Gasp! Ancora un ritardo per LHC 29 marzo 2007
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 7 commentiPing! C’è un messaggio di posta per te. E’ il Direttore Generale del CERN che ti invita a leggere il comunicato di Fermilab a proposito dell’incidente negli ultimi test dei magneti di LHC. Incidente? Magneti? LHC? Mmmm… aiuto… lettura veloce… “un serio problema durante un test ad alta pressione”, “nessuno si è fatto male”, “stiamo cercando di capire che cosa è successo” e, per farla breve, “avevamo già scrupolosamente testato i magneti a Fermilab, ma mai in questo tipo di condizioni, e ci è andata male”. E per finire…
At this point the consequences, if any, for the LHC schedule are not yet known.
… che, tradotto dal burocratese dei fisici, significa più o meno: ci sarà un ritardo, ma non sappiamo ancora bene quanto. Cacchio!
Update (30/3/2007): nei corridoi del CERN oggi giravano ben due teorie complottiste:
- L’incidente è stato provocato da un tecnico al soldo della divisione acceleratori del CERN, per trovare una scusa a ritardi ben più gravi…
- L’incidente è stato provocato da un tecnico al soldo di Fermilab, per rallentare LHC e permettere a CDF di migliorare la statistica del suo segnale di Higgs….
Disclaimer: questa e` fantafisica da caffe`, io non credo a nessun complotto e riporto le voci solo per dovere di cronaca (e amore per l’umorismo macabro). E’ vietato denunciarmi
Update (5/4/2007): apparentemente si comincia a capire che cosa è successo: per farla breve, il supporto che sorregge la massa fredda di uno di tre elementi che si trovano nel magnete ha ceduto alla sollecitazione meccanica di uno dei test di quench. La cosa inquietante è che…
… computer-aided engineering calculations completed independently by Fermilab and CERN on March 28 show that the G-11 support structure in the magnets was inadequate to withstand the associated longitudinal forces. CERN and Fermilab now know that this is an intrinsic design flaw that must be addressed in all triplet magnets assembled at Fermilab.
Ovvero: ci siamo sbagliati fin dall’inizio, il suporto non è stato disegnato per reggere questo tipo di stress, anche se una situazione simile potrebbe verificarsi comunemente durante la circolazione del fascio di LHC. E quel che è peggio, nessuno s’è reso conto dell’errore durante le ripetute review del design dei magneti. In questo senso è interessante dare un’occhiata al commento del direttore di Fermilab. Che, oltre a garantire priorità assoluta alla soluzione del problema (tutti i tripletti di LHC devono essere “aggiustati”, perché la condizione che ha fatto esplodere il magnete durante il test potrebbe verificarsi ovunque durante le operazioni), dice in modo gentile ma chiaro:
Beyond the immediate fix we must reflect on how we got into this mess.
Traduzione: un casino del genere non è accettabile da un’istituzione come questa! Cadranno delle teste? Da parte sua, il CERN è decisamente più compassato. Tra qui e Giugno dovremmo avere almeno un magnete “riparato” da testare, per capire se le soluzioni proposte possono funzionare. Speriamo bene.
Importare passeggini dalla Francia? 29 marzo 2007
Inviato da Marco in : Famiglia, Militanza, Scoutismo 7 commentiIn Italia quando un movimento di sinistra vuole fare un po’ di pressione di piazza organizza un corteo. Se invece il movimento è più conservatore e l’organizzazione viene da destra, di solito ci si trova un filoanglofono qualcosa-day. Che poi è proprio uguale a un corteo, solo con cartelli e slogan più tristi, e di solito meno gente.
L’ultima vaccata di cui ho sentito è il family day che dovrebbe tenersi all’inizio di maggio. Apparentemente un’occasione per gli amanti della famiglia di mostrare il loro attaccamento, nella pratica si tratta di una manifestazione fortemente perorata dalla gerarchia della Chiesa Cattolica italiana per ribadire la sua contrarietà a ogni tipo di regolamentazione delle coppie di fatto, e sbandierare, manco ce ne fosse il bisogno, la sua dichiarata omofobia.
Scopro con una certo rammarico che il lavoro di normalizzazione di Ruini sulle associazioni di matrice cattolica in Italia sta dando i suoi frutti. Pure i vertici scout dell’Agesci, nel passato se non progressisti almeno più cauti nel fiancheggiare ciecamente ogni diktat della CEI, non hanno esitato a firmare il manifesto “Più famiglia” (ma chi cura le relazioni pubbliche di questa gente? Il nipote di Bombolo? Allora perché non chiamarlo “Più moglie per tutti”?) e ad aderire all’iniziativa. Bene, bravi. Che non ci siano dubbi da che parte state andando e chi tira i vostri fili, mi raccomando. Da parte mia, mi sdegno schifato (ma non cado dalle nuvole, la linea era già piuttosto chiara dal referendum sulla fecondazione assistita).
E mi chiedo: ma tutta sta gente a cui sta così a cuore “la famiglia”, qualcuno l’ha mai vista scendere in piazza con la stessa veemenza, chessò, contro la precarizzazione del lavoro? Non è che assecondando una società che sposta il limite dell’età di ingresso nella vita adulta sempre più avanti si faciliti la vita ai giovani che una famiglia la vorrebbero pure. Oppure a favore di politiche che aiutino le famiglie con figli? Ho scoperto di recente (se volete in numeri, leggetevi i passeggini di Parigi…) che in Italia avere più di due figli è fiscalmente sconveniente. Ma come? Non dovrebbero esserci delle agevolazioni? Nessun porporato che tuoni?
Ho scoperto dalle chiacchiere al caffé al CERN che molti miei colleghi francesi hanno un sacco di figli. Tre è la norma, molti ne hanno 4 e anche 5. E non sono membri dell’Opus Dei, anzi, spesso sono esemplari dello scienziato agnostico medio. Come si spiega? Perché dalla Francia importiamo sono camembert (e energia nucleare, ma senza dirlo agli ecologisti della domenica)? Il mio summer student danese dell’anno scorso aveva 25 anni, stava scrivendo la tesi di laurea, si preparava a fare prima il servizio militare e poi il dottorato, e aspettava un bambino. Già, perché le politiche sociali della Danimarca in fatto di famiglia sono tali che nessuno si preoccupa a metterne su una mentre ancora studia. Provate a suggerirlo a un universitario italiano. Pure a uno di Comunione e Liberazione, se avete i coraggio di avvicinarvi. E vedrete. Ipocriti.
Cos’è la realtà fisica? 28 marzo 2007
Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Scienza e dintorni 9 commentiPhysical reality is neither some objective truth “out there” nor a purely subjective experience “in there”. It is a uniquely human description of the interaction between humanity and Nature, involving elements of both inner and outer realms.
La realtà fisica non è né un qualche tipo di verità oggettiva “là fuori”, né un’esperienza puramente soggettiva “qui dentro”. Si tratta piuttosto di una descrizione squisitamente umana dell’interazione tra l’umanità stessa e la Natura, interazione che coinvolge elementi sia della realtà esterna (il mondo fisico) che di quella interna (lo spirito, la cultura umana).
Michael Riordan, The hunting of the quark
Le leggi di Murphy di un weekend transalpino 26 marzo 2007
Inviato da Marco in : Vita di frontiera 3 commentiSe qualcosa può andare storto, lo farà. La discesa in Italia per il weekend, dettata dalle necessità di riportare la vecchia Uno bianca a casa a Torino ad affrontare il suo destino, ci ha insegnato alcuni simpatici corollari alla legge di Murphy, in particolari legati alle automobili. Non sto a raccontarvi la storia per intero, i più astuti immagineranno dettagli dagli enunciati. Che weekend…
- Legge della chiusura automatica. Se lasci le chiavi inserite nel cruscotto, appena scendi il sistema di chiusura antifurto si metterà magicamente in azione, chiudento ermeticamente la vettura.
- Corollari:
- Se hai un doppione delle chiavi, lo avrai messo nella borsa che hai sistemato nel bagagliaio 5 minuti prima. E non riuscirai a ricordare bene la ragione per cui l’hai fatto.
- La probabilità che tu abbia almeno le chiavi di casa in tasca è inversamente proporzionale al fastidio che provoca la posizione della tua automobile ermeticamente chiusa (casi estremi: auto in mezzo alla strada, avrai le chiavi in tasca; auto posteggiata correttamente, le chiavi di casa saranno insieme al doppione in quella maledetta borsa nel bagagliaio).
- Prima legge dell’Automobil Club. Se sei inscritto all’Automobil Club del paese in cui ti trovi, avrai diritto solo all’assitenza giuridica.
- Seconda legge dell’Automobil Club. Se sei inscritto all’Automobil Club di un paese rispetto da quello in cui è avvenuto il problema, non avrai diritto a nessuna copertura all’estero per l’automobile in questione.
- Terza legge dell’Automobil Club. Se si verificano contemporaneamente la prima e la seconda Legge dell’Automobil Club, esiste una possibilità che la tua assicurazione copra un qualche tipo di assistenza. Una possiiblità piccola, comunque.
- Principio del call center. Se hai fretta è occupato. Se è libero, non capiscono. Se capiscono, vogliono un documento che tieni in automobile, e si è appena verificata la Legge della chiusura automatica.
- Assioma del centro assistenza. Puoi starne certo, sbaglierano a segnare il tuo numero di telefono. O il tuo indirizzo. In ogni caso, il carro attrezzi non arriverà prima di 2 ore e mezza. Anche di più, se tue chiavi di casa sono nella borsa chiusa ermeticamente nel bagagliaio.
- Legge dell’ermeticità. La tua auto è ermetica solo per te. Il tizio del carro attrezzi può aprirla in meno di 45 secondi, con due cunei di gomma e un tubo metallico. Senza romperla.
- Corollario:
- L’antifurto non suona mai se a forzare la portiera è il tizio del carro attrezzi.
- Prima legge delle frontiere. Ci sarà un doganiere zelante se la macchina che guidi non ha passato la revisione da due anni.
- Corollario:
- Se poi anche l’assicurazione è scaduta, i doganieri zelanti saranno sei.
- Seconda legge delle frontiere. Se c’è coda, sceglieranno invariabilmente la tua macchina per un controllo casuale.
- Corollari:
- Se suona il suo telefonino, il doganiere italiano interrompe ogni controllo e ti fa andare.
- Se non sa più come rompere i marroni, in doganiere francese ti farà un controllo dell’alcolemia.
Parigi, sogni di cracker e Iran a fumetti 22 marzo 2007
Inviato da Marco in : Nomadismo, Nuvole parlanti 3 commentiC’è un TGV che parte da Ginevra e arriva a Parigi in 3 ore, e viceversa. Se uno si sveglia in tempo può trovare dei biglietti andata/ritorno a 70 euro, che non è affatto male. Così nel week-end siamo andati a trovare Marianna, Jean-Philippe e la loro pancia nell’ appartamento nuovo.
Una visita a Parigi è sempre bella, specie se si incontrano amici cari. E poi si imparano cose interessanti, per esempio che un appartamento a Parigi può costare 7000 euro al metro quadrato. Questo fa guardare i prezzi già folli dei Pays de Gex con un’ottica diversa, non trovate?
JP si sta allenando per la maratona di Parigi. Conosco poche persone metodiche come lui, e un po’ invidio la sua capacità di gestire i suoi obiettivi con costanza infaticabile e organizzazione ingegneristica. Mi ero portato dietro le scarpe per andare a correre con lui, ma domenica mattina pioveva e nevicava ed ho codardamente rinunciato. Lui, che è un atleta serio, è uscito comunque, bardato che sembrava Robocop con gps, cardiofrequenzimetro, accelerometro da polso e cintura con le derrate alimentari. Ho scoperto da JP che esistono dei set speciali per correre una maratona: contengono cose incredibili, tipo una polverina che sciolta in un bicchiere d’acqua fornisce carboidrati equivalenti a un chilo e mezzo di pasta. Invece di strafocarti di carbonara la sera prima della gara ingolli il beverone e via. Fantastico. Quanto alla tecnologia, poi, l’orologio di JP per esempio parla con il computer (gli parla proprio, lui lo avvicina al microfono e quello bofonchia come un modem), che poi si collega al sito del produttore del cardiofrequenzimetro, il quale a sua volta fa l’analisi dell’ultimo allenamento. Incredibile. Mi chiedo se sia programmato anche per contattare la Securité Nationale in caso di exploit eccezionale, per un reclutamento volante nelle file olimpiche francesi. O magari la CIA. Perché no?
In ogni caso, la notte tra domenica e lunedì ho sognato che correvo anch’io la maratona di Parigi. Mi presentavo alla partenza in scarpe da tennis e maglietta di cotone bianca, però avevo anch’io una cintura per i rifornimenti. Peccato che nel sogno l’avessi equipaggiata soltanto con pacchetti di cracker salati: ogni volta che li mangiavo rischiavo di soffocare e mi veniva una sete terribile, e non avendo acqua (nel sogno ero un vero genio della preparazione atletica!) ero costretto a fermarmi nei bar di Parigi trovati lungo il percoso per comprare delle bottigliette d’acqua. l sogno poi degenerava con la comparsa di Andrea Baruzzi, un mio compagno delle scuole medie, e non ricordo molto altro. Mah…
Ho approfittato della metropoli tentacolare per cercare e comprare i 4 volumi di Persepolis di Marjane Satrapi, che per chi non lo sapesse è una bella graphic novel (no, bella non è abbastanza. Profonda, cruda, ironica, intelligente, toccate. Ecco.) che racconta prima l’infanzia iraniana dell’autrice attraverso la rivolutione e la guerra contro l’Irak, poi la sua adolescenza a Vienna, il ritorno in patria da adulta e la ripartenza definitiva. Se vi capita sotto mano non fatevelo scappare, mi raccomando. Tra l’altro ho scoperto che è in lavorazione un film d’animazione tratto dal fumetto, sono piuttosto curioso.

Mike Wong è un genio! 16 marzo 2007
Inviato da Marco in : Vita di frontiera aggiungi un commentoHo scattato questa foto domenica 4 Marzo a Ginevra, in rue du Conseil-Général, dietro a Plainpalais.

Notare i dettagli: il signor Mike Wong ha aperto un fast-food asiatico la cui insegna contiene il logo della Nike (e lui si chiama Mike!) al contrario, e la M di McDonald rovesciata. E dove l’ha piazzato? Di fianco a McDonald! Non potevo quasi crederci… un genio! Lo arresteranno?
Un incomprensibile senso di distanza 14 marzo 2007
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Vita di frontiera 2 commentiGinevra è una città strana. Sembra stare in Svizzera quasi per errore, perché se riuscite a incontrare uno svizzero a Ginevra siete persone piuttosto fortunate. Gli svizzeri veri, i ginevrini, a Ginevra sono pochi (si dice ormai non più di un quarto della popolazione), e se ne stanno ben nascosti. Se ve ne andate in giro per il centro o lungo il lago sentirete parlare inglese, italiano, portoghese, arabo, una manciata di lingue dell’est europeo e qualcuna scandinava, e certamente anche francese, però con una dozzina di accenti diversi.
Le comunità nazionali a Ginevra sono tante, ben nutrite e autosufficienti: i portoghesi hanno il monopolio delle pulizie dei palazzi delle organizzazioni internazionali, CERN compreso, e spuntano solo dopo le 6 di sera. Gli italiani occupano i ristoranti dove cucinano versioni internazionali di pizza e pasta, e sono sempre ben contenti di servire un connazionale. I turchi aggiustano i tubi, i cinesi vendono silenziosi qualunque cosa. Gli inglesi hanno negozi inglesi, pub inglesi (o meglio, inglesi, scozzesi e irlandesi), e poi supermercati inglesi dove comprare porridge inglese e formaggio inglese, persino una radio ginevrina inglese: a Ginevra si può vivere tutta una vita senza mai imparare il francese. Per esempio gli ungheresi del CERN hanno scelto di sapere solo “merci” e “bonjour”, e vanno avanti così da quando li conosco, stranieri in terra straniera. Gli arabi di Ginevra sono qui per tenere d’occhio compagnie aeree e finanze, insomma petrolsoldi, e girano sempre in gruppo, anche dal dottore, tutti più o meno velati a partire dai 10 anni, sceicchi capifamiglia compresi. I filippini sono tanti, anglofoni e cattolici, ovvero uno degli zoccoli duri della non-svizzerità di Ginevra. Si trovano la domenica pomeriggio per la Messa nella chiesa davanti alla stazione di Cornavin, e animano il coro delle celebrazioni.
Non so avete presente la Guida Galattica per gli autostoppisti. Proprio all’inizio, prima che parta tutta la baraonda, i due protagonisti sono ancora sulla Terra, Terra che sta per essere demolita, motivo per il quale i due devono darsela a gambe prima di venire vaporizzati dai cattivi. Uno dei due, Ford, non è umano bensì di Betelgeuse, e il buon Adams ci spiega che:
Nei momenti di grande tensione, tutte le forme di vita esistenti emettono un infinitesimo segnale sublimale. Il segnale non fa che comunicare il senso preciso e quasi patetico dell’enorme distanza che separa l’essere che lo emette dal suo luogo di nascita. Sulla Terra è impossibile essere più lontani di venticinquemila chilometri dal luogo di nascita, il che è molto poco, per cui i segnali emessi sono talmente deboli che non si possono notare. Ford in quel momento era sotto forte tensione, e il suo luogo di nascita, vicino a Betelgeuse, era lontano seicento anni luce. Il barista barcollò un attimo, colpito da quello scioccante e incomprensibile senso di distanza.
Il coro filippino di Notre Dame canta in inglese, ma ogni tanto si concede un inno nella lingua natale. Allora le voci di solito un po’ stridule si fanno magicamente intonate, le schiene di drizzano e le capacità polmonari aumentano. Se vi capita di ascoltarli, vi colpisce un forte, incomprensibile senso di distanza.
Il mercato degli schiavi 12 marzo 2007
Inviato da Marco in : Scienza e dintorni 2 commentiOggi era il giorno della selezione dei Summer Student per quest’estate. Il CERN da anni questo bel programma, per il quale studenti verso la fine del percorso universitario (o anche neolaureati) vengono selezionati per passare 3 mesi qui, pagati nemmeno male, per lavorare con un gruppo di ricerca, seguire dei corsi, fare un sacco di feste e vivere una certa promisquità. Non male, vero? Chi vuole uno studente da seguire deve presentare un progettino di ricerca (va bene più o meno tutto, dalla fisica delle particelle all’ingegneria meccanica passando per i database), e, se approvato, procederà alla selezione.
Allora, una volta la selezione funzionava così: ci si trovava tutti in una stanza, i curricula degli studenti erano sparsi su un tavolo, si girava, si leggeva, si contrattava, si litigava pure e si cercava di tornare a casa con un candidato dignitoso. Oggi invece è tutto informatizzato: cv, lettere di raccomandazione, application form sono sul web, e nelle settimane precedenti alla selezione possiamo leggerceli per farci un’dea, raccogliere suggerimenti da colleghi che magari conoscono gli studenti e scremare una lista di papabili. Perlomeno io ho fatto così, a siccome rispetto le pari opportunità e non sono un marpione, avevo selezionato nell’orfine un austriaco, una francese (donna), un francese (uomo), un italiano (uomo) e un’italiana (donna). Il mio capo mi aveva consigliato anche un candidato spagnolo, ma il fatto che avesse indicato il desiderio di fare l’astronauta come sogno nella vita mi scoraggiava un po’.
Il problema è che anche la selezione si fa ormai via web. Il giorno fatidico (oggi) alle 14:30 i nomi diventano cliccabili: ovvero, chi ha l’indice più rapido si becca lo studente agognato. Nessuna discussione, nessuna contrattazione. Se sei un campioncino di Space Invader ti becchi la svedesona del 1987 che sogni da settimane. Con una difficoltà aggiuntiva: ci sono delle quote per nazionalità: ovvero, se sono stati selezionati troppi svadesi nei microsecondi prima del tuo click, scordati la stangona. E infatti a me andata proprio così.
Tra le 14:30 e le 14:31, mentre Martin dall’ufficio di fianco urlava prima “cliccate!” e poi “Eureka!” (è riuscito a prendere la studentessa che sperava, il maledetto) mi sono visto consumare davanti agli occhi la quota di austriaci, poi quella di francesi, infine rubare gli italiani. E dire che a Doom sono sempre stato piuttosto bravo. Persino l’aspirante astronauta spagnolo era andato. Ho estratto velocemente la lista delle riserve (sono previdente, io), ma fino alla posizione 7 erano tutti andati. Tutti. In meno di un minuto. Mi ha salvato Tancredi piombando alle 14:34 nel mio ufficio con i suoi curricula “avanzati”. In un’ultima corsa, al dodicesimo tentativo sono riuscito a raccattare… un tedesco, maschio, con il cognome che sembra uno yogourt. Vabbè, se l’ha selezionato Tancredi sarà probabilmente persino più bravo di me, dunque non posso lamentarmi. E però…
Update: ore 16:47, ho appena scoperto che lo studente di dottorato di Tancredi, Peter, ha scelto il “mio” candidato austriaco. Più che mercato degli schiavi direi guerra tra i poveri. E mi sa che è meglio che impari il tedesco.
Ancora tracce del bosone di Higgs? Il sottile confine tra le chiacchiere da bar e la dichiarazione pubblica 11 marzo 2007
Inviato da Marco in : Fisica, Mezzi e messaggi, Scienza e dintorni 3 commentiSabato mattina arriva in buca l’Economist, il cui abbonamento ho regalato ha Irene per Natale. Lo sfoglio velocemente e cosa trovo nella sezione Science and technology? Un bell’articolo sui presunti segnali del bosone di Higgs visti al Tevatron! Uno non legge per una settimana i blog di fisica delle particelle, ed ecco che le voci e le speculazioni che vivacchiavano nel sottobosco delle chiacchiere tra fisici si trasformano in un rumore definito e vengono captate dalle orecchie della stampa! Stampa di settore prima, e poi pure da quella che di mestiere si occupa di tutt’altro: ecco che ce le si ritrova depositate comodamente davanti a casa insieme con gli opuscoli del supermercato e le bollette. Che mondo.
Che cosa è successo? Chi volesse la storia completa può dedicarsi alla lettura degli ultimi post del blog di Tommaso Dorigo, accompagnati da quelli di John Conway su Cosmic Variance. Per i pigri, ecco un riassunto: a gennaio Conway mostra un “eccesso” di segnale nei dati di CDF che potrebbe essere attribuito al decadimento di un bosone di Higgs supersimmetrico in una coppia di leptoni tau corrispondenti a una massa di 160 GeV. Nulla di certo, si tratta si poco più di una fluttuazione, ma abbastanza da fare drizzare le orecchie ai fisici affamati (se fosse vera, per chiarirci, questa sarebbe una scoperta da Nobel) che su questo di ricerche hanno investito gli ultimi anni. Soprattutto a quelli – come il sottoscritto – che stringono gli ultimi bulloni degli esperimenti di LHC per lanciarsi nella caccia. Nulla di certo anche perchè D0, l’esperimento fratello di CDF al Tevatron, non vede nulla nella stessa posizione: roba dunque da farci due chiacchiere al caffè mentre si aspettano i nuovi dati. Ma le chiacchiere, invece che nelle sale di Fermilab, del CERN o delle università del mondo, questa volta si fanno (anche) sulla rete. E qui viene il bello.

Tommaso (Dorigo) fa qualche alluzione un po’ azzardata: se nei dati di Conway ci fosse veramente il bosone di Higgs, allora dovrebbe fare capolino anche da altre parti, per esempio nello spettro di massa delle coppie di jet originati da quark b, e lui quasi quasi suggerisce che in effetti sembrerebbe esserci. La discussione va avanti, John (Conway) fa due conti semplici semplici che smentiscono Tommaso e mostrano come nello spettro (quello qui sopra) non ci sia traccia di alcuna particella a 160 GeV, e via così. Tutto lecito e pure bello, peccato che, siccome queste chiacchiere viaggiano in chiaro sulla rete, qualche giornalista un po’ avido di scoop le intercetta, fa un paio di telefonate, equivoca più o meno di proposito due o tre cose, ed ecco che escono prima un articolo su New Scientist, e poi persino sul numero dell’Economist che ho tolto dal cellophane ieri. Risultato: smentite a destra e manca, disclaimer vari, e qualcuno di CDF si arrabbia pure. Accidenti.
Che il confine tra pubblico e privato nell’era della rete fosse sempre più sottile mi era piuttosto chiaro, ma un esempio lampante e vicino come questo non mi era ancora capitato. Chi ha commesso l’errore? I fisici con un blog? Forse. Però onestamente credo che la responsabilità maggiore vada ai giornalisti, e al modo con cui non hanno verificato in modo opportuno le notizie. Specie quelle che hanno pescato sula rete. Penso soprattutto a quelli dell’Economist, che tra l’altro sembrano più interessati a insistere sulla competizione tra Stati Uniti ed Europa che al peso scientifico dell’eventuale scoperta. E che in modo un po’ furbetto non mancano di piazzare nella pagina successiva un pezzo sull’opportunità di spendere un mezza barchetta di soldi per i nuovi acceleratori del futuro. Però è chiaro che anche ci scrive sulla rete ha delle responsabilità. Aiuto.
Che cosa cerca la gente? 9 marzo 2007
Inviato da Marco in : Geek attitude, Mezzi e messaggi 6 commentiOgni blogger che si rispetti, anche il più pigro, ogni tanto controlla le statistiche di accesso alle sue pagine. Anch’io non sono esente da questa piccola libidine. Chiamatela come volete: curiosità, strategia si ottimizzazione dell’offerta, vanità pura e semplice, diversione da pausa caffè. A rotazione casco in ognuna di queste motivazioni, più spesso nella pausa caffè.
Dunque, ecco i risultati degli ultimi tempi. Scopro non senza un certo piacere che più o meno la metà delle visite arrivano da link proposti da motori di ricerca. Dunque mica amici affezionati o la mamma. Qualcuno cerca qualcosa, Google gli propone una paginetta più o meno correlata su questo sito, e la persona, invece di passare oltre, vinta da irrestibile curiosità clicca e finisce quaggiù. Mah. Incredibile.
Le ricerche più gettonate che hanno portato viandanti da queste parti sono nell’ordine:
- borborigmi. Ok, questo è il nome del blog, che però poco ha a che vedere con i veri borbottii delle interiora. Desolato, gente, niente gastroenterologia da queste parti. Ma perché vi ha punto vaghezza di venire a leggere? Sono curioso.
- bosone di higgs, e una serie di altre più o meno correlate (solo bosone, oppure higgs, cos’è il bosone di higgs, e persino higgs 160 GeV o higgs john comway). Onestamente, ragazzi, queste sono lusinghiere. Grazie. Pare che il bosone di Higgs spiagato a Oliver sia piaciuto. Al che mi chiedo, visto che la vocazione divulgativa di queste pagine sembra essere apprezzata: che cosa vi interesserebbe spiegassi a Oliver nel prossimo futuro?
- frasi sulla montagna. Questa non la capisco. E’ vero, amo la montagna. E’ vero, ci vado e ne parlo. Ma voi, che cosa cercate esattamente? Poesia? Aforismi? Mi sa che siete fuori strada. Un po’ come quelli che cercano la parafrasi di se questo e un uomo di Levi. Figliuoli, non potete mica cercare i compiti fatti sulla rete, non vale!
- scoutismo. Incredibile. Qualcuno che vuole sapere qualcosa sullo scoutismo finisce qui. Ahi ahi ahi, ci troverai poco o niente, e quel poco di solito sarà dissidente e fastidioso, temo.
- stornelli d’esilio e iolanda pensa: il primo è una bel canto anarchico e anche il titolo blog della mia signora. La seconda un’amica milanese che si occupa d’arta e tiene una sorta di quaderno d’appunti. Sbagliato strada?
E non posso trascurare una menzione speciale per queste ricerche:
- una serie non piccola di permutazioni di fare un bel fisico e fisico perfetto (giuro). Geniale! Qualche manzo alla ricerca di esercizi ginnici per scolpire il suo corpo finisce quaggiù. E a volte di ferma pure. Sono onorato. Sul serio.
