L'ultima estate. Emilia, venerdì 12 agosto 1994

Giallo e blu sul pavé di Ravenna (foto di Luca Sartoni da Flickr)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è la nona puntata, il racconto inizia qui.)

La bottiglia di Pernod era da pagare, e inoltre è bene ricordare che sulla macchina di Kurt non si possono neanche rollare le sigarette (neanche fare il gesto). [1]Sarà premura del lettore riflettere sul fatto che Kurt è un fumatore, fuma sulla sua auto sigarette confezionate - mia pare fosse nel periodo delle Lucky Strike - ma rabbrividisce all'idea che qualche truciolo di tabacco da hippy caschi sui tappetini immacolati.

Stamattina ci alziamo alle 7.30 (!) per lasciare il campeggio alle 11.30 (l’auto di Tecla non parte). [2]Delle disavventure legate ai problemi tecnici dell'auto di Tecla racconterò altrove. Ovviamente una macchina che non parte - se non dopo ore di cure e attenzioni - non è lo strumento ideale per una vacanza automobilistica. Direzione: Ravenna! [3]Dove eravamo già stati ieri, ma la mancanza di iniziativa porta a ripetere. Nel pomeriggio alcuni visitano (Cassandra, Tecla ed io), altri cazzeggiano (Willi, Maia), Flip e Kurt cercano un posto dove pernottare.

Il gruppo si sta sfaldando, o è soltanto un’impressione? [4]No, non è un'impressione. Gli equipaggi delle auto sempre più fissi sono un segno. [5]E sua quale automobile sono confinato ormai lo sapete. Maia ed Tecla sono arrivate insieme, ma adesso è molto se si parlano. [6]Dietro a questo dissapore ci sono problemi complessi, che la mia mente di maschietto ventenne all'epoca non riesce ancora ad afferrare completamente. Ci arriverò, prima o poi.

Cassandra ed io giriamo con Tecla per i monumenti della bellissima Ravenna, ma non serenamente. Sul sagrato di una qualche chiesa, Tecla fuma silenziosamente – a che pensa? – mentre io tento di immortalare Cassandra in qualche foto, ma non è che si presti molto: anche lei non è poi così in forma. [7]Un quadretto allegrissimo, non trovate? A pensarci bene, non è che riesco a passare molto tempo con lei, in questi giorni [8]Diciamo pure che non stiamo insieme praticamente mai. Il che dovrebbe farmi pensare: stare col moroso dovrebbe essere preferibile al fare la crocerossina dei cuori infranti degli amici. O forse no? – per di più sono con Willi, infatti – che poi lei ha sempre qualcuno che le deve parlare o da consolare o che ne so. [9]All'epoca Cassandra era cintura nera di supporto morale. Ogni gruppo di ventenni ha la sua Candy Candy. All'epoca a me quest'attitudine sembrava essenziale e ammirabile e persino sexy come solo la generosità a volte può essere. A distanza, cinico e baro quale sono diventato, mi fa un po' tristezza. Poi le viene mal di testa e ciao a tutti e giù kilios a manate, [10]Il Kilios è (era?) una pastigliona di acido acetilsalicilico: un'aspirina glorificata, insomma. Forse l'ibuprofene avrebbe funzionato meglio? O il paracetamolo? O la vodka? che secondo me un giorno o smette di farle effetto o vede la madonna.

A un certo punto incontriamo Maia e Willi, seduti su gradino con un cartoccio di vinaccio bianco, [11]Una versione locale del Tavernello, probabilmente, conoscendo le usanze dell'epoca. Ognuno cura la proprio tristezza come può. ma ci separiamo subito. Ma torniamo a Flip e Kurt...

Essi (lodato sia il loro nome) trovano il camping “Acquacheta” al confine tra Emilia e Toscana, altitudine 400 metri circa! FA FRESCO FINALMENTE! Il sonno per questa notte è assicurato. La strada per arrivare sembra una strada da rally, cosa che fa ovviamente impazzire Kurt. [12]Vi lascio immaginare la serenità dell'equipaggio dell'auto di Kurt durante il viaggio. Tremo ancora oggi al ricordo di quelle curve cieche in salite prese in controsterzo.

Per Kurt oggi abbiamo rispolverato uno splendido soprannome: omiss. [13]Il soprannome svelerebbe l'identità segreta di Kurt, e dunque devo occultarlo. Dirò soltanto che si tratta dell'ennesima storpiatura del suo nome e cognome, in questo caso coniata nel 1985 dall'allora nostra caporeparto scout. Come è prevedibile, Kurt è contentissimo di questa nostra idea.

Alcuni borbottano, altri sono scazzati, altri immancabilmente felici (o pici, plurale di picio). [14]Chiaramente mi piace  pensare di appartenere all'ultima categoria, ma è ovviamente un posa, una maschera. Andiamo a dormire.

Note   [ + ]

1. Sarà premura del lettore riflettere sul fatto che Kurt è un fumatore, fuma sulla sua auto sigarette confezionate - mia pare fosse nel periodo delle Lucky Strike - ma rabbrividisce all'idea che qualche truciolo di tabacco da hippy caschi sui tappetini immacolati.
2. Delle disavventure legate ai problemi tecnici dell'auto di Tecla racconterò altrove. Ovviamente una macchina che non parte - se non dopo ore di cure e attenzioni - non è lo strumento ideale per una vacanza automobilistica.
3. Dove eravamo già stati ieri, ma la mancanza di iniziativa porta a ripetere.
4. No, non è un'impressione.
5. E sua quale automobile sono confinato ormai lo sapete.
6. Dietro a questo dissapore ci sono problemi complessi, che la mia mente di maschietto ventenne all'epoca non riesce ancora ad afferrare completamente. Ci arriverò, prima o poi.
7. Un quadretto allegrissimo, non trovate?
8. Diciamo pure che non stiamo insieme praticamente mai. Il che dovrebbe farmi pensare: stare col moroso dovrebbe essere preferibile al fare la crocerossina dei cuori infranti degli amici. O forse no?
9. All'epoca Cassandra era cintura nera di supporto morale. Ogni gruppo di ventenni ha la sua Candy Candy. All'epoca a me quest'attitudine sembrava essenziale e ammirabile e persino sexy come solo la generosità a volte può essere. A distanza, cinico e baro quale sono diventato, mi fa un po' tristezza.
10. Il Kilios è (era?) una pastigliona di acido acetilsalicilico: un'aspirina glorificata, insomma. Forse l'ibuprofene avrebbe funzionato meglio? O il paracetamolo? O la vodka?
11. Una versione locale del Tavernello, probabilmente, conoscendo le usanze dell'epoca. Ognuno cura la proprio tristezza come può.
12. Vi lascio immaginare la serenità dell'equipaggio dell'auto di Kurt durante il viaggio. Tremo ancora oggi al ricordo di quelle curve cieche in salite prese in controsterzo.
13. Il soprannome svelerebbe l'identità segreta di Kurt, e dunque devo occultarlo. Dirò soltanto che si tratta dell'ennesima storpiatura del suo nome e cognome, in questo caso coniata nel 1985 dall'allora nostra caporeparto scout.
14. Chiaramente mi piace  pensare di appartenere all'ultima categoria, ma è ovviamente un posa, una maschera.
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Un pezzo di premio a ogni membro della collaborazione

breakthroughprizeLo Special Breakthrough Prize 2016 per la fisica fondamentale è stato assegnato ai tre padri fondatori di LIGO, per la scoperta delle onde gravitazionali. Per chi non lo sapesse, i Breakthrough Prize sono stati istituiti nel 2012 da Yuri Milner, un ricco imprenditore russo che è anche un fisico di formazione, e che dunque, oltre a un sacco di soldi, ha anche una certa simpatia per la disciplina.

La notizia del premio dato a Drever, Thorne e Weiss non sarebbe di per sé particolarmente scioccante. La precedente edizione dello Special Breakthrough Prize era stata infatti assegnata nel 2013, tra gli altri, ai portavoce presenti e passati degli esperimenti ATLAS e CMS per la scoperta del bosone di Higgs: un premio ai rappresentanti delle grandi collaborazioni che fanno avanzare il lato sperimentale delle fisica fondamentale di oggi non è dunque una novità. La novità, piuttosto dirompente, di questo premio, sta invece nella  piccola postilla qui sotto:

A Special Breakthrough Prize in Fundamental Physics was awarded to 1015 scientists and engineers contributing to the detection of gravitational waves announced in February of 2016.

Non solo i padri fondatori hanno ottenuto un riconoscimento, ma anche tutti i membri della collaborazione, che porteranno a casa, oltre la gloria, una somma in denaro. Fatti i conti in tasca ai colleghi, stiamo parlando di circa un migliaio di dollari a testa: una cifra che non è certo comparabile a quella che riceveranno i singoli premiati, ma è già qualcosa.

Si tratta di una "prima" nella storia dei premi scientifici. Come forse sapete, ad esempio, il Premio Nobel viene tradizionalmente assegnato solo a singole persone, e di regola  a non più di tre, di certo non a collaborazioni mastodontiche. Nel 2013, in occasione del Nobel per la scoperta del bosone di Higgs, qualcuno aveva sperato in una sterzata dell'Accademia svedese. Alla fine invece il premio era andato ad Higgs e Englert, due dei fisici teorici autori nel 1964 del meccanismo di Higgs. Noi fisici sperimentali avevamo dovuto accontentarci della menzione d'onore presente nella motivazione del premio, e, qualche tempo prima, di un simpatico PDF stampabile da parte della Società Europea di Fisica.

L'assegnazione di un premio per un'importante scoperta scientifica è una questione delicata. La fisica sperimentale moderna è fatta principalmente da collaborazioni molto numerose, composte da migliaia di persone. Far emergere in modo equo il contributo di ognuno è un problema al quale non abbiamo ancora trovato una soluzione efficace. È evidente che non tutti i collaboratori contribuiscono allo stesso modo alla produzione di un certo risultato. D'altra parte, è anche vero che i programmi di ricerca dei grandi esperimenti sono talmente vasti che nessuno può prevedere da dove arriverà la scoperta che ribalterà il tavolo. Nel caso questo succedesse, è giusto che tutti ne condividano la gloria, anche se erano impegnati in altri rami meno fertili del programma. Per esempio, io ho avuto la fortuna di contribuire direttamente alla ricerca e scoperta del bosone di Higgs, ma in ATLAS non ho mai partecipato a una ricerca di nuove particelle supersimmetriche. Come penso che l'onore della scoperta del bosone di Higgs vada condiviso anche con i miei colleghi che nel 2012 cercavano tracce di SUSY, così, se mai saltasse fuori un gluino o uno stop, mi sentirei altrettanto artefice (e meritevole) dei plausi.

Come se non bastasse, la scoperta di un nuovo fenomeno fisico nei dati di un grande esperimento non è fatta soltanto da chi quei dati li analizza, una volta che siano stati raccolti, ripuliti, processati e calibrati. È chiaro che il famoso grafico finale non sarebbe possibile, senza il contributo di chi ha costruito e installato il rivelatore, e di chi lo ha fatto andare, magari preoccupandosi di questioni "mondane" come il raffreddamento dell'elettronica o le fughe di gas o la velocità delle CPU che hanno processato i dati. Non a caso gli articoli di ATLAS, CMS o LIGO/VIRGO sono sempre firmati da tutte le collaborazioni.

Il problema del riconoscimento personale però resta, specie (ma non solo!) per i collaboratori più giovani che sono ancora alla ricerca di un posto permanente. Dentro ATLAS ultimamente stiamo sperimentando un database che dovrebbe tenere una traccia puntuale di tutti i contributi. Purtroppo si tratta di un collezione solo interna, utile probabilmente a selezionare in modo più accurato chi andrà a presentare cosa alla prossima conferenza (e andare a presentare a una conferenza è uno dei modi che abbiamo per dare un po' di visibilità personale a qualcuno, anche se, pure in questo ambito, esistono equilibri da rispettare, e le presenze sono più o meno equamente distribuite nel tempo), non pero' consultabile da qualcuno che ti voglia reclutare per un posto di lavoro. Nel nostro campo la consapevolezza dei contributi personali resta ancora legata all'inchiesta informale (ti presenti per una posizione da post-doc da me? Andrò a chiedere ai tuoi collaboratori  o al tuo supervisore che cosa hai davvero fatto) e alla buona fede di quanto  viene dichiarato nei CV. Cosa che chiaramente lascia aperta la porta a una certa dose di arbitrio.

Ci sarebbe poi da dire che, nonostante la vulgata dica che ogni contributo sia egualmente importante (e chi controlla la temperatura dell'elettronica del rivelatore vale quanto chi fa l'ultimo grafico da presentare al comitato del Nobel), alla prova dei fatti non è davvero così. Le grandi collaborazioni sono anche fatte di  lavori fondamentali, ma un po' ingrati e certamente lontani dai riflettori, che spesso per questo stesso motivo languono per mancanza di contributi, nonostante i continui appelli del management. Non passa riunione che qualcuno non si lamenti per la mancanza di contributi a una o all'altra attività tecnica o di servizio, e che vengano promesse ricompense ai volenterosi. Fare il famoso ultimo grafico resta la scelta preferita dai più, e, purtroppo, spesso anche quella più proficua in termini di avanzamento di carriera.

Per ovviare un po' al problema, recentemente ATLAS si è inventata gli Outstanding Achievement Awards, con cui premia esplicitamente singoli che si siano distinti per attività fondamentali "al servizio della Collaborazione". È un passo in avanti, speriamo che iniziative simili prendano piede anche altrove.

Il che mi riporta alla questione dello Special Breakthrough Prize. Nel 2013 gli ex portavoce di ATLAS, Fabiola Gianotti e Peter Jenni, accettarono il premio, e fecero poi un gran bel gesto. Con i fondi ricevuti istituirono una borsa di studio per studenti di dottorato che venissero a fare la loro ricerca in ATLAS. Sebbene non direttamente a tutti, il premio è stato dunque "ridistribuito" alla Collaborazione. Le parole di Fabiola in quell'occasione la dicono lunga su come si possa accettare di essere premiati in quanto leader  di una grande organizzazione di successo, e allo stesso tempo passare il messaggio che il proprio successo personale è il successo di molti.

Ricordo inoltre che in quell'occasione c'era stata qualche polemica nei confronti degli ex portavoce di CMS, che invece non avevano pensato di destinare la loro parte del premio per un'iniziativa "ridistribuiva" simile. Ognuno ha le sue motivazioni, e sarebbe presuntuoso da parte mia pretendere di poter leggere nella testa e nei cuori delle persone. È certo che servire come spokesperson di una collaborazione come ATLAS e CMS è un'impresa dura e faticosa, che comporta molti sacrifici personali. Un premio del genere potrebbe essere stato percepito da qualcuno come una giusta ricompensa per l'impegno sovrumano investito nell'impresa. Non è forse la scelta che mi piace pensare avrei fatto io, ma ha comunque una sua logica. E, a onor del vero, non tutti gli ex-spokesperson degli esperimenti di LHC hanno uno stipendio da dipendente CERN. Insomma, probabilmente ognuno ha diritto di scegliere che eredità lasciare.

Quanto a me, che dire? Un migliaio di dollari a riconoscimento della scoperta del bosone di Higgs non mi avrebbero disgustato: all'epoca ci avrei volentieri pagato le sospensioni nuove dell'automobile! Vorrà dire che dovremo cercare di scoprire qualcos'altro di nuovo. Speriamo.

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LHC va in letargo

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La presa dati di LHC è proprio finita. Anche quella in cui si fanno collidere protoni contro ioni di piombo, o ioni di piombo tra di loro, che è quello che LHC ha fatto tra fine ottobre e questa notte. Adesso l'acceleratore entra a fase di riposo invernale, le prossime collisioni tra protoni dovrebbero arrivare in primavera, probabilmente a inizio maggio. Nel frattempo, ci sono parecchi dati da analizzare, e, se arriviamo in tempo, le conferenze di fine inverno a cui presentare i risultati di ricerche e misure.

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L'ultima estate. Emilia, giovedì 11 agosto 1994

Una Ferrari a Lugo di Romagna (foto di Teo da Flickr)

Una Ferrari a Lugo di Romagna (foto di Teo da Flickr)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è l'ottava puntata, il racconto inizia qui.)

Oggi non ho alcuna voglia di relazionare: oggi non abbiamo fatto quasi nulla, oggi lo scazzo è sempre alto. [1]Forse le mie attese ai tempi erano un po' troppo alte: dal racconto della giornata che segue sembra che in fondo avessimo fatto parecchie cose. Ma a vent'anni ero un notorio spaccapalle (non che adesso...) che si innervosiva al minimo segno di pigra inattività. O forse lo scazzo è semplicemente legato alle frizioni con i miei compagni di viaggio, come pare ormai piuttosto chiaro dal diario... Riusciremo a sopravvivere? L’importante è esagerare! E allora forza...

Sveglia circa ore 10, bagnetto, piatto di tortellini, [2]Un cambio radicale di menù! svacco in pineta, [3]E che male c'è? Marco ventenne, non rompere i marroni! ore 16.30 a Ravenna, S. Apollinare in Classe (stupenda!). [4]La mia consueta analisi artistica profonda e articolata. Kurt – sempre sull’onda della rivisitazione del suo passato – ci porta fino a Lugo a mangiare da Zambra (buono), [5]Ho trovato il sito web del Ristorante Zambra, e, indovinate la novità, oggi sono che una pizzeria! ma la giornata dura nuoce a Cassandra, che rimedia solo un terribile mal di testa più nausea. [6]Giornata dura? Ma non avevamo fatto poco o niente? Prima o poi avrei imparato che i malditesta delle fanciulle spesso hanno origini rgn diverse da quelle fisiologiche, ma stasera sono ancora uno ragazzotto ingenuo. Al ritorno alcuni coraggiosi continuano la movimentata giornata sulla spiaggia cantando e attendendo l’alba. [7]Di questa nottata sulla spiaggia ho un bel ricordo. Semplice, serena, neanche un poco inquieta, come invece altre che verranno.

In vacanza ci siamo venuti con due macchine: quella di Kurt e quella di Tecla. Questo impone una divisione giornaliera in due equipaggi, e a volte la cosa non è semplice. Mi sto accorgendo che ci sono alcune combinazioni non praticabili, [8]Sono ufficialmente un genio delle risorse umane. e inoltre viaggiare in macchina con Kurt, che di hobby fa il pilota di rally, [9]Non è una battuta. All'epoca Kurt modificava le sue auto e partecipava a rally competitivi sulle stradine di montagna della valli piemontesi. richiede un coraggio ed uno stomaco particolari, [10]All'epoca io ho ancora entrambi. nonché altre attenzioni di cui dirò in seguito.

Per gli affezionati, ecco alcune notizie utili da non perdere:

  1. a forza di non pettinarmi i miei capelli sono ormai indistricabilmente rasta; [11]Ci sono delle foto della mia chioma nel 1994, ma per fortuna sono diapositive nascoste per bene nella mia cantina.
  2. la macchina di Tecla non si accende più (e non è bello);
  3. Kurt è un maniaco; [12]Feticista della sua automobile ma anche maniaco sessuale, nel caso aveste dei dubbi. Il numero di battutine e velate molestie verso Cassandra, Maia e Tecla è continuo.
  4. il barista del campeggio ha preso in simpatia Willi: ieri gli ha regalato un pacchetto di sigarette, oggi la bottiglia del Pernod perché la finisse.

NOTE SPARSE SULL’AUTO DI KURT

Sulla macchina di Kurt non si può:

  1. stare a torso nudo – si inzacchera di sudore il sedile in pelle sintetica; [13]Indovinate chi ha sempre caldo e vorrebbe viaggiare a torso nudo?
  2. sporcare per terra;
  3. agitarsi sui sedili anteriori – si disturba il pilota; [14]Indovinate chi viene regolarmente redarguito per il troppo agitarsi?
  4. criticare l’unico guidatore (Kurt) e la musica che ascolta – tipicamente trash-metal o qualcosa di simile, pena una scarica di cazzotti o assistere a una “prova speciale”. [15]Una prova speciale è il giro del circuito da rally che si fa a piena velocità prima della gara. Nel nostro caso, corrisponde a momenti terrorizzanti di guida spericolata lungo le stradine emiliane imposti da Kurt al suo equipaggio.

Kurt, ogni volta che copre una distanza superiore ai due metri dalla sua auto, la chiude con ogni sorta di chiavistello per scongiurare forse il furto della valigia in pelle di alligatore che tiene nel bagagliaio. [16]Io in vacanza sono venuto con lo zaino, un Berghaus viola che all'epoca possiedo ormai da qualche anno, fido compagno di viaggi, escursioni in montagna e attività scout. Kurt ha le valigie di pelle, per davvero. Sospetto che in realtà egli sia un contrabbandiere di calze di nylon che nasconde in grande quantità al posto della ruota di scorta.

Per la ben nota legge dei contrari, la macchina di Tecla è sporchissima e piena di ogni sorta di cianfrusaglia, nonché degli zaini della maggior parte di noi, stipati fra le bottiglie vuote, le briciole di cracker e la chitarra. [17]La mia chitarra, che, a prescindere dall'automobile a cui sono assegnato, nel bagagliaio dell'auto di Kurt non può entrare, e tantomeno nell'abitacolo, dove potrei persino pensare di utilizzarla. Nel bagagliaio di Kurt infatti difficilmente entra qualcosa di più che la sua valigia. Nella macchina di Tecla si ascolta generalmente rock classico o addirittura qualcosa in italiano. [18]Quando sono sull'auto di Tecla, suggerisco spesso l'ascolto scaramantico di "In morte di S.F." di Guccini, per esorcizzare i viaggi del terrore sull'auto di Kurt. Non tutti apprezzano la sottile ironia. Nella macchina di Tecla tipicamente viaggiano i meno disposti alle trattative per la sopravvivenza.

Io – non so bene perché – sono quasi sempre in auto con Kurt.

Note   [ + ]

1. Forse le mie attese ai tempi erano un po' troppo alte: dal racconto della giornata che segue sembra che in fondo avessimo fatto parecchie cose. Ma a vent'anni ero un notorio spaccapalle (non che adesso...) che si innervosiva al minimo segno di pigra inattività. O forse lo scazzo è semplicemente legato alle frizioni con i miei compagni di viaggio, come pare ormai piuttosto chiaro dal diario...
2. Un cambio radicale di menù!
3. E che male c'è? Marco ventenne, non rompere i marroni!
4. La mia consueta analisi artistica profonda e articolata.
5. Ho trovato il sito web del Ristorante Zambra, e, indovinate la novità, oggi sono che una pizzeria!
6. Giornata dura? Ma non avevamo fatto poco o niente? Prima o poi avrei imparato che i malditesta delle fanciulle spesso hanno origini rgn diverse da quelle fisiologiche, ma stasera sono ancora uno ragazzotto ingenuo.
7. Di questa nottata sulla spiaggia ho un bel ricordo. Semplice, serena, neanche un poco inquieta, come invece altre che verranno.
8. Sono ufficialmente un genio delle risorse umane.
9. Non è una battuta. All'epoca Kurt modificava le sue auto e partecipava a rally competitivi sulle stradine di montagna della valli piemontesi.
10. All'epoca io ho ancora entrambi.
11. Ci sono delle foto della mia chioma nel 1994, ma per fortuna sono diapositive nascoste per bene nella mia cantina.
12. Feticista della sua automobile ma anche maniaco sessuale, nel caso aveste dei dubbi. Il numero di battutine e velate molestie verso Cassandra, Maia e Tecla è continuo.
13. Indovinate chi ha sempre caldo e vorrebbe viaggiare a torso nudo?
14. Indovinate chi viene regolarmente redarguito per il troppo agitarsi?
15. Una prova speciale è il giro del circuito da rally che si fa a piena velocità prima della gara. Nel nostro caso, corrisponde a momenti terrorizzanti di guida spericolata lungo le stradine emiliane imposti da Kurt al suo equipaggio.
16. Io in vacanza sono venuto con lo zaino, un Berghaus viola che all'epoca possiedo ormai da qualche anno, fido compagno di viaggi, escursioni in montagna e attività scout. Kurt ha le valigie di pelle, per davvero.
17. La mia chitarra, che, a prescindere dall'automobile a cui sono assegnato, nel bagagliaio dell'auto di Kurt non può entrare, e tantomeno nell'abitacolo, dove potrei persino pensare di utilizzarla.
18. Quando sono sull'auto di Tecla, suggerisco spesso l'ascolto scaramantico di "In morte di S.F." di Guccini, per esorcizzare i viaggi del terrore sull'auto di Kurt. Non tutti apprezzano la sottile ironia.
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In breve, ho già votato "No"

referendumcostituzionale2016

Questo blog ha una collezione di articoli, pomposamente etichettata Militanza, alla quale da un po' non contribuisco più tanto quanto facevo all'inizio. Le ragioni del rarefarsi dei miei contributi più politici sono molteplici, ma possono riassumersi così. Uno: in dieci anni sono cresciuto (o invecchiato, se preferite), la mia lettura del mondo è diventata più complessa e articolata, e come conseguenza un'adesione ideologica definita e chiara (Sono un uomo di sinistra! Voto PD!) mi sta più stretta, mentre mi era più semplice (e forse consolante) dieci anni fa. Due: alla mia lettura più articolata della realtà si sono affiancate opzioni politiche spesso deludente (Voto PD? Mmm...), per cui, specie vivendo all'estero, tirarsi fuori dall'agone e dalla discussione è spesso stata la scelta più facile.

Ci sono occasioni però in cui mi sento ancora chiamato a intervenire pubblicamente. Una discussione casalinga o con gli amici, e una scelta politica da compiere nonostante la distanza, sono tornate a ricordarmi che esprimere un'opinione pubblica non è solo un diritto, ma è spesso un dovere. Ieri sono arrivate dal consolato le buste per votare al Referendum Costituzionale, ed eccomi dunque qui a provare a mettere giù, nero su bianco, l'opinione che mi sono formato. Per la cronaca, per i novellini del blog, del votare per corrispondeza dall'estero avevo già scritto in passato in un paio di occasioni.

Rispetto all dibattito politico italiano, vivere all'estero ha almeno un vantaggio. Non essendo bombardato dal riassunto quotidiano di chi ha detto cosa e di chi si è schierato da quale parte (leggo raramente i giornali italiani, non guardo la tv italiana da anni), sono giocoforza protetto dalle strombazzate di casata. La cosa si rivela particolarmente importante per un Referendum Costituzionale, per il quale mi sembra essenziale votare rispetto ai contenuti della riforma, a prenscindere da chi sostenga le ragioni del Sì o del No. La Costituzione sarà ancora lì tra cinque o quindici anni, quando l'attuale governo - o le sue opposizioni - saranno probabilmente solo ricordi.

In breve: ho deciso di votare No. L'ho deciso dopo essermi informato il più possibile, ed aver sinceramente ascoltato entrambe le campane. E l'ho deciso con una certa fatica, perché, come dicevo all'inizio di questo articoletto, la realtà politica è complessa e articolata, e gli schieramenti automatici non mi appartengono più. Altri hanno spiegato le ragioni del No meglio di me - ve ne offrirò una breve collezione alla fine dell'articolo - ma proverò comunque a sintetizzarle.

Ci sono proposte ragionevoli in questa riforma costituzionale, ma sono troppo poche per avere il mio Sì. Non sono contario all'abolizione del CNEL, o alla riforma del (brutto) Titolo V della Costituzione. Ma questi cambiamenti accettabili sono impacchettati ad arte con altri che considero pericolosi e irricevibili, e non sono sufficienti a farmi scegliere per il Sì. Peraltro, la strategia di mettere insieme proposte sensate con riforme indigeribili è un giochino misero, che trova espressione in una certa campagna superficialissima del comitato per il Sì. "Se non votate Sì siete contro al cambiamento!" mi pare poco più che un ricatto morale, che semplifica in modo inaccettabile la complessità delle questioni.

Le riforme semipresidenziali non mi piacciono, e mi sembrano pericolose, specie di questi tempi. Senza entrare nel dettaglio tecnico, la parte della riforma costituzionale che cambia la struttura e le funzioni del Senato e che modifica le modalità di approvazione delle leggi (per esempio introducendo il cosiddetto "voto a data certa") avrà di fatto la conseguenza di aumentare il potere dell'esecutivo. Una sola camera per approvare i testi delle leggi, con vincoli di tempi imposti, rende il potere esecutivo più forte, indebolendo la funzione di controllo e legiferazione consapevole del Parlamento. Questo, unito a una legge elettorale che prevede premi di maggioranza enormi nel nome della "stabilità", mi sembra particolarmente pericoloso in tempi in cui svolte autoritarie, nazionaliste, populiste e xenofobe sembrano prendere piede un po' dappertutto in Europa e nel mondo.

La riforma è scritta male ed è (deliberatamente?) ambigua. Al di là della leggibilità stessa del nuovo testo, non è chiaro come il nuovo Senato eserciterà le sue nuove funzioni. I rischi di creare un immobilismo ancora maggiore sono presenti: che cosa succederà per esempio se il nuovo Senato eccepirà sulla competenza di tutte le leggi che siano anche vagamente a cavallo tra le competenza della Camera e le sue, cioè la maggior parte? La questione della lentezza legislativa è poi chiaramente un problema politico, e non costituzionale: i milioni di emendamenti alle leggi che sono diventati lo strumenti principe del moderno ostruzionismo, per dirne una, sono una questione di regolamenti del Parlamento, e potrebbero essere risolti se ci fosse la volontà politica di farlo.

Il risparmio economico promesso è uno specchietto per le allodole. I risparmi economici che la riforma porterebbe sono minimi rispetto ai costi di funzionamento (si parla di 50 milioni di euro risparmiati all'anno, poco rispetto alle centinaia di milioni di costi di funzionamento globali del Parlamento, che resteranno). La scelta di proporre  il "risparmio" come obiettivo principale della riforma è un modo di cavalcare quel sentimento anti-politico che va per la maggiore in Italia, senza però raccontare tutta la storia.

Ci sono altre ragioni per cui ho deciso di votare No. Il modo discutibile con cui sono attribuiti i Senatori tra le varie regioni, per esempio, o l'idea che sindaci o rappresentati regionali, il cui compito sarebbe quello di lavorare direttamente per realtà locali, abbiano tempo e competenze anche per occuparsi di materie a livello nazionale. Altri ne hanno scritto più diffusamente (e meglio) di me. Vi invito per esempio ad andare a leggere quanto ne ha scritto Maurizio Codogno:

Voto no perché sono state messe insieme troppe cose discordanti, e una Costituzione non è una semplice legge

o la serie di articoli di Leonardo Tondelli:

  1. Non si riscrive la carta costituzionale col martello pneumatico.
  2. Non si usa una brutta legge elettorale come moneta di scambio.
  3. Non mi piacciono le riforme semipresidenziali.
  4. Meglio un Renzi sconfitto oggi che un Renzi sconfitto domani.
  5. Mandare 21 sindaci al senato è una stronzata pazzesca.
  6. Mandare sindaci al senato è davvero una stronzata pazzesca.
  7. Nel nuovo Senato alcune Regioni saranno super-rappresentate, ai danni di altre.
  8. Si poteva scrivere meglio, ma non hanno voluto.

  9. Scriviamo già troppe leggi col bicameralismo perfetto (figuratevi senza).

Alcuni sono più convincenti degli altri, ma globalmente mi sembrano tutti condivisibili. Sapendo quanto è prolifico, immagino che tra qui e il 2 dicembre ne scriverà altri, gettate uno sguardo sul suo sito di tanto in tanto, se vi va.

In video, invece, vi invito ad vedere l'intervista a Francesco Pallante, costituzionalista torinese che ha recentemente scritto con Gustavo Zagrebelsky "Loro diranno, noi diciamo" proprio a proposito della riforma costituzionale.

Full disclosure: Francesco è un amico, come lo è Paolo, la persona che lo intervista. Insomma, il solito cerchio magico torinese. Ah, e ho pubblicato per Laterza anch'io. Tutto un magna magna. 🙂

Se invece volete documentarvi sui contenuti tecnici ma senza commento politico, allora vi consiglio il libretto redatto da Valigia Blu, veramente molto ben fatto.

Vado a fare il mio dovere. La cabina elettorale è in soggiorno, spedirò la busta domattina. Buona riflessione a voi che avete ancora un po' di tempo.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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