La canzone del padre della sposa 29 novembre 2006
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Rorà, 3 luglio 2004. Il film è stato girato da Mate (Marco Amoretti), i vagiti in sottofondo sono di Ilaria (Amoretti). Gli sposi siamo noi
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Finanziaria 2007 e ricerca in Italia: nessuno che si vergogni? 28 novembre 2006
Inviato da Marco in : Militanza, Scienza e dintorni aggiungi un commentoQualcuno sta capendo che che cosa sta succedendo in Italia riguardo al finanziamento alla ricerca?
Da quaggiù il dibattito intorno alla Finanziaria 2007, lo sblocco di fondi e assunzioni, il temuto (e poi ritirato) articolo 42 che avrebbe trasformato gli Enti in “agenzie” arriva piuttosto confuso. La Montalcini prima appoggia, poi ritire e ammette di non aver capito; il ministro Mussi ha i soldi per le nuove assunzioni, poi di colpo i soldi non ci sono più. L’impressione generale è che nessuno sappia bene cosa fare e come farlo, e che nel dubbio si facciano danni.
Fino ad oggi l’analisi del malcontento più esauriente che abbia letto è quella di Bertolucci (INFN) del 3 novembre, che condivido in pieno. Due punti tra i tanti; a proposito della “fuga dei cervelli”:
io non sono angosciato dalla fuga di cervelli, perché i cervelli e bene che vadano all’estero, ma se non creiamo un sistema anche per attrarli, la cosa non funziona, perché un sistema sano è un sistema in equilibrio, nel quale il numero di quelli che escono e di quelli che entrano è più o meno uguale. Noi invece abbiamo un sistema fuori equilibrio dove prevale la perdita.
e sul malcostune della “politica degli annunci”, nella cui trappola anche questo governo sembra cadere:
i precari potranno essere assunti dal 1° gennaio del 2008, per cui abbiamo di nuovo una politica degli annunci, ma priva di fatti, perché la gente mangia ogni giorno e non possiamo dire alle persone: “per un anno digiuna, perché poi, dal 1° gennaio 2008, ti assumiamo”.
A oggi la situazione, pur dopo settimane di emendamenti, non sembra molto migliorata (se non forse sulla questione dell’articolo 42). Per citare uno dei sintomi che mi sembrano peggiori, sono fresche di questi giorni le dimissioni di Walter Tocci, responsabile DS per ricerca e università:
Ho rassegnato le dimissioni da responsabile DS per ricerca e università. Chi ha letto i comunicati precedenti avrà compreso le mie riserve su tante cose che va facendo il governo e anche su quelle che non va facendo. Gli obiettivi del nostro programma elettorale erano ben diversi. Con tanti di voi, sia in pubbliche riunioni sia negli scambi di messaggi, mi ero impegnato, a nome del mio partito, a realizzarli. Non posso non prendere atto dello scarto tra le parole e i fatti.
Manco a dirlo, nella comunità scientifica l’Italia non ci fa una bella figura, si veda per esempio quest’articolo su ll’ultimo numero di Science. Nessuno che si vergogni?
Stampanti e sprechi 23 novembre 2006
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Il servizio di stampa del Cern è stato migrato di recente su server Win****. Chissenefrega, direte voi. In effetti la cosa avrebbe dovuto essere più o meno trasparente, non fosse che, a migrazione avvenuta, non è stato più possibile evitare di stampare i banner.
Antefatto: al Cern le stampanti sono condivise, per cui per evitare che qualcuno passando nel corridoio possa confondersi e prendere dalla stampante il mio documento, prima di ogni stampa le stamanti sputano fuori un foglio con il logo del Cern e il nome dell’autore, un banner appunto. Forse la cosa aveva senso molti anni fa, con un numero di stampanti ridotto. Oggi il risultato tipico è quello della foto qui a fianco. A completare il quadretto, di fianco a questo sfacelo campeggia un cartello che invita al riciclaggio e alla rduzione dei consumi di carta.
Ho fatto due conti: una stampa media da queste parti è di circa 4 pagine, il che vuol dire uno spreco medlio del 20% della carta. Piuttosto irritato qualche settimana fa ho scritto al servizio di HelpDesk per chiedere come fare a disabilitare la stampa dei banner. Risposta:
These printer provide a banner page by default which can definitely not be changed under Windows. For Linux it might be possible to disable this option explicitly, see http://linux.web.cern.ch/linux/documentation/cups-1.1/#4_2 for more details.
Traduzione: non si può fare (anche sotto linux l’opzione di CUPS -o job-sheets=none viene bellamente ignorata), non sappiamo come farlo, non vogliamo farlo. Allora ho provato a scrivere al servizio di tutela dell’ambiente del Cern, sperando che almeno loro si degnassero di considerare il problema. Ad oggi, silenzio su tutta la linea.
Forse si apre uno spiraglio: sull’ultima CERN Computer Newsletter oggi ho trovato un trafiletto che dice:
The printing of banner pages has been disabled under the new infrastructure to reduce paper consumption. Statistics show that the average print job size is small, and paper savings of up to 20% could be made by not printing the banner page.
Ehi, sembra che il mio messaggio abbia fatto strada.Proviamo un po’… no! La stampante dietro al mio ufficio sputa ancora i fogliastri. C’è qualcosa che non va. Cavoli.
Update: mi hanno telefonato dal centro di calcolo, proponendomi di eliminare la stampa dei banner dalla stampante dietro il mio ufficio, a patto che facessi un’inchiesta tra i colleghi verificando che fossero d’accordo. Grazie al cielo non ero l’unico innervosito dallo spreco, e finalmente abbiamo interrotto la stampa dei banner almeno qui. Certo, pare basti si lamenti uno solo e…
I have disable the banner page for printer “40-1d-cor” as requested but be aware that if we get complains from users wanting to have the banner page we will have to re-enable it.
Frontiere della comunicazione: incontri e conferenze 21 novembre 2006
Inviato da Marco in : Geek attitude, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni aggiungi un commentoDa queste parti tutti parlano di nuovi mezzi di comunicazione, collaborazione e condivizione del sapere. E io vengo a saperlo sempre piuttosto tardi
Il servizio bibliotecario del Cern ogni anno organizza un ciclo di incontri legati alla divulgazione e alla comunicazione della scienza, i “Library Science Talks“. Quest’anno il programma era molto interessante, si parlava di Open Access, fonti sul web e loro affidabilità e reperibilità, Wikipedia e ovviamente, del ruolo emergente dei blog nell’informazione tradizionale. Da bravo sono riuscito a perdermeli tutti fino a oggi: l’ultimo incontro è proprio lunedì prossimo, vedrò di non mancare almeno questo. Chissà se pubblicano delle relazioni?
Questo invece potrebbe non scapparmi: sulla porta di fronte al mio ufficio ho notato la locandina di Shaping Collaboration 2006, una conferenza che si terrà dall’11 al 13 dicebre presso il Centre International de Conférences Genève e che vorrebbe discutere di modalità organizzazione di grandi collaborationi scientifiche su scala mondiale (guarda caso, proprio tipo quelle di LHC) e dell’uso dei (nuovi) strumenti collaborativi nell’era della rete. Sarebbe persino prevista una sessione su “Collaborative Tools and Developing Countries”: sembra molto interessante, e mi piacerebbe proprio andarci, tanto più che apparentemente l’ingresso è gratuito per i membri delle collaborazioni LHC. A patto che ci siamo posto. Speriamo.
LHC biking tour 19 novembre 2006
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni, Vita di frontiera 1 commento finoraChe cosa possono fare insieme in un pigro sabato pomeriggio di novembre un ingegnere austriaco e un fisico delle particelle italiano con in comune una passione per la montagna, la bici e i giochi di società? Tra le tante possibilità che suonerebbero normali ai più, complice una banda di polacchi, Tom ed io abbiamo deciso di fare il giro del tunnel di LHC in bici.
Beh? Vi suona strano? 27 chilometri a 100 metri sotto terra in un tunnel strettino pieno di magneti superconduttori e altri macchinari? Cosa volete che vi dica… ci sono cose che vanno fatte una volta nella vita. Se siete un fisico sperimentale, perlomeno.
Per gli affamati di dettagli: si, sia Tom che io che tutti gli altri siamo autorizzati a scendere nel tunnel a ogni ora del giorno e della notte; e si, avevamo tutti le scarpe di sicurezza, i caschi e ovviamente la biocell in caso di fughe di gas e deficit di ossigeno (e la biocell pesa, vi assicuro). Siamo partiti da Point 1 (Atlas) e abbiamo fatto il giro in senso antiorario, passando nell’ordine dalle parti LHCb, Point 6 (dove si trovano i monitor di fascio), CMS, Point 4 (dove ci sono le camere acceleratrici di LHC) e infine Alice. LHCb è nel punto più basso, per cui la prima metà è stata in (blanda) salita.
E’ stato bello e decisamente istruttivo. Ecco una piccola clip, primo esperimento di video su web. L’audio è in polacco, manco a dirlo

Siamo servi inutili? 10 novembre 2006
Inviato da Marco in : Mezzi e messaggi, Scoutismo 2 commentiFaccio un’esperimento.
Siccome domani a Spettine ci sarà una riunione di Pattuglia Stampa Nazionale scout per la verifica dei tre anni di mandato, io latito senza ritegno e rimango a Ginevra, ma da bravo ho fatto i compiti e scritto i miei due centesimi di riflessioni, oltre che a mandarle alla Pattuglia le schiaffo anche qui. In fondo di frontiere della comunicazione di tratta. Vediamo che succede.
La Pattuglia
Un bilancio di tre anni in trenta righe. Mi sembra che abbiamo lavorato bene (quanto siamo bravi ce lo siamo già ampiamente detto nel passato!), soprattutto relativamente alla parte “didattica”. I laboratori sono il punto forte della pattuglia, noi ci siamo trovati bene a lavorare insieme, con stili e direzioni compatibili, un’empatia rara e una buona voglia di fare riflettere gli allievi su giornalismo e comunicazione. Bene, bravi, bis? C’è un bel controaltare negativo: in questo tripudio di bravura e entusiasmo
non siamo riusciti quasi per niente (a essere gentile) a influenzare le linee della stampa e in generale della comunicazione nazionale. La scarsa partecipazione delle redazioni nazionali e dei quadri ai laboratori, l’evidente difficoltà di dialogo con il centrale, il continuo impasse nella definizione delle linee guida della comunicazione dell’Associazione, l’ennesima marcia indietro nella gestione delle comunicazioni elettroniche (per chiarirci, penso più alla gestione dei contenuti di agesci.org che all’amministrazione del forum) ne sono la prova. E’ un fallimento della pattuglia, credo, ma non sono sicuro che la responsabilità sia completamente nostra. Anzi. Peccato.
il Web (quelllo scout)
Mi è stato chiesto nuovamente di commentate in qualità di “esperto web” (ah!) sulla gestione passata e le prospettive per il futuro. Siccome l’ho già fatto ripetutamente nel passato con diverse sfumature di delusione cercherò di essere breve.
Negli ultimi tre anni il settore ha provato (di nuovo! un’eterna ghirlanda brillante!) a riflettere sul senso di comunicare con i mezzi di oggi, e di adeguarli. Con una ciclicità direi quasi perversa, dopo un po’ abbiamo trovato il solito muro di gomma. Per la vostra gioia, vi allego il piano redazionale web presentato (e approvato!) in Consiglio alla fine del 2004, invitandovi a rileggere sopratutto la Premessa: che cosa c’è di tutto questo oggi? Per i distratti, la risposta è semplice: nulla. Il Centrale continua a pensare al web come a una bacheca interna per adulti, e tutto il lavoro fatto (anche tecnicamente!) per darci uno strumento flessibile che ci aiutasse nello scopo di comunicare meglio un’immagine che ci rispondesse serve a poco. Esempietto, chiedete a Augusto (l’uomo che ha scritto il CMS personalizzato di agesci.org) per i dettagli: dall’apertura del nuovo sito a oggi, con la gestione da parte della Segreteria dell’homepagedi agesci.org, non c’è stata nessuna risorsa proveniente dai portali interni che sia arrivata agli onori della prima pagina. E nessun abbozzo di coerenza redazionale: apro a caso oggi (venerdi 10 novembre) agesci.org e sull’homepage trovo nell’ordine: l’avviso di interruzione dei servizi, l’annuncio di ControMafie, il Manifesto della Manifestazione nazionale per la pace e la giustizia in Medio Oriente. Mi comunica un’immagine un po’ lontana da “un’associazione scout, che si occupa di ragazzi”, non trovate?
Come compito a casa vi propongo di leggere il testo scritto da Mario Tedeschini Lalli (caporedattore di Kataweb e a lungo scout, e anche giornalista scout) per una delle tavole rotonde del RoverWay di quest’estate, che ho tradotto per l’occasione. Esercizietto: sostituite “società democratiche” con “associazioni scout democratiche” e “utenti” con “scout”. Come siamo noi rispetto a questo scenario (che è lo scenario di oggi, non si scappa!)? Suggerimento: male, molto male. E il triste è che noi invitiamo personaggi come Mario ai nostri laboratori – o al RoverWay – per arringarci su come dovrebbe essere una comunicazione di frontiera, e riempiamo la testa degli allievi, e facciamo le pulci alla stampa e al web regionale, per poi disattenderne completamente le linee guida a livello nazionale. Che bravi.
La riforma del Settore Stampa
Ho già detto abbastanza sopra. Copiate e incollate il paragrafo precedente. Parole chiave in generale: cura della costruzione e della veicolazione dell’immagine dell’associazione, apertura alle nuove tecnologie nella loro forma realmente interattiva. Un’occhiata al punto 7 degli obiettivi del WOSM (Scouting Profile) potrebbe non guastare (s suo tempo io ero andato al seminario del WOSM proprio su questo spedito dall’Associazione… lettera morta? Per i curiosi, date un’occhio qui e cliccate su creating a better image. Questi sono professionisti, mica pizza e fichi.)
I laboratori
Perché, dopo i rudimenti di giornalismo e le tecniche più avanzate, non lanciarsi proprio in un laboratorio (o una serie) sulla costruzione e la veicolazione dell’immagine scout nell’era della comunicazione convergente? Lo so, è sempre la stessa idea, e però… E però non vi nascondo una certa mancanza di motivazione, proprio per i motivi raccontati nella verifica di pattuglia. Siamo servi inutili? A volte mi sembra di si.
Zampillo saluti svizzeri a tutti.
I canzonieri sono illegali? E canticchiare sotto la doccia? 1 novembre 2006
Inviato da Marco in : Geek attitude, Militanza aggiungi un commentoHo iniziato a suonare la chitarra intorno ai 13 anni, e come molti ho cominciato a orecchio, strimpellando canzoni che si cantavano agli scout. Ho imparato le posizioni di 4 accordi, e mi sono esercitato a metterli insieme seguendo le indicazioni di qualche canzoniere, foglio volante o raccolta manoscritta. Come per tutti, i miglioramenti sono arrivati suonando, suonando tanto, e sopratutto suonando con qualcuno che, con un orecchio più allenato del mio, potesse insegnarmi nuove sequenze e passaggi. Alzi la mano chi, perlomeno tra i chitarristi da spiaggia, non ha seguito la stessa trafila: qualcuno di voi ha mai immaginato di comprare gli spartiti de “La canzone del sole” (o de “Il gatto e la volpe”, “la locomotica”… ognuno sostituisca la sua hit nazional-popolare preferita)? Suvvia, sappiamo tutti come funziona: di solito impariamo la sequenza di accordi guardando qualcuno che li sa, oppure “tirandoli giù” a orecchio nei lunghi pomeriggi della nostra adolescenza. I più diligenti tra noi li hanno appuntati su un quadernetto a futura memoria. per la gioia delle fotocopiatrici.
Poi è arrivata la rete, e il passaggio di mano in mano è stato soppiantato dai siti di parole, accordi e tablature. Esattamente come prima, solo su scala maggiore: stessi adolescenti con un sacco di tempo da perdere ad ascoltare musica e cercare di riprodurla sulla loro chitarra, stessi quadernetti degli accordi (spesso lontani da essere giusti!). Unica differenza: una distribuzione mondiale ed elettronica.
Leggo qua e là sulla rete che qualche multinazionale della musica mondializzata ha mosso azioni legali (e non è la prima volta) per chiudere i siti (OLGA per citarne uno dei più grandi, da cui mi sono servito più di una volta) che raccolgono queste raccolte di parole e musica collezionate “da fan per fan”. Ma siamo impazziti? Attenzione attenzione: ascoltare un brano nusicale, risuonarlo a orecchio e condividere questa informazione musicale sarebbe illegale! Ma allora anche tutti i canzonieri che circolano nei gruppi scout, nelle parrocchie, nelle custodie delle chitarre da battaglia di tutto il mondo sarebbero illegali! E non sarei dunque più autorizzato a rispondere alla classica domanda “mi tiri giù gli accordi di… ?” che generazioni di ragazzini a cui ho insegnato a suonare mi hanno fatto? Fra quanto dovremo pagare i diritti per canticchiare sotto la doccia?
Ci serve un nuovo modello per la tutela (per carità, sacrosanta) della proprietà intellettuale, che non sia la consueta scusa liberticida per arricchire i soliti noti. Ma esite già, e tutto il resto è tristemente fuffa.
