Fare una pausa e riflettere un po'

Quando ti rendi conto di essere dalla parte della maggioranza, è ora di fare una pausa e riflettere un po'.

Mark Twain

Scusate lo sfogo un po' criptico, ma sono in mezzo a una discussione edificante con alcuni giovani colleghi precari dell'INFN sulle possibili azioni di protesta contro il concorso R5. Come Andrea Giammanco faceva notare stamattina nel suo contributo, è estremamente difficile fare uscire le pecore dalla logica del gregge. Che fatica.

Update [venerdì 3 Luglio]: ecco, lo sapevo! Alla fine come sempre vince la logica del compromesso ambiguo. Nella sostanza l'azione di protesta si concretizza semplicemente in una lettera (e va bene), che in più firmerebbero tutti, sia chi non partecipa al concorso sia chi invece ci va. Vi sembra sensato? A me no, dunque mi dissocio. Amen.

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4 Commenti

  1. Valter
    Pubblicato il 5 luglio 2009 alle 11:37 | Permalink

    Più cerco di comprendere la nostra natura, meno mi stupisco della scarsità di coraggio, (compresa quella personale). Abbiamo dietro e quindi dentro, una storia di guerrieri di lancia e di spada, figlia di una mentalità da soppravvivenza. In un momento dal sapore apocalittico come il nostro, è tempo di guerrieri di luce. Niente però si improvvisa e tendere vivacemente al meglio, è già qualcosa.

  2. Alex
    Pubblicato il 7 luglio 2009 alle 03:05 | Permalink

    Secondo me è un problema generazionale: secondo me, sia la quella precedente che quella successiva sono più sgamate degli adolescenti degli anni 80.
    D'altra parte, è anche logico: negli anni '60 e' stata la generazione della disobbedienza civile e della conquista della libertà, negli anni 2000 c'e' la generazione della precarietà e del rifiuto: negli anni '80 c'erano i paninari...

  3. Pubblicato il 7 luglio 2009 alle 09:24 | Permalink

    Beh, Alex, io sono del 1973, dunque ero esattamente adolescente nella seconda metà degli anni '80, con i paninari mi picchiavo (o meglio, loro picchiavano me in uniforme scout) davanti alla discoteca di quartiere il sabato pomeriggio, e le Burlington e Timberland non solo me le sognavo, ma manco le volevo. Temo che la tua analisi sia un po' debole.

    Io penso piuttosto che sia un problema culturale: la mia generazione è cresciuta con due idee nella testa: che l'unico modo per progredire nel mondo della ricerca è saltabeccare tra contrattini precari fino a che il Deus Ex Machina regalerà loro il posto fisso; e che questo regalo verrà dato di preferenza al più fedele, il più succube, il meno autonomo. Quando cresci con questa visione del mondo, è dura poi immaginarti in modo diverso, e agire di conseguenze. In questo senso una buona parte di responsabilità ce l'ha la generazione precedente, che queste due idee ha inculcato e nutrito in modo colpevole o almeno connivente per anni.

  4. Alex
    Pubblicato il 7 luglio 2009 alle 18:40 | Permalink

    Ti do' ragione sul problema culturale: non intendevo dire che i precari sono ex-paninari, intendevo dire che hanno vissuto nella bambagia del riflusso post-68, quando interessarsi alle questioni sociali era "out" e conformarsi e divertirsi fregandosene di tutto era "in".
    Quindi a questa generazione manca completamente la consapevolezza di come va il mondo, e temo che il recupero prendera' molto tempo e fatica.. i

    Sulle colpe degli ex-68ini, di nuovo I fully agree: loro per esperienza diretta hanno capito come va il mondo e i suoi rapprti di forza, sanno che la determinazione paga e sanno come minarla negli altri,

    Purtroppo hanno sfruttato questa consapevolezza a loro vantaggio, tenendo i successori sotto il tallone di mille dubbi ed insicurezze.. i precari devono sviluppare un sano sentimento "contro", anti-sistema, per una riforma radicale. Se invece rimarranno tentati dalla cooptazione e dall'infilarsi dentro al sistema attuale le cose non cambieranno mai

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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