Cinquantaquattromila parole dopo

Onestamente, non pensavo che ci sarei arrivato.

Visto come sono andate le cose negli ultimi mesi, e l'evidente difficoltà a concentrarmi al di fuori delle decina di ore giornaliere di lavoro, il mio io pessimista non pensava certo che sarei riuscito a finire la prima stesura del mio libro. Alla fine, mi ci è voluto ben più di un anno, ma ieri sera, complice la giornata uggiosa e umida, ho digitato l'ultima parola (che, per i curiosi, è "domani") del testo di divulgazione scientifica casalinga che sto scrivendo. Alle spalle di questa, nella versione attuale ce n'è più di altre 54000. E qualcuno un giorno dovrà spiegarmi perché gli anglofoni misurano la lunghezza degli scritti in parole, mentre i latini preferiscono il conteggio dei caratteri (che nel mio caso sono un po' meno di 350000). Comunque, ci siamo, la prima boa è passata.

Adesso attendo le pile di fogli vergati in rosso dal mio editor, passerò l'inverno a riscrivere e correggere, e, se tutto va come previsto, il libro potrebbe uscire nella primavera del 2014. Incredibile. Vi tengo aggiornati.

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11 Commenti

  1. Pubblicato il 21 ottobre 2013 alle 12:04 | Permalink

    Non vedo l'ora di avere il libro fra le mani!

  2. Pubblicato il 21 ottobre 2013 alle 12:25 | Permalink

    Anch'io; poi ci faccio una recensione. Non vedo l'era che arrivi la primavera!

  3. Marco Ferrari
    Pubblicato il 21 ottobre 2013 alle 12:30 | Permalink

    350.000? Min... ehm, accipicchia!!! Aspetto il tomo (qui non scherzo)

  4. Mauro
    Pubblicato il 22 ottobre 2013 alle 08:45 | Permalink

    ... perché gli anglofoni misurano la lunghezza degli scritti in parole, mentre i latini preferiscono il conteggio dei caratteri...

    Direi che è coerente col loro "non molto logico" sistema di unità di misura... 😉

  5. Pubblicato il 22 ottobre 2013 alle 08:51 | Permalink

    @Mauro: non so, a un certo punto qualcuno aveva suggerito che la cosa potesse essere legata alla lunghezza delle parole della lingua inglese, apparentemente più uniforme di quella delle lingue latine, forse più variabile?

  6. Mauro
    Pubblicato il 22 ottobre 2013 alle 09:43 | Permalink

    @Marco: sì ci avevo pensato anch'io (anche se non so quanto sia vero), ma penso che in ogni caso, con qualsiasi lingua, il numero di caratteri sia una misura più rigorosa per la lunghezza del testo, rispetto al numero di parole, o no?

    Probabilmente quest'abitudine va fatta risalire all'epoca in cui circolavano le bozze sotto forma di manoscritto, per le quali era sicuramente più semplice contare (a mano) le parole che non i caratteri...

  7. TenTen
    Pubblicato il 25 ottobre 2013 alle 12:23 | Permalink

    Orca sono una pippa in fisica, ma visto com'è ben fatto il blog e la "Scienza con Oliver" sarà un libro che mi leggerò sicuramente.

  8. Pubblicato il 25 ottobre 2013 alle 12:44 | Permalink

    @TenTen: son contento! Una sola precisazione doverosa: nel libro Oliver non ci sarà (per ragioni varie che magari posso spiegare). l titolo super-provvisorio è "Vita quotidiana di un fisico delle particelle al tempo del bosone": divulgazione spiccia di quello che si fa al CERN raccontata a mia figlia e al resto di una famiglia più o meno inventata, sullo stile del blog, e passando per la scoperta del bosone di Higgs. Interessa lo stesso? 🙂

  9. luca
    Pubblicato il 10 marzo 2014 alle 21:07 | Permalink

    qualche aggiornamento a proposito? quando uscira?

  10. Pubblicato il 10 marzo 2014 alle 22:20 | Permalink

    Arriva, arriva. Sto aspettando qualche conferma più ufficiale, e finendo la seconda revisione. Appena posso, vi dico!

  11. juhan
    Pubblicato il 11 marzo 2014 alle 08:37 | Permalink

    Rileggendo il commento del 25 ottobre: finalmente sapremo come fai a fare tutto; sempre che tu possa smentire di avere qualche gemello identico (più di uno direi).

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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