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Inviato da Marco in : E se... (università e ricerca), Politiche della ricerca

E se… giovani laureati di belle speranze, dottorandi, assegnisti di ricerca e ricercatori precari la smettessero di lavorare gratis? E se, più esplicitamente, fosse loro vietato di assumente qualunque incarico didattico non retribuito? E se, a margine, abolissimo l’ignominia dei professori a contratto?
- Funziona più o meno così. Tu ti sei appena laureato e speri di poter restare in università per continuare a fare della ricerca. Oppure hai appena vinto il concorso di dottorato, e ti senti di botto un accademico rodato, finalmente dall’altra parte della barricata. Oppure hai iniziato da poco un assegno di ricerca o un altro contrattino precario, e non diresti mai di no al professore che ti ha sostenuto fino ad adesso. Rifiuteresti dunque forse un incarico didattico, da assumere come una forma di volontariato benevolo? Giammai. Perché ti illudi che la visibilità che questo incarico di darà in università ti aiuterà ad avanzare; perché sei vanitoso, e non vedi l’ora di stare dall’altra parte della cattedra; perché lo fanno tutti, e non puoi certo dire di no al tuo mentore: se dici di no tu l’incarico sarà assunto da un altro, che ti sorpasserà nella classifica di gradimento del tuo professore referente. E dunque accetti.
- Fai un danno a te, e agli altri. Insegnare è una cosa seria, che richiede tempo e dedizione. Molto più tempo e molta più dedizione che le sole ore di esercitazioni frontali o di laboratorio o di seminario che ti hanno regalato, e che tu hai accettato gongolante. Tempo e dedizione che dovrai tirare fuori in qualche modo; e, siccome le giornate hanno una durata limitata, lo farai sottraendo tempo al tuo incarico primario di dottorando, assegnista, ricercatore precario: fare ricerca. Un dottorando o un assegnista che spenda i suoi pomeriggio a fare orali per conto del suo professore si sta dando la zappa sui piedi, perché alla fine sarà (dovrebbe essere) valutato per la qualità e l’originalità della sua ricerca, non per le ore di lezione ed esami che ha regalato al suo professore (ehi! Sei un dottorando o un assegnista? Rileggiti per bene il contratto: non c’è scritto da nessuna parte che tu abbia degli obblighi didattici!). E fa un danno al sistema universitario perché, siccome sta regalando le sue prestazioni didattiche, queste non verranno conteggiate nell’organico ufficiale. Magicamente allora l’università potrà dunque sostenere di essere in grado di gestire corsi di laurea a cui sono iscritte centinaia di persone con una manciatina minuscola di professori. O meglio, lo potrà sostenere il ministero, che dunque non avrà alcuno stimolo a rivedere il sistema di distribuzione dei fondi e l’organizzazione generale. Com’è economica l’università, con la gente che ci lavora gratis!
- Come può esserci competizione e meritocrazia senza retribuzione? Perché dovrei assumere il professore più bravo (che probabilmente costerebbe caro) quando posso avere quello più economico (l’assegnista o il ricercatore precario che è pronto a lavorare gratis)?
- Il sonno della ragione genera mostri. E questi mostri si chiamano professori a contratto, che sono l’apice della stortura di un sistema che si avvale di collaborazioni didattiche gratuite (o quasi). Premessa: il “professore a contratto” viene inventato per permettere alle università di avere come docenti “straordinari” professionisti di chiara fama nell’ambito della loro disciplina, che vengano ad affiancare occasionalmente gli accademici veri e propri con corsi monotematici estemporanei. Peccato che questo utilizzo sia veramente ridotto, e oggi si usi invece l’istituto del professore a contratto per assumere come docenti “ordinari”, a totale discrezione e senza concorso alcuno, semplici laureati compiacenti che accettano le paghe da fame (stiamo parlando di cifre dell’ordine del migliaio di euro. L’anno!) pur di mettere un piede in università dalla porta di servizio, fregiarsi del titolo di professore, e mettersi in lista d’attesa sperando che la loro compiacente sottomissione gli renda a tempo debito in cambio un posticino, un concorsino, un altro contrattino. Il peggio è poi che il numero massimo di professori di questo tipo che una facoltà può avere è conteggiato appunto per facoltà, e non per corso di laurea. È dunque possibile istituire interi corsi di laurea senza praticamente nemmeno un ordinario o un associato che vi insegni. Vorreste iscrivervi? Io no.
- Qualcuno di ribella. E meno male. Era ora.
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