Io li odio i virus 28 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 20 commentiMaledetti piccoli untori dell’asilo. Giuro che l’anno prossimo mi vaccino.
E se… 2. I finanziamenti 23 gennaio 2009
Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 38 commenti
E se… il 25% dei finanziamenti agli atenei e ai dipartimenti fosse assegnato in base alla qualità della ricerca effettuata nei 3 anni precedenti? E se lo stesso criterio si applicasse agli stipendi di ricercatori e professori?
- Si parla molto di penuria di fondi per la ricerca in Italia. Non metto in dubbio che la scarsità dei finanziamenti sia un problema reale, ma non penso che sia il problema principale: il nodo primario è che questi fondi vengono di fatto distribuiti in modo indifferenziato a università e dipartimenti. A prescindere dalla quantità totale dei fondi a disposizione, non c’è nessuna reale competizione per assicurarseli: un ateneo con dipartimenti eccellenti che abbiamo un’ottima produzione scientifica riceve potenzialmente gli stessi fondi di un dipartimento mediocre della stessa taglia.
- La stesso problema si ripresenta nelle retribuzioni. L’entità dei salari di ricercatori e professori è esclusivamente determinata dall’anzianità di servizio. Non esiste nessun meccanismo di differenziazione che premi l’eccellenza, l’impegno e la responsabilità, e che penalizzi la pigrizia.
- Soltanto in un sistema in cui esista una reale competizione per i fondi a livello di atenei e dipartimenti diventa possibile liberalizzare le assunzioni e abolire i concorsi: se assumo il nipote del rettore per fargli un favore, ma questo signore è un fannullone incompetente, negli anni successivi mi ritroverò a non poter assumere più nessuno (o a non poter comprare materiale, o a non poter andare a conferenze, o…), perché non ne avrò la possibilità finanziaria. E il mio stipendio, come quello quello del nipotino, ne subiranno allo stesso modo le conseguenze.
- 25% è ovviamente un’approssimazione. Potrebbe essere il 30% e andrebbe bene lo stesso. Il punto è che si deve trattare di una percentuale consistente. Attualmente meno del 2% dei fondi sono distribuiti in base ai risultati ottenuti nell’attività di ricerca: decisamente una percentuale trascurabile, che non può certo incentivare nessuno sforzo verso un miglioramento e l’eccellenza, o scoraggiare nepotismo, pigrizia o cattive scelte. Anche il periodo di 3 anni è indicativo: magari vanno meglio 2, magari 4, possiamo discuterne. Il nocciolo rimane lo stesso: fondi e retribuzioni devono dipendere in modo sensibile da quanto fatto nel periodo precedente.
- La ricerca deve essere il criterio principale nella valutazione della distribuzione dei fondi. Certo, le università fanno anche (e spesso soprattutto) didattica, e anche questa va valutata, e premiata e incentivata nella sua eccellenza. Ma credo che la didattica debba rimanere un criterio vassallo alla ricerca: un dipartimento in cui si faccia ricerca di prim’ordine, con ricercatori e professori attivi su progetti all’avanguardia nella loro disciplina, sarà sempre un ambiente stimolante per gli studenti. Un dipartimento con ottimi pedagoghi che non fanno (più, mai) ricerca non può garantire lo stesso ambiente. In più, una distribuzione di fondi legata alla sola didattica tenderebbe a stimolare la nascita atenei dedicati esclusivamente all’insegnamento, fenomeno potenzialmente pericoloso per la qualità e l’aggiornamento della didattica stessa.
- Manco a dirlo, qui si apre un punto fondamentale: come si valuta la qualità della ricerca di un ateneo? E di un dipartimento? E di un singolo ricercatore? E chi è incaricato di valutarla? Di questo discuteremo in una prossima puntata. Ma possiamo già dire che la valutazione di ricercatori e professori rimane un affare interno al dipartimento: come per le assunzioni, il dipartimento dovrebbe avere la libertà di differenziare i salari in base insindacabili criteri interni. Criteri che, se l’entità dei fondi del dipartimento fosse sostanzialmente legata all’attività di ricerca, alla fine non potrebbero che essere anch’essi correlati al contributo del ricercatore o del professore a questa attività.
- Non vi sarà sfuggito il fatto che non ho mai nominato il termine “Facoltà”. Le Facoltà sono raggruppamenti di Dipartimenti: sono enti molto eterogenei, e spesso responsabili di organizzazione farraginosa e burocratica. Probabilmente andrebbero abolite, ma di questo magari riparleremo altrove.
- Per finire, due parole sull’attuale Quota di Riequilibrio. Circa il 70% dei fondi delle università viene da quello che si chiama Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO). Una parte del FFO viene assegnata secondo la cosiddetta Quota di Riequilibrio (QR), che mira a attribuisce una frazione dei fondi pubblici in base al numero di full time students e al costo standard per studente, basandosi sul discutibile principio che le Università che offrono servizi migliori vengano frequentate da più studenti. Il che è palesemente falso: il meccanismo della QR di fatto incentiva l’abbassamento degli standard formativi – faccio corsi ed esami più facili, promuovo e laureo più studenti, più studenti di iscrivono, prendo più fondi. Bella storia, bravi tutti. Per approfondire questo punto, consiglierei di iniziare dal forum degli Innovatori Europei.
Leggi le altre puntate:
La meccanica quantistica spiegata a Oliver. Prima passeggiata: luce di tanti colori, ognuno con un’intensità diversa 18 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza con Oliver 25 commentiOliver tira fuori il muso infangato dalla tana di talpa sulla quale è rimasto concentrato nell’ultimo quarto d’ora. Mi guarda come se si accorgesse improvvisamente della mia presenza dopo anni di indifferenza, e mi fa: “Dì un po’, ti ricordi l’ultima volta che abbiamo parlato di fisica? Io ero un po’ preoccupato per la storia del buco nero, e tu mi hai spiegato un po’ di probabilità, e raccontato di draghi nella cuccia e di biscotti che potrei avere oppure no. A un certo punto hai pure accennato alla possibilità che, per uno strano fenomeno chiamato tunnel quanto-non-mi-ricordo-bene, io e te saremmo potuti finire al centro della terra morendo di una morte atroce. Dicevi che era un evento mooolto improbabile, ed in ogni caso io ero pronto a seguirti (a patto che avessi quantità sufficienti di biscotti in tasca, ma quel giorno uscendo di casa mi sembrava avertene visto prenderne una bella manciata). Poi però ci ho ripensato” – Oliver ha dei tempi di riflessione piuttosto lunghi – “Quella storia del tunnel quanto-ci-siamo-capiti mi ha incuriosito: hai voglia di spiegarmi un po’ meglio come è possibile che qualcosa si solido (come per esempio un cane) possa passare attraverso qualcosa di altrettanto solido e impenetrabile (come per esempio l’ingresso di questa strettissima e inaccessibile tana di talpa): ho l’impressione che potrebbe tornarmi utile per la caccia. Che ne dici?”.
Inspiro ed espiro un paio di volte: “Mio caro quadrupede peloso, mi stai per caso chiedendo di spiegarti un po’ di meccanica quantistica? Lo sai che non è affatto banale?” “Lo immagino” fa lui con sguardo languido “ma nemmeno cacciare le talpe lo è. Se sarai bravo magari io potrei insegnarti un paio dei miei trucchetti…” “Tipo quello di scavare all’impazzata fino a quando l’ingresso della tana è completamente ostruito, e poi infilare il muso nel mucchio di terra smossa, e farsi mordere il naso?” “Esatto!” Uggiola Oliver entusiasta, mettendosi nella posizione di cane-modello che aspetta qualcosa. “Come resistere a un’offerta simile? Ma ti avverto, dovremo iniziare da parecchio lontano, e ci vorranno parecchie passeggiate” “Nessun problema: io devo uscire almeno due volte al giorno, se non vuoi che usi il tappeto…”.
Allora, devi sapere che i fisici sono a volte un po’ arroganti, e regolarmente credono di aver capito tutto, di aver scoperto tutto quello che c’è da scoprire. Alla fine del 1800 era più o meno così: tutto quello che succedeva in natura sembrava essere stato compreso. Che pacchia! Proprio in quel periodo alcuni di loro si misero a studiare un problemino che sembrava semplice: hai presente l’attizzatoio del camino? Quando lo lasciamo nel fuoco per un bel po’ diventa incandescente (Oliver abbassa le orecchie: negli anni ha imparato a diffidare del fiore rosso): questi fisici volevano capire le caratteristiche della luce emessa da un oggetto a una certa temperatura. O meglio, della radiazione emessa: non era necessariamente luce visibile, o perlomeno non lo era a tutte le temperature.
Questi fisici notarono che il “tipo” di luce emessa da un corpo caldo – il suo colore, se vuoi (Oliver è un po’ perplesso: i cani non hanno molta familiarità con i colori. Ma tiene duro: Oliver è un cane cocciuto) – dipende dalla sua temperatura. A una certa temperatura, un corpo emette luce (o meglio radiazione) di più “tipi” (di più colori, o, come piace dire agli scienziati, di diverse lunghezze d’onda); ed emette ogni tipo di luce con una diversa intensità. La somma di questi “tipi” di luce a diverse intensità ne determina il colore.
Per esempio il sole ci appare giallo, ed il colore che vediamo dipende proprio dalla sua temperatura, e dal particolare miscuglio di radiazioni di diversa lunghezza d’onda (con diverse intensità) che emette. Ti faccio un disegnino: su un asse metto il “tipo” di luce – il suo colore, ma preparati a spaziare anche nelle regione di luce che noi non vediamo – sull’altro asse metto l’intensità della luce emessa per quel particolare “colore” (ovvero, per quella lunghezza d’onda). Ecco la curva per il sole:

ed ecco quella per l’attizzatoio del camino, che è molto meno caldo del sole, ed emette principalmente nella regione dell’infrarosso, ma ha ancora qualche componente visibile appunto rossa:

Vedi? Le curve sono simili, anche se coprono regioni di lunghezza d’onda differenti. Adesso puoi provare a immaginarti la curva per il forno di casa (che è più freddo dell’attizzatoio del camino) dove sta cuocendo l’arrosto. “Mmmm” sbava Oliver, distraendosi un attimo… “Dai, su, lo sai che l’arrosto non ti spetta! Rimani concentrato!”.
Oliver si gratta accuratamente dietro l’orecchio, poi mi dice: “Vediamo se ho afferrato il concetto: un corpo a una certa temperatura emette un miscuglio di radiazioni di diversa lunghezza d’onda. Le caratteristiche del miscuglio (l’intensità della radiazione di ogni “tipo”) dipendono dalla temperatura, ma la forma generale del miscuglio è sempre la stessa, e assomiglia a quella curva a campana un po’ asimmetrica che mi hai disegnato. A volte la curva si trova in regioni di luce di un tipo, a volte di un altro, a seconda della temperatura del corpo in questione. Che ne dici, ci sono?” “Che bravo cane!” “E allora, dov’è l’inghippo? Che c’entra la meccanica quantistica?”.
Mio caro cane saputello, ti avevo avvertito che avremmo dovuto iniziare da lontano! Il problema è che nessuna delle equazioni della fisica di fine 1800, quelle sembravano descrivere così bene tutti meccanismi naturali conosciuti, riesce a descrivere questa curva che a te sembra tanto semplice! I fisici di allora si grattavano la testa con la stessa violenza con cui ti gratti tu quando ti prude un orecchio. Fino a quando non arrivò un certo signor Planck, che, rimanga tra noi, imbrogliò un po’, e imbrogliando trovò la soluzione al problema. E allo stesso tempo aprì il vaso di Pandora della meccanica quantistica. “un vaso pieno di biscotti come quello sul buffet di casa?” “Bah! Sei il solito. Dai, rientriamo a casa: il sole sta tramontando, e l’arrosto sarà ormai cotto” “Uof!”.
Continua (alla prossima passeggiata).
Tutto in famiglia 17 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 12 commentiNon vorrei mai che ve lo foste persi! Venerdì scorso il sempre-vostro era protagonista di un edificante raccontino pubblicato su Torino Sette – rinomato inserto dell’altrettanto rinomato quotidiano La Stampa – ispirato a questo espisodio di vita vissuta. Il fatto che l’autrice della rubrica in questione sia la legittima consorte del sempre-vostro è ovviamente puramente casuale
Roarrr 14 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Famiglia 11 commenti- Giulia, che verso fa il leone?
- Roaarrrr…
- E il coccodrillo?
- Roaarrr!
- E il gatto, come fa il gattino?
- Roaarrrr!
- Ma come, anche lui? E la pecorella?
- ROOAARRRR!
- Il maialino?
- ROOOOAAARRRRRRR!!!
- …
E’ un mondo piuttosto aggressivo, quello di Giulia. Apparentemente anche il trenino ruggisce.
Preghiera in Gennaio 11 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Memorie, Zen da taschino 9 commentiLascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno risplendono le stelleQuando attraverserà l’ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte
venite in paradiso là dove vado anch’io
perché non c’è l’inferno nel mondo del buon DioFate che giunga a voi con le sue ossa stanche
seguito da migliaia di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggioSignori benpensanti spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai santi, Dio fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza preferirono la morteDio di misericordia, il tuo bel paradiso
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto con la coscienza pura
l’inferno esiste solo per chi ne ha pauraMeglio di lui nessuno mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare
ascolta la sua voce che ormai canta nel vento
Dio di misericordia, vedrai, sarai contentoFabrizio de André, 18/2/1940 – 11/1/1999
E se… 1. I concorsi 10 gennaio 2009
Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca 51 commenti
E se… i concorsi universitari venissero aboliti, ed il reclutamento di ricercatori e professori avvenisse per assunzione diretta e insindacabile (ovvero per cooptazione) da parte dei dipartimenti?
- Il concorso è deresponsabilizzante. La commissione che seleziona il candidato vincente oggi non è in alcun modo responsabile a posteriori della scelta del candidato. Non subisce danni – di carriera, salariali – nel caso in cui la persona selezionata si riveli debole o inadatta alla posizione (“eh, che vuoi farci, ha vinto il concorso“), né al contrario riceve alcun incentivo per aver sezionato un candidato che si dimostri veramente brillante e produttivo. E ovviamente di incentivi e responsabilità riparleremo in uno dei prossimi post della serie.
- I concorsi pretendono di valutare una qualità oggettiva dei candidati che non esiste. Il numero di pubblicazioni, per prendere l’esempio più eclatante, raramente è collegato alla qualità della ricerca della persona: sono troppi i fattori in ballo (per esempio, la dimensione delle collaborazioni scientifiche di cui ha fatto parte il candidato). Solo una valutazione personale (della produzione scientifica, delle capacità didattiche, delle qualità organizzative) di cui si assuma la responsabilità di chi effettua la selezione ha un qualche senso. E, non dimentichiamolo, non esistono candidati buoni per ogni posto, in ogni momento.
- Il concorso valuta il passato dei candidati. La procedura concorsuale non lascia spazio per scegliere quel candidato che mostra di avere il miglior progetto – di ricerca, didattico, organizzativo – per il futuro del dipartimento che lo sceglie. Ma non è per questo che lo si assume?
- Più ampia è la base del concorso, più generali sono i criteri di valutazione. Come può un concorso nazionale selezionare i candidati migliori per le realtà locali che li assumeranno? Al limite potrebbe (come succede in Francia) dichiararne una generica idoneità, scremando i candidati rispetto ad un livello minimo.
- I concorsi si manipolano. Nonostante l’apparente imparzialità, oggi i concorsi vengono in maggioranza vinti dai candidati designati a vincerli al momento in cui il concorso viene bandito, nascondendo così una procedura di cooptazione de facto, ammantata di democraticità e apertura. E che però implica allo stesso tempo l’assenza di responsabilità. Troppo comodo.
- I concorsi hanno (di fatto) sempre un vincitore (e a volte due!). Quale azienda assumerebbe comunque qualcuno, se tra i candidati che si presentano non ce ne fosse nessuno idoneo al ruolo proposto? Eppure sono rarissimi i casi in cui il posto bandito non viene assegnato, persino nel caso in cui il candidato “interno” segretamente designato come vincitore per qualche ragione non si presenti. E allora?
Ecco qua. Colgo l’occasione dall’approvazione a colpi di fiducia della legge Gelmini (detto tra noi, poco coraggiosa e potenzialmente inutile – se non dannosa) per lanciare la serie di E se… dedicata all’università e alla ricerca in Italia, serie che inizio con l’annosa questione del reclutamento. Come accennavo, l’idea è quella di evidenziare una nodo problematico del sistema, gettando sul tavolo una soluzione drastica e provocatoria seguita da alcuni punti per contestualizzarla. Prese una per una, le proposte della serie potrebbero sembrare irrealizzabili e persino controproducenti (nel caso di quello di oggi, per esempio, l’obiezione potrebbe essere: bravo! Così i baroni non avranno più freni, e l’assunzione indiscriminata di figli e nipoti sarà agevolata), ma man mano che la serie crescerà il quadro generale sarà più chiaro, e, spero, coerente. Le idee che ci troverete non sono mica nuove: a chi volesse approfondire, consiglio di iniziare dalla lettura de L’università truccata di Roberto Perotti. I banner sono ritagliati dalle copertine dalla serie “What if…” della Marvel. Buona meditazione.

