Interstellar non è un corso di astrofisica teorica, ma non è questo il suo problema

Ieri pomeriggio sono andato a vedere Interstellar, l’ultima fatica di Chris Nolan. Stamattina ne ho parlato brevemente a Radio 3 Scienza, anche se i tempi erano veramente stretti, e il fatto di non poter fare troppi spoiler limitava molto la possibilità di spiegare perché il film non mi è piaciuto un granché. Ci provo qui. Non vi aspettate dettagliate spiegazioni scientifiche sulla dinamica dei buchi neri o sulla relatività generale: se cercate in rete ne troverete un mucchio, persino interessanti. In quanto fisico mi interessano, ovviamente (può veramente orbitare un pianeta al di fuori del raggio di Schwarzschild di un buco nero come quello rappresentato nel film, e avere quel fattore di dilatazione dei tempi? Forse no, se è statico; forse si, se ruota. E vado a spolverare i vecchi appunti di Ferrari...), ma non mi sembrano essenziali per discutere del film, che non è certo un corso di astrofisica teorica. Detto questo, che sia chiaro: non sono mica un critico cinematografico: è la mia opinione, e niente più.

Metto subito le mani avanti: io, prima di essere un fisico, sono un appassionato di fantascienza, e sono veramente cintura nera di sospensione dell’incredulità. Lo so benissimo che non si può viaggiare a velocità maggiori di quelle della luce, ma i motori warp di Star Trek o quelli FTL di Battlestar Galactica mi stanno benissimo, così come accetto senza problemi i salti nell’iperspazio utilizzati dalle astronavi di una buona metà delle opere di fantascienza della storia, da Asimov a Guerre Stellari. E anche nei film di Nolan, che in generale apprezzo, mi sta bene che il presupposto della storia sia palesemente inventato. Pensate a Inception: come funziona l’apparecchio che permette di manipolare ed esplorare i sogni degli altri? Non ha importanza: basta ammettere che esiste e funziona secondo certe regole, e la storia che ne segue è appassionante e profonda.

E dunque, se Interstellar non mi è piaciuto un granché, non è certo perché la scienza alla base della storia non è credibile. Quello, secondo me, è l’ultimo dei problemi del film. Anzi, lo sforzo di basare la narrazione su fondamenti scientifici solidi è encomiabile, e persino ben riuscito: magari non sempre, ma in buona parte. Il problema è che, secondo me, questo sforzo è usato male, e poi abbandonato di botto a due terzi del film per dare spazio a un paio di soluzioni hollywoodiane mielose e insopportabili.

Riassunto breve del film (se non lo avete visto, smettete di leggere qui). La Terra di un futuro prossimo ha un sacco di problemi, le coltivazioni agricole muoiono di parassiti infestanti, e il clima è diventato globalmente ostile (probabilmente a causa del riscaldamento climatico, ma questo non viene veramente mai detto). L’umanità vive un periodo cupo, immersa in tendenze persino antiscientifiche (le missioni spaziali del passato sono state purgate dai libri!), il suo destino è chiaramente in bilico. La popolazione tira a campare ma non sopravvivrà a lungo, a meno di non trovare un nuovo pianeta da colonizzare. Nonostante il governo (statunitense?) non sembri in grado di gestire la situazione, una versione clandestina della NASA ha messo in piedi un programma di esplorazione interstellare allo scopo di trovare una nuova casa all’umanità. I viaggi interstellari, però, non sono roba semplice da realizzare: solo per andare dalla Terra a Saturno ci vanno due anni, figuriamoci per arrivare al primo sistema stellare con un pianeta che assomigli almeno un po’ alla Terra. Stiamo parlando di decine di anni luce, centinaia di anni di viaggio.

Una comoda scorciatoia per una altra galassia. Chi l'ha messa li?

Una comoda scorciatoia per una altra galassia. Chi l'ha messa li?

Per fortuna, e molto convenientemente, nei dintorni di Saturno la NASA ha avvistato un wormhole, una distorsione dello spazio-tempo che collega, con una scorciatoia, due luoghi distanti dell’universo. Chi lo ha messo lì? Mistero, per adesso. Sempre altrettanto convenientemente, dall’altra parte del passaggio, in un’altra galassia, sembra ci siamo una dozzina di pianeti abitabili, e la NASA segreta ha già mandato alcune navicelle guidate da altrettanti intrepidi e solitari esploratori a verificare la fattibilità della colonizzazione. Tocca allora al protagonista, ex-pilota riconvertito all’agricoltura, andare a raggiungere quei coloni che hanno mandato indietro notizie promettenti (perché naturalmente la NASA segreta non aspettava altro che un ex-pilota capitasse per caso nel suo covo per affidargli la sua missione principale. Ma tralasciamo). Peccato che al di là del wormhole ci sia un enorme buco nero, attorno al quale, sempre per convenienza narrativa, ruotano tre pianeti candidati alla colonizzazione. Non è banale andare a verificarne la qualità, perché nei pressi di un buco nero il tempo scorre più lentamente che altrove, e un  visitatore che si rendesse, anche se per breve tempo, nella nuova casa dell’umanità potrebbe, al rientro, scoprire che l’umanità si è estinta da tempo. L’eroe ci prova comunque, e seguono una serie di problemi tecnici, qualche morto, gente che invecchia e gente che resta giovane, una caduta nel buco nero, e finalmente la magica e originalissima soluzione all’enigma: sono gli stessi umani del futuro ad aver piazzato il wormhole per auto-salvarsi nel presente (siamo in pieno paradosso in stile Terminator! E con i paradossi non si discute. E però, come diavolo hanno fatto gli umani del futuro a essere già nella galassia buona…). È dunque lo stesso protagonista ad essersi auto-convocato dal futuro (o da un luogo fuori dal tempo, non si capisce bene) per la missione salvifica, modificando a distanza di spazio e tempo la gravità locale della sua casa nei campi. Fuochi d’artificio, luci sgargianti, i buoni si salvano, qualche lacrima e titoli di coda.

Io su quel pianeta non ci abiterei manco se mi pagassero

Io su quel pianeta non ci abiterei manco se mi pagassero

Iniziamo dalle cose che mi sono piaciute. Visualmente, Interstellar è veramente bellissimo. La rappresentazione del wormhole è molto credibile, oltre ad essere bella, così come è credibile la distorsione dello spazio nei pressi del buco nero. Il buco nero, poi, è veramente un’opera d’arte, con il suo disco di accrescimento che appare dietro e di fianco per la deformazione gravitazionale dello spazio. Non a caso, la descrizione fisica di questi due oggetti è stata curata con attenzione, e con l’aiuto di un esperto del campo, il fisico teorico Kip Thorne: la fisica che sta dietro alle deformazioni spazio-temporali è ben spiegata. Poco importa che i wormhole, per come li conoscono gli scienziati, siano instabili: magari nel futuro qualcuno avrà trovato il modo di stabilizzarli, probabilmente utilizzando un qualche genere di materia con energia negativa (che, di nuovo, poco importa se esista o meno). Così come poco importa se la dilatazione temporale sperimentata sui pianeti che orbitano intorno al buco nero di Interstellar sia credibile (si parla di un’ora pari a sette anni, valore piuttosto alto ma che pare possibile nel caso di un buco nero che ruota): è funzionale al dramma della storia (una figlia che invecchia più in fretta del padre), esagerata forse, ma va bene. E qui arrivano le cose che non mi sono piaciute. Perché la vera domanda è: tutta questa scienza, che più di un personaggio del film si prodiga a cercare di spiegare, serve a raccontare una storia credibile e avvincente? Secondo me, no.

C'è un'onda enorme causata dall'attrazione gravitazionale di un buco nero, ma per fortuna un robot stabilissimo ti salverà

C'è un'onda enorme causata dall'attrazione gravitazionale di un buco nero, ma per fortuna un robot stabilissimo ti salverà

Il primo problema sono le trascuratezze. In un film che fa uno sforzo così evidente e deliberato di usare della scienza “vera” come fondamento del suo racconto, gli errori grossolani nelle cose più semplici sono fastidiosi. Sei in grado di costruire una navetta spaziale capace di attraversare indenne un wormhole, e poi mi metti il silos di lancio di fianco agli uffici, per garantirti di venire fritto dai reattori alla partenza del razzo che la porta in orbita? Con tutta la tecnologia che hai, mi fai dei robot monolitici che sembra debbano cadere da un momento all’altro, solo per fare un omaggio (uno dei molti, forse troppi) a “2001 Odissea nello spazio”? Era veramente il design più efficiente e credibile? Mi atterri su un pianeta che ha delle onde di marea alte chilometri a causa dell’attrazione gravitazionale del buco nero intorno a cui orbita, ma tu (e la tua astronave) questa forza di marea non la sentite per niente? Questo mare, poi, è profondo dappertutto circa cinquanta centimetri, salvo diventare di colpo sufficiente profondo da attutire una caduta chilometrica?  E, già che ci siamo, perché mai un pianeta che ruota intorno a buco nero dovrebbe essere ospitale per la vita umana? Da dove prende l’energia? Non c’è mica una stella a riscaldarlo! E non mi rispondere: dal disco di accrescimento del buco nero, quella cintura che gli brilla intorno, perché finiamo per litigare. I dischi di accrescimento dei buchi neri sono caldi, molto caldi (parliamo di milioni di gradi!), ma in genere non abbastanza da sostentare la vita su un pianeta. Anche se lo sono sicuramente abbastanza per fondere la tua navetta se ci fai surf sopra, mentre invece nel tuo caso nessuno sente il minimo calore. E il tuo pianeta abitabile, non viene mai bombardato da nessun detrito che cade nel buco nero? Perché sta alla frontiera del disco di accrescimento, che altro non è che un flusso di materia in caduta libera nel buco nero.

Che poi si possa cadere dentro un buco nero, sopravvivere senza essere fatti a pezzi e anche uscirne, è veramente molto discutibile. Ricordate il problema delle forze di marea? Ecco, qui è molto più importante. Il protagonista e il suo fido robot dovrebbero essere “spaghettificati” nela caduta. E da una spaghettificazione non si esce molto in forma, in genere. Ma si sa, in questo caso basta usare al parola magica “quantistico”, e i problemi spariscono, cosa che Intestellar puntualmente fa (esistono in effetti delle teorie che dicono che, nonostante la relatività generale dica che sia impossibile, un po’ di informazione possa sfuggire a un buco nero, proprio a causa di effetti quantistici): se la relatività generale deve essere accurata, con la meccanica quantistica possiamo fare le magie. Sulle cinque dimensioni che concludono la questione non entro nemmeno: potevi farmi un accenno a Kaluza e Klein, a Randall e Sundrum, o anche solo arrotolarmi un foglio di carta come hai fatto per il wormhole: possibile che solo la relatività abbia dignità di scienza in questo racconto, e al resto siano riservate le supercazzole? E comunque, anche accettando la premessa: per trasmettere le informazioni sul buco nero e le sue proprietà al di fuori del buco nero e attraverso lo spazio e il tempo, usi veramente il codice Morse? Quanto tempo ti ci va per trasmettere tutto?

Per finire, resta il problema più importante: la trama. Nolan costruisce un racconto che si fonda sul dramma di un tempo che scorre in modo diverso per persone in luoghi e condizioni diverse, e poi si dimentica della sua stessa premessa, per abbozzare una soluzione scontatissima (il paradosso temporale, noi stessi che dal futuro ci auto-salviamo) decorata da frasette da bacio Perugina (“l’amore è l’unica cosa che possa viaggiare al di là di spazio e tempo”) e da una scazzottata vecchio stile col cattivo di turno. Un padre attraversa letteralmente lo spazio-tempo per ritrovare la figlia invecchiatissima sul letto di morte, e sembra avere la reazione emotiva di una cabina telefonica, accettando senza battere ciglio di non assistere alla sua dipartita. Tanto lui ha di meglio da fare, deve raggiungere la bella scienziata conosciuta nel viaggio precedente, che sta studiando un nuovo pianeta da colonizzare. Naturalmente, in questo caso la questione del tempo che scorre diversamente nei diversi posti viene convenientemente abbandonata. A proposito, qualcuno mi spiega perché non si potevano mandare delle sonde meccaniche a esplorare questi benedetti pianeti?

Potrei andare avanti, la lista delle incongruenze è ancora lunga. Per dire, vogliamo parlare del “piano B”, quello che non prevede di salvare l’umanità sulla Terra ma di ripopolare i pianeti con i gameti congelati – o gli embrioni? Non ho mica ben capito - trasportati nella navetta? Nel caso, chi si occuperà della gestazione? Non ho visto incubatrici futuribili, e di donne a bordo ce n’è una sola. E l’allevamento dei bambini una volta nati, la loro crescita, l’educazione? Mah… Ma il problema del film è veramente altrove: nella scontatezza della storia, nei dialoghi noiosi, nelle soluzioni banali e forzate, negli errori grossolani. Pare che Kip Thorne, il fisico teorico che ha lavorato come consulente alla realizzazione, abbia scritto un libro su “La scienza di Interstellar”, dal quale è probabilmente possibile imparare qualcosa sui wormhole, la relatività generale e i buchi neri. Quello che mi manca è invece un tomo su “Il plot di Interstellar”: per capire quello, temo, non basta un dottorato.

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34 Commenti

  1. Giuseppe
    Pubblicato il 12 novembre 2014 alle 11:13 | Permalink

    Hai scritto di proposito "2001 Odisseo..." o e' un mistype?

  2. CioTeX
    Pubblicato il 12 novembre 2014 alle 11:56 | Permalink

    Concordo su tutto (mi aiuta la mia passione per la SciFi e la mia laurea in Fisica)...... però in aggiunta vorrei dare una indicazione "fumettistica"...... una serie di storie che a mio avviso meriterebbero delle trasposizioni cinematografiche serie..... http://it.wikipedia.org/wiki/2001_Nights (esistono anche degli OAV).?

  3. Massimo M
    Pubblicato il 14 novembre 2014 alle 08:41 | Permalink

    Una cosa non mi ha convinto. Il paradosso (tempoarle) dei gemelli può avere un senso se parliamo della terra rispetto all'astronave.
    Qui invece abbiamo la stazione spaziale (quella che gira, non ricordo il nome!) che ha lo stesso flusso del tempo terrestre, ed una navicella che visita un pianeta "non troppo distante" dove un ora diventa 7 anni e più.
    Sapevo (come tutti ormai!) che il paradosso avviene quando si viaggia a velocità prossime alla luce, ma non che avvenisse ANCHE per effetto gravitazionale. Sicuri che questo è corretto?

  4. Pubblicato il 14 novembre 2014 alle 09:05 | Permalink

    Si, siamo piuttosto sicuro: questa equivalenza tra accelerazione dovuta al moto e accelerazione di gravità è proprio alla base della relatività di Einstein. Tutti gli effetti che ottieni accelerando un'astronave rispetto a un certo sistema di riferimento (il paradosso dei gemelli in viaggio a cui ti riferisci) avvengono anche in un campo gravitazionale di pari accelerazione.

    Poi possiamo discutere se quel particolare fattore di dilatazione temporale (un'ora per sette anni) sia credibile rispetto alle dimensioni del buco nero e alla posizione del pianeta Miller che ci orbita intorno (se il buco nero è stazionario, il valore è esagerato e impossibile vista l'orbita, ma pare che stai in piedi considerando la metrica intorno a un buco nero rotante), ma ai fini della storia importa poco, non credi?

  5. Massimo M
    Pubblicato il 14 novembre 2014 alle 10:00 | Permalink

    Grazie Marco. Ho letto qualche volta articoli o libri tecnici. Sono solo un ingegnere ma quella parte proprio non la ricordavo perfettamente.
    Sono più sconcertato dell'altra parte della mia domanda: OK per la terra ed una "dilatazione" così esagerata sulla superficie del pianeta, ma la base spaziale come poteva essere "immune" a questo fenomeno essendo vicina al pianeta stesso?
    L'effetto della gravità dovrebbe ridursi con l'inverso del quadrato della distanza, una navicella non può quindi essersi allontanata così tanto (con motori così potenti da vincerfe l'effetto gravitazionale).
    Pur avendo gradito il film ed avergli concesso queste "licenze", questa parte m'è parsa la più assurda, tanto da rovinarmi tutta la storia ...

  6. Pubblicato il 14 novembre 2014 alle 12:43 | Permalink

    Credo che per "base spaziale" tu intenda la navicella che resta a distanza, con l'astrofisico di colore che invecchia di 23 anni mentre i due protagonisti passano qualche ora sul pianeta, vero? Guarda, in realtà gli effetti della gravità intorno a un buco nero hanno strutture un po' più complesse del semplice inverso del quadrato della distanza, per cui quella diversità di dilatazione temporale non è impassibile viste le distanze. Il vero punto è se la dilazione estrema sul pianeta sia veramente possibile su un pianeta al di fuori dell'orizzonte degli eventi, ma questa è un'altra storia.

  7. Daniele Serafini
    Pubblicato il 14 novembre 2014 alle 20:25 | Permalink

    Hai ragione su tutta la linea! Io però alla fine mi ero convinto che esistessero questi esseri a cinque dimensioni che, avendo preso a ben volere i Terrestri (?), avevano creato il wormhole, aiutato l'astronauta nel viaggio nel buco nero fino alla stanza della figlia (di tanti posti proprio lì doveva capitare?), affinché poi potesse darle quei benedetti "dati quantistici" che il robot rileva per magia (che fortuna che le comunicazioni dentro a un buco nero funzionino perfettamente!). Come poi gli sia venuto in mente che, muovendo le dita dietro ai libri sugli scaffali, le lancette dell'orologio poi avrebbero cominciato a oscillare secondo uno schema preciso e ripetuto all'infinito, rimane per me un mistero. Non sono stati poi gli esseri a cinque dimensioni a prendere astronauta e robot e a portarli al di là del wormhole, nei pressi di Saturno? Altrimenti, un'altra botta di... fortuna?

  8. Carla
    Pubblicato il 15 novembre 2014 alle 00:06 | Permalink

    Grazie. Il tuo commento ha restaurato la mia fiducia nell'intelligenza umana.

  9. Matteo
    Pubblicato il 16 novembre 2014 alle 12:06 | Permalink

    Diciamo che Stanley Kubrick fa parte di un'altra categoria.
    E scopiazzare in lungo e in largo non è il metodo migliore per avere un accoppiamento trascurabile con il sistema nervoso.

  10. Il Silenzioso
    Pubblicato il 17 novembre 2014 alle 00:07 | Permalink

    Ciao, ho digitato casualmente le parole "Interstellar - incongruenze - wormhole" e mi è comparso il tuo blog. Parto dalla premessa che sono un umile profano di astronomia anche se sono sempre stato un appassionato della materia. Dire che sono d'accordo con te su tutto sarebbe riduttivo, ma la domanda che ti vorrei porre è di pura e semplice logica: abbandonando ogni fondamento scientifico riguardante la spaghettificazione nel buco nero, o meglio ammettendo anche che il protagonista venga effettivamente spaghettificato nel processo e come per magia diventi "mente cosciente" del buco nero stesso, al punto da elevarsi a entità in grado di manipolare la gravità attraverso lo spazio-tempo (roba da The End of Evangelion, chiaramente siamo a quei livelli, ma tanto nessuno sa cosa accade all'interno di una singolarità, ergo spariamola grossa), e quindi sia stato lui stesso ad aprire la strada alla creazione del wormhole, il primo wormhole che ha permesso a lui stesso di poterne creare uno, chi lo ha creato? A mio parere è la lacuna più grande del film, il vero "buco nero" della trama, ma forse sono io ad essere troppo stupido per trovare una soluzione a quest'aporia..

  11. Enrico
    Pubblicato il 19 novembre 2014 alle 15:41 | Permalink

    mmm ho letto tante forse troppe recensioni tecniche. Troppa gente ha visto questo film pensando di vedere il logo di Discovery Channell in alto a destra..

    Non ho voglia di stare qui a spiegare la mia passione per Nolan, la mia sconfinata stima per un genio dei nostri tempi.
    Dico che l'unica sfortuna di questo film è che sia andato a trattare argomenti scientifici, e cè troppa gente che si trasforma in giudice tecnico di qualcosa che di tecnico non dovrebbe avere...cioè un viaggio che neanche nel migliore dei vostri sogni potreste immaginare e vedere con i vostri occhi.

    Ringraziate Dio che ha creato Nolan, anzi Dio non è scientificamente dimostrabile quindi forse Nolan non esiste, quindi non mi piacciono più i suoi film... ahaha

    Il problema è che gli scienziati devono fare quello e del loro parere sui film non ce ne frega una mazza perchè un film è tante, troppe cose ed alcune vanno prese ed accettate, se no smettete di fare gli scienziati e mettetevi a fare film!

    Rilassatevi, fatevi un viaggio e godetevi lo spettacolo!!

  12. Massimo M
    Pubblicato il 19 novembre 2014 alle 16:11 | Permalink

    Ciao Enrico.
    Hai ragione sostanzialmente, è che io, appassionato della materia come di fantascienza (un po' come tutti, vedi "the big bang theory") ho approfittato di questo raro momento di "divulgazione scientifica" per rinfrescare un po' le mie teorie. Ed illustrarle agli altri: in quanti non sapevano del paradosso dei gemelli e mi dicevano "ma è solo teoria, non possono certo averlo provato"!
    Riguardo a Nolan ho trovato molti che mi dicevano su Inception "Inutile, nn esiste la possibilità di entrare nel sogno"
    Il fatto è che avrei preferito anche io qualche teoria più rispettata, alla stregua di Star Trek per intenderci. E lascio agli scettici, a chi la sci-fi non piace, disquisire di questo film, cosa che ti consiglio di fare.
    Mi è piaciuto, ma meno degli altri di questo regista. Magari rivedendolo ...

    Con l'occasione ringrazio Marco per le spiegazioni datemi.

  13. Claudio_E
    Pubblicato il 20 novembre 2014 alle 15:18 | Permalink

    A me il film è piaciuto, ma non è esente da critiche e sono esattamente quelle evidenziate da Marco. Quello che infastidisce è la mancanza di coerenza, punti sul realismo? Allora devi essere sempre realistico: abbandoni un pianeta morente per andare su uno in orbita intorno ad un buco nero?... L'umanità in un futuro lontano riesce a governare lo spazio-tempo tanto da riuscire a muoversi attraverso le sue maglie... che bisogno ha di andare ad aiutare l'umanità rinchiusa in un determinato punto dello spazio-tempo (senza considerare il paradosso temporale di un futuro già determinato che difende la propria esistenza intervenendo sul passato, ma ammettiamolo pure ricorrendo alla sospensione dell'incredulità)?... Il professor Brand finge di cercare una soluzione per le sue equazioni di campo gravitazionale che permetta viaggi interstellari a tutta l'umanità e si accorgono solo dopo vent'anni che non è possibile perchè relatività e meccanica quantistica sono inconciliabili, con le loro conoscenze? Beh alleluja... E vogliamo parlare del piano B? Bella la tematica filosofica sottostante, però, che interesse può avere coscientemente l'umanità a conservare non la civiltà (perchè, ammettendo che quelle persone crescano e sopravvivano, cosa diventerebbero dei primitivi?), ma la specie? E potrei continuare con tanti altri piccoli particolari che rovinano un po' l'esperienza che, ammetto, è molto coinvolgente.

  14. Paola Fleur
    Pubblicato il 21 novembre 2014 alle 12:07 | Permalink

    Ho visto il film ieri e mia ha lasciato un senso di vuoto...
    Sono un fisico mancato e con tanta passione, leggo, studio, cerco di capire, a volte con scarsi risultati non avendo una base matematica, la fisica, (sono Avvocato)...
    Rispetto il parere di Enrico... pero' la delusione è legittima quando la produzione e la distribuzione hanno ingenerato nello spettatore, profano, astrofilo o competente di astrofisica, l'aspettativa di trovare delle risposte alle più scottanti domande di scienza.... Trovo corretto prendere l'opera per quello che è un filmottone holliwoodiano dove i buoni, l'amore e i sani principi vincono, dove l'uomo è piccolo, miserabile, vanitoso e fondamentalmente difettoso, e dove la fantasia pura fa da padrona... Avrei pero' voluto piu' struttura, piu' accuratezza nei particolari, piu' logica...

    Concordo pertanto in pieno con le considerazioni di Marco..e le obiezioni degli altri lettori.

  15. Alessandro
    Pubblicato il 21 novembre 2014 alle 18:20 | Permalink

    io mi domando spesso quanto sia il grado di probabilita' che un giorno prossimo o remoto la comunita' scientifica se ne venga fuori con un "signore e signori , abbimao scoperto che relativita' e quantistica sono sbagliate, dobbiamo riscrivere la fisica"...

  16. GIGI
    Pubblicato il 22 novembre 2014 alle 19:50 | Permalink

    Cinque sigma: un giorno qualcuno dirà: la relatività generale ha dei limiti in questi ambiti, un altro dirà: la fisica quantistica ha dei limiti in questi ambiti, ancora un altro dirà: il modello standard ha dei limiti in questi ambiti.
    Marco sta lavorando per questo!
    P.S.: Poi quei tre dovranno dimostrarlo sperimentalmente.
    Marco, ti prego, ora dai un'aggiustata a 'sta sparata.

  17. Enrico
    Pubblicato il 23 novembre 2014 alle 19:02 | Permalink

    Non possono mandare sonde meccaniche perché "non sanno improvvisare", a quel punto il film era quasi comico.

  18. Ernesto
    Pubblicato il 26 novembre 2014 alle 09:47 | Permalink

    Salve a tutti, bell'articolo, bei commenti! (non sono sarcastico, direi 100% di sincerità piuttosto, per citare il film)
    Non sto qui a dirvi chi sono e cosa so in merito a tutto ciò che si tira in ballo con i vostri argomenti, bensì' preferisco darvi subito la mia visione, esclusivamente sull'enorme e affascinante paradosso che ci ha lasciato Interstellar e lasciare a voi il giudizio alla mia opinione. (non considerando le altre lacune da voi citate, come quella di Cooper, intatto dentro al buco nero)
    Ho cercato con insistenza qualcosa che potesse, anche scendendo a compromessi con il film, spiegare più o meno razionalmente questo paradosso. Alla fine, non trovata nessuna, sicuramente perché non si può motivare un paradosso.

    Dunque, io penso che il film ci fornisce dei dati utili per rispondere nel suo spazio fantascientifico.
    La legge di Murphy ci dice come tutto ciò che può accadere, accadrà.
    E' questa la risposta che non ha caso è data nei primi minuti del film.
    Sembra quasi il cavallo di troia, che ci accompagna dentro il buco nero, per eludere la normale realtà, dove normalmente i paradossi non sono possibili fuori dalle nostre menti, ma che fuori da esse, potrebbero giustificare una sorta di destino già scritto.
    Io ho inteso tutto ciò, come una premessa, su come l'universo (oltre prendere coscienza di se stesso, creando creature capaci di ammirare se stesse e la loro realtà, pur non comprendendola) dimostri che: aldilà delle scelte di libero arbitrio che può avere un essere cosciente, sin dal big bang fino al big crunch, tutto è stato predisposto. Vista la relatività del tempo, la cosa che ci sfugge, è che tutto forse è già accaduto, simultaneamente nel passato, presente e futuro. Una realtà dove il paradosso non è un paradosso, ma la totalità unica degli eventi. Un esempio più pratico, è guardare un computer come una macchina in grado di fare infinite combinazioni numeriche, più complesse rispetto al suo codice binario che le rende possibili. Quindi, è chiaro che zero e uno sono le leggi fisiche, immutabili, necessarie, ma che quasi in maniera scontata, ci dicano come sia già chiaro quello che saranno in grado di fare grazie a delle infinite combinazioni.

    Forse sto delirando, o forse sono proprio limitato, ma ogni mia sega mentale, mi porta sempre a questa conclusione. Che ne pensate? Ho cercato comunque di sintetizzare ciò che penso realmente, a discapito di una spiegazione più dettagliata.

  19. bob
    Pubblicato il 27 novembre 2014 alle 09:53 | Permalink

    Vado un attimo OT rispetto l'argomento del post.
    Se qualcuno vuol aiutare la ricerca può "divertirsi" qui:
    http://www.higgshunters.org/

  20. My_May
    Pubblicato il 4 dicembre 2014 alle 17:33 | Permalink

    Questo film non l'ho visto e dopo le critiche non lo vedrò:D
    C'è un altro film che affronta i viggi nel tempo "predestination"(2014). Anche questo non l'ho ancora visto. Ho letto qualche critica e mi sembrano tutti entusiasti... bha

  21. Pubblicato il 8 dicembre 2014 alle 16:18 | Permalink

    Ottimo articolo: la vediamo allo stesso modo, con l'aggiunta che tu hai fornito anche spiegazioni scientifiche di cui non sono a conoscenza! Grazie davvero! 😉

  22. Guido Cioni
    Pubblicato il 9 dicembre 2014 alle 14:21 | Permalink

    GRAZIE GRAZIE GRAZIE!
    Da Fisico pure io ho avuto problemi a spiegare alle persone che la mia avversione verso questa film non era dovuta alle insensatezze prettamente "scientifiche" (ma figurati, mica sto lì ad aspettare che qualcuno dica una stronzata e....tac!) ma proprio alla banalità della storia, dei colpi di scena, della predestinazione molto USA... Insomma, nella tua opinione c'è esattamente tutto quello che pensavo anche io! L'unica cosa bella di questo film rimane la fotografia e...la musica signori!! Che Zimmer!

  23. Daniele da Budrio
    Pubblicato il 13 dicembre 2014 alle 08:51 | Permalink

    Altre cosetta: che durata può avere una nuova casa vicino a un buco nero? E il wormhole come può essere stato messo lì da noi nel futuro se per evolversi abbiamo avuto bisogno di quel Worm hole?
    Metto le note positive sotto per invertire la tendenza: se ci si lascia trasportare ha un impatto emotivo grande. Secondo lato positivo: stimola a pensare, tanto!

  24. Davide B.
    Pubblicato il 14 dicembre 2014 alle 15:02 | Permalink

    I dischi di accrescimento possono arrivare a luminosità (che è il parametro realmente rilevante anche in un sistema con una stella di sequenza) tranquillamente al limite di Eddington. Che sia una stella o un altro oggetto a riscaldare il pianeta ha poca importanza, tanto è vero che in sistemi binari che vanno a fare "spiral in" dall'esterno ti sembra di avere un'unica stella solitaria, mentre all'interno la fonte di energia non è data dalle reazioni termonucleari ma dall'accrescimento radiale su oggetto compatto, esattamente come avviene in un sistema staccato dove l'oggetto compatto ha il suo disco di accrescimento esterno.

    Per i dubbi sulla caduta dentro il buco nero, il tesserato ecc. è ben spiegato dallo stesso Thorne nel libro che ha scritto su Interstellar, dove ogni sezione ha il bollino "true" oppure "specualtion" e dove sono spiegate altre questioni (perché nel disco di accrescimento non c'è l'effetto Doppler? ecc). Ha usato una fisica talmente avanzata che solo chi si occupa in dettaglio di questi temi conosce (fisica delle brane, spaziotempo Anti-de Sitter come struttura di "bulk" ecc). Spiegare tutto questo in un film sarebbe stato più dispersivo che altro. Poi scusami, se accetti che non ti venga spiegato il meccanismo con cui si riesce ad entrare nei sogni, in Inception, perché bisogna fare altrettanto con il buco nero e il tesserato (che tra l'altro in separata sede sono pure stati spiegati?).
    Certo ci sono alcune cose che nemmeno io che mi sono occupato di RG non capisco (come si tratta la dilatazione dei tempi dentro l'ergosfera se già al suo limite esterno hai redshift infinito? Non ci dovrebbero essere effetti mareali di dilatazione dei tempi anche nel pianeta stesso? e molto altro).

    Per la trama non sono molto d'accordo con alcuni punti della tua analisi. Finché non vedi che è lui stesso a mandare i messaggi indietro alla figlia non immagini questo possibile risvolto della trama, quindi non direi proprio che sia scontato (forse il termine giusto è che non è originalissimo?). Banale e scontato sarebbe stato sviluppare la trama attorno ad una storia d'amore (anche solo "sperata" come in Gravity) tra Cooper e la sua collega astronauta, piuttosto che tra padre e figlia. L'amore di cui si parla nel film è un amore diversamente inteso da quello di coppia, è un messaggio assolutamente anti-individualista e umanista (oltre che ateo, vedi dopo).

    Matt Damon che fa il cattivo di turno è un personaggio tutt'altro che banale e decisamente umano, ne è la prova la bellissima frase che approssimativamente diceva: prova a stare qui da solo a miliardi di anni luce dalla terra senza la speranza di vedere mai più alcuna persona, chiunque avrebbe premuto il tasto di "richiamo". Anche se il suo gesto non ha stravolto la trama, anzi ha solo allungato di qualche minuto il film senza lasciare quasi traccia, non lo liquiderei come scontato. Anzi ci ho visto un bell'omaggio a Solaris, che questo tema lo aveva sviluppato per quasi tutto il film.

    "Noi stessi che dal futuro ci auto-salviamo" allo stesso modo porta un messaggio importante: il grande ateismo del film. Non a caso non viene mai nominato alcun dio o religione, a anche quando si nominano questi esseri pentadimensionali si scopre che il loro ruolo non è nient'altro che l'uomo stesso. Non mi pare, come alcuni hanno invece affermato, che questi siano fattori di un film hollywoodiano, anzi. Proprio per questi aspetti, ateismo-umanismo, dicotomia scienza-coscienza, è stato parecchio criticato negli USA e scommetto che difficilmente sarà candidato (tanto meno vincerà) qualche Oscar. Così come tutti i film messi insieme di Scorsese e Leone, che hanno fatto la storia del cinema, fanno 1 solo Oscar.

  25. Fabiano
    Pubblicato il 14 dicembre 2014 alle 15:48 | Permalink

    @Davide: oh, bravo, la questione dell'ateismo non l'avevo notata (forse perché è il mio normale modus vivendi), ma c'è un altro aspetto altrettanto importante: finalmente vediamo un film di fantascienza non tecnofobo. Finalmente un film dove l'intelligenza artificiale è al 100% al servizio dell'uomo. La scienza e la tecnologia visti come strumenti per salvare l'uomo e non per distruggerlo. Questo è l'aspetto che più mi è piaciuto del film.

  26. manuela
    Pubblicato il 31 gennaio 2015 alle 11:34 | Permalink

    ho visto solo ieri sera il film di Nolan e l'ho trovato bellissimo.
    così, di pelle.
    avete ragione sicuramente sull'aspetto scientifico, ma forse dimenticate (sono d'accordo con Enrico al 100%) che si tratta di un film non di un documentario della Nasa.
    le critiche sono semmai sull'insistenza delle spiegazioni scientifiche da parte dei protagonisti, ma in effetti è un film onirico, apocalittico, catartico.
    E' un film sulla solitudine cosmica dell'uomo e sui suoi legami affettivi che vanno oltre ogni scienza e ragione.
    grazie

  27. Emiliano
    Pubblicato il 5 febbraio 2015 alle 02:34 | Permalink

    Leggo che molte delle persone che hanno commentato sono fisici. Io lavoro nel campo della finanza. A parte una smodata passione per il sci-fi sono ignorante in materia. Secondo me ci troviamo di fronte ad un film adatto a molti, tranne che per i fisici. Vi faccio un esempio: Anni fa mi sono appassionato di musica digitale ed elettronica, e nel tempo libero con dei software ho cominciato a comporre i primi pezzi. Con il tempo e l' esperienza sono migliorato, acquistavo sempre gli ultimi tool, ed ho frequentato dei corsi. La passione è diventata talmente forte da rendermi un esperto in materia. Da quel momento però, sono diventato anche iper critico, o iper esigente musicalmente parlando, e se ascoltavo 100 tracce me ne piacevano si e no 5. Vuoi per errori tecnici, vuoi perchè non mi trasmettevano niente o per i piu disparati motivi. Arrivo al punto: quando si è troppo ferrati in una materia si diventa un pò freddi, perchè la mente si impegna piu nella critica che nel viversi l'esperienza. Da qui nasce il detto: beata ignoranza 😀 (scherzo). Nolan, a mio modesto parere, voleva dividere il film in due parti, una con una teoria che lo appassionava particolarmente, e un altra di finzione, visto che di film si tratta. Se avesse usato solo la teoria si sarebbe trattato di un documentario, se avesse usato solo la finzione non sarebbe uscito fuori un film di spessore. La fusione di queste due componenti ha reso il film quello che è, unico nel suo genere. Un film che ti fa vivere un esperienza profonda, che ti incolla allo schermo e ti fa toccare l'ignoto con mano. L'esperienza che regala puo (a mio avviso) permettere una difficile coesistenza tra la teoria e la finzione e qualche errore qua e la. Sono d'accordo invece sul finale, la reazione emotiva nel vedere la figlia in punto di morte è freddissima.

  28. Filippo
    Pubblicato il 7 aprile 2015 alle 00:25 | Permalink

    Io al di là della fisica e delle teorie che siano più o meno vere del film l'ho capito cosi,
    Sulla nuova terra arriva solo Brand con i feti gli altri muoiono tutti (e la vita sulla terra si estingue), in qualche modo questi crescono e si evolvono forse passano milioni di anni e si evolvono a tal punto da voler pensare di salvare i loro antenati che hanno fatto tanto per salvare la vita umana, sono talmente evoluti da creare una 5° dimensione e da piazzare un wormhole vicino a Saturno per arrivare dalla nostra galassia ad un altra dove è presente un pianeta abitabile come la terra.
    Come spiegano nel film questi esseri (che poi sono gli esseri umani evoluti) non possono interagire con noi e quindi devono mandare qualcuno nella 5° dimensione, per spiegare la singolarità del buco nero per creare un wormhole ad un essere umano di quel tempo, ma dev'essere qualcuno che abbia le basi per capire e per questo scelgono Cooper che trasmette tutte le informazioni raccolte dal suo robot alla figlia in codice morse, anche se in realtà nella 5° dimensione ci arriva dopo 76 anni (2 per saturno, 23 primo pianeta, 51 manovra vicino al buco nero) dalla partenza non importa perche in questa dimensione lui può semplicemente spostarsi a piacimento avanti o indietro o sopra e sotto per vedere passato e futuro della camera della figlia è per questo che lui si trova nella camera con la figlia quando percepisce il messaggio che lui stesso si da per arrivare alla nasa.
    Una volta che il messaggio è stato decifrato dalla figlia gli umani evoluti chiudono il passaggio e Cooper si ritrova da solo nello spazio davanti a Saturno, una volta sveglio saluta la figlia e parte per arrivare da Brand anche se nel frattempo sono passati 4 anni molto probabilmente lei sta vivendo li dove il suo ragazzo Edmunds è vissuto e morto su quel pianeta e Brand si capisce che sta attuando il piano B.
    Io ho capito il film in questo modo.

  29. Pubblicato il 8 maggio 2015 alle 14:29 | Permalink

    Voto complessivo per il film 6,0. Ciò che mi ha più infastidito è l'incongruenza logica, come fanno gli esseri umani a salvarsi da soli grazie all'esistenza di una umanità che è sopravvisuta nel futuro? non mi sembra nel film abbiano inventato alcuna macchina del tempo. Secondariamente, a differenza di altri film di fantascienza dove benchè ci siano delle incongruenze fisiche fanno credere allo spettatore(ovviamente è soggettivo ma a me accadeva così) che alcune scene siano verosimili o quanto meno in un futuro lontano realizzabili dall'ingegno umano, qui, quando il protagonista si lancia nel buco nero risulta nella visione del film alquanto difficile che possa respirare ossigeno, non sbriciolarsi, o muovere anche solo un dito, al contrario, riesce a fornire le informazioni essenziali per salvare l'intera umanità fluttuando in una specie di libreria creata sempre dagli immortali esseri umani del futuro.

  30. aleale
    Pubblicato il 13 luglio 2015 alle 09:19 | Permalink

    Devo dire che sono contenta di essere ignorante in materia... Così almeno mi sono goduta il film 🙂

  31. Cesare
    Pubblicato il 16 luglio 2015 alle 17:10 | Permalink

    In questa recensione si passa dal presupposto di non fare una critica scientifica, ma pian piano lo spirito nerd-scientifico prende il sopravvento e si scopre che i problemi sono poi quelli:

    Una base spaziale in cui il missile è vicino agli uffici
    Un pianeta vicino a un buco nero
    Un warmhole troppo lontano vicino a Saturno

    e addirittura uno scienziato storce il naso nei confronti di un (bellissimo) robot, non aerodinamico o umanoide.

    Cari scienziati, non guardateli i film e soprattutto non recensiteli, perchè in nome della vostra sacrosanta coerenza dovreste buttare nel cesso anche 2001 e Solaris.

    P.s.

    a scanso di equivoci e di grossolani sarcasmi, il film è ambientato in America, e la Nasa è segreta alla popolazione umana, ma non al governo, che si sa, se si scopre che stanzia dei soldi per viaggi spaziali, quando sulla terra si muore di fame...

  32. cribbio
    Pubblicato il 3 novembre 2015 alle 23:55 | Permalink

    ma la formula alla fine a che serve?

  33. Fabiano
    Pubblicato il 4 novembre 2015 alle 23:06 | Permalink

    @cribbio: se intendi la formula nella storia del film, per come l'ho capita io dovrebbe servire a comprendere la gravità nei suoi meccanismi più intimi così da permettere l'invenzione di un qualche meccanismo utile a sollevare quella enorme astronave da terra. Poi, dato che ce l'hanno, la usano anche per creare il tunnel nello spazio-tempo.

  34. My_May
    Pubblicato il 22 settembre 2016 alle 19:38 | Permalink

    Ho visto finalmente il film. Chiaramente l'articolo l'ho letto piu attentamente ora. All'epoca lo saltai completamente per non perdermi eventuali sorprese. Ecco veniamo subito alla sorpresa. La sorpresa è quando lui entra nel buco nero e ci trova la vita di sua figlia "cristallizata" come un tutto unico. Non so se è possibile dirsi corretto (magari per la relatività tutto lo spazio tempo è cristallizato), al limite forse ci sarebbe da chiedersi perche entrando in un buco nero dovrebbe vedere proprio la vita di sua figlia. Comunque anche se magari esiste nel film la spiegazione che io non ho visto, rimane il problema di come sia possibile cambiare il passato mandando messaggi morse... poi da un buco nero. Ma anche se fosse possibile (in realtà io penso non sapevano come altro fare) si sarebbe dovuto ritrovare all'istante in una situazione (sempre cristallizata) completamente differente e no in un'alone di luce dal quale ne esce anche indenne non si sa come. Comunque il film è godibile almeno fino al finale dove l'idea orginale si trasforma invece in un autogol. Probabile che si sottintenda (perche non vedo altre spiegazioni) che buco nero e wormhole siano stati creati attraverso l'equazione e che quindi tutto sia stato previsto inizialmente per salvare il pianeta (per cambiare il passato) benche i protagonisti non possono averne coscienza (ovvero vivono la loro vita come unica e comunicano, tra le due realtà, solo attraverso i segnali... morse!), anche se logicamente non può certo funzionare. Non solo lui scrive alla figlia per dettergli il funzionamento del buco nero o non so che altro, ma lui comunica a se stesso anche le coordinate della Nasa. Quindi si perde completmente il senso logico..come capita spesso con i paradossi del tempo.

2 Trackback

  • […] il pezzo di Phil Plait, originariamente pubblicato da Slate, riproposto in italiano da Il Post. Qui, quello del fisico delle particelle del CERN Marco Del Mastro sul suo splendido blog […]

  • Di [film] Interstellar | Ilcomizietto il 29 novembre 2014 alle 23:44

    […] Interstellar non è un corso di astrofisica teorica, ma non è questo il suo problema di Marco Delmastro […]

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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