Blogging ICHEP 2010 18 maggio 2010
Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 8 commenti
Le conferenze di fisica delle particelle si dividono tradizionalmente tra conferenze d’inverno (dove l’inverno va da metà Febbraio a fine Aprile) a conferenze estive. Le conferenze d’inverno si tengono di solito in località sciistiche, e sono organizzate in modo da permettere agli astanti di sciare qualche ora tra la sessione del mattino e quella del pomeriggio. Quelle estive di tengono invece in posti diversi ogni anno, dando così l’occasione ai fisici di girare il mondo con la scusa di raccontare e ascoltare quello che succede nell’ambiente.
Parlando di conferenze, quest’anno ovviamente c’è una certa attesa dei primi risultati di LHC: la macchina continua infatti a produrre collisioni a 7 TeV, gli esperimenti a raccogliere dati, e le collaborazioni ad analizzarli. Gli appuntamenti salienti nei prossimi mesi sono fondamentalmente tre: Physics At LHC a DESY in Germania a inizio Giugno, ICHEP a Parigi a fine Luglio, e l’Hadron Collider Physics Symposium a Toronto a fine Agosto. Si tratta di conferenze piuttosto diverse: la prima e l’ultima sono esplicitamente dedicate a LHC, mentre ICHEP è una conferenza “generalista” dove, insieme ai risultati di fisica della alte energia agli acceleratori, ci sono sessioni dedicate alla fisica teorica, all’astrofisica delle particelle, alla cosmologia, alla fisica dei neutrini. Questo genere di conferenze ha secondo me un interesse particolare: se da una parte infatti non sono certo il luogo dove apprendere ogni dettaglio di ogni analisi dei dati di LHC, dall’altra rappresentano un’ottima occasione per variare un po’ gli orizzonti, e aggiornarsi un po’ su quello che succede in campi affini (sempre di particelle e di alte energie parliamo) che spesso un fisico concentrato su un esperimento a un acceleratore sfiora soltanto nella sua routine quotidiana.
Rispetto ai risultati di LHC lo scenario alle tre conferenze estive sarà piuttosto differente: tra inizio Giugno a fine Agosto la quantità di dati disponibile per le analisi passerà – se cose vanno avanti come stanno andando – da “appena un po’” a “un mucchietto dignitoso” a “forse abbastanza”, cambiando di parecchio il tipo di risultati che si verranno, e la precisione delle misure che verranno presentate. Ma non è di questo che volevo parlare (per discutere meglio questo aspetto dovrei usare un po’ la sfera di cristallo e tentare quantificare “appena un po’”, “un mucchietto dignitoso” a “forse abbastanza” in termini di luminosità integrata raccolta, cosa che magari farò in un pezzo dedicato).
Quello che mi interessa raccontare è piuttosto l’iniziativa interessante che gli organizzatori di ICHEP hanno deciso di mettere in piedi. Accanto alle forme di comunicazione scientifica più tradizionali a cui noi fisici siamo abituati e con cui siamo a nostro agio (le sessioni con le presentazioni frontali e le domande alla fine del talk, e le chiacchiere e i pettegolezzi nei corridoi e durante le pause caffè), quest’anno la conferenza avrà un blog ufficiale. Siccome proprio recentemente si discuteva proprio di come i blog, con la loro anima indipendente e spesso persino anarchica o individualista, possano contribuire alla comunicazione e divulgazione scientifica istituzionale, questo mi sembra proprio un esperimento coraggioso su cui tenere un occhio. Non ultimo perché, in mezzo al notevole manipolo dei più famosi fisici blogger dell’orbe terracqueo che sono stati chiamati a contributore all’iniziativa, per qualche misterioso meccanismo di bilancia cosmica è stato infilato anche il sottoscritto, a livellare verso il basso la media, probabilmente. Vedremo come andrà la cosa: come scrivevo altrove, ovviamente dovete aspettarvi qualcosa di diverso da quello che trovate qui.
P.S. Sul serio, la maggior parte dei blogger che contribuiscono all’iniziativa sono seriamente dei fuoriclasse, sia come scienziati che come comunicatori. Se vi interessa la fisica delle particelle e i loro blog non sono ancora tra le vostre letture ricorrenti, correte a rimediare.
P.P.S. Oh, yep, nearly forgetting: I will be blogging in English. This means that I will most likely not be able to copy and paste my posts from there to here, unless I find the time to translate them. Sorry about that, folks: particle physics is an international game.
Sul ruolo dei blog nella comunicazione (istituzionale) della scienza, e altre amenità 30 aprile 2010
Inviato da Marco in : Fisica, Mezzi e messaggi, Militanza, Scienza e dintorni 41 commentiStavo per rispondere con un commento al post di Peppe Liberti pubblicato oggi su Rangle, ma poi il commento mi è venuto lunghino e ho pensato che forse potevo scriverlo direttamente qui, ché l’argomento è interessante per seppellirlo nei commenti.
Antefatto. A inizio Aprile a Frascati si è tenuta ComunicareFisica, una conferenza dedicata alla comunicazione e divulgazione della fisica organizzata dall’INFN. Per la prima volta l’evento aveva una sessione dedicata ai blog, e molti dei migliori blogger che si occupano di fisica sulla rete sono stati invitati a presentare il loro sito e a discutere in una tavola rotonda finale del ruolo dei blog nella divulgazione: Amedeo Balbi, Tommaso Dorigo, Gianluigi Filippelli, Peppe Liberti, Annarita Ruberto e anche Stefano Bagnasco (inciso: anche il sottoscritto era stato invitato, ma alla fine non ci è andato per una serie di ragioni sulla quali sorvolo, perché non fanno esattamente onore agli organizzatori). Nel corso della conferenza e dopo sul suo blog, Tommaso ha sollevato la questione del riconoscimento “ufficiale” dell’attività di blogging divulgativo dei ricercatori. Peppe oggi riprende l’argomento, cogliendo l’occasione della micro-intervista che il blog ufficiale di LHC Italia ha fatto al sottoscritto venerdì scorso (per telefono, da Madrid), e che apparentemente linka per la prima volta questo blog da un sito di comunicazione della fisica istituzionale. Peppe (oltre a fare un complimento nemmeno tanto nascosto al sottoscritto, che non sono sicuro di meritare) è ovviamente contento della cosa, perché vi legge un’apertura della comunicazione scientifica istituzionale a quella più personale e anarchica dei blogger ricercatori. Sarà vero?
Forse è così, ma io non ne sono molto sicuro. È vero, ci sono segnali di apertura e interesse della comunicazione scientifica ufficiale a quella dei blog dei ricercatori e degli insegnanti. La sezione dei blog a ComunicareFisica ne è probabilmente una prova (il link di LHCItalia a queste pagine forse un po’ meno: penso sia più un accidente quasi casuale che una scelta programmatica), ma i blogger che hanno partecipato alla conferenza sanno bene che la presenza dello spazio dedicato ai blog non era apprezzata veramente da tutti. Penso ci siano ragioni culturali piuttosto chiare del perché quella che Peppe chiama la “comunicazione fuori dai canoni” non è amata da chi commissiona la comunicazione istituzionale (non necessariamente da chi la fa, ma la cosa non conta: questi devono comunque rendere conto). E del perché non lo sarà, perlomeno non prima di un profondo cambiamento culturale che mi sembra lontano. Vediamo se riesco a spiegarmi.
Conversazione. La parola chiave che sorregge tutta la novità (beh, novità che ha già qualche annetto) del Web 2.0, di cui i blog sono una delle espressioni, è conversazione. Questo blog piace certo ai suoi lettori perché io sono bravo e brillante e scrivo bene e so intrattenere
, ma anche (io direi persino soprattutto!) perché chi passa da queste parti può commentare quello che scrivo, lanciare le sue domande, interagire con gli altri lettori e con me, che faccio un punto d’orgoglio del rispondere a tutte le domande e i commenti che ricevo. Alla fin fine, le chiacchiere nei commenti ai post sono spesso altrettanto informative degli articoli stessi, e molte delle risposte arrivano degli stessi lettori, alcuni dei quali sono anch’essi fisici o studenti di fisica. La comunicazione ufficiale della fisica (ma non solo) in Italia non ha ancora affatto digerito questo modello interattivo, non mi sembra affatto pronta a lanciarsi su questo sentiero, e preferisce sistematicamente il modello unidirezionale (io parlo, voi ascoltate). Le ragioni sono sicuramente storiche e culturali, ma anche di impegno (pratico e politico) richiesto: investire in uno spazio anche interattivo efficace è molto più costoso (in termini di tempo e di coinvolgimento) di uno spazio monodirezionale, e richiederebbe probabilmente una delega politica troppo grossa ai sui redattori e collaboratori (chi risponderebbe ai commenti su un sito ufficiale dell’INFN o del CERN? Con che tempi? La dirigenza sarebbe disposta a delegare questo compito a dei semplici ricercatori? Con quali spazi di manovra, quali libertà?). Se e quando avverrà, si tratterà di una scelta molto coraggiosa, che mi sembra decisamente non in linea con la tipica cultura odierna della comunicazione in Italia.
Il volto umano dello scienziato. L’altra ragione per cui i blog personali che affrontano la divulgazione scientifica hanno successo è proprio il loro aspetto personale. Io qui parlo di fisica, certo. Ma spesso lo faccio con il mio cane, e non disdegno il raccontare anche qualcosa della mia vita di persona dietro al grembiule di ricercatore, il gridare le mie indignazioni politiche, il condividere le mie altre passioni di uomo. Molti degli altri blogger (Lo stesso Tommaso, per esempio, o Peppe) fanno lo stesso, ognuno con il suo stile e le sue sensibilità. Questa cosa piace, avvicina, riduce la distanza tra una scienza spesso percepita come arcana e irraggiungibile. Ma non può che funzionare nella dimensione di un blog personale e autonomo, o al limite – ma comunque in misura minore – in un blog collettivo lasciato libero e senza troppe pretese di ufficialità (come per esempio quello di USLHC. Ma quelli sono americani, la comunicazione moderna l’hanno inventata loro).
La libertà di dire cosa penso. Come scrivo chiaramente nell’introduzione, quello che dico da queste parti non è che la mia personale opinione. Se scrivessi per un blog collettivo dell’INFN o del CERN potrei certo metterci un po’ del colore della mia passione personale, ma non mi permetterei mai di affrontare certi temi che mi stanno a cuore, o di divagare troppo sulla mia vita privata. Esiste un patto chiaro – anche se spesso non scritto – tra l’editore di una pubblicazione e chi quella pubblicazione la fa: se si vuole la libertà assoluta, allora bisogna accettare di essere gli editori di sé stessi, altrimenti si cadrà necessariamente in contraddizioni che non dovrebbe essere possibile ignorare. Non c’è niente di male, certe battaglie si possono certamente combattere dall’interno (vedi per esempio la recente questione di Saviano con la Mondadori), quello che deve essere chiaro però è che queste battaglie ci saranno inevitabilmente (e facilmente si perderanno), a meno scegliere di rispettare la linea editoriale. La speranza di una totale libertà di dire quello che si vuole, associata però con il riconoscimento ufficiale del proprio pensiero come parte di una comunicazione istituzionale – cose che sembra essere un po’ la richiesta di Tommaso – mi sembra un’illusione, e per certi versi persino una richiesta ingiusta e infantile. Per le stesse ragioni, mi sembra improbabile che un’istituzione come l’INFN o il CERN possa anche solo linkare ufficialmente una serie di blog personali come risorse “consigliate”: si tratterebbe di un avvallo a priori su tutti i contenuti, che dubito possa arrivare gratuitamente. Al limite posso immaginare qualcosa come una serie di link a risorse esterne dichiarate “interessanti”, ma ovviamente si tratterebbe di un’altra cosa.
Nessuno mi paga per scrivere questo blog. Non ne traggo nessun vantaggio professionale, e lo faccio nel mio (raro) tempo libero, per divertimento, curiosità, vocazione, una certa dose di intenzionalità educativa e politica, e certamente anche vanagloria. Se qualcuno decidesse di pagarmi, o mi proponesse di fare qualcosa di simile in un contesto più ufficiale, non lo farei certo nello stesso modo in cui lo faccio qui. Non sarebbe necessariamente peggio, ma credo debba essere chiaro che il risultato sarebbe diverso. Magari non molto, ma certamente un po’. Non facciamoci illusioni.
Il CERN usa Twitter, ma mica solo lui 8 marzo 2010
Inviato da Marco in : ATLAS, CERN, LHC, Mezzi e messaggi 9 commentiChe il CERN si fosse messo a usare Twitter per tenere aggiornato il mondo intero sullo stato di LHC credo di avervelo già detto. Nel caso ve lo foste perso, anche ATLAS e CMS si sono lanciati nel magico mondo del microblogging. Che bello, che bello, abbiamo tutti Twitter, ergo siamo dei grandi comunicatori moderni. O no?
Lo stream Twitter del CERN, così come quelli degli esperimenti di LHC, è certamente una buona cosa, e ci dice che qualcuno di vagamente aggiornato sulle nuove tecnologie e lo stato dell’arte della comunicazione digitale ha preso in mano le cose anche da queste parti. Da qui a poter imparare qualcosa da questi cinguettii però ce ne passa un bel po’. Un po’ perché per cinguettare per bene ci va una certa arte (per dire, persino io ho un account Twitter, ma mica lo vado a dire in giro, che non lo uso praticamente mai!), un po’ perché queste pagine rimangono canali ufficiali, dove troverete dunque solo i massaggi approvati dai vari management. Cosa certamente buona e giusta, ma a volte un po’ troppo poco succosa.
Per esempio, se date un’occhiata ai vari account oggi, ci troverete principalmente auguri alle donne in occasione della Giornata Internazionale della Donna (a proposito, signore e signorine: auguri!). E dai giorni precedenti soltanto pochi messaggini, messi lì a dire al mondo quanto siamo bravi e come stai procedendo spediti verso il successo. Ecco un’istantanea del CERN:
e di ATLAS:
e di CMS:
E LHC? Come vanno per davvero le cose? Dove sono i dettagli truculenti, lo sporco di grasso, il ronzio dei trasformatori e i segni dei cacciaviti? Beh, a saperlo, ci sarebbe anche un signore che si chiama Andrew Elwell, che lavora su LHC e twitta sotto lo pseudonimo di @lhcstatus, recuperando le sue informazioni in modo automatico con uno script OCR dalla pagina dello stato della macchina. Mentre oggi tutti fanno gli auguri alle signore (ehi! Di nuovo auguri!), ecco che cosa ci racconta invece lui:
Niente male, vero? Certo, un po’ tecnico, ma dannatamente dettagliato. Onestamente, lui è la sola vera ragione per cui uso Twitter: più rapido che i logbook elettronici, piuttosto affidabile, spesso arriva prima delle altre notifiche. Se oggi vi sentite un po’ geek, sottoscrivete e seguite. Ma che sia chiaro: non provate nemmeno a venire a chiedermi che cosa significa “An AUG triggered in point 7 due to bad contact” o “ready for injection beams on the TEDs“. Come tutti i linguaggi mistici, non si svelano i segreti della gilda interna ai non-iniziati. Buon divertimento.
Ogni cosa ha un(a) fine 11 gennaio 2010
Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi 4 commenti“Ogni kosa ha un fine, tranne salame ke ne ha due“, soleva citare con fortissimo accento teutonico Herr Putzer, leggendaria figura dell’epos familiare di Irene, ospite dei suoi inverni dell’infanzia in Val Pusteria. Ogni cosa ha un fine – e una fine – come è sempre giusto che sia. Bivacco.net, il sito che negli ultimi cinque anni ha ospitato questo blog e lo spazio web della mia signora, chiude definitivamente i battenti alla fine di questa settimana.
Bivacco.net nasce all’inizio del 2005 con un nome scelto un po’ a caso, ma in fondo con l’idea romantica che potesse ospitare le parole e le idee di un gruppo di amici torinesi che stavano per vedere le loro esistenze sabaude sballottate in giro per l’Italia e il mondo. All’inizio furono solo i racconti dal Mozambico di Irene, poi qualche foto, infine i miei rantoli dal CERN. Gli altri potenziali candidati – che a suo tempo avrebbero forse voluto farci compagnia – hanno infine preso strade diverse: qualcuno è diventato uno scrittore per davvero, qualcuno semplicemente ha declinato l’offerta, come è giusto e lecito. Sono arrivati Facebook, Flickr e tutti gli altri spazi virtuali ben meglio organizzati a sottrarre momento a un progetto che collettivo non è mai stato, e Bivacco.net è rimasta in fondo solo la casa virtuale mia e di Irene.
Dal 2005 a oggi le cose – anche solo per quella parte di noi che vive sul web – sono ben evolute. Il sottoscritto si è scoperto una sorta di vocazione di divulgatore (e di fustigatore di costumi), complici Oliver e LHC. Irene, che di mestiere scrive per davvero e per bene, ha ben di meglio da fare che tenere un blog in vera forma di blog, ma canticchia ancora i suoi stornelli sul suo banchetto personale. Chissà, magari prima o poi con qualcuno degli amici troveremo il tempo e la voglia di pensare un progetto editoriale comune: fantasticare è sempre lecito, no?
Di Bivacco.net su queste pagine vorrei rimanesse l’idea di fondo che diede vita al nome: un posto che sia come un rifugio in montagna, da arrivarci lentamente e magari con fatica, spesso scomodo e certamente spartano, dove la sera si beve un ottimo genepì stando un po’ stretti, e da cui si riparte perché la meta – quella vera – è ancora più in su.
Aggiornate link e feed, se ancora non lo avete fatto.
La verità su pani e uccelli 13 novembre 2009
Inviato da Marco in : CERN, Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 31 commentiSe siete ancora li a lambiccarvi le meningi sulla storia dell’uccello, del pane e di LHC, magari avere voglia di leggere questo, fresco fresco di stampa, in inglese.
Ne tiro fuori al volo tre citazioni interessanti. La prima sul potenziale di una storia basata sul niente:
Un [semplice] power-cut di colpo è diventato una storia troppo buona per essere ignorata.
L’altra su quello che veramente si sa dell’evento:
A oggi non sappiamo ancora che cosa abbia causato il power cut, ma è vero che piume e pane sono stati trovati sul posto.
L’ultima, infine, sulla morale della storia, che in fondo condivido:
La morale di questa storia è che il CERN e la fisica delle particelle sono sotto i riflettori come non mai. Quella grande avventura che è LHC ha colpito l’immaginazione del pubblico, e c’è una grande sete di notizie su quello che stiamo facendo. I titoli su uccelli e baguette possono sembrare fastidiosi, ma fa sempre bene ricordare che questo tipo di attenzione alla fin fine sarà per il meglio. Presto i titoli dovrebbero spostarsi da uccelli a quark-b [ok, avrei dovuto dire quark-u per riprendere il gioco di parole, ma non è la stessa cosa. N.d.t.], da baguette a bosoni.
Per la cronaca James Gillies, l’autore, è il responsabile della comunicazione e il portavoce del CERN. Buon weekend.
LHC, il pane e l’uccello 9 novembre 2009
Inviato da Marco in : Fisica, LHC, Mezzi e messaggi 26 commentiAvevo deciso di non parlarne, perché la notizia è talmente bizzarra da non sembrare vera, e se ne sa comunque troppo poco – persino da queste parti – per poterne discutere seriamente. Siccome però svariati tra i miei affezionati lettori hanno tirato in ballo l’incidente di LHC, l’uccello e la baguette, facciamo che dire due parole, per quello che è possibile.
Iniziamo dal comunicato ufficiale del CERN, che tutto il resto che potete aver letto è fuffa ricamata e non voglio veramente perdere tempo a discuterla. I corsivi sono miei.
Martedì 3 Novembre un uccello che trasportava una baguette ha causato un cortocircuito in una installazione elettrica all’esterno, installazione che serve i settori 7-8 e 8-1 di LHC. Gli effetti collaterali dell’episodio includono una interruzione delle operazioni del sistema criogenico di LHC. L’uccello è riuscito a scappare senza riportare danni ma perdendo il suo pane.
Il sistema di sicurezza standard si è messo in azione immediatamente, e una volta identificata la causa del problema, il ri-raffreddamento della macchina è iniziato e i settori sono tornati alla temperatura operazionale ieri notte [Giovedì 5 Novembre, n.d.t.]. L’incidente è assimilabile a un normale power cut, per il quale i sistemi di protezione della macchina sono ben preparati.
Che cosa sappiamo? C’è un’installazione elettrica di superficie, all’aperto, all’interno della quale si è verificato un corto-circuito che ha bloccato il funzionamento corretto di un sistema criogenico, provocando il riscaldamento di alcune parti di due settori di LHC. L’indagine ha verificato che il corto sembra essere stato provocato dalla presenza di un pezzo di pane, attribuita per l’occasione a un uccello di passaggio. Non si capisce bene se si tratti di un solo pezzetto o di un’intera baguette (che non è esattamente un oggetto piccolo), ne se veramente qualcuno abbia visto l’uccello in questione.
La notizia ha letteralmente fatto il giro del mondo. Molto prima di vedere il comunicato ufficiale, io l’avevo saputo dal blog di un fisico teorico supponente e fastidioso che leggo quasi solo per dovere istituzionale (e perché mi piacciono le risse tra colleghi). Dai blog la notizia è rimbalzata qua e là sui giornali, dove ovviamente ognuno si è sentito in dovere di infarcirla di elucubrazioni più o meno sensate sulle quali sorvolo, perché oscillano tra il ridicolo e il grottesco.
La notizia è vera? Il comunicato è sulla pagina principale del CERN, ed è archiviato tra nel news ufficiali: e se fosse stato messo lì da qualche burlone a quest’ora chi si occupa delle notizie se ne sarebbe accorto, obbiamo dunque dedurne che il comunicato sia li con il benestare del management del CERN. Questo non toglie che la notizia suoni (almeno a me) un po’ bizzarra per il tono: se la frase “L’uccello è riuscito a scappare senza riportare danni ma perdendo il suo pane” significa qualcosa del tipo “abbiamo ritrovato un pezzo di pane tra i circuiti, non sappiamo come sia finito li, supponiamo sia stato un uccello che però non abbiamo visto e di cui non abbiamo ritrovato il cadavere bruciacchiato”, beh, onestamente io avrei scritto – magari saltando “bruciacchiato” – la seconda frase per intero, perché la prima versione sembra davvero uno scherzo. Ci si riscalda un settore, e ci preoccupiamo della sopravvivenza di un pennuto impiccione? E poi, che bisogno c’era di specificare che il pane era una baguette? Se avessero ritrovato una biova, una rosetta, un rubatà, la cosa sarebbe forse diversa? Non so, ma la cosa mi puzza un po’. Anche accettando che la notizia sia vera – e obiettivamente non ci sono motivi per dubitare: quei due settori in effetti si sono riscaldati negli scorsi giorni (qui mi piacerebbe mostrarvi un paio di plot, ma non sono ancora sicuro di poterlo fare. Li trovate qui) – mi restano delle riserve rispetto al comunicato. Se questo è il livello dei personaggi che ci scrivono i comunicati, siamo veramente mal messi.
È un problema? Direi che ci sono due notizie, una buona e una cattiva. La buona è che il sistema di protezione sembra funzionare, che in caso di power cut non muore tutto, e che il peggio che può succedere è che la macchina si deve fermare per qualche giorno (o per qualche settimana, in caso di quench) per ri-raffreddare tutto. Non è divertente, ma neppure drammatico. La notizia cattiva è che, se veramente abbiamo un sistema che comprende zone all’esterno con apparecchiature in cui un piccione qualunque può andare a fare il nido indisturbato, io inizierei a preoccuparmi. Al prossimo giro sarà un procione che vuole scavarsi una tana al caldo, la gatta incinta dei vicini che deve partorire, i ragazzetti del liceo di Ferney-Voltaire che cercano un posto nascosto dove andare a fumare. Insomma, io come minimo mi metterei a sguinzagliare un po’ di tecnici a installare griglie qua e là. Subito.
E se invece… Nonostante tutte le evidenze contrarie, il tono del comunicato continua a lasciarmi il retropensiero che sia tutta una bufala. Lo so che non è così, e che probabilmente abbiamo semplicemente un ufficio stampa dalle dubbie competenze. Ma se fosse invece il servizio comunicazione del CERN che sta studiando i tempi e i modi di reazione della rete a notizie bizzarre? Non ci credo, ma sarebbe divertente.
Menù per l’anno nuovo 8 gennaio 2009
Inviato da Marco in : Fisica, Mezzi e messaggi, Politiche della ricerca, Scienza e dintorni 9 commentiBuongiorno e bentrovati. Spero che abbiate superato indenni gli attacchi alle vostre coronarie e ai vostri fegati subiti durante i baccanali natalizi, e ritrovato al strada di casa tra pareti di neve e cortili ghiacciati. Noi, tra una cosa e l’altra, ce l’abbiamo più o meno fatta.
Siccome la Befana non ha diritto di sorvolo della spazio aereo svizzero, da queste parti si lavora ormai da lunedì; e sorvoliamo sulla simpatica idea di riaccendere il riscaldamento del CERN proprio soltanto lunedì mattina, dopo due settimane di freddo polare: per sopravvivere alla prima mattinata ho dovuto accedere tutti e 5 i computer del mio ufficio, e farci girare qualcosa a caso che usasse molta CPU, giusto per non gelare.
Buon anno dunque. Ho aspettato qualche giorno per rifarmi vivo su queste pagine, un po’ perché dopo un’adeguata disintossicazione dalla rete la si riavvicina con prudenza, un po’ perché nei ritagli di tempo ho meditato su dove far andare questo blog nei prossimi mesi. Nessuna idea specialmente scoppiettante, ma giusto due o tre pensieri su come proseguire l’avventura: ecco dunque un’idea del menù per l’anno nuovo.
Nouvelle cuisine. Avete presente quei ristoranti carissimi in cui vi servono su piatti enormi porzioni piccolissime di roba dal sapore eccelso? Ecco, vorrei ispirarmi un po’ a quello stile li; insomma: scrivere meno, scrivere meglio. L’indigestione e la frenesia da trattoria all you can eat dopo l’inaugurazione di LHC mi ha un po’ stancato. Fino almeno a quando l’anellone non ripartirà, rallenterò un po’ il ritmo.
LHC. Proprio a proposito dell’anellone, ecco un stralcio del primo messaggio del 2009 del nuovo direttore Generale del CERN Rolf Heuer
Our top priority for this year is providing data to the LHC experiments. [...] It is remarkable how quickly our engineers have got to grips with the problem, and given us a roadmap to restart. We now understand what went wrong, and we know how to fix it. The timetable for repairs published at the end of 2008 is an aggressive one, and we’ll do our best to keep to it. However, if the work takes longer to accomplish, we will not rush.
Il che vuol dire, nemmeno troppo tra le righe, che i tempi potrebbero allungarsi. Amen.
A spasso con Oliver, fisica e altre amenità. Mentre mormoravo il nuovo mantra scrivere meno, scrivere meglio, mi sono venute un paio di idee rispetto al cosa scrivere, e al come farlo. Dal cassetto nei prossimi mesi mi piacerebbe tirare fuori qualche passeggiata con Oliver (lui ed io da tempo meditiamo di chiacchierate di meccanica quantistica, e per questo ci vorranno due o tre giretti insieme). Vorrei continuare a parlare di università e ricerca, e di come le cose potrebbero e dovrebbero essere organizzate meglio in Italia. Mi piacerebbe farlo in modo leggero e poco pedante; l’idea è inaugurare una serie di what if? dell’università: avete presente quelle versioni estemporanee dei fumetti americani, in cui si cambia un presupposto di fondo e si immagina un universi alternativo? Ecco, qualcosa del genere applicato alla ricerca italiana: breve e veloce, ma sufficiente a far capire i nodi del problema, e ad aprire la discussione. Infine, siccome non si può parlare di tutto con Oliver (non è semplice spiegargli certi dettagli), e durante le vacanze alcuni amici mi tartassavano con domande che iniziavano con “tu che sei un fisico, mi spiegheresti…”, pensavo a una serie di divulgazione intitolata Chiedilo a un fisico, deliberatamente ispirata a questa iniziativa di Lederman (ok, io non posso nemmeno lontanamente compararmi a un Premio Nobel, ma due o tre cose le so):
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=9l5LG3F2k4k[/youtube]
Che ve ne pare? Mandate pure le vostre domande, l’idea sarebbe quella di rispondere a più o meno una alla settimana (scelta insindacabilmente dal sottoscritto, ovviamente), in un post di una trentina di righe, magari con un disegno (non disegno mica male). Ah, chiaramente resterà lo spazio per i racconti della vita da emigrato, delle stranezze degli Svizzeri e di quelle degli scienziati. E magari, chissà, qualche categoria nuova.
Mezzi e messaggi. Per qualche giorno ho accarezzato l’idea di cambiare faccia al blog, ma alla fine ho rinunciato, per due motivi. Il buon Regulus fino ad adesso ha servito bene alla bisogna, e non sono sicuro che un nuovo tema per queste pagine potrebbe fare altrettanto bene senza portarmi vi aun sacco di tempo in personalizzazioni; e poi voglio veramente dedicare il poco tempo che ho per queste pagine al loro contenuto, non alla loro forma. Anche, se, come diceva un saggio, il mezzo è il messaggio; per questo mi sono almeno sforzato di fare un po’ di pulizia nelle categorie, nell’organizzazione della barra laterale, e ho pure aggiunto una pagina di archivio. Qualche altro piccolo cambiamento potrebbe arrivare, ma insomma, vorrei sapere da chi non usa i feed RSS: questo blog si legge decentemente sullo schermo?
Facebook. Quasi dimenticavo: negli ultimi tempi ho qualche navigante che passa da queste parti mi ha scovato su Facebook e mi ha incluso nella cerchia dei suoi amici. Non vi aspettate grandi cose, fanciulli: rimango convinto che FB possa servire a progetti interessanti, ma per adesso ho trovato ben poco che non sia una grossa perdita di tempo, e dunque lo frequento con il contagocce. Ne riparliamo., eh?
A presto. Stay hard, stay hungry, stay alive, if you can.
La macchina con l’uomo dentro 12 febbraio 2007
Inviato da Marco in : Geek attitude, Mezzi e messaggi, Scoutismo 4 commentiSe facessi ancora i laboratori di comunicazione per gli scout (e non li faccio più, direi, perchè in generale non li facciamo più, ma questa è veramente un’altra storia), probabilmente utilizzerei questo video che ho trovato galleggiare nella marea di YouTube (grazie alla Coda Lunga, in realtà). Messaggio chiave: la separazione tra contenuto e forma apre le possibilità di interagire elettronicamente a chiunque anche senza particolari skil tecnici; questa possibilità sposta il paradigma: da un rete che è un insieme di informazioni collegate tra loro, a un rete che è un’insieme di persone collegate tra loro. Forse. Sicuramente impone di ripensare un bel po’ di cose.
[youtube]6gmP4nk0EOE[/youtube]
Per i curiosi, potrebbe essere interessante un salto sul blog di Digital Ethnography.
Siamo servi inutili? 10 novembre 2006
Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi, Scoutismo 2 commentiFaccio un’esperimento.
Siccome domani a Spettine ci sarà una riunione di Pattuglia Stampa Nazionale scout per la verifica dei tre anni di mandato, io latito senza ritegno e rimango a Ginevra, ma da bravo ho fatto i compiti e scritto i miei due centesimi di riflessioni, oltre che a mandarle alla Pattuglia le schiaffo anche qui. In fondo di frontiere della comunicazione di tratta. Vediamo che succede.
La Pattuglia
Un bilancio di tre anni in trenta righe. Mi sembra che abbiamo lavorato bene (quanto siamo bravi ce lo siamo già ampiamente detto nel passato!), soprattutto relativamente alla parte “didattica”. I laboratori sono il punto forte della pattuglia, noi ci siamo trovati bene a lavorare insieme, con stili e direzioni compatibili, un’empatia rara e una buona voglia di fare riflettere gli allievi su giornalismo e comunicazione. Bene, bravi, bis? C’è un bel controaltare negativo: in questo tripudio di bravura e entusiasmo
non siamo riusciti quasi per niente (a essere gentile) a influenzare le linee della stampa e in generale della comunicazione nazionale. La scarsa partecipazione delle redazioni nazionali e dei quadri ai laboratori, l’evidente difficoltà di dialogo con il centrale, il continuo impasse nella definizione delle linee guida della comunicazione dell’Associazione, l’ennesima marcia indietro nella gestione delle comunicazioni elettroniche (per chiarirci, penso più alla gestione dei contenuti di agesci.org che all’amministrazione del forum) ne sono la prova. E’ un fallimento della pattuglia, credo, ma non sono sicuro che la responsabilità sia completamente nostra. Anzi. Peccato.
il Web (quelllo scout)
Mi è stato chiesto nuovamente di commentate in qualità di “esperto web” (ah!) sulla gestione passata e le prospettive per il futuro. Siccome l’ho già fatto ripetutamente nel passato con diverse sfumature di delusione cercherò di essere breve.
Negli ultimi tre anni il settore ha provato (di nuovo! un’eterna ghirlanda brillante!) a riflettere sul senso di comunicare con i mezzi di oggi, e di adeguarli. Con una ciclicità direi quasi perversa, dopo un po’ abbiamo trovato il solito muro di gomma. Per la vostra gioia, vi allego il piano redazionale web presentato (e approvato!) in Consiglio alla fine del 2004, invitandovi a rileggere sopratutto la Premessa: che cosa c’è di tutto questo oggi? Per i distratti, la risposta è semplice: nulla. Il Centrale continua a pensare al web come a una bacheca interna per adulti, e tutto il lavoro fatto (anche tecnicamente!) per darci uno strumento flessibile che ci aiutasse nello scopo di comunicare meglio un’immagine che ci rispondesse serve a poco. Esempietto, chiedete a Augusto (l’uomo che ha scritto il CMS personalizzato di agesci.org) per i dettagli: dall’apertura del nuovo sito a oggi, con la gestione da parte della Segreteria dell’homepagedi agesci.org, non c’è stata nessuna risorsa proveniente dai portali interni che sia arrivata agli onori della prima pagina. E nessun abbozzo di coerenza redazionale: apro a caso oggi (venerdi 10 novembre) agesci.org e sull’homepage trovo nell’ordine: l’avviso di interruzione dei servizi, l’annuncio di ControMafie, il Manifesto della Manifestazione nazionale per la pace e la giustizia in Medio Oriente. Mi comunica un’immagine un po’ lontana da “un’associazione scout, che si occupa di ragazzi”, non trovate?
Come compito a casa vi propongo di leggere il testo scritto da Mario Tedeschini Lalli (caporedattore di Kataweb e a lungo scout, e anche giornalista scout) per una delle tavole rotonde del RoverWay di quest’estate, che ho tradotto per l’occasione. Esercizietto: sostituite “società democratiche” con “associazioni scout democratiche” e “utenti” con “scout”. Come siamo noi rispetto a questo scenario (che è lo scenario di oggi, non si scappa!)? Suggerimento: male, molto male. E il triste è che noi invitiamo personaggi come Mario ai nostri laboratori – o al RoverWay – per arringarci su come dovrebbe essere una comunicazione di frontiera, e riempiamo la testa degli allievi, e facciamo le pulci alla stampa e al web regionale, per poi disattenderne completamente le linee guida a livello nazionale. Che bravi.
La riforma del Settore Stampa
Ho già detto abbastanza sopra. Copiate e incollate il paragrafo precedente. Parole chiave in generale: cura della costruzione e della veicolazione dell’immagine dell’associazione, apertura alle nuove tecnologie nella loro forma realmente interattiva. Un’occhiata al punto 7 degli obiettivi del WOSM (Scouting Profile) potrebbe non guastare (s suo tempo io ero andato al seminario del WOSM proprio su questo spedito dall’Associazione… lettera morta? Per i curiosi, date un’occhio qui e cliccate su creating a better image. Questi sono professionisti, mica pizza e fichi.)
I laboratori
Perché, dopo i rudimenti di giornalismo e le tecniche più avanzate, non lanciarsi proprio in un laboratorio (o una serie) sulla costruzione e la veicolazione dell’immagine scout nell’era della comunicazione convergente? Lo so, è sempre la stessa idea, e però… E però non vi nascondo una certa mancanza di motivazione, proprio per i motivi raccontati nella verifica di pattuglia. Siamo servi inutili? A volte mi sembra di si.
Zampillo saluti svizzeri a tutti.





