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I borborigmi si trasferiscono 29 giugno 2009

Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi 6 commenti

Comunicazione di servizio: Borborigmi di un fisico renitente si trasferisce. Da ieri pomeriggio questo blog ha un suo bel dominio personale.

Perché? Ci sono due o tre ragioni tecniche che vi risparmio, e almeno una legata al contenuto. Come molti altri blog, anche Borborigmi di un fisico renitente nasce quasi per scherzo, senza un obiettivo preciso se non il desiderio rimanere in contatto con la casa madre lontana, e dunque con un pubblico principalmente familiare. Nel tempo le cose sono un po’ cambiate, i contenuti e gli obiettivi si sono definiti meglio, e lentamente queste pagine hanno trovato una loro voce. L’esperienza di questo processo è stata decisamente illuminante per il sottoscritto: spesso ci compiaciamo con l’idea astratta di una rete strumento di azione potentissimo, ma non ci rendiamo veramente conto della portata del mezzo fino a quando non tocchiamo il fenomeno con mano. A me è successo con questo blog. Oggi mi piacerebbe andare a vedere fin dove questa voce può arrivare, e che cosa ci si può realmente fare.

Come? Dovrebbe essere facile e indolore. Per coloro che leggono queste paginette con tramite il feed RSS dovrebbe essere necessario sottocrivere al nuovo feed. Per chi viene direttamente sul sito un cambio di indirizzo basterà. Alla fine della settimana questa pagina rimanderà direttamente a quella nuova, e il vecchio feed punterà a quello nuovo. Per il resto, tutto resta uguale. A presto.

Non potete mai essere dilettanti 28 maggio 2009

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Mezzi e messaggi 8 commenti

Premessa: l’altro ieri ho commesso un errore. Stavo scrivendo la seconda puntata delle chiacchierate con Oliver sulla meccanica quantistica; o meglio, stavo semplicemente buttando giù l’incipit che mi ronzava nella testa dal mattino (non è mai bene passare la giornata con qualcosa che ronza per la testa: meglio prenderlo e infilarlo nel primo secchiello a disposizione, per poi recuperarlo quando si avrà tempo di lavorarci). Ho pigiato il tasto “Salva bozza” per poi dedicarmi a tutt’altre faccende, o perlomeno questo è quello che il mio cervello affaticato ha registrato; in realtà devo aver pigiato il tasto “Pubblica” senza alcuna consapevolezza, e quelle quattro righe monche sono andate online, subito mordicchiate dalla mia stimata dozzina di lettori.

Mi sono accorto del pasticcio solo il giorno dopo: ho cancellato il messaggio, spostato temporaneamente la dozzina di commenti accumulati, scritto due righe di scuse, fatto il brillante, ripreso a fare altro. Incidente chiuso.

Il giorno stesso mi sono imbattuto però in questo testo di John August tramite l’ottimo blog di Loredana Lipperini, testo che – neanche a farlo apposta – sembrava fatto apposta per l’occasione. A mo’ di riparazione per lo scivolone poco professionale ve ne regalo un pezzettino: la dice lunga su come mi piace pensare la mia presenza sulla queste pagine. Che sono certamente amatoriali, ma non vogliono essere dilettanti. Buona lettura (e non leggete solo l’estratto qui sotto, leggetelo tutto: vale la pena).

(…)

Questo È il mondo reale. Dovete essere professionali ora. Perché tutto quello che state scrivendo, che sia un compito di inglese o il vostro profilo su Facebook, porta il vostro nome. Vi rappresenta. E nell’era di Google, tutto quello che avete scritto, anche quel commento acido lasciato nel forum, è collegato a voi. Per cui dovete chiedervi: tra un anno, tra cinque anni, come mi sentirò quando qualcuno mi chiederà di quella cosa che ho scritto?

In tutta onestà, sinceramente, non voglio sembrare il Signor Oppressione e Disperazione. Se volete scrivere 1500 parole sul vostro gatto sul vostro blog, fatelo senza problemi. Vi sto solo chiedendo, implorando, di correggere quello che scrivete: Mr. Fusa se lo merita. Rimboccate le vostre maniche virtuali e prendete sul serio anche le cose leggere.

(…)

Al momento mi occupo di un sito internet, praticamente un blog sulla sceneggiatura. Il sottotitolo del progetto è “una tonnellata di informazioni utili sullo sceneggiare”, e spero sia veritiero. Ho creato il sito perché quando ero un aspirante sceneggiatore – notate che ho usate “aspirante”, non “dilettante” – era molto difficile trovare buone informazioni sulle sceneggiature e su come scriverle. Ho cominciato a scrivere una rubrica settimanale di domande e risposte sull’Internet Movie Database, e ho infine usato queste rubriche come base del sito.

Aggiorno il sito più o meno due volte a settimana, e lo prendo piuttosto sul serio. Non è il mio lavoro; non vengo pagato per farlo; non ho neanche la colonna di Google Ad nel sito. Ma sono molto professionale nel sito, in tutti e cinque i sensi che considero facciano un professionista. Voglio che abbia un bell’aspetto. Controllo che quello che scrivo sia corretto. Controllo che i link che pubblico funzionino. Cerco di essere sicuro di dare consigli utili settimana dopo settimana. E per quanto riguarda il rispetto degli standard dei miei pari, non controllo siti di altri sceneggiatori, ma i siti più utili che si dedicano ad altri argomenti. Cerco di attenermi a quegli standard.

E lo faccio perché ci metto il mio nome. Credo che sia importante pensare al proprio nome come al proprio marchio. Così come la Walt Disney Corporation non vuole che Topolino venga rappresentato con un’accetta insanguinata nella sua mano bianca e pacioccosa, io non voglio che il mio nome venga associato a della cattiva scrittura poco professionale.

P.S. La seconda  chiacchierata con Oliver sulla meccanica quantistica arriva, promesso. Quando sarà pronta. è finalmente pronta.