Rivedere le priorità, ripensare il tempo

L'arrivo di un figlio cambia la vita, e il cambiamento non ve lo vengo mica a raccontare su queste pagine, che è una cosa troppo intima e grossa per chiacchierarne pubblicamente. Epperò ci sono alcune riflessioni legate all'approdo di Giulia che potrebbe valere la pena discutere qui, e ho deciso che per queste farò un'eccezione. Tra le tante, una delle conseguenze di un nuovo membro della famiglia c'è il cambiamento radicale dell'organizzazione del tempo, in particolare di quello lavorativo.

Premessa: Giulia per ora (incrociamo le dita) sembra voler concorrere al premio "neonato modello": mangia bene e tanto, piange il giusto e lecito e nulla più, ultimamente (ed ha a malapena due mesi) dorme serenamente sette o otto ore per notte: dunque Irene ed io non abbiamo occhiaie pazzesche, io non mi addormento durante le riunioni, e riesco a lavorare circa quanto e come prima. Ma. Ci sono attività che popolavano le mie giornate lavorative che non posso (e voglio!) più permettermi. Nel passato pre-Giulia era abbastanza normale riservare alcune delle attività tipiche del mestiere di ricercatore alle sere o ai weekend, attività che ora non sono più assolutamente all'ordine del giorno. La calma della sera era spesso spazio per la lettura di un articolo stampato all'ultimo minuto prima di uscire dall'ufficio, o alla correzione di un testo, o alle risposte alle email rimaste inevase durante la giornata. Chi scambierebbe una qualunque di queste attività con il bagnetto della propria figlia, il canto della ninna nanna, due chiacchiere con la moglie, il cambio di un pannolino? Non io. Eppure non posso mica smettere di tenermi aggiornato su quello che succede nel caotico mondo della fisica delle particelle, o lasciare che nella mia posta elettronica si accumulino decine di messaggi.

E allora, più o meno dall'inizio dell'anno, ho iniziato a riflettere su come organizzare meglio il mio tempo, rendere più efficienti le mie ore in ufficio, gestire i miei contatti, minimizzare le interruzioni che sembrano inevitabili per chi come me lavora la building 40 del CERN, meta del pellegrinaggio semi-continuo di tutti gli adepti di ATLAS e CMS. A due mesi di distanza, dopo avere visitato parecchi siti web dedicati all'organizzazione del tempo, aver comprato e letto Getting Things Done di David Allen, aver ascoltato un interessante podcast di un fisico dell'MIT sull'argomento, aver rivisto il mio sistema di todo list e fatto una serie di buoni propositi su come spendere e mie giornate al CERN sono pronto a trarre qualche conclusione intermedia. Restate sintonizzati, ce n'è d'interessante anche se non avete (ancora) prole.

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7 Commenti

  1. Pubblicato il 28 febbraio 2008 alle 10:05 | Permalink

    Come sai, io sono molto interessato all'argomento 😉

  2. Pubblicato il 28 febbraio 2008 alle 12:02 | Permalink

    aspettiamo curiosissimi! 🙂

  3. Pubblicato il 28 febbraio 2008 alle 12:06 | Permalink

    Perche` ho come l'impressione che mi stiate un po' prendendo per il culo? 😛

  4. Pubblicato il 28 febbraio 2008 alle 13:35 | Permalink

    Si', effettivamente il mio commento poteva lasciare intendere ironia... ma io sono curioso davvero!

  5. natali
    Pubblicato il 1 marzo 2008 alle 19:19 | Permalink

    vorrei mandare questo articolo ad angelagarbo@yahoo.it che lo farà leggere ad alessandro, li piacerà essendo nella stessa situazione! come si fà?
    grazie

  6. Pubblicato il 3 marzo 2008 alle 16:56 | Permalink

    Ciao "natali", non sicuro di capire la domanda: vuoi che una persona che conosci legga questo post? Allora probabilmente basta che tu le invii il link a questa pagina, che puoi scopiazzare dal tuo browser. O serve altro?

  7. Enzo
    Pubblicato il 31 marzo 2008 alle 03:32 | Permalink

    Da alcuni minuti sto leggendo di te e della tua vita.
    Dai un'idea simpatica di te. Comlimenti ti si legge volentieri. Auguri. Enzo

2 Trackback

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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