Il perfetto equilibrio tra parole e scienza?

Sul Venerdì di Repubblica di oggi, segnalatomi dallo suocero vigilante. Vado ad arrossire altrove.

Barweb_Venerdi_Repubblica_2014-06-20

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22 Commenti

  1. Daniele
    Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 14:38 | Permalink

    Fico! Bravo Marco, con stima.

  2. Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 14:43 | Permalink

    "Dovrebbe"? Panico? 😉

  3. kerubyno
    Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 14:54 | Permalink

    Fatti i controlli??
    si
    Cinture??
    si
    Sei pronto al lancio!!
    Complimenti.

  4. Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 14:56 | Permalink

    @Juhan, se non si inceppano le rotative 🙂

  5. Invernomuto
    Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 21:06 | Permalink

    Posso dire che l'autore dell'occhiello ti ha dipinto veramente bene? Ritratto bello e meritatissimo.

  6. Mat
    Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 22:17 | Permalink

    lo sapevi o è una sorpresa?

  7. Pubblicato il 20 giugno 2014 alle 22:33 | Permalink

    Sorpresa totale (mi ha veramente chiamato Fausto stamattina per leggermelo mentre ero in ufficio. Al limite del commuovente)

  8. Buccirossi Gottardo
    Pubblicato il 21 giugno 2014 alle 10:44 | Permalink

    Sono venuto a conoscenza di questo blog leggendo il Venerdì di Repubblica di questa settimana. Contrariamente al titolo dell'articolo di Repubblica credo che più che di "perfetto equilibrio" tra parole e scienza (leggi Fisica) dovrebbe parlarsi di schizofrenia del linguaggio della fisica.
    A questa conclusione sono giunto dopo anni di studi sul linguaggio (in particolare della fisica). Conclusione contenuta in un breve saggio che mi farebbe piacere sottoporre alla Tua attenzione, per un eventuale scambio di opinioni.
    Cordiali saluti gottardo buccirossi

  9. Pubblicato il 21 giugno 2014 alle 11:15 | Permalink

    Urca, schizofrenia è un termine pesante! Ma chissà a che cosa ti riferisci... Al mio blog e al mio modo di scrivere? Alla divulgazione della fisica in generale? Al linguaggio formale della fisica? Mah. In ogni caso, per mandarmi qualcosa, i recapiti sono nella pagina dei Contatti. Non garantisco che leggerò tutto però, il mio comodino è ben pieno...

  10. Gottardo Buccirossi
    Pubblicato il 21 giugno 2014 alle 18:24 | Permalink

    Ho scritto schizofrenia (che indica una "frattura") in antitesi alla parola equilibrio (peraltro perfetto!) tra parola e scienza per sottolineare la stonatura di quella espressione rispetto a quanto vado pensando e scrivendo.
    I termini del linguaggio della fisica, che nasce meccanicistica ovvero comportamentale vale a dire che descrive il comportamento del moto dei corpi ma non la natura del moto, sono tutti senza significato (io li definisco ipo-linguistici) per cui non servono a spiegarci la natura dei fenomeni.
    Questo comporta che a livello microfisico, là dove occorre definire l'essenza della materia, questo linguaggio mostri tutti i suoi limiti. Tutto questo è illustrato nel saggio che ha natura filosofica e che ti invierò immediatamente. Spero che tu possa trovare il tempo per leggerlo. gottardo buccirossi

  11. GiovanniR
    Pubblicato il 21 giugno 2014 alle 19:04 | Permalink

    Secondo me parti da un presupposto sbagliato. La fisica vuole descrivere i fenomeni e assolutamente non mira a spiegare l'essenza dei fenomeni.

  12. Pubblicato il 22 giugno 2014 alle 12:23 | Permalink

    Vediamo, per piacere, di evitare che i fisici commettano l'errore di mettersi a discutere sul modo migliore di comunicare, a fini divulgativi.
    Se oggi abbiamo il Web, inventato in un ambiente di fisici, utenti dell'ICT [Tecnologia dell'Informazione e della Comunicazione], è perché durante gli anni '60 si evitò ai fisici di commettere l'errore di mettersi a discutere sul modo migliore di [con quali computer] fare l'analisi cinematica delle traiettorie delle particelle prodotte da eventi fotografati nelle camere a bolle.
    I non fisici possono capire il commento, se si ferma qui?
    E i fisici?

  13. asdert
    Pubblicato il 23 giugno 2014 alle 09:42 | Permalink

    Aia, Marco, mi sa che quell'articoletto di Repubblica ti portera commentatori (ma esiste questa parola?) un po' "Ostici"...

    In bocca al lupo. Per il libro e per i nuovi commentatori. =)

  14. asdert
    Pubblicato il 23 giugno 2014 alle 09:43 | Permalink

    Aia, Marco, mi sa che quell'articoletto di Repubblica ti portera commentatori (ma esiste questa parola?) un po' "Ostici"...

    In bocca al lupo. Per il libro e per i nuovi commentatori. =)

  15. Pubblicato il 23 giugno 2014 alle 13:43 | Permalink

    Di certo a nativi, immigrati e ibridi digitali nessuno ha mai raccontato i tempi di un'informatica che serviva - prima di tutto - a rendere meno ostico il "computing" ai fisici.
    Sul sito del CERN, fino a poco tempo fa, la pagina di Paolo Zanella ricordava che, per la DD Division dei tempi andati, fu difficile convincere un premio nobel della fisica circa l'utilità di connettere tra loro i computer di diversi laboratori.
    Oggi il computing è tutto meno che ostico per i miei nipoti.
    I problemi del momento però non sono più "computazionali".
    Sono "relazionali".
    Abbiamo "implementato", nel software che permette i sistemi di essere "aperti", modalità comunicative che per noi sono solo utopistiche, almeno finchè accetteremo di vivere in sistemi sociali di tipo "gerarchico".
    La comunicazione "interpersonale" che ci servirebbe in questo momento è ostica per tutti, non solo per i fisici.
    Mi scuso se sono andato fuori argomento; non ho intenzione d'infierire 😉

  16. carlo
    Pubblicato il 23 giugno 2014 alle 14:46 | Permalink

    Bravo Marco, ti sei fatto notare col tuo impegno costante riversato in questo blog. Buona fortuna per tutto e per l'attesissima uscita del libro!

    un commento ai commenti: quando si dice che la filosofia è solo "bla bla bla" non vi meravigliate...

  17. My_May
    Pubblicato il 24 giugno 2014 alle 08:54 | Permalink

    Bhaaa cosa vuol dire "equilibrio"?
    Per me equilibrio vuol dire accettare i propri limiti e trovare un compromesso tra quel che si sa e quel che si può dire. Quando poi si devono affrontare i grandi problemi di interpretazione (dell'estremamente piccolo ovvero della m.q) l'equilibrio deve essere molto preciso, perchè non ci vuole nulla a cadere nel banale.
    I tanti "come se.." o "paragonabile a...", sono buoni espedienti per dare l'idea di quel che si vuole dire, ma poi bisogna far in modo di mettere sulla bilancia anche l'altra idea e cioè dell'impossibilità di essere piu chiari.
    Ad esempio io potrei fare un esempio di un come se... E' come se i fantasmi, una volta chiaro che esistano, riescono a spostarsi all'istante da una stanza all'altra per effetto tunnel 😀 (è un modo scherzoso, ovviamente, per immaginarsi uno fra i tanti stravaganti, quanto reali, effetti quantistici).
    p.s.
    sono un mangiatore di libri divulgativi, no fisic 😉

  18. Pubblicato il 24 giugno 2014 alle 16:16 | Permalink

    libro ordinato... non vedo l'ora...

  19. dario
    Pubblicato il 27 giugno 2014 alle 12:13 | Permalink

    ottimo...acquistato il tomo in formato digitale proprio stamane su amazon e ordinata copia cartacea da fare come regalo in libreria...tantissimi auguri marco

  20. Riccardo
    Pubblicato il 5 agosto 2014 alle 17:43 | Permalink

    Ho acquistato proprio oggi il libro Particelle familiari. Appena troverò il tempo,me lo leggerò. Intanto visito il sito.

  21. Pubblicato il 6 agosto 2014 alle 13:28 | Permalink

    Ti ho scoperto, "quasi" per caso:ho sentito le ultime parole su radio scienze sul tre ieri mattina. ti ho cercato su internet e oggi pomeriggio quando mio marito andrà a Savona cercherà il tuo libro. Un continuo cercare, un po' come Oliver o come il nostro caneAlì. Il "quasi " perché una serata a guardare al cielo, l'anno scorso su una collinetta di un paese qui vicino, Castelnuovo di Ceva, e il ripetersi quest'anno della serata sotto la volta della cappella per via del tempo incerto, mi hanno reso attenta a tutto ciò che può parlare del cielo e farmi uscire dalla mia crassa ignoranza. e scoprire se oltre a momenti filosofici o musicali si possono creare piccole germinazioni astronomiche su un piccolo dosso detto in piemontese " bric", bric delle donne che potrebbe essere un buon punto per sviluppare piccole conoscenze astronomiche partendo dalla cultura contadina. GRAZIE per le tue chiare e accattivanti conoscenze, vediamo di farne buon uso !!

  22. Lucia
    Pubblicato il 7 agosto 2014 alle 13:35 | Permalink

    Ho comprato "Particelle familiari" mercoledì e l'ho finito ieri notte. 😀
    bellissimo!
    grazie soprattutto a Pulce e a chi ci somiglia 😀

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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