E se… un anno dopo, finale sconsolato 14 maggio 2010
Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Militanza, Politiche della ricerca 22 commenti
Questa serie di post, un po’ provocatori e un po’ mica tanto, è iniziata ormai più di un anno fa. A suo tempo mi sembrava ci fosse bel subbuglio riguardo alle potenziali evoluzioni dell’università e della ricerca in Italia. La riforma Gelmini era ancora in incubazione, e in giro per la rete spuntavano come funghi i siti gestiti da professori e ricercatori arrabbiati e intraprendenti, dove si tentava di immaginare strade possibili per aggirare, migliorare, sradicare gli aspetti farraginosi, medioevali e persino clientelari dell’organizzazione della ricerca italiana.
A un anno di distanza il panorama è un po’ triste. La riforma Gelmini è arrivata, tronfia nel suo impianto managerial-aziendale che vorrebbe essere la panacea di ogni male dell’università italiana, e completamente dimentica dell’imprescindibile relazione tra ricerca di punta e buona didattica. I siti battaglieri hanno più o meno tutti smesso di parlare mesi fa, e in certi casi gli stessi aspiranti ricercatori arrabbiati non hanno esitato a chinare la testa per l’ennesima volta pur di poter continuare a sperare in qualche contrattino temporaneo.
Certo, recentemente si sono visti nuovi tentativi di protesta e lotta da parte degli stessi ricercatori strutturati, forse questa volta con un potenziale maggiore di quelli che puntavano solo sulle azioni simboliche. Meno male, alleluia. Dall’altra parte però, sempre da parte dei ricercatori strutturati si è vista anche una triste tentazione corporativista di senso opposto. Tanto per cambiare, è emersa ancora la consueta contraddizione che ammazza ogni tentativo di lotta in Italia ormai da decenni: facciamo pure la voce grossa e protestiamo per il bene della collettività, ma restiamo pronti sottobanco a contrattare e accettare al volo qualunque avanzamento personale ci venga proposto, in barba a quella collettività e a quei principi per cui è magari anche bello gridare in piazza, a patto però che la lotta non sia troppo controproducente per la propria storia personale.
Questa serie di interventi finisce dunque qui, con una certa consapevolezza che la situazione è certamente complessa, e che i miglioramenti reali sono ben lontani da arrivare. Certo perché la controparte politica è pessima, disinteressata e miope, ma anche perché i diretti interessati sono spesso troppo a loro agio con il sistema attuale, che garantisce il ristagno ma in fondo anche – perlomeno a chi si dimostra in grado di sopportare, o ai fedeli – un qualche tipo di sopravvivenza. Siamo proprio sicuri di volere riconoscimento del merito e valutazione imparziale? Se avete voglia di rileggerli, sono tutti qui.
- E se… i concorsi universitari venissero aboliti, ed il reclutamento di ricercatori e professori avvenisse per assunzione diretta e insindacabile (ovvero per cooptazione) da parte dei dipartimenti?
- E se… il 25% dei finanziamenti agli atenei e ai dipartimenti fosse assegnato in base alla qualità della ricerca effettuata nei 3 anni precedenti? E se lo stesso criterio si applicasse agli stipendi di ricercatori e professori?
- E se… la ricerca di dipartimenti e persone – quella che dovrebbe servire a destinare fondi e incentivi – fosse valutata attraverso un processo di peer-reviewing anonimo e internazionale?
- E se… giovani laureati di belle speranze, dottorandi, assegnisti di ricerca e ricercatori precari la smettessero di lavorare gratis? E se, più esplicitamente, fosse loro vietato di assumente qualunque incarico didattico non retribuito? E se, a margine, abolissimo l’ignominia dei professori a contratto?
- E se… ogni domanda per una posizione in Università o presso un Ente di Ricerca dovesse essere accompagnata da tre lettere di raccomandazione?
- E se… le uniche pubblicazione valide per ogni tipo di valutazione comparativa fossero quelle apparse su riviste peer-reviewed internazionali?
- E se… un’esperienza di studio o ricerca all’estero venisse valutata positivamente in una selezione per una posizione accademica? E se, al limite, almeno non rappresentasse un handicap?
Esprimersi liberamente senza bavagli 14 luglio 2009
Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi, Militanza 2 commenti
Cara mezza dozzina di lettori di queste paginette, questo blog aderisce all’iniziativa per protestare contro le assurde disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni. Disposizioni che tra le altre cose toccano chi pubblica opinioni sulla rete, imponendo un totalmente irragionevole obbligo di rettifica a ogni gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network passando per i forum).
Dunque silenzio per tutto il giorno (io e voi, ergo commenti chiusi fino a domani). Sperando di poter continuare a esprimerci liberamente senza bavagli. Sigla:
Non bisogna aprire bocca sempre ovunque e in ogni caso per legare quattro frasi con lo sputo e lo spago, molto spesso può bastare quel sogghigno malandrino o il silenzio che anche lui fà il suo casino.
Aggiornamento [15/7/2009]: commenti riaperti, fiato alle trombe.
Fare una pausa e riflettere un po’ 2 luglio 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Militanza, Politiche della ricerca, Zen da taschino 4 commentiQuando ti rendi conto di essere dalla parte della maggioranza, è ora di fare una pausa e riflettere un po’.
Mark Twain
Scusate lo sfogo un po’ criptico, ma sono in mezzo a una discussione edificante con alcuni giovani colleghi precari dell’INFN sulle possibili azioni di protesta contro il concorso R5. Come Andrea Giammanco faceva notare stamattina nel suo contributo, è estremamente difficile fare uscire le pecore dalla logica del gregge. Che fatica.
Update [venerdì 3 Luglio]: ecco, lo sapevo! Alla fine come sempre vince la logica del compromesso ambiguo. Nella sostanza l’azione di protesta si concretizza semplicemente in una lettera (e va bene), che in più firmerebbero tutti, sia chi non partecipa al concorso sia chi invece ci va. Vi sembra sensato? A me no, dunque mi dissocio. Amen.
Letture amene per il weekend 24 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Intenzioni educative, Politiche della ricerca, Scienza e dintorni 11 commentiIn questi giorni di agitazioni, manifestazioni, occupazioni, infiltrazioni (e a tratti pure equazioni), ecco qualche lettura amena – e magari pure un dito provocatoria, se non alternativa – per il week-end, a proposito di cervelli in fuga, precari, università, ricerca, scuola e robetta simile. Poi ne parliano, neh?
- Un Paese che esilia i giovani talenti distrugge il suo futuro (Salvatore Settis, Il sole 24 ore, 21 ottobre 2008). Cervelli in fuga e amenità affini, con dei bei numerelli.
- Come dare risorse ai migliori? (Daniele Checchi e Tullio Jappelli. Lavoce.info, 04 Settembre 2008). I volenterosi possono trangugiare tutto il dossier sulla valutazione della ricerca.
- Un’amica ricercatrice mi accennava qualche giorno fa che i soli precari che sembrano non preoccuparsi delle iniziative Brunetta/Gelmini sono quelli con cognomi “nobili”. Lettura consigliata, tanto per gettare un sassolino nello stagno: L’ateneo al voto tra i parenti (Tito Boeri, Repubblica, 3 ottobre 2008).
- Passando alla scuola (e alle “classi ponte” tanto di moda in questi giorni): No alle scuole ghetto. Intervista a Norberto Bottani (Irene Amodei, Vita, 8 settembre 2007). Per i coraggiosi, tutto il sito di Bottani varrebbe la lettura. E attenti, non è una voce consueta. (Ah, certo, Irene è mia moglie. Viva il nepotismo, viva il familismo amorale!
). - Per dessert, Improbabili ricercatori nell’università fondata sulla cooptazione (Giulio Palermo, il manifesto, 12 dicembre 2007). Con questo mi attiro le ire dei più, già lo so, ma se sorvolate sul tono anarco-insurrezionalista, ci sono delle cose su cui riflettere.
- Ok, ok, ci va pure qualcosa che tocchi l’attualità pura e semplice. E allora, se ancora non l’avete letto, L’ira dei ragazzi miti (Curzio Maltese, Repubblica, oggi). Non so voi, ma io ho l’impressione che il fatto che la protesta universitaria sia per una volta guidata dalle facoltà scientifiche le dia un tono, come dire, più… serio? Concreto? Informato?
Buon weekend, fate i bravi. Occupate, discutete, calcolate. E, dopo una certa ora, bevete la giusta quantità di malto fermentato alla gradazione che preferite, e pensate ad altro.
Calpestateci 23 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 15 commentiHo ascoltato la Gelmini mentre elencava i mali dell’università italiana: sono mali veri, ma lei lo diceva con odio e arroganza. Lei che è il ministro dell’Istruzione. E’ come se uno avesse un figlio con dei problemi e provasse a guarirlo bastonandolo.
Mi chiedo: dopo le legnate, calpesteranno i feriti?
Precari dentro 16 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 18 commenti
Ok, riprendiamo da dove eravamo rimasti stamattina. Ieri la Camera dei Deputati ha dato il via libera all’emendamento “ammazza-precari” (art. 37 bis del DDL 1441) voluto dal Ministro Brunetta. Che questo significhi che un sacco di ricercatori precari perderanno il posto ve l’ho già detto. Siccome però a me piacciono i numeri, adesso ne metto lì qualcuno, che le cifre dovrebbero aiutarne a capire l’entità dello sfascio.
L’emendamento in questione farà si che il primo Luglio del 2009 perderanno il posto di lavoro 60.000 ricercatori precari. 60000 ricercatori precari sono tanti? Si. La realtà che tanto sconcerta il Ministro caffè che negli Enti di Ricerca il 35% dei lavoratori ha un contratto a termine. Che è esattamente il concetto di realtà malsana a cui accennavo stamattina. Per esempio, per restare nel mondo della fisica delle particelle, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare una persona su 3 è un precario! Non rinnovare il contratto a questa persone significa rinunciare a professionalità e competenze costruite nell’arco di anni (il ricercatore precario italiano ha in media 35 anni, e di solito ha finito il dottorato prima dei 30), con uno spreco di risorse umane e di conoscenze scientifiche elevatissimo. Molte attività di ricerca non potranno proseguire senza il contributo dei lavoratori precari. Per chiarirci, non stiamo parlando di pivelli che hanno un contratto temporaneo perché sono “in prova”: sempre per restare nell’ambito che conosco, si tratta spesso di persone che coprono ruoli di responsabilità e coordinamento nelle collaborazioni di LHC, nonostante a casa loro siano precari.
Al danno si aggiunge la beffa: questi ricercatori non solo non avranno il rinnovo del contratto dal 1 luglio 2009, ma non potranno nemmeno concorrere per avere un posto a tempo indeterminato. Infatti al decreto “ammazza-precari” vanno aggiunti:
- i tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario
- la riduzione almeno del 10% della pianta organica (DDL 112 Giugno 2008, convertito in Legge 133/08 il 6 Agosto 2008)
- il blocco del turn-over (1 assunzione ogni 5 pensionamenti, dopo aver ridotto la pianta organica!).
di cui abbiamo già parlato. Tutto questo dopo 6 anni di sostanziale blocco delle assunzioni!
E’ facile predirre quali saranno le conseguenze di questa politica: la dispersione delle competenze acquisite, il progressivo invecchiamento degli Enti di Ricerca, l’impossibilità di mantenere i livelli di competitività ed innovazione riconosciuti alla ricerca italiana in campo internazionale. Per non parlare (scusate la notarella personale) l’impossibilità di rientro per tutti i ricercatori che hanno varcato la frontiera.
Update: se vi sentite in vena di fare un po’ di propaganda, ecco un volantino preparato da alcuni ricercatori (precari, guarda un po’) di Torino. Diffondete, gente, diffondete.
Tagliagole 16 ottobre 2008
Inviato da Marco in : Militanza, Politiche della ricerca 28 commentiNon che ce ne fosse bisogno (se poco poco avete seguito le vicende dovreste sudare freddo e avere male al fegato da tempo), ma quando le cose finiscono persino sull’editoriale di Nature è veramente il segno che la situazione è grigia. O meglio nera. La Camera ha approvato l’articolo 37 bis del ddl lavoro che blocca dal primo luglio 2009 la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione; precari che, tra gli altri, comprendono una fetta importante della forza lavoro degli enti pubblici di ricerca italiani, come l’INFN o il CNR. In soldoni, vuol dire che gente brillante che da anni lavora come ricercatore o tecnologo con contratti a tempo determinato, e che ha magari vinto negli ultimi tre anni un concorso nazionale per cui dovrebbe essere finalmente assunto, verrà invece messo in mezzo ad una strada con tanti saluti, perché considerato una spesa inutile:
Il governo di centro destra di Silvio Berlusconi ha deciso per decreto che i budget per università e ricerca scientifica potranno essere utilizzati per rinvigorire le banche e gli istituti di credito italiani [...]
La base scientifica di ogni paese richieda un rapporto sano tra impiegati permanenti e temporanei [...]. In Italia questo rapporto è decisamente malsano. [...]
Il governo tratta la ricerca come semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece sarebbe piu opportuno vederla come un investimento per costruire l’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. [...]
Fate i bravi, leggetevi l’articolo. Se l’inglese vi è ostico, andate almeno a farvi un giro sul sito del Buco Nero. Ho appena parlato al telefono con Chiara (mia compagna di Università a Torino, e oggi precaria dell’INFN nonostante sia vincitrice di concorso a livello nazionale), nel corso della giornata metteremo su qualche informazione e riflessione in più. Nell’attesa, indignatevi, incazzatevi, protestate, che siate ricercatori, panettieri, disoccupati, madri di famiglia, nonni o carrozzieri. Non stiamo parlando del lavoro di qualche persona. Stiamo parlando del futuro del paese. Che ci crediate o meno.
Update: per gli allergici all’inglese, ecco la traduzione in italiano dell’articolo di Nature. (Italia dall’estero, via Il Buco Nero).

