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Ha fatto tanto viaggio perché ha sentito 25 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Tentazioni metafisiche, Zen da taschino 1 commento finora

Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
come è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i Magi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via, Toro Seduto:
torna presto da dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente.
O fa l’indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua
ha fatto tanto viaggio,
perché ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.

Il pellerossa nel presepe, Gianni Rodari,
da Filastrocche in cielo e in terra

Fare un po’ di quelle cose che si prendono solo i ritagli 19 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Famiglia, Tentazioni metafisiche, Vita di frontiera 15 commenti

Oliver sulla traccia verso Bec RatiCade la neve, arriva Natale, il CERN chiude per il consueto shutdown invernale (Ehi! Qui per essere sicuri che la gente si levi di torno spengono persino il riscaldamento negli uffici!), e questo blog si prende una (meritata?) pausa. O meglio, il blog resta sveglio ed attivo, è il suo autore che se ne va in vacanza: senza computer, senza connessione alla rete, lontano da acceleratore, rivelatore, articoli da finire, codice c++ da scrivere, lavagne di calcoli da correggere e simulazioni e plot da finire, fino ai primi di Gennaio. A tentare di fare un po’ di quelle cose che purtroppo si prendono solo i ritagli della vita.

Lista incompleta delle cose da (tentare di) realizzare nelle prossime due settimane: importare quantità illegali di cioccolato svizzero e salmone affumicato in Italia, abilmente nascosti tra i pannolini di Giulia (al CERN c’è un traffico sotterraneo di salmone affumicato importato direttamente dal bibliotecario scandinavo, buono da non credere – il salmone, ma anche il bibliotecario); incontrare tutti i parenti fino alle terza generazione e gli amici torinesi senza impazzire, e senza bere più di 6 caffè al giorno; fare il pane norvegese per le tartine con il salmone di cui sopra (e l’uovo strapazzato, il burro e l’aneto); svaligiare le librerie torinesi cercando di soddisfare almeno una parte della mia (incompleta) lista dei desideri; esercitarmi nell’uso del flash lontano dalla macchina fotografica, come uno strobista che si rispetti; regalarmi uno stativo da due lire, e magari un ombrellino argentato; passare un Natale semplice, con i nonni (di Giulia) e i fratelli e le sorelle (di Irene e miei); e Oliver, ovviamente; infilarmi le racchette da neve ai piedi e Giulia sulle spalle, e immergermi in posti dove l’unico rumore sia il gocciolare del ghiaccio che scioglie sulle rocce; sciare a turni con Irene, un giornaliero di La Thuile in due, e qualche amico con cui andare mentre l’altro genitore di turno testa la massima velocità raggiungibile da un bob con una bimba di un anno sopra; leggere; suonare la chitarra fino a farmi tornare i bei calli di un tempo; leggere; leggere ancora, che non basta mai; approfittarne per tacere un po’, dentro e fuori; stare ad ascoltare, che il periodo è propizio per voci che arrivano da lontano.

Passate un buon Natale. Fate spazio, se vi riesce. A presto.

P.S. Ovviamente, se proprio ci tenete, queste pagine rimangono aperte ai commenti: vedete di comportarvi bene e non lasciare in giro schifezze, che al mio rientro non avrò troppa voglia di fare le grandi pulizie. Ah, nel caso non l’aveste notato, i commenti di questo blog non sono moderati (c’è ben poco di moderato in questo blog, in tutti sensi), tranne – automaticamente – nel caso in cui contengano un link (è una banale misura anti-spam), o saltuariamente per altre imperscutabili ragioni interne a Wordpress che non mi azzardo ad indagare (il vostro email? Il vostro stile di scrittura? Chissà): in ogni caso, è piuttosto verosimile che nelle prossime due settimane non mi connetta a verificare, rispondere e moderare, dunque – se non vedete apparire il vostro commento – rilassatevi. Non è grave.

La verità su Oliver 16 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Famiglia 17 commenti

L’altra sera a cena dicevo a Irene che dovrei trovare il tempo di scrivere un’altra passeggiata con Oliver, che i miei amati lettori aspettano ormai da un po’ (e ho pure in mente che cosa scrivere, ma questo per adesso resta una affare privato; e ovviamente una questione di tempo: per racconti di scienza canina me ne ci va un bel po’). Irene candida mi risponde: “Si, ma prima o poi dovresti anche raccontare la verità su Oliver, che questa sua celebrità è nella migliore delle ipotesi immeritata”.

Già, perché dalle passeggiate della Scienza con Oliver ne esce un ritratto di cane intelligente, saggio, educato, forse un po’ avventato ma certamente fedele ed ubbidiente. La realtà è invece un po’ diversa, e chi ha conosciuto Oliver di persona sa bene che di quella lista di aggettivi solo due si prestano veramente a descriverlo: probabilmente fedele, certamente avventato. Per il resto – come la maggior parte dei cani, non che però questo sia una consolazione – Oliver è pigro, scavezzacollo, territoriale, insistente al limite del fastidioso, rumoroso, per nulla pulito e spesso puzzolente, perennemente affamato, incredibilmente geloso, e immancabilmente testardo.

Quanto al saggio, all’educato, all’ubbidiente, che dire? A suo tempo abbiamo cercato di istruirlo, e le sue disavventure alla scuola di addestramento le ha raccontate meglio di me Irene a suo tempo. Fatevi due risate, è tutto vero. In soldoni, l’esperienza ha dimostrato indiscutibilmente che Oliver potrebbe essere un cane modello, semplicemente non vuole. Rispetta un po’ il maschio alfa della famiglia (il sottoscritto), per il resto se ne impippa deliberatamente, complice – ma non è una scusa! – la sua vita schizofrenica da bimbo di genitori separati (Oliver vive un po’ con noi qui in Francia, e un po’ con i genitori di Irene a Torino. Se passeggiando per il Valentino in questi giorni doveste incontrare una signora di mezza età che si sgola urlando “Oooooliveeer” tra le nebbie del Po come se avesse perso un nipotino, ecco, quella è mia suocera. Se aspettate con lei i 25 minuti medi che durano le fughe di Oliver, potreste persino conoscere la star di persona).

Oliver non rincorre i palloni o rami di legno come il 98% degli altri cani, lui adora i sassi. Durante qualunque passeggiata (di quelle vere, mica quelle in cui parliamo di fisica) a un certo punto decide che è il momento di rincorrere delle pietre, e inizia ad abbaiare forsennatamente. Più grossi sono i sassi, e dannosi per sua dentatura, meglio è. In realtà non importa veramente che gli vengano lanciate delle pietre reali, è sufficiente il gesto del lancio perché lui parta all’impazzata tra campi e pendi. Il che, mi rendo conto, non depone esattamente a favore della sua intelligenza, ma sicuramente la dice lunga sulla sua immaginazione. Noi lo chiamiamo il “gioco delle pietre invisibili”; una volta siamo andati avanti talmente a lungo che alla fine gli è venuto una sorta di collasso dallo sforzo di correre avanti indietro, e mi è quasi toccato riportarmelo a casa sulle spalle come una pecorella. Fate voi. Abbiamo cercato di disintossicarlo, ma ci ricade regolarmente, è più forte di lui.

Oliver è un perfetto compagno in montagna. Adora le gite, ama salire e scendere per i pendii, e di solito in occasione di un’escursione percorre almeno il doppio del dislivello previsto. Ama anche dare la caccia alle marmotte, e fingersi cane da pastore disperdendo aggressivamente le mandrie altrui, ma questo tenetevelo per voi, che forestali e pastori son gente vendicativa. Siamo saliti con lui praticamente dappertutto, persino sulla Pointe Percée, persino dove la gente andava legata in cordata. Beh, anche io e lui eravamo in cordata in qualche modo, se vogliamo considerare come corda il guinzaglio: Oliver nell’ultimo pezzo era in effetti legato, perché si tratta di un sentiero espostissimo su una pietraia (provate dunque a immaginate la sua reazione a tutti i sassi che venivano giù smossi da chi ci stava sopra, considerando la sua passione cieca per le pietre, e chiedetevi come deve essere stata tranquilla e rilassata la salita. Mai più). Con Oliver abbiamo dormito in rifugio, o meglio, gli altri hanno dormito in rifugio, io ho dormito con lui nella sala d’ingresso degli scarponi, quella fredda e puzzolente, perché Oliver non voleva saperne di stare nella cuccia fuori, e svegliava tutti con i suoi ululati (anche qui: mai più). Con Oliver abbiamo bivaccato in tenda accampati in cima ai monti, e con lui vuol proprio dire con lui, perché, sebbene legato fuori nella piccola abside dell’igloo, nella notte trovava il modo di entrare e ficcarsi tra i nostri sacchi a pelo (qui sospetto la connivenza di Irene, ma lei non ha mai confessato). E potrei continuare.

Oliver è il mio regalo di laurea a Irene, che voleva un labrador con il pedigree e si è ritrovata un salsiccio-meticcio di padre incerto. I titoli nobiliari non mi sono mai piaciuti, e credo che anche i bastardi abbiamo diritto a un’occasione. Poi uno paga le conseguenze delle sue idee, è chiaro.

Monte Molaz 05-01-04 007.jpg
 

Un numero infinito di matematici 11 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Geek attitude, Scienza e dintorni 30 commenti

Un numero infinito di matematici entra in un bar.
Il primo ordina una birra.
Il secondo ordina mezza birra.
Il terzo ordina un quarto di birra.
Il barista dice: “siete degli idioti”, e serve due birre.

:D (via Gli studenti di oggi. E fortunato chi non ha capito – scusate, non si può essere sempre seri)

La radiazione di sincrotrone: un sacco di energia persa ad ogni giro 10 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, Formulette, LHC 24 commenti

Quando LHC andava ancora di moda, tra le tante richieste di spiegazione sganciate su queste pagine ce n’era una ricorrente: perché accelerate protoni, e non per esempio elettroni? In effetti gli elettroni sono più leggeri, ed essendo particelle veramente elementari (cioè non composte da altre particelle, per quel che ne sappiamo. I protoni invece sono composti da quark), sarebbe bello poterli usare in collisioni alle energie di LHC: sarebbe tutto molto più pulito, con meno “detriti” in giro ad ogni collisione, dunque con misure più facili e precise.

C’è però un impedimento non trascurabile, che si chiama radiazione di sincrotrone. Una particella carica che viaggi su una traiettoria circolare emette questo tipo di radiazione, emissione che comporta una perdita di energia. In regime relativistico, a ogni giro la particella in questione perde:

 \Delta E = \frac{4\pi}{3} \left( \frac{e^2\beta^3\gamma^4}{\rho}\right)

dove e è la carica dell’elettrone (o del protone, è la stessa), \beta la sua velocità (misurata in unità di velocità della luce nel vuoto, come abbiamo già discusso), e

\gamma = \sqrt{\frac{1}{1-\beta^2}} = \frac{E}{m}

misura – tra le altre cose – il rapporto tra la massa della particella e la sua energia (anche per questo fattorello, se avete un minuto riguardatevi questo articolo).

Allora, adesso immaginate di prendere un elettrone e un protone, e di accelerarli fino a che abbiamo la stessa energia E. Immaginate di fare il tutto dentro lo stesso acceleratore, quindi con il medesimo raggio di curvatura \rho: potete allora calcolare il rapporto tra le perdite di energia per radiazione di sincrotrone nei due casi (il bello di calcolare un rapporto è che potete buttare via un sacco di termini, grazie al fatto che \rho ed E sono gli stessi, e che il rapporto tra le velocità \beta_e/\beta_p è praticamente uguale a uno in un regime ultrarelativistico):

 \frac{\Delta E_{e}}{\Delta E_{p}} \sim \left( \frac{m_p}{m_e} \right )^{4} \sim 10^{13}

Ecco la cruda verità: a parità di energia un elettrone perderebbe diecimila miliardi di volte più energia per giro che un protone a causa della radiazione di sincrotrone. Che è la ragione per cui, volendo salire in energia usando lo stesso tunnel, dopo LEP (un acceleratore di elettroni e positroni) è stato costruito LHC (un acceleratore di protoni).

Avendo voluto continuare a collidere elettroni cone si faceva a LEP, ma a energia più alta, avremmo dovuto usare cavità acceleratrici veramente troppo potenti, o scavare un tunnel circolare dal diametro molto maggiore (cosa non esattamente agevole). Oppure optare per una geometria lineare, ed eliminare del tutto il problema della radiazione di sincrotrone, idea che in effetti sta dietro ai progetti per i potenziali successori di LHC.

Niente di meglio per iniziare la settimana 8 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 6 commenti

Dear Dr. Delmastro,

I am pleased to confirm that your paper “Quality factor analysis and optimization of digital filtering signal reconstruction for liquid ionization calorimeters” has been accepted for publication in Nuclear Inst. and Methods in Physics Research, A. It will appear on ScienceDirect in its accepted form within the next five days, and can then be cited by DOI. Thank you for submitting your manuscript to our journal.

With kind regards, Robert Klanner
Editor, Nuclear Inst. and Methods in Physics Research, A

Ah, uno di meno!

LHC, secondo rapporto sull’incidente 7 dicembre 2008

Inviato da Marco in : Fisica, LHC 8 commenti

Dopo una settimana di annunci a volte contrastanti, venerdì il CERN ha finalmente emesso il comunicato stampa ufficiale a proposito delle riparazioni di LHC e dei programmi per il 2009. Insieme alle quattro righe per i giornalisti, il Direttore Generale ci ha anche spedito un report più corposo, che di fatto conferma quello che vi raccontavo recentemente (per la cronaca, la presentazione sulla stato della macchina fatta lunedì scorso all’ATLAS week è adesso disponibile anche in formato video, per chi volesse vedere con i suoi occhi e sentire con le sue orecchie).

Per il momento non c’è veramente molto altro da aggiungere, se non forse una notiziola da corridoio: la strategia di medio termine di LHC verrà discussa in un workshop dedicato che gli addetti ai lavori chiamano “il meeting di Chamonix”, workshop che da sempre si tiene all’inizio di Febbraio. Per l’occasione, oltre ai macchinisti, dovrebbero essere coinvolti anche i rappresentanti degli esperimenti: credo che prima di allora sarà difficile dire se le previsioni e i programmi del report sono credibili. Nell’attesa, dunque, buona lettura.