La solitudine del guidatore, e l'importanza di annoiarsi

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Almeno un giorno alla settimana, più spesso due, vado a lavorare ad Annecy. Siccome molti dei miei colleghi del gruppo ATLAS di LAPP abitano come me dalle parti del CERN, il laboratorio mette gentilmente a disposizione una macchina per fare i 35 minuti del tragitto a spese del CNRS. È un'ottima cosa, anche se devo ammettere che spesso, per ragioni di organizzazione personale ma anche lavorativa (a volte sono al mattino al CERN, al pomeriggio a LAPP, e viceversa), prendo piuttosto la mia automobile personale. Guidare non mi piace particolarmente, ma guidare da solo, avanti e indietro da Annecy, ha un certo fascino. La durata del pendolarismo non è molto lunga (impiega più tempo Irene a divincolarsi nel traffico di Ginevra, per dire!), eppure abbastanza per godersi la solitudine.

Normalmente, mentre guido la mattina presto, ascolto una puntata di qualcuno dei podcast che seguo da tempo. Sono diventato un adepto dei podcast più o meno nel 2005, quando Irene era in Mozambico, iTunes non esisteva ancora (per non parlare degli iPhone, o dei lettori mp3 a buon mercato), e usavo persino qualche script unix per recuperare le chiacchierate, per poi registrarle su un cd audio riscrivibile. Molti dei podcast che ascoltavo allora non esistono nemmeno più, altri mi hanno stancato, o semplicemente i miei interessi sono cambiati.

Oggi, tra telefonini intelligenti che si collegano all'autoradio e sincronizzazione automatica sulle nuvole, l'ascolto è diventato tecnicamente più semplice. Anche l'offerta di radio-in-differita-via-internet si è decisamente moltiplicata, facendosi da un lato più professionale, dall'altro spesso più banale e simile all'offerta della radio tradizionale. Se scruto la lista dei podcast che ho in tasca oggi, ci ritrovo questi qui sotto:

  • The Cory Doctorow's podcast. Cory è uno scrittore di fantascienza, uno dei fondatori di Boing Boing, e un attivista digitale. Caldamente raccomandato se vi piace la fantascienza distopica nel futuro prossimo, e una visione radicale dei diritti nella società digitale.
  • Fahreneit. Libri e idee, dalla trasmissione RAI di Radio 3. Mi manca un po' Marino Sinibaldi, ma Loredana Lipperini è stata una piacevolissima scoperta in vesta di conduttrice. I tecnici RAI devono essere pagati veramente pochissimo, perché a contenuti di qualità corrispondono un'audio spesso diseguale e anche pessimo, e un feed RSS degno degli anni 90. Delle trasmissioni RAI ho ascoltato per anni anche Uomini e Profeti, ma ultimamente mi sono preso una pausa.
  • Freakonomics Radio. Dagli autori del libro, che andrebbe letto: il lato (economico) nascosto delle cose.
  • The Geek Guide's to the Galaxy. I due conduttori intervistano ogni 15 giorni un autore di fantascienza o fantasy, e poi dedicano la seconda parte della puntata a discutere di argomenti legati al mondo del fantastico in ogni sua forma. Il titolo dice tutto.
  • The Incomparable. Sullo stile del precedente, ma migliore, e più scanzonato. Un gruppo di amici (tutti più o meno legati al mondo della tecnologia) discutono di argomenti di cultura pop e geek (libri, fumetti, film, giochi), senza pietà per nessuno, e con una sana dose di sarcasmo. Ho scoperto un sacco di cose interessanti grazie a questa banda.
  • Planet Money. Una delle tante ottime trasmissioni della radio pubblica americana, dedicata all'economia in senso ampio e lato. Sullo stesso stile, varrebbe la pena di sentire anche This American Life, ma le puntate si sono rivelate troppo lunghe e frequenti per i miei tempi di percorrenza.
  • Stranger then Fiction. Uno degli ultimi entrati, prodotto da Slate. Brevi interviste a autori di fantascienza, sul futuro reale e quello immaginato.
  • Writing Excuses. Quattro scrittori (in ogni possibile declinazione del termine) di letteratura fantastica discutono di scrittura di genere. Solo 15 minuti, "perché noi siamo di corsa, e loro non sono granché intelligenti", recita lo slogan più geniale che abbia sentito. Sullo stesso genere ho seguito un'altra pletora di podcast sulla letteratura fantasy e sci-fi (I Should Be Writing, EscapePod, PodCastle, The Drabblecast, ...), ma alla fine il tempo è tiranno, e bisogna scegliere.

La cosa interessante è che di solito ascolto mentre vado ad Annecy, la mattina, mentre quando rientro, a fine giornata, preferisco restare in silenzio. È come se il mio cervello mi chiedesse di essere lasciato libero, dopo una giornata passata a muoversi forsennatamente sui binari del lavoro (che, visto il mestiere che faccio, è parecchio stancante per entrambi gli emisferi), e di vagare nella direzione che vuole. La cosa incredibile è che, di solito, è proprio in questi momenti di vuoto e noia in macchina che mi vengono le idee migliori.

Più ci penso, e più mi convinco che, in un mondo sempre più ricco di stimoli e di contenuti da fruire, dedicare del tempo ad annoiarsi sia importantissimo. Non è solo un'idea bislacca che mi è venuta in automobile, stanco alla fine della giornata. La realtà è che la creatività si sviluppa se permettiamo agli stimoli di finire sepolti nel profondo della memoria a lungo termine, mentre la zona superficiale del cervello resta vuota per il tempo che serve a digerirli, elaborarli, metterli insieme in un'idea nuova. Qualche tempo fa sono incappato in questo video, che spiega bene questa idea, e i meccanismi che le stanno dietro. Il video si concentra principalmente sugli effetti deleteri di internet, ma il concetto può essere esteso a ogni cosa che tenda a riempire in modo compulsivo il nostro tempo. Io, intanto, per evitare l'indigestione, al ritorno guido in silenzio.

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6 Commenti

  1. Pubblicato il 31 agosto 2013 alle 12:28 | Permalink

    Un piacere leggerti, come sempre...

  2. giac
    Pubblicato il 31 agosto 2013 alle 17:23 | Permalink

    circondati da troppi aggeggi tecnologici veicolatori di info piu' o meno utili/interessanti, piu' o meno futili, siamo sottoposti ad un bombardamento di stimoli che catturano la nostra attenzione uno via l'altro, il nostro cervello non ha tempo di metabolizzarli a dovere, scandagliarli, analizzarli, lavorarci e farci avere magari qualche bella intuizione, qualche bell atto di creativita' e/o di ingegno, qualche insight...la verita' e' che quindi tutta questa facilita' di fruizione degli stimoli mediatici non serve perche' e' troppo. Quindi siamo da qualche anno in tempi in cui la facolta' di discernere e fare una accurata selezione e' divenuta indispensabile, mai come oggidi' vale la regola del poco ma buono.

  3. Fabiano
    Pubblicato il 1 settembre 2013 alle 10:59 | Permalink

    Io ho sempre ascoltato tantissima musica e quando, nel 2001, seppi che sullo scaffale del negozio X si trovava una delle prime autoradio in grado di leggere gli mp3 su CD, mi precipitai ad acquistarla. Potei ridurre a un decimo il numero dei CD che mi portavo dietro, niente male!
    Quell'oggetto si trova sempre nel mio cruscotto, negli ultimi anni è caduto in disuso, ma non è stato rimpiazzato, più semplicemente quando guido da solo preferisco restare in silenzio. E non faccio distinzione tra andata e ritorno. 🙂 La mia mente produce un tale flusso di pensieri che non c'è pericolo di annoiarsi.

    Per il resto, leggere i blog nel tempo libero tramite feed RSS e saltare sui link più interessanti tra quelli suggeriti mi sembra più che sufficiente, non sento alcun bisogno di usare assiduamente Twitter, Facebook o affini. Mi perdo qualcosa? 🙂

  4. Luca Truffarelli
    Pubblicato il 1 settembre 2013 alle 22:10 | Permalink

    Relativamente al perchè proviamo la noia, ho da poco visto il video seguente che ne parla.
    Leggendo il post ho pensato che avrebbe potuto interessarti:
    Why do we get bored

  5. Gaetano
    Pubblicato il 2 settembre 2013 alle 17:12 | Permalink

    Quoto l'elogio dell'annoiarsi.
    Il mio modo preferito: stravaccato davanti al tv che trasmette qualcosa di poco interesse (per me!) 🙂

  6. Pubblicato il 10 settembre 2013 alle 10:12 | Permalink

    Ho la fortuna di lavorare a 5 minuti di macchina da casa, ma spesso mi manca quel quarto d'ora di "stacco" tra la fine del lavoro e l'ingresso in casa.
    Cerco di ritagliarmi qualche momento di "meditazione" tra la cena e la nanna, ma mi rendo conto che c'è sempre qualcosa da fare o i figli che richiedono attenzione.
    Quei 15 minuti da solo in auto mi mancano davvero.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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