La meccanica quantistica spiegata a Oliver. Quarta passeggiata: sassi contro la palizzata

(Leggi la prima, la seconda e la terza passeggiata)

Oliver ed io siamo usciti per il consueto giretto di esplorazione dei dintorni. È passato parecchio tempo dalla gita al lago in cui avevamo chiacchierato di onde e interferenza: da allora, complici gli odori della primavera che gli hanno saturato l'uso dei pochi neuroni non impegnati nella gestione delle funzioni vitali e nel movimento frenetico della coda, non siamo più tornati sul discorso della meccanica quantistica, come se la cosa non lo interessasse più. A dire il vero, ho quasi tirato un sospiro di sollievo all'idea: che la luce possa avere un comportamento corpuscolare è probabilmente più facile da digerire anche per un cane. Che la materia possa avere un comportamento ondulatorio, beh, quello è un osso duro da rosicchiare anche per i bipedi dal grosso cervello.

Sto seduto pigramente al bordo del tratturo, e lancio sbadatamente i sassolini conto la palizzata che delimita il campo di fronte. Quasi sempre i sassi rimbalzano sulle assi scrostate e tornano indietro con traiettorie bizzarre, mettendo a dura prova le capacità predittive di Oliver, che non concepisce la possibilità di non acchiapparli tutti tra le fauci. Ogni tanto un sassolino passa attraverso attraverso una delle fessure che separano le assi, e finisce al di là della palizzata. Oliver non esita, salta la palizzata, e raccoglie il sasso al volo dall'altra parte. Non ha alcun dubbio: il sasso cade sempre più o meno dietro alla fessura attraverso il quale è passato. Chi dubiterebbe di una realtà così evidente? Se mi metto a lanciare biglie o palline di mollica di pane contro un qualche tipo di schermo con due fenditure, ritroverò i miei proiettili placidamente accatastati in mucchietti sistemati dietro alle fenditure stesse.

"Uof! Uof!" Oliver mi richiama la mio dovere: "Non puoi mica interrompere il ritmo dei lanci così, e restare a guardare imbambolato la palizzata come se fossi un gatto", insiste latrando, "Continua a tirare, che io continuo a tentare di afferrare al volo. E se invece che i sassi volessi lanciare le palline di mollica di pane di cui ti ho sentito mormorare, tanto meglio!".

Oliver, gli chiedo, quando lancio i sassi verso la palizzata, e passano attraverso una delle fessure tra le assi, dove vanno a finire? Sguardo perplesso, muso leggermente ruotato verso destra: "Mi prendi per una cavia? Ma ovvio, dietro la palizzata, in corrispondenza della fessura. Uno un po' di buon senso canino, suvvia!"

E se invece delle palline, piazzassimo la palizzata in mezzo all'acqua, e producessimo delle onde un po' come quelle di cui abbiamo discusso durante la gita la lago, che cosa succederebbe al di là della palizzata? Oliver riflette, tenta di acchiappare una mosca che gli zampetta sul naso, e infine prorompe: "Non mi freghi! Mi ricordo! Al di là delle fenditure l'onda iniziale si propagherebbe come se si fosse divisa in due onde distinte, ognuna partita in corrispondenza della fenditura, e queste due onde interferirebbero tra di loro. All'altro estremo del lago vedrei delle creste e delle valli frutto della combinazione delle due onde: una bella figura di interferenza!"

Ma che bravo il mio cane! E se adesso provassimo a immaginare di miniaturizzare la palizzata con le sue fenditure, e di lanciare ancora delle palline, ma sempre più piccole? Diciamo talmente piccole da essere delle particelle elementari, per esempio degli elettroni? Che cosa vedrei al di là della palizzata microscopica? Oliver è un cane irruente, preferisce chiedere perdono dopo piuttosto che chiedere il permesso prima, e non esita: "Chiaro! Mucchietti di elettroni, in corrispondenza delle piccole fenditure, esattamente come nel caso dei sassi per la palizzata qui davanti".

Se solo la natura fosse così semplice! E invece no. L'esperienza di lanciare dei proiettili di materia contro uno schermo con un paio di fenditure in ambito microscopico riserva delle sorprese. I proiettili - gli elettroni, per esempio - si dispongono dietro lo schermo secondo uno schema che ricorda in tutto e per tutto le figure di interferenza che otteniamo quando giochiamo con le onde:

È come se gli elettroni, che avremmo detto essere delle particelle, si comportassero invece come delle onde, e i loro cammini interferissero tra di loro. "Forse è perché ne lanci troppi tutti insieme", obietta Oliver, "magari le particelle subatomiche avranno anche un comportamento da onda, ma se ne lanciassi una per volta sono sicuro che si comporterebbero come i sassi!". Mi dispiace deluderti, ma questa è stata proprio la verifica sperimentale che venne in mente ai fisici confusi dal primo risultato. Anche se spari contro le fenditure un solo elettrone per volta, diciamo uno al minuto per essere sicuro che nessuno possa interagire con il successivo, dopo averne sparati parecchi la figura sullo schermo dietro le fenditure è sempre composta da minimi e massimi che non corrispondono affatto alla posizione delle fenditure, ma al risultato dell'interferenza tra due onde!

"Uomo, stai forse cercando di dirmi che gli elettroni si muovono verso le fenditure come un'onda, e come un'onda in qualche modo passano un po' da una fenditura e un po' dall'altra, e come nel caso delle onda sull'acqua al di là delle fenditure è come ci fosse due onde distinte che interferiscono tra di loro?". Si, per quanto ammetta sia duro da digerire. "Ma gli elettroni alla fine colpiscono lo schermo dietro le fenditure in un punto ben preciso, come i sassi e le palline!" obietta Oliver, che è sempre stato a suo agio con il determinismo classico. In effetti è vero, al momento del contatto con lo schermo dietro le fenditure l'elettrone sembra tornare a comportarsi come una particella, ma la posizione in cui è andato a sbattere (e il disegno formato dal tutte le posizioni se ne spari un numero sufficiente) si spiega solo ammettendo che dal momento del lancio a quello dell'impatto, e soprattutto nel passaggio attraverso le fenditure, l'elettrone si comporti come un'onda. È per questo che parliamo di "dualità onda-particella".

"Ma l'elettrone deve passare da una fenditura, oppure dall'altra!" guaisce sconsolato Oliver. E chi l'ha detto? Ma in ogni caso, la tua è un'obiezione valida: che cosa succede se piazziamo in prossimità delle fenditure qualcosa per verificare se e dove è passato l'elettrone? "Come se mettessimo un cane da guardia appostato dietro ogni fenditura?". Si, esatto, e il risultato potrebbe sconvolgerti! "Io mi facco sconvolgere solo dai fuochi artificiali di Capodanno, e dalla sensazione di vuoto allo stomaco che mi attanaglia periodicamente. Come quella... che... adesso... andiamo a casa! Subito! Uof! Biscotto! Crocchetta! Casa! Uof!".

(continua - e finisce! - alla prossima passeggiata)

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53 Commenti

  1. Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 15:21 | Permalink

    "che cosa succede se piazziamo in prossimità delle fenditure qualcosa per verificare se e dove è passato l’elettrone?".... hmmm, ho paura che c'entri il sesto "pezzo facile" di Feynman, o sbaglio?
    Per me, scarso di fisica fin dal liceo, è stato un osso duro niente male, fammi sapere come reagisce il tuo cane 😉

  2. Francesco
    Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 18:07 | Permalink

    Grazie e complimenti per i racconti!

  3. Max
    Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 18:48 | Permalink

    Mhhhhh... e cosa succede se infiliamo le palizzate sott' acqua e spariamo con un cannoncino le palline ? Ovvero.... non e' per caso che le onde prodotte nell' acqua dalle palline stesse le guidino facendole arrivare in corrispondenza delle creste dell' interferenza tra le onde ? Ovvero.... non e' pensabile che l' elettrone si "trascini" dietro lo spazio "deformandolo" e che sia questa deformazione a creare l' interferenza ? 😉

  4. Max
    Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 18:50 | Permalink

    ...... il che mi fa pensare, tra parentesi, al "frame dragging", ovvero al trascinamento dello spaziotempo attorno ad un buco nero rotante....

  5. GIGI
    Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 19:50 | Permalink

    mannaggia, son capitato proprio mentre cominciava la partita Spagna-Germania. Non sono un patito di calcio, ma qui ci sono i crucchi e gli spagnoli (come materia e antimateria !!!).
    Per fortuna sono due puntate...
    Traversa!
    Ripasso domani

  6. Tommybond
    Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 23:15 | Permalink

    @Marco : Negli ultimi giorni il nostro Marco ci ha regalato post di qualità, in quantità! 🙂 Speriamo che gli esperimenti in corso al Cern non lo sommergano,entro poco tempo, nuovamente di lavoro...

  7. Marco
    Pubblicato il 7 luglio 2010 alle 23:28 | Permalink

    Eh eh eh, ce n'erano un po' sulla piattaforma di lancio che aspettavano solo la limata finale per partire 🙂 Diciamo che dopo Copenhagen le cose si sono un dito calmate. Per quanto non lo so, ma insomma... ICHEP si avvicina a grandi passi!

    @Max: Ah! Ti aspettavo al varco! Ma guarda che né Oliver né io abbiamo dato nessuna interpretazione a queste presunte onde: per adesso ci siamo limitati a constatare un fenomeno che sembra ondulatorio.

    P.S. che il mio albergo a Copenhagen fosse a qualche isolato soltanto dall'ufficio di Bohr potrebbe essere interpretato come un segno 🙂

  8. kurt godel
    Pubblicato il 8 luglio 2010 alle 11:41 | Permalink

    Molto più chiaro di tutti (tanti) libri divulgativi che ho letto sinora.
    Approfitterei della Tua chiarezza per ottenere una risposta a una domanda che mi assilla: se potessi "colorare" (a caso) ciascuna particella "sparata" (una alla volta), verso la doppia fenditura, che figura di interferenza otterei ?

  9. Pubblicato il 8 luglio 2010 alle 12:45 | Permalink

    Questa passeggiata mi ricorda molto "Alice nel paese dei quanti" (forse perchè l'ho letto da poco).
    E la faccia di Oliver deve somigliare a quella del libraio che me l'ha venduto quando mi ha detto "Non pensavo che qualcuno avrebbe comprato questo libro"...

  10. GIGI
    Pubblicato il 8 luglio 2010 alle 14:12 | Permalink

    Grazie Marco per aver ripreso le tue ecursioni con Oliver. E un grazie doppio perchè, per illustrarci la fisica delle particelle, non ti limiti a fare un giretto attorno a casa, ma devi andare a cercare delle vecchie staccionate sconnesse. E in Svizzera mica è facile. Lì son tutte precise, fresche di vernice e senza neanche un forellino. Ti vedo vagare per i verdi prati alla ricerca della palizzata giusta, con Oliver che ti segue con la coda tra le gambe e ti guata con gli occhi tristi dicendo: Ma dove andiamo? Vuoi cominciare a giocare? E tirami 'sti sassi.
    Ora poi mi preoccupo, perché qualcuno vuole addirittura spedirti sott'acqua a fare esperimenti. Come te la cavi con maschera, muta e bombole?
    P.S. Spero che a Copenhagen tu abbia brindato a Bhor con una Carlsberg.

  11. Pubblicato il 8 luglio 2010 alle 21:32 | Permalink

    @Godel: non sono sicuro di che cosa tu intenda con "colorare", ma siccome l'evidenza sperimentale sembra proprio essere che ciascuna particella (o meglio, la funzione d'onda ad essa associata) interferisce con se stesse, le cose non cambierebbero. Certo, le cose sarebbero diverse se volessi "colorare" le particelle in funzione del loro passaggio in una delle due fenditure, ma questa è un'altra storia, e ne parliamo al prossimo giro.

    @Gigi: sono digiuno di muta e bombole, mi limito a maschera e boccaglio se proprio devo. Nel cuore sono un montanaro, preferisco i ramponi alle pinne. Carlsberg? A fiumi... 😛

  12. Max
    Pubblicato il 8 luglio 2010 alle 23:15 | Permalink

    @Marco : tsk, l' interpretazione di Copenhagen e' proprio quella che mi piace di meno 🙂
    Cmq, credo che qualche esperimento per eliminare la possibilità dell' onda guida non dovrebbe essere impossibile.... per esempio "disturbare" i con un fascio di luce perpendicolare alla direzione dei fotoni di prova. Questo dovrebbe disturbare l' onda guida senza praticamente influenzare il comportamento a particelle dei fotoni... o sbaglio ?

    Max

    p.s.: resto sempre dell' idea dell' esperimento con le palizzate sott' acqua 🙂

  13. GIGI
    Pubblicato il 9 luglio 2010 alle 15:12 | Permalink

    Appena Giulia sarà abbastanza grande e saprà nuotare, portala al mare, un mare bello; non c'è bisogno di andare ai tropici, va bene la Liguria, la Sicilia, la Sardegna, Ponza, dovunque ci sia un po' di fondo e un mare limpido. Vi mettete tutti due maschera e boccaglio e tenendovi per mano nuotate insieme, guardando il fondale e cominciate questo gioco. Il primo che vede un pesciolino, un granchio, un polpetto o qualunque cosa bella, stringe, strattona e con l'altra mano indica quello che ha trovato.
    Provare per credere.

  14. My_May
    Pubblicato il 12 luglio 2010 alle 15:23 | Permalink

    Per me resta un punto di domanda (?),rimasto sospeso in un altro articoletto: ma noi "vediamo" veramente l'interferenza anche soltanto dopo aver lanciato una sola particella?

  15. Pubblicato il 12 luglio 2010 alle 15:52 | Permalink

    @My_may: la risposta che cerchi è già in questo post. Un singolo elettrone finisce in un punto preciso e unico dello schermo, esattamente come una pallina, dunque se ne lanci uno solo vedrai un punto solo! La figura d'interferenza (o la sua assenza, nel caso nelle palline macroscopiche) è un fenomeno collettivo che puoi osservare nella distribuzione delle posizioni d'impatto di un grande numero di elettroni (o di palline). E nota che la stessa cosa vale anche per la luce (e i fotoni).

  16. My_May
    Pubblicato il 12 luglio 2010 alle 17:54 | Permalink

    Ecco, grazie! Era proprio quello che avevo capito io, ma non ne ero sicuro!
    In pratica il "fenomeno" ondulatorio è visibile soltanto dopo che si è lanciato un gran numero di "palline".

    Ora la domanda si pone in questi termini: ammettiamo di spalmare il lancio di "palline" nel tempo, per esempio tra le 8 del mattino e le 20 di sera. Le prime palline si distribuiranno come se fossero punti sullo schermo, man mano che il tempo passa, le seguenti palline, incominceranno a distribuirsi in modo da formare l'interferenza. Come fanno, le palline della sera, a sapere che devono continuare a distribuirsi in modo da formare l'interferenza? Usano il cellulare? O segnali di fumo? 😛
    scherzo ovviamente 🙂 però la domanda è seria 🙂

  17. Max
    Pubblicato il 12 luglio 2010 alle 18:38 | Permalink

    Da quel che ho afferrato io, il comportamento quantistico "pilota" la probabilità di dove casca la pallina, quindi potresti anche lanciarne una al mese che l' interferenza apparirebbe lo stesso.
    E' come se hai un dado truccato con un peso che ti aumenta la probabilità che esca il 6. Se lo lanci 1 volta al giorno per un anno, alla fine vedrai che il 6 ti esce più spesso, e non c'entra nulla la "comunicazione" tra i lanci precedenti.

    La questione se mai e' "come" venga pilotata questa probabilità.....

    Max

  18. Max
    Pubblicato il 12 luglio 2010 alle 18:39 | Permalink

    .... orrore orrore, mi son scappati i congiuntivi....

  19. GIGI
    Pubblicato il 13 luglio 2010 alle 11:30 | Permalink

    Marco, ci hai portato di fronte all' ultima palizzata della fisica attuale,
    nel grande prato del come. Tutti vorremmo guardare oltre e ci affolliamo sotto la staccionata cercando un foro più grande che ci permetta di sbirciare nei verdi prati del perché. Ma intanto Oliver ci corre intorno abbaiando e scodinzolando per richiamare la nostra attenzione sui boschi inesplorati che ci siamo lasciati alle spalle sul prato del come.
    C'è ancora tanto da scoprire, amici del blog, pazienza e modestia: accontentiamoci di esplorare quello che è alla nostra portata, verranno i tempi e gli esploratori della TOE.
    Quando arriva la seconda puntata?

  20. Marco
    Pubblicato il 13 luglio 2010 alle 12:59 | Permalink

    @My_may: vedi, il punto è che in questo esperimento l'aspetto ondulatorio di una particella non interagisce con quello di un'altra particella (questo era appunto lo scopo del spararli a distanza di qualche tempo: vedere se gli elettroni interagivano/interferivano gli uni contro gli altri), bensì interagisce (interferisce) con l'aspetto ondulatorio di se stesso. O meglio, quella parte della sua funzione d'onda che "passa" da una della due fenditure interferisce con quell'altra parte che "passa" dall'altra fenditura. Che vuol dire questo? Che la particella passa da entrambe le fenditure? In qualche modo si. E a questo punto bisognerebbe parlare di sovrapposizioni di stati, cosa che (forse) faremo alla prossima passeggiata.

    @Gigi: spero prima della pausa estiva, ovvero prima della fine del mese.

  21. My_May
    Pubblicato il 13 luglio 2010 alle 15:44 | Permalink

    Allora credo di aver compreso (bho, spero). Anche Max mi ha aiutato ad aprire la mente. Non parlerei ne di onde e ne di particelle, ma di un sistema UNICO che passa anche attraverso le due fenditure. Se immagino che esista una "probabilità" diversa da zero che questo sistema impatti in un punto qualsiasi dello schermo, allora quando vedrò un solo impatto non non starò "osservando" l'interferenza. Starò guardando il risultato di ciò che all'origine era una probabilità.
    Ditemi se sbaglio...e cosa! 🙂

  22. Max
    Pubblicato il 13 luglio 2010 alle 21:03 | Permalink

    Yes. Se tiri un dado e ti esce il 2, hai osservato esattamente una dei 6 numeri che hanno la stessa probabilità di uscire.
    Se lo tiri 666 volte (il numero del demonio 🙂 ) ti dovrebbero uscire tutti e 6 i numeri più o meno 111 volte ciascuno.
    Se però sagomi opportunamente il dado, puoi spostare le probabilità su dei numeri particolari.
    Dell' esperimento delle 2 fenditure bisognerebbe intanto capire "cosa" passa dalle 2 fenditure, e "come" faccia quel qualcosa a pilotare la probabilità che la pallina caschi in un determinato punto piuttosto che in un altro.
    La MQ, se interpreto bene il pensiero corrente, asserisce che la pallina passa contemporaneamente dalle 2 fenditure. La pallina, che poi NON e' una pallina e che diventa tale solo quando viene rilevata dalla lastra fotografica. Mah, mah e poi ancora mah.

    Mi pare molto più plausibile che la pallina sia veramente una pallina (sorvoliamo sulle sue dimensioni, eh ! 🙂 ) che si porta dietro, o che "viaggia su" un' onda costituita da una perturbazione dello spazio stesso, e che sia quest' onda che subisce l' interferenza, facendo in modo che la pallina si comporti come il dado truccato, e cioè che, pur semi-casualmente, assuma delle posizioni preferenziali.
    Un'interpretazione del genere non avrebbe bisogno di scomodare fantomatici osservatori e/o collassi di un' altrettanto poco intuitiva funzione d' onda.....

    Max

  23. My_May
    Pubblicato il 13 luglio 2010 alle 22:38 | Permalink

    @Max
    Ok, però tu avevi asserito (in altro articolo) che con una sola particella si potesse "osservare" l'interferenza. Ora ci siamo spiegati!
    Andiamo avanti... Supponiamo di aver lanciato attraverso le fenditure un numero sufficiente di "particelle" (o quello che sono prima che impattino sullo schermo). Ci aspetteremmo l'interferenza appena raggiunto lo schermo. Su questo non ci piove. Ora però supponiamo di poter chiudere una fenditura subito dopo che questo agglomerato è già passato attraverso le fenditure. Cosa succede?
    Meraviglia delle meraviglie: niente più interferenza (non credo di sbagliare su questo punto... ma si sa, la prudenza è d'obbligo)

    A proposito dei cellulari e dei segnali di fumo, la domanda, a questo punto, sorge spontanea: chi o come questi sistemi, o agglomerati di sistemi, riescono ad "informarsi" che un fenditura è stata chiusa se si suppone che siano già passati attraverso entrambe le fenditure?

  24. Max
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 00:00 | Permalink

    @My_May : pare (ripeto, PARE.... secondo me c'e' confusione in proposito....) che abbiano fatto anche un' esperimento in cui le fessure vengono chiuse e aperte a raffica, e alternativamente, e l' interferenza c'e' sempre. Quindi sbagli su quel punto 🙂
    L' interferenza (sembra) ci sia anche se apri e chiudi le fenditure, e se ce n'e' SOLO UNA aperta alla volta, basta che le aperture siano rapide a sufficienza da permettere al fotone di "scegliere" il percorso.

    Come prima, se guardi lo schemino fatto da Marco, quello con le onde d' acqua, non hai bisogno di nessun artificio. Le onde interferiscono semplicemente perche' i fronti si sommano o si sottraggono. Se tu consideri la particella come un' onda, il problema non c'e' proprio. Se la consideri come una pallina, c'e' eccome.
    L' interpretazione della MQ ti dice : "la pallina non e' una pallina finche' non la rilevi, prima e' una ""probabilita'"" (sigh) che sia da qualche parte, assume il ruolo di pallina solo quando la rilevi".
    Con questa premessa la "pallina" puo' anche dividersi in 200, fare un giretto a Timbuctu', tornare e infilarsi contemporaneamente nelle 2 fessure e pure in tasca del fisico di turno, salvo poi riapparire come singola quando tocca la lastra fotografica.

    Su questo punto la penso come Einstein.... Dio non gioca a dadi, e se la pallina e' una pallina tale rimane e l' interferenza e' dovuta a "qualcosa" che viaggia insieme alla pallina.

    La resistenza di una trave in cemento armato si calcola sempre per via (semi)probabilistica, cioe' si prende come resistenza caratteristica quella che ha il 5 per 1000 di probabilita' di essere piu' bassa di quella effettiva.
    Finche' non provi la trave fino a romperla, non sai qual'e' la sua resistenza, sai solo che molto probabilmente sara' superiore a quella teorica. Questo NON vuol dire che la trave non abbia una resistenza finche' non la misuri.... semplicemente che noi non la conosciamo a meno di non misurarla (alias, rompere la trave, e capirai che non si fa molto spesso.....).

    Max

  25. My_May
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 09:03 | Permalink

    Non so nulla di quel esperimento, però mi sembra che si possa comprendere meglio facendo così (mi sto sostituendo al fisico...eheheh):
    abbiamo stabilito che l'interferenza è un evento collettivo! Se apriamo e chiudiamo a caso, o ad intermittenza, le fenditure, non possiamo sapere quali di queste "palline" si sono comportate come onde e quali come particelle. Però se facciamo due esperimenti distinti con lo stesso numero di palline dove nel primo esperimento si lasciano le fenditure sempre aperte e nel secondo, come dici tu, aperte/chiuse ad intermittenza, potremmo "visualizzare" se, casomai, sorgano delle differenze. Nel caso da te proposto dovremmo avere una figura di interferenza meno nitida di quella dove si è scelto di lasciare entrambe le fenditure aperte. Questo però non mi è noto, come l'esperimento da te proposto.

    Nel caso da me proposto invece, una fenditura viene chiusa subito dopo che sono passate un gran numero di "palline" da entrambe le fenditure. In quel caso tu credi che la pallina abbia già scelto, anzi sia già passato solo da una fenditura sospinta dall'onda "associata" o dal clone di se stesso; quindi se chiudiamo una fenditura al loro passaggio non dovrebbero mostrare più la figura di interferenza. Ed invece mostrano la figura di interferenza! Ciò significa che l'onda di probabilità non è divisibile in un prima e un dopo, in onda e particella. L'onda (o quel che è) sembra (poi sarà Marco a correggermi) un sistema "Unico" sia nello spazio che nel tempo. L'onda non attraversa lo spazio, è esso stesso lo spazio. Se la sua "corsa" viene intralciata in un punto qualsiasi della sua "estensione" esso si comporterà come particella, viceversa se in tutta la sua estensione non si producono ostacoli essa continuerà a estendersi come un'onda. Un caso particolare è il sistema entanglement... ma qui diventa un altro articoletto di Marco. E sono sicuro che Oliver si stia già leccando i baffi 😛

  26. My_May
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 09:20 | Permalink

    Ho sbagliato, chiedo venia. Se chiudiamo una fenditura dopo il passaggio di un agglomerato di particelle da entrambe le fenditure, l'interferenza sparisce. Avevo erroneamente scritto il contrario. Comunque il senso del discorso dovrebbe essere, spero, comprensibile. Cioè non è importante che all'onda/particella venga ostacolata nel momento esatto in cui passa da entrambe le fenditure. Anche se si sceglie di ostacolare le onde/particelle dopo (in modo ritardato) che sono passate da entrambe le fenditure, esse si "accorgono" dell'ostacolo e si comportano di conseguenza, cioè NON mostrano più l'interferenza. 🙂

  27. Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 15:21 | Permalink

    Lasciamo perdere la metafisica altisonante di "l'onda e essa stessa lo spazio", e mettiamola piuttosto cosi`: la funzione d'onda di una particella (che tra parentesi è una funzione di spazio e tempo, e che assume valori dunque nella tridimensionalità dello spazio) misura la probabilità che una particella si trovi in un certo luogo a un certo tempo, in funzione delle caratteristiche della particella (momento, carica) e dell'ambiente che la circonda ("ostacoli" rappresentati da potenziali di vario tipo) prima che io faccia una misura della sua posizione interagendo con lei (ovvero, nel caso specifico, che vada a vedere dove va a sbattere sullo schermo). Fino a che non misuro la posizione della particella non posso dire altro se non quanto è probabile che si trovi in un certo punto dello spazio in un certo tempo, per tutti i punti dello spazio. Ma questa distribuzione di probabilità evolve nel tempo in funzione delle condizioni iniziali e di come si comporta l'ambiente prima che avvenga la misura. Classicamente esiste un istante dopo il quale l'elettrone è sicuramente passato da una delle fenditure, o è oltre le fenditure. La realtà - che è quantistica e non classica! - è che anche in questi istanti esiste una certa probabilità che l'elettrone sia passato dall'altra fenditura, o che sia ancora prima delle fenditure. Si tratta magari di probabilità piccole, ma che non posso trascurare quando faccio i conti per predire il risultato delle misura (quello che vedrò sullo schermo): mi tocca esaminare l'evoluzione del sistema in modo complessivo, e i risultati possono spesso essere contro-intuitivi.

  28. Max
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 16:29 | Permalink

    Ripeto... mah ! 🙂

    Che tu, prima di misurare la posizione della particella non possa stimarne altro che la probabilità che questa sia in un certo punto, ok, non ci piove.
    Ma che questa NON ABBIA una posizione "precisa" prima di misurarla.... mah.
    Mi sembra molto piu' metafisico questo discorso che quello delle onde come "deformazioni" dello spazio.

    Se io rilevo il passaggio dell' elettrone, e' ben vero che sparisce la figura di interferenza (salvo quel discorsetto che devo ancora approfondire sullle unsharp observables....), ma e' anche vero che l' elettrone lo becco O qui O li, non ne becco mezzo di qui e mezzo di li. Non dico sempre, ma dico proprio MAI, quindi l' elettrone passa O qui O li. E non credero' mai che l' elettrone passa qui E li solo quando non sto a guardarlo e poi si rimette a fare il bravo appena lo misuro. Mi vien molto piu' semplice pensare che l' elettrone viaggi come particella INSIEME a un' onda e che sia quest' onda che causa l' interferenza, e che sia la perturbazione che causiamo a quest' onda a distruggere l' interferenza quando ci mettiamo a spiare l' elettrone.

    Ciao

    Max

  29. Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 16:45 | Permalink

    Max, Max, Max... 🙂

    Io non detto che una particella non ha una posizione precisa, ma soltanto che non è possibile misurarla. Se leggi bene ti accorgerai che per il momento mi sono limitato a raccontarti (in modo approssimato) i fatti e gli strumenti teorici che usi per calcolare, e non ho messo mano (ancora) alla loro interpretazione.

    Il fatto poi che la misura (prossima alle fenditure, o sullo schermo, poco importa) abbia sempre un solo risultato rispetto alla sovrapposizione di risultati possibili prima della misura è l'argomento della prossima passeggiata, quindi pazienta. Ma non farmi dire quello che non dico: nessuno ha detto che l'elettrone passa un po' di qua e un po' di la. La cosa è purtroppo un bel po' più sottile: l'elettrone ha una certa probabilità di passare di qua o di la se non misuri dove passa (e il sistema così descritto si comporta in un certo modo, con degli effetti di interferenza), e una serie di probabilità ben diverse se invece ti metti a misurare dove passa. I due sistemi sono differenti, e danno ovviamente risultati ben diversi. Tu resti strabiliato perché sei invece (classicamente!) portato a pensare che siano equivalenti, perché in sostanza non consideri - come tutti i fisici classici dell'epoca - l'ipotesi che l'osservazione di un fenomeno possa perturbarne l'evoluzione!

  30. My_May
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 17:54 | Permalink

    A mia discolpa :): io tentavo di ottenere una risposta "razionale" più che metafisica.
    Io ponevo la questione in questo modo: un agglomerato di particelle (palline, sistemi quantistici, o come li volete chiamare) prima che impattino sullo schermo si devono porre (tutti assieme) la seguente domanda: le fenditure sono entrambe aperte o una è chiusa? Come fanno a saperlo se sono già passate?

    Se fosse vero che per passare dalle due fenditure allo schermo, qualunque oggetto "normale" abbia bisogno di un "tempo" tecnico per passare attraversare lo "spazio", l'agglomerato non potrebbe sapere se una delle fenditure è stata chiusa, in quanto al passare del tempo l'agglomerato si è già spostato (spazialmente) verso lo schermo. La mia risposta quindi voleva essere di tipo razionale. Come fanno ad accorgersi che le cose sono cambiate nel passato, e in uno spazio oramai superato?
    E' come se in una corsa ad ostacoli, tutti assieme i corridori, si mettessero a saltare davanti ad uno ostacolo invisibile, che è stato aggiunto nel passato, ma che non c'era prima dell'inizio della corsa. Non so se mi sono spiegato :D.

    La stessa cosa si nota sui sistemi entanglement.
    Poi se la fisica ha una spiegazione migliore... non lo so. Io pur avendola cercata non l'ho mai trovata, questo non significa che non c'è. 🙂

  31. Fabiano
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 18:42 | Permalink

    Ecco! L'entanglement! Secondo me il trucco della meccanica quantistica è tutto lì :-). Finché non capiamo gli aspetti non locali della teoria è inutile che ci accoltelliamo sulla fenditura aperta o chiusa...
    Poi, per quel che mi riguarda, ben venga anche l'indeterminazione e il giocare a dadi di certi personaggi 😀 Non sopporterei di vivere in un mondo perfettamente deterministico dove tutto è già stato scritto.

  32. Max
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 19:01 | Permalink

    @Marco : ok, ma e' l' interpretazione il nocciolo della questione, non i fatti che sono, per la maggior parte, chiarissimi 🙂

    Io non rimango basito perche' i sistemi sono differenti se li osservo o meno, il punto e' che non so (e mi sa che nessuno sa....) cosa fa si che l' osservazione perturbi il sistema in modo tale da fargli assumere comportamento completamente diverso.

    Ora, accettiamo che la misura su un fotone, fatta giocoforza con un interazione con una particella di "dimensioni" paragonabili la perturbi in modo elevato. Benissimo. Diciamo che finche' non troveremo un' ipotetica particella di massa 1/1000 dell' elettrone (cioe' mai, presumo) non potremo misurare un elettrone senza perturbarlo. Ma, mi risulta che si siano realizzati esperimenti di interferenza con molecole anche piuttosto grossette, vedi il fullerene C60, composto da ben 60 atomi di carbonio, e quindi da un bel numero di particelle elementari. Vuoi dirmi che non siamo in grado di "tracciare" il percorso di oggetti così massivi senza perturbarli ?

    Altra domanda.... e' mai stato eseguito l' esperimento delle 2 fenditure in una buona vecchia camera a nebbia ? 🙂

    Max

  33. Max
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 19:04 | Permalink

    @Fabiano : anche solo sommando il principio di inteterminazione al comportamento caotico del 99.9% dei sistemi complessi, non vivresti in un mondo deterministico, senza scomodate la MQ e l' entanglement 🙂
    Ovvero, detto meglio, vivresti in un mondo deterministico però del quale nessuno, nemmeno il mago zurli', potrebbe prevederne l' evoluzione in tempi medi.

    Ciao

    Max

  34. Fabiano
    Pubblicato il 14 luglio 2010 alle 20:13 | Permalink

    Perché, il principio di indeterminazione non è, in sostanza, la MQ? Se poni h=0 scompare il principio e tutta la MQ.
    Comunque a me piace stare tranquillo 🙂 preferisco che l'indeterminazione coinvolga tutto, a partire dalle interazioni fondamentali.
    Vedi, anche su questo blog, Marco parte con un argomento e noi andiamo a finire da tutt'altra parte 😀

  35. My_May
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 08:20 | Permalink

    Avevo scritto
    E’ come se in una corsa ad ostacoli, tutti assieme i corridori, si mettessero a saltare davanti ad uno ostacolo invisibile, che è stato aggiunto nel passato, ma che non c’era prima dell’inizio della corsa. Non so se mi sono spiegato
    ----

    Mi è piaciuto questo esempio, perciò volevo spiegarlo meglio 😀

    Noi siamo gli osservatori o meglio gli "spettatori" di questa corsa. Il comportamento di tutti i corridori lo conosciamo, loro corrono sulla pista e ogni tanto saltano su degli ostacoli; qualcuno è più veloce ed è più avanti, qualcun altro rimane indietro. Al primo giro tutti saltano su degli ostacoli visibili.
    Ora mancano due giri alla fine della corsa e qualche scienziato del passato mette sulla pista un ostacolo che prima non c'era. Per i corridori quell'ostacolo "non c'è". Non è possibile per loro "vedere" l'ostacolo. Cosa succede invece? I corridori riescono a vedere ciò che in realtà non possono vedere, e saltano tutti insieme sull'ostacolo invisibile.
    Questa, vista in questa maniera, è irrazionalità allo stato puro. Siccome in realtà è proprio ciò che succede, bisogna trovare una spiegazione e secondo me questa è l'unica: i corridori sono "collegati" sia spazialmente che nel tempo, al momento in cui lo scienziato mette l'ostacolo. I corridori in realtà vedono "istantaneamente" che è stato aggiunto l'ostacolo perché non si sono mai spostati da li.
    Prendiamo l'esempio dei sistemi entanglement. Lì a correre sono soltanto in due. Non abbiamo un solo uno spettatore (scienziato) ma due. Se pensiamo che questi due sistemi sono troppo lontani fra loro per comunicare cosa combina uno dei due scienziati su di loro, sarebbe impossibile, cioè irrazionale, credere che riuscirebbero a risultare "correlati", cioè a saltare entrambi "l'ostacolo-invisibile".
    Invece ci riescono! Un'altra cosa importante (credo che l'esempio che ho fatto calzi bene) è che non è interessante sapere chi dei due scienziati ha messo, sulla pista, l'ostacolo per primo. E' come se i due corridori stiano facendo una gara ad ostacoli, non una gara a chi arriva prima. Quindi non è importante, per i due corridori, "quando" -saltare- Infatti non è giusto dire che se si perturba uno dei due sistemi, l'altro si correlerà al primo "immediatamente". Ciò risulta Falso! Si correlerà solo quando dovrà saltare sullo stesso ostacolo!

    (Marco mi picchierà :D)

  36. Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 09:11 | Permalink

    @My_may: io non picchio mai nessuno, alla peggio lo metto alla berlina in modo sottile e infido tanto da farlo vergognare fino alla fine di suoi giorni. Ma per te farò un'eccezione 🙂

    Lo ripeto, però poi basta, neh? Non potere fare esempi macroscopici per spiegare il mondo microscopico! In sostanza, la funzione d'onda di un corridore macroscopico è molto ben definita nello spazio: esiste una certa probabilità (quantistica) che il corridore non sia dove ti aspetteresti classicamente ma altrove, ma questa probabilità è talmente piccola che la puoi serenamente trascurare, e trattare il sistema corridori-ostacolo classicamente. Se invece scendi a livello microscopico le probabilità di essere "altrove" diventano importanti, e sei obbligato a trattare il sistema in modo complessivo. Questo - a prescindere dalla speculazione sul "vedere nel futuro" che sono decisamente fuori posto - ha delle conseguenze contro-intuitive e bizzarre per i nostro circuiti neurali che si sono evoluti adattandosi all'esperienza macroscopica.

    @Max: Chiedi: "cosa fa si che l’ osservazione perturbi il sistema in modo tale da fargli assumere comportamento completamente diverso?". Un'osservazione è un'interazione per definizione, non capisco che cosa ti sfugga. "Vedere" qualcosa significa per esempio inviare dei fotoni contro un oggetto, ricevere indietro dei fotoni riflessi, interpretare la struttura dell'interazione di questi fotoni riflessi con i tuoi recettori oculari. Nel mondo macroscopico sei abituato a pensare (a ragione) che i fotoni sparati e riflessi non possano alterare lo stato della tazzina di caffè che hai davanti al naso. La cosa è (sufficientemente) vera (l'inerzia della tazzina è troppo grande, e così lo è l'attrito del tavolo, perché la pressione di radiazione la sposti) da permetterti di ignorare l'interazione e considerare l'osservatore esterno al sistema che stai osservando. Nel mondo microscopico semplicemente non puoi: per esempio, se spari un fotone contro un elettrone per capire dove si trova, il risultato di questa operazione dipende dallo stato iniziale di elettrone e fotone ed è governato dalle leggi (quantistiche) che regolano la loro interazione. Imparerai qualche cosa sull'elettrone, ma lo costringerai a comportarsi diversamente da come avrebbe fatto se lo avessi lasciato indisturbato.

  37. My_May
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 10:43 | Permalink

    Va bene Marco, poi basta! 🙂

    L'ultima cosa però... 😀

    E' vero che può essere fuorviante fare esempi macroscopici per spiegare il microscopico, però è vero anche che se utilizzo lo stesso concetto di spazio-tempo, che spiega così bene il macroscopico, per spiegare il microscopico, ne escono quelle cose assurde. Quindi questa scissione o va fatta su tutto, oppure su niente.

    Va bene basta 😛

  38. Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 10:50 | Permalink

    No, non vale, e stai barando! 🙂 Il "concetto di spazio-tempo" non vuol dire nulla. Cosa vuoi dire? Una metrica piatta su cui usare la dinamica newtoniana? Una metrica di Minskowsky? Bof... O facciamo scienza, oppure chiacchiere da bar. Niente in contrario, ma non possiamo aspettarci che ci portino lontano, o meglio, che non ci portino fuori strada!

    Se vuoi usare gli stessi strumenti per microscopico e il macroscopico devi assicurarti che funzionino in entrambi i regimi. Puoi usare un microscopio a scansione per misurare lo spessore della suola di una scarpa e quello di un capello, ma non puoi pensare di ottenere un risultato accettabile con un metro da falegname, che va probabilmente bene per la scarpa, ma non per il capello. La MQ va bene per il microscopico e per il macroscopico (anche se in sostanza è uno spreco di forze, come il microscopio a scansione per la suola della scarpa), la meccanica classica no! Tu hai scelto la seconda, e nel tuo ragionamento arrivi per forza a conclusioni sbagliate a fuorvianti. Ti perdono perché sono buono, ma pentiti e non peccare più! 😛

  39. My_May
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 11:02 | Permalink

    Niente Marco, io stavo (il mio è solo un tentativo, spero non a vuoto :P) di prendere per buono il concetto di sovrapposizioni ( quello che sarà il tuo prossimo articolo). Prendi le sovrapposizioni di posizione. Che vuol dire tutto ciò "macroscopicamente"? Niente! Ed invece sembra sia tutto lì il concetto di spazio, microscopicamente parlando. Quello che cambia nel tempo sono le probabilità non le sovrapposizioni (o sbaglio...si forse ci sono casi in cui la probabilità è del 100% ma sono casi limite). Quindi se uno stato di posizione di una particella è dato a 0,1% di probabilità di essere qui sarà in sovrapposizione con uno stato al 99,99% di essere lì. Per il micro non cambia il concetto di spazio... lo spazio per il micro è tutto nello stato di sovrapposizione. Almeno questo è ciò che penso io... poi, non so 🙂

  40. Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 11:10 | Permalink

    Vedi My_May, io non ho mai parlato di "sovrapposizioni di posizione", ne mai oserei farlo. Io ho accennato a "sovrapposizioni di stati", che tecnicamente vuol dire una cosa ben diversa! Ma in ogni caso, le funzioni d'onda, il cui modulo quadrato misura la probabilità dei diversi stati, evolvono certamente nel tempo e nello spazio: dunque evolvono sia le probabilità dei singoli stati, e la loro sovrapposizione. E si, macroscopicamente le probabilità saturano a praticamente il 100%, ragione per cui la descrizione classica funziona. Ma tutto questo discorso è veramente difficile senza matematica, urg...

  41. My_May
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 11:23 | Permalink

    Si si..però ci stiamo capendo! 😛

    Prendi l'esperimento di questo articolo ad esempio. Un agglomerato di sistemi quantistici viene inviato attraverso le due fenditure. Che succede ai sistemi? Nel tempo si spostano tutti assieme verso la lastra per essere "fotografati"? Ammettiamo che sia possibile dire questo (in fondo lo spazio macroscopico è di 4 dimensioni). Ma qual è la probabilità che l'agglomerato (quantisticamente parlando) sia ancora vicino alle due fenditure in un tempo X e qual è la probabilità che invece tutti assieme siano molto più vicine alla lastra? Se esiste una probabilità (anche piccola) che tutte assieme siano ancora vicine alle due fenditure, vuol dire che se un fenditura viene chiusa improvvisamente, essi si ritrovano ad essere ostacolate. Quindi la parte più vicina alla lastra saprà come comportarsi perché in sovrapposizione di "stati" con ciò che sembrerebbe più indietro. E' tutto qui il mio ragionamento. 🙂 Poi voi fisici avete tutti i vostri ragionamenti matematici da fare in più ed in meno... il mio era solo un ragionamento di tipo "razionale". 🙂

  42. GIGI
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 13:16 | Permalink

    Marco, cosa vuol dire: prima della pausa estiva? Non ti passerà per la mente l'idea di "chiudere il blog" per le vacanze? Ti verremmo a scovare ovunque tu fossi !
    I primi di luglio fai scoppiare la bomba dell'esperimento delle 2 fenditure e scateni i tuoi lettori e poi, magari dopo la seconda puntata, pensi di svignartela? Vergogna!
    @ tutti: Shut up and calculate.
    David Mermin o R. Feynman ?
    (cominciamo una bella dicussione sull'attribuzione della frase?)

  43. Max
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 13:41 | Permalink

    Tsk tsk... io ti ho fatto l' esempio del fullerene C60, composto da 60 atomi di carbonio, ovvero (piu' o meno) da 2700 particelle elementari.
    Vuoi dirmi che una ventina di fotoni sparati per tracciarne il percorso riescono a disturbarlo tanto da spegnere l' interferenza ???
    E' come sparare con una cerbottana su un incudine e pensare che questo ne venga influenzato 🙂

    Comunque, non sto sindacando sul metodo della MQ e le sue "onde di probabilità", ma solo sul fatto che secondo me non dicono nulla sul reale fenomeno sottostante !

    Ciao

    Max

    p.s.: sono pronto per la berlina 🙂

  44. Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 13:48 | Permalink

    @Max: non è necessario che lo spostino, basta che cambino la configurazione delle funzione d'onda isolandone certi stati piuttosto che altri (che è quello che fa un misura o un'interazione: seleziona uno stato specifico da una rosa di possibili).

    @Gigi: la settimana prossima vado a ICHEP, e devo scrivere per loro. Poi vado in ferie per due settimane. Si fa quel che si può (ma no, il blog non "chiude", sparisce solo il tenutario).

  45. Max
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 13:50 | Permalink

    @Marco, bis : un' altra cosa... tu mi dici che non hai mai detto che la particella non abbia una posizione/velocità determinate, ma solo che noi non siamo in grado di misurarle. Questo mi sta benissimo.
    Solo che, a meno che negli ultimi anni non si sia ribaltata la convinzione ufficiale, la MQ dice che le particelle NON HANNO uno stato definito finche' non si misurano, questo almeno per l' interpretazione di Copenhaghen di cui si parlava prima.... da cui ad esempio il paradosso del Gatto. Direi che c'e' una bella differenza tra i due pensieri !

    Ciao

    Max

  46. Max
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 13:54 | Permalink

    @Marco : adesso si che sono confuso.
    La particella ha o non ha una traiettoria/configurazione determinata ?
    Ce l' ha e noi non siamo in grado di determinarla senza distutbarla, o proprio non ce l' ha ?

    p.s.: buone ferie, beato te 🙂

  47. My_May
    Pubblicato il 15 luglio 2010 alle 15:09 | Permalink

    @Max
    Vedi, io credo che Marco non direbbe mai che la particella abbia una sua traiettoria. Da ciò che ho potuto capire io, il fisico (con la matematica alla mano) può al massimo chiedere al sistema: sei qui?

    Molto giocano però le probabilità (come ricordato il modulo quadro). Non andrei mai a chiedere al sistema se sei qui, se questa probabilità fosse zero.
    Però (e questo era ciò che tentavo di sostenere, seguendo i pochi neuroni che ho :D) se io riuscissi a calcolare che la particella abbia una probabilità diversa da zero di essere "trovata" ancora vicino alle due fenditure (ovvero che non le abbia ancora oltrepassate), mentre è molto probabile che si trovino, tutti, proprio in prossimità della lastra, allora quando chiudo una fenditura ho perturbato "l'intero" sistema. Il risultato classico poi sarà quello più prossimo alla media delle probabilità, ovvero quello che registreremo sulla lastra.

    Marco buone vacanze 🙂

  48. GIGI
    Pubblicato il 16 luglio 2010 alle 10:53 | Permalink

    Marco, buon lavoro (e anche divertiti) a Parigi.
    Parigi è sempre Parigi...
    Poi buone vacanze ovunque tu vada.
    Però, in vacanza, un breve post per raccontarci i tuoi interessi al di fuori della fisica, non si può? :))

  49. Pubblicato il 18 dicembre 2010 alle 12:05 | Permalink

    Pare che qualcuno abbia sfruttato la tua idea alla lettera:
    http://www.alibertieditore.it/catalogo/la-fisica-spiegata-al-mio-cane
    e pare che negli USA sia un bestseller!

  50. Pubblicato il 18 dicembre 2010 alle 14:02 | Permalink

    Sapevolo, sapevolo da tempo (seguo il blog di Chad Orzel da un paio d'anni). E anche se probabilmente l'idea è venuta prima a me, onore al merito: io ho scritto 4 o 5 post, lui ha avuto la costanza di farci un libro!

  51. Francesco
    Pubblicato il 20 dicembre 2010 alle 18:33 | Permalink

    Ciao marco, questo ti ha bruciato l'idea e ora per te è impossibile
    scrivere un libro sugli stessi argomenti, peccato davvero, puoi sempre tentare di spiegare tutto il meccanismo di lhc e la ricerca al bosone di higgs attraverso una conversazione con oliver e farci un bel libro,forse avvicinerebbe molta gente a quello che state facendo laggiù. dai datti da fare, hai tutto quello che ti serve, intelligenza,capacità di spiegare in modo semplice (non è da tutti), ironia e conoscenza . Non sarà l'ispirazione della tua vita, ma le doti che hai le devi pure mettere a frutto o no?? Ciao e auguroni

  52. GIGI
    Pubblicato il 22 dicembre 2010 alle 14:30 | Permalink

    No Francesco, non sono d'accordo. Ho comprato il libro di Orzel e lo sto leggendo. Appunto, lo sto leggendo. Con calma. E' interessante e piacevole, ma se fosse veramente valido lo avrei già finito, rinunciando ad un po' di sonno e ad altre letture o alla TV.
    Quindi Emmy non ha "bruciato" Oliver. E nessun divulgatore scientifico può bruciare un collega più bravo, più spiritoso e più attento. C'è sempre modo di far meglio, c'è sempre qualcos'altro da raccontare e altri modi di spiegare le formule complicate della fisica.
    Capito, Marco?

  53. My_May
    Pubblicato il 3 gennaio 2016 alle 20:10 | Permalink

    Ho letto per caso un articolo in cui si dice che è stata "fotografata" la doppia natura della luce (onda / particelle) credo marzo 2015. Non ho avuto modo di comprendere al meglio che tipo di esperimento sia stato fatto, però credo sia una di quelle notizie (se corrisponde al vero) che farebbero il giro del mondo. Come mai non ha avuto molto risalto?

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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