Batteri 19 maggio 2010
Inviato da Marco in : Famiglia, Scienza e dintorni 7 commentiSabato dopo pranzo, io rassetto e Giulia seduta sul pianale della cucina mi guarda fare. Ogni occasione è buona per iniziare la formazione scientifica della prole duenne: perché aspettare?
- Papà, perché metti il pollo in frigo?
- Perché in giro ci sono i batteri, che sono degli esserini piccoli piccoli che sono golosi della nostra pappa, e che se la mangiano tutta se la lasciamo fuori al caldo, e un po’ la mangiano e un po’ la fanno diventare berk e noi non possiamo più mangiarla.
- E i batteri non entrano in frigo?
- Si, entrano anche li, ma dentro fa freddo e loro si addormentano, e se dormono non mangiano la nostra pappa.
- E dove sono i batteri?
- Sono dappertutto, ma sono così piccoli che non li vediamo.
- Sono piccoli piccoli piccoli. E sono bravi i batteri?
- Beh, ce n’è di buoni e di lazzaroni, e quelli lazzaroni si mangiano la nostra pappa e la fanno diventare berk, e fanno i buchi nei dentini se ci dimentichiamo di lavarli, e a volte ci fanno persino venire male all’orecchio, e…
- (faccia duenne perplessa, occhioni sgranati) …
Dubbio: ho esagerato? È vero che ha sofferto spesso di otite e non le piace lavarsi i denti, ma forse l’immagine degli esserini che picconano lo smalto o che le pizzicano il timpano è un po’ troppo. Soprassediamo, e tentiamo di cambiare velocemente discorso:
- Senti, vuoi un budino? Al cioccolato?
- Siiii!!! Io piace budino al cioccolato!
- Poi però laviamo i denti, ok?
Cioccolato batte batteri uno a zero. O almeno così credo. Si sa, i batteri si annidano nel profondo, e vivono nelle condizioni più estreme. Ora di cena, a tavola: la prole duenne si ferma, e improvvisamente sente il bisogno di spiegare l’esistenza dei batteri e i principi della conservazione del cibo alla mamma. Entusiasta (la prole, non la mamma), roteando le mani in grandi gesti esplicativi, tutto d’un fiato:
- Mamma, papà ha messo il pollo in frigo che poi c’erano i batteri piccoli piccoli piccoli che mangiano tuuuuuutto e poi vanno nell’orecchio e fanno pic! ahi ahi ahi e poi diventano grossi grossi grossi e nel frigo fa freddo freddissimo e viene sonno e sono stanchi e allora loro vanno a casa sua da sua mamma e suo papà a fare nanna!
Nessun dubbio: Pasteur in erba, premio Nobel assicurato. La mamma non condivide, ma si sa, la strada della scienza non è mai stata facile.
Roarrr 14 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Famiglia 11 commenti- Giulia, che verso fa il leone?
- Roaarrrr…
- E il coccodrillo?
- Roaarrr!
- E il gatto, come fa il gattino?
- Roaarrrr!
- Ma come, anche lui? E la pecorella?
- ROOAARRRR!
- Il maialino?
- ROOOOAAARRRRRRR!!!
- …
E’ un mondo piuttosto aggressivo, quello di Giulia. Apparentemente anche il trenino ruggisce.
Piccole geek crescono 2 dicembre 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Geek attitude, Letture e scritture, Zen da taschino 6 commentiKnuth’s Tex for the Math-kings of sigma, and pi,
Unix vim for the Server-lords with their O’Reilly tomes,
Word for Mortal Men doomed to die,
Emacs from the Bearded One on his Gnu throne,
In the land of Stallman where free software lies.
One Emacs to rule them all. One Emacs to find them,
One Emacs to take commands and to the keystrokes bind them,
In the land of Stallman, where free software lies.
Per certe cose, è bene iniziare presto
Etichette e buste 16 giugno 2008
Inviato da Marco in : Famiglia, Vita di frontiera 1 commento finoraNon c’è niente da fare, i bambini sono degli esserini pacchiani. Privi di gusto, con una certa propensione per il kitsch e il bruttino. Tu hai un bel comprare loro graziosi giochini in legno ecologici ed educativi, o simpatici pupazzetti di bonari animaletti realizzati in stoffe color pastello, oppure sonaglini intelligenti che svilupperebbero la mente: non appena dalla cantina di un amico esce il primo trabiccolo in plasticaccia bianca rigorosamente “made in China” con appeso un brutto e rumorosissimo coniglio rosa shocking, beh, puoi stare sicuro che diventerà il loro gioco preferito. Altro che bonaria ecologica morbidezza educativa. Balle! Il gioco deve fare rumore e casino, e se possibile essere vistoso: in questo, nulla può competere con le cineserie. A giudicare dalla faccia entusiasta, direi che a oggi il pupazzo preferito di Giulia è una papera giallo limone con un ridicolo cappellino rosa, che starnazza elettronicamente “quack quack quack” se le si pigia la coda. Quando l’abbiamo ereditata stavo per buttarla, mia figlia mi ha subito rimesso ben in riga nella mio pregiudizio aristocratico. Tiè.
Non che poi il giocattolo in sé sia veramente necessario: nell’ottica di “vistoso-e-rumoroso”, a cinque mesi nulla può battere due cose: le etichette stesse dei giocattoli, e la carta. Avete presente quelle lunghe strisce bianche che spuntano dalla coda di orsetti e conigli per proclamare l’origine “made in Vietnam” e spiegare ai genitori come lavarli? Quelle che uno di solito si affretta a tagliare via? Meno male che quanto a tagliare via siamo pigri: ragazzi, quello è il divertimento! Il gioco in sé non è che un mero supporto! E-ti-chet-ta! Yum, saporita al gusto e rumorosa al tatto, che spunti bianca e riconoscibile da questo inutile e silenzioso oggettino, etichetta, io ti amo – dicono gli occhi di Giulia – e più sei grande meglio è. Quanto alla carta, anch’essa è in cima alla classifica del gusta e del rumore. Giulia potrebbe passare le ore (ok, d’accordo, le decine di minuti) a sfogliare, strappare e tentare di consumare il catalogo Ikea o l’ultimo numero di Alp. Più la carta scricchiola e si scioglie in bocca meglio è: valgono gli stessi criteri dello scartoccio da cerbottana. Credo adorerebbe Novella 2000. Bene. Ma in assoluto preferite sono le buste in carta strariciclata con la finestrina in plastica trasparente per l’indirizzo: al contatto con la saliva si disfano meglio dei plasmon, e intanto, gente, scri-cchio-la-no! In cima alla classifica di Giulia ci sono quelle della Brigata del Traffico di Ginevra, che nell’ultima settimana deve aver trovato il modo di scoprire dove abitano tutti i possessori di auto in targa verde, e sta inondando i cernioti di multe. A me, due volte 120 franchi per aver sfrecciato a ben 61 e 63 chilometri all’ora nell’abitato di Meyrin, violentando i rigidi 50 all’ora svizzeri. Maledetti. Se non fosse per le buste sarei pure arrabbiato.

