Vi porto al CERN (se sopravvivo)

A molti la mia assenza prolungata da queste parti della rete non è passata inosservata. È vero, non ho scritto un rigo su Borborigmi da fine settembre. Le ragioni sono molteplici e intrecciate, ma possono sintetizzarsi così: da circa circa due mesi sto lavorando a un ritmo forsennato, dove "forsennato" vuol dire "tutti-i-giorni-dalle-8-a-oltre mezzanotte-weekend-compresi". Non ho mai insistito troppo su quanto sgobbo, ma gli ultimi tempi sono stati, e ancora saranno almeno fino poco prima di Natale, veramente molto intensi.

Perché? Mettiamola così: ATLAS ha raccolto dati a 13 TeV fino a un paio di settimane fa, li stiamo spremendo a fondo, e prima della pausa natalizia contiamo di rendere pubblici un bel po' di risultati. Insieme a molti altri, mi trovo veramente in prima linea in questo impresa, cosa che genera i ritmi tremendi (e eccitanti, che sia chiaro!). Se sopravvivo fino a metà dicembre, prometto che, dopo aver dormito per un paio di giorni di fila, vi racconto.

Nell'attesa, portate pazienza. Ne approfitto per segnalarvi un video fatto dai ragazzi di Science4Fun, che a metà ottobre sono passati a intervistarmi per fare un reportage sul CERN. A me il video, che si intitola "Vi porto al CERN", è piaciuto molto: credo che abbiano fatto un bel lavoro, con un giusto equilibrio tra contenuti e stile spensierato. Buona visione.

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La curiosità va coltivata

Irene ha detto la sua sul weekend a Camogli, e la nostra scappata familiare al Festival della Comunicazione:

È bello ed entusiasmante constatare quanti festival l’Italia si ostini ad organizzare. Nel finesettimana in questione, stando alla radio, ce n’erano contemporaneamente a Venezia, Mantova, Roma, Sarzana, Camogli... Chi più ne ha, più ne metta. Del Cinema, della Mente, della Letteratura, della Comunicazione, del Libro di viaggio. A quello cui ho avuto la fortuna di assistere io c’era un sacco di gente che aveva l’aria di divertirsi, malgrado si parlasse di guerre e fisica delle particelle. Morale: la curiosità va coltivata, anche e soprattutto in tempi in cui non ci sono risposte facili. 

Il resto lo trovate sul sito de La Stampa, alla voce Vivere altrove.

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(Come e perché) si può spiegare il bosone di Higgs?

Camogli_2015-09-12_1Nel weekend sono a stato a Camogli, e sono stato fortunato. L'allerta meteo di livello 2 ha infatti obbligato gli organizzatori del Festival della Comunicazione a far saltare tutti gli eventi previsti per domenica: la mia conferenza era prevista per sabato, quando ancora il sole scaldava la riviera ligure, e un sacco di persone si spostavano da una terrazza all'altra per partecipare agli incontri. Il tendone che mi avevano assegnato, la Terrazza delle Idee, era dunque ben brulicante di occhi, teste e cuori.

Camogli_2015-09-12_2È stata una bella esperienza, per molti versi diversa da quelle a cui mi presto di solito. Invece che cercare di spiegare la fisica delle particelle, ho provato a raccontare quali siano state le strategie e le scorciatoie usate dai media per raccontare proprio la scoperta del bosone di Higgs. Con il pubblico abbiamo dunque ragionato delle metafore più usate (e abusate) per spiegare ai profani il meccanismo di Higgs, della loro efficacia, e di come la scelta di una particolare narrazione della scoperta scientifica veicoli un messaggio tutt'altro che neutro. A questa introduzione, poi, ho fatto seguire la mia narrazione preferita, quella che sfrutta il racconto dell'invenzione, ricerca e scoperta del bosone di Higgs per parlare di metodo scientifico, e delle caratteristiche specifiche della conoscenza scientifica.

Come avevo promesso la settimana scorsa, metto qui sotto il materiale che ho proiettato durante la chiacchierata. Non vale molto senza il mio sproloquio a accompagnarlo, ma potrebbe dare un'idea dei temi toccati. Ho anche scritto un pezzo, uscito ieri per il Fatto Quotidiano, che prova a fare la sintesi di quello di cui ho parlato: metto anche quello lì sotto (e peccato, come sempre, per il titolo scelto, gli errori grossolani - il Festival era a Camogli, a Sarzana c'è quello della Mente! - l'iconografia casuale - perché CMS? - e l'immancabile richiamo becero alla "particella di Dio", di cui ovviamente l'articolo non parla). Che ne pensate?

 

ilfatto20150913_SpiegareBosoneHiggs

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Si può spiegare il bosone di Higgs?

Sabato 12 settembre alle 17:15 sarò a Camogli, ospite del Festival della Comunicazione, a disquisire su se e come sia possibile spiegare cos'è il bosone di Higgs a qualcuno che non si occupa di particelle elementari di professione, o che non abbia studiato fisica a livello universitario. Se vi interessasse sentirmi stare a pontificare per circa 40 minuti sull'argomento, sappiate che l'ingresso è gratuito, ma bisogna prenotarsi sul sito dell'evento.

Per gli amanti delle anticipazioni, incollo qui sotto le prime due slide che userò per accompagnarmi nella chiacchiera. Per la storia completa, beh, vi toccherà venire a sentire, o aspettare la settimana prossima. Slide01 Slide02

Se chiedete a un fisico delle particelle di spiegarvi che cosa sia il meccanismo di Higgs, e perché mai esista un bosone con lo stesso nome, otterrete con tutta probabilità due tipi di risposte. Alcuni vi proporranno la loro analogia preferita: il campo di Higgs è come una melassa cosmica, o come la sabbia di un campo di bocce, la massa delle particelle appare come le bolle in una mousse al cioccolato, e così via. Se lo scienziato è un buon affabulatore vi sembrerà persino di capire, ma ne siete veramente sicuri? Altri invece taglieranno corto: senza le equazioni e le basi teoriche non è proprio possibile comprendere. Chi ha ragione? È possibile comunicare a chi non ne sa nulla una disciplina che si basa su concetti che spesso cozzano con il senso comune, che studia oggetti che non si possono facilmente visualizzare, e che fa uso di strutture matematiche complicate? Se sì, come? E in caso negativo, che cosa comunica in realtà il fisico delle particelle che prova a raccontare il suo mestiere?

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Show a little faith, there's magic in the night

Born to Run Cover

 

So you're scared and you're thinking that maybe we ain't that young anymore
Show a little faith, there's magic in the night...

(Thunder road)

Born to run usciva oggi 40 anni fa. Io domani ne compio 42. I'm just a scared and lonely rider, but I gotta know how it feels.

(Pochi album sono stati importanti per me quanto questo - che ovviamente ho ascoltato per la prima volta anni dopo l'uscita. È stato uno dei miei primissimi regali a Irene, consegnato al lume delle candele di un'osteria di Torino che amavamo molto. Ascoltatelo tutto, di nuovo, stasera, prima di spegnere la luce. The poets down here don't write nothing at all, they just stand back and let it all be)

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