Non potete mai essere dilettanti

Premessa: l'altro ieri ho commesso un errore. Stavo scrivendo la seconda puntata delle chiacchierate con Oliver sulla meccanica quantistica; o meglio, stavo semplicemente buttando giù l'incipit che mi ronzava nella testa dal mattino (non è mai bene passare la giornata con qualcosa che ronza per la testa: meglio prenderlo e infilarlo nel primo secchiello a disposizione, per poi recuperarlo quando si avrà tempo di lavorarci). Ho pigiato il tasto "Salva bozza" per poi dedicarmi a tutt'altre faccende, o perlomeno questo è quello che il mio cervello affaticato ha registrato; in realtà devo aver pigiato il tasto "Pubblica" senza alcuna consapevolezza, e quelle quattro righe monche sono andate online, subito mordicchiate dalla mia stimata dozzina di lettori.

Mi sono accorto del pasticcio solo il giorno dopo: ho cancellato il messaggio, spostato temporaneamente la dozzina di commenti accumulati, scritto due righe di scuse, fatto il brillante, ripreso a fare altro. Incidente chiuso.

Il giorno stesso mi sono imbattuto però in questo testo di John August tramite l'ottimo blog di Loredana Lipperini, testo che - neanche a farlo apposta - sembrava fatto apposta per l'occasione. A mo' di riparazione per lo scivolone poco professionale ve ne regalo un pezzettino: la dice lunga su come mi piace pensare la mia presenza sulla queste pagine. Che sono certamente amatoriali, ma non vogliono essere dilettanti. Buona lettura (e non leggete solo l'estratto qui sotto, leggetelo tutto: vale la pena).

(...)

Questo È il mondo reale. Dovete essere professionali ora. Perché tutto quello che state scrivendo, che sia un compito di inglese o il vostro profilo su Facebook, porta il vostro nome. Vi rappresenta. E nell’era di Google, tutto quello che avete scritto, anche quel commento acido lasciato nel forum, è collegato a voi. Per cui dovete chiedervi: tra un anno, tra cinque anni, come mi sentirò quando qualcuno mi chiederà di quella cosa che ho scritto?

In tutta onestà, sinceramente, non voglio sembrare il Signor Oppressione e Disperazione. Se volete scrivere 1500 parole sul vostro gatto sul vostro blog, fatelo senza problemi. Vi sto solo chiedendo, implorando, di correggere quello che scrivete: Mr. Fusa se lo merita. Rimboccate le vostre maniche virtuali e prendete sul serio anche le cose leggere.

(...)

Al momento mi occupo di un sito internet, praticamente un blog sulla sceneggiatura. Il sottotitolo del progetto è “una tonnellata di informazioni utili sullo sceneggiare”, e spero sia veritiero. Ho creato il sito perché quando ero un aspirante sceneggiatore - notate che ho usate “aspirante”, non “dilettante” - era molto difficile trovare buone informazioni sulle sceneggiature e su come scriverle. Ho cominciato a scrivere una rubrica settimanale di domande e risposte sull’Internet Movie Database, e ho infine usato queste rubriche come base del sito.

Aggiorno il sito più o meno due volte a settimana, e lo prendo piuttosto sul serio. Non è il mio lavoro; non vengo pagato per farlo; non ho neanche la colonna di Google Ad nel sito. Ma sono molto professionale nel sito, in tutti e cinque i sensi che considero facciano un professionista. Voglio che abbia un bell’aspetto. Controllo che quello che scrivo sia corretto. Controllo che i link che pubblico funzionino. Cerco di essere sicuro di dare consigli utili settimana dopo settimana. E per quanto riguarda il rispetto degli standard dei miei pari, non controllo siti di altri sceneggiatori, ma i siti più utili che si dedicano ad altri argomenti. Cerco di attenermi a quegli standard.

E lo faccio perché ci metto il mio nome. Credo che sia importante pensare al proprio nome come al proprio marchio. Così come la Walt Disney Corporation non vuole che Topolino venga rappresentato con un’accetta insanguinata nella sua mano bianca e pacioccosa, io non voglio che il mio nome venga associato a della cattiva scrittura poco professionale.

P.S. La seconda  chiacchierata con Oliver sulla meccanica quantistica arriva, promesso. Quando sarà pronta. è finalmente pronta.

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10 Commenti

  1. Pubblicato il 28 maggio 2009 alle 17:48 | Permalink

    Non ho tempo di leggere tutto ora, ho letto solamente il primo paragrafo della citazione; mi pare veramente molto interessante.
    Per una semplice dimostrazione del passo "E nell’era di Google, tutto quello che avete scritto, ... , è collegato a voi." basta guardare qui (è stato quasi inutile cancellare il post 🙂 ):

    http://209.85.129.132/search?q=cache:bK2T9LEg0BcJ:www.bivacco.net/marco/2009/05/26/la-meccanica-quantistica-spiegata-a-oliver-seconda-passeggiata-granelli-di-luce/+bivacco.net+oliver+meccanica+quantistica&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

    Purtroppo è vero, siamo in un mondo in cui non si può mai commettere una distrazione! E forse (essendo ignoranti) non si dovrebbe neanche avere la faccia tosta di commentare nel blog di un ricercatore, ma quel tasto "dillo!" mi ha sempre esortato troppo.

    Ciao!

  2. Pubblicato il 28 maggio 2009 alle 19:47 | Permalink

    Beh. il post inizierà così. Solamente andrà un po' più in la! In realtà è comunque possibile chiedere a Google di essere cancellati dalla sua cache, si tratta solo di un'operazione lunghetta e fastidiosa. Chi si prende la briga di farlo?

  3. Pubblicato il 28 maggio 2009 alle 21:07 | Permalink

    A me succede spesso, perchè su blogspot se si digita invio, lui pubblica automaticamente. E dato che l'invio è sotto il backspace...

    Mah...

  4. Pubblicato il 28 maggio 2009 alle 22:42 | Permalink

    Non ti chiedi mai se questo (il tuo, ma anche il mio) è il modo "giusto" di tenere un blog. E, nel caso, cosa ti rispondi? 😉
    (a me capita spesso, ma non sono riuscita a darmi una risposta diversa dal "faccio così perché mi viene così")

  5. Pubblicato il 29 maggio 2009 alle 09:22 | Permalink

    Oh, certo, me lo sono chiesto più volte.

    Mi rispondo più o meno così: mi piacciono sufficientemente le parole da volere che suonino bene (avere una giornalista come moglie pesa su questa idea!) e che possano voler dire qualcosa ancora qualche giorno o qualche mese dopo essere state scritte; di conseguenza preferisco scrivere di meno ma tentare di scrivere meglio.

    Questa scelta automaticamente da un taglio particolare al blog, tagliando fuori per esempio le cagate giganti, o i micropost personali, o quel genere di post in cui potrei limitarmi a linkare qualche cosa simpatica appena vista sul web, senza nemmeno tentare di commentarla e introdurla un po'. Obiettivamente questo taglio mi va abbastanza a pennello: penso che per cagate, micropost o re-blogging ci siano i social-network tipo Facebook, mentre mi piace pensare che la caratteristica propria di un blog (oggi, domani chissà) sia ancora quella di produrre e presentare un contenuto originale. Il post più letto di questo blog rimane a oggi "il bosone di Higgs spiegato a Oliver", il che secondo me la dice lunga di quanto al pubblico la fuori possano interessare cose come le mie gite in montagna o le mie disavventure con alle frontiere tra Francia e Svizzera!

  6. QL
    Pubblicato il 31 maggio 2009 alle 11:02 | Permalink

    "Il pubblico là fuori" secondo me dovrebbe prendere in maggiore considerazione anche tutto ciò che, di quello che scrivi, esula dal contesto scientifico. Tu possiedi una cosa che in questi tempi è sempre più rara nei blog e comunque in tutto quello che fa opinione personale pubblicata online, ovvero originalità, personalità, spirito di osservazione e talento divulgativo, quest'ultimo completato non solo dal saper spiegare argomenti ostici ma anche, in senso più generale, il fatto in sè di saper narrare, qualunque cosa si stia dicendo.
    In ogni caso hai ragione, Internet è come la carta stampata ormai, tutto quello che ci scrivi o comunque rendi disponibile online può restare lì per molti anni, anche quando magari avrai cambiato idea rispetto a quello che hai scritto oppure te ne sarai perfino dimenticato.

  7. Pubblicato il 10 giugno 2009 alle 15:04 | Permalink

    In questo post c'è uno dei motivi che mi portano spesso da queste parti: io "non sono buono a scrivere" ma mi piace tenere il mio blog, con commenti personali, semplici link a cose trovate in rete, e amenità varie.
    E nel farlo mi ispiro al modo molto personale ed originale di Marco, senza riuscirci particolarmente bene ma sentendomi molto motivato.
    E in questo periodo della mia vita la ricerca di motivazione e stimolo è fondamentale.
    Grazie Marco, per la professionalità con cui scrivi, per la sveglia che dai al mio cervello e anche per condividere alcune tue "storie personali" di montagna e di vita da emigrante!

  8. Pubblicato il 10 giugno 2009 alle 15:09 | Permalink

    Ooooh, Igor, arrossisco. Mi sa che esageri! 😛

    P.S. alla fine la passeggiata sulla meccanica quantistica è arrivata!

  9. spino
    Pubblicato il 3 febbraio 2011 alle 22:30 | Permalink

    complimenti per il blog e per gli approfondimenti.

    sull'argomento di questo post, però, consentimi di dissentire.

    io credo che la questione si da affrontare in maniera diametralmente opposta. in qualche modo mi sembra che questa necessità di affrontare tutto di petto con la massima serietà possibile, lasciando filtrare al mondo là fuori prodotti solo ed esclusivamente perfetti, sia figlia dell'ultimo trentennio di apparire.

    credo sia ora di ritornare ad apparire imperfetti, e quindi rivendico il diritto al diletto (il cui etimo è splendido), alla passione superficiale, al divertimento, all'approssimazione, in tutti quei campi in cui, appunto, ci si diletta. lascio alla mia professione - e lo faccio con orgoglio - la necessità di essere perfetto, compiuto e levigato, ma rivoglio una realtà di imperfezione.

  10. Pubblicato il 4 febbraio 2011 alle 04:01 | Permalink

    Liberissimo di dissentire, ma io a mia volta dissento dalla tua interpretazione. Evitare le approssimazioni e curare la qualità delle creazioni che decidiamo di condividere mi sembra ben poco compatibile con la "cultura dell'apparire" che deplori. Si tratta di una scelta di responsabilità verso se stessi, e una rinuncia alla presunzione che tutto sia ugualmente buono. Che mi sembra invece essere il vero problema del tuo decantare la superiorità dell'approssimazione.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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