Quando la sabbia del deserto la trascorrerà

È mercoledì sera, sono accoccolato sul divano della casa in montagna degli suoceri. La Pulce dorme ormai da mezz’ora, accompagnata dalla voce di Gianmaria Testa che canta piano dagli altoparlantini del mio portatile, piano per non svegliarla, piano per tenerlo ancora un po’ con noi, ché è partito e mi manca.

Oggi il sole è venuto a trovarci in montagna, nonostante la giornata promettesse veramente male, nebbia e pioggia mista a neve. Siamo partiti per sciare lo stesso, la Pulce e io, il maltempo non ci fa mica paura, e siamo stati ripagati. La fortuna aiuta gli audaci, a volte. Siamo in vacanza post-Pasquale, lei perché la scuola è chiusa fino a lunedì prossimo, io perché da anni mi godo questa settimana di vacanza montagnina con la fanciulla, e mai come quest’anno ne avevo bisogno.

Qui sui monti non c'è la rete, il che è un regalo. Questo vuoto di connessione lascia spazio a pensieri, o semplicemente al silenzio, una ricchezza rara. Batto sui tasti del portatile, e forse domani, durante la visita quotidiana con la Pulce alla biblioteca del paese, o se il telefono si aggancia al mondo esterno, pubblicherò sul blog queste parole. Ho voglia di raccontare, è tanto che non scrivo su Borborigmi. Anche se, da come ho cominciato, le parole rischiano di essere troppe, e chi legge oltre alla quinta riga su internet oggi? Vale la pena? E poi Borborigmi non ha nemmeno una faccia adatta a farsi leggere da un furbofono, sta diventando un sito antico, fuori tempo. Non leggerà nessuno, mi dico, sono tutti su Facebook. Magari non lo pubblico. Scrivo comunque.

È arrivata la Pasqua di Resurrezione, finalmente. L’ho attesa con fatica e caparbietà, dentro e fuori, tenendo stretti tra le mani i fili di troppe matasse da sbrogliare, di troppi aquiloni pronti a scapparmi. Qualche tempo fa appuntavo sul blog “prima o poi vi racconto, magari dopo Pasqua, visti tempi e scadenze”. Ecco, vi racconto, come viene. E pazienza se è lungo e sconnesso.

Mi sono preso una settimana di vacanza perché, dalla fine di settembre 2015, in modo praticamente continuativo, ho lavorato. Detta così sembra una banalità: tutti lavorano, non è mica una gara, non voglio mica vantarmi. Vorrei solo spiegare perché sono stato assente da queste pagine, perché ho latitato su tutti fronti, mettendo nel congelatore troppi progetti, fossero lo scrivere su Borborigmi o montare il lampadario del soggiorno. Per me, e per la mia famiglia che mi sostenuto e sopportato in questi mesi, “in modo praticamente continuativo” ha voluto dire tutti i santi giorni, dal mattino alla sera, col mattino che iniziava costantemente alle 8 (o prima ancora), e la sera che, nei migliori dei casi, finiva verso l'una di notte. Dove, senza esagerare, “tutti i santi giorni” comprendevano i sabati e le domeniche, quasi sempre, negli ultimi sei mesi. Un ritmo forsennato, spesso insostenibile e volentieri insensato, a volte cercato per necessità, molte altre subìto. Non sarei sopravvissuto conservando un minimo di sanità mentale senza la pazienza di Irene e Giulia, sante subito, entrambe. E se da settembre, con un’intuizione fortunata che mi ha salvato la ghirba, non mi fossi messo a praticate un’arte marziale nell’unico dopocena della settimana in cui ho strenuamente difeso due ore non dedicate al lavoro.

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La lista delle cose che ho fatto da settembre a oggi è lunga e densa, come una melassa in cui nuotare è possibile ma pericoloso, come sabbie mobili. È iniziato tutto con una dottoranda a fine corsa, che mi sono ritrovato a dover accompagnare per mano alla discussione della sua tesi, più del lecito, più del dovuto e del necessario. Una studentessa inizialmente promettente, che a un certo punto ha tirato i remi in barca, per scelta o per incapacità o probabilmente per entrambe, e che, alla fine del suo percorso, mi ha fatto letteralmente impazzire. Perché io sono cresciuto nei cortili cementati degli oratori, mi sono nutrito di “nessuno va lasciato indietro mai”, e “si cammina al passo del più lento”, e “tutti possono farcela se supportati nel modo giusto”, insomma, di quelle idee e di quella retorica li. E invece, a posteriori, forse questa andava davvero lasciata indietro. Io ne avrei certamente guadagnato in salute mentale e fegato, e lei in tempo, magari. E invece. Ma comunque, mai più.

A ottobre, inviata la dottoranda verso altri lidi, mi sono messo a preparare un concorso ambizioso per un posto prestigioso che, spoiler alert, alla fine non ho vinto. Un concorso di quelli che, se ti invitano, è già un bel successo. Di quelli che c’è un posto per tutto il mondo, che devi sapere tutto di tutto perché te lo chiederanno, e io tutto di tutto mica lo so, ma comunque in ottobre, oltre a lavorare, mi sono messo a studiare, tutte le sere, tutti i week-end. Studiare come non facevo dai tempi di Istituzioni di Fisica Teorica a Torino, che Rossetti mi faceva una paura fottuta, e io pensavo di non averci la testa per le equazioni e forse avrei dovuto fare ingegneria, e per esorcizzare la paura studiavo studiavo studiavo, e poi ho anche preso trenta e lode di Istituzioni, e comunque Rossetti, se mi ricordo bene, faceva paura a tutti. A ottobre dell’anno scorso ho imparato e rimparato un sacco di cose, e, al di là del risultato deludente del concorso, ho riscoperto quanta soddisfazione possa dare provare a sapere quasi tutto, e quanta fatica costi.

Tra novembre e Natale ho coordinato un gruppetto di lavoro di ATLAS. Scopo del gruppo, scoprire nuove particelle che potrebbero disintegrarsi in coppie di fotoni. E tra le coppie di fotoni che abbiamo raccolto in quel periodo, sembravano proprio esservi le tracce di una nuova particella. Ho dunque passato le notti di quel periodo a spulciare i dati, per capire se quelle tracce che assomigliavano al passaggio di una nuova bestia fossero magari un errore, un cavetto collegato male, un pezzo di software senza briglia. Le giornate, invece, le ho spese a convincere il resto di ATLAS che, sì, magari le tracce erano una fluttuazione statistica, ma non erano uno sbaglio, e il cannocchiale che avevamo costruito per metterle in evidenza era sano e ben pensato. Un lavoro necessario quanto la ricerca stessa, una sorta di processo a se stessi, costruito per evitare passi falsi, perché per affermazioni straordinarie servono prove altrettanto straordinarie. E poi, a volte, anche le prove straordinarie, comunque non bastano, ed entrano in ballo politica e sociologia, e la fatica raddoppia, e il divertimento dimezza, ma sorvoliamo, vi basti l’idea.

Del risultato di fine anno vi ho già raccontato un po’, per cui non indugio troppo. Come dicevo, nei dati presi da ATLAS nel 2015, e in particolare tra quelli con dentro due fotoni, ne abbiamo trovati un po' che sembrerebbero venire dalla disintegrazione di una nuova particella misteriosa, con una massa di 750 GeV. Sono il segno di una scoperta? Per darvi un’idea dell’ampiezza della questione, questo eccesso potrebbe essere semplicemente una danza dei dadi dell’universo; oppure una qualche magagna nel funzionamento dell’esperimento; o ancora la scoperta del secolo, quella che ribalterebbe il tavolo e riaprirebbe i giochi della fisica delle particelle elementari, ancor più del bosone di Higgs. Una roba che, fluttuazione o errore o possibile scoperta straordinaria da confermarsi, dal 15 dicembre 2015 a oggi i colleghi teorici ci hanno scritto più di 300 articoli per tentare di spiegarla. Da cui la cautela, le follie organizzative, le notte insonni, prima di poter dire qualcosa pubblicamente.

E infine, ai primi di dicembre, gli amici di CMS ci hanno sussurrato che, forse per caso o forse no, anche loro vedevano un eccesso di doppi fotoni con caratteristiche simile al nostro, e, se l’universo ci stava facendo uno scherzo, allora era (ed è) uno scherzo proprio ben congegnato. Sono seguite le riunioni segrete con i concorrenti dell’altro lato dell’acceleratore, per verificare che non stessimo facendo lo stesso errore da entrambi le parti; e la redazione dell’articolo in cui diciamo cosa vediamo, per redigere il quale ogni singola parola viene soppesata, e bisogna tenere in conto tutti i commenti, le critiche, i suggerimenti. Le ore di sonno per notte sono di nuovo diminuite, e la vita familiare, e l’equilibrio. Ma vuoi mettere la soddisfazione?

Il 18 dicembre scorso il CERN ha chiuso per la pausa natalizia, e mi sono preparato a dormire per una settimana di fila. E invece. C’era il gruppo di lavoro da riorganizzare, perché un risultato come quello appena presentato doveva essere pubblicato al più presto, di certo prima delle conferenze invernali, e prima della ripresa di  LHC in primavera. E io ho accettato di assumermi la responsabilità di riorganizzare, coordinare, mettere insieme, perché le sfide mi piacciono, e quel risultato lo sento mio come pochi, qualunque cosa sia. A gennaio il muro del mio ufficio al CERN ha allora assunto questo aspetto, a metà tra l’organizzazione geniale che nei film americani salva il progetto dalle scadenze impossibile, e la parete inquietante della tana segreta di un serial killer.

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Per fortuna davanti alla parete coperta dai fogliettini gialli non sono rimasto solo, altrimenti sarei morto. Per una serie di ragioni, a metà gennaio ho dovuto individuare un nuovo collega con cui co-gestire il marasma, ché quello designato in precedenza non poteva più, per ragioni su cui è meglio sorvolare. Mi ha salvato L., l’amico con cui quindici anni fa mi fraggavo sui server hackerati dell’università di Milano, oggi stimato professore della stessa, che tra fine gennaio e l’altro ieri è venuto settimanalmente in trasferta al CERN. Insieme, abbiamo, in qualche modo, domato la bestia, soprattutto la bestia sociologica di far lavorare insieme la gente, ché la gente, specie la gente molto intelligente, a lavorare insieme fa fatica. In un modo o nell’altro, col manipolo dei prodi dei doppi fotoni, siamo arrivati alle conferenze invernali con un nuovo risultato.

C'è una nuova particella tra i dati di ATLAS e CMS? Non possiamo ancora dirlo. L'eccesso è intrigante, e sarebbe veramente bello se i dati nuovi che raccoglieremo entro l’estate ne confermassero l'esistenza. Questo non toglie che, a inizio marzo, l’eccitazione fosse comunque molta. Agli incontri di Moriond (che a Moriond in Francia si sono svolti forse un paio di volte, e che da anni si tengono in Val d'Aosta) dovevo andarci tutta la settimana, per una di quelle conferenze in cui al mattino e alla sera si discute di fisica, e nel pomeriggio si scia. È finita che sono restato a casa fino all’ultimo, a limare i dettagli e a impartire la benedizione finale ai risultati. In montagna ci sono andato solo per presentarli, perché, tra le altre cose, ATLAS mi aveva anche designato come oratore per l’occasione. E ovviamente sono stato contento, è stato un bellissimo riconoscimento del quadruplo mazzo. Certo, è stato anche lavoro in più, ma tanto ormai chi la sentiva la differenza?

Il giorno dopo, quando la notizia è percolata sui giornali, qualcuno si è chiesto perché non avevo parlato su Borborigmi del risultato. Ecco, non ne avevo parlato perché ero intento a preparare il risultato, a presentare il risultato, a gestire il risultato. Se c’è una cosa che questo mesi mi hanno insegnato, è che fare il comunicatore della scienza e lo scienziato non sono sempre attività compatibili, specie se la scienza è dura e affilata e si vuole contribuire di persona dalla prima linea. Poi non ne parlavo sul blog anche perché in quei giorni è morto Oliver, e sto ancora scontando un lutto rancoroso. E la stanchezza era tale, che, se c’era del tempo libero, dovevo dedicarlo a dormire un po’.

Dormire un po’, ma non troppo, perché a inizio gennaio, siccome mi piacciono le sfide impossibili, avevo anche pensato di affiancare al mio carico lavorativo la preparazione di quella che in Francia chiamano l'Habilitation à Diriger des Recherches. Si tratta di un titolo universitario dopo il dottorato, che esiste solo in Francia, una sorta di bollino che mi autorizzerà a firmare tesi di laurea e di dottorato allo stesso livello di un professore universitario, anche se sono un ricercatore di un ente come in Italia potrebbero essere il CNR o l'INFN. Per farlo, nelle notti di gennaio ho anche preparo un manoscritto, sintetizzando i risultati dei miei lavori degli ultimi anni, mirabilmente corretto da Irene che di fisica non ne mastica molta, ma di grammatica è cintura nera in almeno tre lingue. Ne è venuto fuori un tomo di più di 200 pagine, a me proprio non riesce di fare le cose a metà, che dovevo consegnare entro fine gennaio. Mi sono anche dovuto iscrivere di nuovo all’università (gita fuoriporta a Grenoble per l’occasione, ma manco una tessera per lo sconto al cinema, accidenti), ho dovuto trovare tre revisori che leggessero il tomo entro fine febbraio, e preparare la discussione da farsi entro fine marzo. Nel frattempo, ho insegnato anche un po’, per non farmi mancare nulla.

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La discussione della mia Habilitation è avvenuta mercoledì scorso, durante la Settimana Santa. Rientrato dalla conferenza a cui presentavo i risultati, mi sono tuffato a prepararla. È andata molto bene, direi, dai commenti ed elogi dei revisori e della commissione che mi ha tenuto, al termine di un'ora di presentazione, per un'altra ora e venti di domande, che nemmeno alla discussione del dottorato. Mi hanno detto che succede solo per le discussioni più interessanti, lo porto a casa come testimonianza di un lavoro ben fatto. Dopo la discussione, con i colleghi abbiamo copiosamente brindato con un ottimo Arneis piemontese importato illegalmente dai miei genitori. È sempre importante ricordare ai francesi che non sono i soli a saper fare del buon vino.

E così è arrivato il Venerdì santo, poi il Sabato del silenzio, poi Pasqua. Mi sono preso questa settimana di vacanza, dormo molto, leggo altrettanto, gioco con la Pulce, oggi ho persino sciato. Di progetti in tasca, non solo lavorativi, ne ho molti. Ma lunedì si ricomincia, c'è ancora la particella misteriosa da scoprire o smentire con i dati nuovi, e ho appena accettato la responsabilità di coordinare per ATLAS non solo questa analisi, ma anche un'insieme di altre ricerche e misure che hanno in qualche modo sempre a che fare con il bosone di Higgs o altre particelle ipotetiche che gli somiglierebbero, e i fotoni in cui si disintegrano. Vedremo come andrà.

“Una bandiera senza segni ti regalerò / e una clessidra d'oro”, mi promette la voce di Gianmaria Testa nel buio della notte che scende, “quando la sabbia del deserto la trascorrerà / ti potrai riposare”. Quando la sabbia del deserto la trascorrerà.

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Oliver, 1999-2016

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Oliver era malato da tempo, malato di quelle malattie di cui i cani semplicemente muoiono, prima o poi. Sapevamo bene che ogni giorno, ogni settimana in più, era un regalo, un pezzetto aggiunto a una vita già straordinarimente lunga per un cane. Sapevamo, sapevo, che il giorno di salutarci sarebbe arrivato, ma era facile convincersi che Oliver fosse eterno, pur sapendo bene che niente è eterno.

Da mercoledì Oliver non è più con noi, e oggi non riesco ancora a trovare le parole per esorcizzare la tristezza. Oliver non era un bravo cane, non era particolarmente obbediente o educato. Oliver era semplicemente un membro della famiglia, Oliver era mio amico. Magari tra un po' troverò l'energia per raccogliere i pezzi della mia relazione con questo cane, che ha dato a me molto di più di quanto io abbia dato a lui. Magari tra un po', ma non oggi.

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La forza elettrodebole nel giardino di Albert

Di energie per scrivere su Borborigmi, di questi tempi proprio non ne ho. Riassunto breve: sto scrivendo un sacco di altre robe per lavoro, e di forza nelle dita per il blog proprio non me ne resta. Prima o poi vi racconto, magari dopo Pasqua, visti tempi e scadenze.

Voglia di chiacchierare di fisica, però, ne ho sempre. Il problema dello scrivere di fisica, perlomeno per me, non è tanto trovare idee e argomenti e idee, ma pensare a tono e formato, correggere, riscrivere, tagliare. Insomma, quando il tempo scarseggia la cura editoriale è lo scoglio principale. Se invece qualcuno mi invita a chiacchierare al telefono, allora sono sempre ben contento di partecipare.

È successo così che, qualche settimana fa, sono rimasto un'oretta al telefono a chiacchierare di interazione elettromagnetica e nucleare debole con Clara Caverzasio, che cura per il secondo canale della Radio Svizzera Italiana una trasmissione chiamata il Giardino di Albert. In una serie di puntate dedicate alle quattro interazioni fondamentali, prima di me Carlo Rovelli aveva parlato di gravità, e dopo si è discusso di interazione nucleare forte. Tra tagli e montaggio, ne è venuta fuori una mezz'oretta di chiacchiere, che, se vi interessa, potete ascoltare sul sito della radio o direttamente qui sotto. Buon ascolto, e che le forze siano con voi! 🙂

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Paperino e Paperoga al CERN!

Nel numero 3136 di Topolino in edicola domani, 30 dicembre 2015, c'è anche una storia particolare, scritta da Francesco Artibani e illustrata da Giuseppe Ferrario. Qualche tempo fa il Papersera, il quotidiano di Paperopoli, ha inviato Paperino e Paperoga a Ginevra a visitare il CERN: per l'occasione, il sottoscritto ha avuto l'onore di spiegare il Modello Standard ai paperi! Grazie a Francesco per l'opportunità, non capita tutti i giorni di accompagnare dei visitatori simili 🙂

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Reserved excitement

In particularLaura e Tova sono due colleghe di ATLAS che, oltre a fare le fisiche delle particelle, producono con Larry un bel podcast, In particular,  "sulla fisica e lo scoprire nuova fisica alla frontiera delle alte energie". Nell'ultimo episodio hanno fatto un lavoro a mio parere superbo nel catturare al contempo l'eccitazione e  la cautela di ATLAS nello rendere pubblica la "montagnola" nei dati con due fotoni di cui abbiamo parlato negli ultimi giorni. Tra gli altri, per ragione che vi saranno evidenti ascoltando, hanno anche intervistato anche il sottoscritto verso la metà della puntata. È in inglese, ma - che volete farci? - questa è la lingue che parla la fisica della particelle nel suo quotidiano. se fate lo sforzo, almeno potrete dire di avermi sentito parlare la lingua della perfida Albione (con accento texano, come dicono gentilmente Irene e Giulia)! Buona ascolto, e, se vi piace il formato, iscrivetevi.

 

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  • Chi sono

    Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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