L'ultima estate. Romagna, domenica 14 agosto 1994

Strada su strada (foto: Santa Sofia Busker Festival)

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è l'undicesima puntata, il racconto inizia qui.)

Sveglia ore 13.00! A pranzo ci aspettano le tagliatelle al ragù della nonna di Lamù (evviva!). Oggi salutiamo Willi, che parte per Varazze: fra due giorni sarà su un aereo che lo porterà a Philadelphia (USA!). Buon Viaggio, Akela! [1]Punti esclamativi come se piovessero! Il ragù era buonissimo! Willi aveva persino dovuto farsi la carta! di! credito! per! andare! in! America!

Il saluto avviene in piena crisi di deficienza: una parata di due ali di persone accompagna Willi dalla porta di casa all’auto che lo porterà alla stazione. Commossi cantiamo “Se il mare fosse de toccio e i monti de polenta”, altro inno delle vacanze. [2]Una profonda conoscenza della canzone popolare italiana ha sempre contraddistinto la mia compagnia di amici. Mi accorgerò prestissimo di quanto mi mancherà, a parte gli scherzi.

Nel pomeriggio svacco, bucato, letterine. [3]"Svacco" nel senso di "dolce far niente", "bucato" nel senso di "lavaggio panni", "letterine" nel senso di "brevi missive cartacee da inviare agli amici con posta ordinaria", non di "giovani e procaci soubrette televisive, anche se forse sarebbe stato meglio. Lamù e Cassandra sfrondano abbondantemente la pianta delle nocciole nel giardino, mangiandone quantità inenarrabili.

Questo pomeriggio a Santa Sofia inizia il III Raduno degli Artisti di Strada. [4]Che ancora si tiene ogni anno! Girando per le vie lungo il fiume Bidente incontriamo clown, suonatori rinascimentali, un poeta folle, un omone che canta Guccini, quattro fratelli tedeschi che suonano acustici, [5]Questi erano veramente bravi, almeno per i miei standard dell'epoca. SI chiamavano "The Brothers", e ricordo di aver persino comprato il loro CD autoprodotta, ascoltato a lungo nelle estati successive. La loro cover acustica di "Ain't no sunshine" era particolarmente bella. un gruppo jazz con un incredibile suonatore di “steel drum” (trattasi di un pentolone bombato che emette suoni a metà tra il metallofono e le “tubolar bells”). Anch’io cerco di unirmi all’atmosfera facendo il giocoliere con tre palline rubate a Jariten, fratello di Lamù, [6]Lo so, lo so, nell'anime giapponese Jariten è il cugino di Lamù, mi si perdoni la licenza. ma la mia grande fortuna mi porta al primo errore a perderne una, per cui rinuncio e mi rassegno a fare piacevolmente solo lo spettatore.

Quella di fare il giocoliere è una fissa che mi è venuta l’anno scorso, non mi ricordo bene perché. [7]In realtà forse me lo ricordo. Nella mia vacanza sui treni dell'Europa dell'estate del 1993 avevo incontrato diversi busker e artisti di strada, molti dei quali giocolavano. Suonare sapevo suonare, giocolare invece mi mancava, e l'idea di un futuro da artista di strada bello e straccione mi piaceva assai. Ergo l'idea di allargare le mie competenze circensi. Ho cominciato a casa con ogni tipo di frutto, anche se la mia mamma se l’è un po’ presa quando ho iniziato a usare i kiwi. [8]Perlomeno non ho mai provato con i cachi. Sono poi passato alla scatolette di tonno e anche ai sassi, [9]Consiglio: non provateci, né con le une né con gli altri. in mancanza di meglio, fino a quando alcuni amici esausti mi hanno regalato delle palline da tennis, [10]Il che spiega il problema della perdita della pallina: le palline da tennis rimbalzano, sono fatte per questo, mentre le palline da giocoleria, oltre a essere più piccole di quelle da tennis, sono deliberatamente fatte per non rimbalzare in caso di caduta a terra! Ma questo l'avrei imparato in seguito, un paio di anni dopo, grazie a un altro regalo. che lasciassi in pace i loro mandarini, diavoli!

Note   [ + ]

1. Punti esclamativi come se piovessero! Il ragù era buonissimo! Willi aveva persino dovuto farsi la carta! di! credito! per! andare! in! America!
2. Una profonda conoscenza della canzone popolare italiana ha sempre contraddistinto la mia compagnia di amici.
3. "Svacco" nel senso di "dolce far niente", "bucato" nel senso di "lavaggio panni", "letterine" nel senso di "brevi missive cartacee da inviare agli amici con posta ordinaria", non di "giovani e procaci soubrette televisive, anche se forse sarebbe stato meglio.
4. Che ancora si tiene ogni anno!
5. Questi erano veramente bravi, almeno per i miei standard dell'epoca. SI chiamavano "The Brothers", e ricordo di aver persino comprato il loro CD autoprodotta, ascoltato a lungo nelle estati successive. La loro cover acustica di "Ain't no sunshine" era particolarmente bella.
6. Lo so, lo so, nell'anime giapponese Jariten è il cugino di Lamù, mi si perdoni la licenza.
7. In realtà forse me lo ricordo. Nella mia vacanza sui treni dell'Europa dell'estate del 1993 avevo incontrato diversi busker e artisti di strada, molti dei quali giocolavano. Suonare sapevo suonare, giocolare invece mi mancava, e l'idea di un futuro da artista di strada bello e straccione mi piaceva assai. Ergo l'idea di allargare le mie competenze circensi.
8. Perlomeno non ho mai provato con i cachi.
9. Consiglio: non provateci, né con le une né con gli altri.
10. Il che spiega il problema della perdita della pallina: le palline da tennis rimbalzano, sono fatte per questo, mentre le palline da giocoleria, oltre a essere più piccole di quelle da tennis, sono deliberatamente fatte per non rimbalzare in caso di caduta a terra! Ma questo l'avrei imparato in seguito, un paio di anni dopo, grazie a un altro regalo.
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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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