Pensieri sparsi su supporti e modi dell'insegnare

Lecture board for a John Wheeler lecture. Scanned from Physics Today, April 2009

Lecture board for a John Wheeler lecture. Scanned from Physics Today, April 2009

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questa foto qui sopra. L'insegnante davanti alle lavagne è John Wheeler, uno dei fisici più importanti del secolo passato. Apparentemente, quando insegnava in Inghilterra negli anni 1970, Wheeler riempiva in anticipo le lavagne dell'aula di diagrammi e formule colorati, che usava poi durante la lezione muovendosi con grazia da un elemento all'altro. Che meraviglia!

Oggi quasi più nessuno (tralasciando i fisici teorici, ma questi sono una razza a parte) usa ancora le lavagne per insegnare la fisica all'università. Le trasparenze prima, e le presentazioni con il computer poi, hanno soppiantato la scrittura in diretta, probabilmente più lenta e magari meno ordinata (mica tutti hanno il talento grafico di Wheeler. Io magari anche sì, ma è un'altra storia), ma certamente più facile da seguire, più adatta alle deviazioni, alla digestione da parte degli studenti, agli approfondimenti improvvisati a seguito di una domanda inattesa.

A fine gennaio, se le cose vanno come previsto, terrò un corso di una quindicina d'ore alla European School in Instrumentation for Particle and Astroparticle Physics, dalle parti di Ginevra. Devo mettermi a prepararlo, e sono molto indeciso sul formato da adottare. Avranno delle lavagne? Potrò usarle? Mi piacerebbe combinare una parte con sopporto "moderno" (grafici, slide, etc) e una parte "tradizionale", con la lavagna al centro, lenta, e possibilmente interattiva. (A proposito: la scuola interessa a qualcuno? Abbiamo ancora qualche posto libero...).

Poster ESIPAP 2014

Recentemente, riflettendo per altre ragioni sull'insegnamento della fisica, e più in generale sui modi della didattica universitaria e post universitaria, mi sono imbattuto nell'idea della flipped classroom. L'idea di fondo è semplice: invece di usare il tempo dei corsi per delle lezioni frontali tradizionali, si delega l'apprendimento formale allo studente nel suo tempo di studio personale, fornendo qualche strumento moderno (per esempio, video delle lezioni stesse, registrati apposta dall'insegnante) per facilitare la prima fruizione. Il tempo in classe, invece, viene speso per quelle attività che tradizionalmente vengono delegate al lavoro solitario dello studente: esercizi, problem-solving, approfondimento in gruppi, discussione dei concetti appresi. Apparentemente questo approccio sembra funzionare molto bene, in particolare nei curricula scientifici, anche se ci sono voci critiche.

A me sembra un'impostazione interessante, molto vicina a quell'imparare facendo di scoutistica memoria a cui tengo molto. Probabilmente varrebbe la pena di usarlo almeno un po', per parti di corsi, o segmenti definiti. Quello che è certo, al di là delle specifiche soluzioni, è che immaginare un sistema didattico diverso da quello a cui siamo abituati è necessario, e doveroso nei confronti delle nuove generazioni che iniziano a studiare in questi anni. E di questo, prima o poi, parleremo ancora, perché è qualcosa che mi sta molto a cuore. Nell'attesa, guardate questo video, se non lo avete già fatto.

http://www.knewton.com/flipped-classroom/

http://www.knewton.com/flipped-classroom/

 

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18 Commenti

  1. juhan
    Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 19:33 | Permalink

    Solo come ricordo personale, anni '70 al Poli di Torino. Le aule avevano (forse hanno ancora) ben 6 lavagne. Un prof. di quelli rinomati faceva riempire tutte le lavagne ai 2 assistenti e quando entrava lui cominciava a cancellare per scrivere cose nuove. Panico! (a meno di entrare prima in aula, quando potevi).

  2. Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 19:37 | Permalink

    Bello!
    Più o meno è il mio approccio quando mi capita di insegnare nelle scuole (ultimamente sempre più spesso), però presenta alcuni problemi: cozza con la necessità di chiudere i programmi (perché non puoi non spiegare, altrimenti i genitori e il preside te li trovi addosso come un merci lanciato alla massima velocità), di mettere i voti e di mantenere la disciplina (cosa difficile quando spingi i ragazzi a collaborare tra loro: tendono, giustamente, a discutere del migliore approccio per risolvere il problema, e questo disturba, in genere, i letterati...).
    Negli scientifici la cosa è leggermente diversa, anche se nell'ultima scuola dove mi trovo ci sono enormi difficoltà a causa dello spazio (molte persone in spazi stretti tendono a essere più dispersive e meno coinvolte...): nel complesso, però, secondo me funziona molto bene

  3. Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 19:51 | Permalink

    Non so se il "metodo flipped" sia il migliore, porto solo la mia semplice esperienza (spero paragonabile almeno in parte) fatta con un corso di Coursera (sono in dirittura d'arrivo): il materiale fornito è ottimo ed è comodo ed importante poterne usufruire quando realmente si è predisposti (quando si ha tempo e voglia) a studiare/apprendere... Gestisco io il mio tempo di studio.
    Gli "esercizi, problem-solving, approfondimento in gruppi, discussione dei concetti appresi" sono disponibili e il forum funziona perfettamente; certo non è la stessa cosa che farlo in una "classe reale" dove compagni e prof non sono fatti di bit. Però funziona e anche molto bene visto il successo dei diversi corsi.

  4. Fabio
    Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 20:33 | Permalink

    In realtà a Fisica a Torino si usa ancora tantissimo la lavagna, in più di due anni che frequento mi è capitato solo un corso spiegato interamente con slide. Trovo molto più facile seguire se il professore scrive, dandoti il tempo di ragionare su quello che succede, e non usa le slide (o peggio i lucidi).
    Però sarebbe interessante provare qualcosa di diverso dalla didattica frontale.

  5. Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 20:33 | Permalink

    Da studente posso dire che apprezzo moltissimo chi utilizza la lavagna. Durante le lezioni tenute con slide o trasparenze è difficile mantenere la concentrazione e il docente tende a dirti molte più cose in meno tempo. Inoltre la lezione alla lavagna è più coinvolgente perché l'insegnate "fa i conti" insieme a te e non si limita a dirti "guarda lì che bello"; non so se ho reso l'idea.

    Per quanto riguarda Wheeler: l'insegnante che ho apprezzato di più durante il mio corso di studi è uno che quando arriva in aula si prende qualche minuto per disegnare con tanto di gessetti colorati il disegno relativo all'argomento che sta per spiegare: non sarà creativo come John, ma lo stile un po' ci somiglia, no?

  6. Andrea
    Pubblicato il 28 novembre 2013 alle 22:42 | Permalink

    Articolo molto interessante. Anche io sottoscrivo che in Italia, all'università, si usano ancora ampiamente lavagna e gessetti. Oltre ai modi di insegnare, mi piacerebbe anche si ponesse l'attenzione anche sui modi di imparare. Che ne dici Marco, potrebbe essere un'idea per un prossimo articolo?

  7. valerioperi
    Pubblicato il 29 novembre 2013 alle 00:22 | Permalink

    Sono solo al primo anno di fisica, ma amo profondamente l'utilizzo della lavagna durante le lezioni. Oltre a permettere di dosare meglio il tempo e di porre la giusta enfasi sulle cose fondamentali, secondo me è anche un mezzo attraverso il quale emerge la professionalità e la sincera passione del docente. Nonostante la mia esperienza sia solo all'inizio penso che non ci sia nulla di meraviglioso come una lavagna piena di faticosi calcoli che una volta conclusi puoi ammirare davanti a te alzando lo sguardo. Ciò nonostante ritengo che un tentativo di aggiungere un minimo di supporto tecnologico possa comunque essere utile in certe situazioni e persino stimolante.

  8. Pubblicato il 29 novembre 2013 alle 09:52 | Permalink

    Anche io seguo corsi su Coursera, Udacity ed EdX e, secondo me, il metodo è molto valido. Sopratutto perchè la parte di "apprendimento passivo", ovvero il seguire qualcuno che ti spiega qualcosa, può essere fatto quando si vuole e sopratutto non c'è molta differenza tra ascoltare un prof in aula o in un video.

    In ogni caso credo che questo metodo si debba appunto integrare con delle "lezioni" in aula dove, con l'ausilio del docente, vengono poi risolti esercizi e vengono date le risposte alle domande che gli studenti si sono preparati nel momento dell'apprendimento.

  9. paolo
    Pubblicato il 29 novembre 2013 alle 15:58 | Permalink

    Mio malgrado, mi sono ritrovato per qualche hanno a tenere il corso di griglie computazionali alla specialistica in informatica (che ho declamato secondo il paradigma del grid computing ;), visto che il cloud era ancora lontano).
    Cmq, ho impostato le lezioni seguendo il tuo paradigma: spiegato la teoria dietro agli scheduler e assegnavo una tesina con flash talk su implementazuoni (lsf, pbs,scrum,gridengin,etc) da fare nelle lezioni successive dagli studenti agli altri studenti e valutavano elementi comuni e distintivi (stessa cosa per file system distribuiti, Storage element, metodi di autenticazione, etc). Devo dire che ha avuto un certo successo come formula e ho raggiunto due obiettivi: hanno acquisito meglio la teoria e imparato a presentare e confrontarsi.

  10. Fabiano
    Pubblicato il 29 novembre 2013 alle 20:16 | Permalink

    @Marco: roba molto, ma molto interessante. Ho ascoltato rapito il Prof. Ken Robinson. Non sono riuscito a capire proprio tutto quello che dice (parla che è una scheggia), ma l'osservazione che la scuola-industria, l'insegnamento meccanico e il trattare gli studenti come fossero tutti uguali è roba che danneggia gravemente i risultati che possono essere ottenuti, è un argomento finalmente intelligente su cui riflettere sul serio. La scuola ha tanto bisogno di adeguarsi ai tempi e c'è sempre più bisogno di gente che sa.
    Grazie per gli spunti di riflessione!

  11. enrico perucca
    Pubblicato il 30 novembre 2013 alle 17:14 | Permalink

    Caro Marco io da prof. a scuola ho portato l'insegnamento capovolto, da cui poi siamo passati al flipped classroom, (che è la stessa cosa ma in ... inglese) nel senso che i ragazzi si guardano i video: in inglese! su Khan accademy (è un progetto meraviglioso per chi nn lo conoscesse!) e poi per quelli di prima stiamo iniziando col toon teaching: c'è una società che inizia a fare lezioni a ....cartone animato!!!!!
    l'avessimo avuto ai nostri tempi tutto questo !!!!!!
    eh eh

  12. Pagliuz
    Pubblicato il 1 dicembre 2013 alle 11:02 | Permalink

    Caro Marco, da studente di Fisica nucleare e subnucleare a (quasi) il suo ultimo esame, mi trovi molto daccordo su questa idea della flipped classroom; ti dirò di più, la trovo "indispensabile" in corsi di tipo informatico (vedi utilizzo di ROOT e affini: finchè non ci si sbatte la testa all'inifinito non si impara).

    Per quanto riguarda le lezioni con supporto, direi che il giudizio finale non può prescindere da come l'insegnante utilizza il supporto: ho avuto ottimi corsi presentati solo su slide e pessimi corsi tenuti alla lavagna (e, ovviamente, anche viceversa!).

    Sarà che sono più giovane di te (non di così tanto eh 🙂 ), però non provo tutta questa nostalgia verso il "gesso": credo che si possa rendere davvero interessante una lezione usando le slide, magari con link a pagine esterne e/o video.

    Saluti!
    Fabio

  13. Pubblicato il 1 dicembre 2013 alle 22:30 | Permalink

    A me le lavagne piacciono, alla Sapienza a Roma ce n'erano di molto belle (di quelle che possono scorrere verso l'alto) ma così belle come quelle di Wheeler mai. Io le uso, non avendo altro, ma non mi dispiace. Se faccio qualcosa di ben fatto, poi, la lavagna viene fotografata da qualche icoso compiacente, e archiviata nel corso moodle che usiamo come supporto (con i link a tutto il materiale extra che ci capita di usare, dai video alle applet per gli esperimenti che il nostro laboratorio non consente, al forum per gli esercizi per casa etc.). E' una modalità un po' ibrida, per spiegare spiego ancora io, ma spesso - anche la mattina a scuola - vado a mettermi in fondo all'aula e lascio che vadano avanti da soli.

  14. Pubblicato il 3 dicembre 2013 alle 18:02 | Permalink

    Negli anni 90, a fisica a Bologna, anche noi avevamo 6 lavagne scorrevoli e i professori arrivavano e le riempivano tutte con tanti bellissimi simboli. Ora anno del signore 2013 a medicina a Chieti, solo slide e lucidi. Le rare volte che qualcuno tenta di usare la lavagna bianca per qualche motivo non ci sono mai i pennarelli o sono secchi. Comunque una sorta di flipped classroom l'abbiamo sperimentata nel corso di Anatomia I e II.

  15. Pagliuz
    Pubblicato il 3 dicembre 2013 alle 21:26 | Permalink

    Le 6 lavagne scorrevoli ci sono ancora a Bologna! 😀

  16. Francesco
    Pubblicato il 4 dicembre 2013 alle 21:24 | Permalink

    Sarò banale, ma il metodo didattico va anche adattato agli studenti che si hanno: è diverso insegnare a gente appassionata e preparata rispetto a persone disinteressate che vorrebbero andarsene a fare tutt'altro...
    Comunque sulla lentezza della lavaga avrei da ridire: un nostro professore a fisica era soprannominato "il fotone", capace di scrivere con una mano e cancellare contemporaneamente con l'altra prima che finisse l'argomento. All'epoca mi è molto mancata la mancanza di materiale facilmente accessibile, oggi con internet forse si ha il problema contrario: tanto materiale ma non sempre affidabile.
    Sarò nuovamente banale, ma al di là degli strumenti tecnici anche insegnare richiede un po' di talento, La Palice direbbe che ci sono tante persone bravissime nel loro lavoro ma totalmente incapaci di trasmetterlo!

  17. Pubblicato il 25 gennaio 2014 alle 09:31 | Permalink

    Anche se sono il referente delle tecnologie, anche se ho spinto la mia scuola verso iltablet, anche se tengo corsi di formazione su come utilizzare gli strumenti di rete per la diidattica...non amo le LIM, spacciate per chissà quale strumento per la didattica...è solo uno strumento...la didattica è del prof.!....Amo riempire la lavagna nera di disegni, bianchi e colorati...più precisi di un radiosegnale sulla LIM....

  18. Pubblicato il 25 gennaio 2014 alle 10:20 | Permalink

    Non sono un professore e forse non lo diventerò mai, anche se in qualche recondita piega della mia testolina c'è tanta curiosità. Posso solo parlare da studente quindi, e devo dire che anche io amavo l'uso della lavagna da parte degli insegnanti.

    Era un partecipare, faticare con noi che dovevamo ascoltare, capire, appuntare, riassumere nel giro di qualche frase. E' vero che usando questa "flipped stategy" il rapporto magari diventerebbe ancor più di collaborazione in classe, ma nel primo passo, quello più importante, lo studente sarebbe da solo. Da professore avrei l'impressione che ci sia qualcosa di sbagliato..

    Dura vita quella dell'insegnante, tanto quanto quella dell'alunno!

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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