Professori senza passare dal "via!"

Scopro con orrore dal blog de iMille che il coordinamento nazionale dei ricercatori universitari italiani (CNRU) ha avuto la brillante idea di scrivere un documento con il quale chiede (chiederebbe) che nel simpatico pacchetto della riforma Gelmini si aggiunga una clausola per cui i ricercatori che abbiamo collezionato 6 anni di didattica vengano automaticamente promossi a professori associati, senza concorso alcuno e senza passare dal "via!".

Allora, a me i concorsi come sono fatti in Italia non piacciono nemmeno un po', e sono certamente favorevole a un reclutamento più snello e liberalizzato. Ma che si tratti di reclutamento aperto a tutti! Quale tortuoso ragionamento può arrivare a sostenere che un ricercatore che ha vissuto e lavorato 6 anni in un dipartimento sia necessariamente migliore per quel dipartimento di uno che, per dire, quei sei anni li abbia passati a insegnare a Harvard? La fedeltà feudale? E un minimo di confronto sul merito scientifico e didattico dei candidati non lo vogliamo proprio fare?

Del male che fanno all'università e alla ricerca italiana queste assunzioni indiscriminate ope legis ho già avuto modo di dire. Rattrista vedere che continuano sempre e comunque a prevalere tentazioni corporativistiche. E quando mi si forma in mente la parola corporativismo, automaticamente viene affiancata da fascismo, e mi viene al volo il maldistomaco. Accidenti.

Potete leggere la proposta sul sito del CNRU ed esprimere la vostra opinione, che mi auguro sia contraria, se da ricercatori più o meno precari conservate ancora un minimo di dignità e di lucidità professionale. Se non siete ricercatori (universitari e confermati) il vostro voto (come quello del sottoscritto) non conterà un piffero, e nel conteggio finale verrà eliminato. Ma dare un po' fastidio male non fa.

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17 Commenti

  1. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 14:26 | Permalink

    Ciao
    Sono l'autore del post sul blog de iMille. Conosci ricercatoriprecari.blogspot.com? E l'APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani)?

  2. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 14:30 | Permalink

    Ciao France. SI, ovviamente conosco entrambi (seguo il primo, guardicchio a volte il sito della seconda). Forse dovrei metterli nel blogroll 🙂 (Zot! Fatto)

  3. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 14:35 | Permalink

    Good... e che ne pensi? Condividi? Se si perche' non ti iscrivi? Se no perche'no?
    Grazie del inserimento

  4. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 15:22 | Permalink

    Condivido, condivido. Non sono (ancora?) iscritto in parte perché pigro e in parte perché oberato.

    P.S. E in fondo anche perché non mi piace considerarmi un "precario". Il "precariato" è una categoria tutta italiana, e la distinzione (spesso capziosa) tra "strutturati" e "precari" fa sempre più male che bene.

  5. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 15:30 | Permalink

    Io sono in Olanda da 3 anni e mezzo, quindi come situazione siamo li'.... La definizione precario che diamo e'molto ampia: chiunque abbia fatto ricerca da non strutturato in Italia, e non sia strutturato in Italia la momento dell'iscrizione. Detto questo, lídea che ne ho io non e'quella di una associazione di categoria dei precari, ma di un network di gente che ha una idea meno provinciale di Universita e ricerca di quella che invece hanno i nostri accademici e politici. E da questo network partono iniziative e si fa un po' di watchdog nei confronti del sistema in genere. E ogni tanto si scoprono altarini come, appunto, quello del CNRU.

  6. juhan
    Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 15:31 | Permalink

    Marco io ti seguo solo per curiosità (sono ing.). Ho una domanda personale, se vuoi non rispondere o butta via questo commento: starai al CERN per sempre? o finirai a insegnare, magari in un paese civile?

  7. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 15:34 | Permalink

    @France: messaggio ricevuto, valuterò l'iscrizione, promesso.

    @Juhan: risposta facile: starò al CERN fino alla fine del mio contratto (Aprile 2011), poi vedremo.

  8. marco dg
    Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 16:49 | Permalink

    a questo punto io che ho insegnato come contrattista a venezia per sette anni e due a trieste (a cifre da servi della gleba) posso aspirare a diventare ordinario o rettore, a detta di questi geni di ricercatori coopti... sai marco che condividiamo al 100% (o quasi) le idee sull'università italiana, e quindi non posso che confermare che ho votato contro, anche se il mio voto non vale nulla visto che non sono ricercatore.

  9. Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 16:54 | Permalink

    @marcodg: No, non credo: siccome non sei un ricercatore, e non hai svolto la tua attività didattica come ricercatore ma appunto come servo della gleba (o professore a contratto, come preferisci), non puoi aspirare proprio a niente, nemmeno a contare qualcosa nel sondaggio, tanto meno all'ope legis 😛

  10. lassie
    Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 18:41 | Permalink

    bel post.
    come ha scritto France prima di me, totalmente in linea con quanto stiamo sostenendo come APRI.

    L'associazione è online, per iscriversi è sufficiente una mail.

    Pensateci, più nodi ci sono nella nostra rete, più pesci prendiamo 🙂

    http://www.ricercatoriprecari.blogspot.it
    http://www.ricercatoriprecari.it

  11. marco dg
    Pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 20:00 | Permalink

    aspiro a vendere aspirapolvere. il folletto...

  12. Giò
    Pubblicato il 2 febbraio 2010 alle 20:46 | Permalink

    Wow! Faccio parte dell'upper-class che si è auto-attribuita il diritto di voto, troppo bello! Ho votato no, ma con l'impressione che già il partecipare a questo poll di plastica sia una forma di resa.....
    Quanto al commento alla proposta, un bel "complimenti" a chi se l'è pensata e ancor di più a chi si è dichiarato favorevole fino ad adesso.
    Puah

  13. chik67
    Pubblicato il 5 marzo 2010 alle 15:52 | Permalink

    Sono un lettore saltuario del blog di Marco, oltre che un ricercatore a posto fisso, di quelli comodi, con il culo al caldo, che fanno didattica da 10 anni e quindi beneficerebbero di questa "ope-legis"; e dirò di peggio, nonostante concordi con la quasi totalità delle idee esposte nei what-if di Marco sulla Università sono andato sul sito del CNRU e ho votato a favore della loro proposta.
    Provo a spiegare perché, poi magari mi coprite di insulti e pernacchi, ci sono abituato.
    Sarebbe il caso che anzitutto si partisse da alcuni dati di fatto:

    1. i concorsi da associato negli ultimi anni sono stati un oggetto quasi inesistente. Prima blocco con la Moratti, breve ripaertura, poi blocco di fatto da carenza di risorse con Mussi e poi blocco di nuovo con la Gelmini. Vado a memoria ma nel mio settore direi 2 negli ultimi 5 anni.

    2. La carenza di risorse ha fatto sì che molti idonei stiano vedendo sfumare la propria idoneità; non vengono chiamati per non far saltare il limite del 90% imposto dal ministero.

    3. Il posto da ricercatore a tempo indeterminato sta per andare ad esaurimento.

    4. I ricercatori a termine, secondo il DDL Gelmini, potranno essere promossi ad associato con chiamata diretta, quelli a tempo indeterminato no.

    Con queste promesse molti ricercatori vedono prospettarsi un futuro assolutamente "dull". Nessuna possibilità reale di essere promossi, indipendentemente dal lavoro fatto; la prospettiva di restare un relitto accademico, come a suo tempo gli assistenti che non superarono il giudizio di idoneità, ma senza neanche la chance del giudizio di idoneità, essere trasformati di default in scarti di sistema perché "non ce l'abbiamo fatta a diventare associati". Chisse ne frega se magari per diventare associati non abbiamo avuto neanche una opportunità, se l'opportunità l'abbiamo avuta, vinta ma non ci hanno chiamato per assenza di soldi, non importa.

    La proposta CNRU, che in assoluto non mi piace, ha il pregio di porsi il problema di ripescarci, di non lasciarci andare a fondo, a costo zero (perché prevede nome=associato, stipendio=ricercatore) è una medaglia, una etichetta e nulla più. Eppure quella etichetta in ambito accademico avrebbe un peso (quante volte non mi hanno preso sul serio perché tanto "sei solo un ricercatore"), eliminerebbe una tara, quello che si profila all'orizzonte come un marchio di infamia, il ricercatore fallito (anche se non ha fallito).

    O certo, sarebbe bello se invece si potessero valutare perfettamente tutti questi ricercatori, promuovere chi merita e non promuovere chi non merita. Però siccome non viviamo in un castello incantato bisogna fare i conti con l'esistente...

  14. Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 18:13 | Permalink

    Guarda, Chik67, umanamente ti capisco, non credere: la riforma Gelmini è tutt'altro che una buona cosa, e la riforma dei ruoli farà a mio parere più danni di quanto immaginiamo. Epperò politicamente mi convinci fino a un certo punto, anzi, decisamente poco. Se è infatti certamente vero che negli ultimi anni i concorsi da associato sono stati pochi, perché questa carenza di reclutamento dovrebbe in qualche modo far scattare una corsia preferenziale priva di valutazione per un'intera categoria, fosse anche solo per dare una medaglia? Se i ricercatori a tempo indeterminato non potranno con il nuovo sistema essere promossi con chiamata diretta e rischiano (chi ce l'ha) di vedere sciogliersi l'idoneità guadagnata per concorsi, che si richieda per esempio allora la trasformazione del ruolo solo per i già idonei. Perché mai dovrebbero ottenerla anche gli altri, che magari a un concorso da associato hanno partecipato senza essere dichiarati idonei? Questa richiesta ricorda tanto la battaglia per le stabilizzazioni di massa dei precari degli enti di ricerca: perché sempre tutti, indiscriminatamente?

  15. chik67
    Pubblicato il 15 marzo 2010 alle 18:00 | Permalink

    Potrei dirti che nelle proposte cnru che si sono avvicendate c'era pure un abbozzo di valutazione.
    Che con la lettera degli idonei la Gelmini si è pulita... e comunque non ha dato risposta.
    Oppure che nessun sistema universitario del pianeta potrebbe reggere senza collassare la presenza di 40.000 frustrati.

    Ripeto semplicemente, però, che l'ho firmata perché è l'unica proposta sul campo che si pone il problema.

    Silenzio totale dai Mille e entusiasmo dall'Apri quando girava la proposta di pensionare tutti i ricercatori con 40 anni di anzianità, senza nessuna valutazione nel merito della loro ricerca (con il fantastico obiettivo di pensionare, a danno del sistema paese, persone ancora attive, tanto paga l'inpdap, nella speranza di liberare spiccioli di nuovi posti). (n. 40 anni di contributi vuol dire, per chi ha riscattato la laurea, 58-59 anni di età)

    Le corporazioni, a volte, si creano, anche semplicemente mettendo un buon numero di persone con le spalle al muro. Grazie per avermi risposto,

  16. Gianfranco
    Pubblicato il 15 maggio 2010 alle 11:30 | Permalink

    Caro Marco
    sono un ricercatore universitario dal 2002 che da giugno di quest'anno si trasferirà all'estero. Dall'anno della mia entrata in servizio ho tenuto ogni anno 4 corsi, mediamente di 50-60 ore di didattica frontale ciascuno. In 8 anni di didattica, prestata volontariamente per permettere alla mia facoltà di fornire la sua offerta formativa, senza prendere un soldo perchè svolta solo come "carico didattico" e non per supplenza, ho fatto esatttamente il doppio della didattica svolta dal mio ordinario di riferimento.
    Per quel che riguarda la ricerca, ho al mio attivo 102 articoli scientifici, di cui 43 su riviste internazionali aventi impact factor maggiore di 2, che per il mio settore significa riviste di eccellenza. Ho partecipato, a volte anche come coordinatore, a 32 progetti di ricerca, di cui 27 finanziati, che hanno portato una discreta quantità di risorse alla mia facoltà.
    Nel 2002, esattamente quando sono entrato in servizio, Letizia Moratti ha stabilito che praticamente non dovevano più esserci concorsi per professore associato. In conseguenza, per otto anni io ho visto la mia carriera fermarsi. Non avrò insegnato ad Harward, ma non penso che per questo io non avessi diritto ad essere valutato ed eventualmente passato alla fascia superiore. Questa si chiama meritocrazia, non feudalesimo (tra parentesi, il feudalesimo era più meritocratico dell'università italiana dell'ultimo secolo). La proposta CNRU propone che i ricercatori "che abbiano ottenuto l'abilitazione di professore associato" e che abbiano svolto almeno sei anni di didattica frontale passino automaticamente alla fascia superiore. Questo significherebbe secondo te diventare professore "senza passare dal via"? Quindi secondo te, uno come me che venisse regolarmente abilitato perchè ha un curriculum valido dovrebbe poi aspettare che qualche santo in paradiso si degni di chiamarlo in ruolo? In pratica, noi valutiamo le persone, stabiliamo i loro meriti, poi però diciamo che la loro abilitazione non vale nulla, tanto non esistono garanzie per la progressione di carriera. Permettimi di dirti che questo modo di fare esiste solo in questa sottospecie di paese che è l'Italia. In tutti gli altri paesi civilizzati, dove la ricerca e l'università sono una cosa seria, la gente lavora, viene valutata, e quando la valutazione è positiva va avanti con la sua carriera. La gente che lavora è motivata, e produce. In Italia quando qualcuno propone un meccanismo, come quello del CNRU, che cerca di ridare senso al lavoro svolto, subito si parla di "ope legis". E lo fanno proprio i ricercatori precari, che mi si permetta di dirlo, non hanno capito un emerito nulla di come funzionano le cose in Italia. Il DDL Gelmini vuole ricercatori precari che dopo 6 anni, anche se verranno abilitati come professori associati, non avranno nessuna garanzia di essere chiamati. E' sempre la solita solfa. In Italia la parola "valutazione" non significa nulla. "Valutazione" ha senso solo se dietro c'è l'impegno del valutatore, in caso di valutazione positiva, a produrre un avanzamento di carriera. Altrimenti stiamo solo a far chiacchiere, e non ci si lamenti se gli ordinari spadroneggiano e i ricercatori senza prospettive bivaccano. Questo sistema è stato creato dall'imbecillità generale, e continua a prosperare nell'imbecillità generale. Io per sì e per nò sono andato a farmi valutare all'estero. Dopo che mi hanno valutato, mi hanno assunto, e da giugno farò l'Associate Professor in un paese diverso dal mio. Portandomi dietro la mia famiglia, certo con tante belle prospettive di lavoro, ma anche con una certa tristezza nel cuore. La tristezza di non aver potuto lavorare qui, per il mio paese, per la mia città. E credimi, non è cosa da poco. Il mio consiglio è che in Italia ci si batta per chiedere uan riforma "seria", in cui il governo si impegni per assumere la gente con percorsi di carriera chiari, dove il lavoro svolto conti e non sia un'espressione di volontariato nella speranza di ingraziarsi l'ordinario da cui deve dipendere la tua carriera. La carriera deve dipendere dai risultati. Questo dice la proposta del CNRU. I ricercatori che hanno conseguito dei risultati (abilitazione+6 anni di didattica) devono progredire di carriera. Questo non è semplicemente auspicabile E' sacrosanto.

  17. Pubblicato il 15 maggio 2010 alle 14:38 | Permalink

    Gianfranco,

    la proposta che ho letto io, che a oggi è ancora visibile sul sito, dice:

    La proposta consiste nella richiesta di inquadramento alla seconda fascia docente per tutti quei ricercatori che hanno fatto didattica certificata dalle facolta? (anche diverse e/o di diversi Atenei) per almeno sei anni (in analogia con l’impegno richiesto ai ricercatori a tempo determinato nel DDL) e che mostrano di essere attivi nella ricerca superando i requisiti minimi scientifici gia? definiti dal CUN e diversificati per area scientifica.

    senza nominare da nessuna parte l'abilitazione a professore associato che mi sbatti in faccia. Delle due l'una: o stiamo parlando di cose diverse (magari la proposta è evoluta nel tempo, ma sono appena andato a controllare e non mi sembra), oppure stiamo facendo polemica gratuita su qualcos'altro. In sostanza, io non metto minimamente in dubbio la tua competenza e la tua eccellenza, contesto solamente che si pretenda un avanzamento ope legis senza passaggio di valutazione di questa competenze ed eccellenza, come se contasse in modo prioritario l'essere stati presenti, e non l'essere stati eccellenti. Su tutto il resto (necessità di una riforma seria) ovviamente concordo. Ma come dici bene, il sistema è stato generato e mantenuto dall'imbecillità generale, di cui in qualche modo è connivente chiunque stia dentro (vedi per esempio la didattica "volontaria" che tu stesso ti sei trovato a fare).

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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