Un pezzo di premio a ogni membro della collaborazione

breakthroughprizeLo Special Breakthrough Prize 2016 per la fisica fondamentale è stato assegnato ai tre padri fondatori di LIGO, per la scoperta delle onde gravitazionali. Per chi non lo sapesse, i Breakthrough Prize sono stati istituiti nel 2012 da Yuri Milner, un ricco imprenditore russo che è anche un fisico di formazione, e che dunque, oltre a un sacco di soldi, ha anche una certa simpatia per la disciplina.

La notizia del premio dato a Drever, Thorne e Weiss non sarebbe di per sé particolarmente scioccante. La precedente edizione dello Special Breakthrough Prize era stata infatti assegnata nel 2013, tra gli altri, ai portavoce presenti e passati degli esperimenti ATLAS e CMS per la scoperta del bosone di Higgs: un premio ai rappresentanti delle grandi collaborazioni che fanno avanzare il lato sperimentale delle fisica fondamentale di oggi non è dunque una novità. La novità, piuttosto dirompente, di questo premio, sta invece nella  piccola postilla qui sotto:

A Special Breakthrough Prize in Fundamental Physics was awarded to 1015 scientists and engineers contributing to the detection of gravitational waves announced in February of 2016.

Non solo i padri fondatori hanno ottenuto un riconoscimento, ma anche tutti i membri della collaborazione, che porteranno a casa, oltre la gloria, una somma in denaro. Fatti i conti in tasca ai colleghi, stiamo parlando di circa un migliaio di dollari a testa: una cifra che non è certo comparabile a quella che riceveranno i singoli premiati, ma è già qualcosa.

Si tratta di una "prima" nella storia dei premi scientifici. Come forse sapete, ad esempio, il Premio Nobel viene tradizionalmente assegnato solo a singole persone, e di regola  a non più di tre, di certo non a collaborazioni mastodontiche. Nel 2013, in occasione del Nobel per la scoperta del bosone di Higgs, qualcuno aveva sperato in una sterzata dell'Accademia svedese. Alla fine invece il premio era andato ad Higgs e Englert, due dei fisici teorici autori nel 1964 del meccanismo di Higgs. Noi fisici sperimentali avevamo dovuto accontentarci della menzione d'onore presente nella motivazione del premio, e, qualche tempo prima, di un simpatico PDF stampabile da parte della Società Europea di Fisica.

L'assegnazione di un premio per un'importante scoperta scientifica è una questione delicata. La fisica sperimentale moderna è fatta principalmente da collaborazioni molto numerose, composte da migliaia di persone. Far emergere in modo equo il contributo di ognuno è un problema al quale non abbiamo ancora trovato una soluzione efficace. È evidente che non tutti i collaboratori contribuiscono allo stesso modo alla produzione di un certo risultato. D'altra parte, è anche vero che i programmi di ricerca dei grandi esperimenti sono talmente vasti che nessuno può prevedere da dove arriverà la scoperta che ribalterà il tavolo. Nel caso questo succedesse, è giusto che tutti ne condividano la gloria, anche se erano impegnati in altri rami meno fertili del programma. Per esempio, io ho avuto la fortuna di contribuire direttamente alla ricerca e scoperta del bosone di Higgs, ma in ATLAS non ho mai partecipato a una ricerca di nuove particelle supersimmetriche. Come penso che l'onore della scoperta del bosone di Higgs vada condiviso anche con i miei colleghi che nel 2012 cercavano tracce di SUSY, così, se mai saltasse fuori un gluino o uno stop, mi sentirei altrettanto artefice (e meritevole) dei plausi.

Come se non bastasse, la scoperta di un nuovo fenomeno fisico nei dati di un grande esperimento non è fatta soltanto da chi quei dati li analizza, una volta che siano stati raccolti, ripuliti, processati e calibrati. È chiaro che il famoso grafico finale non sarebbe possibile, senza il contributo di chi ha costruito e installato il rivelatore, e di chi lo ha fatto andare, magari preoccupandosi di questioni "mondane" come il raffreddamento dell'elettronica o le fughe di gas o la velocità delle CPU che hanno processato i dati. Non a caso gli articoli di ATLAS, CMS o LIGO/VIRGO sono sempre firmati da tutte le collaborazioni.

Il problema del riconoscimento personale però resta, specie (ma non solo!) per i collaboratori più giovani che sono ancora alla ricerca di un posto permanente. Dentro ATLAS ultimamente stiamo sperimentando un database che dovrebbe tenere una traccia puntuale di tutti i contributi. Purtroppo si tratta di un collezione solo interna, utile probabilmente a selezionare in modo più accurato chi andrà a presentare cosa alla prossima conferenza (e andare a presentare a una conferenza è uno dei modi che abbiamo per dare un po' di visibilità personale a qualcuno, anche se, pure in questo ambito, esistono equilibri da rispettare, e le presenze sono più o meno equamente distribuite nel tempo), non pero' consultabile da qualcuno che ti voglia reclutare per un posto di lavoro. Nel nostro campo la consapevolezza dei contributi personali resta ancora legata all'inchiesta informale (ti presenti per una posizione da post-doc da me? Andrò a chiedere ai tuoi collaboratori  o al tuo supervisore che cosa hai davvero fatto) e alla buona fede di quanto  viene dichiarato nei CV. Cosa che chiaramente lascia aperta la porta a una certa dose di arbitrio.

Ci sarebbe poi da dire che, nonostante la vulgata dica che ogni contributo sia egualmente importante (e chi controlla la temperatura dell'elettronica del rivelatore vale quanto chi fa l'ultimo grafico da presentare al comitato del Nobel), alla prova dei fatti non è davvero così. Le grandi collaborazioni sono anche fatte di  lavori fondamentali, ma un po' ingrati e certamente lontani dai riflettori, che spesso per questo stesso motivo languono per mancanza di contributi, nonostante i continui appelli del management. Non passa riunione che qualcuno non si lamenti per la mancanza di contributi a una o all'altra attività tecnica o di servizio, e che vengano promesse ricompense ai volenterosi. Fare il famoso ultimo grafico resta la scelta preferita dai più, e, purtroppo, spesso anche quella più proficua in termini di avanzamento di carriera.

Per ovviare un po' al problema, recentemente ATLAS si è inventata gli Outstanding Achievement Awards, con cui premia esplicitamente singoli che si siano distinti per attività fondamentali "al servizio della Collaborazione". È un passo in avanti, speriamo che iniziative simili prendano piede anche altrove.

Il che mi riporta alla questione dello Special Breakthrough Prize. Nel 2013 gli ex portavoce di ATLAS, Fabiola Gianotti e Peter Jenni, accettarono il premio, e fecero poi un gran bel gesto. Con i fondi ricevuti istituirono una borsa di studio per studenti di dottorato che venissero a fare la loro ricerca in ATLAS. Sebbene non direttamente a tutti, il premio è stato dunque "ridistribuito" alla Collaborazione. Le parole di Fabiola in quell'occasione la dicono lunga su come si possa accettare di essere premiati in quanto leader  di una grande organizzazione di successo, e allo stesso tempo passare il messaggio che il proprio successo personale è il successo di molti.

Ricordo inoltre che in quell'occasione c'era stata qualche polemica nei confronti degli ex portavoce di CMS, che invece non avevano pensato di destinare la loro parte del premio per un'iniziativa "ridistribuiva" simile. Ognuno ha le sue motivazioni, e sarebbe presuntuoso da parte mia pretendere di poter leggere nella testa e nei cuori delle persone. È certo che servire come spokesperson di una collaborazione come ATLAS e CMS è un'impresa dura e faticosa, che comporta molti sacrifici personali. Un premio del genere potrebbe essere stato percepito da qualcuno come una giusta ricompensa per l'impegno sovrumano investito nell'impresa. Non è forse la scelta che mi piace pensare avrei fatto io, ma ha comunque una sua logica. E, a onor del vero, non tutti gli ex-spokesperson degli esperimenti di LHC hanno uno stipendio da dipendente CERN. Insomma, probabilmente ognuno ha diritto di scegliere che eredità lasciare.

Quanto a me, che dire? Un migliaio di dollari a riconoscimento della scoperta del bosone di Higgs non mi avrebbero disgustato: all'epoca ci avrei volentieri pagato le sospensioni nuove dell'automobile! Vorrà dire che dovremo cercare di scoprire qualcos'altro di nuovo. Speriamo.

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LHC va in letargo

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La presa dati di LHC è proprio finita. Anche quella in cui si fanno collidere protoni contro ioni di piombo, o ioni di piombo tra di loro, che è quello che LHC ha fatto tra fine ottobre e questa notte. Adesso l'acceleratore entra a fase di riposo invernale, le prossime collisioni tra protoni dovrebbero arrivare in primavera, probabilmente a inizio maggio. Nel frattempo, ci sono parecchi dati da analizzare, e, se arriviamo in tempo, le conferenze di fine inverno a cui presentare i risultati di ricerche e misure.

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L'ultima estate. Emilia, giovedì 11 agosto 1994

Una Ferrari a Lugo di Romagna (foto di Teo da Flickr)

Una Ferrari a Lugo di Romagna (foto di Teo da Flickr)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è l'ottava puntata, il racconto inizia qui.)

Oggi non ho alcuna voglia di relazionare: oggi non abbiamo fatto quasi nulla, oggi lo scazzo è sempre alto. [1]Forse le mie attese ai tempi erano un po' troppo alte: dal racconto della giornata che segue sembra che in fondo avessimo fatto parecchie cose. Ma a vent'anni ero un notorio spaccapalle (non che adesso...) che si innervosiva al minimo segno di pigra inattività. O forse lo scazzo è semplicemente legato alle frizioni con i miei compagni di viaggio, come pare ormai piuttosto chiaro dal diario... Riusciremo a sopravvivere? L’importante è esagerare! E allora forza...

Sveglia circa ore 10, bagnetto, piatto di tortellini, [2]Un cambio radicale di menù! svacco in pineta, [3]E che male c'è? Marco ventenne, non rompere i marroni! ore 16.30 a Ravenna, S. Apollinare in Classe (stupenda!). [4]La mia consueta analisi artistica profonda e articolata. Kurt – sempre sull’onda della rivisitazione del suo passato – ci porta fino a Lugo a mangiare da Zambra (buono), [5]Ho trovato il sito web del Ristorante Zambra, e, indovinate la novità, oggi sono che una pizzeria! ma la giornata dura nuoce a Cassandra, che rimedia solo un terribile mal di testa più nausea. [6]Giornata dura? Ma non avevamo fatto poco o niente? Prima o poi avrei imparato che i malditesta delle fanciulle spesso hanno origini rgn diverse da quelle fisiologiche, ma stasera sono ancora uno ragazzotto ingenuo. Al ritorno alcuni coraggiosi continuano la movimentata giornata sulla spiaggia cantando e attendendo l’alba. [7]Di questa nottata sulla spiaggia ho un bel ricordo. Semplice, serena, neanche un poco inquieta, come invece altre che verranno.

In vacanza ci siamo venuti con due macchine: quella di Kurt e quella di Tecla. Questo impone una divisione giornaliera in due equipaggi, e a volte la cosa non è semplice. Mi sto accorgendo che ci sono alcune combinazioni non praticabili, [8]Sono ufficialmente un genio delle risorse umane. e inoltre viaggiare in macchina con Kurt, che di hobby fa il pilota di rally, [9]Non è una battuta. All'epoca Kurt modificava le sue auto e partecipava a rally competitivi sulle stradine di montagna della valli piemontesi. richiede un coraggio ed uno stomaco particolari, [10]All'epoca io ho ancora entrambi. nonché altre attenzioni di cui dirò in seguito.

Per gli affezionati, ecco alcune notizie utili da non perdere:

  1. a forza di non pettinarmi i miei capelli sono ormai indistricabilmente rasta; [11]Ci sono delle foto della mia chioma nel 1994, ma per fortuna sono diapositive nascoste per bene nella mia cantina.
  2. la macchina di Tecla non si accende più (e non è bello);
  3. Kurt è un maniaco; [12]Feticista della sua automobile ma anche maniaco sessuale, nel caso aveste dei dubbi. Il numero di battutine e velate molestie verso Cassandra, Maia e Tecla è continuo.
  4. il barista del campeggio ha preso in simpatia Willi: ieri gli ha regalato un pacchetto di sigarette, oggi la bottiglia del Pernod perché la finisse.

NOTE SPARSE SULL’AUTO DI KURT

Sulla macchina di Kurt non si può:

  1. stare a torso nudo – si inzacchera di sudore il sedile in pelle sintetica; [13]Indovinate chi ha sempre caldo e vorrebbe viaggiare a torso nudo?
  2. sporcare per terra;
  3. agitarsi sui sedili anteriori – si disturba il pilota; [14]Indovinate chi viene regolarmente redarguito per il troppo agitarsi?
  4. criticare l’unico guidatore (Kurt) e la musica che ascolta – tipicamente trash-metal o qualcosa di simile, pena una scarica di cazzotti o assistere a una “prova speciale”. [15]Una prova speciale è il giro del circuito da rally che si fa a piena velocità prima della gara. Nel nostro caso, corrisponde a momenti terrorizzanti di guida spericolata lungo le stradine emiliane imposti da Kurt al suo equipaggio.

Kurt, ogni volta che copre una distanza superiore ai due metri dalla sua auto, la chiude con ogni sorta di chiavistello per scongiurare forse il furto della valigia in pelle di alligatore che tiene nel bagagliaio. [16]Io in vacanza sono venuto con lo zaino, un Berghaus viola che all'epoca possiedo ormai da qualche anno, fido compagno di viaggi, escursioni in montagna e attività scout. Kurt ha le valigie di pelle, per davvero. Sospetto che in realtà egli sia un contrabbandiere di calze di nylon che nasconde in grande quantità al posto della ruota di scorta.

Per la ben nota legge dei contrari, la macchina di Tecla è sporchissima e piena di ogni sorta di cianfrusaglia, nonché degli zaini della maggior parte di noi, stipati fra le bottiglie vuote, le briciole di cracker e la chitarra. [17]La mia chitarra, che, a prescindere dall'automobile a cui sono assegnato, nel bagagliaio dell'auto di Kurt non può entrare, e tantomeno nell'abitacolo, dove potrei persino pensare di utilizzarla. Nel bagagliaio di Kurt infatti difficilmente entra qualcosa di più che la sua valigia. Nella macchina di Tecla si ascolta generalmente rock classico o addirittura qualcosa in italiano. [18]Quando sono sull'auto di Tecla, suggerisco spesso l'ascolto scaramantico di "In morte di S.F." di Guccini, per esorcizzare i viaggi del terrore sull'auto di Kurt. Non tutti apprezzano la sottile ironia. Nella macchina di Tecla tipicamente viaggiano i meno disposti alle trattative per la sopravvivenza.

Io – non so bene perché – sono quasi sempre in auto con Kurt.

Note   [ + ]

1. Forse le mie attese ai tempi erano un po' troppo alte: dal racconto della giornata che segue sembra che in fondo avessimo fatto parecchie cose. Ma a vent'anni ero un notorio spaccapalle (non che adesso...) che si innervosiva al minimo segno di pigra inattività. O forse lo scazzo è semplicemente legato alle frizioni con i miei compagni di viaggio, come pare ormai piuttosto chiaro dal diario...
2. Un cambio radicale di menù!
3. E che male c'è? Marco ventenne, non rompere i marroni!
4. La mia consueta analisi artistica profonda e articolata.
5. Ho trovato il sito web del Ristorante Zambra, e, indovinate la novità, oggi sono che una pizzeria!
6. Giornata dura? Ma non avevamo fatto poco o niente? Prima o poi avrei imparato che i malditesta delle fanciulle spesso hanno origini rgn diverse da quelle fisiologiche, ma stasera sono ancora uno ragazzotto ingenuo.
7. Di questa nottata sulla spiaggia ho un bel ricordo. Semplice, serena, neanche un poco inquieta, come invece altre che verranno.
8. Sono ufficialmente un genio delle risorse umane.
9. Non è una battuta. All'epoca Kurt modificava le sue auto e partecipava a rally competitivi sulle stradine di montagna della valli piemontesi.
10. All'epoca io ho ancora entrambi.
11. Ci sono delle foto della mia chioma nel 1994, ma per fortuna sono diapositive nascoste per bene nella mia cantina.
12. Feticista della sua automobile ma anche maniaco sessuale, nel caso aveste dei dubbi. Il numero di battutine e velate molestie verso Cassandra, Maia e Tecla è continuo.
13. Indovinate chi ha sempre caldo e vorrebbe viaggiare a torso nudo?
14. Indovinate chi viene regolarmente redarguito per il troppo agitarsi?
15. Una prova speciale è il giro del circuito da rally che si fa a piena velocità prima della gara. Nel nostro caso, corrisponde a momenti terrorizzanti di guida spericolata lungo le stradine emiliane imposti da Kurt al suo equipaggio.
16. Io in vacanza sono venuto con lo zaino, un Berghaus viola che all'epoca possiedo ormai da qualche anno, fido compagno di viaggi, escursioni in montagna e attività scout. Kurt ha le valigie di pelle, per davvero.
17. La mia chitarra, che, a prescindere dall'automobile a cui sono assegnato, nel bagagliaio dell'auto di Kurt non può entrare, e tantomeno nell'abitacolo, dove potrei persino pensare di utilizzarla.
18. Quando sono sull'auto di Tecla, suggerisco spesso l'ascolto scaramantico di "In morte di S.F." di Guccini, per esorcizzare i viaggi del terrore sull'auto di Kurt. Non tutti apprezzano la sottile ironia.
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In breve, ho già votato "No"

referendumcostituzionale2016

Questo blog ha una collezione di articoli, pomposamente etichettata Militanza, alla quale da un po' non contribuisco più tanto quanto facevo all'inizio. Le ragioni del rarefarsi dei miei contributi più politici sono molteplici, ma possono riassumersi così. Uno: in dieci anni sono cresciuto (o invecchiato, se preferite), la mia lettura del mondo è diventata più complessa e articolata, e come conseguenza un'adesione ideologica definita e chiara (Sono un uomo di sinistra! Voto PD!) mi sta più stretta, mentre mi era più semplice (e forse consolante) dieci anni fa. Due: alla mia lettura più articolata della realtà si sono affiancate opzioni politiche spesso deludente (Voto PD? Mmm...), per cui, specie vivendo all'estero, tirarsi fuori dall'agone e dalla discussione è spesso stata la scelta più facile.

Ci sono occasioni però in cui mi sento ancora chiamato a intervenire pubblicamente. Una discussione casalinga o con gli amici, e una scelta politica da compiere nonostante la distanza, sono tornate a ricordarmi che esprimere un'opinione pubblica non è solo un diritto, ma è spesso un dovere. Ieri sono arrivate dal consolato le buste per votare al Referendum Costituzionale, ed eccomi dunque qui a provare a mettere giù, nero su bianco, l'opinione che mi sono formato. Per la cronaca, per i novellini del blog, del votare per corrispondeza dall'estero avevo già scritto in passato in un paio di occasioni.

Rispetto all dibattito politico italiano, vivere all'estero ha almeno un vantaggio. Non essendo bombardato dal riassunto quotidiano di chi ha detto cosa e di chi si è schierato da quale parte (leggo raramente i giornali italiani, non guardo la tv italiana da anni), sono giocoforza protetto dalle strombazzate di casata. La cosa si rivela particolarmente importante per un Referendum Costituzionale, per il quale mi sembra essenziale votare rispetto ai contenuti della riforma, a prenscindere da chi sostenga le ragioni del Sì o del No. La Costituzione sarà ancora lì tra cinque o quindici anni, quando l'attuale governo - o le sue opposizioni - saranno probabilmente solo ricordi.

In breve: ho deciso di votare No. L'ho deciso dopo essermi informato il più possibile, ed aver sinceramente ascoltato entrambe le campane. E l'ho deciso con una certa fatica, perché, come dicevo all'inizio di questo articoletto, la realtà politica è complessa e articolata, e gli schieramenti automatici non mi appartengono più. Altri hanno spiegato le ragioni del No meglio di me - ve ne offrirò una breve collezione alla fine dell'articolo - ma proverò comunque a sintetizzarle.

Ci sono proposte ragionevoli in questa riforma costituzionale, ma sono troppo poche per avere il mio Sì. Non sono contario all'abolizione del CNEL, o alla riforma del (brutto) Titolo V della Costituzione. Ma questi cambiamenti accettabili sono impacchettati ad arte con altri che considero pericolosi e irricevibili, e non sono sufficienti a farmi scegliere per il Sì. Peraltro, la strategia di mettere insieme proposte sensate con riforme indigeribili è un giochino misero, che trova espressione in una certa campagna superficialissima del comitato per il Sì. "Se non votate Sì siete contro al cambiamento!" mi pare poco più che un ricatto morale, che semplifica in modo inaccettabile la complessità delle questioni.

Le riforme semipresidenziali non mi piacciono, e mi sembrano pericolose, specie di questi tempi. Senza entrare nel dettaglio tecnico, la parte della riforma costituzionale che cambia la struttura e le funzioni del Senato e che modifica le modalità di approvazione delle leggi (per esempio introducendo il cosiddetto "voto a data certa") avrà di fatto la conseguenza di aumentare il potere dell'esecutivo. Una sola camera per approvare i testi delle leggi, con vincoli di tempi imposti, rende il potere esecutivo più forte, indebolendo la funzione di controllo e legiferazione consapevole del Parlamento. Questo, unito a una legge elettorale che prevede premi di maggioranza enormi nel nome della "stabilità", mi sembra particolarmente pericoloso in tempi in cui svolte autoritarie, nazionaliste, populiste e xenofobe sembrano prendere piede un po' dappertutto in Europa e nel mondo.

La riforma è scritta male ed è (deliberatamente?) ambigua. Al di là della leggibilità stessa del nuovo testo, non è chiaro come il nuovo Senato eserciterà le sue nuove funzioni. I rischi di creare un immobilismo ancora maggiore sono presenti: che cosa succederà per esempio se il nuovo Senato eccepirà sulla competenza di tutte le leggi che siano anche vagamente a cavallo tra le competenza della Camera e le sue, cioè la maggior parte? La questione della lentezza legislativa è poi chiaramente un problema politico, e non costituzionale: i milioni di emendamenti alle leggi che sono diventati lo strumenti principe del moderno ostruzionismo, per dirne una, sono una questione di regolamenti del Parlamento, e potrebbero essere risolti se ci fosse la volontà politica di farlo.

Il risparmio economico promesso è uno specchietto per le allodole. I risparmi economici che la riforma porterebbe sono minimi rispetto ai costi di funzionamento (si parla di 50 milioni di euro risparmiati all'anno, poco rispetto alle centinaia di milioni di costi di funzionamento globali del Parlamento, che resteranno). La scelta di proporre  il "risparmio" come obiettivo principale della riforma è un modo di cavalcare quel sentimento anti-politico che va per la maggiore in Italia, senza però raccontare tutta la storia.

Ci sono altre ragioni per cui ho deciso di votare No. Il modo discutibile con cui sono attribuiti i Senatori tra le varie regioni, per esempio, o l'idea che sindaci o rappresentati regionali, il cui compito sarebbe quello di lavorare direttamente per realtà locali, abbiano tempo e competenze anche per occuparsi di materie a livello nazionale. Altri ne hanno scritto più diffusamente (e meglio) di me. Vi invito per esempio ad andare a leggere quanto ne ha scritto Maurizio Codogno:

Voto no perché sono state messe insieme troppe cose discordanti, e una Costituzione non è una semplice legge

o la serie di articoli di Leonardo Tondelli:

  1. Non si riscrive la carta costituzionale col martello pneumatico.
  2. Non si usa una brutta legge elettorale come moneta di scambio.
  3. Non mi piacciono le riforme semipresidenziali.
  4. Meglio un Renzi sconfitto oggi che un Renzi sconfitto domani.
  5. Mandare 21 sindaci al senato è una stronzata pazzesca.
  6. Mandare sindaci al senato è davvero una stronzata pazzesca.
  7. Nel nuovo Senato alcune Regioni saranno super-rappresentate, ai danni di altre.
  8. Si poteva scrivere meglio, ma non hanno voluto.

  9. Scriviamo già troppe leggi col bicameralismo perfetto (figuratevi senza).

Alcuni sono più convincenti degli altri, ma globalmente mi sembrano tutti condivisibili. Sapendo quanto è prolifico, immagino che tra qui e il 2 dicembre ne scriverà altri, gettate uno sguardo sul suo sito di tanto in tanto, se vi va.

In video, invece, vi invito ad vedere l'intervista a Francesco Pallante, costituzionalista torinese che ha recentemente scritto con Gustavo Zagrebelsky "Loro diranno, noi diciamo" proprio a proposito della riforma costituzionale.

Full disclosure: Francesco è un amico, come lo è Paolo, la persona che lo intervista. Insomma, il solito cerchio magico torinese. Ah, e ho pubblicato per Laterza anch'io. Tutto un magna magna. 🙂

Se invece volete documentarvi sui contenuti tecnici ma senza commento politico, allora vi consiglio il libretto redatto da Valigia Blu, veramente molto ben fatto.

Vado a fare il mio dovere. La cabina elettorale è in soggiorno, spedirò la busta domattina. Buona riflessione a voi che avete ancora un po' di tempo.

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L'ultima estate. Emilia, mercoledì 10 agosto 1994

La pialassa di Ravenna (Foto di Leonardo D'Amico, da Flickr)

La pialassa di Ravenna (Foto di Leonardo D'Amico, da Flickr)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è la settima puntata, il racconto inizia qui.)

Oggi con molta lentezza (causa docce, spesa, pagamento multe) ci trasferiamo da Bologna verso il mare, zona Ravenna. La meta sono i luoghi dell’infanzia di Kurt.

All’idea di visitare i posti dove passava le estati da bambino Kurt si è di colpo intenerito, e ci racconta qualcosa – ma poco – delle sue vacanze. Io intanto continuo a immaginarmelo con un costumino stretto e un cappellino da marinaio sui riccioli biondicci – che oggi hanno lasciato posto ad una ben più rude e maschia pelata [1]Che Kurt abbia modi e aspetto di un quasi-naziskin l'ho già detto, ma vale la pena ricordarlo per mettere le cose in prospettiva. Ricordo che all'epoca scherzavamo dicendo che, se non avessimo conosciuto Kurt e lo avessimo incontrato dopo il tramonto lungo qualche strada secondaria di San Salvario a Torino, avremmo probabilmente cambiato marciapiede.– che sta seduto sulla riva dell’Adriatico a fare castelli di sabbia, e la cosa non può che mettermi di buon umore.

La vista del mare rimuove ogni freno inibitore a noi maschietti, che in circa 40 secondi passiamo da tutto vestito al costume, senza asciugamani o coperture. Facciamo il bagnetto in un mare-salamoia; [2]L'Adriatico è quello che è. io e Willi, forse come divina ricompensa per le nostre opere a favore dell’umanità, durante l’ammollo abbiamo l’occasione di deliziarci le pupille con le grazie di due compagne che si mostrano “spontaneamente” (wow!). [3]"Chi sia accontenta gode così così", avrebbe appropriatamente cantato Ligabue l'estate successiva, probabilmente ispirato dai nostri ormoni repressi per il ritornello di "Certe notti".

È già la seconda volta che accade, se non ricordo male qualche giorno fa Cassandra, oggi di nuovo lei con Maia si dedicano al topless. Non posso che esserne lieto, ma mi sfugge il motivo per cui in seguito sembreranno vergognarsi un po’ di questa cosa. Quello che è certo e che in seguito entrambe sembreranno dimenticarsi – chissà perché? – di questo bagno a tette all’aria, [4]A rileggermi oggi mi chiedo ancora se fossi veramente del tutto naive, o se invece me la raccontassi per rinforzare la mia maschera di rispettoso e responsabile, ma al contempo uomo moderno e aperto. Come se non avessi già capito a quella giovane età che la relazione con il proprio corpo e l'intimità son cose complicate, e imparare a gestirle richiede ai migliori una vita intera, figuriamoci ai comuni mortali. in cui, dietro le pressanti richieste di noi due ominidi, hanno fatto del nuoto sincronizzato saltando fuori dall’acqua e dimenandosi. E sì che oggi sembravano divertirsi, e non erano neanche troppo restie a mostrarsi. Non so, a me era piaciuto. [5]Ma dai!

Nel pomeriggio (dopo aver pranzato con piadina e mozzarella e pomodoro, che è una pizza margherita piegata in due), [6]La dieta della vacanza denota una certa monotonia, per non parlare della mancanza di fibre e vitamine. cerchiamo un campeggio e facciamo nuovamente il bagno.

Continua una certa diffusa aria di scazzo presente da ieri, che le imbecillità di Aki e John (nome in codice dei capireparto-giungla), non riescono ed arginare.

Il fatto di essere o essere stati tutti boy-scout ci influenza non poco. Aki sta per Akela, che è il lupo che guida il branco del “Libro della Giungla”. Akela per tutti noi è – e probabilmente lo sarà per sempre nei cuori di alcuni di noi – Willi. John sarei io, che faccio il caporeparto. Non avendo un soprannome “ufficiale”, Willi mi ha battezzato John, così che nei siparietti deliranti che apprestiamo ogni volta che occorre [7]I siparietti deliranti sono l'antidoto all scazzo, come ho già avuto modo di raccontare in precedenza. sappiamo come chiamarci.

La canzone di questi giorni è “la battaglia dei pianeti”. [8]Per coloro che non conoscessero questa pietra miliare dell'animazione, invito a guardare la sigla per farsi un'idea. Interpreti:

  1. Ken l’aquila (Willi); [9]Il leader del gruppo, dunque ovviamente accaparrato da Willi.
  2. Jimmi la rondine (io); [10]La controparte comica, dunque altrettanto ovviamente assegnato al sottoscritto.
  3. Joe il condor (Flip); [11]Il membro tenebroso della squadra, dunque giustamente interpretato da Flip, che ha un carattere riservato. [12]Spoiler: alla fine della serie animata Joe morirà sacrificandosi per gli amici, se non ricordo male connettendo con il proprio corpo due tronconi tagliati di un cavo elettrico dal ruolo essenziale - forse per far funzionare il robottone? - assicurando così il flusso di corrente necessario alla vittoria, ma perdendo la vita nell'intento. Che eroe.
  4. Bretigeen il cigno (Cassandra); [13]L'unica donna del quintetto, perennemente in bilico tra Ken e Joe, o forse no, non ricordo bene.
  5. Riù il gufo (a turno Kurt o Maia). [14]Questi quintetti giapponesi si assomigliano tutti, andate a rivedervi la squadra dei piloti dei leoni di Voltron per convincervi. Ci sono sempre due maschi vigorosamente amici ma un po' in competizione, una fanciulla spesso contesa a dare il tocco di femminilità, e un ragazzino e un amico corpulento a fare a turno la controparte comica. In questo caso il ruolo di Riù - il corpulento della cricca - è ben adatto alla stazza e alle fattezze di Kurt, decisamente meno a quelle di Maia. Mah.

La battaglia dei pianeti era la sigla di un a cartone animato della nostra infanzia. Ovviamente ne abbia coniata subito una versione sconcia, con tanto di gesti. [15]Non trascrivo il testo rimaneggiato, che peraltro ricordo ancora piuttosto bene, ma posso dirvi che non lasciava troppo spazio all'immaginazione.

Oggi è San Lorenzo, così dopo cena a Casal Borsetto balliamo con i "Sangue Romagnolo" [16]Dopo Ciarli Roketto alla Festa di Liberazione di Borgo Panigale, continua la nostra avventura con il meglio della musica emiliano-romagnola. e assistiamo ai fuochi artificiali sulla spiaggia. Tornati in campeggio ci facciamo una pastasciuttina di mezzanotte [17]Cioè, piadina a pranzo, probabilmente pizza a cena - il diario non illumina a proposito - e pastasciutta di mezzanotte! E pesavo meno di sessanta chili per quasi un metro e ottanta. Ah, avere vent'anni! e guardiamo le stelle cadenti, che si rivelano più che altro stelle fisse.

Note   [ + ]

1. Che Kurt abbia modi e aspetto di un quasi-naziskin l'ho già detto, ma vale la pena ricordarlo per mettere le cose in prospettiva. Ricordo che all'epoca scherzavamo dicendo che, se non avessimo conosciuto Kurt e lo avessimo incontrato dopo il tramonto lungo qualche strada secondaria di San Salvario a Torino, avremmo probabilmente cambiato marciapiede.
2. L'Adriatico è quello che è.
3. "Chi sia accontenta gode così così", avrebbe appropriatamente cantato Ligabue l'estate successiva, probabilmente ispirato dai nostri ormoni repressi per il ritornello di "Certe notti".
4. A rileggermi oggi mi chiedo ancora se fossi veramente del tutto naive, o se invece me la raccontassi per rinforzare la mia maschera di rispettoso e responsabile, ma al contempo uomo moderno e aperto. Come se non avessi già capito a quella giovane età che la relazione con il proprio corpo e l'intimità son cose complicate, e imparare a gestirle richiede ai migliori una vita intera, figuriamoci ai comuni mortali.
5. Ma dai!
6. La dieta della vacanza denota una certa monotonia, per non parlare della mancanza di fibre e vitamine.
7. I siparietti deliranti sono l'antidoto all scazzo, come ho già avuto modo di raccontare in precedenza.
8. Per coloro che non conoscessero questa pietra miliare dell'animazione, invito a guardare la sigla per farsi un'idea.
9. Il leader del gruppo, dunque ovviamente accaparrato da Willi.
10. La controparte comica, dunque altrettanto ovviamente assegnato al sottoscritto.
11. Il membro tenebroso della squadra, dunque giustamente interpretato da Flip, che ha un carattere riservato.
12. Spoiler: alla fine della serie animata Joe morirà sacrificandosi per gli amici, se non ricordo male connettendo con il proprio corpo due tronconi tagliati di un cavo elettrico dal ruolo essenziale - forse per far funzionare il robottone? - assicurando così il flusso di corrente necessario alla vittoria, ma perdendo la vita nell'intento. Che eroe.
13. L'unica donna del quintetto, perennemente in bilico tra Ken e Joe, o forse no, non ricordo bene.
14. Questi quintetti giapponesi si assomigliano tutti, andate a rivedervi la squadra dei piloti dei leoni di Voltron per convincervi. Ci sono sempre due maschi vigorosamente amici ma un po' in competizione, una fanciulla spesso contesa a dare il tocco di femminilità, e un ragazzino e un amico corpulento a fare a turno la controparte comica. In questo caso il ruolo di Riù - il corpulento della cricca - è ben adatto alla stazza e alle fattezze di Kurt, decisamente meno a quelle di Maia. Mah.
15. Non trascrivo il testo rimaneggiato, che peraltro ricordo ancora piuttosto bene, ma posso dirvi che non lasciava troppo spazio all'immaginazione.
16. Dopo Ciarli Roketto alla Festa di Liberazione di Borgo Panigale, continua la nostra avventura con il meglio della musica emiliano-romagnola.
17. Cioè, piadina a pranzo, probabilmente pizza a cena - il diario non illumina a proposito - e pastasciutta di mezzanotte! E pesavo meno di sessanta chili per quasi un metro e ottanta. Ah, avere vent'anni!
Pubblicato in Vita di frontiera | Etichette: | 3 Repliche
  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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