Family-unfriendly

Un tizio di quelli di cui mi fido dice - più o meno - che il segreto di un blog di successo è riempirne le pagine con le proprie ossessioni. Facendo un po' di autocoscienza nei 13 minuti di pausa pranzo che mi sono concesso oggi, sono giunto alla conclusione che queste sono le 3 cose che mi ossessionano in questo ultimo periodo:

  1. la qualità del mio tempo, e im particolare del tempo speso in famiglia (complice di questa ossessione c'è il nuovo lavoro a tempo pieno di Irene);
  2. il modo osceno con cui l'informazione nel mondo della fisica delle particelle viene trasmessa e comunicata (e dunque, come PowerPoint in primo luogo - e il cattivo uso del web secondariamente - stia erodendo le nostre menti forse-un-tempo-brillanti e ci - noi la mandria dei fisici delle particelle - stia rendendo dei burattini dislessici incapaci di esprimerci), e il tempo che si perde in questa comunicazione monca e pasticciata;
  3. il modo incivile e insensato in cui le attività comuni - leggi: i meeting - legate alla fisica della particelle sono organizzate.

Decido di seguire il consiglio del tizio di cui sopra, e do libero sfogo alle mie ossessioni del periodo. Fatevene una ragione, questo blog si occupa appunto di borborigmi. Oggi imbratto dunque queste pagine con qualche lamentazione a proposito del punto 3. (e non temete, prima o poi raglierò anche a proposito del punto 2.; del punto 1. mi sono già preso la briga di parlare).

ical_crazy_daysÈ ufficiale: se volete fare carriera nel magico mondo della fisica delle alte energie, scordatevi di avere una famiglia; oppure premuratevi di avere una famiglia di qualcun altro di prende cura al posto vostro; oppure preparatevi a lottare.

Vi prego di osservare qui sulla sinistra l'organizzazione delle mie giornate di ieri e oggi: tralasciate per un attimo il delirio di ieri pomeriggio (ognuno dei meeting sovrapposti che vedete era in un posto diverso: ho fatto un bell'esercizio di corsa!), e concentratevi per un momento sulle riunioni di oggi. La prima inizia alle 8:30, l'ultima finisce alle 19:30. Non è la quantità di tempo che mi impressiona (ieri sera alle 23 finivo di correggere un articolo di cui sono referee: gli straordinari non mi spaventano mica). Ma supponiamo che io tenti di essere un padre vagamente responsabile e coinvolto nella mia vita familiare, e diciamo per esempio che io mi occupi di portare Giulia all'asilo tutto i giorni, di recuperarla all'asilo circa un giorno su due, di cucinare la cena per lei e per la mia signora tutti i giorni, e altre cosette simili. Cosa avrei dovuto fare oggi? Uscire di casa alle 7:30 e ricomparire alle 8 di sera? Senza vedere la mia figliola sveglia, e scaricando tutto il peso della gestione di casa e famiglia su mia moglie, che peraltro lavora anch'essa a tempo pieno? Oppure lasciare Giulia all'asilo 12 ore?

La mia conclusione arrabbiata: se sei una donna (madre) - o un uomo (padre) deciso ad avere un qualche ruolo nella vita familiare che non sia solo portare a casa lo stipendio e guidare l'ammiraglia nel weekend - scordati di poter far carriera in una qualsiasi organizzazione aziendale o di ricerca composta da più di 50 persone.

La conclusione pseudo-ottimista: se sei etc etc, potresti farcela ad avere un ruolo dignitoso - e magari persino importante - in una qualsiasi organizzazione aziendale o di ricerca composta da più di 50 persone. Ma faticherai come un cane, dovrei essere ordini di grandezza più efficiente di tutti gli altri, litigherai con i tuoi colleghi una volta si e una no, e in generale ti incazzerai moltissimo. Buona fortuna.

P.S. Vado al prossimo meeting, ma quello delle 18 lo salto, e a culo tutto il resto.

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27 Commenti

  1. My-May
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 14:58 | Permalink

    Il punto uno -) sembra che la qualità del tempo sia direttamente proporzionale all'ingarbugliato pasticcio tra: utilità e benessere (per benessere ci metto tutto quello che crediamo ci faccia bene e che faccia bene a chi vogliamo bene).
    Il punto due -) sembra direttamente proporzionale alla nostra personale conoscenza e alla nostra aspettativa di conoscenza(nel senso che ci poniamo una domanda e questa è sempre solo piu o meno attinente a quello che vogliamo sapere; quello che vorremmo sapere è quasi sempre di ordine superiore a quello che si può sapere. Quel poco che si sa quindi quindi, gioco forza, lo si adatta a tutte le minestre :p )

    il punto tre -) sembra direttamente proporzionale alla capacità di discernimento tra ciò che è essenziale fare e quello che forse potrebbe avere un'utilità (nel senso che spesso si fanno cose che non servono perché si spera di azzeccare almeno una volta la cosa necessaria :d).
    ciao 🙂

  2. My-May
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 15:31 | Permalink

    p.s. al post precedente:
    il direttamente proporzionale, scusate, l'ho usato solo per scherzare, non volevo dargli alcun significato matematico
    Comunque le relazioni, anche se non sono direttamente o inversamente proporzionali, dovrebbero starci tutte

    Il punto 1) la qualità del tempo dipende dalla sua relazione con le nostre aspettative di benessere e utilità, piu queste non sono rispettate piu la qualità diminuisce.
    2) nel punto due la relazione è tra la nostra conoscenza e il rischio di fare confusione. Meno conosciamo piu aumenta il rischio di fare confusione questo però sembra banale ma si sposa con col fatto che non tutto è da buttare, siamo noi che non sappiamo discernere ciò che è plausibile con quello che non lo è...
    punto 3) la relazione è tra la capacità di comprendere ciò che serve e la reale conoscenza dell'utilità. Meno si è capaci di discernimento meno si ha idea di cosa è utile. Quindi della serie, meglio se le facciamo tutte... 😀

  3. delo
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 16:04 | Permalink

    anch'io appena diventato padre ho gia' sperimentato quello che dici.
    Per non lasciare moglie e ragazzo di 12 giorni troppo da soli, ieri mi sono svegliato alle 3.30 (si' di mattina) avevo il volo per Madrid alle 5.55. Alle 10 ero al Palacios de Congresos alla conferenza DIS2009. Ho seguito una sessione parallela, pranzato con alcuni collaboratori, ho fatto il mio talk e discusso con i teorici (...). Tempo di una paella con un buon vino bianco e alle 22 ero in aeroporto per il volo di ritorno e alle 00.30 ero a casa dalla famiglia.

  4. nemo
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 16:06 | Permalink

    questi tuoi post mi risollevano e abbattono allo stesso tempo... è rasserenante sapere che altri condividono le tue ansie.. è inquietante sapere che che altri sono giunti alle tue stesse conclusioni...

    ps: il tuo discorso credo che vada esteso alla fisica teorica, alla biologia, alla chimica etc, etc, etc

  5. GM
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 17:48 | Permalink

    Lo sbaglio fondamentale del sistema mi sembra il numero eccessivo di meeting (la cui utilita` e` di solito inversamente proporzionale al numero dei partecipanti). Il fatto e` che di fatto la tua generazione si e` lasciata mettere i piedi sul collo dalla parte peggiore della generazione precedente (quelli che invece di fare i fisici (non essendone capaci), hanno deciso di fare i manager, e si beano nell'organizzatione di infinite riunioni quasi sempre poco costruttive). E` chiaro che individualmente e` difficile reagire a questa situazione, perche` siete sempre sottomessi a ricatti; ma sarebbe ora che vi organizzaste tra di voi per cambiare questo trend nefasto. Con i miei migliori e piu` sinceri auguri

  6. Marianna
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 19:23 | Permalink

    Mi permetto una reazione da "pseudo-femminista".
    Il punto 3 è quello davanti a cui si trova normalmente una qualunque donna con figli e lavoro, perché purtroppo volente o nolente non tutti i padri si pongono le tue stesse domande o non hanno le stesse ossessioni, e non tutti i colleghi considerano normale che un uomo possa avere di questi problemi.
    Mentre una donna si', ma questi sono fatti suoi e basta che si limiti nella carriera e non aspiri a un lavoro troppo impegnativo.
    Ricerca (che non conosco) o azienda ( che conosco molto bene): stessa storia. Alla fine bisogna fare delle scelte, se in famiglia si possono fare in due funziona meglio, ma bisogna anche fare delle rinunce.
    Dipende dove si mettono le priorità ed è interessante vedere come certi ambienti lavorativi evolvono per facilitare questa benedetta "work-life balance", ma chissà come mai se ne parla sempre e solo come se l'argomento riguardasse solo le donne. Per fortuna padri come te esistono e non sono cosi' rari, magari aiuteranno ad accelerare il cambiamento.

  7. Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 21:50 | Permalink

    @Marianna: hai perfettamente ragione, la società in cui viviamo - e l'organizzazione del lavoro che la contraddistingue - sottintende implicitamente che tutta una serie di compiti legati alla crescita dei figli o alla gestione alla casa siano - all'interno di una coppia - automaticamente responsabilità della donna. In fondo è proprio questo che contesto: le scelte mi vanno bene, per carità, quello che invece non tollero è che l'organizzazione generale - in fondo la struttura stessa della società - sia tale da impedire l'accesso a certe posizioni, certi mestieri o certi livelli di impegno a chi vuole avere una famiglia, e dunque in primo luogo alle donne, e poi ai maschietti dal femminino sviluppato. È qualcosa di pericoloso, per le donne in quanto prime vittime di questo modello malato, ma certamente anche per gli uomini e per la società in generale.

    @GM: Gasp, centri in pieno il problema! Il grave è che persino i fisici della mia generazioni iniziano a convincersi che solo attraverso i meeting, le phone conference, le task force e le altre fregnacce copiate dal gergo aziendale che troppo spesso ammorbano il nostro tempo e i nostri cervelli, siano in fondo gli strumenti migliori per fare il nostro lavoro. Per calità, non nego che un certo livello di organizzazione - anche di tipo aziendale - sia necessaria per gestire la dimensione degli esperimenti e delle collaborazioni odierne; ma questo oggi va a scapito delle attività basilari che formano e definiscono un fisico: fare ricerca, scrivere per bene i risultati ottenuti, studiare i risultati degli altri. Ci tornerò, perché è qualcosa che mi brucia parecchio. Una rivoluzione dal basso? Voglio continuare a credere che sia possibile, ma non sarà facile. Qualche suggerimento?

    @My-May: ti seguo (vagamente sul punto 1) e 3), ma sul tuo 2) mi perdo e non capisco. E comunque, per sicurezza dissento 🙂 La capacità di organizzare e comunicare la conoscenza è una parte integrante del processo conoscitivo, non un accessorio che diventa difficile quando la complessità aumenta, o trascurabile quando si pensa che la tecnologia faccia il lavoro al posto nostro. Ma questo ci porta decisamente fuori strada, per cui ne parliamo più estesamente un'altra volta, neh?

  8. My-May
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 23:04 | Permalink

    ok, ma era il punto 2 su cui dissentivi; ne parliamo un'altra volta, sicuramente saprò spiegarmi meglio 😉

  9. Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 23:14 | Permalink

    Ok, pignolo, corretto. 😉

  10. My-May
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 23:30 | Permalink

    Perchè sul punto due mi segui
    " vagamente " ?
    Se credo che il mio benessere sia x e y tenterò di non farlo mai mancare. Se mancasse anche solo un pò, la qualità del mio tempo diminuirebbe nel suo totale; ovvero meno tempo spendo per il mio benessere piu aumenta il mio malessere.
    E' chiaro che se il tuo (o il mio) lavoro occupa anche il tempo per il benessere, la qualità totale del tempo speso diminuirebbe. Questo per te o per me, per l'umanità invece il tuo o il mio tempo speso male, potrebbe risultare di ottima qualità.
    Dipende sempre da chi osserva (hihihii). Ecco perché si usa il detto "bisogna prenderla con "filosofia" 😛
    Pensa se tu fossi una delle menti (te lo auguro) che riuscisse in una impresa che non era mai riuscita a nessun fisico. Diresti che il tempo speso è stato di qualità alta per il risultato positivo, di qualità bassa perchè ti sei fatto mancare il "benessere"; ma senza quel tempo speso in modo basso per il tuo benessere avresti ottenuto un risultato così positivo per l'umanità?
    Chi può dirlo...
    p.s
    il punto 3 un altro giorno 🙂

  11. My-May
    Pubblicato il 29 aprile 2009 alle 23:32 | Permalink

    tanto pignolo che ho sbagliato pure io 😛
    Era il punto 1 quello sopra
    Va bhe ora a letto io...ciao 🙂

  12. Xisy
    Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 01:17 | Permalink

    la fisica delle alte energie, a livello di organizzazione, è terrificante. se dovessi dare un consiglio ai giovani fisici, gli direi di tenersi il più possibile alla larga dalle grandi collaborazioni.
    l'unico aspetto positivo di atlas che mi viene in mente è che in cms stanno messi peggio: solo nell'ultimo mese, per dire, hanno fatto circa 850 meeting (in media un meeting all'ora)

  13. Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 09:44 | Permalink

    @Xisy: concordo, anche se bisognerebbe anche dire lo che che, se da una parte scegliere collaborazioni più piccole può essere gratificante dal punto di vista scientifico, dall'altra nel medio termine sarà probabilmente controproducente per quello che riguarda la progressione di carriera: obiettivamente la fisica delle alte energie si succhia la maggior parte dei fondi, e genera la maggior parte delle posizioni a tutti i livelli intermedi.

    Quanto ai meeting, non sono certo che ATLAS sia meglio di CMS, i numeri in se dicono poco. Per esempio so che CMS è riuscito a bandire ufficialmente la presenza dei laptop ai meeting di Physics Coordination, il che è un bel passo avanti rispetto all'utilità delle riunioni. Ma questo è proprio uno di quegli aspetti dell'uso distorto della tecnologia su cui voglio tornare più estesamente alla prima occasione

  14. GM
    Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 12:34 | Permalink

    Sono ovviamente d' accordo con Xisy: per un giovane fisico entrare in una collaborazione di 2000 persone equivale spesso a suicidarsi scientificamente. Non sono sicuro che Marco abbia ragione sulle prospettive di carriera a medio termine; non si possono confrontare i numeri assoluti, ma piuttosto le percentuali di riuscita tra i fisici di diversi campi.

  15. Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 13:13 | Permalink

    Non sono sicuro nemmeno io (sono ben poche le cose di cui sono sicuro! 🙂 ). Quello che volevo dire è che il confronto dei numeri di borse di dottorato, assegni di ricerca, post-doc, posti da ricercatore e simili legati alla fisica delle alte energie agli acceleratori nel mondo surclassa il numero di posizioni analoghe in altri campi della fisica. È certamente vero che il numero dei pretendenti è altrettanto maggiore, ma credo che il rapporto rimanga favorevole all'ambito delle alte energie, che per svariate ragioni sono più "di moda" nel mondo politico, e che riescono a racimolare fondi non indifferenti. Non dico che questa debba essere una considerazione primaria nel pianificare la propria evoluzione scientifica - anzi! - ma non è nemmeno in fattore da trascurare. Conosco tanti coetanei brillanti che dopo validi lavori per esempio in fisica dello stato stato solido o in esperimenti di nicchia agli acceleratori hanno semplicemente dovuto cambiare mestiere per carenza di opportunità nel loro campo. Non è una cosa buona, è semplicemente un fatto: le collaborazioni oceaniche - tra le altre cose non edificanti - rovinano l'ecosistema.

  16. GM
    Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 15:37 | Permalink

    Credo che la situazione in Italia sia diversa (da molti anni) da quella di altri paesi. All'estero, se uno e` bravo, non e` troppo difficile ottenere finanziamenti, a titolo individuale, per fare ricerca (ad esempio nello stato solido, o nelle nanotecnologie, etc.). Non sempre questo sfocia a lungo termine in posizioni "fisse", ma questo e` un altro discorso. Invece credo che sia piu` difficile ottenere un finanziamento individuale nella fisica delle alte energie (non sto parlando di fondi distribuiti in un modo o nell' altro dai vostri capi diretti, per esempio le trasferte al CERN o simile; questi fondi fanno in un certo modo parte del sistema di ricatti di cui parlavo prima)

  17. Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 17:26 | Permalink

    @GM: Mmm, questo è probabilmente vero per i paesi di tradizione anglosassone, dove la ricerca viene finanziata tramite grant assegnati in base ai progetti di ricerca. Ne sono meno sicuro per altri paesi (perso per esempio alla Francia) che hanno una tradizione di assegnazione dei fondi più simile a quella italiana (ovvero, tramite le strutture universitarie, o attraverso gli enti nazionali di ricerca). Stesso discorso vale per le carriere caratterizzate da posizioni "fisse" (e spesso però da un precariato vergnoso) e quelle invece in cui la flessibilità è la regola (ma non il precariato): di nuovo probabilmente il discrimine è tra mondo anglosassone e gli altri.

    Mi piacerebbe invece approfondire la questione del sistema di ricatto, e di come l'elemosina dei fondi di missione (cosa dalla quale per fortuna mi sono affrancato, almeno per adesso) ne sia parte. Sembri molto agguerrito e consapevole rispetto a questo punto, ti va di argomentare un po'? Io ho qualche idea a proposito, me le tengo buone per il prossimo giro.

  18. My-May
    Pubblicato il 30 aprile 2009 alle 19:57 | Permalink

    Bei tempi quando i fisici facevano i loro esperimenti dentro la vasca da bagno di casa...:D

  19. Valter
    Pubblicato il 1 maggio 2009 alle 13:20 | Permalink

    Caro Marco, saltando a piè pari il lato tecnico della questione voglio però passarti una mia esperienza. Quando mia moglie ed io eravamo sotto pressione, non una persona sola mi invitò a godermi i miei bambini intanto che erano piccoli. L’italiano lo capisco ma un conto è il lessico un altro è la comprensione sostanziale di un messaggio che ti arriva.
    Mi è sempre andato tutto bene: 5 mutui uno di filato all’altro, senza saltare una scadenza, quando ero il solo a produrre reddito. Per grazia di Dio sono sempre stato aiutato anche se con cinque figli non è stata una sciocchezza.
    Allora, stoltamente (per quanto comprensibile), non vedevo l’ora che venissero grandi e il sentirmi dire di godermeli nel momento in cui mi vedevo discretamente sotto pressione, lo capivo, lo accettavo ma faticava un po’ a entrarmi in profondità. Ora il più piccolo è più alto di me ed ho dovuto ritrovarmi la barba bianca per comprendere a fondo l’autentico valore dell’invito di mia mamma come pure di quel mio carissimo amico, che ho sognato due volte anche questa notte. Marco tu che sei un fisico delle particelle e quindi con una visione della realtà più ampia di qualla dell'uomo della strada, e oltretutto di saldo imprinting etico, cerca e troverai il passaggio, ovvero l’equilibrio tra l’onorevole desiderio di una nobile affermazione professionale e l’insostituibile, imperdibile status di genitore-coniuge. Mi verrebbe da suggerirti di lavorare d’immaginazione. Conosci l’interazione spazio-temporale della mente, vediti (come esercizio quotidiano), professionalmente parlando, lì dove senti che la vita ti chiama ad arrivare. Vediti nonno con i tuoi nipotini a fare i problemini di matematica come faceva il magico Albert. Vediti e sentiti perfettamente incastonato nell’adesso dei tuoi 50 / 60 anni e penserà la vita ad assemblare tutto il resto. Se sarai duttile alla sua azione e saldo nei tuoi intenti, succederà! Ciò facendo, lasci cadere preoccupazioni e apprensioni, ritrovandoti con tutta la tua luminosità ed l’energia ovvero con le carte in regola, per passare indenne tra gli Scilla e Cariddi della vita.
    Buon cammino.
    Valter

  20. Walter
    Pubblicato il 18 maggio 2009 alle 10:44 | Permalink

    Ciao Marco,
    ho scoperto il tuo blog da un link di http://www.gravita-zero.org, di cui sono redattore (divulgazione scientifica) e devo dire che sei maledettamente simpatico. Complimenti per i tuoi post !!!
    Walter Caputo

  21. Pubblicato il 18 maggio 2009 alle 10:46 | Permalink

    Ciao Walter, benvenuto e grazie per i complimenti (immeritati). Gravità Zero è tra i miei feed RSS e lo seguo volentieri, anche se a volte trovo il suo aspetto "corporate" lo renda un po' troppo variegato - insomma, con un flusso troppo alto di informazioni che non riesco a digerire e dunque salto a piè pari - per i miei gusti. Chissà, forse potreste pensare a feed separati per sezioni.

  22. deusexmachina
    Pubblicato il 31 maggio 2009 alle 19:30 | Permalink

    Se una persona è ambiziosa e mette in gioco un bel cervello come il tuo (per fortuna che ce ne sono ancora!) deve fare delle scelte. Credo che sia normale, anche se pesante... se si vuole seguire la famiglia allora è meglio trovarsi un banale lavoretto per una mediocre e grigia esistenza, senza troppe pretese. Altrimenti, se si punta in alto (avendone le capacità) temo che una cosa escluda l'altra. Brutto da dirsi eh!
    Semplicemente credo che sia così: il lavoro che fai tu non è una cosa del tipo starsene dietro la scrivania 8 ore e poi andare a casa santificando tutti i ponti e tutte le feste possibili e immaginabili. Al tuo livello la vita e il lavoro coincidono e si fondono. Richiedono la completa dedizione. Pensa a tutti i grandi scienziati della storia, dimmi se ci sono casi di famiglie "felici", figli seguiti, vite stile mulino bianco. A memoria non mi pare proprio!

  23. delo
    Pubblicato il 31 maggio 2009 alle 20:29 | Permalink

    No, io non ci sto. Caro deusexmachina, ti prego di evitare frasi del tipo "se si vuole seguire la famiglia allora è meglio trovarsi un banale lavoretto per una mediocre e grigia esistenza, senza troppe pretese";
    In generale giudicare un "lavoretto mediocre" e' veramente ignobile. Quindi ci sono lavori nobili e altri no? ... ma per favore... e associare questa cosa alla famiglia mi fa imbestialire ancora di piu'.

    Comunque ci sono un sacco di ricercatori e professori che fanno dell'ottima ricerca che non hanno rinunciato alla famiglia.

  24. deusexmachina
    Pubblicato il 1 giugno 2009 alle 09:45 | Permalink

    Insisto, senza voler fare polemiche: si tratta di scelte. Lavori altamente complessi (come quello che fa chi ci ospita qui) richiedono dedizione. Non ci sono orari, feste ecc. perché il lavoro coincide con la vita, con la passione. Non è che ad una certa ora suona la campanella e si va a casa senza pensarci fino a domani. Purtoppo non è così! Ci pensano fino a domani quelli che fanno altri tipi di lavori.
    Non è una critica la mia, ma solo una semplice constatazione di come a volte la passione per qualcosa superi tutto il resto. Non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena....
    Personalmente stimo molto queste persone perché mettono a servizio degli altri la loro intelligenza. La materie di cui si occupano hanno ricadute enormi su tutta l'umanità. Ti pare poco?

  25. Pubblicato il 1 giugno 2009 alle 11:28 | Permalink

    No, non ci sto nemmeno io, mi spiace.

    L'incompatibilità tra famiglia e carriera è un prodotto culturale di una società sicuramente maschilista e sostanzialmente classista (e scusatemi la vena vetero-marxista che mi viene in questi casi, ma quando è troppo). Se la tua teoria fosse buona, sarebbe allora irrimediabilmente vera l'impossibilità ontologica per donne e poveri di avere accesso a ruoli superiori e carriere importanti, perché il loro ruolo nella vita sarebbe piuttosto quello di servire (a casa le prime, nelle fabbriche e nei campi gli altri), mentre starebbe esclusivamente all'aristocrazia maschia il poter permettersi di spendere tutto il suo tempo a pensare, esplorare, comandare e decidere delle sorti altri.

    Il fatto che troppo spesso sia (ancora) così è solo un prodotto storico: nulla impedisce il pensare (e volere!) una società organizzata diversamente, dove sia invece normale avere una carriera e coltivare altro oltre al lavoro, che sia la famiglia o una passione.

    Il che - sia chiaro - non significa affatto che io perori l'orario 9-17, o che non sia disposto a lavorare di notte o nei week-end (cosa che faccio con regolarità, credimi). Dico semplicemente che troppo spesso la necessità di farlo è costruita e non reale, dovuta solo a cattiva organizzazione o a competizione malsana. Le notti insonni passare a lavorare per un vero avanzamento della scienza e per sorti dell'umanità si contano sulla punta delle dita; tutte le altre sarebbero state serenamente evitabili, se solo i maschietti senza famiglia che fanno i manager (anche nel mio mestiere) sapessero organizzare tempo e risorse (umane e non) meglio. Che è quello che volevo in fondo dire nel post qui sopra.

  26. claudio b.
    Pubblicato il 15 giugno 2009 alle 14:26 | Permalink

    Sinceramente sono alquanto estraneo all'ambiente in oggetto, ma temo che GM abbia già centrato il punto focale della questione. Cosa del resto rilanciata da Marco stesso con la frase "...dovuta solo a cattiva organizzazione o a competizione malsana..."
    Immagino che la cosa sia tipica di tutte le organizzazioni fortemente burocratizzate per le quali l'obiettivo finale non è un qualcosa di tangibile. Suppongo che le due cose, burocratizazione e assenza di scopo "concreto" debbano essere presenti contemporaneamente.
    La speculazione, per quanto scientifica, può portare nella maggior parte dei "managers" alla completa perdita del senso del tempo e della sua profittabilità (maldastra traduzione di "profitability"...). Non è sensato fare 8 ore di meeting al giorno: meeting per fare COSA? Per dire COSA?
    Mi viene in mente l'aneddoto (vero o falso che sia, non lo so) che si attribuisce a Marchionne: convocata una riunione con due Direttori di Funzione, si vide presentare dall'uno 6 slides: 3 di presentazione dello stato di fatto, 1 di analisi e 2 di proiezioni sul "cosa fare"; dall'altro, il "solito" rapporto di 100 pagine che mira sostanzialmente a dimostrare che lo scrivente non ha alcuna responsabilità. Leggenda vuole che il buon A.D. apostrofasse il secondo con qualcosa del tipo "Che siamo messi male lo so benissimo anch'io. Lei è pagato per trovare una soluzione a questo marasma, non per descriverlo".
    Saluti

  27. maurizio
    Pubblicato il 21 luglio 2013 alle 22:17 | Permalink

    Ciao Marco,
    mi ricordo che quando lavoravo in Italia il tempo mi veniva veramente "rubato" perchè dovevo fare tutto io, perfino compilare le bolle e gestire le spedizioni. E faccio ricerca come te. Adesso in Germania è molto meglio da questo punto di vista, non per niente i tedeschi sono tra quelli che lavorano meno ore, in Europa.
    Il problema che tiri fuori è molto interessante. A mio giudizio è un problema auto creato, nel senso che il giochino funziona così e nessuno lo vuole rompere. Anche io ho scelto, da tempo, di non starci. Faccio il mio lavoro, procedo per obiettivi, cerco di programmare il lavoro in più con mia moglie per renderlo compatibile con la famiglia. E alle 18 sono a casa e mi spupazzo i miei due gemelli. Poi se alle 23, quando la moglie e i bimbi dormono, leggo un articolo da referare, nessuno se ne accorge, no?
    comunque questo discorso può giusto funzionare all estero, in Italia non ho mai visto progressioni di carriera legate all impegno e ai risuktati lavorativi, anzi ho diversi esempi del contrario. Lasciamo perdere per amor di Patria.
    Saluti e sforzati di dedicare il tempo che vuoi alla famiglia, è la cosa più importante, il resto è niente.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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