La fisica è difficile, la fisica è un piacere

Sono tre giorni che rimastico le ultime cose che ha scritto Peppe. A dire il vero, lui ha preso dal caso specifico della chiusura di Saturno, l'inserto culturale de Il Fatto (cosa sulla quale non mi soffermo: leggo raramente Il Fatto, non ho mai letto Saturno). Ma finisce per parlare più in generale di scrittura, e di scrittura culturale, e di divulgazione, e di educazione, e di queste cose che più o meno si fanno anche con un blog come questo. Finisce di discutere delle cose difficili, e di se e come se ne possa parlare:

 Io ci penso sempre a questo fatto delle cose "difficili", soprattutto quando si parla di scienza le cose son sempre molto "difficili" e non sai mai trovare un punto di equilibrio, forse non c'è. Un po' di esperienza me la son fatta però ed ho capito che ogni volta che provo a spiegare qualcosa scrivo di merda e che le cose migliori mi vengono quando scrivo per me, che quando scrivo con l'obiettivo di farmi capire divento "difficile" o noioso, noioso perlopiù.

Sono tre giorni che rimastico, anche perché ho ricevuto un messaggio di un lettore di Borborigmi, che, tra le tante cose, mi dice:

Il tuo blog (almeno per me) sta diventando troppo difficile.

Difficile. Questa parola ritorna, come una goccia d'acqua da un rubinetto rotto la notte, a interrogarmi. La fisica è difficile? Ha senso scrivere di cose difficili? C'è un modo per spiegare le cose difficili senza essere difficili, e magari nemmeno noiosi? E poi, se ci si riesce, o si ha l'impressione di esservi riusciti, le avremmo poi spiegate veramente? O avremo offerto soltanto un'illusione di compressione, una patina di zucchero su una torta che richiederebbe ben altri denti per poter essere assaporata, e di cui ci limitiamo a vendere una glassa che ne ha alla meglio la forma? Non lo so, non lo so davvero.

Ho provato a cercare la frase "la fisica è" su Google, per vedere quale fosse il completamento più cercato, e dunque suggerito. Sulla pagina italiana, trovo conferma che per i miei connazionali la fisica è principalmente percepita come "difficile":

(Poi c'è anche una citazione di Hiberth, ma tralasciamo). Sono solo gli italiani? Il Google in lingua inglese non è da meno:

Sebbene solo al terzo posto, la fisica è "hard". Però, ben prima, la fisica è anche "phun", fun, divertente. E in Francia le cose sembrano andare persino meglio:

D'accordo, c'è anche qualcuno ce non ha idea di che cosa sia la fisica (la physique c'est quoi? Cosa diavolo è la fisica?), ma prima ancora la fisica è fantastica, e simpatica. In Spagna, invece, la fisica è di nuovo principalmente difficile, persino molto difficile:

Anche se basta poco per scoprire che non tutti sono d'accordo:

Perché anche in Spagna, complice un articolo, la fisica può essere un piacere, e facile, e divertente.

E allora? Nessuna di queste ricerche ha la pretesa di essere seria e rappresentativa, ovviamente. Ma insieme danno un sentore, un'idea di come le persone percepiscono la fisica, di come si sentono quando ci si confrontano. Attratte e respinte allo stesso tempo, direi. Curiose, e insieme spaventate. Appassionate, ma anche affaticate, da strumenti e linguaggi che non capiscono, che non masticano, che rappresentano una barriera all'accesso talvolta troppo grande.

Il problema è che io non sono sicuro di voler offrire scorciatoie per aggirare questa barriera. Come scrivevo recentemente, sono convinto che la matematica, e il metodo scientifico, e il rigore, rappresentino tutti strumenti indispensabili per leggere il mondo con gli occhi di uno scienziato. Non sono i soli, ma non voglio illudere nessuno con la menzogna che un'analogia fortunata possa sostituire una reale comprensione. Il che non vuol dire che penso di trasformare questo blog in una succursale dell'università, ci mancherebbe. Ma penso che anche Oliver possa imparare a decifrare un grafico, e a sentirsi a suo agio con qualche cifra.

La fisica è difficile, forse. Ma è difficile come andare in montagna è difficile, e non ci sono funivie che possano darti il piacere di un'escursione. Se non si vuole aggirare la parete d'ingresso, magari si può trovare una via facile per scalarla. Che ne pensate?

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65 Commenti

  1. Nicolò
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 12:22 | Permalink

    Continuiamo con le analogie?
    Chi vuole vedere una montagna può prendere una funivia, innamorarsi di quella visione e decidere di allenarsi e scalarla oppure semplicemente prendere atto di quella bellezza ed ammirare e rispettare chi si impegna per scalarla e per permettergli di risalirla in comodità.
    C'è una possibilità migliore dell'altra? No.
    È un male far assaporare la "patina di zucchero"? Secondo me no, è un inizio ma sopratutto stimola l'appetito che invece una torta troppo farcita rischierebbe di trasformare in un pesante mal di pancia.
    Quindi il problema è che la fisica è difficile?
    Bhe certo che lo è... ma bisogna dare diverse possibilità a chi legge/ascolta/guarda, alcuni si fermeranno alle semplificazioni altri approfondiranno, in ogni caso tutti saranno un poco più consapevoli e "ricchi".

    La domanda che vedo sorgere io tra chi scrive di fisica è molto più banale... "ma io per chi scrivo?".
    Ecco qui, non sarà come trovare la teoria del tutto, ma preparare un buon piano editoriale sembra essere l'ambizione di tanti scienziati divulgatori.

  2. brunetto
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 12:35 | Permalink

    Ciao!:)
    Il tuo post ha vinto la mia estrema riluttanza e pigrizia nel commentare i post!:P quindi +1!:P

    Comunque, non credo che si possa dire che la fisica "è difficile" in generale da capire. Mi spiego, un conto è lavorarci, per cui avere ben chiare montagne di concetti, legami, relazioni, avere una comprensione profonda, etcetc, un conto è capire di cosa si sta parlando e cosa succede, avere un'idea a spanne dell'argomento! Certo, ci vuole un pochino di abitudine perché certe cose non fanno parte della nostra quotidianità, e ci vuole un po' di fatica per abituarsi al linguaggio "matematico", soprattutto se non si è abituati.
    L'altro lato della medaglia è però che ognuno capisce le cose a modo suo e le rispiega di conseguenza, per cui a volte "è difficile" capire/far capire un concetto/fatto/relazione anche tra persone che ci lavorano.
    Spesso mi è capitato di non capire una cosa leggendo pagine e pagine per scoprire poi che mi bastavano due parole... giuste le due parole che servivano a me per capire!
    Senza contare le cose che chi spiega da per scontate e chi ascolta invece non sa!:P E senza contare che spesso invece di rendere chiaro il cuore di quello che si vuole comunicare ci si perde nei dettagli (non mi riferisco al tuo blog, è un pensiero generale!!!)!:)

    Scusa la lunghezza del commento!

  3. Giovanni
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 12:36 | Permalink

    La fisica è difficile, ragionare è difficile, vivere è difficile, no? Non sono certo che la lettura culturalista che fai tramite google sia esplicativa in sè, però che il nostro paese sconti una grave insufficienza di competenze scientifiche è cosa accertata. Per come la vedo io, abbassare la barra non serve a nulla. Il lavoro, difficile, di rialzarla è quello che fai/fate e che dovete continuare....
    Aggiungerei poi, un riferimento all'esperienza di docente, nel quadro del famigerato 3più2. Le richieste di superiori e di studenti sono state di interpretare il 3 come una fase leggermente edulcorata e squalificata, dove dare insegnamenti generali, adottando manuali insipidi e consentendo a tutti di passare esame e prova finale, per vederli poi iscritti al 2. Gli argomenti erano di alzare il numero di laureati, molto basso in Italia, e di portare risorse ad Atenei sottofinanziati. E' stata una cazzata. I nostri studenti arrivano al 2 che devono ancora farsi una solida base di metodo e siamo obbligati a rincorrere in continuazione. Io allora ho deciso di insegnare in parte in inglese, di adottare almeno parte del materiale in lingua inglese e di alzare la barra. Contrariamente a quello che pensano i miei colleghi, molti studenti apprezzano, imparano e migliorano. Averli trattati come deficienti per anni, li ha resi tali. E' una fatica, per me, ma ne vale la pena. Chi rimane indietro, lo sarebbe rimasto comunque.

  4. Demetrio
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 12:42 | Permalink

    Frequento il tuo blog da un po' di tempo.
    All'inizio ho anche fatto qualche commento, avevo trovato fortemente attrattivo Oliver, e mi sentivo partecipe. Poi ho continuato a leggere i tuoi scritti, ma ne capivo sempre meno, e ancor meno mi sentivo attratto dalla discussione successiva. Mi sentivo troppo 'scarso' ed inutile. Con un po' di presunzione voglio dire che ...sono uno che di numeri, statistiche, informatica, ne capisce un pochino di più della media ...ero data warehouse architect, solo per affermare che evidentemente il mio disagio può essere maggiore per altri meno 'pratici'.
    Il problema a questo punto è definire a chi ti rivolgi con i tuoi articoli.
    Se la risposta è alla grande platea, allora devi trovare una forma che permetta vari livelli di lettura, per restare nel tuo esempio, devi permettere di apprezzare una scalata anche a chi è obbeso, fuori forma, incapace di arrampicarsi ... trasferendo poeticamente cosa vuol dire la scalata, magari con brevi accenni e rimandi ad approfondimenti anche loro fatti per livelli successivi. Fortunatamente la tecnologia ci aiuta, usando più link puoi, per dirla come un DWA, far fare drill down.
    Infine voglio tentare un aforisma: non esistono cose difficili, ma solo cose che si sanno o che non si sanno, la complessità si risolvolve segmentando in sottoparti più elementari.

  5. Pasquale
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 12:56 | Permalink

    Il tuo post mi ha riportato alla mente quanto leggevo alcuni giorni fa su Slashdot:
    Is Poor Numeracy Ruining Lives?.
    Il punto in queste discussioni è che sembra sempre più evidente che la mancanza di una adeguata formazione matematica porti ad un peggioramento della qualità della vita.
    Mi rendo conto che questo è leggermente off-topic ma trovo che sia in qualche modo legato.
    Perché la fisica è "difficile" e quando lo diventa nel percorso divulgativo? Inevitabilmente al primo apparire di formule e grafici!
    E questo è sconcertante.

    Mi riempie di disappunto vedere persone pronte ad una guerra per un accento o un congiuntivo e poi disposte candidamente ad ammettere di non avere alcuna idea di come leggere un grafico o non sapere, neppure per sentito dire, cos'è una funzione.

    Perché la conoscenza della propria lingua è ritenuta indispensabile a tutti i livelli ed invece è ritenuto più che accettabile non conoscere la matematica?
    Il limite del "difficile" a mio avviso è stabilito da questo: quali sono le conoscenze matematiche medie del lettore "tipo"? Sono sufficienti per divulgare certi concetti senza banalizzarli e andando oltre la semplice "patina di zucchero"?

  6. antani
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 13:18 | Permalink

    No pain no gain. se le cose difficili non fosero phun io non starei seguendo logica, dopo aver seguito ricerca operativa e statistica 🙂 continua così e grazie!!

  7. Marco Muroni
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 13:29 | Permalink

    Ritengo che il significato della parola generica "difficile" sia mal inteso dalle persone stesse che la pronunciano;
    viviamo contornati da pseudo-esempi (N.B che continuano a propinarci) in cui ciò che conta è raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo... questo è visibile nello sport , nella politica(no comment), nel lavoro (spesso) ed in tanti aspetti della vita...

    Raggiungere la meta sfruttando la minima quantità di risorse è sicuramente una "cosa buona e giusta" .
    Questo modello però non è necessariamente vincente;
    dipende dal contesto nel quale viene applicato e dalle basi sul quale lo si fà appoggiare, altrimenti è facile creare scompensi e squilibri difficili da estirpare...

    Il vero nocciolo è che TUTTO è oggettivamente difficile se non si ha la passione la determinazione e la volontà di perseguire e raggiungere un obbiettivo;

    ma non solo:
    un ragazzo di bassa statura non potrà mai saltare, con le proprie gambe, per aggrapparsi al ferro del canestro.
    Quindi, un altro punto fondamentale, è l'accettazione del fatto che non possiamo credere di poter fare qualunque cosa ci passi per la testa;

    ognuno di noi(purtroppo) ha dei limiti, con isteresi certo, ma è fondamentale imparare a percepirne la presenza.

    detto questo è sempre vero che dove "uno" non arriva, ce ne sono "altri" che possono farlo; ed è anche su questa base che si crea il lavoro di gruppo e, più in generale, delle società complesse;
    ma in generale una persona che odia e non capisce la matematica ma a cui piace la fisica, non potrà mai pensare di poter comprendere le basi della meccanica quantistica o di fenomeni che non è possibile modellizzare accuratamente se non con esempi matematici.

    Purtroppo è così, c'è poco da fare , come il cestista di bassa statura non potrà toccare il ferro. (con le proprie gambe)

    Ricollegandomi al tema di partenza, la parola "difficile" ha piano piano assunto un significato puramente oggettivo, quando in realtà è in gran parte Soggettivo, perchè dipende, principalmente, dai fattori che elencavo prima.

    Si creano così delle situazioni in cui una materia scolastica o una particolare attività è vista dalla collettività come difficile, quasi come se, le parole "la fisica è difficile" fosse divenuto un "modo di dire".

    è certamente un campo che richiede impegno, capacità, volontà (vedete che mi sto ripetendo 🙂 ) ....

    Quindi in conclusione, e tengo a precisare che queste parole sono solo la MIA opinione personale, ognuno di noi ha delle preferenze delle passioni dei piaceri, ed il modo migliore di impegnare il nostro tempo (e di invecchiare purtroppo), è quello di investire proprio su queste cose, che ci rendono appagati e fieri e che , tra l'altro, danno il miglior contributo alla collettività , perchè realizzeremo...

    il massimo risultato con il massimo sforzo..

    (scusate eventuali imprecisioni ma ho scritto senza particolari filtri)

  8. Luca
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 13:47 | Permalink

    Secondo me la fisica è difficile tanto quanto la poesia, la geografia, il latino, il greco, ... Come molte di queste altre discipline ha un suo linguaggio (che è quello della matematica) senza il quale non può essere compresa appieno. D'altra parte come potrebbe essere spiegata una poesia senza sapere che cos'è una figura retorica?
    Il tuo sforzo (encomiabile e, secondo me, molto efficace) di divulgare la fisica delle alte energie ogni tanto si scontra con la necessità di formalizzare delle affermazioni sotto forma di espressioni matematiche; a mio modo di vedere questo è un valore aggiunto, non una limitazione.
    P.S. io personalmente trovo molto più difficile una poesia di Ungaretti che un'equazione logaritmica...

  9. bob
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 14:39 | Permalink

    Io posso parlare del campicello che conosco (la filosofia) perchè la amo e mi ci sono laureato. Pure leggersi tutta la Critica è difficile e bisogna pure conoscere un pò della filosofia (E il linguaggio "tecnico" utilizzato) precedente a Kant, ma vuoi mettere la soddisfazione?
    Mi fanno un pò ridere quelle "storia del pensiero filosofico" che periodicamente escono con affermati quotidiani nazionali....non ho resistito e ne ho prese anch'io (pur avendo in biblioteca, ovviamente, molti libri di quegli autori). Ecco, chi prenderebbe a leggere un libercolo su Deridda a meno di non conoscerne già il pensiero? E con che strumenti lo potrebbe leggere senza aver prima addocchiato Heidegger, Althusser, Focault e pure Levinas??

  10. Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 15:34 | Permalink

    Sono completamente d'accordo con te! La fisica (o la chimica, o la matematica, o l'informatica, o la statistica...) è difficile. E a volte è pure pallosa. Perché per capirla servono ANCHE concetti di matematica, di analisi, di geometria...
    E non si può andare oltre la glassa senza padroneggiare un po' di questi concetti.

    Però è bella così: ci si può fermare all'esterno ma per "capire la fisica" è necessario andare sotto la superficie, altrimenti ti resta l'amaro in bocca, la sensazione di qualcosa di incompleto, di averla solo assaggiata ma di non averne sentito il gusto.
    Un po' come leggere Wikipedia: è un punto di partenza, ma non ci si può fermare lì, altrimenti non si capisce nulla.

  11. Netstrike
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 15:38 | Permalink

    Personalmente ritengo (visto che scrivo qui mi riferirò a questo blog) che la scelta della complessità/semplicità della spiegazione debba essere a totale libertà dell'autore. Dopotutto questo è un blog, un blog personale e l'autore dovrebbe essere libero di divulgare nel modo che ritiene più opportuno.

    Dovrebbe essere il lettore ad adattarsi allo stile dell'autore, se lo ritiene opportuno, oppure migrare verso altri punti informativi più adatti alle sue conoscenze, capacità, voglia, tempo....

    Allo stesso modo però l'autore non deve meravigliarsi se una parte dell'utenza che legge non "si applica" come lui vorrebbe... dopotutto, come l'autore è libero di divulgare come meglio crede, anche il lettore è libero di approcciarsi al blog come più ritiene giusto.

    Credo che ad ambo le parti vada applicato il saggio popolare: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca...

    Credo sia superfluo interrogarsi se sia meglio essere più formali o più semplici se già si pensa che per divulgare certi argomenti nel modo in cui si vuole occorrano necessariamente certi strumenti matematici (anche basilari) del lettore...
    Una volta scelta la linea editoriale (come ormai dopo tutti questi anni credo sia chiara sia all'autore che al lettore) si va avanti.

    Personalmente, e quì parlo per me, sono almeno 15 anni che non vedo più una formula... da quando sono entrato nel mondo del lavoro, dove, almeno nel mio campo, oltre alla legge di ohm, sono solito ormai affidarmi all'esperienza ( e comunque, certo non mi servirebbero strumenti come derivate, integrali, logaritmi, potenze ecc ecc ecc). Ovviamente, sono conscio che qualche volta non riesco a cogliere appieno quanto viene scritto a causa di questa lacuna, certo è che non me la prendo con l'autore o per questo voglio che l'autore cambi il suo modo di scrivere. Quando non capisco, al massimo chiedo, se ricevo risposta bene, altrimenti va bene lo stesso. 🙂

  12. Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 16:04 | Permalink

    Condivido pienamente tutto quello che è stato scritto. In gioventù mi iscrissi al liceo scientifico perché mi piacevano la fisica e le scienze naturali. Sono sempre stato "duro" di comprendonio con la matematica, ho bisogno di passare mille volte su un concetto fino a che non mi è entrato nella zucca. Quando mi è finalmente "chiaro" lo uso come fosse parte di me, ma prima non c'è verso. Nel mio caso i danni più grossi sono stati fatti alle medie. Al liceo poi i migliori professori furono quelli d'inglese, latino e italiano. Amavano le proprie materie, le conoscevano e le sapevano insegnare: tre requisiti indispensabili. La matematica era insegnata come una disciplina astratta, senza collegamenti con la realtà: il professore era lo stesso che ci insegnava fisica! Si imparava a memoria, ingozzandosi di funzioni, limiti, derivate, integrali, senza mai capirne la ragione; e anche la fisica era cosa a sé, fatta di formule e definizioni astratte, mai un esperimento vero. Ricordo confusamente descrizioni del tipo: "prendiamo una carica esplorativa, la mettiamo in un campo elettrico, su essa agisce una forza..." Il disegno alla lavagna era un puntino bianco, contrassegnato con la lettera Q e una freccia puntata verso la finestra dell'aula. Non mi figuravo né la carica esplorativa, né il campo, né la forza! Mi chiedevo come si potesse "prendere una carica", con le pinze? E come si fa a sapere se esiste davvero un campo elettrico? Cos'è, una specie di fluido magico in cui galleggiano le cose? Cosa è che spinge la carica, cosa è la forza, come fa a muovere a distanza? Perché un ragazzino di 16 anni non crede più alle favole, ha bisogno di toccare con mano e si rifiuta di usare concetti astratti se non ne intuisce la necessità.
    Quella del liceo fu per me un'occasione mancata: non basta la sola passione, bisogna acquisire gli strumenti del pensiero. A quell'età si può seguire il cuore se si è incoraggiati e stimolati. Così prevalsero altri interessi e con quelli trovai la mia strada. MA, caro Marco, LEGGO IL TUO BLOG. Anche se i contenuti sono difficili. Apprezzo molto l'esposizione chiara, lo stile accattivante e, lasciamelo dire, l'esempio morale. Ci sono tanti livelli di comprensione, ma credo che chi legge i tuoi articoli non sia disposto a seguire ingenuamente nessun pifferaio magico e questo è un grande merito della divulgazione. La fiducia che abbiamo nella scienza è costruita sulla sua onestà e sul suo rigore metodologico, e sappiamo che queste sono cose "difficili", ma essa è anche divertimento intellettuale, soddisfazione di curiosità, è sfida, fantasia, gioco. Se capire pienamente i tuoi scritti diventerà arduo, noi lettori te lo diremo: se cambierai stile, mettendoti la toga e agitando la bacchetta, non ti leggeremo più! Del resto non è facile comprendere nemmeno un'opera letteraria o un brano musicale, non è facile pensare, ragionare, ma è bello.

  13. Marco B
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 16:28 | Permalink

    Marco, continua così. Ci sono sempre diversi livelli di lettura: puoi approfondire la comprensione, oppure glissare e passare al paragrafo dopo, o saltare un post. Alcuni post saranno più difficili, altri più generalisti. A me sembrano tutti di ottimo livello, ed apprezzo moltissimo le opinioni ed esperienze di un "insider" del CERN. A volte ho tempo di leggere attentamente, altre no; magari torno su un punto un mese dopo. La fisica non è solo difficile, è meravigliosa perchè è difficile!
    Per cui, a costo di ripetermi, continua così. Un sacco di gente ti apprezza; non potrai mai fare un blog dove tutti capiscano tutto senza sforzo. Per aspera ad astra, da sempre.

  14. marco prosperi
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 18:09 | Permalink

    Marco,
    la televisione ci ha portato l'abitudine a seguire anche senza interesse: chi segue i contenuti divulgativi ma scientifici del tuo blog invece non può esere solo curioso, deve anche impegnarsi un pò, fin dove arriva, e poi cercare di superare i suoi limiti.
    Per me è stato una scoperta perchè ci trovo gli stimoli e gli strumenti ( i link sono utilissimi) per superare le difficoltà di comprensione dei fenomeni: considero la tua attività divulgativa preziosa e piacevole, e continuerò a seguirti anche se l'approfondimento richiede applicazione.
    Considero la tua iniziativa ed il tuo impegno un grande valore.

  15. Brainstorm
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 18:31 | Permalink

    Caro Marco,

    Ci addentriamo dentro un percorso filosofico dal quale difficilmente se ne può uscire scrivendo poche righe, verrò quindi subito al punto.
    La fisica, per me, è una passione. Ogni qualvolta che non devo studiare o ogni qualvolta che non ho impegni e ho qualche momento libero lo passo documentandomi e leggendo tutto ciò che posso su astrofisica e fisica delle particelle, proprio il lavoro che fai tu.
    Non so perché lo faccio, so solo che più imparo e più ho sete di conoscenza!
    E non importa se per capire qualcosa devo "studiare" delle difficili equazioni alle derivate parziali del secondo ordine, non importa la difficoltà del concetto fisico/matematico, so solo che mi piace e che faccio di tutto per apprendere.
    Secondo me, a molti dei giovani d'oggi manca proprio la "sete" di conoscenza, quella che magari gente come te e me ha avuto non appena ha aperto i libri di fisica generale.
    Cosa che in Italia ha raggiunto il suo culmine massimo.

    La fisica è difficile per chi non ha la voglia di apprendere, certo che ci sono persone più o meno dotate, ma la sete di conoscenza è la base di tutto.

    Saluti, un tuo cordiale lettore

  16. Giovanni
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 18:35 | Permalink

    Condivido il pensiero di Nicola. Pensa che io desidererei avere più articoli un pò più tecnic, non troppo diciamo uno step successivo alla media. Poi diciamecelo per capire la fisica, nel senso completo della parola, c'è bisogno di uno studio dedicato che non può prescindere dallo studio della matematica. Io lo sto provando da autodidatta, proveniente da una laurea in geologia, e devo dire che è veramente difficile. ma la difficoltà per me non è tanto la complessità in se ma è la mancanza di tempo e concentrazione da dedicare a questi studi, famiglia, lavoro etc. Ne approfitto per ricordare, benevolmente, a Marco che chiesi di indicarmi un percorso di studi 😉
    Comunque per chi ha difficoltà c'è la notevole possibilità, offerta dai commenti, per chiedere delucidazioni sulle cose che sembrano oscure, interagendo direttamente con l'autore del blog.
    Marco continua così...anzi di più 🙂
    ps: conoscete qualche blog, in italiano, di qualche fisico teorico?

  17. GIGI
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 19:11 | Permalink

    Eccomi, Marco e grazie per avermi risposto così in fretta.
    Sono solo un dentista di provincia, con la cultura umanistica (!!!) che dava il liceo classico alla metà del secolo scorso e mi rendo conto che non avendo nessuna base matematica non potrò mai comprendere appieno la fisica attuale. D’altronde un mio amico fisico dell’Università di Bologna mi diceva che, dopo essere andato in pensione, si era avvicinato alla fisica delle particelle, ma si era trovato impreparato perché la matematica necessaria non era più quella che aveva appreso all’università e quella che aveva utilizzato in tutta la sua carriera universitaria. Mi rendo conto che la matematica è il linguaggio della fisica e che quindi la comprensione completa mi è preclusa, però -come posso leggere la traduzione di poesie scritte in altre lingue (anche se nella traduzione vanno perse molte finezze e sfumature)- così un buon testo di divulgazione mi può far arrivare a capire tante cose che altrimenti mi sarebbero precluse.
    Come dice Luca non è difficile solo la fisica: hai provato a metterti davanti al quadro di un pittore contemporaneo e a cercare di capirlo (o penetrarlo come dicono i critici d’arte), senza aver approfondito la conoscenza della vita, della cultura e della tematica dell’artista? Per la fisica vale quello che è successo per la pittura. Tutti apprezzano un Leonardo, un Botticelli o un Caravaggio: sembrano facili da capire perché si distinguono delle belle figure e dei bei colori, ma dietro c’è molto di più e bisognerebbe studiarlo come si fa e per forza si deve fare per i pittori contemporanei. Anche la fisica una volta era più facile da capire!
    Ma io sono curioso! Voglio cercar di sapere, come nell’arte anche nella fisica, ma non mi serve comprendere i più minuti dettagli delle teorie, mi basta avere un’idea di quello che si è raggiunto e di quello che si muove nel mondo della ricerca. E sono convinto che se tutte le persone che hanno un po’ di curiosità fossero messe in condizione di informarsi sarebbe solo un bene per tutto il nostro paese.
    Il fisico, ma comunque qualsiasi persona che studi un argomento, non deve temere di mettere la glassa sulla torta, perché e pur sempre meglio farla assaggiare a tutti la torta, che lasciarla nel frigorifero del centro di ricerca! Capisco che, soprattutto ora che le formule relativistiche e quantistiche superano le capacità della umana immaginazione, sia difficile essere certi di non essere fraintesi e di non creare delle false nozioni, ma una certa cautela e un avvertimento al lettore possono permettere di raggiungere comunque ottimi risultati.
    Quello che manca alla divulgazione scientifica (e che tu Marco invece hai) è la leggerezza dell’umorismo e della simpatia che può far sembrare leggero ciò che è difficile e quindi avvicinare anche le persone poco interessate.
    Come Marco Muroni dice a proposito dei giocatori di basket, ogni persona ha i suoi talenti: Lucio Dalla sosteneva che sarebbe stato un grande cestista se fosse stato più lungo, ma per fortuna che è stato basso: così ci ha dato tanta musica e tanto canto. Poiché ogni persona ha la sua intelligenza e il suo grado di cultura la divulgazione deve cercare di raggiungere quanti più può, situandosi ai più diversi livelli.
    Sono pienamente d’accordo con Giovanni e la sua analisi della situazione attuale dell’università. Mi ha fatto ricordare quando al second’anno di Medicina, alle lezioni di un grande fisiologo bolognese, uno studente si alzò per chiedere di tenere un ritmo più facile e più lento. La risposta fu che nella seconda guerra mondiale i convogli di navi che portavano i rifornimenti dall’America all’Europa viaggiavano insieme, ma se una nave non riusciva a tenere il passo veniva lasciata indietro. Nei due anni del corso di Fisiologia bisognava imparare tutte le nozioni necessarie ad essere un buon medico.
    Il divulgatore, rispetto al grande fisiologo che insegna a futuri medici, ha la fortuna di potersi permettere di non lasciare indietro nessuno, ma di accompagnare ciascuno alla meta che costui preferisce: saper cos’è un quark o diventare fisico all’Università di Pennsylvania. Sì perché Gino Segré ha scritto che uno degli stimoli a diventare fisico glielo diede la lettura di “I trent’anni che sconvolsero la fisica” di Gamow; anch’io lessi quel libro e mi entusiasmai, ma ora sono solo un dentista che legge divulgazione.
    Ho scritto tanto, mi sono rifatto del lungo silenzio, mi scuso, ma ti prego: pensa anche ha chi non sa la matematica! Cerca di tenere il tuo bellissimo e insostituibile blog su diversi livelli di difficoltà, che potresti anche etichettare.
    Grazie comunque e sempre buon lavoro!

  18. GIGI
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 19:24 | Permalink

    MI VERGOGNO COME UN CANE ! (scuse ad Oliver) 🙂
    HO SCRITTO ha INVECE DI a.
    Per un umanista è il colmo!

  19. My_May
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 20:41 | Permalink

    Ci sono due mondi, un mondo di sotto e un mondo di sopra.
    La fisica dovrebbe essere il mondo di sotto, mentre il mondo di sopra sarebbe la matematica.

    Anche in altre disciplice esiste questa struttura.
    In musica, per esempio, non è necessario essere musicisti per ascoltare la musica.
    Non è necessario saper costruire case per abitarci.
    Non è necessario comprendere come è fatto un telefonino per telefonare.

    Non capisco cosa intende Marco per fisica, anzi... in assoluto non l'ho mai compreso.
    Spesso viene mortificata confondendola con la matematica. Il mondo fisico dovrebbe essere quel che viviamo. La matematica invece non la viviamo se no nel profondo del nostro pensiero. Sarebbe come chiedere ad un ascoltatore di musica, ignaro della scrittura musicale, di scrivere quel che ascolta. Ma anche questa pratica è di assoluta difficoltà, ed è tanto difficile quanto complesso è quel che si ascolta. Mozart (che comunque la musica la conosceva), era un genio e riusciva a riscrivere a memoria musiche anche a piu voci...ma lui era appunto un genio!

    Se vi dovessero chiedere se la musica è più difficile ascoltarla che riscriverla, voi cosa rispondereste?

    Io credo che la domanda di Marco sia un trabocchetto. La fisica è difficile solo perchè è unita alla matematica. Ma questa unione può benissimo fallire, infatti ogni volta che la fisica trionfa è quando disconosce la matematica che l'aveva supportata. Come infatti potrebbero esistere modelli matematici che prevedono 300mila dimensioni. Quella fisica, piccola piccola, direbbe a quel modello: ehhh? 😛

  20. GIGI
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 22:08 | Permalink

    My_ May, scusami, ma ho ricominciato a scrivere ed é come una droga.
    Non mi piace un mondo diviso in sotto e sopra, può portare molto lontano, dove sono arrivati Hitler, Stalin e Pol Pot.
    Certo, io sono stonato e di musica so solo che esistono 7 note (sempre per via della scuola e della mia scarsa propensione per l'argomento), però mi commuovo ad ascoltare Beethoven o anche solo Lucio Dalla (sai, abito a Bologna). Però so che per apprezzare appieno la musica classica bisogna conoscerne le regole, come per apprezzare una canzonetta bisogna sapere come e da chi è nata e capirne il testo.
    Conosco un musicologo che dice che la maggior parte delle opere di Mozart non le compose lui, ma le comprò qua e là come usava a quel tempo (anche il grande e famoso Requiem saprai che gli era stato commissionato e se non fosse morto l'avrebbe venduto).
    Ciò che conta per noi è che quelle musiche siano state scritte, ma per apprezzarle appieno dobbiamoa attribuirle a qualcuno. Magari non è la persona giusta, ma il tempo e l'ambiente culturale, sì. Avere l'orecchio musicale assoluto (credo si chiami così) non c'entra nulla con la creatività, che è un attributo dei grandi innovatori come Giotto o Monet, come Bach o Modugno, come Galileo o Einstein e forse anche come Mozart.
    Ora ho divagato oltre i miei limiti ( sai, ti scrivo dopo cena e con un bicchiere di Wisky davanti), ma cerco di tornare a bomba.
    La matematica E' il linguaggio della scienza e non solo della fisica, ma di qualunque scienza cosidetta esatta: qualsiasi ipotesi se non è sottesa da una formula, da una misura e da un esperimento non è scienza.
    Il fatto poi che non tutta la matematica supporti della scienza è un fattore secondario, ininfluente, anzi necessario. In qualsiasi linguaggio puoi comporre frasi sensate o accozzaglie di parole senza senso o addirittura sequenze di lettere sconclusionate; ciò non significa che il linguaggio sia inutile e che non possa invece dirci cose fondamentali.
    Hai letto "la Biblioteca di Babele" di J.L.Borges?

  21. My_May
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 22:53 | Permalink

    @GIGi
    Non ho detto niente di tanto speciale. Non ho voluto sminuire nulla, quindi la matematica è il linguaggio della scienza, proprio come la scrittura musicale è il linguaggio tecnico di una canzone di Dalla. Ho solo voluto dire che esiste per ogni cosa una via diretta (più semplice e per tutti) ed una via difficile (più complessa e quindi solo per gli amatori). La fisica dovrebbe essere la via diretta.
    Una delle cose che posso mettere in evidenza è che spesso vediamo la fisica con gli occhi della matematica, proprio come un musicista vedrebbe una canzone di Dalla attraverso uno spartito. Se però la musica che ascoltiamo non corrisponde a nulla di quel che abbiamo studiato, potremmo etichettarlo come musica cattiva. E perchè dovrebbe essere giusto questo approccio? Se quella musica ci emoziona allora quel che abbiamo studiato non era adeguato al ruolo che dovrebbe svolgere la musica. Ugualmente si può dire per la fisica, se la matematica dice una cosa che non vediamo, quella matematica è cattiva. Ma non lo dice la matematica, lo dice la fisica. Ovvio che la cosa più importante diventa la fisica. E' il "mondo di sotto" quindi, cioè il più semplice, ad avere il ruolo fondamentale. Mentre, siamo costretti (dal ragionamento di Marco...) a pensarla al contrario.

  22. GIGI
    Pubblicato il 5 marzo 2012 alle 23:34 | Permalink

    My_May, sono stanco e fra poco vado a dormire, prima però ti dirò che non ti capisco.
    Questa divisione di sotto e di sopra ... be' non ci arrivo.
    Il mondo di sotto sarebbe per esempio tutta la letteratura e il mondo di sopra la grammatica, la sintassi ecc.?
    Ma il sotto (che poi in questo caso preferirei definire il sopra) non esisterebbe se non esistesse quello che tu definisci il sopra.
    A me piace molto uno dei tuoi sotto: letteratura e poesia, ma mia moglie, che è stata glottologa, è entusiasta anche del tuo sopra. E sai perchè? Perchè è matematica, dice lei!
    Sono poi d'accordo con te che oggi (non sapendo che pesci pigliare) molti fisici abusino della matematica e dei computers arrivando fin dove non c'è possibilità di esperimento e allora quella non è scienza, ma d'altronde dove l'esperimento dà conferma, là non può non esserci matematica.
    Torno a consigliarti la Biblioteca di Borges e dato che Marco si appassiona di fantascienza, ma io sono nato un poco (poco, poco) prima di lui, vorrei consigliare a tutti quelli che non l'hanno letto : "Le meraviglie del possibile. Il SECONDO libro della fantascienza" curato da Fruttero e Lucentini. Attenti: è fuori commercio, mentre si trova la ristampa de "Le meraviglie del possibile" in cui non c'è Borges.
    Ma ci sono le biblioteche, sì ancora ci sono, nonostante internet!
    Chi l'ha già letto? Ragazzi. forse non eravate ancora nati, ma lì ci sono i grandi e il grande inizio della fantascienza!

  23. Asmaro
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 00:16 | Permalink

    Se una persona chiede ad un matematico la definizione di cosa è la deviazione standard la risposta sarà -" é lo scarto quadratico medio"-
    Se la stessa persona chiede a me di definire la deviazione standard io gli rispondo - " è la media della media" -
    Marco adesso faccio una domanda io a te, se me lo consenti, puoi dirmi che differenza passa fra le due risposte?

    Ciao 🙂

  24. Fabiano
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 00:30 | Permalink

    Marco, i tuoi articoli sono troppo semplici. Dovresti cominciare ad avvicinare Oliver alla seconda quantizzazione. Ho già pronto il titolo del primo pezzo: "Oliver e gli integrali di percorso (verso la stessa pappa)". 😛

    A parte gli scherzi, devo complimentarmi con i mei colleghi lettori per i tanti bei commenti che ho letto, condivido molte cose e in particolare voglio sottolineare quello che ha detto Brunetto. La stessa cosa che non hai mai capito, letta e riletta su mille librini divulgativi, o libri di testo che siano, un bel giorno la trovi scritta in un modo diverso e scopri che è quello giuto per te. Finalmente capisci, e ti illumini!

  25. delo
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 09:29 | Permalink

    piccolo sfogo ot: ma come si puo' titolare sul corriere "Caccia infruttuosa alla superparticella" un articolo che descrie il risultato di Bs->\mu\mu di LHCb!!!
    ma la gente usa il cervello?!

    delo

  26. Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 09:54 | Permalink

    @Asmaro: beh, la prima definizione è corretta (anche se, a meno che qualcuno ti abbia definito che cosa intende per 'scarto', difficilmente ci farai qualcosa), la seconda è semplicemente sbagliata (la "media della media" non vuol dire nulla in termini statistici, al limite potremmo disquisire su la "media delle medie", ma si tratta di una cosa ben diversa).

    P.S. A tutti gli altri rispondo con più calma, mi servono più di tre righe. Nell'attesa, grazie!

  27. Demetrio
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 10:05 | Permalink

    Ho letto alcuni commenti che, in estrema sintesi, ho recepito come ...chi se ne frega se qualcuno non capisce, ci sarà sempre e comunque. Ho pensato al problema della 'divulgazione' scientifica e ...mi è venuta in mente una canzone di Gaber:
    Il Dente della Conoscenza. Ve la riporto qui di seguito ....fate un po' voi.

    Tick e poi fhhh
    Tick e poi fhhh
    Tick e poi fhhh
    Tick e poi fhhh
    Tick e poi fhhh.

    In un posto qualunque, si può dire dovunque
    sembra proprio che sia nato un bambino.
    È un bambino normale, non è molto speciale
    tranne il fatto che ha uno strano dentino.
    E fa tick e poi fhhh,
    tick e poi fhhh.

    Né la mamma né i dottori sanno cosa sia
    non è previsto dalla scienza
    per capirci chiameremo questa anomalia
    il dente della conoscenza.
    Tick e poi fhhh,
    tick e poi fhhh.

    Nella sua torre tutta d’avorio
    il genio studia le sue carte
    concentrazione, ispirazione
    la sua cultura, la sua arte.
    Po-po-po...

    In un dente normale non c’è niente di male
    ma per colpa di uno strano destino
    ci risulta dai dati che altri figli son nati
    tutti quanti con lo stesso dentino
    e fanno tick e poi fhhh
    tick e poi fhhh.

    C’è chi dice che quel dente sia la garanzia
    di una precoce adolescenza
    per il latte della mamma hanno l’allergia
    ma succhiano la conoscenza
    e fanno tick e poi fhhh,
    tick e poi fhhh.

    Nella sua torre il genio studia
    di questi denti la ragione
    guarda il problema tecnicamente
    e ne propone un’estrazione.
    Po-po-po...

    Con i loro dentini te li trovi davanti
    sembra proprio che il tuo sangue li attiri
    non frequentano scuole, non consultano libri
    danno morsi come fanno i vampiri
    e fanno tick e poi fhhh,
    tick e poi fhhh.

    E succhiando entra in loro tutto ciò che sai,
    livellano l’intelligenza.
    La cultura, il suo potere, sono in crisi ormai
    col dente della conoscenza.

    Han circondato anche la torre
    il genio grida che non vuole
    gli hanno succhiato un po’ di sangue
    non gli hanno mica fatto male
    ma adesso sanno già tutto quello che sa lui
    non se n’era accorto
    ha perso il suo potere, è un uomo come noi.
    [parlato]: Uguale? Uguale.
    Giustamente morto.

    [parlato]: Poveretto. Come mi dispiace. Una così brava persona.

  28. Andrea
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 12:26 | Permalink

    Credo che la questione sollevata dal tuo post sia molto soggettiva e quindi difficilmente inquadrabile in un contesto di "cosa sia giusto" o "cosa sia meglio".
    Personalmente penso che la fisica sia difficile. E proprio per questo è così bella!
    Credo che la divulgazione scientifica viaggi su vari livelli di accessibilità nei quali ogni lettore si può ritrovare, un pò come gli stati quantici degli elettroni che girano intorno al nucleo. C'è chi ha basi culturali che gli consentono di stare su livelli "alti" di comprensione e quindi godere di grafici, formule e concetti non proprio immediati da digerire. C'è chi invece viaggia su livelli più "bassi" ed è più vicino ad un ambito discorsivo del mondo scientifico. Però c'è anche chi (e qui mi ci metto dentro io) viene stimolato ad approfondire certe tematiche ritenute generalmente ostiche ed assorbe conoscenza (energia) per passare ad un livello più alto. Sia chiaro: qui non è in corso una gara su chi è più bravo e chi viaggia più in alto. Ognuno decide dove sta meglio e dove ciò che riceve gli dà più soddisfazione.
    Dal punto di vista personale ho affrontato questa analogia dei livelli di consocenza dall'inizio della mia passione per la fisica fino ad oggi. La mia presenza come lettore di queste pagine ne è l'esempio più concreto in quanto cercavo un blog di divulgazione scientifica che non si limitasse ad articoli puramente discorsivi come accade in molte riviste del settore.
    Gentile Marco, credo che tu abbia dato un'impronta molto precisa al tuo blog, impronta che rispecchia il tuo modo di intendere la divulgazione scientifica rivolta a persone non propriamente del settore.
    Spero che continuerai così.
    Ciao!

  29. Giorgio
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 13:01 | Permalink

    @delo
    Non sò se il tuo commento sia effettivamente OT...forse la linea di divulgazione scelta da parte del corriere è basata proprio su una loro concezione del "difficile", rapportato al proprio bacino d'utenza, trattandosi poi del maggiore quotidiano nazionale, questo rappresenta appunto "l'italiano medio". Quindi è un pò come Marco ci faceva notare con le differenze della funzione di completamento su google per nei vari dominii nazionali, a quanto pare a noi italiani ci stiamo un pò appiattendo verso visioni semplicistiche di vero/falso, giusto/sbagliato, biaco/nero, bollando come fuori dal nostro quotidaiano tutto ciò che richiede riflessioni più approfondite.

    Tornando all'argomento, per quanto mi riguarda, ho scoperto questo blog da poco meno di una settimana, ed è stato meraviglioso divorare gli articoli, che ritengo veramente ben scritti, divertenti e di immediata comprensione.
    A mio modo di pensare, credo sia difficile che chi non è minimanente interessato alla fisica possa avvicinarsi ad essa(a prescindere dal metodo di divulgazione), invece per chi prova una naturale attrazione verso questo tipo di conoscenza, i piccoli ostacoli che ho visto proporre da Marco, rappresentano solo un trampolino per ampliare la propria cultura così da meglio comprendere alcuni aspetti altrimenti assimilabili solo per "fede".
    Io sono dell'idea che la fisica si basi sulla matematica, quest'ultima è il linguaggio con cui ci è possibile descrivere e quindi comprendere i fenomeni (pensiamo che Einstein affermava che la fisica doveva seguire i sui discorsi speculativi teorici, che successivamente potevano essere confutati o meno dalla sperimentazione).

    E poi, parliamoci chiaro, un paio di logaritmi non sono una barriera tale da allontanare chi ha veramente voglia di capire quale sia il lavoro che il nostro buon Marco (coraggiosamente) si sforza di descriverci!! 🙂

  30. godel66
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 13:14 | Permalink

    Un consiglio ad alcuni lettori del blog: se trovate la fisica (o la matematica o la logica o etc etc) difficile, non crucciatevi inutilmente: datevi alla politica e/o al giornalismo, magari televisivo. Non occorre essere precisi. Non occorre conoscere cose complicate. Non occorre ragionare nè essere rigorosi. Basta avere qualche "opinione", anche vaga e strampalata, spesso nemmeno quelle. Coraggio, potete riuscire.

  31. c.
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 14:00 | Permalink

    @Asmaro
    La tua definizione è sbagliata!!
    La media della media è la media. Infatti, la media è un numero, non una variabile aleatoria, quindi se fai la media della media, essa semplicemente non opera (la media di un numero è il numero stesso).

    ciao,
    c.

  32. GIGI
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 15:48 | Permalink

    No, Godel66, non sono assolutamente d'accordo, anche se credo che il tuo sia uno scherzo e una provocazione.
    In questo modo però siamo riusciti ad avere un politico (e -ancor peggio- i tecnici suoi collaboratori) che si sono sognati il tunnel Ginevra-Gran Sasso. In più, e non so cosa sia peggio, abbiamo un'opinione pubblica che della scienza e della tecnica diffida e ha paura.
    Per il bene della scienza e per le tasche degli scienziati è meglio che qualche informazione di base sia diffusa il più possibile. Una vaga idea di cosa sia un elettrone ce l'hanno quasi tutti, cosa sia il Modello Standard non lo sa praticamente nessuno.
    Eppure una vaga idea di cosa sia non sarebbe difficile comunicarla.
    A ognuno il livello cui può o vuole arrivare, ma almeno la possibilità di avere facilmente informazioni di base.
    Credo che nell'ambiente dei ricercatori non ci si renda ben conto dell'ignoranza che domina nella testa degli italiani (anche colti) e che comunque un certo snobismo li spinga a non scendere in divulgazioni che per loro natura sono imprecise e che potrebbero essere criticate dai colleghi.

    Marco, pensa anche agli ignoranti, nel senso di coloro che non sanno! 😉

  33. Andrea
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 16:08 | Permalink

    La fisica è difficile, non c'è niente da fare. Come tutte le scienze, superato un primo livello divulgativo, diventa inesorabilmente difficile. Ricordo il mio prof di Fisica Tecnica che alla presentazioen del corso ha detto: "Ad un prima lettura la Termodinamica è semplice. Alla seconda lettura cominciano a presentarsi i primi problemi, nascono le prime domane. Alla terza lettura diventa incomprensibile. Quindi non leggete il libro più di due volte prima dell'esame!" A parte gli scherzi, la difficoltà c'è e non possiamo negarlo, ma se si vuole approfondire una materia è ovvio che le difficoltà si incontreranno, anche usando il rasoio di Ockham, enuclenado i concetti principali. Quindi a quelli che si lamentano della difficoltà della materia dico che non si può banalizzare troppo pretendendo poi di andarne anche in profondità. E a chi si interroga se ci sia un compromesso tra rigore scientifico e divulgazione popolare dico che il compromesso generale non esiste e che necessariamente si è costretti ad una scelta 'editoriale' ma in questo non c'è niente di male.
    Passando al caso specifico, secondo me il tono di Borborigmi è ottimo nella trattazione degli argomenti, l'esatta via di mezzo tra il rigore libresco-tecnico dei manuali e la divulgazione divertente-accattivante del colloquio.
    Quindi la fisica è sia divertente che difficile (hard & fun).

  34. GIGI
    Pubblicato il 6 marzo 2012 alle 23:20 | Permalink

    Amici miei, chi ha avuto la pazienza di leggere i miei commenti da quando mi sono affacciato su questo bellissimo blog, sa quanto io ammiri e stimi la scienza, la fisica e la fisica delle particelle in particolare, come d'altronde l'astrofisica,la biologia, l'antropologia, la geologia e poi e poi...
    Però a questo punto voglio chiedere a tutti: non è che state troppo a rimirarvi l'ombelico?
    La fisica è difficile. Certo, sono il primo a dirlo e sono il primo a sostenere che senza maneggiare bene l'attrezzatura matematica non si può arrivarci dentro.
    Bene, verissimo! Ma avete mai dato un'occhiata fuori del vostro recinto?
    Tutti avete letto la Divina Commedia o almeno qualche canto.
    Credete che basti? Credete di aver capito tutto? Credete che basti leggere le note a piè di pagina? Credete di essere dantisti?
    Aprite questa pagina: http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Eventi/2011/04/18/Lectura_Dantis_Bononiensis.htm
    Lectura Dantis Bononiensis dell' Università di Bologna. Dal 2009 al 2021(settimo centenario della morte di Dante) nell'Accademia delle Scienze (sic!) cicli di conferenze ognuna dedicata ad un canto dantesco. Ma non semplicemente a leggerlo, no, non si legge niente. Si dà per scontato che già lo si conosca a memoria o quasi. I relatori commentano ogni frase e riportano i commenti che sono stati fatti in 700 anni e si richiamano alla cultura (anche la scienza) del tempo di Dante, di quella greco-romana, di quella ebraica, di quella successiva a Dante fino ai giorni nostri. Inolte si deve maneggiare l'evoluzione della lingua e anche quella è scienza!
    Si deve avere una cultura vastissima, ma anche l'umiltà di imparare da tanti e di non poter mai dire una parola definitiva.
    Venite una volta ad assistere ad una di queste conferenze (basta una sola) e vi renderete conto di quanto sia difficile capire tutto Dante e di quanti campi dello scibile umano si debbano poter maneggiare con faciltà per approfondire ogni verso.
    Però Il conte Ugolino o Ulisse o Paolo e Francesca li avete letti, vi sono piaciuti (spero) e credete anche di aver capito tutto. E in questo vi sbagliate e di grosso!
    Perciò non venite più a dirmi che non si può spiegare l' ABC della fisica ad un ignorante come me!

  35. Asmaro
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 00:09 | Permalink

    Va bè se vuoi ti dico che è la radice quadrata della varianza, oppure la stima della variabilità di una popolazione di dati ...... quante persone comprendono queste definizioni?
    Allora per questo motivo la matematica è difficile? Stiamo parlando di medie nulla piu o no?
    Io dev.st, varianza ,covarianza ,intercetta e tutte le altre tecniche di calcolo statistiche me le sono imparate da solo e non credo di essere piu intelligente di altri, la verità è che nulla è difficile a questo mondo se c'è una persona in grado di capire una cosa allora vuol dire che anche tutti gli altri la possono capire, dipende solo da chi è interessato a comprendere certe nozioni e chi no, l'unica cosa che rende piu difficile assimilare un concetto sono i termini con cui viene espresso, per me è piu difficile apprendere se viene usato un linguaggio tecnico, ma mi basta prendere un vocabolario e risolvo il problema hahahahahahaha 🙂

    Ciao

  36. Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 08:12 | Permalink

    A me le spiegazioni tecniche su come funzionano le macchine al CERN piacciono, i disegni e progetti e concetti dietro all'esperimento ATLAS anche, ma forse e' perche' ho studiato fisica (anche se ora faccio tutt'altro) e quindi mi piacevano anche prima e ho un background sufficiente per capirle. Insomma piace leggere cosa fanno i fisici oggi, e sognare di quello che avrebbe potuto essere, e non e' stato 🙂

    Devo dire pero' che le spiegazioni piu' matematiche di come si calcola la probabilita' di assorbimento in un medio con tutti quei logaritmi ed esponenziali la trovo un po' troppo complessa e ridondante. Trovo che non sia veramente necessario entrare in quei dettagli. Basta dire che dopo 10 cm si assorbe tot%, e che dopo 20 cm si assorbe tot^2 %, e cosi' via... la gente cosi' capisce a modo proprio, chi sa la matematica si fa tutta l'espansione a mente, spontaneamente, e gli altri si fanno la loro idea.

    Insomma nel dibattito tra "ci vuole la matematica per capire" e "non ci vuole", io suggerisco solo: SINTESI. Insomma accennare solo alla cosa per cui chi puo' capire capisce e chi non puo' non si sente imbarazzato dalle sue lacune. Un blog, secondo me, deve avere piu' l'ambizione di rivolgersi a tutti e di intrattenere comunicando, non di diventare un libro di scuola. Altrimenti, come dice beppe, diventa noiso, esclusivo, insomma... la solita piccola cerchia!

    Buona caccia all'Higgs!
    Gabriele

  37. My_May
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 08:42 | Permalink

    Condivido l'ultimo commento di GIGI.
    Quando io penso ad una cosa difficile la prima cosa che penso è alla capacità del mio cervello di stabilire relazioni, nel caso della matematica anche di "ricordare" le regole che stabiliscono le relazioni ecc. Questa cosa diventa difficile per chi non maneggia ogni giorno, ad esempio, logaritmi o ha un cervello pigro, ma lo è anche per tutti gli altri.
    Non ricordo in quale occasione, ma anche Einstein fu bacchettato da altri fisici, dopo che un suo esperimento mentale si stabilì essere errato perchè non teneva in considerazione la relatività da Einstein stesso inventata.
    Il nostro cervello è difficile da comprendere e l'unica possibilità che abbiamo è di tenerlo sempre in attività. Mai atrofizzarlo solo per fare una cosa. Quindi uno che come me non è un fisico-matematico, fa bene a tentare di districarsi anche in queste operazioni e nessuno, nemmeno i fisici matematici possono credere di possedere a pieno le facoltà per comprendere il modo migliore per comprendersi. Io, come molti altri, non ha modo di poter allenare il proprio cervello 8 ore al giorno a fare calcoli che fanno i matematici. La prima cosa che quelli come me pensano, il primo approccio che abbiamo con queste cose così all'apparenza inutili per la nostra vita, è farsi la domanda: perchè? cos'è? a cosa mi serve?
    Un'altra cosa che facciamo solitamente è analizzare uno scritto e vedere il problema. Poi tracciamo la tecnica per risolverlo e per ultimo facciamo i conti per trovare il risultato. Quindi la prima cosa importante è avere dimestichezza (cioè il nostro cervello deve essere abituato ad avere dimestichezza) con il problema. Dobbiamo prima cercarlo, vederlo con la nostra mente, poi possiamo passare al modo per risolverlo.
    Penso ad un problema del genere: ho milione di euro e voglio trovare un modo per dividere questo milione in parti uguali. Domanda, posso usare il logaritmo per risolvere questo problema? Se non fosse necessario, quando è necessario (cioè in quale caso, e problema) è necessario che io usi il logaritmo?

  38. delo
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 10:08 | Permalink

    Sinceramente, non capisco questa contrapposizione che volete fare con la letteratura. Nessuno vuole fare un classifica di quale sia la disciplina piu' difficile.
    Secondo me bisogna chiarire una cosa: la scienza cerca di descrivere la realta' fisica. il linguaggio con cui puo' essere descritta in modo quantitativo e' la matematica.
    La differenza e' che la letteratura e' (de)scrivibile col linguaggio naturale.
    Credo che la difficolta' sorga qui. Il linguaggio naturale non e' esaustivo quando si parla di fisica. Inoltre la fisica, a differenza di altre discipline scientifiche, cerca di creare modelli semplici, (sovra) semplificare i sistemi per poterne capire le caratteristiche, che richiede un livello di astrazione non semplice. Al contrario la scienza medica non necessita di livelli di astrazione profondi;,e' per lo piu' descrittiva e la matematica coivolta e' elementare (ma deve essere corretta, e spesso non lo e'...)
    Un ultima cosa che attirera' le ire di molti: ognuno e' diverso! Ci vogliono far credere che siamo tutti uguali, che tutti possiamo arrivare allo stesso (basso) livello. Io non ci credo. Ognuno e' diverso, con le sue inclinazioni, passioni, difetti e doti. Pensare che tutti possano avere la stessa comprensione della fisica (o della letteratura/arte) di un esperto del campo e' sbagliato.

    delo

  39. bob
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 10:19 | Permalink

    Il concetto di difficile, come hanno detto molti, è soggettivo. Ricordo un compagno di liceo che, ai tempi, ravanava matematica come se fosse niente e si fumava i compiti in classe di trigonometrica/derivate/studi di funzione come fossero bruscolini (con la nostra invidia maledetta). Poi, però, quando c'era il caro vecchio tema di italiano andava in iperventilazione e ci metteva 3 ore piene per scrivere due colonne striminzite. Cos'era difficile? La matematica o il tema?
    Tutta questa interessante discussione mi ha fatto venire in mente un fulminante Daniele Luttazzi che discetta di geometria:

  40. Giorgio
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 10:29 | Permalink

    @GIGI
    Ciao Gigi, penso che il tuo discorso non si discosti molto da quello che in molti hanno detto, qualsiasi cosa è difficile se la si vuole conoscere pienamente. In diversi hanno scritto che trovano decisamente più complicato lo studio letterario piuttosto che scientifico(ed io mi mettto in questa categoria), questo dipende solo da una questione attitudinale.
    Tutti abbiamo studiato la divina commedia alle scuole medie, quindi in un'età in cui la cultura di sicuro non si spreca, ma comunque solamente dopo aver appreso i rudimenti base per l'approccio alla letteratura, del tipo: logica, lessico, sintassi e grammatica della lingua italiana.
    Per la fisica e le scienze in generale, il concetto è il medesimo, soltanto che lo studio della lingua si fà in matematichese!! nessuno ti impone di conoscere autovalori, autovettori o funzioni d'onda (che nella fisica delle particelle sono basilari), però i rudimenti di base SI, quelli sono obbligatori!! e come per la grammatica, tutti noi siamo stati costretti a studiarli a scuola, quindi niente scuse, non ha alcun senso dire di voler conoscere se però come premessa non siamo disposti a imparare(o semplicemente rispolverare vecchie memorie perdute).

    Francamente non ho mai visto sequenze di dimostrazioni matematiche in questo blog, ma solo richiami generici alle spiegazioni che la matematica riesce a esprimere univocamente.

    Quando invece si parla di "ABC della fisica", è dura riuscire a capire quale sia la "C", o se non si sta sconfinando verso "?"...questo penso sia l'amaro dilemma che ha spinto la nostra guida a scrivere questo post. 🙂

  41. Andrea
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 10:39 | Permalink

    Credo che il pensiero di Marco si possa riflettere sul passo della prefazione del libro "La strada che porta alla realtà" di Roger Penrose che riporto di seguito:

    "

    Il lettore scoprirà che in questo libro non sono rifuggito dal presentare formule matematiche, nonostante i numerosi ammonimenti riguardo alla notevole riduzione del numero di lettori che ciò avrebbe implicato. Ho riflettuto seriamente su tale questione e sono arrivato alla conclusione che ciò che devo dire non può essere ragionevolmente comunicato senza un certo impiego di notazioni matematiche e senza esplorare autentici concetti matematici. La nostra comprensione dei principi che sono alla base del comportamento del mondo fisico dipende veramente da un certo apprezzamento della matematica. Alcuni potrebbero considerare ciò motivo di disperazione, poiché si sono convinti di non possedere alcuna capacità matematica, neppure la più elementare. Come potrebbero comprendere la ricerca in corso alla frontiera avanzata della fisica, se non possono neppure padroneggiare la manipolazione delle frazioni? Mi rendo conto di questa difficoltà.

    Sono comunque ottimista riguardo alla trasmissione di comprensione. Forse sono un inguaribile ottimista, ma mi chiedo se questi potenziali lettori che non sono in grado di manipolare frazioni — o quelli che affermano di non sapere manipolare frazioni — non ingannino se stessi, almeno in parte, e se molti di loro non possiedano effettivamente una capacità potenziale che ignorano di avere. Vi sono senza dubbio alcuni che, messi di fronte a una riga di simboli matematici, per quanto possano essere semplici, riescono a vedere soltanto il volto severo di un genitore o di un insegnante che cercava d'instillare in loro un'apparente competenza pappagallesca — un dovere, soltanto un dovere —, senza che alcuna traccia della magia o della bellezza del soggetto potesse sopravvivere. Per alcuni, forse, è troppo tardi; ma, come ho già detto, sono un ottimista e credo che vi siano ancora molti, persino tra quelli che non potrebbero mai padroneggiare le frazioni, che hanno la capacità di afferrare qualche vaga percezione di un mondo meraviglioso che io reputo debba essere per loro veramente accessibile"

  42. Gaetano
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 11:15 | Permalink

    Discussione molto interessante! Un breve commento: ritengo che nel tempo sia cambiato il rapporto tra matematica e fisica. Nel passato la matematica veniva usata per formalizzare la fisica, oggi le nuove teorie discendono dalla matematica (soprattutto per la difficoltà di sperimentare stringhe, brane ecc.).

  43. Gaetano
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 11:36 | Permalink

    @Andrea,
    hai tralasciato la parte più interessante della prefazione 🙂
    Così sembra che semplicemente qualcuno non capisca le frazioni, invece l'amica della mamma di Penrose piccolo non capiva come si potesse semplificare 4/8 e renderlo uguale a 2/4 e poi ad 1/2; concettualmente è oltremodo difficile dire che se divido qualcosa per 8 e ne prendo 4 faccio la stessa operazione se divido la stessa cosa per 4 e ne prendo 2. Potresti postare l'ultimo pezzo se ce l'hai a portata di mano.

  44. Andrea
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 11:41 | Permalink

    @Gaetano

    Ecco il link per chi vuole leggersi la prefazione!

    http://www.tecalibri.info/P/PENROSE_strada.htm

  45. My_May
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 11:53 | Permalink

    @Andrea
    Quel libro (di Penrose) incomincia in un modo diverso. Incomincia con una constatazione e una domanda irrisolvibile (attualmente). Qual è il rapporto tra mente-matematica e fisica?
    A molti sfugge non solo il rapporto, sfugge proprio il problema. La fisica siamo noi, il nostro mondo, il nostro universo. Attraverso la mente (facente parte di questo mondo) comprendiamo (forse anche matematicamente) noi stessi. Ovvio che il problema, visto da un occhio distaccato, è molto più ampio e, guarda un po', comprende anche lo studio della Divina Commedia. La storia (questa è una stretta opinione) è il corrispettivo di quel che dice il principio della termonidanica (mi sembra il terzo) sull'entropia.Oggi abbiamo la musica, la letteratura, la matematica, la fisica, la biologia ecc. cioè abbiamo un aumento di entropia. Un sapere frammentato. Più vogliamo comprendere meglio una cosa più cose dobbiamo sapere, fino al momento che la stessa comprensione sembra sfuggire anche a colui il quale dice di essere esperto.
    Le cose sono diventate difficili (oso affermare) per un fatto fisico. Per fortuna abbiamo ancora una mente che "coglie" la complessità con un atto semplice e per me questo intendo per fondamentale.

  46. Gaetano
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 12:40 | Permalink

    Grazie 🙂

  47. GIGI
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 12:47 | Permalink

    Prometto! E' l'ultimo mio intervento sull'argomento.
    Innanzitutto voglio precisare con forza che non faccio gerarchie di valori tra le infinite branche delle attività e degli interessi umani: la letteratura non è nè superiore nè inferiore alla fisica, sono solo diverse. Sono assolutamente avverso al dramma delle due culture che ha rovinato l'Italia. Il concetto invece è che anche la letteratura, come qualunque disciplina, viene insegnata a un livello base e per apprezzarla non bisogna esserne profondamente esperti. Sono convinto che lo stesso valga per la fisica delle paricelle e tutta quella più avanzata. Certo il linguaggio della fisica è diverso, ma anche i drammi di Shakespeeare sono scritti in un inglese arcaico e li andiamo a vedere in italiano.
    Chiuso l'argomento, vorrei fare il mio solito esempio personale (so di non sapere, ma comunque conosco me stesso e delle mie esperienze posso parlare: così faccio contenti gli umanisti citando Socrate e l'Oracolo di Delfi) .
    MY_May scrive:
    Non ricordo in quale occasione, ma anche Einstein fu bacchettato da altri fisici, dopo che un suo esperimento mentale si stabilì essere errato perchè non teneva in considerazione la relatività da Einstein stesso inventata.
    Io mi ricordo che la disputa fu con il grande Niels Bohr, nell'ambito delle polemiche sulla interpretazione di Copenhagen. Albert aveva presentato un esperimento ideale con una bilancina e Niels non riuscì a trovare l'inghippo. Non ci dormì di notte, ma finalmente il giorno dopo mandò al tappeto Einstein: non aveva considerato gli effetti relativitici del movimento della bilancina.
    Ho scritto tutto questo immediatamente, sulla base dei ricordi di una corteccia cerebrale che già da un pezzo ha cominciato ad atrofizzarsi per l'età. Forse è completamente sbagliato, sicuramente è incompleto ed impreciso, ma potrei andare a documentarmi sui miei libri (di divulgazione) e rinfrescarmi le idee. La stragrande maggioranza degli italiani è invece convinta che Einstein avesse sempre ragione. Una conoscenza di base aiuta ad orientarsi.
    Altro aneddoto personale. Ieri, chiacchierando, ho spiegato che il MS è una classificazione di tutte le particelle elementari un po' come la tavola di Mendeleev è quella degli atomi. So di aver detto una castronata, ma almeno ora le persone con cui parlavo, tutte laureate e di ampia cultura, avranno una vaga idea di cosa vogliano dire quelle due lettere e se vorranno andranno a documentarsi.
    Concludendo, sono d'accordo con Delo che ogni persona ha un suo cevello (e per fortuna!), ognuno con i suoi talenti e quindi bisogna portare a ciascuno nozioni adatte alle sue capacità.
    A chi sostenesse che siamo tutti uguali ricordo l'esmpio degli autistici che talora hanno talenti straordinari (e fra l'altro diversi tra loro), ma hanno una limitazione drammatica delle normali capacità della mente normale.
    Et de hoc satis!

  48. Asmaro
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 17:44 | Permalink

    Se la matematica e la fisica fossero difficili qualcuno mi deve spiegare come popoli antichi e tecnologicamente inferiori a noi avevano conoscenze molto profonde, ad esempio i maya calcolavano la precessione degli equinozzi e le eclissi con una precisione persino superiore alla ns, eppure erano un popolo di contadini, con usanze a dir poco "barbare", per caso i maya erano piu intelligenti di noi? Suvvia è ridicolo non hanno senso certe affermazioni.
    E' naturale che chi tutti i giorni studia e scrive formule e fa calcoli a una mente molto piu allenata e quindi cose che a molti sembrano complesse le risolvono in modo piu preciso e veloce, in pratica è come un calciatore, se si allena tutti i giorni potrà diventare un ottimo giocatore se non si allena darà calci ad una palla come li diamo tutti, oppure nessuno è capace di prendere a calci un pallone?

    Ciao

  49. Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 18:04 | Permalink

    @Asmaro: finisce che rispondo sempre solo a te, perché mi tocca bachettarti sulle imprecisioni:-) Non puoi scrivermi "calcolavano la precessione degli equinozzi e le eclissi con una precisione persino superiore alla nostra" (a meno che ns non voglia dire nanosecondo, ma non cambierebbe la sostanza), perché è falso! Detto questo, non sono sicuro di capire dove vuoi andare a parare: Talete ed Euclide conoscevano la geometria meglio della maggior parte della popolazione mondiale attuale: cosa ne deduciamo? Che i greci erano più intelligenti di della popolazione mondiale attuale? Confondi (deliberatamente?) la parte per il tutto (Euclide probabilmente era più "intelligente" di me, sempre che l'intelligenza sia un valore assoluto e non culturale), e intelligenza con conoscenza scientifica (la mia conoscenza scientifica è maggiore di quella di Euclide). in più, non credo che tutti i Maya fossero in grado di fare i calcoli che dici: lo era solo una ristretta elite, e, sebbene mi piacerebbe pensare che le cose siano diverse oggi, forse non è vero. Resta vera la questione dell'allenamento (anche se non sempre l'allenamento basta, il talento conterà ben qualcosa?), ma allora mi chiedo: perché non tutti si allenano? Perché molti disprezzano l'allenamento, tacciandolo di inutile?

  50. Asmaro
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 18:44 | Permalink

    Marco sei un mito 🙂 cmq il senso è quello che ognuno di noi fa quello per cui è piu portato o dotato, di conseguenza non possiamo dire questo è difficile e quello è semplice, io tu e chiunque ci alleniamo tutti i giorni a fare ciò che si ritiene utile o cose che ci appassionano, poi certo c'è chi è piu portato e chi meno ma non è da questo che si misura la difficoltà o meno di una materia o di un lavoro, tutto è semplice se lo si fa con passione e tutto è difficile se lo facciamo controvoglia o no?

    P.S. Se rispondi sempre a me allora vuol dire che c'è del feeling 🙂 ma non montarti la testa a me piacciono le femmine hahahahahahahaha ( spero pure a te)

  51. Franco Zoccheddu
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 19:18 | Permalink

    Laureato in fisica, la insegno al liceo scientifico insieme alla matematica. Concordo con molti dei commenti, anche tra loro apparentemente in contrasto. Leggo il tuo blog capendolo benissimo, ma comprendo le difficoltà di chi vorrebbe capirne e non ci riesce: per me è semplice, perchè in parte è un'esperienza quotidiana con gli alunni, che mi è stata di grande aiuto per diventare umile e sforzarmi di essere chiaro, esemplificativo il più possibile, metaforico, etc.
    Credo che spesso sia questione di tempo: con abbastanza tempo a disposizione si potrebbe spiegare qualsiasi cosa a chiunque (come è successo con noi al liceo+università+dottorato+etc etc), ma è chiaro che spiegare significa "spiegare in un tempo limitato". Questo certo complica tutto. Certo, però, ammetterete che una cosa è capire uno sciame elettromagnetico, altro è capire le superstringhe. A proposito, posso approfittare? Io penso che quando una teoria raggiunge la complessità delle superstringhe, forse c'è qualcosa che non va. Ma questa è un'altra storia (vedi Not even wrong).

  52. My_May
    Pubblicato il 7 marzo 2012 alle 20:59 | Permalink

    A proposito di insegnamento (visto che Zoccheddu, che saluto cordialmente, insegna), e viste anche le mie riflessioni sulla mente che riflette e fa associazioni mettendo in rapporto anche cose diverse fra loro , ho pensato: ma i politici che in questi giorni hanno messo in relazione la birra con l'insegnamento, che tipo di associazione hanno fatto? Che messaggio potrebbe passare in questi casi: bevi che comprendi? :d
    Alla salute 🙂

  53. Mauro
    Pubblicato il 8 marzo 2012 alle 08:35 | Permalink

    @Franco Zoccheddu

    "Io penso che quando una teoria raggiunge la complessità delle superstringhe, forse c'è qualcosa che non va."

    Io penso, invece, che se sia così complessa è perché non si è ancora riusciti a trovare la "matematica" giusta per trattarla. Certo, fino a quando non sarà in grado di fornire delle previsioni verificabili sperimentalmente, resta solo un "elegante modello teorico auto-consistente" 🙂

  54. Pubblicato il 9 marzo 2012 alle 22:48 | Permalink

    @ Mauro
    Hai ragione, infatti "Nessuno sa chi ha scoperto l'acqua, ma di sicuro non è stato un pesce"

  55. calimero
    Pubblicato il 12 marzo 2012 alle 20:21 | Permalink

    ciao franco, io penso che una teoria che non predice niente non sia di nessun valore per la fisica--parlo di stringhe e superstringhe, evidentemente, ma anche di tutta la "scienza" che non ha prodotto che chiacchiere.

    diceva feynman che "i teorici delle stringhe non fanno previsioni ma scuse" e mi sembra che proprio tonto il ragazzo non fosse--ma, magari, chi fa stringhe non e' d'accordo, e ci spieghera' meglio quali previsioni di fisica si fanno con le stringhe.

  56. dario
    Pubblicato il 13 marzo 2012 alle 17:38 | Permalink

    @calimero...

    da internet dopo semplice ricerca su google:

    Il 2 Settembre è stata pubblicata su Physical Review Letters la descrizione di come sia possibile realizzare la prima prova sperimentale della teoria delle stringhe.
    Come noto, la teoria delle stringhe è stata originariamente sviluppata per descrivere le particelle fondamentali e le forze che compongono il nostro universo, nel tentativo di pervenire ad una teoria del Tutto. Il principio su cui si fonda è che la materia, l’energia e lo spazio-tempo, siano manifestazioni di entità fisiche (le stringhe, appunto) ad una dimensione, a zero dimensioni (punti), a due dimensioni (membrane) o più (D-brane).
    La ricerca in questione, guidata da un team dell’Imperial College di Londra, ha scoperto inaspettatamente che la teoria delle stringhe sembra poter predire il comportamento delle particelle quantistiche “entagled” (termine, come sappiamo, intraducibile che denota uno stato di non separazione e di simultaneità di movimento tra le componenti di un sistema, in questo caso formato da particelle).
    Nel corso degli ultimi 25 anni, la teoria delle stringhe è diventata una speranza di conciliazione tra ciò che sappiamo dell’incredibilmente piccolo con la nostre conoscenze in campo cosmologico. L’uso della teoria per la previsione del comportamento delle particelle entangled, offrirebbe quindi la prima occasione per sperimentarla, considerato che fino ad ora è stata sempre considerata un modello fisico teorico.
    Il professor Mike Duff, il principale autore dello studio, afferma che se gli esperimenti dimostreranno che le loro previsioni circa l’entanglement quantistico sono corrette, la teoria delle stringhe potrà essere utilizzata per prevedere il comportamento dei sistemi quantistici entangled.

  57. calimero
    Pubblicato il 13 marzo 2012 alle 20:41 | Permalink

    2 sett. 2010, giusto? prl105 100507. ho provato a leggerlo, a me sembra molto speculativo. gia' la prima frase "recent work has established some correspondence between two very different areas of theoretical physics: the entanglement of qubits in quantum information theory and black holes in string theory". mi pare l'ennesimo rilancio, si abbandona la fisica delle particelle e si parla di altro. e anche nel testo che citi sopra c'e' scritto "sembra poter predire" che non e' lo stesso che "predice". non vedo menzione di osservazioni sperimentali.

  58. calimero
    Pubblicato il 13 marzo 2012 alle 20:53 | Permalink

    anche l'abstract e' abbastanza eloquente; mi sembra una selezione abbastanza ad hoc di concetti, con nessuna fisica cogenza per me

    We invoke the black-hole–qubit correspondence to derive the classification of four-qubit entanglement. The U-duality orbits resulting from timelike reduction of string theory from D=4 to D=3 yield 31 entanglement families, which reduce to nine up to permutation of the four qubits.

    altri commenti piu' profondi dei miei su questo, ma non meno infastiditi, sono in

    http://www.math.columbia.edu/~woit/wordpress/?p=3127

  59. calimero
    Pubblicato il 13 marzo 2012 alle 21:19 | Permalink

    mi pare il caso di fare presente un commento di ottobre scorso sempre sullo stesso blog

    http://www.math.columbia.edu/~woit/wordpress/?p=4053#comments

    di un poverino che testimonia la seguente cosa vista in tv:

    Here in England, tonight BBC2 TV just screened a “Faster than Light” program with Michael Duff giving some string theory hype to explain the alleged 60 ns “faster than light” neutrinos. Duff stated that the results could be explained by neutrinos leaving our 4-d brane, taking a super-fast short-cut through the 11-d bulk, and then appearing again on the 4-d brane nearer the detector. [...]

    non sono fiero di me, siccome propongo un "argomentum ad hominem" (detto in modo presentabile, vorrei chiedere di valutare la reputazione dell'autore) ma a me sembra che se c'e' qualcosa di entangled in questa storia sia il buon senso e la capacita' di giudizio.

  60. 'a
    Pubblicato il 14 marzo 2012 alle 23:35 | Permalink

    marco non vale, sia tu che io 'sappiamo' che nulla ha il sapore della carne dell'orso...

  61. valerio
    Pubblicato il 19 marzo 2012 alle 19:32 | Permalink

    come una bottiglia nel mare,mi piacerebbe un commemento da qualcuno.ciao a tutti.
    Immagina l’aria che invade i tuoi alveoli polmonari e,attraverso una delicatissima membrana,arriva
    al tuo sangue,ora , in virtu’ di una sorta di codice di carattere biochimico,sempre quello e sempre lo
    stesso da milioni di anni, si lega all’emoglobina e fa di te una persona viva.
    Ora immagina la luce che colpisce la foglia verde e,anch’essa in virtu’ dell’informazione.del codice
    comportamentale, che porta con se’, e’ in grado di dare vita ad un ben noto processo biochimico,la
    fotosintesi, donando la sua energia,trasformata, alla pianta che di essa vive.
    Immagina ora la tua coscienza profonda,i tuoi sentimenti e le tue gioie,e le tue angosce che si
    trasformano,nel tuo cervello in una serie di segnali di natura bioelettrica che pulsano e scintillano,da
    una rete neuronale all’altra. Bene. Immagina tutto questo e mettilo da parte.
    Il vuoto-l’etere-l’effetto Casimir-il brodo di Higgins
    Un tempo si credeva che lo spazio al di la’ dell’atmosfera terrestre fosse-semplicemente-vuoto,il
    nulla insomma,e tale lo si chiamava e ancora lo si chiama: il vuoto.
    In seguito,dopo la scoperta della gravita’ e del magnatismo,o meglio dell’elettromagnetismo,ci si
    rese conto che il vuoto non avrebbe dovuto essere vuoto poiche’ come avrebbe potuto propagarsi in
    esso una forza e soprattutto un fenomeno descritto come ondulatorio?
    Fu pertanto necessario supporre che il vuoto fosse permeato di una vaga e misteriosa
    sostanza,l’etere,capace da compostarsi come un mezzo attarverso il quale quelle forze potessero
    propagarsi. Era un’invenzione,del tutto priva di una reale evidenza scientifica,se non la sua
    necessita’;infatti a seguito di alcuni esperimenti si concluse che tale ipotesi non era affatto reale e
    venne abbandonata.
    L’effetto casimir:
    si tratta della scoperta di uno scienziato,Casimir,che ha verificato un fatto singolare,o perlomeno
    singolare per chi pensava che il vuoto fosse vuoto davvero: due lastre metalliche molto vicine
    tendono a flettersi l’una verso l’altra,come se esercitassero una mutua attrazione.Ora,questo non
    sarebbe possibile se il vuoto fosse vuoto,si deve supporre quindi l’esistenza di particelle dotate di
    proprieta’ intrinseche e soggette a fenomeni di attrazione e/o repulsione tipiche delle particelle
    elementari costituenti la materia –elettroni,neutroni etc.Contrariamente al supposto etere pero’ qui
    la fisica moderna ha potuto registrare l’esistenza di tali particelle per via sperimentale scoprendo
    che si tratta di particelle elementari prive di massa/energia ma con alcune caratteristiche particolari
    che,in determinate condizioni di eccitamento o interagendo con altre particelle,possono far loro
    acquisire energia e quindi massa,secondo la ben nota e=mc2.
    Questo insieme di particelle ha preso il nome di “condensato” o di “brodo” per esprimere la sua
    casuale,disordinata ma totalmente pervasiva presenza.
    Il condensato,che io personalmente amo chiamare “tappeto quantico” pervade quindi con la sua fitta
    orditura ogni dove,permeando e invadendo il vuoto come il pieno;la smisuratamente piccola
    dimensione di queste particelle/non particelle,la loro elevatissima frequenza vibratoria e quindi
    l’infinitesima lunghezza d’onda e’ alla base della loro presenza pervasiva anche all’interno di
    quell’assemblamento di atomi ed elettroni,che in virtu’ della loro configurazione assumono ,per
    noi,l’aspetto di materia;lo spazio fra le varie possibili configurazioni e’ tale,se confrontato con le
    dimensioni delle nostre particelle,da essere del tutto riempito e pervaso come fosse vuoto.
    Sicche’ intorno a noi,in noi,fra le molecole e fra gli atomi e gli elettroni del nostro corpo,nei tasti di
    questo p.c. abbiamo un’infinito e continuo ribollire di particelle virtuali e non virtuali,in continua
    trasformazione fra questi due stati.
    Tutto questo,ovviamente, avviene anche fra gli atomi e gli elettroni e le molecole del nostro
    cervello.
    La coscienza profonda.
    Dove si situa la nostra coscienza profonda,il nostro senso del se’,la nostra piu’ intima identita’che
    con il suo continuum nel tempo ci da certezza di esistere e di essere sempre noi,nonostante i mille
    cambiamenti del nostro corpo,che,a quanto pare, si rinnova di continuo in un modo tale che dopo 10
    anni tutte le nostre cellule sono state sostituite da altre nuova,eppure siamo sempre noi…dove si
    trova questa nostra “anima” che tutto lega…..Noi restiamo noi e non andiamo in pezzi perche’ i
    componenti del nostro corpo,proprio come la materia, sono tenuti insieme in virtu’ di una nostra
    peculiare ed unica configurazione,ma di piu’ e meglio della materia,c’e’,anche,una configurazione
    di natura piu’ sottile; un’assemblaggio codificato che potremmo chiamare la nostra anima o
    coscienza profonda.Questa,al di la’ dei mille tentativi religiosi di trovarvi un posto diverso,non puo’
    trovarsi altro che nel nostro cervello.
    L’incessante moto dei nostri pensieri profondi,il brillio elettrochimico sempre in atto all’interno del
    cervello,misurato sperimentalmente, produce energia –come dimostra la possibilita’ di fare un
    elettroencefalogramma-,ma, sopratutto,porta in se’-codificato-lo schema informativo delle nostre
    sensazioni piu’ profonde,non dei pensieri passeggeri o contingenti,ma esattamente di quello che noi
    siamo,anche al di la’ della nostra consapevolezza….E’ come se la nostra coscienza avesse una sorta
    di DNA di base e uno dinamico,in continua evoluzione o involuzione…un codice
    informativo,proprio come i files di un p.c.-e non e’ un caso che le scoperte scientifico/tecnoligiche
    ci indichino una strada…-
    Ecco,tutto questo e’ in noi ed esattamente nel cervello,e qui troviamo,non fuori dal cervello, ma
    dentro e insieme ai sui componenti,il nostro amato e fitto tappeto di particelle pulsanti in una sorta
    di sospensione piena di infinite possibilita’,pronte,avide, direi, di legarsi –sembra davvero
    l’emoglobina con l’ossigeno-o meglio,di lasciarsi perturbare,dalla pur minima fluttuazione di
    energia.E cosa porta in se’,codificata in una pura informazione-come l’onda elettromagnetica porta
    le parole della radio- questa minima fluttuazione ondulatoria di energia se non noi stessi,il distillato
    della nostra piu’ intima coscienza?.
    Tutto quello che penso,in qualche posto trova corpo.
    Questo pensiero mi colpi’ con la forza di un maglio gia’ molti anni fa…….ora,dopo molte limature,
    posso esprimerlo meglio:quello che penso sta per quello che sono,quello che la mia anima direbbe
    in punto di morte,la mia peculiare, unica e sempre presente vibrazione di fondo-gioia,nostalgia
    sofferenza,passione o tenacia; quel particolare sentimento che connota i miei tratti e lascia intuire
    quello che io sono davvero a chi,vedendomi,abbia occhi per intuire,e non sarebbe dificile,e’ che
    siamo troppo distratti…
    Le nostre amate particelle quindi si connotano della nostra particolare vibrazione,non che avvenga
    nulla di eclatante,semplicemente se ne vanno in giro per l’infinito spazio portandosi un po’ della
    nostra informazione….e in virtu’ di quel piccolo surplus di energia-in pieno accordo con la ben nota
    E=MC2 di Einstein,che significa anche M=E/C2(che ci dice che un aumento di energia produce un
    aumento, o la comparsa,laddove non ci fosse,di una massa) cominciano a prendere corpo,ad
    incarnarsi,per dirla con un termine forte,nel mondo reale……
    Valle Corsaglia 1978.
    Era uno splendido periodo della mia vita.vivevo bene e in profondo contatto con me stesso,un
    momento magico,tutto mi era talmente chiaro e vivo da averne quasi una sofferenza…..
    Mi trovai in un dolce pomeriggio di maggio a guardare,dall’alto,una piccola verde valletta di mezza
    montagna quando di colpo mi sentii profondamente in pace e in sintonia con tutto quanto intorno a
    me fino pensare che si’ davvero nella natura e nel mondo circostante tutto e’ come fosse gia’
    scritto…..Guardavo un piccolo albero giu’ in basso sul greto del ruscello e vedevo in lui un bimbo
    curioso e felice….poi,piu’ in la’ un alberello ritorto sporgeva da un declivio e mi diceva di tutta la
    sofferta volonta’ di vivere,di tutta la tenacia necessaria per resistere a dispetto di quell’assurda
    posizione…..Piu’ avanti un gruppetto di massi sembravano messi li’ apposta per dirmi della
    tranquilla loro esistenza al cospetto del fiume…..E altro e altro ancora mi disse quel giorno la mia
    amata valletta…..piu’ avanti il ruscello faceva un curva ampia,ricca di una serena tranquillita’ che
    trafiggeva il cuore per la sua dolcezza……un albero piu’ su, isolato dagli altri mi diceva della sua
    solitudine,della pacata accettazione di un’esistenza solitaria ma non meno bella e plausibile delle
    altre….e cosi’,tutto,anche lo sfondo dei monti mi parlarono alcuni della dolcezza delle forme.altri
    dell’aspra determinazione della loro esistenza…..Arbusti fitti intricati e prepotenti soffocavano
    altre piccole piante e mi dissero della prevaricazione e del dolore che infliggevano alle loro
    vittime…e tanto altro ancora……,
    Ecco dicevamo,appunto,che le nostre particelle piano piano trovano corpo in qualche dove e
    portano ad incarnarsi la nostra particolare vibrazione,la nostra pura informazione;cosi’ la
    reicarnazione alla quale per tanto tempo credetti e’ simbolica e vera allo stesso tempo; davvero
    qualcosa di noi si reincarna,ma certo non necessariamente in quello che comunemente si crede…,ci
    potremo incarnare in situazioni.dinamiche,conflitti….le nostre particelle lavorano e operano anche a
    quel livello,non certo e non solo al livello della materia che in fondo e’ il risultato piu’ eclatante e
    manifesto,frutto,direi di un consolidarsi e rinforzarsi di una vibrazione di fondo collettiva e
    condivisa dalla piu’ grande moltitudine di esseri. Una sorta di coscienza collettiva condivisa che
    forte della sua potenza ha plasmato e plasma piano piano la materia,influenzando con un potente
    codice informativo le possibili configurazioni atomo /elettroni (questo e’ in fondo la materia:tanto
    vuoto e poco – o nulla ? pieno,legato saldamente dalle opportune configurazioni).
    Percio’ le cose accadono…e le cose che si pensano finiscono per accadere in po’ piu’ simili a cio’
    che pensiamo…sincronicita’….gli I King cinesi… il Karma ….molte cose affascinanti ci indicano
    una via che fatichiamo ad accettare,nella nostra necessaria razionalita’….Pero’ oggi la fisica sta
    sposando la razionalita’ occidentale con la visione orientale e stanno scaturendo i veri frutti della
    conoscenza….
    E quindi,tornando a noi,oltre che la materia si plasmano e si conformano situazioni,dinamiche
    sociali,conflitti interpersonali;nascono artisti e genii per i quali non si spiega tanta fortunata
    inclinazione per cio’ che fanno senza fatica….L’universo si nutre e si evolve di noi e per noi
    E la realta’ che ci circonda,quella materiale e quella immateriale,altro non sono che
    rappresentazioni di stati di coscienza in tutte le loro innumerevoli espressioni e configurazioni.
    Passato-presente e futuro: qualcosa di noi vaga quindi per l’infinito spazio/tempo e,in qualche
    dove,trova corpo pian piano.E lo trova dovunque e in ogni diverso tempo,nel presente come nel
    passato e nel futuro -percio’il ricordo del nostro passato,quello storico intendo,per esempio il
    medio evo,altro non e’che la storia dell’incarnarsi nel mondo reale di diversi stati di coscienza,di
    diversi significati,per questo tanto mi attraggono certe antiche storie,qualcosa di me era li’,o meglio
    e’ li’;si perche’ non esitono mondi passati ne’ futuri,ma solo mondi ed universi paralleli e presenti
    che realizzano quelli che sono,per noi costretti a razionalizzare e a dare un posto e un tempo alle
    cose,stati di coscienca colletiva che poniamo nel passato.
    Per essere precisi: tutto finisce per trovare corpo ( m= e/c2) in un luogo e in un tempo,quello
    presente e unico, in molteplici universi paralleli che danno vita ad altrettante rappresentazioni di
    altrettanti stati della coscienza collettiva: Noi abbiamo bisogno di inquadrare i diversi stati della
    coscienza colletiva in diversi tempi per dare loro un continuum razionale e plausibile per il nostro
    cervello,noi ri/costruiamo la storia e facciamo in modo che tutto si attagli perfettamente,con un
    processo di feedbak ricostruiamo gli eventi e ne facciamo la storia.
    Quindi ne’ passato ne’ futuro ma eterno e atemporale presente con molteplici universi a dare vita a
    nolteplici storie e noi le viviamo tutte,almeno quelle che riusciamo a concepire in noi;per questo la
    gente,alcuni,credono di ricordare vite passate…no,ricordano vite presenti,ma in altri universi….e
    magari ci vanno anche,quando sognano e scoprono posti non proprio uguali ai nostri ma simili,ecco
    questo intendo per “universi paralleli”.
    Realta’ e significato.
    Come detto,quindi,la realta’ circostante si pone come la rappresentazione di stati di coscienza e
    porta percio iscritto in essa un “significato”,cosi’ come ognuno di noi porta in se’ il
    proprio.E’evidente allora che anche il dolore,le frustrazioni e le sofferenze che connotano la vita di
    noi tutti e cosi’ la vita dei popoli ,trovino corpo ed espressione in situazioni e realta’ dolorose e
    negative;lo si potrebbe chiamare effetto Karmico,anzi lo e’,pero’ anche questa a mio avviso e’ la
    definizione per un fenomeno che non si conosceva, in effetti la sua valenza e’ simbolica,a
    descrivere un fenomeno del tutto fisico.Cosi’ la reincarnazione come gia’ detto.
    Percio’ non avrebbe dovuto sorprendermi intravedere nella mia valletta della val corsaglia tanti
    “significati”.
    Da allora cerco di vedere le cose intorno a me con quella prospettiva,cerco di capire cosa
    esprimono,prima di capire cosa sono.
    A questo punto del discorso il dubbio si insinua:nessuno sa se tutto questo ha un pur minimo
    fondamento o risponde solo all’esigenza di darsi un nuova,piu’ complessa descrizione della realta’.
    Pero’ dobbiamo partire da alcuni presupposti scientificamente accertati.
    La fisica dei quanti:
    Sappiamo bene che l’evoluzione dello studio della fisica detta “quantica” ha sostanzialmente
    chiarito che le particelle elementari,dall’elettrone al positrone e al neutrone e tutte le altre non sono
    per nulla facilmente individuabili,per il semplice motivo che la loro individuazione,cioe’ il semplice
    osservarle,investendole dell’energia portata dall’unica fonte indispensabile per vederle ,la luce,ne
    cambia lo stato. Esse,le particelle,fluttuano incessantemente in un mare di possibili posizioni- per
    esempio l’eletrrone non ruota affatto con orbite intorno all’atomo ma semplicemente le sue possibili
    posizioni.intese come insieme di possibilita’ descrivono delle orbite,di possibilita’ appunto –infatti
    questa funzione descrivibile con la matematica viene detta “funzione d’onda”.L’atto di osservarle fa
    si’ che questa funzione d’onda collassi immediatamente e divenga quindi una posizione non piu’
    possibile ma reale a tutti gli effetti. Einstain ,angosciato,voltandosi a guardare la luna si chiedeva se
    essa fosse ancora li’ quando lui non la guardava…..,Il famoso esperimento della fenditura nei
    confronti della luce per esempio ci dice che essa e’ un fenomeno corpuscolare se osservata con quei
    parametri e ondulatorio con altri parametri;altri e complicati esperimenti comunque hanno portato
    ad un sostanziale verita’ accettata,cioe’ che la realta’,qui intesa come particelle
    elementari,interagisce con l’osservatore dell’esperimento,cioe’ non e’ oggettivammente un “altro da
    se’” rispetto allo scienziato,ma nel momento dell’osservazione il risultato ottenuto e’ sempre e solo
    il frutto di una interazione.
    Questo ha grandi implicazioni :la realta’ oggettiva quindi e’ solo una nostra illusione ( mayasogno).
    Essa di fatto non esiste,altro non e’ che un lampo di luce,di energia di infinite possibili
    configurazioni (sara’ forse questo lampo di luce/energia la mia ultima sensazione prima di
    lasciarmi condurre per sempre nell’infinito?),e’ la nostra attenzione,la nostra esistenza a farla
    “collassare” rendendola come la vediamo…noi siamo l’osservatore della funzione d’onda che ci
    riguarda e questa collassa per noi e solo per noi,a divenire reale ed esprimendo con questo il
    risultato dell’interazione con noi e solo con noi.
    A quanto pare,a grandi linee,abbiamo tutti una sorta di realta’”condivisa”,ma chi ci dice che la mia
    realta’ sia uguale alla tua davvero? Nessuno. Io penso che sia diversa per ognuno di noi,certo
    vediamo le stesse cose,ma cio’ che vediamo e’ mediato dal nostro spirito,dalla nostra coscienza
    individuale e certo non puo’ essere uguale.
    Ognuno e’ quindi artefice in senso stretto e costruttore della propria realta’.
    La cosa bella e’ che la realta’ condivisa ci fa diventare attori della stessa rappresentazione dove
    ognuno interagisce con tutta la rappresentazione,con l’apporto della sua personale e cosi’ facendo la
    arrichisce di contenuti e la fa evolvere e cambiare in corso d’opera: la rappresentazione della realta’
    condivisa si nutre,quindi,di tutte le singole rappresentazioni di stati di coscienza che sono le nostre
    singole vite…,Sarebbe diversa la realta’ senza di me? Sorridendo i piu’ hanno gia’ pronta la
    risposta…ma sara’ giusta? Chi mi dice come sarebbe la realta’ collettiva senza di me senza di
    te,senza i nostri amici? Uguale a se stessa? No,credo di no,sarebbe cadere nel tranello di una realta’
    oggettiva,cosi’ come di un tempo assoluto e uno spazio infinito.
    Il resto alla prossima puntata…..non e’ ancora finito.
    valerio

  62. Pubblicato il 20 marzo 2012 alle 07:34 | Permalink

    Urca, @Valerio, allora forse dovresti aprire un blog tuo 😛

  63. My_May
    Pubblicato il 21 marzo 2012 alle 11:12 | Permalink

    Ho letto tutto ma di fretta (come spesso mi capita) e il mio occhio si è soffermato su questo "verso"

    "esempio l’eletrrone non ruota affatto con orbite intorno all’atomo ma semplicemente le sue possibili
    posizioni.intese come insieme di possibilita’ descrivono delle orbite,di possibilita’ appunto –"

    Domanda, questa viene presa da una interpretazione?

    L'avevo scritta bene, poi la mia connessione è caduta e ora non riesco più a riscriverla nella stessa maniera. Diciamo che mi sono innervosito :S
    Salvo solo l'esempio che avevo fatto (che riscrivo in maniera differente, perchè già non me lo ricordo più perfettamente):
    -sarebbe come dire che fino a quando tu non mi pungi con uno spillo e conseguentemente non emetta il grido di dolore (causa ed effetto) io continui a vivere punto da tutti i possibili spilli e di conseguenza sia pieno di tutti i dolori possibili.
    Ovvero, semplicemente, il fatto tu non riesca a capire precisamente quale spillo mi crea dolore, non è detto che io ce li abbia tutti conficcati nella mia carne.

    Purtroppo, anche in questo caso, il danno maggiore (in quanto sostiene questa credenza) la fa la statistica. Putroppo è credenza che non solo la nostra conoscenza della natura avviene attraverso la statistica (e su questo si può essere più o meno d'accordo) ma anche che è la stessa natura sia in un certo senso (ignoto ai più) probabilistica. E' la stessa considerazione che fece il lupo quando non potendo raggiungere l'uva, disse che era ancora acerba. _P

  64. valerio
    Pubblicato il 21 marzo 2012 alle 22:44 | Permalink

    grazie per avermi letto.Non ho la pretesa di saperne piu' di oliver (cane simpatico e fortunato) ma sono fortemente appassionato e attratto dall'idea di una realta' non oggettiva che pare quindi dipanarsi da noi e intorno a noi solo perche' noi ci siamo.La vera rivoluzione e' passare dall'idea di una realta' che se ne sta li' e noi ci sguazziamo dentro all'idea di una realta' che esiste perche' noi siamo vivi(come l'elettrone esiste e lo troviamo li' perche' lo cerchiamo) ed e' diversa per ognuno.Infatti cosa ne sappiamo di cosa e come gli altri vedono il mondo?e' sempre e solo un'interazione,magari condivisa per convenzione ma senza dubbio diversa.Allora quante realta' esistono? La luce sembra essere il vero grande mistero....il veicolo che porta l'informazione che noi trasformiamo in realta'.... ahh,vorrei chiederlo a oliver. saluti a tutti

  65. valerio
    Pubblicato il 21 marzo 2012 alle 23:08 | Permalink

    grazie per avermi letto.Non ho la pretesa di saperne piu' di oliver (cane simpatico e fortunato) ma sono fortemente appassionato e attratto dall'idea di una realta' non oggettiva che pare quindi dipanarsi da noi e intorno a noi solo perche' noi ci siamo.La vera rivoluzione e' passare dall'idea di una realta' che se ne sta li' e noi ci sguazziamo dentro all'idea di una realta' che esiste perche' noi siamo vivi(come l'elettrone esiste e lo troviamo li' perche' lo cerchiamo) ed e' diversa per ognuno.Infatti cosa ne sappiamo di cosa e come gli altri vedono il mondo?e' sempre e solo un'interazione,magari condivisa per convenzione ma senza dubbio diversa.Allora quante realta' esistono? La luce sembra essere il vero grande mistero....il veicolo che porta l'informazione che noi trasformiamo in realta'.... dicono coloro che tornano da una morte temporanea di un gran lampo di luce…..l’informazione che ritorna luce? ahh,vorrei tanto chiederlo a oliver. saluti a tutti

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  • [...] po' perché qualche giorno fa ho scritto questo, e da allora questa poesia mi ronza in testa senza posa. Un po' perché queste parole hanno [...]

  • Di Non la fisica, ma la vita | Dvel il 3 ottobre 2012 alle 14:00

    [...] Marco riprende uno spunto lanciato da Peppe per porsi una domanda: la fisica è difficile? O meglio: si può spiegare la fisica in maniera facile? In proposito ho solo una cosa da dire. Semplice semplice: mi sono rotto i coglioni. [...]

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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