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Paris est la France, et la France est Paris 27 luglio 2010

Inviato da Marco in : Fisica, ICHEP 2010 3 commenti

If you have lived in France (but not in Paris) at least for a little while, you have certainly learned the hard way that there’s no France outside Paris. Or, like the inhabitants of the City of Light prefer to put it, Paris est la France, et la France est Paris.

While there are certainly good reasons to identify the French grandeur with the capital city, there is certainly more in France that just Paris. And I’m not only thinking about the food variety, that we experienced yesterday evening at the conference dinner where the excellent food specialties of five different French regions were served. Actually, that we should have experienced, and that were supposed to be served: in reality the food flow was definitively not enough to satisfy the appetite of the disappointed conference participants. But this is another story.

This valuable variety (of fine food, nice places, and of other excellent things) is rarely recognized by the Paris people – that’s a fact – but it is was rather unfortunate to discover that this point of view seems to be shared by the French President himself. As you might have heard, Nicolas Sarkozy attended the ICHEP conference yesterday to give an “opening” talk (well, the conference was opened since four days, but still). Now, I really don’t want to indulge in commenting the speech, nor I dare to discuss the subtleties of the French research politics. But I cannot refrain at least to note (at a very superficial level indeed) that both in the announcement of the President participation, and especially in the President speech, the French excellence in high energy physics seemed to be contained in circle of a 30 km radius centered on the Tour Eiffel.

I can tell you, this has definitively not pleased those ATLAS colleagues of mine working for instance in Annecy or Marseille, and I guess the other French physicist working for instance in Grenoble, or Clermont-Ferrand, or Strassbourg must not be that happy too. Oh, yes, the press office of the Elisee has finally changed the initial announcement, a now they are cited along with the other Paris university and research centers as “universités de province”, but I’m still not sure they are at ease with the classification. And, despite the last-minute change on the web site, the President speech itself was still confined to the “region parisienne”! Are the Paris people really so distracted? I would tend to doubt it, but again, this would lead me to speculate about the current French research politics, and I’m certainly not qualified for this. Pity, anyway.

There are lots of good physicists in France!

Dizionario minimo di francese: caldaia e frigorifero 31 ottobre 2008

Inviato da Marco in : Vita di frontiera 14 commenti

Nuovi termini francesi imparati ieri pomeriggio:

Vanne. Misteriosa valvola che vive all’interno della caldaia (chaudière), deputata a mescolare l’acqua fredda con quella calda per ottenere la miscela tiepida che alimenta il riscaldamento al suolo (plancher chauffante au sol). Può essere a tre (vanne à trois vois) o più vie. Quelle delle caldaie Frisquet si bloccano regolarmente (elles grippent regulièrment) alla fine dell’estate, in modo da impedire un corretto riavvio del riscaldamento appena ce n’è bisogno, a inizio autunno quando sul Jura nevica già. Questa informazione è apparentemente nota a tutti i residenti su suolo francese, tranne ai fisici delle particelle italiani emigrati, e ai tecnici della manutenzione delle caldaie (vedi: con intégral).

Con intégral. Persona dalle dubbie capacità professionali. Rientrano in questa categoria i tecnici delle caldaie, i quali si dividono in due sotto-categorie. Quelli che vengono a fare la revisione annuale della caldaia, non sanno dei comportamenti stagionali della vanne à trois vois, e dichiarano che tutto funziona a meraviglia, lasciando il riscaldamento al suolo con acqua entrante a 17 gradi e uscente a 18 (una splendida pompa di calore verso l’esterno, una specie di appartamento-frigorifero). E quelli che intervengono dopo che l’immigrato italiano ha cristonato al telefono, si scusano per il collega, sbloccano la vanne, e nel farlo fanno scattare l’interruttore di sicurezza che assicura che la temperatura dell’acqua del riscaldamento al suolo non salga sopra i 45 gradi (potrebbe in tal caso rompere le piastrelle – petter le carrelage). Interruttore di sicurezza che, alla bisogna, blocca la pompa di ricircolo, così che alla partenza del secondo con intégral tutto sembra tornato alla normalità per un’oretta circa, salvo poi ripiombare in modalità ghiacciaia. (A questo punto il fisico delle particelle italiano emigrato si scoccia definitivamente, apre personalmente la caldaia, trova l’interruttore di sicurezza, scopre, dopo vari tentativi, come resettarlo a mano, e finalmente rilancia il riscaldamento continuando a cristonare sottovoce contro i cons intégrals tutti).

Clayette. Pianale in vetro del frigorifero. Tende ad esplodere in mille pezzi se colpito in pieno da corpo contundente di massa adeguata sganciato da altezza sufficiente, tipo botticino in vetro dell’antibiotico di Giulia, lasciato in equilibrio ultraprecario al bordo della clayette superiore, e pronto a cadere sulla clayette inferiore (quella sopra il vano verdure, bac à légumes – che non è un diploma per ragazzi poco dotati) alla prima apertura del frigo. Le clayettes possono essere ordinate al telefono al service pièces détachées (servizio pezzi di ricambio), nel nostro caso quello dell’Elettrolux, che a oggi risulta ufficialmente essere l’unico servizio di assistenza telefonico con operatori non antipatici in tutta la Francia.

Chèque. Assegno. Mezzo preferito di regolazione di qualunque transazione finanziaria in Francia, insieme con il timbre (francobollo) necessario per spedire lo chèque a destinazione. Sebbene in Francia esistano carte di debito e credito, e persino l’internet banking, lo chèque nella sua busta (enveloppe) trasportato dall’efficiente sistema di posta francese rimane inevitabile. Deve essere una strategia del Ministero dell’Istruzione per mantenere la popolazione (e i fisici delle particelle italiani emigrati) in allenamento con i numeri francesi (tra l’altro prova dell’esistenza del demonio) scritti in lettere (prova del dominio indisturbato del suddetto demonio sull’orbe terracquo tutto). Una clayette e un bac à légumes, ottantuno euro e sessantasei centesimi, spese di spedizione (frais d’expéditions) incluse. Quatre-vingt-un euros et soixante-six centimes.