L'ultima estate. Emilia, giovedì 11 agosto 1994

Una Ferrari a Lugo di Romagna (foto di Teo da Flickr)

Una Ferrari a Lugo di Romagna (foto di Teo da Flickr)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è l'ottava puntata, il racconto inizia qui.)

Oggi non ho alcuna voglia di relazionare: oggi non abbiamo fatto quasi nulla, oggi lo scazzo è sempre alto. [1]Forse le mie attese ai tempi erano un po' troppo alte: dal racconto della giornata che segue sembra che in fondo avessimo fatto parecchie cose. Ma a vent'anni ero un notorio spaccapalle (non che adesso...) che si innervosiva al minimo segno di pigra inattività. O forse lo scazzo è semplicemente legato alle frizioni con i miei compagni di viaggio, come pare ormai piuttosto chiaro dal diario... Riusciremo a sopravvivere? L’importante è esagerare! E allora forza...

Sveglia circa ore 10, bagnetto, piatto di tortellini, [2]Un cambio radicale di menù! svacco in pineta, [3]E che male c'è? Marco ventenne, non rompere i marroni! ore 16.30 a Ravenna, S. Apollinare in Classe (stupenda!). [4]La mia consueta analisi artistica profonda e articolata. Kurt – sempre sull’onda della rivisitazione del suo passato – ci porta fino a Lugo a mangiare da Zambra (buono), [5]Ho trovato il sito web del Ristorante Zambra, e, indovinate la novità, oggi sono che una pizzeria! ma la giornata dura nuoce a Cassandra, che rimedia solo un terribile mal di testa più nausea. [6]Giornata dura? Ma non avevamo fatto poco o niente? Prima o poi avrei imparato che i malditesta delle fanciulle spesso hanno origini rgn diverse da quelle fisiologiche, ma stasera sono ancora uno ragazzotto ingenuo. Al ritorno alcuni coraggiosi continuano la movimentata giornata sulla spiaggia cantando e attendendo l’alba. [7]Di questa nottata sulla spiaggia ho un bel ricordo. Semplice, serena, neanche un poco inquieta, come invece altre che verranno.

In vacanza ci siamo venuti con due macchine: quella di Kurt e quella di Tecla. Questo impone una divisione giornaliera in due equipaggi, e a volte la cosa non è semplice. Mi sto accorgendo che ci sono alcune combinazioni non praticabili, [8]Sono ufficialmente un genio delle risorse umane. e inoltre viaggiare in macchina con Kurt, che di hobby fa il pilota di rally, [9]Non è una battuta. All'epoca Kurt modificava le sue auto e partecipava a rally competitivi sulle stradine di montagna della valli piemontesi. richiede un coraggio ed uno stomaco particolari, [10]All'epoca io ho ancora entrambi. nonché altre attenzioni di cui dirò in seguito.

Per gli affezionati, ecco alcune notizie utili da non perdere:

  1. a forza di non pettinarmi i miei capelli sono ormai indistricabilmente rasta; [11]Ci sono delle foto della mia chioma nel 1994, ma per fortuna sono diapositive nascoste per bene nella mia cantina.
  2. la macchina di Tecla non si accende più (e non è bello);
  3. Kurt è un maniaco; [12]Feticista della sua automobile ma anche maniaco sessuale, nel caso aveste dei dubbi. Il numero di battutine e velate molestie verso Cassandra, Maia e Tecla è continuo.
  4. il barista del campeggio ha preso in simpatia Willi: ieri gli ha regalato un pacchetto di sigarette, oggi la bottiglia del Pernod perché la finisse.

NOTE SPARSE SULL’AUTO DI KURT

Sulla macchina di Kurt non si può:

  1. stare a torso nudo – si inzacchera di sudore il sedile in pelle sintetica; [13]Indovinate chi ha sempre caldo e vorrebbe viaggiare a torso nudo?
  2. sporcare per terra;
  3. agitarsi sui sedili anteriori – si disturba il pilota; [14]Indovinate chi viene regolarmente redarguito per il troppo agitarsi?
  4. criticare l’unico guidatore (Kurt) e la musica che ascolta – tipicamente trash-metal o qualcosa di simile, pena una scarica di cazzotti o assistere a una “prova speciale”. [15]Una prova speciale è il giro del circuito da rally che si fa a piena velocità prima della gara. Nel nostro caso, corrisponde a momenti terrorizzanti di guida spericolata lungo le stradine emiliane imposti da Kurt al suo equipaggio.

Kurt, ogni volta che copre una distanza superiore ai due metri dalla sua auto, la chiude con ogni sorta di chiavistello per scongiurare forse il furto della valigia in pelle di alligatore che tiene nel bagagliaio. [16]Io in vacanza sono venuto con lo zaino, un Berghaus viola che all'epoca possiedo ormai da qualche anno, fido compagno di viaggi, escursioni in montagna e attività scout. Kurt ha le valigie di pelle, per davvero. Sospetto che in realtà egli sia un contrabbandiere di calze di nylon che nasconde in grande quantità al posto della ruota di scorta.

Per la ben nota legge dei contrari, la macchina di Tecla è sporchissima e piena di ogni sorta di cianfrusaglia, nonché degli zaini della maggior parte di noi, stipati fra le bottiglie vuote, le briciole di cracker e la chitarra. [17]La mia chitarra, che, a prescindere dall'automobile a cui sono assegnato, nel bagagliaio dell'auto di Kurt non può entrare, e tantomeno nell'abitacolo, dove potrei persino pensare di utilizzarla. Nel bagagliaio di Kurt infatti difficilmente entra qualcosa di più che la sua valigia. Nella macchina di Tecla si ascolta generalmente rock classico o addirittura qualcosa in italiano. [18]Quando sono sull'auto di Tecla, suggerisco spesso l'ascolto scaramantico di "In morte di S.F." di Guccini, per esorcizzare i viaggi del terrore sull'auto di Kurt. Non tutti apprezzano la sottile ironia. Nella macchina di Tecla tipicamente viaggiano i meno disposti alle trattative per la sopravvivenza.

Io – non so bene perché – sono quasi sempre in auto con Kurt.

Note   [ + ]

1. Forse le mie attese ai tempi erano un po' troppo alte: dal racconto della giornata che segue sembra che in fondo avessimo fatto parecchie cose. Ma a vent'anni ero un notorio spaccapalle (non che adesso...) che si innervosiva al minimo segno di pigra inattività. O forse lo scazzo è semplicemente legato alle frizioni con i miei compagni di viaggio, come pare ormai piuttosto chiaro dal diario...
2. Un cambio radicale di menù!
3. E che male c'è? Marco ventenne, non rompere i marroni!
4. La mia consueta analisi artistica profonda e articolata.
5. Ho trovato il sito web del Ristorante Zambra, e, indovinate la novità, oggi sono che una pizzeria!
6. Giornata dura? Ma non avevamo fatto poco o niente? Prima o poi avrei imparato che i malditesta delle fanciulle spesso hanno origini rgn diverse da quelle fisiologiche, ma stasera sono ancora uno ragazzotto ingenuo.
7. Di questa nottata sulla spiaggia ho un bel ricordo. Semplice, serena, neanche un poco inquieta, come invece altre che verranno.
8. Sono ufficialmente un genio delle risorse umane.
9. Non è una battuta. All'epoca Kurt modificava le sue auto e partecipava a rally competitivi sulle stradine di montagna della valli piemontesi.
10. All'epoca io ho ancora entrambi.
11. Ci sono delle foto della mia chioma nel 1994, ma per fortuna sono diapositive nascoste per bene nella mia cantina.
12. Feticista della sua automobile ma anche maniaco sessuale, nel caso aveste dei dubbi. Il numero di battutine e velate molestie verso Cassandra, Maia e Tecla è continuo.
13. Indovinate chi ha sempre caldo e vorrebbe viaggiare a torso nudo?
14. Indovinate chi viene regolarmente redarguito per il troppo agitarsi?
15. Una prova speciale è il giro del circuito da rally che si fa a piena velocità prima della gara. Nel nostro caso, corrisponde a momenti terrorizzanti di guida spericolata lungo le stradine emiliane imposti da Kurt al suo equipaggio.
16. Io in vacanza sono venuto con lo zaino, un Berghaus viola che all'epoca possiedo ormai da qualche anno, fido compagno di viaggi, escursioni in montagna e attività scout. Kurt ha le valigie di pelle, per davvero.
17. La mia chitarra, che, a prescindere dall'automobile a cui sono assegnato, nel bagagliaio dell'auto di Kurt non può entrare, e tantomeno nell'abitacolo, dove potrei persino pensare di utilizzarla.
18. Quando sono sull'auto di Tecla, suggerisco spesso l'ascolto scaramantico di "In morte di S.F." di Guccini, per esorcizzare i viaggi del terrore sull'auto di Kurt. Non tutti apprezzano la sottile ironia.
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In breve, ho già votato "No"

referendumcostituzionale2016

Questo blog ha una collezione di articoli, pomposamente etichettata Militanza, alla quale da un po' non contribuisco più tanto quanto facevo all'inizio. Le ragioni del rarefarsi dei miei contributi più politici sono molteplici, ma possono riassumersi così. Uno: in dieci anni sono cresciuto (o invecchiato, se preferite), la mia lettura del mondo è diventata più complessa e articolata, e come conseguenza un'adesione ideologica definita e chiara (Sono un uomo di sinistra! Voto PD!) mi sta più stretta, mentre mi era più semplice (e forse consolante) dieci anni fa. Due: alla mia lettura più articolata della realtà si sono affiancate opzioni politiche spesso deludente (Voto PD? Mmm...), per cui, specie vivendo all'estero, tirarsi fuori dall'agone e dalla discussione è spesso stata la scelta più facile.

Ci sono occasioni però in cui mi sento ancora chiamato a intervenire pubblicamente. Una discussione casalinga o con gli amici, e una scelta politica da compiere nonostante la distanza, sono tornate a ricordarmi che esprimere un'opinione pubblica non è solo un diritto, ma è spesso un dovere. Ieri sono arrivate dal consolato le buste per votare al Referendum Costituzionale, ed eccomi dunque qui a provare a mettere giù, nero su bianco, l'opinione che mi sono formato. Per la cronaca, per i novellini del blog, del votare per corrispondeza dall'estero avevo già scritto in passato in un paio di occasioni.

Rispetto all dibattito politico italiano, vivere all'estero ha almeno un vantaggio. Non essendo bombardato dal riassunto quotidiano di chi ha detto cosa e di chi si è schierato da quale parte (leggo raramente i giornali italiani, non guardo la tv italiana da anni), sono giocoforza protetto dalle strombazzate di casata. La cosa si rivela particolarmente importante per un Referendum Costituzionale, per il quale mi sembra essenziale votare rispetto ai contenuti della riforma, a prenscindere da chi sostenga le ragioni del Sì o del No. La Costituzione sarà ancora lì tra cinque o quindici anni, quando l'attuale governo - o le sue opposizioni - saranno probabilmente solo ricordi.

In breve: ho deciso di votare No. L'ho deciso dopo essermi informato il più possibile, ed aver sinceramente ascoltato entrambe le campane. E l'ho deciso con una certa fatica, perché, come dicevo all'inizio di questo articoletto, la realtà politica è complessa e articolata, e gli schieramenti automatici non mi appartengono più. Altri hanno spiegato le ragioni del No meglio di me - ve ne offrirò una breve collezione alla fine dell'articolo - ma proverò comunque a sintetizzarle.

Ci sono proposte ragionevoli in questa riforma costituzionale, ma sono troppo poche per avere il mio Sì. Non sono contario all'abolizione del CNEL, o alla riforma del (brutto) Titolo V della Costituzione. Ma questi cambiamenti accettabili sono impacchettati ad arte con altri che considero pericolosi e irricevibili, e non sono sufficienti a farmi scegliere per il Sì. Peraltro, la strategia di mettere insieme proposte sensate con riforme indigeribili è un giochino misero, che trova espressione in una certa campagna superficialissima del comitato per il Sì. "Se non votate Sì siete contro al cambiamento!" mi pare poco più che un ricatto morale, che semplifica in modo inaccettabile la complessità delle questioni.

Le riforme semipresidenziali non mi piacciono, e mi sembrano pericolose, specie di questi tempi. Senza entrare nel dettaglio tecnico, la parte della riforma costituzionale che cambia la struttura e le funzioni del Senato e che modifica le modalità di approvazione delle leggi (per esempio introducendo il cosiddetto "voto a data certa") avrà di fatto la conseguenza di aumentare il potere dell'esecutivo. Una sola camera per approvare i testi delle leggi, con vincoli di tempi imposti, rende il potere esecutivo più forte, indebolendo la funzione di controllo e legiferazione consapevole del Parlamento. Questo, unito a una legge elettorale che prevede premi di maggioranza enormi nel nome della "stabilità", mi sembra particolarmente pericoloso in tempi in cui svolte autoritarie, nazionaliste, populiste e xenofobe sembrano prendere piede un po' dappertutto in Europa e nel mondo.

La riforma è scritta male ed è (deliberatamente?) ambigua. Al di là della leggibilità stessa del nuovo testo, non è chiaro come il nuovo Senato eserciterà le sue nuove funzioni. I rischi di creare un immobilismo ancora maggiore sono presenti: che cosa succederà per esempio se il nuovo Senato eccepirà sulla competenza di tutte le leggi che siano anche vagamente a cavallo tra le competenza della Camera e le sue, cioè la maggior parte? La questione della lentezza legislativa è poi chiaramente un problema politico, e non costituzionale: i milioni di emendamenti alle leggi che sono diventati lo strumenti principe del moderno ostruzionismo, per dirne una, sono una questione di regolamenti del Parlamento, e potrebbero essere risolti se ci fosse la volontà politica di farlo.

Il risparmio economico promesso è uno specchietto per le allodole. I risparmi economici che la riforma porterebbe sono minimi rispetto ai costi di funzionamento (si parla di 50 milioni di euro risparmiati all'anno, poco rispetto alle centinaia di milioni di costi di funzionamento globali del Parlamento, che resteranno). La scelta di proporre  il "risparmio" come obiettivo principale della riforma è un modo di cavalcare quel sentimento anti-politico che va per la maggiore in Italia, senza però raccontare tutta la storia.

Ci sono altre ragioni per cui ho deciso di votare No. Il modo discutibile con cui sono attribuiti i Senatori tra le varie regioni, per esempio, o l'idea che sindaci o rappresentati regionali, il cui compito sarebbe quello di lavorare direttamente per realtà locali, abbiano tempo e competenze anche per occuparsi di materie a livello nazionale. Altri ne hanno scritto più diffusamente (e meglio) di me. Vi invito per esempio ad andare a leggere quanto ne ha scritto Maurizio Codogno:

Voto no perché sono state messe insieme troppe cose discordanti, e una Costituzione non è una semplice legge

o la serie di articoli di Leonardo Tondelli:

  1. Non si riscrive la carta costituzionale col martello pneumatico.
  2. Non si usa una brutta legge elettorale come moneta di scambio.
  3. Non mi piacciono le riforme semipresidenziali.
  4. Meglio un Renzi sconfitto oggi che un Renzi sconfitto domani.
  5. Mandare 21 sindaci al senato è una stronzata pazzesca.
  6. Mandare sindaci al senato è davvero una stronzata pazzesca.
  7. Nel nuovo Senato alcune Regioni saranno super-rappresentate, ai danni di altre.
  8. Si poteva scrivere meglio, ma non hanno voluto.

  9. Scriviamo già troppe leggi col bicameralismo perfetto (figuratevi senza).

Alcuni sono più convincenti degli altri, ma globalmente mi sembrano tutti condivisibili. Sapendo quanto è prolifico, immagino che tra qui e il 2 dicembre ne scriverà altri, gettate uno sguardo sul suo sito di tanto in tanto, se vi va.

In video, invece, vi invito ad vedere l'intervista a Francesco Pallante, costituzionalista torinese che ha recentemente scritto con Gustavo Zagrebelsky "Loro diranno, noi diciamo" proprio a proposito della riforma costituzionale.

Full disclosure: Francesco è un amico, come lo è Paolo, la persona che lo intervista. Insomma, il solito cerchio magico torinese. Ah, e ho pubblicato per Laterza anch'io. Tutto un magna magna. 🙂

Se invece volete documentarvi sui contenuti tecnici ma senza commento politico, allora vi consiglio il libretto redatto da Valigia Blu, veramente molto ben fatto.

Vado a fare il mio dovere. La cabina elettorale è in soggiorno, spedirò la busta domattina. Buona riflessione a voi che avete ancora un po' di tempo.

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L'ultima estate. Emilia, mercoledì 10 agosto 1994

La pialassa di Ravenna (Foto di Leonardo D'Amico, da Flickr)

La pialassa di Ravenna (Foto di Leonardo D'Amico, da Flickr)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è la settima puntata, il racconto inizia qui.)

Oggi con molta lentezza (causa docce, spesa, pagamento multe) ci trasferiamo da Bologna verso il mare, zona Ravenna. La meta sono i luoghi dell’infanzia di Kurt.

All’idea di visitare i posti dove passava le estati da bambino Kurt si è di colpo intenerito, e ci racconta qualcosa – ma poco – delle sue vacanze. Io intanto continuo a immaginarmelo con un costumino stretto e un cappellino da marinaio sui riccioli biondicci – che oggi hanno lasciato posto ad una ben più rude e maschia pelata [1]Che Kurt abbia modi e aspetto di un quasi-naziskin l'ho già detto, ma vale la pena ricordarlo per mettere le cose in prospettiva. Ricordo che all'epoca scherzavamo dicendo che, se non avessimo conosciuto Kurt e lo avessimo incontrato dopo il tramonto lungo qualche strada secondaria di San Salvario a Torino, avremmo probabilmente cambiato marciapiede.– che sta seduto sulla riva dell’Adriatico a fare castelli di sabbia, e la cosa non può che mettermi di buon umore.

La vista del mare rimuove ogni freno inibitore a noi maschietti, che in circa 40 secondi passiamo da tutto vestito al costume, senza asciugamani o coperture. Facciamo il bagnetto in un mare-salamoia; [2]L'Adriatico è quello che è. io e Willi, forse come divina ricompensa per le nostre opere a favore dell’umanità, durante l’ammollo abbiamo l’occasione di deliziarci le pupille con le grazie di due compagne che si mostrano “spontaneamente” (wow!). [3]"Chi sia accontenta gode così così", avrebbe appropriatamente cantato Ligabue l'estate successiva, probabilmente ispirato dai nostri ormoni repressi per il ritornello di "Certe notti".

È già la seconda volta che accade, se non ricordo male qualche giorno fa Cassandra, oggi di nuovo lei con Maia si dedicano al topless. Non posso che esserne lieto, ma mi sfugge il motivo per cui in seguito sembreranno vergognarsi un po’ di questa cosa. Quello che è certo e che in seguito entrambe sembreranno dimenticarsi – chissà perché? – di questo bagno a tette all’aria, [4]A rileggermi oggi mi chiedo ancora se fossi veramente del tutto naive, o se invece me la raccontassi per rinforzare la mia maschera di rispettoso e responsabile, ma al contempo uomo moderno e aperto. Come se non avessi già capito a quella giovane età che la relazione con il proprio corpo e l'intimità son cose complicate, e imparare a gestirle richiede ai migliori una vita intera, figuriamoci ai comuni mortali. in cui, dietro le pressanti richieste di noi due ominidi, hanno fatto del nuoto sincronizzato saltando fuori dall’acqua e dimenandosi. E sì che oggi sembravano divertirsi, e non erano neanche troppo restie a mostrarsi. Non so, a me era piaciuto. [5]Ma dai!

Nel pomeriggio (dopo aver pranzato con piadina e mozzarella e pomodoro, che è una pizza margherita piegata in due), [6]La dieta della vacanza denota una certa monotonia, per non parlare della mancanza di fibre e vitamine. cerchiamo un campeggio e facciamo nuovamente il bagno.

Continua una certa diffusa aria di scazzo presente da ieri, che le imbecillità di Aki e John (nome in codice dei capireparto-giungla), non riescono ed arginare.

Il fatto di essere o essere stati tutti boy-scout ci influenza non poco. Aki sta per Akela, che è il lupo che guida il branco del “Libro della Giungla”. Akela per tutti noi è – e probabilmente lo sarà per sempre nei cuori di alcuni di noi – Willi. John sarei io, che faccio il caporeparto. Non avendo un soprannome “ufficiale”, Willi mi ha battezzato John, così che nei siparietti deliranti che apprestiamo ogni volta che occorre [7]I siparietti deliranti sono l'antidoto all scazzo, come ho già avuto modo di raccontare in precedenza. sappiamo come chiamarci.

La canzone di questi giorni è “la battaglia dei pianeti”. [8]Per coloro che non conoscessero questa pietra miliare dell'animazione, invito a guardare la sigla per farsi un'idea. Interpreti:

  1. Ken l’aquila (Willi); [9]Il leader del gruppo, dunque ovviamente accaparrato da Willi.
  2. Jimmi la rondine (io); [10]La controparte comica, dunque altrettanto ovviamente assegnato al sottoscritto.
  3. Joe il condor (Flip); [11]Il membro tenebroso della squadra, dunque giustamente interpretato da Flip, che ha un carattere riservato. [12]Spoiler: alla fine della serie animata Joe morirà sacrificandosi per gli amici, se non ricordo male connettendo con il proprio corpo due tronconi tagliati di un cavo elettrico dal ruolo essenziale - forse per far funzionare il robottone? - assicurando così il flusso di corrente necessario alla vittoria, ma perdendo la vita nell'intento. Che eroe.
  4. Bretigeen il cigno (Cassandra); [13]L'unica donna del quintetto, perennemente in bilico tra Ken e Joe, o forse no, non ricordo bene.
  5. Riù il gufo (a turno Kurt o Maia). [14]Questi quintetti giapponesi si assomigliano tutti, andate a rivedervi la squadra dei piloti dei leoni di Voltron per convincervi. Ci sono sempre due maschi vigorosamente amici ma un po' in competizione, una fanciulla spesso contesa a dare il tocco di femminilità, e un ragazzino e un amico corpulento a fare a turno la controparte comica. In questo caso il ruolo di Riù - il corpulento della cricca - è ben adatto alla stazza e alle fattezze di Kurt, decisamente meno a quelle di Maia. Mah.

La battaglia dei pianeti era la sigla di un a cartone animato della nostra infanzia. Ovviamente ne abbia coniata subito una versione sconcia, con tanto di gesti. [15]Non trascrivo il testo rimaneggiato, che peraltro ricordo ancora piuttosto bene, ma posso dirvi che non lasciava troppo spazio all'immaginazione.

Oggi è San Lorenzo, così dopo cena a Casal Borsetto balliamo con i "Sangue Romagnolo" [16]Dopo Ciarli Roketto alla Festa di Liberazione di Borgo Panigale, continua la nostra avventura con il meglio della musica emiliano-romagnola. e assistiamo ai fuochi artificiali sulla spiaggia. Tornati in campeggio ci facciamo una pastasciuttina di mezzanotte [17]Cioè, piadina a pranzo, probabilmente pizza a cena - il diario non illumina a proposito - e pastasciutta di mezzanotte! E pesavo meno di sessanta chili per quasi un metro e ottanta. Ah, avere vent'anni! e guardiamo le stelle cadenti, che si rivelano più che altro stelle fisse.

Note   [ + ]

1. Che Kurt abbia modi e aspetto di un quasi-naziskin l'ho già detto, ma vale la pena ricordarlo per mettere le cose in prospettiva. Ricordo che all'epoca scherzavamo dicendo che, se non avessimo conosciuto Kurt e lo avessimo incontrato dopo il tramonto lungo qualche strada secondaria di San Salvario a Torino, avremmo probabilmente cambiato marciapiede.
2. L'Adriatico è quello che è.
3. "Chi sia accontenta gode così così", avrebbe appropriatamente cantato Ligabue l'estate successiva, probabilmente ispirato dai nostri ormoni repressi per il ritornello di "Certe notti".
4. A rileggermi oggi mi chiedo ancora se fossi veramente del tutto naive, o se invece me la raccontassi per rinforzare la mia maschera di rispettoso e responsabile, ma al contempo uomo moderno e aperto. Come se non avessi già capito a quella giovane età che la relazione con il proprio corpo e l'intimità son cose complicate, e imparare a gestirle richiede ai migliori una vita intera, figuriamoci ai comuni mortali.
5. Ma dai!
6. La dieta della vacanza denota una certa monotonia, per non parlare della mancanza di fibre e vitamine.
7. I siparietti deliranti sono l'antidoto all scazzo, come ho già avuto modo di raccontare in precedenza.
8. Per coloro che non conoscessero questa pietra miliare dell'animazione, invito a guardare la sigla per farsi un'idea.
9. Il leader del gruppo, dunque ovviamente accaparrato da Willi.
10. La controparte comica, dunque altrettanto ovviamente assegnato al sottoscritto.
11. Il membro tenebroso della squadra, dunque giustamente interpretato da Flip, che ha un carattere riservato.
12. Spoiler: alla fine della serie animata Joe morirà sacrificandosi per gli amici, se non ricordo male connettendo con il proprio corpo due tronconi tagliati di un cavo elettrico dal ruolo essenziale - forse per far funzionare il robottone? - assicurando così il flusso di corrente necessario alla vittoria, ma perdendo la vita nell'intento. Che eroe.
13. L'unica donna del quintetto, perennemente in bilico tra Ken e Joe, o forse no, non ricordo bene.
14. Questi quintetti giapponesi si assomigliano tutti, andate a rivedervi la squadra dei piloti dei leoni di Voltron per convincervi. Ci sono sempre due maschi vigorosamente amici ma un po' in competizione, una fanciulla spesso contesa a dare il tocco di femminilità, e un ragazzino e un amico corpulento a fare a turno la controparte comica. In questo caso il ruolo di Riù - il corpulento della cricca - è ben adatto alla stazza e alle fattezze di Kurt, decisamente meno a quelle di Maia. Mah.
15. Non trascrivo il testo rimaneggiato, che peraltro ricordo ancora piuttosto bene, ma posso dirvi che non lasciava troppo spazio all'immaginazione.
16. Dopo Ciarli Roketto alla Festa di Liberazione di Borgo Panigale, continua la nostra avventura con il meglio della musica emiliano-romagnola.
17. Cioè, piadina a pranzo, probabilmente pizza a cena - il diario non illumina a proposito - e pastasciutta di mezzanotte! E pesavo meno di sessanta chili per quasi un metro e ottanta. Ah, avere vent'anni!
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A couple of job opportunities to work with ATLAS in 2017

photonportal_website_2016-11

I rarely discuss job administrative details on these pages, but I thought it could be interesting to advertise a couple of job openings here. At the beginning of 2016 me and a group of collaborators from the ATLAS experiment were awarded fundings by the French National Research Agency (ANR) for a project called PhotonPortal. The goal of the project, which I am the Principal Investigator of, is to search for phenomena beyond the Standard Model using event topologies with photon in the final state, and with precision measurement of the Higgs boson properties with the H\to\gamma\gamma decay. If you are interested in the project details, you can find a 30-pages writeup on the project website.

The PhotonPortal fundings will be mostly used to hire three 2-years post-docs, to be respectively based in LAL Orsay, LPNHE Paris, and at my lab in LAPP Annecy. We are now opening the first position to work in LAL, so if you have a PhD in particle physics and are interested to join the team, consider to apply. The opening has a formal deadline at December 1st, but the position will stay opened until filled. The opening for the position based in Paris will happen during Fall 2017, while that to work with my team in LAPP in Fall 2018. I'll publicise the future openings when the time will come.

At LAPP we are also looking for a new PhD student, to work with me on the measurement of the Higgs boson differential cross section with the H\to\gamma\gamma decay. The student is invited to join the team during Spring 2017 for an undergraduate internship  that could last from a minimum of six week to four months. This  pre-graduate-school internship is strongly advised: it will help to see whether the student is a good match for the team, and the other way around. Upon mutual satisfaction, the student could start the PhD in October 2017, based at LAPP with frequent presence at CERN (or the other way around, if needed). The reference university that will award the PhD title is the University of Grenoble. If interested, do not hesitate to contact me, all my work contact are on the project description.

A note for the Italian students: the undergraduate internship is something one can do between the end of your Master (laurea specialistica) and the beginning of the PhD, or as a part of the Master itself, upon agreement with your University. This is actually what the French student usually do, as part of the compulsory internship requested to complete their second-level Master and graduate. 

P.S. The PhotonPortal website is my first attempt to work with a static site generator. I used Jekyll, and I actually while liked it. One day or another I'll discuss the details a bit more.

(That's another entry among my attempts to blog in English. Un esperimento, appunto, da mescolarsi con la consueta scrittura in lingua italica: che lettori non anglofoni non disperano. Gli studenti di fisica di qualunque nazionalità, invece, dovrebbero sapere leggere l'inglese!)

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Non diventate cinici

Otto anni fa pubblicavo questo post su Borborigmi. All'epoca Giulia non aveva nemmeno un anno, e, mentre la pupa dormiva nel suo lettino, noi ci godevamo quell'inebriante sensazione di cambiamento possibile che l'elezione del primo presidente di colore degli Stati Uniti d'America sembrava portare.

Sono passati otto anni, e Giulia è ormai una signorinetta. Ieri gli Stati Uniti d'America hanno eletto come presidente un tycoon sessista e razzista, patologicamente bugiardo, senza alcuna esperienza di amministrazione pubblica, pericoloso per loro e per il mondo intero. Seduto sul letto di un albergo in Grecia (sono in trasferta per una convegno) ho seguito le ultime fasi della diretta della CNN con un crescente sconforto.

Ho molti pensieri nella testa, ma sopratutto uno mi tormenta. Temo che il fenomeno delle "camere a eco", di cui ho parlato a Camogli nell'ambito delle teorie scientifiche squinternate, sia in azione anche e soprattutto quando tentiamo di interpretare il sentimento politico del mondo che ci circonda. Altrimenti non si spiega come in molti fossimo convinti che Hillary Clinton avrebbe vinto, con più o meno ampio margine: in fondo, guardando intorno a noi, chi riusciva a immaginare che fosse possibile supportare qualcuno come Trump? E in quell'intorno a noi risiede probabilmente tutta la presunzione di poter leggere la realtà dalle nostre tiepide case, foderandoci gli occhi di costoso prosciutto, e immaginandoci un mondo conforme all'immagine che ce ne siamo fatti. Provo stasera una sensazione simile a quella che ho sentito negli anni a ogni successo elettorale di Berlusconi in Italia. Io non conosco nessuno che abbia mai votato Berlusconi, eppure circa la metà dei miei concittadini lo ha fatto a un certo punto. Dove sono? Si nascondono forse? Sono ontologicamente altri da me? Come posso incontrarli, parlare loro, provare a convincerli?

La partecipazione politica, la militanza, sembra aver perso la dimensione dell'incontro sociale. È fin troppo facile pontificare a cena con gli amici, e sui social network o un blog. Si finisce sempre per trovarsi tra simili, a convincersi e bearsi della nostra ragione, e a perdere di vista che, altrove, qualche altra camera a eco sta operando in direzione opposta, con altri gruppi e altre fazioni. Stasera sento allora un forte bisogno di indossare delle scarpe con la suola buona, per andare a incontrare il mondo di persona, in situazioni anche scomode, fuori da riserve rassicuranti. Chissà se ne sarò capace, e come.

Giulia compirà nove anni alla fine del 2016, e mi chiedo sempre più spesso che mondo le lasceremo. Non ho risposte, non ho suggerimenti, ma sono sempre più a disagio con l'idea che l'unica interazione politica che ci è concessa sia la lamentazione rassegnata di un triste futuro ineluttabile, che sembra essere diventata la cifra unica di un certa sinistra fatalista. O perlomeno, di quella sinistra fatalista che grida alla fine del mondo nella camere a eco che mi trovo a frequentare. Nel frattempo, sullo schermo della CNN è apparso un podio di fronte alla Casa Bianca, Barak Obama è uscito a commentare il risultato elettorale. Come già otto anni fa, quest'uomo ha la capacità di dire cose che parlano al mio cuore, anche in un contesto che non potrebbe essere più diverso. Non è facile farle mie, il cinismo è sempre in agguato, ma bisogna provarci.

To the young people who got into politics for the first time and maybe disappointed by the results, I just want you to know you have to stay encouraged. Don’t get cynical. Don’t ever think you can’t make a difference. (...)

Sometimes you lose an argument. Sometimes you lose an election. You know, the path that this country has taken has never been a straight line. We zig and zag and sometimes we move in ways that some people think that is forward and others think is moving back. 
And that’s okay. (...)

We try really hard to persuade people that we’re right. And then people vote. And then if we lose, we learn from our mistakes. We do some reflection. We lick our wounds. We brush ourselves off. We get back in the arena. We go at it. We try even harder the next time. The point though is that we all go forward with the presumption of good faith in our fellow citizens because that presumption of good faith is essential to a vibrant and functioning democracy.

Ai giovani che si sono affacciati alla politica per la prima volta in questa occasione e sono delusi dal risultato, voglio solo dire di rimanere speranzosi. Non diventate cinici. Non pensate neppure per un attimo di non poter fare la differenza.

A volte si perde un confronto. A volte si pende un'elezione. La strada che questa nazione ha intrapreso non è mai stata una linea diritta. Andiamo a zig-zag, e a volte ci muoviamo in direzioni che alcuni pensano siano andare avanti, e altri pensano siano andare indietro. Ed è  qualcosa che va bene.

Cerchiamo di convincere le persone delle nostre ragioni con tutte le nostre forze. E poi le persone votano. E se perdiamo, allora impariamo dai nostri errori. Facciamo le dovute riflessioni. Ci lecchiamo le ferite. Ci rimettiamo in piedi. Torniamo nuovamente dell'arena, incoraggiati. Cerchiamo con ancora maggior forza la volta successiva. Il punto però è che avanziamo con la presunzione della buona fede dei contri concittadini, perché la presunzione di buona fede è essenziale per una democrazia funzionale e vibrante.

Pubblicato in Militanza | Etichette: , , , , , | 15 Repliche
  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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