L'ultima estate. Il racconto completo.

Ho raccolto qui sotto i link a tutte le puntate de L'ultima estate, per chi volesse rileggere tutto dal principio e senza sosta. L'ultima estate è (stato) un esperimento di "scrittura post-adolescenziale postuma", ispirato al podcast Mortified. In sostanza, ho ripubblicato un testo scritto tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, aggiungendo qualche commento scritto oggi, a più o meno 20 anni di distanza, mentre rileggevo e cambiavo i nomi dei protagonisti.

We are freaks and we are fragile, but we all survived.

  1. Partenza (antefatti e motivazioni, e una vacanza in auto che inizia in treno)
  2. Liguria, venerdì 5 agosto 1994 (spensierati a San Fruttuoso)
  3. Liguria, sabato 6 agosto 1994 (Sarzana è un postaccio, e io non so comportarmi in pubblico)
  4. Liguria, domenica 7 agosto 1994 (poco da fare, poco tempo, pochi soldi, poco tutto)
  5. Emilia, lunedì 8 agosto 1994 (una sbronza colossale al Festival di Liberazione)
  6. Emilia, martedì 9 agosto 1994 (scazzati a Bologna)
  7. Emilia, mercoledì 10 agosto 1994 (dove si parla di fanciulle in topless e di Gatchaman)
  8. Emilia, giovedì 11 agosto 1994 (automobili e equipaggi, e un compagno di viaggio maniaco)
  9. Emilia, venerdì 12 agosto 1994 (aspirina, tavernello e altre tristezze)
  10. Romagna, sabato 13 agosto 1994 (la rivoluzione non è un pranzo di gala)
  11. Romagna, domenica 14 agosto 1994 (tagliatelle, amici che partono, artisti di strada e palline da tennis)
  12. Romagna, lunedì 15 agosto 1994 (di auto rotte e paranoie varie a Galeata)
  13. Romagna, martedì 16 agosto 1994 (di solitudine e tristezza, silenzio e codardia e palline da giocoliere)
  14. Romagna, mercoledì 17 agosto 1994 (finalmente si parla di sesso. O di quanto poco sesso si facesse all'epoca)
  15. Umbria, giovedì 18 agosto 1994 (di come il gruppo si sgretola, finalmente ci separiamo, e io vado in bianco come sempre)
  16. Umbria, venerdì 19 agosto 1994 (alcuni annegano le tristezze nel'alcool, io guido e veglio sobriamente)
  17. Toscana, sabato 20 agosto 1994 (i giochi erano fatti, le rabbie fuoriuscite e tutte le parole da dire dette)
  18. Ritorno: Torino, domenica 21 agosto 1994 (il viaggio è finito, l'amarezza resta)

Buona lettura, e buone vacanze!

P.S. Se qualcuno tra i miei amici pensa di essersi identificato tra i personaggi del racconto, beh... si, sei proprio tu! Se qualcuno invece pensa di aver identificato tutti i personaggi (ma proprio tutti) mi scriva in privato, che gli assegno un premio!

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Cose che vedi al CERN: pecore all'ingresso B

Quest'idea di pubblicare le "cose che vedi al CERN" sta prendendo vita propria. Questa qui sopra, per esempio, è una foto che mi ha mandato stamattina Barbara, Project Leader del Silicon Tracker di LHCb nonché presidente del club di taekwondo del CERN che frequento ormai da quasi due anni. Intorno a metà mattina di questo 14 luglio 2017, un gregge di pecore è apparentemente passato sotto il building 13, a pochi passi dall'ingresso B del CERN. Come ogni gregge che si rispetti, c'era anche una pecora nera. E, bianche o nere che fossero, i testimoni hanno dichiarato che belavano tutte intensamente!

Cosa ci faceva un gregge di pecore dentro il CERN? Il mio primo pensiero è andato alle pecore che di solito stazionano nei prati della zona sperimentale di Prevessin: che siano in periodo di transumanza tra Francia e Svizzera, e tra i diversi siti del laboratorio? Chissà.

P.S. Barbara mi dice che la foto è stata scattata dal suo collega Patrick (Owen). Thanks!

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Se invece assumi che ci siano opportunità di cambiare le cose

If you assume that there is no hope, you guarantee that there will be no hope. If you assume that there is an instinct for freedom, that there are opportunities to change things, then there is a possibility that you can contribute to making a better world.

Se parti dall'ipotesi che non ci sia nessuna speranza, avrai la garanzia che non ci sarà nessuna speranza. Se invece assumi che esista un istinto di libertà, che ci siano opportunità di cambiare le cose, allora c'è la possibilità che tu possa contribuire a costruire un mondo migliore.

Noam Chomski (citazione scoperta vedendo Captain Fantastic)

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Cose che vedi al CERN: senza colori non ci sarebbe un'interazione forte

Da qualche anno esiste al CERN un gruppo che fa da punto d'incontro per le persone LGBTQ che frequentano il laboratorio. I volantini che ne pubblicizzano l'esistenza appaiono un po' dappertutto al CERN, e sono in genere arguti e simpatici. C'è stata per esempio la serie in tutte le lingue e le bandiere del mondo, compreso il latino e la bandiera del Vaticano, che mi pento di non aver fotografato. In questi giorni si incontrano invece quelli che, ispirandosi alla Cromodinamica Quantistica, dichiarano a gran voce che che "senza colori non ci sarebbe un'interazione forte": chi mastica di fisica capirà il doppio senso!

Qualche tempo fa, i volantini del gruppo LGBTQ del CERN sono stati al centro di polemiche. In più di un'occasione, infatti, sono stati trovai strappati o volgarmente vandalizzati: lavorare al CERN non è necessariamente sinonimo di tolleranza, accoglienza e apertura, a quanto pare. A suo tempo, il management del laboratorio aveva preso posizioni in maniera molto chiara. Per fortuna.

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Punti di passaggio

Scrivo molto a mano. per me la carta ha ancora un ruolo fondamentale, mi obbliga a riflettere. Sembra banale, ma una parte importante del mio lavoro è pensare, studiare, informarsi. Aldilà dei software di analisi sofisticati, una calcolatrice mi permette spesso di fare due conti rapidi, semplici approssimazioni che consentono di prefigurare scenari, come avviene anche nelle simulazione. In esse non c'è soltanto la comprensione della risposta dei rivelatori, ma soprattutto della teoria, di come noi capiamo il mondo. La ricerca di nuova fisica passa di qui, da quei punti in cui le misure si discostano dalla simulazione di quello che sappiamo già.

Sono finito in una nicchia di Extreme, la mostra sulla fisica della particelle ospitata dal Museo della Scienza di Milano. A riprova che sono uno scienziato del secolo scorso, nel mio armadietto ci sono una calcolatrice, un Moleskine e una penna stilografica Lami (purtroppo la penna è verde, pare che di un colore più consono non l'abbiano trovata: quella che uso tutti i giorni è color metallo). Se passate da Milano andate a visitare la mostra, pare sia molto ben fatta (nonostante il sottoscritto).

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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