la vera domanda è: tutta questa scienza, che più di un personaggio del film si prodiga a cercare di spiegare, serve a raccontare una storia credibile e avvincente? Secondo me, no.

C'è un'onda enorme causata dall'attrazione gravitazionale di un buco nero, ma per fortuna un robot stabilissimo ti salverà

C'è un'onda enorme causata dall'attrazione gravitazionale di un buco nero, ma per fortuna un robot stabilissimo ti salverà

Il primo problema sono le trascuratezze. In un film che fa uno sforzo così evidente e deliberato di usare della scienza “vera” come fondamento del suo racconto, gli errori grossolani nelle cose più semplici sono fastidiosi. Sei in grado di costruire una navetta spaziale capace di attraversare indenne un wormhole, e poi mi metti il silos di lancio di fianco agli uffici, per garantirti di venire fritto dai reattori alla partenza del razzo che la porta in orbita? Con tutta la tecnologia che hai, mi fai dei robot monolitici che sembra debbano cadere da un momento all’altro, solo per fare un omaggio (uno dei molti, forse troppi) a “2001 Odissea nello spazio”? Era veramente il design più efficiente e credibile? Mi atterri su un pianeta che ha delle onde di marea alte chilometri a causa dell’attrazione gravitazionale del buco nero intorno a cui orbita, ma tu (e la tua astronave) questa forza di marea non la sentite per niente? Questo mare, poi, è profondo dappertutto circa cinquanta centimetri, salvo diventare di colpo sufficiente profondo da attutire una caduta chilometrica?  E, già che ci siamo, perché mai un pianeta che ruota intorno a buco nero dovrebbe essere ospitale per la vita umana? Da dove prende l’energia? Non c’è mica una stella a riscaldarlo! E non mi rispondere: dal disco di accrescimento del buco nero, quella cintura che gli brilla intorno, perché finiamo per litigare. I dischi di accrescimento dei buchi neri sono caldi, molto caldi (parliamo di milioni di gradi!), ma in genere non abbastanza da sostentare la vita su un pianeta. Anche se lo sono sicuramente abbastanza per fondere la tua navetta se ci fai surf sopra, mentre invece nel tuo caso nessuno sente il minimo calore. E il tuo pianeta abitabile, non viene mai bombardato da nessun detrito che cade nel buco nero? Perché sta alla frontiera del disco di accrescimento, che altro non è che un flusso di materia in caduta libera nel buco nero.

Che poi si possa cadere dentro un buco nero, sopravvivere senza essere fatti a pezzi e anche uscirne, è veramente molto discutibile. Ricordate il problema delle forze di marea? Ecco, qui è molto più importante. Il protagonista e il suo fido robot dovrebbero essere “spaghettificati” nela caduta. E da una spaghettificazione non si esce molto in forma, in genere. Ma si sa, in questo caso basta usare al parola magica “quantistico”, e i problemi spariscono, cosa che Intestellar puntualmente fa (esistono in effetti delle teorie che dicono che, nonostante la relatività generale dica che sia impossibile, un po’ di informazione possa sfuggire a un buco nero, proprio a causa di effetti quantistici): se la relatività generale deve essere accurata, con la meccanica quantistica possiamo fare le magie. Sulle cinque dimensioni che concludono la questione non entro nemmeno: potevi farmi un accenno a Kaluza e Klein, a Randall e Sundrum, o anche solo arrotolarmi un foglio di carta come hai fatto per il wormhole: possibile che solo la relatività abbia dignità di scienza in questo racconto, e al resto siano riservate le supercazzole? E comunque, anche accettando la premessa: per trasmettere le informazioni sul buco nero e le sue proprietà al di fuori del buco nero e attraverso lo spazio e il tempo, usi veramente il codice Morse? Quanto tempo ti ci va per trasmettere tutto?

Per finire, resta il problema più importante: la trama. Nolan costruisce un racconto che si fonda sul dramma di un tempo che scorre in modo diverso per persone in luoghi e condizioni diverse, e poi si dimentica della sua stessa premessa, per abbozzare una soluzione scontatissima (il paradosso temporale, noi stessi che dal futuro ci auto-salviamo) decorata da frasette da bacio Perugina (“l’amore è l’unica cosa che possa viaggiare al di là di spazio e tempo”) e da una scazzottata vecchio stile col cattivo di turno. Un padre attraversa letteralmente lo spazio-tempo per ritrovare la figlia invecchiatissima sul letto di morte, e sembra avere la reazione emotiva di una cabina telefonica, accettando senza battere ciglio di non assistere alla sua dipartita. Tanto lui ha di meglio da fare, deve raggiungere la bella scienziata conosciuta nel viaggio precedente, che sta studiando un nuovo pianeta da colonizzare. Naturalmente, in questo caso la questione del tempo che scorre diversamente nei diversi posti viene convenientemente abbandonata. A proposito, qualcuno mi spiega perché non si potevano mandare delle sonde meccaniche a esplorare questi benedetti pianeti?

Potrei andare avanti, la lista delle incongruenze è ancora lunga. Per dire, vogliamo parlare del “piano B”, quello che non prevede di salvare l’umanità sulla Terra ma di ripopolare i pianeti con i gameti congelati – o gli embrioni? Non ho mica ben capito - trasportati nella navetta? Nel caso, chi si occuperà della gestazione? Non ho visto incubatrici futuribili, e di donne a bordo ce n’è una sola. E l’allevamento dei bambini una volta nati, la loro crescita, l’educazione? Mah… Ma il problema del film è veramente altrove: nella scontatezza della storia, nei dialoghi noiosi, nelle soluzioni banali e forzate, negli errori grossolani. Pare che Kip Thorne, il fisico teorico che ha lavorato come consulente alla realizzazione, abbia scritto un libro su “La scienza di Interstellar”, dal quale è probabilmente possibile imparare qualcosa sui wormhole, la relatività generale e i buchi neri. Quello che mi manca è invece un tomo su “Il plot di Interstellar”: per capire quello, temo, non basta un dottorato.

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Perché tutto si può spiegare (ovvero, gli appuntamenti dei prossimi quattro giorni)

Dei miei spostamenti di Ottobre di avevo già detto, ma ho pensato che valga la pena darvi qualche dettaglio in più, perché il programma dei prossimi quattro giorni si è complicato e addensato, e le occasioni sono molte e variate. Venghino, signori, venghino, che lo spettacolo sta per cominciare!

Festival-della-Scienza

Domani pomeriggio, giovedì 30 ottobre, alle 17 sarò ospite del Festival della Scienza, grazie al gentile invito di Beatrice Mautino, a parlare di Particelle Familiari. La cosa interessante è che a chiacchierare del libro con me sarà nientepopodimeno che Stefano Bagnasco, ovvero il Professor Sentimento Cuorcontento, che sempre domani proprio a Genova racconta come fare a scansare le false notizie su internet. Stefano ed io ci conosciamo da, mmm, vediamo un po', quasi trent'anni! A pensarci bene, abbiamo studiato la stessa roba (fisica) nella stessa città (Torino), condividendo allo stesso tempo la vita nello stesso quartiere (San Salvario), un fratello (di sangue suo, di cuore mio), e una serie di attività ricreative che sarebbe troppo lungo raccontare nei dettagli (siamo stati scout nello stesso gruppo per mille anni, ecco, l'ho detto). Di comune accordo, domani useremo Particelle familiari come scusa per pontificare di metodo scientifico e senso della ricerca: lui nella borsa avrà Lakatos e la bilancia di Sagan, io i mirtilli di montagna e il LEGO, perché ognuno ha la cassetta degli attrezzi che si merita!

Venerdì 31 ottobre alle 17:30 sarò invece alla Sala Dante di La Spezia, sempre per presentare Particelle Familiari. In questo caso si tratterà di una conferenza più tradizionale, ma visto che ho caricato in macchina il LEGO (non scherzavo, lo porto sul serio!), finirà che costruirò qualche adrone e nucleo atomico in diretta anche li. Poi, dopo cena prenderò la macchina e mi sposterò a Lucca, pronto per il weekend.

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Lucca Comics & Game 2014 vado per presenziare alla presentazione del risultato di Comics & Science "in visita al CERN", insieme con gli autori. La cosa si farà sabato 1 novembre alle 12 a Palazzo Ducale, insieme con un sacco di bella gente tra cui Tuono Pettinato, che ha pensato bene di infilarmi nel suo OraMai, e con il quale sulla stessa pubblicazione sono anche finito a chiacchierare della natura del tempo e di altre banalità.

Quello invece che non vi avevo ancora comunicato, è che, dopo la presentazione ufficiale, quei buontempone di Andrea Plazzi ha organizzato anche un incontro che ruota intorno al mio libro, ma ovviamente in salsa fumettistica. Sempre sabato, dalle 15 alle 16.30 allo Showcase "Chiesa dei Servi" (che se capisco bene, e una chiesa sconsacrata riadattata: ganzo!), parlerò di fisica delle particelle con Roberto Natalini e Andrea Plazzi, mentre Mabel Morri disegnerà in diretta, probabilmente ispirata alle nostre divagazioni. Certo che è essere diventato un pezzo di un fumetto è proprio una sogno realizzato!

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La giornata di sabato a Lucca si concluderà alle 19 una presentazione del libro alla Libreria Ubik, dove invece dialogherò con Andrea Macchi. Sempre che mi resti un filo di voce!

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Mattoncini elementari, un folle esperimento quasi didattico

Pensate che sia finita qui? Da Lucca mi hanno detto: visto che la città sarà invasa anche dall'Italian LEGO User Group, e che io sono da quelle parti, non mi andrebbe di mettere le cose insieme, e provare a raccontare un po' di fisica delle particelle ai bambini con i mattoncini? Come fare a dire di no? Ho messo insieme una specie di attività-gioco, ispirandomi a quelle della Queen Mary University di Londra, attività che inizia con quella diapositiva là sopra, e idealmente finisce con un mucchio di mattoncini incastrati, e un sacco di bambini che sognano di diventare scienziati. È tutta ancora da sperimentare, e non so bene nemmeno l'orario e il luogo (verso le 11, credo), ma, se la fusione nucleare cil LEGO non ci riesce, alla peggio opteremo per fare un castello o un'astronave!

Ecco qui la cavalcata dei prossimi quattro giorni. Se vi sembra delirante, beh, in effetti lo è! Ma penso ne valga la pena, perché, come dice bene Tuono Pettinato nel fumetto, "tutto si può spiegare", con un po' di sforzo, e, possibilmente, giocando. Se sopravvivo ai prossimi quattro giorni, poi vi racconto tutto. Vado a fare la valigia.

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Scienziato, geek, essere umano

Mi distraggo un momento, e i miei tweet finiscono condensati in un boxino del Venerdì di Repubblica di oggi, a pagina 75: per fortuna faccio attenzione a non cinguettare mai roba di cui poi debba vergognarmi! Mi chiedo solo dove Caterina Visco abbia preso quel "Qui Delmastro"... Per il resto, il quadro è ragionevolmente corretto: scienziato, geek, essere umano (e Stephen King mi piace, e in effetti in questo periodo sto rileggendo The Stand, ma, che sia chiaro, non è il mio autore preferito, eh!) :-)

Venerdi-Repubblica_2014-10-24

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Misurare il tempo che passa

Ecco una cosetta che ho scritto a fine agosto per il numero 49 di DafDaf. Si tratta di un pezzo sulla misura del tempo, che, per bizzarra coincidenza, è anche il tema del fumetto OraMai scritto e disegnato da Tuono Pettinato per Comics & Science. Fumetto con il quale ho avuto qualcosa a che fare (guardate bene lo storyboard pubblicato da Fumettologica!), e di cui vi parlerò - tempo permettendo ;-) - tra qualche giorno...

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Assaggi

La settimana scorsa, mentre, con la scusa di presentare Particelle familiari alla Libreria asSaggi di Roma, chiacchieravo dello stato e del futuro della fisica delle particelle con Anna Parisi, Giorgio Sestili ha avuto la malaugurata idea di filmare le mie pontificazioni. Adesso le ha messe online, e allora io le appiccico qui sotto, nel caso interessi vedere come rendo dal vivo :-)

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