E se... un anno dopo, finale sconsolato

Questa serie di post, un po' provocatori e un po' mica tanto, è iniziata ormai più di un anno fa. A suo tempo mi sembrava ci fosse bel subbuglio riguardo alle potenziali evoluzioni dell'università e della ricerca in Italia. La riforma Gelmini era ancora in incubazione, e in giro per la rete spuntavano come funghi i siti gestiti da professori e ricercatori arrabbiati e intraprendenti, dove si tentava di immaginare strade possibili per aggirare, migliorare, sradicare gli aspetti farraginosi, medioevali e persino clientelari dell'organizzazione della ricerca italiana.

A un anno di distanza il panorama è un po' triste. La riforma Gelmini è arrivata, tronfia nel suo impianto managerial-aziendale che vorrebbe essere la panacea di ogni male dell'università italiana, e completamente dimentica dell'imprescindibile relazione tra ricerca di punta e buona didattica. I siti battaglieri hanno più o meno tutti smesso di parlare mesi fa, e in certi casi gli stessi aspiranti ricercatori arrabbiati non hanno esitato a chinare la testa per l'ennesima volta pur di poter continuare a sperare in qualche contrattino temporaneo.

Certo, recentemente si sono visti nuovi tentativi di protesta e lotta da parte degli stessi ricercatori strutturati, forse questa volta con un potenziale maggiore di quelli che puntavano solo sulle azioni simboliche. Meno male, alleluia. Dall'altra parte però, sempre da parte dei ricercatori strutturati si è vista anche una triste tentazione corporativista di senso opposto. Tanto per cambiare, è emersa ancora la consueta contraddizione che ammazza ogni tentativo di lotta in Italia ormai da decenni: facciamo pure la voce grossa e protestiamo per il bene della collettività, ma restiamo pronti sottobanco a contrattare e accettare al volo qualunque avanzamento personale ci venga proposto, in barba a quella collettività e a quei principi per cui è magari anche bello gridare in piazza, a patto però che la lotta non sia troppo controproducente per la propria storia personale.

Questa serie di interventi finisce dunque qui, con una certa consapevolezza che la situazione è certamente complessa, e che i miglioramenti reali sono ben lontani da arrivare. Certo perché la controparte politica è pessima, disinteressata e miope, ma anche perché i diretti interessati sono spesso troppo a loro agio con il sistema attuale, che garantisce il ristagno ma in fondo anche - perlomeno a chi si dimostra in grado di sopportare, o ai fedeli - un qualche tipo di sopravvivenza. Siamo proprio sicuri di volere riconoscimento del merito e valutazione imparziale? Se avete voglia di rileggerli, sono tutti qui.

  1. E se… i concorsi universitari venissero aboliti, ed il reclutamento di ricercatori e professori avvenisse per assunzione diretta e insindacabile (ovvero per cooptazione) da parte dei dipartimenti?
  2. E se… il 25% dei finanziamenti agli atenei e ai dipartimenti fosse assegnato in base alla qualità della ricerca effettuata nei 3 anni precedenti? E se lo stesso criterio si applicasse agli stipendi di ricercatori e professori?
  3. E se… la ricerca di dipartimenti e persone – quella che dovrebbe servire a destinare fondi e incentivi – fosse valutata attraverso un processo di peer-reviewing anonimo e internazionale?
  4. E se… giovani laureati di belle speranze, dottorandi, assegnisti di ricerca e ricercatori precari la smettessero di lavorare gratis? E se, più esplicitamente, fosse loro vietato di assumente qualunque incarico didattico non retribuito? E se, a margine, abolissimo l’ignominia dei professori a contratto?
  5. E se… ogni domanda per una posizione in Università o presso un Ente di Ricerca dovesse essere accompagnata da tre lettere di raccomandazione?
  6. E se… le uniche pubblicazione valide per ogni tipo di valutazione comparativa fossero quelle apparse su riviste peer-reviewed internazionali?
  7. E se… un’esperienza di studio o ricerca all’estero venisse valutata positivamente in una selezione per una posizione accademica? E se, al limite, almeno non rappresentasse un handicap?
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22 Commenti

  1. Antonio
    Pubblicato il 14 maggio 2010 alle 13:48 | Permalink

    Ciao Marco, ho letto sempre con interesse i tuoi "E se..." concordando in tutto (o quasi tutto). Credo che se solo uno dei tuoi punti venisse tradotto in realtà, ne avremmo tutti guadagnato un bel po. Ma non devi sentirti sconsolato. Con questa classe dirigente non c'era d'aspettarsi niente di nuovo, ma discutere di nuove proposte e nuovi modi di organizzare la ricerca in Italia aiuta a mantenere il terreno delle idee fertile. E poi magari chissà in un futuro...

    Nota a margine:

    Certo se poi la tv generalista ammazza la divulgazione scientifica a questi livelli (http://www.video.mediaset.it/video/mistero/puntate/166653/il-pianeta-e-in-pericolo-4-parte.html) allora anche io divento sconsolato.

  2. Stephan
    Pubblicato il 15 maggio 2010 alle 00:46 | Permalink

    molto sconsolato, direi.

  3. chik67
    Pubblicato il 16 maggio 2010 alle 11:54 | Permalink

    Sono ricercatore da 12 anni; un diretto interessato, direi.

    Odio l'attuale situazione. Ritengo che sia pessima e, da 7-8 anni, in peggioramento.

    Da 20 anni, da quando mi sono laureato con la convinzione che volevo fare ricerca come lavoro di una vita, combatto contro il sistema. Concorsi di ammissione al dottorato spudoratamente truccati, Borse di studio sempre disponibili per gli yes-man e mai per chi pensava di testa sua. Concorsi da ricercatore assurdi come metodo e come risultati - questo lo posso dire bene avendone fatti 10 (nei quali, come disse un mio amico, c'erano due tipi di partecipanti: quelli che li facevano tutti e quelli che ne facevano uno, c'è bisogno di dire chi vinceva?).

    Poi, assunto, ho combattuto un sistema che dava per scontato che in quanto ricercatore fossi "di qualcuno". Sono riuscito ad infilarmi in qualche commissione in cui ho cercato di fare il guastatore rispetto alle logiche prevalenti, ho cercato di ragionare sempre con la mia testa. Mi sono attirato addosso l'odio di più di un collega per aver privilegiato il merito rispetto alle logiche di appartenenza.

    Ovviamente non mi è stato mai possibile fare didattica ad alto livello, non perchè non facessi ricerca o non fossi interessato, semplicemente certi corsi vengono assegnati a chi è pronto a dire di sì alle persone giuste. Per tenere un corso di dottorato son dovuto andare in Polonia. Ho urlato la mia rabbia in faccia ad un attonito ordinario, ho preso la parola in consigli di dipartimento e di facoltà circondato da un silenzio che faceva letteralmente male, ho ricevuto telefonate che mi suggerivano di ingoiare bocconi amari e di lasciar perdere. Qualche volta ho dovuto inghiottire.
    Ho scritto lettere a giornali, firmato petizioni, scritto su newsgroup e blog, denunciato la situazione, parlato con i miei studenti, ho fatto lezione in mutande e ho fatto lezione in piazza.
    Ho fondi di ricerca esigui, per averne di più devo chiedere per favore alle persone che combatto da anni. Ho fatto un convegno internazionale con un budget da 3500 euro, per avere i quali ho deciso che un'occasione del genere valeva che per 6-7 mesi mettessi l'orgoglio alle spalle (e non lo rimpiango, ancora incontro gente che mi ringrazia per aver organizzato quel convegno).
    Ho un computer con Windows 95, per averne uno nuovo dovrei chiedere per favore alle persone che combatto da anni.
    La mia biblioteca non compra più quasi nessun libro; se voglio che fra i 4-5 all'anno che compra ce ne sia uno che mi interessa devo chiedere per favore alle persone che combatto da anni.
    Faccio missioni di tasca mia.
    Mi porto la carta igienica e quella per la stampante da casa.

    Ripenso al giorno in cui mi sono laureato. Volevo fare ricerca non Don Chisciotte. Le energie che ho dedicato a queste battaglie sono state sottratte allo studio e agli affetti.

    Ora sono stanco. Ho un'idoneità da associato e una depressione strisciante. Sarò chiamato solo se chinerò il capo e c'è una lunga lista di persone che non aspetta altro per farmela pagare.

    Da due anni, però, c'è una novità. Ho scoperto che in nome del merito adesso il cattivo sono io. Ho scoperto che i ricercatori precari odiano me in nome della categoria, ho scoperto che i ricercatori sono inutili se non protestano e inutili se protestano. Ho scoperto che sono "fedele al sistema", sono parte del problema, agisco "in barba a collettività e principi", non sono all'altezza della situazione, non sono abbastanza coraggioso. Non c'è che dire, un bel successo.
    La guerra è definitivamente tra poveri, il sistema ha vinto.
    Io getto la spugna.

  4. Pubblicato il 17 maggio 2010 alle 08:44 | Permalink

    @chik67
    mi viene da piangere.
    Se posso tentare di consolarti... hanno messo la Gelmini a tentare di aggiustare questo puttanaio. Bene no?

    sono sempre più confuso.

  5. GM
    Pubblicato il 17 maggio 2010 alle 10:51 | Permalink

    Antonio (e Bob, nel post precedente). Non so se vi rendete conto che la vergogna piu` grande non e` tanto di chi realizza quelle trasmissioni idiote (e non solo in Italia). La vergogna piu` grande e` del CERN che si presta a fargliele fare, pur sapendo esattamente di cosa si tratti, invece di cacciarli a pedate. Sembra che per apparire in televisione qualcuno venderebbe madri e nonne.

  6. Pubblicato il 17 maggio 2010 alle 11:34 | Permalink

    @chik67: non so se i ricercatori precari ti odino in nome della categoria, io non mi considero un ricercatore precario e soprattutto non odio nessuno (l'odio non è mai stato uno strumento politico molto efficace sul lungo periodo). La tua storia è desolante, e ne conosce altre altrettanto tristi. La mia solidarietà per il tuo vissuto personale e l'ammirazione per le tue battaglie non sposta di una virgola la situazione: il sistema universitario e della ricerca italiano si basa su una serie di compromessi clientelari a cui la maggior parte dei suo membri si piega senza concepire una modalità differente. Ci siamo passati tutti, e la tua storia non fa che confermarlo. Fino a quando la maggioranza - precaria o strutturata - continuerà a considerare normale e giusto lavorare gratis e farsi umiliare la situazione resterà la stessa: nelle guerre tra i poveri sono solo i poveri a schiattare massacrati. L'azione meritevole e coraggiosa del singolo resta purtroppo rimane sempre e solo una bella storiella edificante, quando alle spalle eserciti di meno coraggiosi continuano a assumere corsi aggratis, lavorare in condizioni indegne, fornire servizi di punta a stipendi ridicoli e in condizioni grottesche.

    @GM: in effetti al solo sentire il nome della trasmissione sarebbe stato saggio sbattere la porta. Ma forse la regola dei nostri comunicatori è l'andreottiano "bene o male, purché se ne parli"!

  7. Antonio
    Pubblicato il 17 maggio 2010 alle 15:48 | Permalink

    @GM. concordo pienamente. Al CERN si fanno cose complicate, e non tutti coloro che guardano la TV hanno gli "anticorpi intellettuali" sufficientemente sviluppati da capire se è una bufala o se è divulgazione seria.
    Sarebbe il caso per il CERN e per il suo bene (alla fine i soldi li ha dai cittadini) che se ne parlasse poco e bene e sopratutto seriamente.

  8. chik67
    Pubblicato il 17 maggio 2010 alle 18:25 | Permalink

    @Marco. Non ho scritto per avere una pacca sulla spalla, quella la cerco dalle persone che conosco in real, quindi non mi son fatto capire.
    Tu scrivi di ricercatori che chinano la testa per un contentino, e formulette del genere. Mi dispiace ma penso che tu non abbia chiara la situazione. Se c'è stato un anno di silenzio stagnante non è stato per pavidità, ma per rassegnazione collettiva. Non c'è stato nessun contentino a nessuno.

    La paventata sospensione della didattica non è "finalmente coraggio", è disperazione; le persone disperate, purtroppo, si mettono in rotta con poco, è una forma di protesta assai meno efficace di quanto non sembri.

    Delle forme di lotta che citi:
    - non assumere corsi gratuiti
    - non lavorare in condizioni indegne
    - non fornire servizi a stipendi ridicoli
    - non fornire servizi in condizioni grottesche
    solo la prima è, parzialmente, praticabile dagli strutturati. Per il resto, siccome son pagato per fare ricerca, se mi mettono in condizioni grottesche la faccio in condizioni grottesche, si chiama senso del dovere. E fra andare ad un convegno a spese mie o non andarci scelgo di andarci a spese mie.
    Quanto alla didattica - il mio preside ha detto che ha a disposizione professori di liceo pronti a tenere corsi gratis all'Università. E' un bluff? Forse. Posso decidere di andare a vederlo. Con il rischio, tra un anno, di non aver nulla in mano e condizioni di lavoro ancora più grottesche (non solo per me, pure per gli studenti).

    Sono condizioni poco praticabili anche per i non strutturati. Perché prima bisogna avere dei soldi in tasca e poi si può parlare. Il mio CCL la settimana scorsa ha approvato un contratto semestrale da 500 euro lorde totali. Noi avevamo l'opzione fra togliere un servizio agli studenti oppure tenerlo a questa grottesca condizione. Son pronto a scommetere che qualcuno farà domanda; io non lo biasimo affatto.

    Quanto all'odio non mi riferivo direttamente solo a te. Fa comunque specie vedere qui un post che sembra dare la colpa dello sfiorire della protesta agli strutturati; fa più impressione vedere che nel blog dell'associazione precari c'è chi esulta all'idea che vengano bloccati gli attuali concorsi da associati e ordinari. Esulta. C'è chi non vede l'ora che il tar dia via libera alla rottamazione dei ricercatori, senza alcuna valutazione di merito. Mesi fa, per aver suggerito in quel blog due semplici osservazioni* supportate dai fatti sulla famosa piramide rovesciata sono stato preso a male parole
    (*1. la distribuzione del corpo docente è anche funzione della velocità di carriera 2.in molti paesi che si prendono a modello la distribuzione del personale docente è a piramide rovesciata, cioè con più ordinari che associati che ricercatori, e.g. USA). Non contestato nel merito ma con frasi del tipo "non rispondetegli neanche, è un ricercatore, ha il culo al caldo".

    Riassumo dicendo: dal mio punto di vista
    a) la guerra tra poveri è già in atto
    b) molte persone hanno già deciso di tirare su il ponte levatoio e richiudersi nel loro isolamento, vada come vada
    c) invece che guadagnare alla lotta i pavidi abbiamo perso alla lotta anche i coraggiosi.

    Un successone negli ultimi due anni.

  9. Pubblicato il 17 maggio 2010 alle 22:09 | Permalink

    @chik67. D'accordo, niente pacca sulla spalla. Ma non mi fare dire cose che non dico, please, e non presumere che non conosca la situazione. Forse non la conosco bene come te, ma un'idea dignitosa me la sono fatta. Mettiamo dunque in chiaro un paio di cosette, che pensavo di avere scritto chiaramente ma che probabilmente così limpide non sono:

    1) Quando parlo di connivenza, penso esplicitamente ai ricercatori precari, non agli strutturati. Vedi il post numero 4 della serie ("Smettere di lavorare gratis"), e quello sul concorso R5 dell'INFN linkato li sopra in occasione delle parole "chinare la testa per l’ennesima volta". Io dico esattamente quello che dici tu: che fino a quando esisterà una pletora di affamati disposti a lavorare in condizioni medioevali per cifre risibili pur di fregiarsi di titoli come "professore a contratto" o simili nulla potrà muoversi, perché a ogni rimostranza al risposta sarà "c'è la fila dietro di te pronta a fare quello che a te sembra indegno".

    2) Sugli strutturati: forse hanno poco spazio per dire la loro e fare qualcosa, non contesto: la situazione è disperata e impossibile. Ma diciamoci anche, negli ultimi, mmm, vediamo, 8 anni non mi sembra che la categoria abbiano alzato molto la voce in modo continuo e chiaro (quando ero assegnista di ricerca a Milano e pigliavo il treno di notte per andare a picchettare il Ministero a Roma, i ricercatori li contavo sulle dita di una mano. Ma questo è folklore locale). Nell'ultimo anno ho frequentato un po' i luoghi del dibattito sulla riforma nati e creati dai professori universitari in giro per l'Italia: la sensazione rimane, dal fuoco iniziale gli umori si sono spenti. È un fatto. Non è questione di colpa o responsabilità, è solo, come dice il titola la sopra, sconsolante.

    3) La "colpa". L'ho già detto al punto (1), ma lo ripeto: io non do "la colpa dello sfiorire della protesta agli strutturati". Al limite, mi incazzo per certe iniziative che continuo a pensare discutibili. Ma quando scrivo

    facciamo pure la voce grossa e protestiamo per il bene della collettività, ma restiamo pronti sottobanco a contrattare e accettare al volo qualunque avanzamento personale ci venga proposto,

    penso di nuovo principalmente ai precari, e in particolare a quelli dell'ambito in cui lavoro io. Nle caso tu non sia convinto, vedi questo post qui:
    http://www.borborigmi.org/2009/07/02/fare-una-pausa-e-riflettere-un-po/
    e le discussioni ai link che ci trovi. Se non si è capito, amen, al prossimo giro tenterò di spiegarmi meglio.

    4) L'APRI: non ne faccio parte, ne seguo un po' il dibattito interno e le uscite pubbliche, e non mi va che tu mi ci associ gratuitamente. Ci sono cose che dicono che condivido e altre che trovo discutibili. Il fatto che ci sia un link qui di fianco non ti autorizza a addossarmi in toto tutte le loro posizioni (la presenza in un blogroll non è un endorsement politico). Nello specifico, per quello che serve, penso decisamente che ogni tipo di opposizione precari-strutturati (e viceversa) sia una posizione politica perdente e miope, oltre che di nuovo stupidamente corporativa.

  10. Godel
    Pubblicato il 19 maggio 2010 alle 09:09 | Permalink

    E` un po' che non passavo. Vedere (per modo di dire) il tenutario visibilmente (miseria!).. Ricomincio! Le risposte molto dirette e forse un po' piccato del tenutario dicono che l'argomento non e` chiuso. E per quanto capisca la sconsolazione, bhe le cose forse hanno bisogno di un'ottica diversa.
    Temporale, innanzi tutto. 10 anni sono tanti, ma sono anche niente. Ci vogliono generazioni per cambiare le cose in modo sostanziale. Di positivo c'e` una certa presa di coscienza da parte di tutti quelli coinvolti. Non e` poco.
    Organizzativa. Ci sono tante teste, tutte diverse. Ognuna con le sue idee. C'e` quello del lotta dura senza paura. C'e` il cerchiamo il dialogo. C'e` il sono con voi ma tengo famiglia. Ce n'e` di tutte le varieta` e sfumature. Tutti questi sono riusciti ad organizzarsi e creare qualcosa. Per poco. Ma non e` poco.
    E` mancato il passo successivo. Ma sintetizzare tante posizioni diverse, tante idee autonome, in un'unica posizione coerente e` cio` che di piu` difficile possa immaginare. Forse non siamo ancora pronti. Direi maturi, non siamo ancora maturi.
    Ma ne verranno altri (immaginate uno sfondo in fiamme e una musica molto epica), e costruiranno su quello che e` stato fatto.
    Si poteva fare di piu`? Certo.
    Si poteva essere piu` incisivi? Certo.
    Piu` uniti? Certo.
    Piu` tutto, ma a posteriori e` sempre facile. Ci sono state molte lezioni e qualcosa abbiamo imparato. Ottimo!

    Concludo, con una cosina per chik67. Le persone come te, sono cio` che di peggio ci sia in giro: i martiri. Non ti piace il tuo lavoro? Sei stressato? Cambia lavoro! Cambia vita! Oppure lotta. O adeguati. O quello che ti pare. Ma i piagnistei, sinceramente, sono l'unica cosa che veramente veramente mi infastidiscono. E sei hai l'abilitazione da associato i fatti sono due: 1. o sei sceso a compromessi, cosa comprensibilissima (ma allora vai a piangere da uno psicologo per la tua depressione) o 2. il sistema in qualche caso funziona (e allora cosa piangi, sei stato fortunato!). Tertium non datur.
    Te lo dice uno che ha vinto il concorso da ricercatore, ha preso servizio, e infine si e` dimesso constatando l'impossibilita` di portare pantofole e giornali come i cani. E la colpa e` anche mia!!

  11. chik67
    Pubblicato il 19 maggio 2010 alle 10:10 | Permalink

    Caro Godel,

    penso che tu sia fuori strada. Quando ho detto ha Marco che non ero qui per una pacca sulle spalle, messaggio che forse ha inteso come ostile e non voleva esserlo, intendevo che a me non interessa fare la vittima del sistema ma spiegare una situazione (poi come la questione la risolvo in privato sono affari miei).

    Fatto: la protesta sembra spenta, con solo un ultimo sussulto dei ricercatori

    Spiegazione: la situazione è tanto messa male da qualche anno che chi aveva voglia di cambiarla ha tirato i remi in barca, ma non per i contentini, semplicemente perché non ci crede più. Questa è l'aria che respiro io attorno a me. La questione non è se ho perso entusiasmo io, questione di un singolo che qua dentro nessuno conosce di persona, ma se ha perso entusiasmo una generazione di persone che all'inzio dell millennio credeva nella possibilità di un miglioramento dell'Università e oggi invece pensa che salvare il salvabile sia la best-practice in vista. Io credo che sia così e le mie spiegazioni servono ad argomentare questo. E' piangersi addosso? A me non pare ma ognuno è libero di pensarla come vuole. Disfattismo? Probabile; però mi guardo attorno e sembro pure un ottimista. Allora attenzione perché se qualcuno spera che sia in vista una rivoluzione fatta da un esercito di frustrati e disfattisti andrà incontro a delle delusioni. Meglio metterle in conto.

    Riassumendo: Marco dice che l'obiettivo è lontano perché:
    - la controparte politica è pessima, disinteressata e miope,
    -i diretti interessati sono spesso troppo a loro agio con il sistema attuale,

    io volevo modificare in
    - i diretti interessati sono assai a disagio con il sistema attuale ma hanno smesso di credere nella possibilità reale di raggiungere quell'obiettivo.
    e
    - fra i diretti interessati ci sono categorie assai dissimili negli interessi di corporazione e la ristrettezza della situazione ha già scatenato la guerra.

    Queste questioni non sono tra loro in contraddizione, può darsi che coesistano. Ma pensare che le cose ora siano ferme perché qualcuno sta al calduccio così è secondo me inesatto.

    P.S. Tertium datur, gli scienziati in prima battuta tendono sempre ad escludere le singolarità quando si presentano.

  12. chik67
    Pubblicato il 19 maggio 2010 alle 12:04 | Permalink

    ehm...ha senza h 🙁

  13. Pinco Pollino
    Pubblicato il 19 maggio 2010 alle 23:15 | Permalink

    Mi permetto di sollevare un problema:
    Il guaio delle amministrazioni, pubbliche, private o religiose (e se ve ne vengono in mente altre, non voglio porre limiti alla provvidenza!), è che, in generale, ogni funzionario che può capitare di incontrare (per caso, per scelta, per obbligo, per necessità, per piacere (!?)), quello è convinto che "quel che gli sta passando per la testa, quella è la legge". Viceversa, bisognerebbe prendere atto che, "quel che sta passando per la testa al funzionario è SOLTANTO quello che sta passando per la testa al funzionario", non è la legge!!
    Esempi a dimostrazione del problema?
    E' di ieri la notizia della condanna dei vertici della polizia italiana per i fatti del G8 di Genova del 2001.
    Evidentemente, quando polizia e carabinieri (funzionari pubblici) fecero irruzione alla scuola Diaz, ritenevano che quella fosse la legge (o meglio, così gli passava in testa che fosse). Poi sono state aperte delle indagini, e qualche magistrato PM (altro funzionario pubblico) ha ritenuto che quella (di fare irruzione e picchiare) "non fosse la legge". Poi c'è stato il processo di 1° grado, che ha mandato assolti molti dei vertici della polizia allora responsabili dell'ordine pubblico (evidentemente i magistra-funzionari pubblici di 1° grado erano convinti che fare irruzione e picchiare "fosse la legge"). Ieri c'è stato il processo d'appello, e i magistrati di 2° grado hanno condannato quasi tutti i vertici della polizia per i fatti della Diaz, riconfermando che, evidentemente, "quello che passava in testa ai funzionari-vertici della polizia di fare irruzione NON era la legge". Oggi il ministro degli Interni (altro funzionario pubblico), dichiara, che gli stessi funzionari-vertici della polizia, oggi ancora più al vertice nell'amministrazione della pubblica sicurezza, "hanno la sua fiducia e resteranno"!
    Domanda: ma qual è la legge?
    Risposta di cittadino onesto: "Quella che è scritta nelle leggi dello Stato"
    Risposta soggettiva: BOOOOOOOHHHHHHHH!
    Risposta scientifica oggettiva: "Quello che passa per la testa all'ultimo funzionario di turno che capita di incontrare!"

    Morale della favola: quando incontrate un funzionario, per strada, o in ufficio, o per caso, o per qualsiasi altra sequenza casuale di eventi fisici, fate attenzione: non si può mai sapere che cosa gli può passare per la testa!
    Ma "QUESTA" sarà sicuramente LA LEGGE".
    😐

    Nota - Altri esempi, o casi concreti, ce ne sarebbero a non finire e forse anche divertenti o tragici, ma a me non piace e non è mai piaciuto ripetermi all'infinito sui casi singoli. Preferisco "le generalizzazioni", o se si vuole, arrivare alle "mirabili sintesi", che sono in fondo la parte della Scienza che mi piace di più! E tanto per non citare un numero spropositato di conferme:
    F = ma è una mirabile sintesi!
    E = mc^2 è una mirabile sintesi!
    DeltaE*DeltaT >= h è una mirabile sintesi!
    🙂

  14. Pubblicato il 20 maggio 2010 alle 11:18 | Permalink

    @Godel: bentornato! Hai ragione da vendere, soprattutto sulla questione dell'ottica temporale.

    @PincoPollino: eccoci, ci risiamo: ma allora lo fai apposta! 🙂 Parliamo dei cattivi meccanismi di università e ricerca, e di problemi legati all'organizzazione e alla sopravvivenza delle proteste, e tu - con un salto logico micidiale - mi tiri fuori la questione dei funzionari dal pensiero e interpretazione della leggere personale e deviata? Per carità, non dico mica che il problema non sussista o non sia importante, ma cosa c'entra? Come contribuisce al dibattito? Mah, non ti seguo.

    A margine: c'è una differenza semantica non trascurabile tra "generalizzazione" e "sintesi", e tentare di venderci che sono la stessa cosa è appunto una cattiva generalizzazione, che si allontana paurosamente dalla sintesi. 🙂

  15. Pinco Pollino
    Pubblicato il 20 maggio 2010 alle 19:48 | Permalink

    @Marco: oh bella, come cosa c'entra!
    C'entra perché il problema è generale, ma pur essendo generale, da parte di chi ritiene di avere mentalità scientifica, bisognerà pure arrivare ad una qualche sintesi, prima o poi!
    La ricerca, come anche la formazione, compresa l'alta formazione scientifica (vedi l'Università) (qualcuno le chiama anche Alte Scuole!) è fatti oggi da funzionari, per lo più pubblici, ma anche talvolta privati, non sapendo bene fino a che punto possano dirsi privati, oggi, certi centri di ricerca ampiamente finanziati con soldi pubblici (ad esempio, il CERN è pubblico o privato?). D'altronde ci sono anche università private (Bocconi, Luiss, John Hopkins, ecc.). Ma non pretendete di farmi perdere in questi dettagli (chi con esattezza è pubblico o privato!)
    Il problema è generale delle amministrazioni, non tanto della ricerca, o della Sanità, o della Giustizia o dell'ordine pubblico, o della finanza o della tecnica bancaria o assicurativa, o della politica o della produzione industriale (meccanica, chimica, tessile, olearia, vinicola, ittica) e dei funzionari che vi operano al loro interno. Amministrazioni che vivono ormai di vita propria, proprie regole, quasi organismi pluricellulari di specie animali a se stanti, con funzionari che si muovono al loro interno in maniera più o meno autonoma o ben integrata ed organica. Alcune cellule (funzionari!) sembrano a volte quasi impazzite, altre appaiono perfettamente integrate e funzionali, salvo poi evidenziare che "c'è qualcosa che non va"! 😐
    D'altronde, se ci si riferisce a qualche caso particolare di chi interviene nel blog, lo si prende quasi per una offesa personale, viceversa se ci si riferisce a un caso più generale... si perdono i riferimenti e ci si chiede che cosa c'entri!
    Analogamente, se si considera il problema da un punto di vista più generale, si "generalizza" e si trascura il caso particolare.
    Se si tenta una sintesi, non si capisce che cosa c'entri.
    Forse, se ne avessi il tempo, dovrei scrivere un bel trattatone tipo "La fenomenologia dello spirito" di G.W.F. Hegel. Ma sicuramente anche in tal caso, la trattazione risulterebbe lacunosa e insufficiente, non pertinente o forse addirittura "impertinente". 😐

    Ancora, se ho pensato di porre il problema generale delle amministrazioni e dei funzionari che ne fanno parte integrante, sollevandomi dai problemi spicci della ricerca, in cui sono espertissimi coloro che vi vivono all'interno, ma forse perdono di vista il problema generale, e ingigantiscono la propria esperienza, trascurando appunto tutto il resto, vale a dire l'aspetto generale del problema, (che ancora è quello di essere parte di una organizzazione ed è il problema della operatività delle organizzazioni-amministrazioni), forse è perché una qualche proposta che aiuti a superare il problema magari ritengo di poterla anche formulare (o mi è venuta all'orecchio da parte di qualche "omino"). 🙂
    Ma, di nuovo, se non si riconosce neppure che il problema esiste, o non si capisce che c'entri, e ci si continua a perdere in una infinità di dettagli e di casi particolari, senza mai cercare di vedere l'aspetto o gli aspetti generali, e da quelli cercare quindi di arrivare ad una qualche sintesi e proposta operativa (perché il percorso è questo: a) tanti casi particolari --> b) visione complessiva --> c) sintesi interpretativa --> d) proposta operativa), che senso ha arrivare ad esplicitare subito la conclusione.
    No, no! Se non si ha coscienza del problema, non ha senso neppure tentare di formularne una soluzione!
    Qual è il contributo al dibattito? Ampliare l'orizzonte del problema, per meglio individuarlo.
    Per adesso, come detto all'inizio dell'intervento precedente, mi sono soltanto permesso di sollevare un problema.
    E in che cosa consista il problema mi sembra abbastanza chiaro e generale da quanto detto nell'intervento precedente!
    😐

  16. Pubblicato il 20 maggio 2010 alle 20:23 | Permalink

    Pinco, guarda che ho capito benissimo. Dico e ripeto semplicemente che temo che il tuo tentativo di sintetizzare generi più rumore che significato, e che facendo "di ogni erba un fascio" raramente si trovano delle soluzioni fattive. Ampliare gli orizzonti dei problemi è certamente utile, ma troppo spesso lascia in un'impasse ben poco operativa: i grandi cambiamenti sono sempre costruiti su una catena di interventi mirati, e non arrivano mai da soli in un sol botto.

  17. Godel
    Pubblicato il 21 maggio 2010 alle 08:47 | Permalink

    Caro chik67. O cara? Mi sono fatto prendere la mano. Gli animi sono surriscaldati. E molti sono stanchi. Quindi mi scuso per il tono.
    Ma il discorso non cambia.
    "la situazione è tanto messa male da qualche anno che chi aveva voglia di cambiarla ha tirato i remi in barca, ma non per i contentini, semplicemente perché non ci crede più'
    E` solo questo, io forse sono idealista e stupido, ma l'Italia e il mondo sono colmi di persone che da una parte si lamentano e dall'altra non riescono a staccarsi dalla tetta da cui succhiano avidamente. I motivi di questo sono molti, e comprensibili. Tutto molto giusto. La famiglia. I figli. Il mutuo. Persino l'amore per la ricerca.
    "i diretti interessati sono assai a disagio con il sistema attuale ma hanno smesso di credere nella possibilità reale di raggiungere quell’obiettivo."
    Tradotto, i diretti interessati sono diventati parte del problema. E aspetta, manteniamo la calma. E` perfettamente comprensibile. Non si puo` vivere a 1000 tutta la vita. Lottare ogni giorno logora.
    Ma pretendere pure una pacca sulla spalla.
    Non c'e` dubbio che le cose cambieranno. In meglio. In peggio. Entrambe probabilmente, a fasi alterne. Quanto tempo ci vorra? Bella domanda. Ma tutto sommato e` poco importante. Se gli studenti di quelli che oggi sono studenti avranno un'universita` migliore grazie anche a quello che si sta facendo ora, non sara` un buon risultato? O un risultato e` buono solo se ne posso godere? E` qui che siamo in totale disaccorodo. Mi interessa relativamente di oggi, dell'anno prossimo, di 10 anni. Questo sistema politico passera`, come ogni altro. I baroni lasceranno il posto. Penso a quelli che verrano dopo. E dopo ancora. E` la cultura della ricerca, della didattica, del pensare libero che va preservato.
    "ha perso entusiasmo una generazione di persone che all’inzio dell millennio credeva nella possibilità di un miglioramento dell’Università e oggi invece pensa che salvare il salvabile sia la best-practice in vista"
    Siete diventati parte del problema. Non c'e` da prendersela. Ma e` cosi`. Se siete onesti, lo ammettete. Vi beccate i vostri insulti, che non sono meritati. E nemmeno giusti. Ma, dovete capire.

  18. Godel
    Pubblicato il 21 maggio 2010 alle 08:48 | Permalink

    Caro Marco, e` sempre un piacere, passare di qui.

  19. chik67
    Pubblicato il 24 maggio 2010 alle 11:35 | Permalink

    Caro Godel
    1. sono un uomo
    2. non ho preteso nessuna pacca sulla spalla, au contraire.

    Sono parte del problema? Complimenti per aver centrato il punto. Bella frase, uno slogan. Mi ricorda certi film di mafia "Tizio è parte del problema", dice il capo, e tutti capiscono che va eliminato. E tu questa parte del problema come la vuoi risolvere: eliminandoci? ghettizzandoci in maniera da renderci marginali? rendendoci invisibili?

    Quello che non hai capito tu, ne sembri aver gran voglia di capire, è che io sono cosciente ed orgoglioso di essere parte del problema, io e come me tanti altri strutturati con storie simili, non ci chiamiamo fuori dai disastri che non abbiamo creato. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto, in questo sistema. Ahimè per te, siamo onesti. Questo, però, non diminuisce il fatto che insultarci è ingiusto
    e, soprattutto, che davanti al tentativo di aggiungere umiliazione ad umiliazione non resteremo a guardare, per il semplice motivo che chi è spalle al muro si batte contro chi l'attacca. Eccoti servita la guerra tra poveri. Inutile dire a chi andrà a favore (i baroni che dici di voler combattere). Ma veramente pensi si possa cambiare l'Università decidendo di andare contro tutti gli strutturati universitari quali che siano state le loro posizioni e i loro comportamenti in questi anni?

    Per me l'Università non è una tetta, è il mio mondo, un mondo in cui ho lottato per decenni per far stare meglio tutti. Adesso rivendico il diritto di starci meglio io. Di essere messo nelle condizioni di fare il mio lavoro. Non ha senso chiedere soldi per una borsa di studio in più senza i soldi per comperare un libro, pagare una telefonata, fare una fotocopia.

    Anche io penso a quelli che verranno dopo di me. E di una cosa sono sicuro; che persone che insultano chi non lo merita non sono in grado di realizzare una cultura della ricerca, della didattica, del pensare libero che va preservato., proprio no. Tutte le palingenesi iconoclaste della storia hanno dimostrato di andare nella direzione esattamente opposta. Se non si restituisce dignita a chi in questi anni ha perseguito questi obiettivi della cultura della ricerca faremo carta straccia.

  20. chik67
    Pubblicato il 24 maggio 2010 alle 11:37 | Permalink

    P.S. Scusa Marco per aver abusato sin troppo della tua ospitalità. Adesso mi taccio.

  21. Pinco Pollino
    Pubblicato il 25 maggio 2010 alle 00:05 | Permalink

    Ah... dimenticavo: se quello che passa per la testa al funzionario di turno che si incontra per caso è "la legge", spesso "quello che passa per la testa" dello stesso funzionario è anche una grandissima "strunz@ta"
    😐
    Historia docet!
    😐 -:| 😐

  22. Godel
    Pubblicato il 28 maggio 2010 alle 09:12 | Permalink

    chick = pollastrella. 🙂

    Per cortesia, e` sempre opportuno leggere bene le cose.
    Se c'e` una guerra ci sono (almeno) due fazioni che combattono. La guerra puo` finire con un passo indietro di una fazione o l'annientamento di una fazione. Ora, saro` stupido, ma mi aspetterei che quelli piu` maturi, con piu` esperienza, magari disillusi -gli strutturati- capiscano che quelli piu` giovani, incazzati, che non sembrano avere prospettive -i precari- siano ciechi e impulsivi. E che questi benedetti strutturati potrebbero anche essere leggermente meno.. suscettibili? Tutto li. Perche' se il problema e` che ti insultano "ingiustamente", bhe caro mio.. Cosa vuoi che ti dica. Non c'e` spazio per la discussione.

    E ti dico una cosa. Che e` sicuramente approssimativa per le poche informazioni a mia disposizione e mal filtrata da Internet. Quello che fa incazzare i giovani e` una cosa estremamente semplice: non essere ascoltati. E` andata persa la funzione di insegnante?

    Ti faccio un esempio? Dici:
    "i baroni che dici di voler combattere"
    io in realta` ho detto:
    "I baroni lasceranno il posto."
    ti sembra la stessa cosa?

    Oppure:
    "Ma veramente pensi si possa cambiare l’Università decidendo di andare contro tutti gli strutturati universitari quali che siano state le loro posizioni e i loro comportamenti in questi anni?"
    Ma secondo te ho detto questo? Sono deficiente secondo te?

    E ti dico la sincera verita`, adesso come adesso ho una gran voglia di insultarti. Perche' ho perso del tempo per scrivere, per cercare di spiegare il mio punto di vista. E tu mi rispondi, senza nemmeno leggere quello che ho scritto. E` quello che fa incazzare!
    La capisci la frustrazione di avere delle idee, delle proposte e nessuno ti ascolta? Certo che la capisci, perche' se quello che scrivi e` vero, l'hai provata pure tu! Il non essere considerato, ignorato, umiliato. O mi sbaglio?

    E` solo questione di parlarsi ed ascoltarsi. E credo che quelli piu` maturi dovrebbero forse fare uno sforzo in piu`. O sbaglio?

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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