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L'orizzonte perduto

21 Maggio 2026 2 commenti

In Francia e in Svizzera è in corso un processo di dibattito pubblico sul progetto del Futuro Acceleratore Circolare del CERN, l'FCC. In Francia si tratta di un processo codificato per legge per ogni grande opera con potenziale impatto sul territorio, che continuerà fino all'autunno del 2026. In zona, soprattutto in Alta Savoia, ci sono sacche di resistenza al progetto che rendono la discussione difficile, non perché nessuno abbia il diritto di interrogare motivazioni, costi e conseguenze, ma perché spesso il discorso è talmente polarizzato da sembrare nato più da ansie generali che da problemi reali legati al progetto. Una cosa positiva del processo è che il CERN ha prodotto un documento dettagliato (e una una sintesi) sui numeri che siamo oggi in grado di dare su impatto e costi dell'FCC. Ogni discussione dovrebbe partire da lì, mettendo i numeri in prospettiva. [1]Per dire: con quello che sono costate le prime due settimane di guerra in Iran avremmo finanziato l'intero progetto FCC-ee. Completamente. Fate voi.

Nell'ambito di questa iniziativa, l'altro giorno il CERN organizzava una conferenza di Étienne Klein, fisico, saggista, direttore del Laboratorio di Ricerca sulle Scienze della Materia al CEA e una delle voci più lucide in Francia al confine tra fisica e filosofia. Una serata pensata per eletti locali e attori istituzionali, ma aperta su registrazione a chiunque volesse partecipare. Verso la fine, Klein ha menzionato un fatto che non conoscevo e che mi ha colpito molto: oggi un terzo dell'umanità non può vedere la Via Lattea, non riesce a vederla, e spesso non l'ha mai vista. L'inquinamento luminoso l'ha cancellata dal cielo di una persona su tre.

Klein ci costruiva sopra un parallelo più profondo. Non vedere l'immensità del cosmo porta a ripiegarsi su se stessi, come se l'unico mondo che conta fosse quello che ci circonda immediatamente, senza distanze siderali a ispirarci. E questo ripiegamento non è solo nello spazio, ma anche nel tempo: Klein raccontava di come, adolescente negli anni Settanta, l'anno 2000 fosse sulla bocca di tutti, nel 2000 faremo questo, succederà quest'altro, costruiremo una società così. Chi oggi si permette di sognare il mondo del 2050? I problemi su cui sembriamo volerci concentrare, certamente reali e pressanti, sono problemi esclusivamente dell'oggi, e il futuro, nelle nostre teste o nelle nostre pance, sembra inesistente o condannato da guerre, disastri economici, cambiamento climatico, pandemie. Non vale la pena immaginare il 2050, perché sotto sotto non crediamo che esisterà ancora, e allora pensare a un progetto come l'FCC, che se va bene potrebbe forse vedere la luce su quella scala temporale, sembra impossibile, o semplicemente inadeguato all'urgenza dell'oggi che mangia tutto.

Qualche anno fa ho fatto il giro del Monviso con famiglia e amici. Una delle notti l'abbiamo passata al Refuge de Viso, sul lato francese della montagna, un rifugio che a partire da una certa ora spegne completamente tutte le luci della struttura. In una valle senza altre sorgenti luminose, la Via Lattea appare con tutta la sua maestà, e per i quattro adolescenti e i due bambini che camminavano con noi era la prima volta, la prima occasione di vedere con i propri occhi l'immensità del cosmo che dalle strade di Torino o Ginevra non erano mai riusciti a intravedere. Ricordo con commozione lo stupore loro e il mio, io che la Via Lattea ho avuto la fortuna di vederla tante volte, ma che mi emoziona sempre. Il mondo in cui viviamo è lontano dall'essere perfetto, e molto di quello che succede o si prospetta fa paura e può immobilizzarci come conigli sull'autostrada, abbagliati dai fari di un tir in corsa. C'è però un tempo oltre il presente, e uno spazio oltre l'ombelico, da vedere, pensare, sperare.

Il centro della Via Lattea incastonato tra Monviso e Viso Mozzo. Foto: Emanuele Balboni / cosmoedintorni.org
Il centro della Via Lattea incastonato tra Monviso e Viso Mozzo. Foto: Emanuele Balboni / cosmoedintorni.org (Grazie Emanuele!)

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↑1 Per dire: con quello che sono costate le prime due settimane di guerra in Iran avremmo finanziato l'intero progetto FCC-ee. Completamente. Fate voi.

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. Umbe dice

    21 Maggio 2026 alle 16:03

    Per continuare a dire...sono 164,6 i miliardi di euro che uno dei popoli più idioti del globo terracqueo si è fumato nel 2025 giocando d'azzardo nello stivale più inutile di tutte le galassie...

    Rispondi
  2. GIGI dice

    21 Maggio 2026 alle 16:56

    Mi fai pensare a Notturno (Nightfall) di Asimov. L'ho letto più -molto più- di mezzo secola fa in "Le meraviglie del possibile". Lo consiglio.
    Un'umanità che non conosce le stelle impazzisce quando le vede la prima volta, noi che potremmo vederle ogni notte non ne comprendiamo il significato profondamente umano.
    O forse l'umanità non vale l"Universo.

    Rispondi

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Marco Delmastro Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra. Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità. Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché. Per qualche tempo ho risposto a domande di fisica (e non solo) sul podcast Tu che sei un fisico (e prima o poi potrei riprendere).

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