Cose che vedi al CERN: uccelli che covano di là dal vetro del Buiding 40


Già dall'anno scorso, sullo stretto bordo di una delle finestre del quarto piano del Building 4o del CERN, era apparso questo nido di piccione. Per un po' la signora piccione che lo occupava aveva covato delle uova, e, per evitare che il viavai dei fisici diretti alla sala riunione sullo stesso piano la disturbassero, la vetrata era stata schermata da un pannello di carta che chiedeva rispetto e distanza. Poi, durante l'inverno, il pannello era scomparso: di là dal vetro c'era sempre il nido, abbandonato, con un uovo non schiuso lasciato a congelare alle intemperie. Se ne erano schiusi degli altri, o quello era l'unico tentativo di progenie fallita della signora piccione? Difficile dirlo. In ogni caso, quel nido vuoto e quell'uovo congelato erano una visione piuttosto triste.

Nessuno ha però rimosso il nido, nonostante le recenti operazioni di lavaggio dei vetri del Building 40. Arrivata la primavera, evidentemente la signora piccione deve aver deciso che sarebbe stato uno spreco abbandonare una tale opera di architettura. Eccola di nuovo dunque a occupare il nido, e, si direbbe, a covare. Speriamo che quest'anno vada meglio. Dà basso, nella piazzetta Amaldi, la statua di Shiva costruttore e distruttore, controverso regalo del'India al CERN, presiede allo svolgersi del ciclo della vita.

Aggiornamento: come segnalava Andrea nei commenti, le uova si sono schiuse, ci sono due o tre pulcini! Ma la signora picciona si arrabbia (giustamente) se ci si avvicina troppo...

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Era difficile farsi monastero

Il était difficile de faire de soi-même un monastère mais une fois soulevée la trappe de la crypte intérieure, le séjour était fort vivable. Je me passionnais pour toutes les expériences humaines de replis. Les hommes qui se jetaient dans le monde avec l'intention de le changer me subjuguaient, certes, mais quelque chose me retenait: ils finissaient toujours par manifester une satisfaction d'eux-mêmes. Ils faisaient des discours, ils bâtissaient des théories, ils entraînaient les foules: ils choisissaient les chemins de lumiere. Quitte à considérer la vie comme un escalier, je préférais les gardiens de phare qui raclaient des marches à pas lents pour regagner leurs tourelles aux danseuses de revue que les descendaient dans des explosions de plumes afin de moissonner les acclamations.

Era difficile farsi monastero, ma una volta sollevato la botola della cripta interiore, il soggiorno vi si rivelava molto vivibile. Mi appassionavo per tutte le esperienze umane di isolamento. Gli uomini che si lanciano nel mondo con l'intenzione di cambiarlo mi affascinavano, certo, ma qualcosa mi ne teneva a distanza: finivano infatti sempre per mostrare un certo autocompiacimento. Facevano discorsi, costruivano teorie, trascinavano le folle: avevano scelto le vie della ribalta. Volendo descrivere la vita come una scala, preferivo piuttosto i guardiani dei fari, che rimontavano gli scalini a passi lenti per ritrovare le loro torrette, alle ballerine che invece li scendevano tra esplosioni di piume, per mietere gli applausi.

Sylvain Tesson, Sur les chemin noirs

(la traduzione in italiano è mia, mi scusino i  francofoni)

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Cose che vedi al CERN: menestrelli messicani

Menestrelli messicani al Ristorante 1 del CERN

Ogni tanto la mensa del CERN propone una settimana a tema. Di solito la cosa si limita all'esposizione di qualche bandiera, la proposta di un menù tipico, e magari l'imposizione di un cappello buffo alle persone che lavorano alla cassa. La settimana scorsa era settimana messicana al Ristorante 1 del CERN, con un menù a base di fajitas piuttosto buone, e i cassieri tristemente agghindati con poncho e sombrero. Giovedì a pranzo, però, tra i tavoli della mensa si aggiravano anche due menestrelli messicani, vestiti di tutto punto degli abiti tradizionali, e motivati a allietare i presenti con musiche caratteristiche. Erano pure piuttosto bravi, sia a suonare che a cantare, ma ciò non ha eliminato la vaga sensazione di imbarazzo, e la certezza che al kitsch non c'è mai fine.

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Cose che vedi al CERN: Hodor

Il cartello è apparso a uno degli ingressi del Building 40 del CERN, un giorno particolarmente ventoso di questa primavera 2017. L'immagine di Hodor è stata aggiunta il giorno stesso, appena qualche ora dopo.

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Sono tornati i protoni dentro LHC

Nel caso vi foste persi la notizia, qualche giorno fa i protoni hanno ricominciato a circolare dentro LHC. La pausa invernale è terminata, e le operazioni per far ripartire l'acceleratore sono riprese nel corso del weekend.

Non ci sono ancora collisioni, ma già qualche beam-splash è stato prodotto, mandando a sbattere i fasci contro i collimatori chiusi, e registrando lo spruzzo di particelle prodotte nei rivelatori, per verificare che fossero accesi e svegli, pronti a misurare quello che passa. Ecco un'immagine di cosa ha visto ATLAS, che per l'occasione si è prontamente acceso come un albero di Natale.

 

Nel caso non capiate bene che cosa sia beam-splash, ne avevo già parlato in passato con più particolari nel 2009 e nel 2015, vi rimando a quegli articoli per ripassare.

Quello che ci attende adesso è un periodo di recommissioning, ovvero di prove con i fasci per verificare che circolino a dovere nell'acceleratore in entrambi i sensi e alla giusta energia, prima di provare a farli collidere. Secondo la versione più recente del programma di LHC, le prime collisioni del 2017 sono previste per fine maggio: l'acceleratore è persino un po' in anticipo rispetto ai piani, e noi degli esperimenti gli corriamo dietro per essere pronti.

Nel corso del 2017, se tutto va bene, dovremmo accumulare più o meno il doppio dei dati collezionati tra il 2015 e il 2016, per arrivare a un totale di circa 100 femtobarn inversi. Difficilmente prima dell'inverno 2017-2018, però, saremo pronti a pubblicare nuovi risultati con questi dati, anche considerando che molte delle analisi dei dati collezionati nel 2016 non sono ancora terminate. Penso che attraverseremo un periodo di transizione di qualche mese, con i risultati attualmente in incubazione che usciranno uno dopo l'altro, a secondo del grado di maturazione, con una pausa di silenzio autunnale dedicata a capire i dati nuovi. A meno, come sempre, che non ci siano sorprese.

A proposito di risultati legati alle analisi dei dati collezionati nel 2015 e 2016, se avete prestato attenzione alle notizie, recentemente ci sono stati un paio di annunci  di misure interessanti, uno da parte di LHCb e l'altro da ALICE. Non ho avuto tempo di commentarli, e qualche lettore mi ha chiesto lumi altrove. Proverò a trovare il tempo per scriverci sopra qualcosina, specie sul risultato di LHCb.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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