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Esprimersi liberamente senza bavagli 14 luglio 2009

Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi, Militanza 2 commenti

SCARICAILLOGOEPUBBLICALOCara mezza dozzina di lettori di queste paginette, questo blog aderisce all’iniziativa per protestare contro le assurde disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni. Disposizioni che tra le altre cose toccano chi pubblica opinioni sulla rete, imponendo un totalmente irragionevole obbligo di rettifica a ogni gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network passando per i forum).

Dunque silenzio per tutto il giorno (io e voi, ergo commenti chiusi fino a domani). Sperando di poter continuare a esprimerci liberamente senza bavagli. Sigla:

Non bisogna aprire bocca sempre ovunque e in ogni caso per legare quattro frasi con lo sputo e lo spago, molto spesso può bastare quel sogghigno malandrino o il silenzio che anche lui fà il suo casino.

(Carlo Pestelli, Non bisogna)

Aggiornamento [15/7/2009]: commenti riaperti, fiato alle trombe.

Fare una pausa e riflettere un po’ 2 luglio 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Militanza, Politiche della ricerca, Zen da taschino 4 commenti

Quando ti rendi conto di essere dalla parte della maggioranza, è ora di fare una pausa e riflettere un po’.

Mark Twain

Scusate lo sfogo un po’ criptico, ma sono in mezzo a una discussione edificante con alcuni giovani colleghi precari dell’INFN sulle possibili azioni di protesta contro il concorso R5. Come Andrea Giammanco faceva notare stamattina nel suo contributo, è estremamente difficile fare uscire le pecore dalla logica del gregge. Che fatica.

Update [venerdì 3 Luglio]: ecco, lo sapevo! Alla fine come sempre vince la logica del compromesso ambiguo. Nella sostanza l’azione di protesta si concretizza semplicemente in una lettera (e va bene), che in più firmerebbero tutti, sia chi non partecipa al concorso sia chi invece ci va. Vi sembra sensato? A me no, dunque mi dissocio. Amen.

Letture amene per il weekend 24 ottobre 2008

Inviato da Marco in : Intenzioni educative, Politiche della ricerca, Scienza e dintorni 11 commenti

In questi giorni di agitazioni, manifestazioni, occupazioni, infiltrazioni (e a tratti pure equazioni), ecco qualche lettura amena – e magari pure un dito provocatoria, se non alternativa – per il week-end, a proposito di cervelli in fuga, precari, università, ricerca, scuola e robetta simile. Poi ne parliano, neh?

Buon weekend, fate i bravi. Occupate, discutete, calcolate. E, dopo una certa ora, bevete la giusta quantità di malto fermentato alla gradazione che preferite, e pensate ad altro.

Calpestateci 23 ottobre 2008

Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 15 commenti

Ho ascoltato la Gelmini mentre elencava i mali dell’università italiana: sono mali veri, ma lei lo diceva con odio e arroganza. Lei che è il ministro dell’Istruzione. E’ come se uno avesse un figlio con dei problemi e provasse a guarirlo bastonandolo.

Pierluigi Bersani, 23 ottobre 2008

Mi chiedo: dopo le legnate, calpesteranno i feriti?

Precari dentro 16 ottobre 2008

Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 18 commenti

Ok, riprendiamo da dove eravamo rimasti stamattina. Ieri la Camera dei Deputati ha dato il via libera all’emendamento “ammazza-precari” (art. 37 bis del DDL 1441) voluto dal Ministro Brunetta. Che questo significhi che un sacco di ricercatori precari perderanno il posto ve l’ho già detto. Siccome però a me piacciono i numeri, adesso ne metto lì qualcuno, che le cifre dovrebbero aiutarne a capire l’entità dello sfascio.

L’emendamento in questione farà si che il primo Luglio del 2009 perderanno il posto di lavoro 60.000 ricercatori precari. 60000 ricercatori precari sono tanti? Si. La realtà che tanto sconcerta il Ministro caffè che negli Enti di Ricerca il 35% dei lavoratori ha un contratto a termine. Che è esattamente il concetto di realtà malsana a cui accennavo stamattina. Per esempio, per restare nel mondo della fisica delle particelle, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare una persona su 3 è un precario! Non rinnovare il contratto a questa persone significa rinunciare a professionalità e competenze costruite nell’arco di anni (il ricercatore precario italiano ha in media 35 anni, e di solito ha finito il dottorato prima dei 30), con uno spreco di risorse umane e di conoscenze scientifiche elevatissimo. Molte attività di ricerca non potranno proseguire senza il contributo dei lavoratori precari. Per chiarirci, non stiamo parlando di pivelli che hanno un contratto temporaneo perché sono “in prova”: sempre per restare nell’ambito che conosco, si tratta spesso di persone che coprono ruoli di responsabilità e coordinamento nelle collaborazioni di LHC, nonostante a casa loro siano precari.

Al danno si aggiunge la beffa: questi ricercatori non solo non avranno il rinnovo del contratto dal 1 luglio 2009, ma non potranno nemmeno concorrere per avere un posto a tempo indeterminato. Infatti al decreto “ammazza-precari” vanno aggiunti:

di cui abbiamo già parlato. Tutto questo dopo 6 anni di sostanziale blocco delle assunzioni!

E’ facile predirre quali saranno le conseguenze di questa politica: la dispersione delle competenze acquisite, il progressivo invecchiamento degli Enti di Ricerca, l’impossibilità di mantenere i livelli di competitività ed innovazione riconosciuti alla ricerca italiana in campo internazionale. Per non parlare (scusate la notarella personale) l’impossibilità di rientro per tutti i ricercatori che hanno varcato la frontiera.

Update: se vi sentite in vena di fare un po’ di propaganda, ecco un volantino preparato da alcuni ricercatori (precari, guarda un po’) di Torino. Diffondete, gente, diffondete.

Tagliagole 16 ottobre 2008

Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 28 commenti

Non che ce ne fosse bisogno (se poco poco avete seguito le vicende dovreste sudare freddo e avere male al fegato da tempo), ma quando le cose finiscono persino sull’editoriale di Nature è veramente il segno che la situazione è grigia. O meglio nera. La Camera ha approvato l’articolo 37 bis del ddl lavoro che blocca dal primo luglio 2009 la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione; precari che, tra gli altri, comprendono una fetta importante della forza lavoro degli enti pubblici di ricerca italiani, come l’INFN o il CNR. In soldoni, vuol dire che gente brillante che da anni lavora come ricercatore o tecnologo con contratti a tempo determinato, e che ha magari vinto negli ultimi tre anni un concorso nazionale per cui dovrebbe essere finalmente assunto, verrà invece messo in mezzo ad una strada con tanti saluti, perché considerato una spesa inutile:

Il governo di centro destra di Silvio Berlusconi ha deciso per decreto che i budget per università e ricerca scientifica potranno essere utilizzati per rinvigorire le banche e gli istituti di credito italiani [...]

La base scientifica di ogni paese richieda un rapporto sano tra impiegati permanenti e temporanei [...]. In Italia questo rapporto è decisamente malsano. [...]

Il governo tratta la ricerca come semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece sarebbe piu opportuno vederla come un investimento per costruire l’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. [...]

Fate i bravi, leggetevi l’articolo. Se l’inglese vi è ostico, andate almeno a farvi un giro sul sito del Buco Nero. Ho appena parlato al telefono con Chiara (mia compagna di Università a Torino, e oggi precaria dell’INFN nonostante sia vincitrice di concorso a livello nazionale), nel corso della giornata metteremo su qualche informazione e riflessione in più. Nell’attesa, indignatevi, incazzatevi, protestate, che siate ricercatori, panettieri, disoccupati, madri di famiglia, nonni o carrozzieri. Non stiamo parlando del lavoro di qualche persona. Stiamo parlando del futuro del paese. Che ci crediate o meno.

Update: per gli allergici all’inglese, ecco la traduzione in italiano dell’articolo di Nature. (Italia dall’estero, via Il Buco Nero).

Il Buco Nero - sito dei lavoratori precari INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)