Politiche per ricerca e università: arrivano i conti

Sono iscritto alla mailing list dell'Osservatorio Ricerca. Il messaggio di ieri contiene un simpatico resoconto delle politiche per la ricerca dell'attuale governo italiano. Eccolo in versione quasi integrale; grassetti e faccine sono miei, giusto per dire che cosa mi sembra più grave, nella desolazione generale...

Le politiche Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini su Università e Ricerca presentano il conto al paese e determinano una prospettiva di futuro per l'Italia fuori dagli accordi di Lisbona, ossia fuori dalla strategia europea che ha individuato nella conoscenza il fulcro centrale del nuovo sviluppo sociale. 🙁

Riportiamo di seguito la lista dei drammatici interventi del Governo (era difficile prevedere in così pochi mesi la messa in atto di un progetto così disastroso, privo di qualunque indirizzo proveniente da una seria valutazione del sistema Università e Ricerca e senza nessuna trasparenza e confronto):

1) Il finanziamento dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa per le famiglie con redditi alti (per quelle con bassi redditi era già stata abolita dalla finanziaria 2008 del Governo Prodi), si basa tra gli altri sul decreto legge n. 93/2008 che ridurrà ogni anno (fino al 2013) di 467 milioni di euro il fondo statale di finanziamento ordinario delle università (taglio del 6% totale del fondo che però grava essenzialmente sulla parte comprimibile (13%): manutenzioni, utenze, etc);

2) la legge n. 133/08 comporta una riduzione del turn-over al 20% per le università (su 5 che vanno in pensione 1 solo verrà assunto) nel periodo 2009-2013 con la seguente riduzione di finanziamento (-64 milioni-euro nel 2009, -190 milioni-euro nel 2010, -316 milioni-euro nel 2011, -417 milioni-euro nel 2012, -455 milioni-euro nel 2013). Per gli EPR si avrà una riduzione del 20% nel 2009 mentre dal 2010 al 2013 ogni unità di personale che esce potrà essere sostituita da una sola unità personale in entrata e non in base al valore economico "liberato" (un dirigente di ricerca libera un valore economico che corrisponde a più unità di personale al primo impiego).

Sommando i soli tagli all'università provenienti da ICI e turn-over si ha che nel quinquennio 2009-2013 ci sarà una riduzione di quasi 4 miliardi di euro ... [snip]

3) Nella legge n. 133/08 viene inserita una norma che concede la possibilità alle università italiane di trasformarsi in fondazioni private. Sono del tutto evidenti i rischi per l'autonomia degli atenei e dei docenti oltre che per quei settori e ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano economico.

Di fatto il combinato disposto ­ taglio indiscriminato delle risorse e possibilità di trasformazione in fondazione privata ­ rischia di modificare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione estremamente debole e con accessi differenziati in base al censo. Inoltre, senza alcun riferimento alla valutazione si selezioneranno le sedi universitarie non sulla base del loro valore didattico e scientifico ma in ragione della diversità del contesto socio economico in cui operano.

[snip]

4) la legge 133/2008 prevede, anche per gli enti di ricerca come per le altre amministrazioni dello Stato, una riduzione della pianta organica pari almeno al 10%: questo implica per quegli enti che hanno la pianta organica al completo un gravissimo problema di blocco, aggiuntivo a quello del turn-over.

[snip]

Il quadro che emerge è chiarissimo:

- Tagli economici insopportabili per un settore già in grave sofferenza e del tutto sottovalutato rispetto a quanto sta succedendo nel resto del mondo negli ultimi 15 anni. Tagli oltretutto del tutto indiscriminati, alla faccia di tutte le discussioni su merito e promozione delle eccellenze.

- Abbandono delle risorse più pregiate di cui un paese oggi può godere: i giovani di talento nella ricerca scientifica. Non è un caso che in tutto il mondo i nostri giovani trovino rapidamente collocazione e si inseriscano a livelli qualificati.

[snip]

🙁

Come suggerisce Tommaso, lo scienziato è una specie in via di estinzione in Italia. Adieu.

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44 Commenti

  1. Stefano
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 12:46 | Permalink

    Sono perfettamente d'accordo che la conoscenza debba essere posta come fulcro fondamentale dello sviluppo sociale (sicuramente), ma anche economico e naturalmente tecnologico di una nazione.

    Tuttavia credo sicuramente necessaria una riduzione nell'organico scolastico soprattutto per quanto riguarda elementari e medie e, perchè no, superiori.

    Ora, in effetti la riduzione nelle assunzioni in campo universitario (da come posso leggere nel "quote", e mi fido ci mancherebbe! 🙂 ) non è una buona cosa e probabilmente si dovrebbe incentivare la ricerca e non togliere fondi alle università, questo non lo metto in dubbio.

    Tuttavia la domanda è secondo me semplice, come fare ad eliminare gli enormi sprechi che nel corso degli anni (e dei governi, sia di destra che di sinistra) si sono fatti largo negli aspetti più importanti della nostra società (istruzione, ricerca, sanità, pubbliche amministrazioni)?

    Un taglio netto non è una buona risposta... oppure si?

    Ancora non ho le idea ben chiare su queste dinamiche, ma una cosa è certa la cosa non è semplice.

    Ciao a tutti.

  2. Max
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 12:48 | Permalink

    Non ci sono parole, ma ci sarebbero molte parolacce....
    Ho perso la speranza ormai 10 anni fa che l' Italia torni al rango di paese civile. Secondo me tra una quindicina d' anni non rimarra' che la fuga, e non solo di cervelli.

    Ciao

    Max

  3. My-May
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 13:04 | Permalink

    Concordo con Stefano, la cosa non è semplice. In alcuni momenti mi è sembrato che la "monarchia illuminata" (pensata nell'era romantica, o in quello illuministico di Napoleone) fosse l'idea giusta... una sorta di economia egualitaria (tipo comunista) ma assoluta (con un solo uomo a decidere, illuminato, e pochi consiglieri), che pur sostenendo le uguaglianze e le libertà individuali, propendono verso la distribuzione delle risorse terrestri fra gli uomini, e gestendo i ricavi verso le migliori soluzioni per la salvaguardia della vita futura dell'uomo (quindi ricerca, studio ecc.)
    Il fatto è che non esiste un sovrano illuminato, è solo una idealizzazione, e poi noi diamo il meglio solo quando c'è competizione.
    In pratica se c'è uno spreco di denaro per le pubblicità (faccio per dire) è una conseguenza di questo modo di vivere. Ce lo siamo scelti quando abbiamo capito che l'ideale cozzava contro la libertà (o libertaggio) del singolo uomo.

  4. Cosimo
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 13:28 | Permalink

    Grazie Marco per questo spazio che dai al problema, te lo volevo chiedere io se ne parlavi visto che qui in italia la situazione si sta facendo pesante. alla mia università , quella di Firenze, c'è stata in questi giorni un'assemblea nella quale è stato ammesso che nel giro di un paio d'anni l'uiniversità sarà costretta a chiudere, a meno che (una volta diventata fondazione privata) non vengano fatti pagare 20.000 euro a testa l'anno. mica male! il tutto per poi ritrovarsi senza lavoro! la situazione è disperata e tutti i ricercatori del dipartimento dell' INFN hanno tolto la disponibilità a sostenere i corsi che tenevano e questo comporterà probabilmente l'annulamento di molti corsi della lauera specialistica in fisica. in poche parole l'università di Firenze sta morendo. da altre parti sembra che le cose siano leggermente meglio ma alla fine mi sa che si salvano in poche.
    io sono allibito e incazzato con questi signori che se ne stanno in parlamento a distruggere il paese ed ad ingrassare come maiali. quest'anno è stato speso di più tramite la RAI per comprare i diritti degli highlights della serie A che per la ricerca. a me sembrano barzellette ma purtroppo è la realtà. quindi prego Marco e chinque altro nell'ambiente di informare il più possibile su tale scempio e provare a cambiare le cose sennò l'italia è spacciata. questi idioti che ci governano non sanno un accidente di come gira il mondo e ci prorteranno alla rovina pensando solo ai loro sordidi interessi. pensateci la prossima volta che andate a votare!

  5. claudio b.
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 13:48 | Permalink

    Concordo sia con Stefano che con My-May.
    Qui non mi interessa buttare il discorso sul politico, sebbene la relazione citata evidentemente lo faccia, e pesantemente. D'altra parte, per quanto ho potuto constatare io, i Corpi Docenti sono uno dei serbatoi "rossi-e-derivati" più cospicui, quindi di certe cose non mi stupisco più di tanto.
    Dove invece ho i dubbi più forti, è nella perdurante tendenza degli Istituti che ne hanno la possibilità (Università in primis, meno gli Ist.Sup.) a pensare l'intera questione della loro esistenza solo in termini di finanziamenti che vengono dallo Stato.
    Limitandomi alle Università, sono convinto che negli States, giusto per estremizzare un po', quello che da noi è prontamente ripreso come "un disastro" sarebbe visto come "opportunità" per chiarire la Mission che ogni Ateneo vuole darsi, imparando a gestire il tutto anche in termini di qualità di servizio ed attrattività nei confronti di partners investitori. La cosa più grave dell'Univ. italiana, secondo me, è l'assoluta incomunicabilità col "mondo esterno". Il Dipartimento di Meccanica di Padova, che conosco "molto" bene, interagisce ormai (ma ha mai interagito?) pochissimo con l'industria circostante, col che progressivamente il valore aggiunto che può fornire si è prosciugato. Mancano anche quadri normativi che le permettano di fare qualcosa in più che non illustrare ad un manipolo di studenti dei programmi sempre più tagliuzzati (viva la riforma del 3+2!!! Alè!!!) e fornire un ufficio confortevole a dei prof che, contemporaneamente iscritti ai vari Albi professionali di turno, fanno anche e soprattutto ben altro, ma per conto loro e senza che questo si traduca in "know-how" per l'Ateneo dove - teoricamente - lavorano...
    Un esempio: la mia Ditta ha avuto tempo addietro bisogno di un "arbitrato tecnico indipendente" per via di una controversia con un Cliente riguardo ai calcoli FEM che giustificavano (secondo noi) che una non-conformità di materiale su un pezzo poteva tranquillamente essere accettata senza conseguenze. Il primo pensiero si è rivolto all'Università (di PD, nella fattispecie). Risposta: "sì, la cosa sarebbe per noi estremamente interessante, non ci mancherebbero i mezzi (tecnici), ma per direttive interne ci è vietato fare consulenze di questo tipo: se volete, possiamo verificare i vostri calcoli, ma non possiamo intervenire in caso di arbitrato". Risposta nostra: "grazie, arrivederci". Se non è deprimente questo...
    Sono arci-convinto che l'Univ. italiana, come quella di tanti altri Paesi progrediti, può reggersi anche senza finanziamenti statali, al limite (OK, esagero un po', volutamente...): nel mio esempio di sopra, credete che il Dip. di Meccanica non avrebbe saputo cosa farsene, dei più di 15000 Euro che ci è costato dirimere quella questione con un Ente - privato! - esterno? Chi ha detto che un Ateneo dev'essere gestito alla stregua di un ente "no-profit" (anzi peggio, visto che la Bosch è proprio un'organizzazione no-profit...)?
    Negli States, se vuoi iscriverti all'equivalente di un'Univ. nostra, devi avere pronti un bel 10000 - 20000 Euro all'anno, altrimenti nisba. La qualità dell'insegnamento va di pari passo, of course. I profs vengono valutati "a obiettivi" come i dirigenti e i quadri di una qualsiasi Azienda che deve dare un servizio di una certa qualità con una produttività non nulla!!!
    In particolare, a proposito del punto 3, non vedo bene la correlazione con la tanto sbandierata "autonomia". Boh, forse è che la nostra mentalità è progressista o arretratissima a seconda di come ci pare far comodo, ma (ancora un esempio dagli States, ma anche dalla Francia...) altrove parecchi Atenei si fanno vanto di essere "sponsorizzati" da grandi gruppi industriali, e viceversa! La ditta dove lavoro si appoggia costantemente all'ETH di Zurigo, nonché al Dip. di Meccanica di Darmstadt, ma quando dico "si appoggia", intendo con tanto di finanziamenti regolarmente messi a budget. Pensate sia possibile una cosa del genere in Italia? Risposta disincantata: NO (perlomeno, noi ci abbiamo provato con PD... non solo per la faccenda di cui sopra... Tempi biblici, redditività zero, surplus innovativo molto limitato...).
    Mah...

    Scusatemi tutti dell'enorme lunghezza di questo post...

    Thanks, regards.

  6. Sara
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 13:57 | Permalink

    Quello che ha scritto Cosimo sull'Università di Firenze mi ha letteralmente scioccata. Bhé, sapevo che la situazione in Italia era grave, ma non fino a questo punto! Che tristezza....
    Concordo con Stefano e My-May sul fatto che la soluzione al problema degli sprechi non sia facile, ma un taglio netto non può essere una via d'uscita, poiché rischia di essere un taglio indiscriminato. Insomma, non paghiamo i nostri politici per questo, e cioé perché si spremano un pochino le meningi di tanto in tanto? Prima o poi dovranno decidersi a fare seriamente il loro lavoro!

    @ Marco: ma tu e Tommaso Dorigo (sempre "conosciuto" grazie al blog di Peter Woit) siete colleghi?
    Ecco, ad esempio, due cervelli fuggiti all'estero.

    Ciao 😀

  7. Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 14:35 | Permalink

    Claudio,

    sono anche disposto a seguirti sulla questione del finanziamento, ma mi sembra importante ricordare una paio di cosette:

    1) ci sono ambiti che hanno pochissime chance di ottenere finanziamenti non pubblici, e che sarebbe miope fare morire. Penso a quasi tutte le materie "umanistiche": quale fabbrichetta bergamasca sponsorizzerebbe il dipartimento di archeologia partico-sassanide? Non credo che lo sviluppo della cultura e della conoscenza possa essere esclusivamente legato al suo impiego immediato (e non sarebbero solo le umanities a soffrire, anche gli aspetti più puri delle scienze dure farebbero fatica).

    2) l'Università pubblica a basso costo è (stata) una conquista tutta europea. Negli Stati Uniti spesso ci sono famiglie numerose che devono tirare a sorte chi continuerà a studiare, perché non possono permettersi le quote di più di uno studente. Sull'università di qualità per i facoltosi non ti seguo, mi spiace.

    Dove invece secondo me vedi giusto, e sull'aspetto dell'accountability: come facciamo a valutare al qualità dell'insegnamento e della ricerca di docenti e ricercatori? Come ne differenziamo i fondi e gli incentivi senza appiattire tutto?

    P.S. La riforma del 3+2 ha appiattito verso il basso la qualità degli insegnamenti praticamente dappertutto. Non ti azzardare nemmeno un attimo a difenderla altrimenti ti mordo! 🙂

  8. claudio b.
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 14:55 | Permalink

    @Marco:
    Grazie della risposta. Stavolta cerco di essere più conciso:
    1- Mai pensato nulla di simile. Esempio: l'"Ateneo" di Padova è sì fisica, ingegneria, chimica, scienze dei materiali, elettrotecnica, eccetera. Ma è anche, e contemporaneamente, lettere antiche, filosofia, psicologia, eccetera eccetera. Non vedo perché, nel bilancio di un ipotetico "Ateneo di Padova" senza fondi pubblici, i finanziamenti non potrebbero essere "spalmati a bilancio" esattamente come un'Azienda "spalma" anche sui suoi settori "intrinsecamente passivi" gli utili di realizzo annuo. Sono d'accordo che qui il discorso è più complicato, quindi una parte di finanziamento statale è, a mio modo di vedere, COMUNQUE indispensabile. Ma vorrei che le Univ. uscissero dalla logica "puri contributi statali" che è ciò che sta affossando anche altri settori in Italia.
    2- Sono perfettamente d'accordo e l'esempio statunitense in realtà mi ripugna. Però voglio veder SPARIRE robe assurde tipo "Laurea in Storia della Moda" o "Psicologia Equina", a meno che non siano "sponsorizzate", che so, da Prada nel primo caso e da un allevamento intensivo nel secondo caso... Inoltre, rendiamoci conto che mia sorella a Ing.Biomedica quest'anno paga un totale di quasi 3500 Euro, quindi i tempi dell'Università accessibile a chiunque sono ahimè comunque tramontati.
    2bis- I fondi (statali) andrebbero elargiti laddove viene dimostrato, da opportuni parametri valutativi, che se ne fa l'uso "migliore possibile". Sono stufo di situazioni tipo "alto-Adige" tanto quanto di situazioni tipo "Sicilia". E obiettivamente non abbiamo bisogno di un Ateneo per ogni città (tanto, gli studenti si orientano comunque dove c'è la "qualità percepita" migliore, a costo di spostarsi di centinaia di km...)
    3- La mia frase era profondamentissimamente ironica. Ho in odio la "3+2", ma proprio un odio viscerale. E dire che, l'anno prima che "passasse" questa riforma imbecille (scusa il termine), a Ing.Meccanica di PD l'organo direttivo stava per chiedere la modifica allo Statuto in modo da allungare (!) il percorso di laurea a 6 (sei!) anni per aggiungere approfondimenti in vari ambiti... Ad esempio per rendere annuale e non più semestrale Energetica Applicata (eh sì, volevano parlare più in dettaglio di nucleare, fotovoltaico, ciclo combinato sotto tutte le sue forme, total lifecycle cost management, eccetera eccetera... Eccessivamente lungimiranti per essere in Italia? eh già, forse...)

    Saluti (ops, sono stato "sbrodoloso" lo stesso... 😉 )

  9. Max
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 15:26 | Permalink

    Secondo me il grosso problema, a proposito di voto, e' che ormai non si sa piu' che pesci prendere. Anzi, non ci son proprio pesci, solo cozze andate a male.... non c'e' proprio piu' scelta. Ci fosse il "sovrano illuminato" di cui parlava My-May non avrei dubbi a chi dare il mio voto, ma cosi'....
    Io sono un professionista E imprenditore, e "nonostante" cio' ho votato sx le ultime 2 elezioni, non perche' sia di sx, ma perche' la consideravo (e considero tutt'ora) l' alternativa meno peggiore.
    L' universita' italiana ERA, secondo me, tra le migliori al mondo, ma parlo di decenni fa. Come la scuola in genere, a mio parere ERA decente e comunque sopra la media mondiale. Sicuramente parecchio sopra la media statunitense, comunque.
    Ritengo sia ancora sopra la MEDIA USA, ma ormai ci avviciniamo pericolosamente a quella. Parlo di media, perche' so benissimo che negli USA ci sono universita' eccellenti, ma la media dell' istruzione e' ben piu' bassa che da noi.
    Non citerei a buon esempio il fatto che negli USA con meno di 20-30000 dollari l' anno uno l' universita' se la sogna (a meno di non essere un genio)... grazie a Dio qui non siamo ancora a quei livelli, anche se mi sa che ne abbiamo imboccato la strada.
    Per concludere, con i politici che ci troviamo, che scimmiottano gli USA per le cazzate e fanno danni per il resto, siamo destinati a diventare il vero terzo mondo.

    Max

  10. Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 17:17 | Permalink

    Ciao Sara.
    Tommaso ed io siamo colleghi in senso lato: non lo conosco di persona e lui lavora per CMS, l'altro grande esperimento tuttofare di LHC oltre a ATLAS. Abbiamo già interloquito sui rispettivi blog, questo si... e so che faccia ha, per cui lo salutero la prima volta che lo incrocio al CERN. Da che ne so, Tommaso lavora per l'INFN, dunque non è in fuga permanente, piuttosto è spesso in trasferta... 🙂

  11. Max
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 17:47 | Permalink

    @Claudio : quando ho fatto Ingegneria (Politecnico di Milano), parlo degli anni 81-86, avevamo un meraviglioso calcolatore a schede perforate a cui potevamo accedere per informatica (esame opzionale, ovviamente) e per l' analisi strutturale con l' elaboratore elettronico.
    Questo mentre in buona parte del resto del mondo civile c'erano gia' i VAX-PDP e compagnia bella. Le macchine per le schede perforate erano dei residuati bellici (credo proprio nel vero senso della parola...) con i tasti multilingue, nel senso che ogni macchina aveva la sua disposizione personale dei tasti dei perforatori, e quindi si buttavano sempre un po' di schede nelle prove. I piu' organizzati si facevano le etichette autoadesive da appiccicarsi sopra prima di iniziare a battere.
    So che mi ero praticamente prostituito con la prof di calcolo numerico per avere accesso a un VAX, col quale ero riuscito ad evitare il suicidio per stress da scheda perforata.....
    Tutto sommato pero', nonostante i mezzi antidiluviani, la mia impressione sul livello di insegnamento era decisamente buona, e di cretini secondo me ne uscivano pochi, almeno, di cretini in senso dell' apprendimento, per gli altri sensi purtroppo la scuola puo' poco.
    Vedendo il livello medio di chi esce adesso, specie dopo il 3+2, devo dire che siamo caduti veramente in picchiata. E dire che allora si parlava di "preparazione alla professione", che era la vera lacuna.... adesso sarebbe meglio di parlare del "calcolo del momento di una mensola incastrata", viste le cose che mi e' capitato di vedere.

    Ciao

    Max

  12. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 20:23 | Permalink

    Bisognerebbe proporre un referendum a favore dela ricerca...
    ci vuole però una sottoscrizione di firme...

  13. Max
    Pubblicato il 3 ottobre 2008 alle 20:38 | Permalink

    Parlando di scuola, scendiamo anche un po' sotto l' universita'... Ho un figlio che ha iniziato la prima liceo. 330 Euro di libri, ovviamente al 90% tutti diversi da quelli dell' anno precedente, quindi nessuna possibilita' di farseli passare. Hanno persino un libro di EDUCAZIONE FISICA. Uhmm... non l' ho ancora guardato, ma mi sto chiedendo a che cactus possa servire... ah, si, a far guadagnare 2 lire a chi lo produce. A meno che per fare le corse sui campi non debbano istruirsi prima, nemmeno fosse un corso di valtzer per corrispondenza.
    Dalle prime impressioni pare comunque che i prof siano validi.
    Sulle scuole medie sorvoliamo, tra insegnanti in maternita' multipla (eh, si, ce n'era una che ha fatto quasi 4 anni a ripetizione....), assenze selvagge, caffe' con le colleghe nel bel mezzo della lezione... Idem per le elementari, con una selva di ben 6 o 7 maestre (ho perso il conto, l' ultima volta che sono andato a parlarci mi sembrava di essere sotto interrogatorio).
    Sbagliero' qualcosa io, ma ricordo ai tempi delle mie elementari.... una, dico UNA maestra, che ci seguiva per 5 anni (oddio, io ho poi fatto quasi tutte le scuole all' estero, ma i brevi periodi in Italia la reincontravo sempre 🙂 ), MAI un' ora di assenza, MAI che avesse lasciato l' aula, salvo un paioi di volte in cui ha atteso il bidello che controllasse la classe.... Ripensandoci e vedendo quello che c'e' adesso mi par di essere su un altro pianeta.
    Comincio a capire perche' la massima aspirazione di molti genitori per i figli siano che facciano i calciatori o le veline....

    Max

  14. arPegaso
    Pubblicato il 4 ottobre 2008 alle 06:38 | Permalink

    Se la fonte e' attendibile:
    http://punto-informatico.it/2425182/PI/News/scuola-italiana-si-butta-sulle-lavagne-touch.aspx
    30 milioni di E. che lo Stato spendera' nei prossimi due anni in lavagne touch screen per le scuole medie. Che dire?

  15. Marcello Romagnoli
    Pubblicato il 4 ottobre 2008 alle 09:46 | Permalink

    L'Università, oltre a un ascensore sociale, è oggi più che mai un formidabile propulsore economico che un paese che vuole essere tra i più avanzati, non può permettersi di non avere. Tale propulsore deve essere efficiente, ben organizzato, con la giusta quantità di risorse. I provvedimenti degli ultimi governi vanno in direzione opposta. L'Università italiana gode inoltre di cattiva immagine presso l'opinione pubblica. Dei tagli poco si parla sui giornali perchè l'argomento non interessa o perchè ciò viene visto come una azione di dimagrimento e punizione di una casta. Ciò è anche colpa di chi lavora nell'Università, troppo chiusa dentro alla sua torre d'avorio. Volendo essere ottimisti, l'attuale situazione può essere una irripetibile occasione di rinnovamento. Spesso i salti avvengono quando la situazione è drammatica. Occorre una piano di riorganizzazione che, liberandosi dai legacci ideologici e spezzando le catene dei poteri e poterini, porti maggiore efficienza e meritocrazia nei nostri Atenei. Solo con questa carta in mano ci si può sedere ad un tavolo di trattativa, altrimenti sarà facile per il governo (qualunque colore abbia) dire che gli universitari vogliono solo difendere dei privilegi. "Do ut des", io ti do efficienza e meritocrazia, tu non mi tagli i fondi. Assieme a questo occorre sviluppare la cultura dell'immagine che, non priva dei contenuti, faccia capire ai cittadini italiani che l'Università Italiana è una istituzione di cui essere fieri. Gli argomenti e gli esempi non mancano, ma rimangono nascosti. Mi chiedo infine perchè gli industriali non battano un colpo contro tagli che provocheranno danni evidenti anche a loro quando cercheranno laureati e ne troveranno sempre meno e sempre meno preparati. Le grandi aziende potranno reclutarli dall'estero, ma sarà più difficile per le piccole e medie aziende che sono il 90% del tessuto produttivo.

  16. Max
    Pubblicato il 4 ottobre 2008 alle 14:27 | Permalink

    @arPegaso : sono senza parole. Nelle medie frequentate da mio figlio (e non siamo nell' Afghanistan, ma in prov. di Verona), non c'era praticamente NESSUNO che sapesse usare un pc nel corpo docente. Pero' l' aula informatica c'era, rigorosamente deserta.
    Ora probabilmente sara' anche corredata di un bel soprammobile nuovo che premendo un bottone si illumina.....

    @Marcello : un grosso problema e' che in Italia ormai la piccola impresa non ha lira da investire in persone preparate, e la media impresa (salvo qualche eccezione) nessuna voglia di farlo.
    Se l' impresa non punta all' innovazione (e ormai l' impresa italiana secondo me punta alla sopravvivenza estrema...) non ha alcun bisogno di laureati preparati, ma solo di laureati ECONOMICI, giusto per sopperire alle necessita' di legge.
    Son daccordissimo con te sulla necessita' di premiare la meritocrazia (e questo in qualsiasi settore), ma se poi non si incentiva l' innovazione tecnologica nelle imprese i nostri migliori cervelli continueranno a fuggire per altri lidi.
    E questo, purtroppo, pare sia sfuggito a tutti i governi che abbiamo avuto, sx e dx indifferentemente.

    Tornando al 3+2, l'unica "utilita'" che ha avuto e' stata di fornire tecnici a costo piu' basso rispetto al laureato di 5 anni alle imprese che sono obbligate ad averlo.

    Max

  17. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 4 ottobre 2008 alle 16:00 | Permalink

    Il vantaggio del 3+2 è soprattutto per le imprese che possono avere laureati a più basso costo con la possibiltà di controllare meglio le loro ambizioni di carriera impedendo loro di raggiungere incarichi più elevati...non mi azzerderei dunque a chiamarlo vantaggio...

    Probabilmente il vantaggio è stato anche per l'Università riuscendo ad evere molti più iscritti (e più soldi) illudendo sulla facilità della lauree brevi...

    Per gli studenti è tutto uno svantaggio:
    oltre all'abbassamento della qualità c'è da rilevare l'aumento della competizione dato il più alto numero di iscritti cui non corrisponde un aumento della domanda di laureati, almeno nel mio campo di studi di Ingegneria...

    Probabilmente avremo più laureati ma 'a spasso' o declassati a ruoli di semplici periti...

  18. Max
    Pubblicato il 4 ottobre 2008 alle 16:43 | Permalink

    @Lorenzo : concordo in tutto, con l' aggiunta dello svantaggio di chi si e' smazzato i 5 anni pieni e si trova la "concorrenza" di persone che dopo soli 3 anni hanno le stesse prerogative di legge.
    Non so in che settore tu sia, ma nell' edile gia' piovevano i rifugiati di tutte le altre facolta' che non trovavano lavoro (escludendo gli elettronici che di solito finiscono a fare i programmatori....), con prezzi e qualita' di lavoro ai minimi assoluti, ora abbiamo anche la flotta dei laureati triennali e, dulcis in fundo, l' eliminazione di quel minimo di dignita' professionale che "avrebbero" dovuto garantirci le tariffe minime.
    Se sei nel campo edile, te ne dico una : trave in legno lamellare su 2 cerniere con sbalzo di 13 metri, freccia (calcolata) di collaudo di 9 cm in punta, un "ingegnere" viene e mi fa : "pero', sono tanti 9 cm, non potevate mettere un po' piu' di bulloni sulla cerniera, cosi' diminuiva ??" Gli ho risposto : "eh, si, su, mi dica quanti bulloni devo metterci, cosi' magari invece di andare giu' la punta va in su..."
    La cosa che piu' mi spaventa e' che poi quel personaggio va a calcolare case e scuole......

    Max

  19. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 5 ottobre 2008 alle 10:36 | Permalink

    Ma si sanno i nomi dei responsabili della suddetta riforma?

  20. Lorenzo Fiori
    Pubblicato il 5 ottobre 2008 alle 10:42 | Permalink

    Di Ingegneria in particolare si diceva che, prima della riforma, ovverro prima di uniformarsi a questi benedetti 'standard europei', era il vanto dell'Università italiana per qualità della preparazione dei laureati ovunque richiesti...

  21. Max
    Pubblicato il 5 ottobre 2008 alle 11:58 | Permalink

    @Lorenzo : vero, gli inge italiani, specie quelli in campo edile che conosco bene, erano apprezzatissimi all' estero, anzi, eravamo considerati tra i migliori. Stiamo ancora vivendo di rendita, ma non credo durera' molto.
    Per quanto riguarda le riforme della scuola, ci han messo mano cani e porci, ognuno peggiorando la situazione per quanto poteva.
    Per il 3+2 non lo so, ma credo che una ricerchina in rete potrebbe dirlo. Secondo me il 3+2 rimane solo UNA delle catastrofiche scelte fatte dai nostri governi riguardo alla scuola.
    Purtroppo noi siamo abituati a scopiazzare dall' estero le schifezze a a tenerci quelle nostrane invece di fare il contrario.

    Max

  22. Pubblicato il 5 ottobre 2008 alle 16:37 | Permalink

    Questi "standard europei" erano buoni: il problema è che li abbiamo stravolti con le nostre leggi. Abbiamo semplicemente fatto all'italiana come si fa di questi tempi...

  23. Max
    Pubblicato il 5 ottobre 2008 alle 18:58 | Permalink

    Mah, puo' darsi. Sicuramente dare a chi ha fatto 3 anni di uni le stesse prerogative legali (direi al 90%, 100% se si escludono opere immani, nel mio settore...) di chi ne ha fatti 5 equivale a svilire la preparazione di chi ne ha fatti 5 e dare all' imprese la falsa convinzione che prendendo laureati di 3 anni (e pagandoli ovviamente meno) ottengono lo stesso che con quelli di 5.
    Sempre parlando del mio settore, gia' abbiamo :
    1- Il geometra, anomalia tutta italiana (credo), che ha praticamente tutte le prerogative dell' inge, sulle costruzioni civili standard. I limiti teorici sono ridicoli e quasi mai rispettati. Senza nulla togliere ai geometri, che spesso e volentieri sono molto in gamba.
    2- Il fatto che un architetto sia equipollente all' inge. Anche qui non vorrei sollevare un vespaio, ma detto tra noi l' architetto medio italiano ne capisce di statica come io di operazioni alla prostata.
    Per contro io non ne so un tubo di urbanistica, ma volendo potrei cimentarmici a norma di legge.
    3- Il fatto che un inge elettronico/meccanico/chimico puo' firmare calcoli strutturali. Wow ! Infatti il 90% dei meccanici che conosco, non trovando lavoro nel loro settore, si barcamenano nel mio. Passi per i meccanici che di statica ne masticano, ma che cactus c'entra iin inge chimico/elettronico con il calcolo statico lo sa solo il Signore.
    4-Dulcis in fundo, ora abbiamo la laurea breve.

    In sintesi ora, uno che ha fatto il Liceo, poi 3 anni di chimica, puo' mettersi a progettare un grattacielo, senza aver la piu' pallida idea di come si calcola una trave su 2 appoggi. Eh, che meraviglia.....

  24. Pubblicato il 5 ottobre 2008 alle 19:42 | Permalink

    qui i testi delle leggi(se i link non funzionano scusate)
    DL112
    legge 133
    (in politichese, inoltre trattano insieme più argomenti)
    mi preoccupa sopratutto la questione della riduzione del turnover...

    certo, in caso di trasformazione in fondazioni bisognerà adattarsi o perire: per quello che riguarda la mia "alma mater" mi risulta che almeno due fondazioni collegate all'università di Firenze esistano, ma non mi risulta che raccolgano denaro privato a palate.
    Per gli spin-off: ho dato un occhiata ai capitali sociali e non credo bastino a garantire la sopravvivenza di un gruppo di ricerca in assenza dei finanziamenti del MIUR attualmente più consistenti.

    In più il clima d'opinone mi sembra ostile all'università.

    Può darsi che nella mia mini indagine abbia tralasciato qualcosa, prendetela come un primo tentativo.

    ciao.

  25. claudio b.
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 10:28 | Permalink

    @Max e.a.:
    se pensate all'Ingegneria, rassicuratevi (in parte): molte grandi Aziende, o Aziende che affidano agli inge compiti da inge (!), mettono come criterio di scelta n°1 (anche se non dichiarato negli "annunci di reclutamento") il fatto che il candidato sia stato formato "alla vecchia maniera", cioè con la quinquennale. Addirittura, alcune "impongono" la quinquennale "classica", quindi nemmeno la 3+2.
    La cosa mi permette di generalizzare un po'.
    Ci sono Corsi di Laurea, nati "ex novo" dalla "riforma", il cui percorso di insegnamento è nato "tagliato" per la scansione 3+2, e il percorso formativo ha effettivamente senso. Che poi gli insegnamenti siano anche di buona qualità, è un'altra faccenda, purtroppo. Ma c'è dell'altro: come, cioè, un determinato percorso "nuovo" è stato "fatto capire" all'esterno. Due esempi: Ing.Biomedica a PD è nata proprio con il 3+2 (prima era un dottorato di specializzazione associata a Ing.Meccanica), e molte risorse sono state profuse a illustrare correttamente la nuova figura professionale che ne deriva. Chiara la professione, chiaro il quadro impiegatizio, buona la qualità generale degli insegnamenti; risultato: sbocchi quasi garantiti, buona soddisfazione dei laureati stessi (almeno per ora, forse finché non si satura il "mercato"). Educatore Sociale è anch'esso nato col 3+2, ma come "maciullamento" di Scienze dell'Educazione" quadriennale, che è stato smembrato in due sotto-rami. Ad ogni buon conto, anche lì il percorso formativo non è male, sulla carta. E' coerente, sembra una cosa fatta bene... SEMBRA... Perché lì, nessuno si è preso la briga di inquadrare la nuova figura dal punto di vista professionale. La reazione in quasi tutte le ASL, Comuni, settori educativi vari, è "Educatore sociale? Cos'è? Mai sentito...". Capirete che a quel punto, la qualità della formazione può anche essere altissima, ma la delusione sarà totale e il sotto-utilizzo delle figure professionali parimenti totale. Ci sono Comunità di Assistenza che impiegano indifferentemente Educatori veri e propri, laureati in tutt'altra materia (dall'Agronomia alla biologia alle Scienze Politiche passando per Chimica e Meccanica... GIURO!), e non laureati affatto, perché tanto "non si capisce la differenza", e ad un certo punto conta di più il "saper fare" personale...
    Cambiando continuamente le regole (adesso si torna ai quinquenni, o al 1+4, o...) senza creare un quadro occupazionale corrispondente, le sorti della formazione universitaria in Italia sono destinate alla picchiata incontrollata (con schianto finale), addirittura indipendentemente dalla qualità dell'Università stessa!
    Un'altra cosa su cui mi ha fatto riflettere mia sorella, è che della Ricerca Avanzata che l'università fa, molto ma molto poco "trapela" agli studenti. Sembra che l'attività di ricerca sia da tener nascosta ai futuri laureati, non si capisce bene perché. Questo è un errore gravissimo, credo, specie se ripenso a quanto ho visto all'ETH...
    Con ciò, si spiega anche il clima di diffidenza e/o ostilità: l'università vista come luogo di "baroni", impermeabili al mondo esterno (tranne al loro proprio), che fa "perdere tempo" ad una gran mucchia di studenti insegnando loro i "rimasugli", roba ormai vecchia di decenni, cosicché poi per le Aziende (di qualsiasi genere e settore) risulta più dispendioso e meno vantaggioso impiegare un laureato (tranne pochi casi di Aziende "di punta", per l'appunto). La disaffezione deriva anche dal fatto che in Italia, mediamente, il "break-even point" di un impiego "post-laurea" rispetto ad uno "post-diploma" si situa attorno ai 45-50 anni... L'Italia è infine, tra i paesi europei, il penultimo quanto a "gratificazione" dei percorsi formativi universitari (al primo posto, statistiche 2006, il Portogallo)
    Saluti.

  26. Max
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 11:39 | Permalink

    @Claudio : posso concordare sulle "grandi" (?) aziende, che affidano compiti da "inge". Peccato che siano una minoranza assoluta nella realta' italiana. Mio fratello lavora per una di queste (piu' o meno grande), si e' fatto un master in UK e fa un lavoro da "inge". Io faccio il professionista e, piu' o meno, faccio un lavoro da "inge".
    Conosco in compenso una marea di realta', anche "grandi" (intendo con un fatturato annuo intorno ai 100-200 Milioni di Euri, per intenderci) che usano il 99% degli inge sottopagandoli e soprattutto sottoimpiegandoli. Si vede dal turn-over che hanno, in media un inge dura un paio di anni da loro, poi si rompe gli zebedei e tenta da un' altra parte, con risultati analoghi. Queste imprese cercano ovviamente gente che costi poco, gli insegnano ancora meno per non dover aumentare gli stipendi e lavorano sulla quantita'. Ti posso garantire che se dovessi trovarmi impiegato in una realta' del genere durerei un mese e poi andrei a fare l' idraulico.

    Per quanto riguarda il 3+2, sono daccordo che fatto bene e soprattutto SOLO per alcune materie, magari nuove e che non necessitano dei 5 anni, possa andare bene. Io conosco bene il mio settore, ovviamente, e non riusciro' mai a capire come si possa pensare di buttar fuori uno strutturista dopo 3 anni e sperare che abbia una vaga idea di quello che sta facendo.
    Forse, e dico FORSE, modificando i piani di studio del Liceo, spostando alcune materie dall' uni a questo, eliminando materie non scientifiche, ci sarebbe una piccola possibilita' di infilare in 3 anni quello che si fa normalmente in 5, magari un po' meno approfondito, ma cosi' come stanno adesso le cose e' un' utopia.
    E in ogni caso, togliendo le materie umanistiche dal Liceo creeremmo una marea di tecnici imbecilli che non sanno nulla oltre alla loro materia. Cosa poi abbastanza comune per la tanto decantata scuola USA.

    Ciao

    Max

  27. claudio b.
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 12:05 | Permalink

    @Max:
    esattamente. Però non mi piacerebbe che venissero spostate al Liceo alcune materie universitarie. A tutto c'è un tempo. La mente di un diciottenne, per quanto bravo, non deve essere stressata alla comprensione di concetti che sono difficilmente digeribili ancora a 22 anni.
    Non è tanto una questione di "3+2" o quant'altro. Sono solo forme di organizzazione, un po' come la Repubblica può funzionare altrettanto bene o male della Monarchia Parlamentare. Per esempio, in Francia è tutto organizzato a gradini successivi, ma ad ogni gradino corrisponde un quadro normativo e impiegatizio ben preciso. Non che alcune Aziende non se ne approfittino, anche là, ma almeno nella maggioranza dei casi funziona...

  28. Max
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 12:23 | Permalink

    @Claudio : nemmeno a me, io toglierei 2 medie e metterei 6 elementari, se e' per quello... e al limite farei un UNI con 5+2, oppure ancora meglio 6 elementari, 5 "liceo" o simili, 2 preuniversitari obbligatori e poi si ci starebbe un 3+2. Stessi anni di adesso, ma spostando un po' le cose. In alcuni paesi fanno cosi' e funziona (io ho fatto cosi' avendo studiato all' estero fino al liceo compreso, guadagnando 2 anni....).
    Le medie, almeno per come son fatte adesso, sono inutili al 90%.

    Ciao

    Max

  29. Antonio
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 13:51 | Permalink

    Bè in effetti la situazione è molto complicata. Io personalmente propenderei per un taglio netto e assoluto.

    1. SE PRODUCI (cultura/conoscenza in genere) vieni finanziato, altrimenti i soldi trovateli da un'altra parte. I criteri per stabilire la produttività di un centro di ricerca ci sono eccome!

    2. Abolizione dei concorsi pubblici. In questo modo (e come conseguenza del punto 1) le varie facoltà e/o centri di ricerca saranno invogliati ad assumere il personale più qualificato, e ad esigere da essi uno standard lavorativo elevato.Se lavori bene sei premiato, sennò ti trovi un altro lavoro. Ora come ora, per quale motivo un ricercatore americano o inglese dovrebbero essere interessati a passare qualche tempo in Italia ad insegnare o fare ricerca?

    Per quanto riguarda ingegneria, io sono uno degli ultimi laureati del corso quinquennale. e vi posso dire che il livello era davvero molto buono. sul 3+2 sono un po scettico. Probabilmente in alcune facoltà ha anche senso. Ma in molte altre (ad esempio quelle umanistiche) è assolutamente inutile e anzi dannoso.

    PS x Marco: La prox settimana sto al CERN per CLIC08, chissà che non troveremo il modo di conoscerci!

  30. tommaso
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 19:25 | Permalink

    @Cosimo
    A Firenze il polo scientifico è in subbuglio e , incredibilmente, il CNR di Firenze é occupato!!
    Molti ricercatori precari non tengono più corsi all'università, per necessità e per protesta al blocco della procedura di stabilizzazione voluto da Brunetta ddl1441.
    Tale blocco interesserebbe tutti gli enti pubblici, ma non si capisce perché anche il CNR debba subire lo stesso taglieggiamento visto che nella maggior parte i progetti su cui lavorano i ricercatori sono finanziati da privati non dallo stato! e spesso sono gli stessi ricercatori (precari) che individuano si procurano i finanziamenti.
    Poi se muore qualcuno e non c'è nessuno da passare di ruolo, può capitare il rarissimo caso del concorso, allora il ricercatore precario, ormai uno sciacallo moribondo (specie in via di estinzione), è pronto a tutto azzanna anche i suoi simili magari colleghi da anni.
    Brunetta o Tremonti che si definiscono dei geni, magari sono dei piccoli repressi rosi da desideri di rivalsa, ma questa destra che ci governa a differenza della sinistra, sa come gira il mondo quello che sembra un taglieggiamento compulsivo privo di strategia lo si spiega bene con un po' di geografia politica :
    la ricerca ,l'università e l'insegnamento pubblico in generale non portano voti a Berlusconi quindi se si taglia in questa area non si porta nessun danno ai partiti di governo anzi, il governo può diminuire le tasse! (anche se di pochissimo)
    Un ricercatore se sciopera non se ne accorge nessuno, non è come un ferroviere o un camionista che possono tenere in scacco un paese intero
    Sembrano fiabe eppure è cosi. Se ho detto fregnacce qualcuno mi corregga.

  31. Cosimo
    Pubblicato il 6 ottobre 2008 alle 19:44 | Permalink

    @ tommaso
    certo che è in subbuglio! oggi hanno bloccato le lezioni per un'altra settimana! il fatto è che siamo abbastanza soli. a quelli di giurisprudenza od economia che stanno a poltrire a Novoli non gliene frega nulla. peccato che se l'università di Firenze muore muoiono anche loro. forse ancora non se ne sono accorti!
    la destra di berlusconi sa come prendere un po' di voti in più alle prossime elezioni a tutti i ricchi a cui ha abbassato le tasse sulle loro ville. a fare i lori sporchi interessi sono bravissimi, a fare gli interessi dell'italia no, visto che non gliene frega nulla. di questo passo l'italia diventerà un paese sottisviluppato teconologicamente oltre ad esserlo già mentalmente...

  32. claudio b.
    Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 09:08 | Permalink

    Purtroppo per noi (intendo per l'Italia), non ne frega niente nemmeno alle Sinistre. O forse quelle hanno ormai accumulato un distacco tale dalla realtà che qualsiasi aspetto della questione risulta loro avulso... N.B.: sono un ex-sinistrorso, ergo mi ritengo "abbastanza" obiettivo, ma ad ognuno le proprie convinzioni of course!
    Saluti

  33. Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 11:12 | Permalink

    @Antonio:

    Abolizione del concorso pubblico: sono assolutamente d'accordo! Il concorso pubblico nasce come un tentativo di stabilire un'imparzialità legale: se sei bravo, avrai il tuo posto, a prescindere da chi è tuo padre o chi ti ha allevato negli ultimi anni. Lodevole iniziativa, peccato che la cosa si sia troppo spesso trasformata in un sistema per eliminare ogni tipo di responsabilità. Tizio è stato assunto per concorso, dunque la sua assunzione non e responsabilità di nessuno, nessuno lo ha veramente scelto, è la "realtà oggettiva" della sua prova concorsuale ad averlo designato. Ergo, e poi Tizio si rivela insoddisfacente, nessuno ne paga le conseguenze (per non parlare di licenziare Tizio!). io preferirei di molto un sistema in cui il dirigente di turno (o il professore universitario) riceve i fondi per assumere qualcuno, lo sceglie per colloquio a sua insindacabile giudizio, e se ne assume la responsabilità (anche in funzione dei fondi successivi) nel bene e nel male.

    CLIC08: io sono qui, se vuoi il tempo per un caffè lo troviamo (ma senza garanzie, ovviamente!)

  34. claudio b.
    Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 12:01 | Permalink

    Abolizione del c.p.: sono d'accordo anch'io. Tanto più che il concorso fotografa la capacità per così dire istantanea di un candidato a rispondere a determinati quesiti: che questi servano / bastino a qualificare effettivamente le capacità e l'adeguatezza del candidato, è tutto da vedere. Meglio sarebbe, appunto, un percorso di assunzione "tipo-aziendale" con valutazione del curriculum, delle eventuali pubblicazioni originali o compartecipate, e conseguente colloquio (o più di un colloquio). Poi, valutazione "a obiettivi", meccanismi di retribuzione con premi di "produttività". All'estero già funziona (Danimarca, Norvegia, ma anche Francia per tutte le Hautes Ecoles, per non parlare dei "famigerati" Stati Uniti...), non vedo perché non dovrebbe funzionare anche da noi, sempre che si trovi una chiave ber sbloccare di netto la situazione di stallo "baronistico" attuale. Servisse anche solo a questo, il "taglio" dei finanziamenti "a pioggia" avrebbe la mia approvazione, sempreché fosse temporaneo e venisse poi riformato in "altro" di cui già altri hanno parlato qui...

  35. Antonio
    Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 13:16 | Permalink

    Dove lavoravo a Barcellona (ente di ricerca 100%Pubblico) già funzionava così. Mi avevano assunto individualmente sulla base del curriculum e del colloquio. Il mio capo aveva la responsabilità della mia assunzione e quindi aveva tutto l'interesse che io lavorassi bene e quindi le mie condizioni lavorative erano molto buone (partecipazioni a congressi, scuole, corsi di formazione ... ). In più anche la retribuzione aveva meccanismi di produttività, tant'è che in 4 anni il mio stipendio era aumentato del 60% circa.
    Certo se non avessi lavorato bene, mi avrebbero "invitato" a cercare un altro lavoro.
    Insomma se funziona in Spagna, dove la burocrazia statale è impressionante (quasi peggio che in Italia), perchè non dovrebbe funzionare da noi? (domanda retorica ovviamente...perchè tutti quelli assunti per non fare niente si ritroverebbero disoccupati!).
    Sui tagli dei finanziamenti in linea di principio potrei pure essere d'accordo (se portano poi ad ottimizzare le risorse). Ma qui si tratta di tagli così drastici che mettono a rischio la stessa esistenza delle università e dei centri di ricerca.

  36. Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 15:22 | Permalink

    Io mi libererei della politica ingorda e succhia soldi.

  37. tommaso
    Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 18:15 | Permalink

    @Cosimo
    Durante l' assemblea c'è stato un dibattito assurdo, tutti i partecipanti concordavano all'unanimità col partecipare alla protesta universitaria, mentre uno dei sindacalisti si opponeva alla proposta, in seguito con grande difficoltà è stata messa per iscritto e i sindacalisti hanno dovuto accettare la volontà di tutti.
    Purtroppo il sindacato è un'altra fetta di potere con cui fare i conti.

    @ Antonio ; Marco
    Si il concorso pubblico è proprio ipocrita!
    Va inoltre precisato che il merito nel meccanismo del concorso pubblico è sistematicamente raggirato con il curriculum specifico richiesto nel bando che fatalità corrisponde esattamente a quello del candidato prescelto, cosi abbiamo un concorso con un unico concorrente.
    Un altra bestialità è il dottorato senza borsa, ho visto che marco ne parla in un altro post, è accettato solo da chi è gia professionista e vuole tenere un piede nell'Uni. ci dedica 2 ore al mese con risultati che possiamo immaginarci.

  38. claudio b.
    Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 18:51 | Permalink

    @Tommaso:
    "è accettato solo da chi è gia professionista e vuole tenere un piede nell’Uni. ci dedica 2 ore al mese con risultati che possiamo immaginarci."
    Beh, conosco un esempio, e per la verità è un OTTIMO esempio (senza ironia alcuna). Un professionista non è incompatibile con l'università. Il problema è che la generalizzazione di ciò non porta a nulla di buono per l'università in quanto organizzazione. Ben vengano gli "spin-offs"; il contrario, come dici tu, si presta facilmente ad abusi.

  39. Max
    Pubblicato il 7 ottobre 2008 alle 20:49 | Permalink

    @Claudio : non e' che un professionista sia incompatibile con l' universita'... ce ne sono in gamba che fanno bene le 2 cose. Sono una rarita' comunque. Per me un prof di universita' dovrebbe considerare quello come lavoro primario e il resto da fare a parte, non viceversa.
    Uno che fa il professionista 39 ore a settimana e ne dedica 1 all' insegnamento sara' anche uno capacissimo ma secondo me e' molto poco utile ai suoi studenti.
    In Germania, non so per quanto riguarda l' universita', ma lo so per certo per quanto riguarda il mondo del lavoro, se sei un dipendente pubblico NON puoi fare un secondo lavoro; se sei un dipendente privato, hai bisogno dell' autorizzazione del tuo datore di lavoro se vuoi fare altro. Potrebbe sembrare una ca@@ata, ma io lo trovo piu' che giusto : se fai il DJ di notte, non sei sicuramente in forma al 100% per il tuo lavoro principale per cui qualcuno ti paga.
    Qui in Italia la schifezza peggiore succede con gli insegnanti, specie dei licei/scuole professionali, che insegnano a scuola e fanno i professionisti a tempo perso. Risultato : insegnano da cani e rovinano il mercato a chi della professione ci campa.

    Ciao

    Max

  40. claudio b.
    Pubblicato il 8 ottobre 2008 alle 08:29 | Permalink

    @Max: solo una piccola precisazione:

    "In Germania, non so per quanto riguarda l’ universita’, ma lo so per certo per quanto riguarda il mondo del lavoro, se sei un dipendente pubblico NON puoi fare un secondo lavoro"

    In Italia vale un discorso analogo, ma rovesciato nei termini: se sei dipendente di un'Azienda, puoi ESERCITARE la libera professione SE l'Azienda non ti chiede, nel contratto, l'esclusiva occupazionale. E comunque è in questo caso un discorso sterile perché le Aziende impongono ai dipendenti un orario lavorativo che, pur in certi casi flessibile o semi-flessibile, ha pur sempre un monte-ore fisso (e controllato).
    Più sopra ho scritto "esercitare" perché, come si può ben capire, la cosa non ha nulla a che vedere col tenere aperta un'attività professionale "latente" (anche se è un po' sciocco, dato che sono spese inutili...).

    Per tutto il resto, invece, siamo d'accordo.

    Saluti.

  41. tommaso
    Pubblicato il 9 ottobre 2008 alle 13:14 | Permalink

    @Max

    Non è male l'idea del DJ di notte prof di giorno, a distanza di anni finalmente ho capito il comportamento di parecchi docenti

  42. Max
    Pubblicato il 9 ottobre 2008 alle 13:46 | Permalink

    @Claudio : il problema in Italia e' principalmente per gli statali, ed in particolare per i professori delle scuole superiori. Parecchi di quelli che conosco, ed anche un mio ex "compagno di' ufficio" in particolare, fanno insegnamento a tempo perso e la professione a tempo quasi pieno. Ricordo ancora una telefonata di un preside di liceo, quando avevamo ancora lo studio insieme. Faceva piu' o meno cosi' :
    "DOV'E' L' ING. XXXXX ?" e io ... "ma, non saprei, non l' ho visto in studio oggi, xche?" e l' altro... "CA@@O, SEMPRE LUI !! C'E' LA CLASSE CHE LO ASPETTA DA 40 MINUTI, MI TOCCA FARE SUPPLENZA AL SUO POSTO!" (il maiuscolo e' xche' lui urlava 🙂 )
    Credo non servano ulteriori commenti in proposito.
    Questo (tra l' altro simpaticissimo, FUORI dal lavoro) poi faceva sconti del 60% e passa sulle parcelle professionali, tanto lui il reddito sicuro ce l' aveva.... Suo figlio e' entrato al nido per basso reddito, avendo presentato solo quello da insegnante, sorvolando su quello professionale, pagando 200 mila lire al mese mentre io non sono riuscito a far entrare il mio, nemmeno con le 600 mila che avrei dovuto pagare e dovendo prendere una babysitter a 900 mila al mese. Premetto che sommando i redditi, guadagnava ben di piu' lui, in quel periodo....

    Max

  43. Stef
    Pubblicato il 9 ottobre 2008 alle 17:03 | Permalink

    Che ci siano sprechi, è assodato, ma bisogna vedere come si reagisce di fronte agli stessi:
    1) Faccio una valutazione approfondita (magari ascoltando pure le opposizioni) e decido di operare con aculatezza.
    2) Taglio a caso senza ascoltare nessuno.
    I risultati non saranno gli stessi, credo

  44. Max
    Pubblicato il 9 ottobre 2008 alle 17:51 | Permalink

    @Stef : Non tirerei nemmeno in ballo maggioranza e opposizione, ma solo il buon senso. Nel caso dei Prof, fosse per me li pagherei un po' di piu' e li farei lavorare come i comuni mortali, 40 ore a settimana, di cui le ore che avanzano dall' insegnamento vero e proprio a aggiornarsi (a scuola, non alle Seychelles) e a dare ripetizioni/assistenza a chi ne ha bisogno, invece di farsela pagare a parte. E nei quasi 3 mesi d' estate, 2 per aggiornarsi magari in lingue ed informatica, visto che in quei settori non e' che siano brillantissimi.
    Non vedo perche' debbano differenziarsi dai comuni mortali. Tra l' altro, un paio di migliaia di euri che parecchi prendono adesso per 18 ore settimanali di insegnamento sono uno sperpero assurdo.

    Max

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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