Cosa ti porta qui?

Il venerdì vado a Annecy, ché il venerdì mattina c'è la riunione di gruppo, ed essendo io quello che la anima, non posso mica mancare. Vado ad Annecy anche altri giorni durante la settimana, ma con un ritmo variabile che dipende dalle riunioni e gli impegni al CERN. Il venerdì, invece, non si scappa. Ci vado con una macchina del laboratorio, insieme ad altri colleghi che come me abitano più vicino al CERN che a LAPP, e il laboratorio gentilmente ci mette a disposizione una carrozza per il viaggio.

A volte, mentre aspetto di fronte all'ingresso del CERN che il cocchiere di turno passi a recuperarmi, faccio incontri bizzarri. Sono sempre circa le 8 del mattino, e i pochi che bivaccano davanti alle porte del CERN a quell'ora senza poter entrare sono solo aspiranti visitatori, che sono arrivati un po' troppo presto per trovare l'ufficio che si occupa dell'accoglienza già aperto. Così, un venerdì di qualche settimana fa, mentre fuori ancora si congelava e attendevo paziente la navetta, ho incrociato questo australiano che da un po' girellava l'Europa. Abbiamo chiacchierato forse 10 minuti, non di più, ma mi ha lasciato il segno. Alla fine, dell'incontro ne ha scritto Irene, che in queste cose è ben più brava di me:

«Ehi!» gli grida, avvicinandosi energico, a balzi. « …ehi…» risponde lui, con un po’ meno convinzione. «Cosa ti porta qui?». «Io ci lavoro qui». «Ah, wow!», dice, con un entusiasmo che gli sembra troppo. «E tu? Cosa ti porta qui?» ribatte, esitando. Si sta raffreddando le gengive. E sta raffreddando anche il caffè. «Sono venuto a visitare il laboratorio di particelle. Sono australiano. Mi sono preso un mese per girare l’Europa. Ieri ero in Polonia. Due giorni fa in Austria, a sciare. Lo sai che non affittano le tute da si, in Austria? Noi, in Australia, affittiamo tutto, anche i calzini». 

Trovate tutto il racconto su Stornelli d'esilio. Buona lettura.

Back at CERN by Marco Delmastro
Back at CERN, a photo by Marco Delmastro on Flickr.
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5 Commenti

  1. Pubblicato il 18 febbraio 2013 alle 10:30 | Permalink

    Certo che...
    A me sta vendendo voglia di tornare a visitare il Cern, chissà se è cambiato negli ultimi 30 anni?

  2. Claudio
    Pubblicato il 18 febbraio 2013 alle 10:40 | Permalink

    Ciao Marco, ho dei cugini australiani che facevano più o meno gli stessi discorsi, che in generale condivido. Poi sono andato in Australia ed ho capito che gli australiani sembrano tanto "avanti" quando vengono dalle nostre parti quanto sono "indietro" quando li vedi a casa loro. Comunque un bel racconto, complimenti ad Irene.

  3. GIGI
    Pubblicato il 18 febbraio 2013 alle 19:46 | Permalink

    Ho letto il bell'articolo di Irene.
    Un week end per vedere l'aurora boreale mi puòandar bene, anche se non bastano le previsioni del tempo, ci vuole anche la previsione dell'attività solare.
    Ma solo un mese per vistare tutta l'Europa: naaaa!

  4. claudio
    Pubblicato il 18 febbraio 2013 alle 20:36 | Permalink

    Infatti mi ricordo anch'io che il viaggio tipico degli australiani in europa è uno o massimo due giorni per città, miei cugini compresi. Mi ricordo di aver risposto loro che tra casa dei miei e Treviso (30 km) c'erano almeno 4 musei pieni di resti romani che non avevo ancora visitato 🙂

  5. Anonimo SQ
    Pubblicato il 18 febbraio 2013 alle 23:56 | Permalink

    Effettivamente, concordo con Claudio: alla GMG di Sidney, gli amici di mio figlio mi han raccontato come fossero stati "concentrati" in un edificio in molte decine, centinaia, con una sola doccia prefabbricata in cortile. Bisognava mettersi in coda al mattino per farla al pomeriggio, max tre minuti di acqua fredda/tiepida.
    Per fortuna, poi son stai ospitati dagli immigrati italiani.

    Anonimo SQ

    PS : comunque, in Germania, alla GMG di Colonia, col cibo e molti comfort andò ancora peggio.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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