Dove va lo scoutismo?

scoutisme_laic_2007.jpgUn paio di settimane fa, tornando a casa da un giretto per Ginevra, ci siamo imbattuti in questo manifesto: apparentemente gli scout locali, in occasione del centenario mondiale del movimento, hanno sentito il bisogno di provare a combattere i pregiudizi che ne danneggerebbero l'immagine con una campagna pubblicitaria in piena regola. Tre i messaggi: lo scoutismo è un movimento laico (nonostante non rinunci a educare alla dimensione spirituale della persona), è impegnato per la pace (a dispetto di uniformi e formazioni che sembrano spesso paramilitari ai profani), è una scuola di responsabilità e impegno in prima persona (anche se ci sono "capi" e strutture che sembrano gerarchiche).

Allora, diciamolo, i manifesti sono bruttini, e anche la scelta di fare una campagna che contrappone negazioni e affermazioni (perché ci definiamo più spesso per quello che non siamo, piuttosto che per quello che siamo?) non è proprio felicissima. Però bisogna dare atto a questi fanciulli di essere stati coraggiosi, soprattutto sulla componente religioso-confessionale. D'accordo, gli scout ginevrini sono per statuto un'associazione laica e aconfessionale, un po' come il Cngei in Italia. E ospitando Ginevra un miscuglio di popolazioni, il meticciato culturale è d'obbligo nelle associazioni o si rischia facilmente il ghetto nazional-linguistico. Però l'iniziativa mi è sembrata interessante in generale, anche - soprattutto! - per chi come me viene da un'associazione scout con un'appartenenza ecclesiale dichiarata come l'Agesci. Può esistere uno spazio (progettuale, progettato) per un dialogo (ecumenico? Inter-religioso? Semplicemente rispettoso e aperto?) che garantisca dignità a scelte e cammini diversi (e magari anche a nessun cammino...) in un'associazione scout che professa un'adesione religiosa primaria? La mia esperienza personale negli anni passati è sempre stata positiva in questo senso, ma ho visto le cose evolvere, e generalmente in modo negativo. Estremizzando un po' mi viene da chiedere: professarsi aderenti in toto a un cattolicesimo ultra-ortodosso e filo-vaticanista come l'Agesci ha tendenza a fare oggi non è in contrasto (perbacco, persino teologicamente!) con un'ideale (certamente scout!) di fratellanza e di mutuo riconoscimento della validità delle esperienze spirituali altrui? Cosa sarebbero gli scout - chessò - di Israele, tunisini, indiani o semplicemente di Ginevra? Compagni che sbagliano?

missoni_rowerway_200px.jpgNegli stessi giorni di inizio Novembre si consumava a Ginevra la crisi istituzionale del Wosm, con la defenestrazione forzata del segretario Eduardo Missoni dopo le minacce di taglio del supporto finanziario da parte dei Boy Scout of America. Se siete interessati alla storia, Irene l'ha coperta per Vita (e in italiano non si trova molto altro, perché dal punto di vista della capacità di comunicare gli scout nostrani sono reattivi come bradipi), e potete trovarne una cronologia sullo stesso sito di Missoni. Di tutta la vicenda quello che mi ha fatto accendere una lampadina nel cervello sono state queste due dichiarazioni a caldo, la prima di Missoni stesso al Corriere della Sera a proposito del presunto "golpe":

Negli ultimi anni abbiamo puntato sui temi della pace e dell'ambiente. Non solo divertimento per i nostri ragazzi, ma anche impegno sociale. Negli Stati Uniti, invece, prevale l'aspetto puramente ricreativo.

e poi quella di Chiara Sapigni, presidente della Fis, intervistata a riguardo delle faccenda:

Il movimento scout deve guardarsi allo specchio ed affrontare i cambiamenti in corso, ovvero la crisi che attraversa nei Paesi ad alto reddito e l’enorme successo che raccoglie in quelli in via di sviluppo.

A prescindere dallo specifico della crisi del Wosm, dai ricatti monetari degli americani e dagli eventuali errori e presenzialismi di Missoni, la questione veramente in gioco mi sembra questa: che cosa sta diventando lo scoutismo, ne esiste ancora un'idea condivisa? Ovvero, in particolare: lo scoutismo è (ancora) un'esperienza di crescita, che punta a educare cittadini capaci di essere attori di un cambiamento sociale (che è come io l'ho sempre vissuto e interpretato, come Missoni lo vede, e come lo si sperimenta certamente oggi nei paesi in via di sviluppo), o è diventato soltanto un'altra associazione ricreativa tra le tante, dove giovani benestanti possono vivere una qualche avventurina ben protetta?

In fondo mi sto chiedendo: a quali agenzie educative altre che la famiglia e la scuola potremo scegliere di affidare i nostri figli domani? (Si sente tanto che sto per diventare papà?)

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7 Commenti

  1. robi
    Pubblicato il 6 dicembre 2007 alle 11:37 | Permalink

    Io ho già scelto, nessuna agenzia educativa... mio figlio verrà iscritto ad una scuola calcio. Tanto, anche lì porterà i pantaloncini e se andrà bene mi ricoprirà di soldi! ;-)
    r

  2. Pubblicato il 8 aprile 2008 alle 22:34 | Permalink

    Ciao, scopro che abbiamo altro in comune oltre al bisogno di "decoratori" nel Pays de Gex....fra l'altro il problema delle "agenzie" educative in zona! Se troverete soluzioni interessanti...fate un fischio! Un saluto, Paola

  3. Pubblicato il 9 aprile 2008 alle 11:43 | Permalink

    Ciao Paola!

    Guarda, meglio non parlarne... la nounou di Giulia ci ha appena lasciato a piedi dopo cinque (5!) giorni di prova: uno degli altri bambini che guarda, non a caso suo nipote, è mezzo matto e lei apparentemente non riesce a gestirlo con una bimba di 3 mesi e mezzo tra i piedi. Non poteva pensarci primi? Risultato: siamo di nuovo alla ricerca, questa volta con l'acqua alla gola, e sai come sia facile trovare da queste parti. Oggi siamo piuttosto disperati.. :-(

    Ma a parte questo, è bello scoprire radici comuni! Voilà, eccoti tra i link di questa paginetta...

  4. MARIANNA
    Pubblicato il 23 aprile 2008 alle 17:58 | Permalink

    MA KE DITE?NON CAPISCO LA CONVERSAZIONE

  5. Pubblicato il 23 aprile 2008 alle 18:34 | Permalink

    Ciao Marianna,

    scusaci le diversioni, Paola ed io abbiamo scoperto per caso di essere (stati) capi scout entrambi, mentre pensavamo solo di condividere un lavoro al CERN, la prole infante e una casa in Francia. Da cui la rapida divagazione dalle agenzie educative ai decoratori e alle tate francesi...

    Scusaci... :-)

  6. chiara
    Pubblicato il 29 marzo 2011 alle 16:00 | Permalink

    Anch'io sono sono una scout (faccio parte dell'AGESCI), ma noto molte volte che le critiche verso il nostro movimento sono molto aspre e accese... mi basti dire che anche mia madre sostiene che "essere scuot non serve a nulla se non si fa altro che indissare un fazzolettone"... Quello che credo è che se agli scout si organizzassero più attività con il prossimo molti uscirebbero e il movimento scout finirebbe... Inoltre siamo accusati di essere troppo amanti del rischio (sopratutto nella branca E/G, perchè dicono che non si può dare una responsabilità così grande a dei ragazzi così piccoli... parlo delle uscite di squadriglia...). Insomma, noi scout iniziamo ad essere criticati, e non poco... quello che mi chiedo è: ma questi che accusano hanno mai aperto gli occhi verso il mondo odierno... noi siamo molto meglio in confronto a quello... quindi non pretendano troppo, perchè se vogliono veramente che noi aiutiamo gli altri... beh, che siano loro i primi!!!

  7. Pubblicato il 29 marzo 2011 alle 17:46 | Permalink

    Ciao Chiara, benvenuta.

    Penso di capire le critiche di tua madre: che cosa definisce lo scoutismo? Indossare il fazzolettone (e magari "svaccare" tutto il giorno, come si diceva ai miei tempi), oppure avere un certo modo di vedere le cose e vivere la quotidianità? Chiunque porti il fazzolettone al collo dovrebbe pensarci, non credi. E anche chi il fazzolettone lo ha messo nel cassetto come il sottoscritto, peraltro.

    Quello che non condivido tanto è quando dici che "noi siamo molto meglio in confronto al mondo odierno". Perché vedersi come separati, come un'alternativa? Qual è lo scopo ultimo? Mi sembra di ricordare sia diventare buoni cittadini, non buoni scout. E qualcuno diceva "siate il sale della terra", no? :-)

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