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L’indice delle bufale 29 maggio 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 29 commenti

Ogni tanto qualcuno mi contatta via email (o attraverso i commenti a questo blog) in quanto fisico-che-lavora-al-CERN, per sottopormi una nuova teoria rivoluzionaria che, se solo accettata dalla comunità scientifica, cambierebbe il volto della scienza come la conosciamo. Per chiarirci, sto parlando di roba tipo moto perpetuo, o una nuova teoria della gravità, o una teoria delle particelle elementari basata su bizzarre coincidenze numeriche. Nella maggior parte dei casi si tratta di teorie prive di fondamento logico, e spesso senza nessuna struttura matematica seria che permetta di fare delle predizioni quantitative sui fenomeni naturali che osserviamo ogni giorno, o che potremmo tentare di osservare.

Quando faccio notare questi dettagli al mio interlocutore – nel modo più gentile che mi riesce, giuro! – di solito la discussione diventa accesa e insostenibile, e immancabilmente lascio perdere. Sulla rete circola un mucchio di pseudo-scienza priva di fondamento (mai fatto un giro su it.scienza? Io ho abbandonato anni fa per esasperazione), elaborata da personaggi che sembrano ignorare i fondamenti del metodo scientifico, conoscere la fisica moderna (penso alla relatività o alla meccanica quantistica) solo solo da opere divulgative, e disprezzare ogni tipo di matematica superiore all’algebra elementare. Negli ultimi tempi mi sono reso conto che discutere con questi figuri è fondamentalmente inutile, un po’ per le caratteristiche di cui ho appena detto, un po’ perché sembrano perennemente affetti da una mania di persecuzione che rende difficile ogni scambio serio.

Grazie al cielo qualcuno prima di me ha pensato a un metodo originale per scremare alla fonte queste teorie bizzarre, metodo che permette di riconoscere al volo una bufala da qualcosa che potrebbe essere interessante. Si tratta dell’indice delle bufale di John Baez, un fisico-matematico dell’Università della California di Riverside, che l’ha scritto ormai più di 10 anni fa. Rimane certamente valido ancora oggi: i propinatori di bufale pseudo-scientifiche sembrano sostanzialmente replicare lo stesso approccio. Siccome non ne esiste una versione in italiano, mi sono preso la briga di tradurlo; se la vostra teoria rivoluzionaria colleziona più di 30 punti non tentate nemmeno di contattarmi!

L’indice delle bufale

di John Baez

Un metodo semplice per valutare contributi potenzialmente rivoluzionari alla fisica:

  1. -5 punti come credito iniziale.
  2. 1 punto per ogni affermazione che sia comunemente e largamente ritenuta falsa.
  3. 2 punti per ogni affermazione evidentemente falsa.
  4. 3 punti per ogni affermazione logicamente inconsistente.
  5. 5 punti per ogni affermazione che continuiate a sostenere ciecamente, nonostante tutte le correzioni puntuali che avete ricevuto a proposito.
  6. 5 punti per l’uso di un esperimento mentale che contraddice i risultati di un esperimento reale largamente accettato.
  7. 5 punti ogni parola scritta tutta in maiuscolo.
  8. 5 punti per ogni singola menzione di “Einstien”, “Hawkins” o “Feynmann”.
  9. 10 punti per aver sostenuto che la meccanica quantistica è fondamentalmente sbagliata (senza nessuna prova decente).
  10. 10 punti per aver sottolineato di essere andati a scuola, come se questo rappresentasse una prova di sanità mentale.
  11. 10 punti per aver iniziato la descrizione della vostra teoria dicendo quanto a lungo vi abbiate lavorato (e 10 in più per aver enfatizzato il fatto di avervi lavorato da soli).
  12. 10 punti per aver inviato la vostra teoria a qualcuno che non conoscete personalmente, chiedendo di non farne parola con nessuno perché temete che le vostre idee possano venir rubate.
  13. 10 punti per aver offerto un premio in denaro a chiunque provi e/o trovi un falla nella vostra teoria.
  14. 10 punti per ogni nuovo termine che avete inventato e usato senza averlo correttamente definito in precedenza.
  15. 10 punti per ogni affermazione del tipo “non sono buono in matematica, ma la mia teoria è concettualmente corretta, dunque l’unica cosa che mi serve è qualcuno che la esprima in termini di equazioni”.
  16. 10 punti per aver sostenuto che una teoria ben compresa e accettata è “solo una teoria”, come se in qualche modo questo fosse un punto a suo sfavore.
  17. 10 punti per aver sostenuto che, sebbene una teoria ben compresa e accettata predica correttamente i fenomeni di cui si occupa, non spiegherebbe “perché” questi fenomeni avvengono, o non ne fornirebbe un “meccanismo”.
  18. 10 punti per ogni confronto positivo tra voi stessi e Einstein, o per aver affermato che le teorie della relavità speciale o generale sono fondamentalmente sbagliate (senza nessuna prova decente).
  19. 10 punti per aver sostenuto che il vostro lavoro è al limite di uno “slittamento di paradigma”.
  20. 20 punti per aver scritto un email all’autore dell’indice (o al suo umile traduttore, n.d.t.) per lamentarsi dell’indice delle bufale (per esempio, sostenendo che “sopprimerebbe i pensatori originali”, o che c’è un errore di ortografia in “Einstein” al punto 8.).
  21. 20 punti per aver preteso di meritare un premio Nobel.
  22. 20 punti per ogni confronto positivo tra voi stessi Newton, o per aver affermato che la meccanica classica è fondamentalmente sbagliata (senza nessuna prova decente).
  23. 20 punti per ogni utilizzo di opere di fantascienza o di altri miti come se fossero fatti.
  24. 20 punti per esservi difesi menzionando il ridicolo (reale o immaginario) di cui le vostre teorie sarebbero state ingiustamente coperte nel passato.
  25. 20 punti per aver battezzato qualcosa con il vostro nome (per esempio, aver parlato dell’”Equazione di Campo di Evans”, quando il vostro cognome è – guarda caso – Evans).
  26. 20 punti per aver descritto ampiamente la vostra teoria come grandiosa, senza mai veramente averla spiegata.
  27. 20 punti per ogni uso dell’epiteto “reazionario prevenuto”.
  28. 20 punti per ogni uso dell’epiteto “difensore autonominato dell’ortodossia”.
  29. 30 punti per aver suggerito che un fisico famoso segretamente non hai mai creduto a una teoria che pubblicamente supportava (per esempio, che Feynman fosse un oppositore segreto della relatività speciale, come avete potuto dedurre leggendo tra le righe dei sui testi di fisica elementare).
  30. 30 punti per aver suggerito che Einstein, nei suoi ultimi anni, stesse avvicinandosi alle idee da voi sostenute oggi.
  31. 30 punti per aver sostenuto che le vostre teorie sono state sviluppate da una civilità extraterrestre (senza nessuna prova decente).
  32. 30 punti per ogni allusione a un ritardo nel vostro lavoro dovuto a un periodo passato in un ospedale psichiatrico, o a ogni riferimento a uno psichiatra che avrebbe tentato di convicervi ad abbandonare la vostra teoria.
  33. 40 punti per aver comparato chiunque abbia argomentato contro la vostra teoria a una qualche sorta di nazista.
  34. 40 punti per aver dichiarato che l’”establishment scientifico” è impegnato in un “cospirazione” per evitare che il vostro lavoro possa ottenere la fama che merita, o qualcosa di simile.
  35. 40 punti per ogni confronto positivo tra voi stessi e Galileo, suggerendo che una versione moderna dell’Inquisizione starebbe occupandosi del vostro caso, e così via.
  36. 40 punti per aver affermato che quando la vostra teoria sarà finalmente apprezzata, l’attuale scienza sarà vista per quella vergogna che in realtà è. (30 punti aggiuntivi per aver fantasticato di processi pubblici in cui gli scienziati che si sono presi gioco delle vostre teorie saranno obbligati a rimangiarsi tutto).
  37. 50 punti per aver sostenuto di avere una teoria rivoluzionaria che non fa nessuna concreta predizione verificabile.

Non potete mai essere dilettanti 28 maggio 2009

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Mezzi e messaggi 8 commenti

Premessa: l’altro ieri ho commesso un errore. Stavo scrivendo la seconda puntata delle chiacchierate con Oliver sulla meccanica quantistica; o meglio, stavo semplicemente buttando giù l’incipit che mi ronzava nella testa dal mattino (non è mai bene passare la giornata con qualcosa che ronza per la testa: meglio prenderlo e infilarlo nel primo secchiello a disposizione, per poi recuperarlo quando si avrà tempo di lavorarci). Ho pigiato il tasto “Salva bozza” per poi dedicarmi a tutt’altre faccende, o perlomeno questo è quello che il mio cervello affaticato ha registrato; in realtà devo aver pigiato il tasto “Pubblica” senza alcuna consapevolezza, e quelle quattro righe monche sono andate online, subito mordicchiate dalla mia stimata dozzina di lettori.

Mi sono accorto del pasticcio solo il giorno dopo: ho cancellato il messaggio, spostato temporaneamente la dozzina di commenti accumulati, scritto due righe di scuse, fatto il brillante, ripreso a fare altro. Incidente chiuso.

Il giorno stesso mi sono imbattuto però in questo testo di John August tramite l’ottimo blog di Loredana Lipperini, testo che – neanche a farlo apposta – sembrava fatto apposta per l’occasione. A mo’ di riparazione per lo scivolone poco professionale ve ne regalo un pezzettino: la dice lunga su come mi piace pensare la mia presenza sulla queste pagine. Che sono certamente amatoriali, ma non vogliono essere dilettanti. Buona lettura (e non leggete solo l’estratto qui sotto, leggetelo tutto: vale la pena).

(…)

Questo È il mondo reale. Dovete essere professionali ora. Perché tutto quello che state scrivendo, che sia un compito di inglese o il vostro profilo su Facebook, porta il vostro nome. Vi rappresenta. E nell’era di Google, tutto quello che avete scritto, anche quel commento acido lasciato nel forum, è collegato a voi. Per cui dovete chiedervi: tra un anno, tra cinque anni, come mi sentirò quando qualcuno mi chiederà di quella cosa che ho scritto?

In tutta onestà, sinceramente, non voglio sembrare il Signor Oppressione e Disperazione. Se volete scrivere 1500 parole sul vostro gatto sul vostro blog, fatelo senza problemi. Vi sto solo chiedendo, implorando, di correggere quello che scrivete: Mr. Fusa se lo merita. Rimboccate le vostre maniche virtuali e prendete sul serio anche le cose leggere.

(…)

Al momento mi occupo di un sito internet, praticamente un blog sulla sceneggiatura. Il sottotitolo del progetto è “una tonnellata di informazioni utili sullo sceneggiare”, e spero sia veritiero. Ho creato il sito perché quando ero un aspirante sceneggiatore – notate che ho usate “aspirante”, non “dilettante” – era molto difficile trovare buone informazioni sulle sceneggiature e su come scriverle. Ho cominciato a scrivere una rubrica settimanale di domande e risposte sull’Internet Movie Database, e ho infine usato queste rubriche come base del sito.

Aggiorno il sito più o meno due volte a settimana, e lo prendo piuttosto sul serio. Non è il mio lavoro; non vengo pagato per farlo; non ho neanche la colonna di Google Ad nel sito. Ma sono molto professionale nel sito, in tutti e cinque i sensi che considero facciano un professionista. Voglio che abbia un bell’aspetto. Controllo che quello che scrivo sia corretto. Controllo che i link che pubblico funzionino. Cerco di essere sicuro di dare consigli utili settimana dopo settimana. E per quanto riguarda il rispetto degli standard dei miei pari, non controllo siti di altri sceneggiatori, ma i siti più utili che si dedicano ad altri argomenti. Cerco di attenermi a quegli standard.

E lo faccio perché ci metto il mio nome. Credo che sia importante pensare al proprio nome come al proprio marchio. Così come la Walt Disney Corporation non vuole che Topolino venga rappresentato con un’accetta insanguinata nella sua mano bianca e pacioccosa, io non voglio che il mio nome venga associato a della cattiva scrittura poco professionale.

P.S. La seconda  chiacchierata con Oliver sulla meccanica quantistica arriva, promesso. Quando sarà pronta. è finalmente pronta.

Io l’R5 non lo faccio 12 maggio 2009

Inviato da Marco in : Fisica, Militanza, Politiche della ricerca 27 commenti

Cominciamo da lontano. Il sottoscritto, per quanto strano possa sembrare ad alcuni di voi, è ancora un precario della ricerca. Precario nel senso che non ha ancora una posizione permanente presso nessuna istituzione italiana o estera, e per adesso si avvale di un contratto come a tempo determinato reasarch physicist del CERN. Cosa che è assolutamente normale, al CERN e in quasi tutto il mondo civilizzato, dove il famigerato precariato viene al limite battezzato mobilità. Intendendo con questo termine l’assoluta normalità di non avere una posizione permanente per un periodo più o meno lungo della propria carriera scientifica; periodo durante il quale ci si muove attraverso contratti  e istituzioni differenti accumulando esperienze, spendibili a un certo punto magari anche per una posizione permanente adattata al proprio livello. Nessuno al di fuori dell’Italia si azzarderebbe a chiamare  precarie queste posizioni temporanee, perché precarie appunto non sono: sono comunque sufficientemente ben pagate – almeno al di fuori dell’Italia – e la diversificazione nel corso della carriera viene considerata dappertutto – di nuovo, Italia esclusa – in modo positivo, e spesso addirittura necessario.

Qualche tempo fa il sottoscritto ha ricevuto un messaggio dal direttore della sezione INFN di Milano, che è anche un buon amico, che lo informava di una nuova iniziativa dell’INFN per il reclutamento di ricercatori e tecnologi: forse che al sottoscritto poteva interessare, magari colto da un desiderio di rientrare a lavorare in Italia? Per curiosità mi sono informato un po’. Anche qui sono necessarie un po’ di informazioni di contorno: riassumendo al massimo, l’INFN non seleziona ricercatori dall’ultimo concorso nazionale del 2005, dunque è piena di precari più o meno meritevoli che in questi anni sono sopravvissuti in seno all’Ente con una pletora di contrattini diversi, e che attendono da tempo una qualche genere di occasione più succosa (o una stabilizzazione, ma questa è una storia a parte che meriterebbe ben altro spazio).

Che cosa si inventa l’INFN dopo 4 anni di deserto? Uno splendido concorso nazionale dal nome roboante di “R5“. Di cosa si tratta? Ecco il titolo del bando:

“Procedura selettiva per soli esami finalizzata alla formulazione di idoneità che costituiscono titolo per eventuale costituzione di rapporti di lavoro subordinato con contratto a tempo determinato di personale ricercatore di III livello”.

Oh, geniale! Un concorso nazionale (dunque una marea di candidati), per soli esami (dunque qualunque cosa che io abbia fatto in questi anni non conta nulla: né le mie pubblicazioni, il mio curriculum, le lettere di raccomandazione che potrei presentare, le mie idee per possibili progetti e linee di ricerca se dovessi venire selezionato; dovrei solo rimettermi a studiare come se preparassi di nuovo il concorso di dottorato che ho passato 9 anni fa), per ottenere un’idoneità (ovvero una sorta di bollino che attesta sono abile, ma certamente non arruolato) che mi permetterebbe eventualmente di partecipare in un secondo momento a un’ulteriore selezione (sono il solo a cominciare a sentire un prurito alla nuca?) per una potenziale – ma non garantita - posizione di ricercatore a tempo determinato. Devo aggiungere altro?

Una selezione di questo genere è una presa in giro, e ovviamente in molti si stanno rivoltando contro (sei un ricercatore? Aderisci alla petizione!). Senza tirarla molto per le lunghe, mi viene da chiedere:

Tutto questo suona come la dichiarazione di una guerra tra poveri, i cui vincitori saranno probabilmente i meno qualificati. E la dice lunga sull’incapacità dell’INFN di programmare la sua vita a medio e lungo termine: ogni serio ente nazionale di ricerca dovrebbe sapere quante persona vanno in pensione ogni anno, avere un’idea della pianta organica che vorrebbe (o può) mantenere nel medio periodo, e dunque sapere chiaramente quanti posti a tempo indeterminato dovrebbe bandire ogni anno per soddisfare le sue necessità. Magari pure selezionando il personale più adatto alle sue necessità, e favorendo esplicitamente l’eccellenza per mantenersi a quel livello internazionale che l’INFN ama tanto sbandierare. Funziona così dappertutto, tranne che apparentemente in Italia.

A meno che dietro all’R5 ci sia un progetto nascosto di cui non si vuole parlare. Per esempio, si potrebbe decidere di dare con l’R5 pochissime abilitazioni, in modo da scoraggiare esplicitamente il gran numero di precari che bivaccano da troppo tempo tra le file dell’Ente con i contratti dalle finalità più astruse, precari che l’INFN potrebbe aver interesse a mettere alla porta (con un suggerimento mascherato da bocciatura all’esame). O magari si vuole fare una scrematura esplicita dei precari di più lunga data, per svecchiare le fila. Non che nessuna mi sembri una mossa geniale, ma chi può sapere cosa passa per la testa dei dirigenti?

In ogni caso, io l’R5 non lo faccio. Non ho tempo né voglia di preparare una selezione basata su criteri che mi sembrano risibili, per non ottenere nulla di concreto, e sprecando un tempo che mi serve per portare avanti i progetti che ho in corso, per pubblicare, per prepararmi alla presa dati di LHC. Per fare insomma quello per cui ogni fisico delle particelle viene pagato, e per cui dovrebbe venire valutato. Voi fatevi i vostri conti, la scadenza del bando è il 16 maggio.