Doomsday Book, l'anno del contagio

Il secondo romanzo di fantascienza vincitore sia del premio Hugo che del premio Nebula che ho letto nel 2016 è The Doomsday Book di Connie Willis. Pubblicato nel 1992, e tradotto nel 1996 in italiano come L'anno del contagio, è un romanzo di fantascienza particolare, perché, per una volta, l'azione si svolge principalmente nel passato. Immaginate dunque un romanzo storico, basato però sulla premessa che, in un futuro relativamente prossimo, sia stato inventato un modo per viaggiare indietro nel tempo. I dipartimenti di storia e di archeologia delle università prossime venture sono stati rivoluzionati dalla scoperta: la ricerca "sul campo" si fa mandando fisicamente i ricercatori nel periodo che si vuole studiare, con tutte le complicazioni del caso. Servono dunque tecnici qualificati per garantire che il viaggio vada bene, e che il ricercatore arrivi nel posto e soprattutto nel momento previsto. E serve un'organizzazione certosina, per permettere al ricercatore di integrarsi nel passato senza destare sospetti o disturbare l'ordine degli avvenimenti: abiti adeguati, lingue antiche da imparare, usi e costumi da comprendere e a cui abituarsi in anticipo, e vaccinazioni a larghissimo spettro per sopravvivere a standard di igiene e medicina d'epoca.

Le cose non vanno sempre per il verso giusto, e le porte temporali non si aprono sempre con la precisione sperata. Può capitare dunque che la giovane dottoranda Kivrin, pronta a partire per il 1320 per studiare la vita dell'Inghilterra medievale, si ritrovi per errore catapultata nel 1348, e d'altronde nessuno fino ad allora aveva viaggiato così indietro nel tempo. Ventotto anni di differenza possono sembrare pochi, ma nel 1348 le cose sono diverse da come gli studiosi del presente si sarebbero aspettati. Nel 1348 nessuno sembra capire la lingua tardo medioevale che Kivrin ha imparato, i vestiti con cui è partita non sono adeguati, la carenza di pulizia a cui si è preparata non ha niente a che vedere con la totale mancanza di igiene che incontra. Ma sopratutto nel 1348 l'Inghilterra è nel bel mezzo dell'epidemia di peste nera che ne decimerà la popolazione. Il romanzo alterna dunque il disperato soggiorno di Kivrin nel passato, tra fatiche personali, incomprensioni e barriere culturali insuperabile, e la devastazione della peste; e il presente/futuro prossimo dell'Inghilterra, dove una molto più banale epidemia di influenza rende il recupero di Kivrin dal salto temporale sbagliato ancora più complesso di quanto non sarebbe normalmente.

Toccante e capacissimo di descrivere l'insuperabile alterità tra culture separate da secoli, The Doomsday Book mi è piaciuto moltissimo. Molto diverso dalla fantascienza di futuro, spazio e astronavi, è stata una rinfrescante boccata d'aria fresca nelle mie letture. Connie Willis ha scritto altri due romanzi gemelli basati sulla stessa meccanica della ricerca storica basata sui viaggi nel tempo, Blackout e All Clear, anche loro vincitori della coppia Hugo/Nebula (nella sua carriera la Willis ha vinto dieci Hugo e sette Nebula!), e anche loro dunque nella lista di romanzi da leggere. Visto quanto mi era piaciuto The Doomsday Book mi ci sono subito buttato sopra, per scoprire però con un certa delusione che la giovane Kivrin, alla quale mi ero tanto affezionato, non era più tra protagonisti dei nuovi viaggi nel tempo. Sembrano esserci ancora il suo supervisore all'università, Mr. Dunworthy, e Colin, il ragazzino intraprendente che in The Doomsday Book è fondamentale per il ritorno di Kivrin al presente. Per adesso li ho messi da parte, ci tornerò. Peccato però, visto che Kivrin è uno dei rari casi di donne protagoniste di viaggi nel tempo. Buona lettura.

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3 Commenti

  1. Oriella Dorella
    Pubblicato il 11 marzo 2017 alle 08:21 | Permalink

    Una donna che viaggia nel tempo a ritroso! Mi ispira molto! Vorrei provare a leggerlo in inglese (che so abbastanza bene)... secondo te è molto difficile? che tipo di linguaggio usa lo scrittore? grazie per i consigli.

  2. Pubblicato il 11 marzo 2017 alle 09:27 | Permalink

    Io l'ho letto in inglese e non ricordo particolari difficoltà, anzi. Fammi sapere!

  3. Isa
    Pubblicato il 13 marzo 2017 alle 16:53 | Permalink

    Letto ( ma non ricordo in che lingua) !! Piaciuto un sacco anche a me, specialmente il giochetto con le malattie (non dico altro)
    Da leggere assolutamente!

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

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    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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