Quando la sabbia del deserto la trascorrerà

È mercoledì sera, sono accoccolato sul divano della casa in montagna degli suoceri. La Pulce dorme ormai da mezz’ora, accompagnata dalla voce di Gianmaria Testa che canta piano dagli altoparlantini del mio portatile, piano per non svegliarla, piano per tenerlo ancora un po’ con noi, ché è partito e mi manca.

Oggi il sole è venuto a trovarci in montagna, nonostante la giornata promettesse veramente male, nebbia e pioggia mista a neve. Siamo partiti per sciare lo stesso, la Pulce e io, il maltempo non ci fa mica paura, e siamo stati ripagati. La fortuna aiuta gli audaci, a volte. Siamo in vacanza post-Pasquale, lei perché la scuola è chiusa fino a lunedì prossimo, io perché da anni mi godo questa settimana di vacanza montagnina con la fanciulla, e mai come quest’anno ne avevo bisogno.

Qui sui monti non c'è la rete, il che è un regalo. Questo vuoto di connessione lascia spazio a pensieri, o semplicemente al silenzio, una ricchezza rara. Batto sui tasti del portatile, e forse domani, durante la visita quotidiana con la Pulce alla biblioteca del paese, o se il telefono si aggancia al mondo esterno, pubblicherò sul blog queste parole. Ho voglia di raccontare, è tanto che non scrivo su Borborigmi. Anche se, da come ho cominciato, le parole rischiano di essere troppe, e chi legge oltre alla quinta riga su internet oggi? Vale la pena? E poi Borborigmi non ha nemmeno una faccia adatta a farsi leggere da un furbofono, sta diventando un sito antico, fuori tempo. Non leggerà nessuno, mi dico, sono tutti su Facebook. Magari non lo pubblico. Scrivo comunque.

È arrivata la Pasqua di Resurrezione, finalmente. L’ho attesa con fatica e caparbietà, dentro e fuori, tenendo stretti tra le mani i fili di troppe matasse da sbrogliare, di troppi aquiloni pronti a scapparmi. Qualche tempo fa appuntavo sul blog “prima o poi vi racconto, magari dopo Pasqua, visti tempi e scadenze”. Ecco, vi racconto, come viene. E pazienza se è lungo e sconnesso.

Mi sono preso una settimana di vacanza perché, dalla fine di settembre 2015, in modo praticamente continuativo, ho lavorato. Detta così sembra una banalità: tutti lavorano, non è mica una gara, non voglio mica vantarmi. Vorrei solo spiegare perché sono stato assente da queste pagine, perché ho latitato su tutti fronti, mettendo nel congelatore troppi progetti, fossero lo scrivere su Borborigmi o montare il lampadario del soggiorno. Per me, e per la mia famiglia che mi sostenuto e sopportato in questi mesi, “in modo praticamente continuativo” ha voluto dire tutti i santi giorni, dal mattino alla sera, col mattino che iniziava costantemente alle 8 (o prima ancora), e la sera che, nei migliori dei casi, finiva verso l'una di notte. Dove, senza esagerare, “tutti i santi giorni” comprendevano i sabati e le domeniche, quasi sempre, negli ultimi sei mesi. Un ritmo forsennato, spesso insostenibile e volentieri insensato, a volte cercato per necessità, molte altre subìto. Non sarei sopravvissuto conservando un minimo di sanità mentale senza la pazienza di Irene e Giulia, sante subito, entrambe. E se da settembre, con un’intuizione fortunata che mi ha salvato la ghirba, non mi fossi messo a praticate un’arte marziale nell’unico dopocena della settimana in cui ho strenuamente difeso due ore non dedicate al lavoro.

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La lista delle cose che ho fatto da settembre a oggi è lunga e densa, come una melassa in cui nuotare è possibile ma pericoloso, come sabbie mobili. È iniziato tutto con una dottoranda a fine corsa, che mi sono ritrovato a dover accompagnare per mano alla discussione della sua tesi, più del lecito, più del dovuto e del necessario. Una studentessa inizialmente promettente, che a un certo punto ha tirato i remi in barca, per scelta o per incapacità o probabilmente per entrambe, e che, alla fine del suo percorso, mi ha fatto letteralmente impazzire. Perché io sono cresciuto nei cortili cementati degli oratori, mi sono nutrito di “nessuno va lasciato indietro mai”, e “si cammina al passo del più lento”, e “tutti possono farcela se supportati nel modo giusto”, insomma, di quelle idee e di quella retorica li. E invece, a posteriori, forse questa andava davvero lasciata indietro. Io ne avrei certamente guadagnato in salute mentale e fegato, e lei in tempo, magari. E invece. Ma comunque, mai più.

A ottobre, inviata la dottoranda verso altri lidi, mi sono messo a preparare un concorso ambizioso per un posto prestigioso che, spoiler alert, alla fine non ho vinto. Un concorso di quelli che, se ti invitano, è già un bel successo. Di quelli che c’è un posto per tutto il mondo, che devi sapere tutto di tutto perché te lo chiederanno, e io tutto di tutto mica lo so, ma comunque in ottobre, oltre a lavorare, mi sono messo a studiare, tutte le sere, tutti i week-end. Studiare come non facevo dai tempi di Istituzioni di Fisica Teorica a Torino, che Rossetti mi faceva una paura fottuta, e io pensavo di non averci la testa per le equazioni e forse avrei dovuto fare ingegneria, e per esorcizzare la paura studiavo studiavo studiavo, e poi ho anche preso trenta e lode di Istituzioni, e comunque Rossetti, se mi ricordo bene, faceva paura a tutti. A ottobre dell’anno scorso ho imparato e rimparato un sacco di cose, e, al di là del risultato deludente del concorso, ho riscoperto quanta soddisfazione possa dare provare a sapere quasi tutto, e quanta fatica costi.

Tra novembre e Natale ho coordinato un gruppetto di lavoro di ATLAS. Scopo del gruppo, scoprire nuove particelle che potrebbero disintegrarsi in coppie di fotoni. E tra le coppie di fotoni che abbiamo raccolto in quel periodo, sembravano proprio esservi le tracce di una nuova particella. Ho dunque passato le notti di quel periodo a spulciare i dati, per capire se quelle tracce che assomigliavano al passaggio di una nuova bestia fossero magari un errore, un cavetto collegato male, un pezzo di software senza briglia. Le giornate, invece, le ho spese a convincere il resto di ATLAS che, sì, magari le tracce erano una fluttuazione statistica, ma non erano uno sbaglio, e il cannocchiale che avevamo costruito per metterle in evidenza era sano e ben pensato. Un lavoro necessario quanto la ricerca stessa, una sorta di processo a se stessi, costruito per evitare passi falsi, perché per affermazioni straordinarie servono prove altrettanto straordinarie. E poi, a volte, anche le prove straordinarie, comunque non bastano, ed entrano in ballo politica e sociologia, e la fatica raddoppia, e il divertimento dimezza, ma sorvoliamo, vi basti l’idea.

Del risultato di fine anno vi ho già raccontato un po’, per cui non indugio troppo. Come dicevo, nei dati presi da ATLAS nel 2015, e in particolare tra quelli con dentro due fotoni, ne abbiamo trovati un po' che sembrerebbero venire dalla disintegrazione di una nuova particella misteriosa, con una massa di 750 GeV. Sono il segno di una scoperta? Per darvi un’idea dell’ampiezza della questione, questo eccesso potrebbe essere semplicemente una danza dei dadi dell’universo; oppure una qualche magagna nel funzionamento dell’esperimento; o ancora la scoperta del secolo, quella che ribalterebbe il tavolo e riaprirebbe i giochi della fisica delle particelle elementari, ancor più del bosone di Higgs. Una roba che, fluttuazione o errore o possibile scoperta straordinaria da confermarsi, dal 15 dicembre 2015 a oggi i colleghi teorici ci hanno scritto più di 300 articoli per tentare di spiegarla. Da cui la cautela, le follie organizzative, le notte insonni, prima di poter dire qualcosa pubblicamente.

E infine, ai primi di dicembre, gli amici di CMS ci hanno sussurrato che, forse per caso o forse no, anche loro vedevano un eccesso di doppi fotoni con caratteristiche simile al nostro, e, se l’universo ci stava facendo uno scherzo, allora era (ed è) uno scherzo proprio ben congegnato. Sono seguite le riunioni segrete con i concorrenti dell’altro lato dell’acceleratore, per verificare che non stessimo facendo lo stesso errore da entrambi le parti; e la redazione dell’articolo in cui diciamo cosa vediamo, per redigere il quale ogni singola parola viene soppesata, e bisogna tenere in conto tutti i commenti, le critiche, i suggerimenti. Le ore di sonno per notte sono di nuovo diminuite, e la vita familiare, e l’equilibrio. Ma vuoi mettere la soddisfazione?

Il 18 dicembre scorso il CERN ha chiuso per la pausa natalizia, e mi sono preparato a dormire per una settimana di fila. E invece. C’era il gruppo di lavoro da riorganizzare, perché un risultato come quello appena presentato doveva essere pubblicato al più presto, di certo prima delle conferenze invernali, e prima della ripresa di  LHC in primavera. E io ho accettato di assumermi la responsabilità di riorganizzare, coordinare, mettere insieme, perché le sfide mi piacciono, e quel risultato lo sento mio come pochi, qualunque cosa sia. A gennaio il muro del mio ufficio al CERN ha allora assunto questo aspetto, a metà tra l’organizzazione geniale che nei film americani salva il progetto dalle scadenze impossibile, e la parete inquietante della tana segreta di un serial killer.

AgilePhysics

Per fortuna davanti alla parete coperta dai fogliettini gialli non sono rimasto solo, altrimenti sarei morto. Per una serie di ragioni, a metà gennaio ho dovuto individuare un nuovo collega con cui co-gestire il marasma, ché quello designato in precedenza non poteva più, per ragioni su cui è meglio sorvolare. Mi ha salvato L., l’amico con cui quindici anni fa mi fraggavo sui server hackerati dell’università di Milano, oggi stimato professore della stessa, che tra fine gennaio e l’altro ieri è venuto settimanalmente in trasferta al CERN. Insieme, abbiamo, in qualche modo, domato la bestia, soprattutto la bestia sociologica di far lavorare insieme la gente, ché la gente, specie la gente molto intelligente, a lavorare insieme fa fatica. In un modo o nell’altro, col manipolo dei prodi dei doppi fotoni, siamo arrivati alle conferenze invernali con un nuovo risultato.

C'è una nuova particella tra i dati di ATLAS e CMS? Non possiamo ancora dirlo. L'eccesso è intrigante, e sarebbe veramente bello se i dati nuovi che raccoglieremo entro l’estate ne confermassero l'esistenza. Questo non toglie che, a inizio marzo, l’eccitazione fosse comunque molta. Agli incontri di Moriond (che a Moriond in Francia si sono svolti forse un paio di volte, e che da anni si tengono in Val d'Aosta) dovevo andarci tutta la settimana, per una di quelle conferenze in cui al mattino e alla sera si discute di fisica, e nel pomeriggio si scia. È finita che sono restato a casa fino all’ultimo, a limare i dettagli e a impartire la benedizione finale ai risultati. In montagna ci sono andato solo per presentarli, perché, tra le altre cose, ATLAS mi aveva anche designato come oratore per l’occasione. E ovviamente sono stato contento, è stato un bellissimo riconoscimento del quadruplo mazzo. Certo, è stato anche lavoro in più, ma tanto ormai chi la sentiva la differenza?

Il giorno dopo, quando la notizia è percolata sui giornali, qualcuno si è chiesto perché non avevo parlato su Borborigmi del risultato. Ecco, non ne avevo parlato perché ero intento a preparare il risultato, a presentare il risultato, a gestire il risultato. Se c’è una cosa che questo mesi mi hanno insegnato, è che fare il comunicatore della scienza e lo scienziato non sono sempre attività compatibili, specie se la scienza è dura e affilata e si vuole contribuire di persona dalla prima linea. Poi non ne parlavo sul blog anche perché in quei giorni è morto Oliver, e sto ancora scontando un lutto rancoroso. E la stanchezza era tale, che, se c’era del tempo libero, dovevo dedicarlo a dormire un po’.

Dormire un po’, ma non troppo, perché a inizio gennaio, siccome mi piacciono le sfide impossibili, avevo anche pensato di affiancare al mio carico lavorativo la preparazione di quella che in Francia chiamano l'Habilitation à Diriger des Recherches. Si tratta di un titolo universitario dopo il dottorato, che esiste solo in Francia, una sorta di bollino che mi autorizzerà a firmare tesi di laurea e di dottorato allo stesso livello di un professore universitario, anche se sono un ricercatore di un ente come in Italia potrebbero essere il CNR o l'INFN. Per farlo, nelle notti di gennaio ho anche preparo un manoscritto, sintetizzando i risultati dei miei lavori degli ultimi anni, mirabilmente corretto da Irene che di fisica non ne mastica molta, ma di grammatica è cintura nera in almeno tre lingue. Ne è venuto fuori un tomo di più di 200 pagine, a me proprio non riesce di fare le cose a metà, che dovevo consegnare entro fine gennaio. Mi sono anche dovuto iscrivere di nuovo all’università (gita fuoriporta a Grenoble per l’occasione, ma manco una tessera per lo sconto al cinema, accidenti), ho dovuto trovare tre revisori che leggessero il tomo entro fine febbraio, e preparare la discussione da farsi entro fine marzo. Nel frattempo, ho insegnato anche un po’, per non farmi mancare nulla.

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La discussione della mia Habilitation è avvenuta mercoledì scorso, durante la Settimana Santa. Rientrato dalla conferenza a cui presentavo i risultati, mi sono tuffato a prepararla. È andata molto bene, direi, dai commenti ed elogi dei revisori e della commissione che mi ha tenuto, al termine di un'ora di presentazione, per un'altra ora e venti di domande, che nemmeno alla discussione del dottorato. Mi hanno detto che succede solo per le discussioni più interessanti, lo porto a casa come testimonianza di un lavoro ben fatto. Dopo la discussione, con i colleghi abbiamo copiosamente brindato con un ottimo Arneis piemontese importato illegalmente dai miei genitori. È sempre importante ricordare ai francesi che non sono i soli a saper fare del buon vino.

E così è arrivato il Venerdì santo, poi il Sabato del silenzio, poi Pasqua. Mi sono preso questa settimana di vacanza, dormo molto, leggo altrettanto, gioco con la Pulce, oggi ho persino sciato. Di progetti in tasca, non solo lavorativi, ne ho molti. Ma lunedì si ricomincia, c'è ancora la particella misteriosa da scoprire o smentire con i dati nuovi, e ho appena accettato la responsabilità di coordinare per ATLAS non solo questa analisi, ma anche un'insieme di altre ricerche e misure che hanno in qualche modo sempre a che fare con il bosone di Higgs o altre particelle ipotetiche che gli somiglierebbero, e i fotoni in cui si disintegrano. Vedremo come andrà.

“Una bandiera senza segni ti regalerò / e una clessidra d'oro”, mi promette la voce di Gianmaria Testa nel buio della notte che scende, “quando la sabbia del deserto la trascorrerà / ti potrai riposare”. Quando la sabbia del deserto la trascorrerà.

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30 Commenti

  1. ALEX DEBERNARDI
    Pubblicato il 31 marzo 2016 alle 23:30 | Permalink

    Complimenti vivissimi per la tenacia e per la forza di volontà. Questi sforzi comunque non sono invano, ma ti saranno certamente di aiuto. Anche solo come esperienza.
    Mi dispiace davvero per Oliver, so come ci si sente.
    Sei una grande persona, prima ancora di essere un grande fisico.

    Per te adesso che non vuoi dormire \ ti voglio dire una cosa che so \ dormono gli occhi di tutti nel mondo \ dormono almeno un po' (Gianmaria Testa - "Ninna nanna dei sogni")

  2. ste
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 00:19 | Permalink

    Bello, bellissimo post.
    Ti prego non abbandonare Borborigmi !!! 🙂

  3. Monicabionda
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 01:19 | Permalink

    Sono le due di notte mi sono svegliata per l ansia stupida di una cosa stupida e trovo questo. Grazie davvero per la condivisione, per me preziosa 🙂

  4. Francesco
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 01:20 | Permalink

    È bello leggerti di nuovo, come sempre succoso e interessante, certo non basta avere un q.i. alto, bisogna avere passione, caparbietà , volontà per riuscire e tu le hai tutte .... Complimenti veramente, ti meriti tutto quello che ricevi, fuorché la dipartita di Oliver ovviamente. Se ti riesce, non chiudere borborigmi, a me che mi è riuscito poco nella vita, ma solo per colpa mia , sia chiaro, leggerti è piacevole , imparo ,leggendo anche altre cose, quello che avrei dovuto da giovane ma ora a 64 anni trovo soddisfazione leggendo te e altri che fanno divulgazione piacevole. Grazie e complimenti ancora

  5. Invernomuto
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 07:53 | Permalink

    Bentornato Marco, è sempre un grande piacere leggerti su questo mezzo antico, con più di cinque righe a disposizione, anche se ci scrivi solo saltuariamente non chiuderlo, ci mancheresti tanto.

  6. luca
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 08:29 | Permalink

    Grazie e complimenti per tutto.
    È sempre un piacere leggere i tuoi resoconti e questo è più prezioso del solito.

    PS Rossetti l'ho temuto anch'io, come chiunque l'abbia affrontato. Ma a me non è andata altrettanto bene 🙂

  7. Luca
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 09:02 | Permalink

    Post molto bello, con un indubbio richiamo (per me) autobiografico, seppure leggermente smorzato da differenti coordinate geografiche: a me spaventavano Tonin e Sartori, che si dividevano il corso di Istituzioni.

    Mi ricordo di aver passato almeno un paio di settimane solo per digerire i gruppi e le algebre di Lie. Ma non ho il tuo QI e mi sono dovuto accontentare di un 27.

  8. Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 10:47 | Permalink

    So che scrivi queto post e non sei alla ricerca di complimenti ma come dice il dizionario on line (visto che io di francese non so niente): Chapeau bas !

    Grazie per condividere con noi anche le "fatiche" che uno si cerca ma che anche gli capitano...
    A presto su queste pagine!

  9. Matteo
    Pubblicato il 1 aprile 2016 alle 15:49 | Permalink

    Bravo Marco, grazie per aver tenacemente tenuto traccia e condiviso. Ti meriti 857 GeV (che tanto non so cosa vuol dire ma confido sia tantissimo) di complimenti e congratulazioni. Sei equilibrato e capace.
    Un abbraccio a tutta la famiglia!

  10. Anna
    Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 09:48 | Permalink

    Complimenti Marco, per i risultati ottenuti e per la tua forza di volontà e costanza. Leggerti è sempre un piacere!

  11. My_May
    Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 10:35 | Permalink

    Marco è una questione di equilibrio. Anche il karate va bene 🙂
    Alle volte gli eventi non sono favorevoli. Lo hai anche detto, nonostante sappiamo che non possono essere sempre favorevoli il colpo lo subiamo ugualmente. E da quel momento siamo costretti a ricercare un nuovo equilibrio. Pazienza! Dopo tutto l'ha scoperto proprio la fisica che uno stato completamente in equilibrio è uno stato morto. Per cui questa è la vita.
    Sono tutti su fb e questo blog è vecchio? Non mi sembra, se ti hanno chiesto perche non hai scritto qua un articolo su qualcosa che stavi preparando, evidentemente qualcuno lo legge ancora. Ma se è quello che ti preoccupa ci trasferiamo tutti su fb 😀 ciao 🙂

  12. Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 10:44 | Permalink

    Dissento da My_may! no, no, no, niente Facebook. Anche perché non riusciresti mica a essere così dettagliato.
    Tutto questo in attesa del secondo libro, quando avrai tempo, magari con l'aiuto della Pulce.

  13. Renato Scarpa
    Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 14:19 | Permalink

    In questi mesi ho cercato di leggere di tutto e di più su quelle che potrebbero essere delle novità eccezionali per la fisica delle particelle..........ma mi mancava il mio blog preferito...borborigmi.org !!!!!!!!!!!!!!
    La mia opinione è : SEI IL MIGLIORE !!!!!!!

  14. luigi
    Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 19:07 | Permalink

    sono proprio contento di risentirti !

  15. Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 19:19 | Permalink

    Bello che tu condivida non solo il tuo lavoro, bello sapere che si può essere scienziati impegnati ed avere un animo sensibile, bello ritrovarti qui con tanti progetti ed ambizioni.
    In bocca al lupo!

  16. lisa
    Pubblicato il 2 aprile 2016 alle 19:58 | Permalink

    Ciao Marco,
    grazie per il tuo racconto!
    Mi eri mancato!

  17. Jonathan
    Pubblicato il 3 aprile 2016 alle 08:40 | Permalink

    Marco, non mollare il blog

  18. Pubblicato il 4 aprile 2016 alle 10:43 | Permalink

    Giusto per mettere in chiaro le cose, non ho nessuna intenzione di abbandonare o, peggio, chiudere Borborigmi. È solo che ci scrivo come posso e quando posso, cosa che di solito è molto peggio e molto meno di quanto vorrei e mi piacerebbe.. 🙂

  19. Tiziana
    Pubblicato il 4 aprile 2016 alle 17:23 | Permalink

    bella condivisione. Grazie!
    ... adoro leggere oltre le 10 righe ...

  20. Pubblicato il 6 aprile 2016 alle 13:14 | Permalink

    Grazie del racconto e bentornato!
    Ottima scelta il Taekwondo! 🙂

  21. Pubblicato il 7 aprile 2016 alle 19:13 | Permalink

    Quello che scrivi lo leggo sempre oltre la quinta riga...e siamo in tanti, non ti preoccupare.
    Rossetti: lo ricordo si con paura (dell'esame), ma anche con grande piacere: le sue lezioni erano affascinanti, erano il primo incontro con la fisica moderna!

  22. Pubblicato il 12 aprile 2016 alle 14:29 | Permalink

    Grazie di esserci Marco, anche se con pochi articoli è sempre un piacere leggerti. Sei un esempio per tutti e non solo nel tuo lavoro.
    Erik

  23. Augusto Ferrari
    Pubblicato il 13 aprile 2016 alle 23:47 | Permalink

    Marco bel post. Aspetto il prossimo perché è bello leggerli e mi fa evadere da un mondo che in questo momento mi sta dando del filo da torcere...
    Ciao

  24. Beorn
    Pubblicato il 14 aprile 2016 alle 21:45 | Permalink

    Che meraviglia di post!
    Tutta la mia stima!

  25. Marco
    Pubblicato il 18 aprile 2016 alle 23:09 | Permalink

    A me piace molto questo blog, e' uno dei miei preferiti.
    Si parla di fisica ad un ottimo livello, mai banale pero' comprensibile
    per quelli come me che sono appassionati e curiosi ma non in grado di seguire
    discorsi troppo tecnici.
    Ma qui si impara, e questo e' anche grande merito tuo che sei un ottimo divulgatore.
    E poi, e' un vero blog! C'e' anche il lato umano, frammenti della tua vita,
    della tua famiglia, delle tue emozioni.
    Per questo un post come questo, molto piu' lungo delle classiche 5 righe, e' un toccasana:
    intanto perche' tu ci sei, sappiamo che sei impegnatissimo ma noi ti aspettiamo.
    E poi perche' leggendo tutto quanto lo riviviamo con te, facciamo il tifo per te.
    Ci rimarra' sempre nel cuore anche Oliver, che tu ci hai fatto conoscere e a cui
    ci hai fatto affezionare.
    Non si puo' fare altro che ripetere all'infinito: grazie per tutto cio' che fai.

  26. Sara
    Pubblicato il 20 aprile 2016 alle 10:29 | Permalink

    Sei un fenomeno! Leggerti è davvero un grande piacere! L'amore, la passione e la dedizione per quello che fai sono bellissime 🙂 Adesso goditi un po' di meritato riposo! 😉

  27. Gio
    Pubblicato il 25 aprile 2016 alle 15:09 | Permalink

    nuova particella... supersimmetrica?
    Una curiosità, Marco... tu sei stringhista o loopista? O nessuno dei due?

  28. Pubblicato il 29 aprile 2016 alle 09:27 | Permalink

    Sono uno sperimentale, credo solo in quello che posso misurare, e nel suo grado di attendibilità statistica 🙂 (poi a pelle preferisco i loop alle stringhe, ma più per ragioni direi quasi politiche che veramente scientifiche. Entrambe le ipotesi sono ancora lontane dall'essere testabili...)

  29. yopenzo
    Pubblicato il 2 maggio 2016 alle 21:34 | Permalink

    invece le faine in cosa credono? in tutto quello che riescono a masticare, parrebbe.
    Dalla serie Big Science vs. Little Mustelide, 0:1. Incredible but true! at CERN! 🙂

  30. Pubblicato il 3 maggio 2016 alle 10:09 | Permalink

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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