Il perfetto equilibrio tra parole e scienza?

Sul Venerdì di Repubblica di oggi, segnalatomi dallo suocero vigilante. Vado ad arrossire altrove.

Barweb_Venerdi_Repubblica_2014-06-20

Pubblicato in Letture e scritture, Scrivere di scienza | Etichette: , , , , | 19 Repliche

Ecco finalmente la copertina!

Con questi tipi di mattoncini possiamo fare tutto quanto? – chiede lei un po’ sospettosa – anche… i gatti? Le matite colorate? I libri?

Particelle familiari è apparso ufficialmente anche sul sito di Laterza, quindi penso proprio di poter finalmente mostrare come sarà la copertina. Allora, che ne pensate? Vi intriga? A me piace molto...

P.S. Ho aperto una pagina dedicata al libro, il cui contenuto crescerà nelle prossime settimane (ho in mente un paio di idee, che, guarda caso, hanno a che fare con il LEGO e la fotografia...). Da lì potete anche scaricare l'indice del libro in PDF, giusto per farvi venire l'acquolina in bocca :-)

Particelle familiari: la copertina

Pubblicato in Scrivere di scienza | Etichette: , , , | 22 Repliche

Particelle familiari: recensioni e presentazioni

Correzione bozze

Siamo arrivati alle fasi finali del libro. La seconda correzione delle  bozze è partita, i ringraziamenti sono stati scritti, il testo è chiuso e pronto ad essere stampato, la copertina finalizzata. Apparentemente, si entra adesso in quel limbo tra chiusura del libro e  uscita, in cui si inizia a pensare a quella cosa che chiamano promozione. Il che vuol dire, da quello che capisco, sostanzialmente due cose: decidere a chi mandarlo per farlo recensire, e organizzare le presentazioni.

Sulle recensioni. Ho fatto i compiti che la casa editrice mi ha assegnato, e ho compilato la lista di giornalisti di carta stampata, radio ed altro con cui sono venuto in contatto in questi anni. Sono però sicuro di essermene perso qualcuno: sei un/a giornalista, e vorresti ricevere il libro per recensirlo sulla testata per cui scrivi (o parli)? Contattami, e cercherò di fartelo avere (ehm, vale solo per i giornalisti veri: voialtri potenziali lettori dovrete comprarlo...)

Sulle presentazioni. Verrò volentieri, impegni di lavoro permettendo, a presentare il libro più o meno ovunque mi invitiate, per cui non esitate a propormi luoghi e date. Due sole raccomandazioni (e mezza). Uno: perché una presentazione di un libro funzioni, serve che ci sia una libreria locale che collabori (non potrò andare in giro con una cassa di libri, e in ogni caso mi piace l'idea che sia un libraio a trarne profitto, nel caso). Due: contattatemi in tempo (abito in Francia, e il libro è qualche cosa che gestisco nel tempo libero, per cui devo prevede i miei spostamenti con un certo anticipo), Due e mezzo: provate a pensare a chi potrebbe dialogare con me in quell'occasione (le presentazioni monologo non funzionano mica bene, mi sa...).

Per trovarmi, valgono i soliti contatti.

Pubblicato in Scrivere di scienza | Etichette: , , | 8 Repliche

Le preferenze della Natura

WeakForce

Dopo settimane di arduo scrutinio, è stato finalmente scelta la squadra di studenti vincitrice della competizione Una linea di fascio per le scuole. Vi ricordate il concorso? L'idea era quella di presentare un progetto di esperimento da fare utilizzando uno degli acceleratori del CERN: il miglior progetto sarebbe stato scelto per essere realizzato per davvero quest'estate a Ginevra, la squadra dietro l'idea sarebbe stata ospite a spese del laboratorio per venire a fare per davvero un po' di fisica sperimentale moderna.

Da quello che mi raccontano, delle svariate centinaia di gruppi che si erano presentati ne sono rimasti sedici nella lista ristretta, tutti con idee di ottimo livello e presentazioni gagliarde. Ho un paio di colleghi che facevano parte del comitato di selezione, che mi hanno raccontato che convergere dai sedici alla scelta finale non è stato affatto facile. Il che è anche la ragione per cui, alla fine, di squadre premiate (e di esperimenti che verrano realizzati) ce ne sono due, giudicati altrettanto validi dalla giuria.

I vincitori sono dunque il gruppo Odysseus’ Comrades, 12 studenti greci che hanno proposto di venire a rivelare i decadimento dei pioni carichi per studiare l'interazione debole, e la squadra di 5 studenti del Dominicus College di Nijmegen, in Olanda, che hanno invece immaginato di far crescere dei cristalli per costruire il loro proprio calorimetro. Ecco i video delle loro proposte:

Immagine anteprima YouTube

Immagine anteprima YouTube

I sedici finalisti hanno comunque tutti ottenuto l'etichetta di "progetto eccellente". Tra di loro ci sono progetti arrivati da Singapore, Svizzera, USA, Spagna, Franxia, Sud Africa, Germania, Austria, e naturalmente Italia. Anzi, ben tre gruppi italiani: gli ArchiGuys, i INerdPerCaso, e gli studenti del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Treviso: per puro campanilismo, pubblico anche i video dei loro progetti. E chissà che non ci sia un'altra occasione l'anno prossimo.

Immagine anteprima YouTube

Immagine anteprima YouTube

Immagine anteprima YouTube

 

Pubblicato in Fisica | Etichette: , , , , , | Scrivi un commento

Qualche millimetro in là

Che a inizia Maggio sono stato al Salone Internazionale del Libro di Torino, ve l'ho già raccontato. Al Salone sono andato principalmente per incontrare il mio editor, ma, una volta a Lingotto, di fatto ho bivaccato tra gli stand per 48 ore di file. Sono soprattutto passato da un incontro e l'altro, perché al Salone si può certamente andare per far collezione di cataloghi e per comprare libri, ma le cose più interessanti sono le conferenze degli autori, le presentazioni, i dibattiti.

Prima di partire mi ero fatto un programma densissimo, pensando fosse possibile saltare da una stanza all'altra in pochi minuti, e che ci fosse sempre posto in ogni sala anche arrivando all'ultimo. Mi sono presto reso conto, dopo in paio di porte chiuse in faccia (quelle che ho rimpianto di più: Steve McCurry, che aveva una coda che attraversava un intero padiglione, e Douglas Hofstadter) di dover ridimensionare i miei piani. Sono però riuscito a sentir parlare, tra gli altri, i matematici di 40k (e ho finalmente incontrato dal vivo una quantità di persone finora solo incontrare in rete), Concita De Gregorio con il figlio (ed è quasi più simpatico lui!), Marco Malvaldi, e, soprattutto, Marino Sinibaldi, che presentava il suo libro intervista "Un millimetro in là" (che, tra l'altro, è uscito per la stessa casa editrice che pubblicherà Particelle Familiari: posso dire che siamo compagni di scuderia?).

È da quando sono ritornato dal Salone che ho due o tre idee in testa, maturate tra la presentazione del libro di Sinibaldi e le chiacchiere in giro per gli stand. Sono confuse e in stato embrionale, ma voglio provare ugualmente a buttarle giù, non fosse altro che per ricordarle meglio.

Acquisti_SalTo14

Sul ruolo della cultura, e su come la interpretiamo. È il tema centrale del libro di Sinibaldi, alla cui lettura vi rimando per tutte le sfumature. A me preme sottolineare un contrasto che ho percepito durante la presentazione, in particolare tra il modo di intendere e declinare la cultura di Sinibaldi, e quello invece proposto da Gustavo Zagrebelsky, che gli faceva da contraltare durante il dibattito. In quell'occasione, mi è sembrato che Zagrebelsky ricoprisse molto bene il ruolo dell'intellettuale millenarista, arroccato sulla torre d'avorio, lamentoso della condizione attuale di sfacelo, e laudator temporis acti. Gli ho di fatto sentito dire che la cultura è un bene da difendere dagli attacchi dei barbari; che le giovani generazioni sono soltanto ignoranti; che i nuovi mezzi di diffusione della cultura - la rete, il libro digitale - sono esclusivamente negativi; che il primato rimane esclusivamente a una cultura declinata in modo tradizionale. Di fronte a queste posizioni, Sinibaldi ha invece deliberatamente scelto una posizione di mediazione curiosa, non lontana da quella raccontata da Baricco nei sui Barbari. La cultura evolve e si esprime con mezzi diversi; le nuove tecnologie non sono demonizzare quanto da imparare a usare, fosse anche solo per contrastarne certi aspetti deleteri; non si può evitare il ricambio generazionale, che è invece doveroso, e l'ignoranza delle nuove generazioni è anche libertà da fardelli pesanti, che permette potenzialmente di volare più lontano. La cultura resta in primo luogo un strumento di battaglia, certo contro l'esterno, ma in primo luogo contro se stessi, e le nostre miserie e piccolezze. E, visto la cultura non ha oggi più quel ruolo di ascensore sociale che ha giocato per la generazione di Sinibaldi, occorre lavorare perché torni ad averlo. Sono posizioni che mi piacciono, che mi sento di condividere.

Sul tono e i modi della cultura (e, in parallelo, della politica). Scegliere di abbandonare i toni millenaristici (in difesa della cultura, ma non soltanto) ha una conseguenza positiva che mi sembra importante. Non elimina infatti il conflitto, che ha tutte le ragioni di esistere, rimuove però quelle figure che sul conflitto esclusivamente urlato, becero e superficiale hanno costruito la loro ragione di essere. Se a Ratzinger sostituite Bergoglio, lo spazio occupato da qualcuno come Odifreddi, nel ruolo di fustigatore di costumi pseudo-cattolici, si riduce enormemente. Se Berlusconi e una certa corte di macchiette escono dalla scena politica, il ruolo di qualcuno come Travaglio, che ha fatto dell'anti-berlusconismo antagonista la sua esclusiva cifra politica, resta enormemente ridimensionato. Il che non significa aderire alle posizioni di Papa Bergoglio o di Matteo Renzi, anzi. Vuol dire evitare di ridurre tutto il dibattito culturale e politico esclusivamente al lamento, all'accusa, alla beffa, allo sprezzo, e scegliere invece un conflitto costruttivo, che ha come obiettivo il cambiamento (e non la glorificazione sterile delle proprie posizioni) come scopo della proprio partecipazione.

Sugli attori della cultura (e, in parallelo, della politica). Ho quarant'anni, e faccio parte di quella generazione che ha vissuto per troppo tempo all'ombra dei proprio padri. Faccio parti di coloro che sono stati precari fino a 35 anni (non necessariamente io, che sono un privilegiato, ma la media dei miei coetanei si aggira da quelle parti), a cui hanno ripetuto fino alla nausea "sei troppo giovane per...", e che hanno sviluppato una forma di autocensura rispetto a quello che possono fare, dire, ottenere. Al Salone però visto sempre più amici e conoscenti seduti dall'altro lato dei tavoli, a presentare i loro lavori, a discutere, mettere in piedi, partecipare, e non soltanto più ad ascoltare, assorbire e dibattere lavori e idee di altri . Ho avuto, forse per la prima volta, la sensazione chiara che ci sia spazio per fare cultura da protagonisti, e non solo per fruirne da spettatori, e che questo spazio possa essere utilizzato bene (ehi, persino io ho scritto un libro!). Il tempo della timidezza è finito? Riusciremo a farlo terminare anche in ambito politico?

Pubblicato in Intenzioni educative, Letture e scritture, Militanza | Etichette: , , , , , , | 11 Repliche