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Gasp! Ancora un ritardo per LHC 29 marzo 2007

Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 7 commenti

Ping! C’è un messaggio di posta per te. E’ il Direttore Generale del CERN che ti invita a leggere il comunicato di Fermilab a proposito dell’incidente negli ultimi test dei magneti di LHC. Incidente? Magneti? LHC? Mmmm… aiuto… lettura veloce… “un serio problema durante un test ad alta pressione”, “nessuno si è fatto male”, “stiamo cercando di capire che cosa è successo” e, per farla breve, “avevamo già scrupolosamente testato i magneti a Fermilab, ma mai in questo tipo di condizioni, e ci è andata male”. E per finire…

At this point the consequences, if any, for the LHC schedule are not yet known.

… che, tradotto dal burocratese dei fisici, significa più o meno: ci sarà un ritardo, ma non sappiamo ancora bene quanto. Cacchio!

Update (30/3/2007): nei corridoi del CERN oggi giravano ben due teorie complottiste:

  1. L’incidente è stato provocato da un tecnico al soldo della divisione acceleratori del CERN, per trovare una scusa a ritardi ben più gravi… :-)
  2. L’incidente è stato provocato da un tecnico al soldo di Fermilab, per rallentare LHC e permettere a CDF di migliorare la statistica del suo segnale di Higgs…. :-)

Disclaimer: questa e` fantafisica da caffe`, io non credo a nessun complotto e riporto le voci solo per dovere di cronaca (e amore per l’umorismo macabro). E’ vietato denunciarmi :-P

Update (5/4/2007): apparentemente si comincia a capire che cosa è successo: per farla breve, il supporto che sorregge la massa fredda di uno di tre elementi che si trovano nel magnete ha ceduto alla sollecitazione meccanica di uno dei test di quench. La cosa inquietante è che…

… computer-aided engineering calculations completed independently by Fermilab and CERN on March 28 show that the G-11 support structure in the magnets was inadequate to withstand the associated longitudinal forces. CERN and Fermilab now know that this is an intrinsic design flaw that must be addressed in all triplet magnets assembled at Fermilab.

Ovvero: ci siamo sbagliati fin dall’inizio, il suporto non è stato disegnato per reggere questo tipo di stress, anche se una situazione simile potrebbe verificarsi comunemente durante la circolazione del fascio di LHC. E quel che è peggio, nessuno s’è reso conto dell’errore durante le ripetute review del design dei magneti. In questo senso è interessante dare un’occhiata al commento del direttore di Fermilab. Che, oltre a garantire priorità assoluta alla soluzione del problema (tutti i tripletti di LHC devono essere “aggiustati”, perché la condizione che ha fatto esplodere il magnete durante il test potrebbe verificarsi ovunque durante le operazioni), dice in modo gentile ma chiaro:

Beyond the immediate fix we must reflect on how we got into this mess.

Traduzione: un casino del genere non è accettabile da un’istituzione come questa! Cadranno delle teste? Da parte sua, il CERN è decisamente più compassato. Tra qui e Giugno dovremmo avere almeno un magnete “riparato” da testare, per capire se le soluzioni proposte possono funzionare. Speriamo bene.

Importare passeggini dalla Francia? 29 marzo 2007

Inviato da Marco in : Famiglia, Militanza, Scoutismo 7 commenti

In Italia quando un movimento di sinistra vuole fare un po’ di pressione di piazza organizza un corteo. Se invece il movimento è più conservatore e l’organizzazione viene da destra, di solito ci si trova un filoanglofono qualcosa-day. Che poi è proprio uguale a un corteo, solo con cartelli e slogan più tristi, e di solito meno gente.

L’ultima vaccata di cui ho sentito è il family day che dovrebbe tenersi all’inizio di maggio. Apparentemente un’occasione per gli amanti della famiglia di mostrare il loro attaccamento, nella pratica si tratta di una manifestazione fortemente perorata dalla gerarchia della Chiesa Cattolica italiana per ribadire la sua contrarietà a ogni tipo di regolamentazione delle coppie di fatto, e sbandierare, manco ce ne fosse il bisogno, la sua dichiarata omofobia.

Scopro con una certo rammarico che il lavoro di normalizzazione di Ruini sulle associazioni di matrice cattolica in Italia sta dando i suoi frutti. Pure i vertici scout dell’Agesci, nel passato se non progressisti almeno più cauti nel fiancheggiare ciecamente ogni diktat della CEI, non hanno esitato a firmare il manifesto “Più famiglia” (ma chi cura le relazioni pubbliche di questa gente? Il nipote di Bombolo? Allora perché non chiamarlo “Più moglie per tutti”?) e ad aderire all’iniziativa. Bene, bravi. Che non ci siano dubbi da che parte state andando e chi tira i vostri fili, mi raccomando. Da parte mia, mi sdegno schifato (ma non cado dalle nuvole, la linea era già piuttosto chiara dal referendum sulla fecondazione assistita).

E mi chiedo: ma tutta sta gente a cui sta così a cuore “la famiglia”, qualcuno l’ha mai vista scendere in piazza con la stessa veemenza, chessò, contro la precarizzazione del lavoro? Non è che assecondando una società che sposta il limite dell’età di ingresso nella vita adulta sempre più avanti si faciliti la vita ai giovani che una famiglia la vorrebbero pure. Oppure a favore di politiche che aiutino le famiglie con figli? Ho scoperto di recente (se volete in numeri, leggetevi i passeggini di Parigi…) che in Italia avere più di due figli è fiscalmente sconveniente. Ma come? Non dovrebbero esserci delle agevolazioni? Nessun porporato che tuoni?

Ho scoperto dalle chiacchiere al caffé al CERN che molti miei colleghi francesi hanno un sacco di figli. Tre è la norma, molti ne hanno 4 e anche 5. E non sono membri dell’Opus Dei, anzi, spesso sono esemplari dello scienziato agnostico medio. Come si spiega? Perché dalla Francia importiamo sono camembert (e energia nucleare, ma senza dirlo agli ecologisti della domenica)? Il mio summer student danese dell’anno scorso aveva 25 anni, stava scrivendo la tesi di laurea, si preparava a fare prima il servizio militare e poi il dottorato, e aspettava un bambino. Già, perché le politiche sociali della Danimarca in fatto di famiglia sono tali che nessuno si preoccupa a metterne su una mentre ancora studia. Provate a suggerirlo a un universitario italiano. Pure a uno di Comunione e Liberazione, se avete i coraggio di avvicinarvi. E vedrete. Ipocriti.

Cos’è la realtà fisica? 28 marzo 2007

Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Scienza e dintorni 9 commenti

Physical reality is neither some objective truth “out there” nor a purely subjective experience “in there”. It is a uniquely human description of the interaction between humanity and Nature, involving elements of both inner and outer realms.

La realtà fisica non è né un qualche tipo di verità oggettiva “là fuori”, né un’esperienza puramente soggettiva “qui dentro”. Si tratta piuttosto di una descrizione squisitamente umana dell’interazione tra l’umanità stessa e la Natura, interazione che coinvolge elementi sia della realtà esterna (il mondo fisico) che di quella interna (lo spirito, la cultura umana).

Michael Riordan, The hunting of the quark

Le leggi di Murphy di un weekend transalpino 26 marzo 2007

Inviato da Marco in : Vita di frontiera 3 commenti

Se qualcosa può andare storto, lo farà. La discesa in Italia per il weekend, dettata dalle necessità di riportare la vecchia Uno bianca a casa a Torino ad affrontare il suo destino, ci ha insegnato alcuni simpatici corollari alla legge di Murphy, in particolari legati alle automobili. Non sto a raccontarvi la storia per intero, i più astuti immagineranno dettagli dagli enunciati. Che weekend…

Parigi, sogni di cracker e Iran a fumetti 22 marzo 2007

Inviato da Marco in : Nomadismo, Nuvole parlanti 3 commenti

C’è un TGV che parte da Ginevra e arriva a Parigi in 3 ore, e viceversa. Se uno si sveglia in tempo può trovare dei biglietti andata/ritorno a 70 euro, che non è affatto male. Così nel week-end siamo andati a trovare Marianna, Jean-Philippe e la loro pancia nell’ appartamento nuovo.

Una visita a Parigi è sempre bella, specie se si incontrano amici cari. E poi si imparano cose interessanti, per esempio che un appartamento a Parigi può costare 7000 euro al metro quadrato. Questo fa guardare i prezzi già folli dei Pays de Gex con un’ottica diversa, non trovate?

JP si sta allenando per la maratona di Parigi. Conosco poche persone metodiche come lui, e un po’ invidio la sua capacità di gestire i suoi obiettivi con costanza infaticabile e organizzazione ingegneristica. Mi ero portato dietro le scarpe per andare a correre con lui, ma domenica mattina pioveva e nevicava ed ho codardamente rinunciato. Lui, che è un atleta serio, è uscito comunque, bardato che sembrava Robocop con gps, cardiofrequenzimetro, accelerometro da polso e cintura con le derrate alimentari. Ho scoperto da JP che esistono dei set speciali per correre una maratona: contengono cose incredibili, tipo una polverina che sciolta in un bicchiere d’acqua fornisce carboidrati equivalenti a un chilo e mezzo di pasta. Invece di strafocarti di carbonara la sera prima della gara ingolli il beverone e via. Fantastico. Quanto alla tecnologia, poi, l’orologio di JP per esempio parla con il computer (gli parla proprio, lui lo avvicina al microfono e quello bofonchia come un modem), che poi si collega al sito del produttore del cardiofrequenzimetro, il quale a sua volta fa l’analisi dell’ultimo allenamento. Incredibile. Mi chiedo se sia programmato anche per contattare la Securité Nationale in caso di exploit eccezionale, per un reclutamento volante nelle file olimpiche francesi. O magari la CIA. Perché no?

In ogni caso, la notte tra domenica e lunedì ho sognato che correvo anch’io la maratona di Parigi. Mi presentavo alla partenza in scarpe da tennis e maglietta di cotone bianca, però avevo anch’io una cintura per i rifornimenti. Peccato che nel sogno l’avessi equipaggiata soltanto con pacchetti di cracker salati: ogni volta che li mangiavo rischiavo di soffocare e mi veniva una sete terribile, e non avendo acqua (nel sogno ero un vero genio della preparazione atletica!) ero costretto a fermarmi nei bar di Parigi trovati lungo il percoso per comprare delle bottigliette d’acqua. l sogno poi degenerava con la comparsa di Andrea Baruzzi, un mio compagno delle scuole medie, e non ricordo molto altro. Mah…

Ho approfittato della metropoli tentacolare per cercare e comprare i 4 volumi di Persepolis di Marjane Satrapi, che per chi non lo sapesse è una bella graphic novel (no, bella non è abbastanza. Profonda, cruda, ironica, intelligente, toccate. Ecco.) che racconta prima l’infanzia iraniana dell’autrice attraverso la rivolutione e la guerra contro l’Irak, poi la sua adolescenza a Vienna, il ritorno in patria da adulta e la ripartenza definitiva. Se vi capita sotto mano non fatevelo scappare, mi raccomando. Tra l’altro ho scoperto che è in lavorazione un film d’animazione tratto dal fumetto, sono piuttosto curioso.

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Mike Wong è un genio! 16 marzo 2007

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Ho scattato questa foto domenica 4 Marzo a Ginevra, in rue du Conseil-Général, dietro a Plainpalais.

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Notare i dettagli: il signor Mike Wong ha aperto un fast-food asiatico la cui insegna contiene il logo della Nike (e lui si chiama Mike!) al contrario, e la M di McDonald rovesciata. E dove l’ha piazzato? Di fianco a McDonald! Non potevo quasi crederci… un genio! Lo arresteranno?

Un incomprensibile senso di distanza 14 marzo 2007

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Vita di frontiera 2 commenti

Ginevra è una città strana. Sembra stare in Svizzera quasi per errore, perché se riuscite a incontrare uno svizzero a Ginevra siete persone piuttosto fortunate. Gli svizzeri veri, i ginevrini, a Ginevra sono pochi (si dice ormai non più di un quarto della popolazione), e se ne stanno ben nascosti. Se ve ne andate in giro per il centro o lungo il lago sentirete parlare inglese, italiano, portoghese, arabo, una manciata di lingue dell’est europeo e qualcuna scandinava, e certamente anche francese, però con una dozzina di accenti diversi.

Le comunità nazionali a Ginevra sono tante, ben nutrite e autosufficienti: i portoghesi hanno il monopolio delle pulizie dei palazzi delle organizzazioni internazionali, CERN compreso, e spuntano solo dopo le 6 di sera. Gli italiani occupano i ristoranti dove cucinano versioni internazionali di pizza e pasta, e sono sempre ben contenti di servire un connazionale. I turchi aggiustano i tubi, i cinesi vendono silenziosi qualunque cosa. Gli inglesi hanno negozi inglesi, pub inglesi (o meglio, inglesi, scozzesi e irlandesi), e poi supermercati inglesi dove comprare porridge inglese e formaggio inglese, persino una radio ginevrina inglese: a Ginevra si può vivere tutta una vita senza mai imparare il francese. Per esempio gli ungheresi del CERN hanno scelto di sapere solo “merci” e “bonjour”, e vanno avanti così da quando li conosco, stranieri in terra straniera. Gli arabi di Ginevra sono qui per tenere d’occhio compagnie aeree e finanze, insomma petrolsoldi, e girano sempre in gruppo, anche dal dottore, tutti più o meno velati a partire dai 10 anni, sceicchi capifamiglia compresi. I filippini sono tanti, anglofoni e cattolici, ovvero uno degli zoccoli duri della non-svizzerità di Ginevra. Si trovano la domenica pomeriggio per la Messa nella chiesa davanti alla stazione di Cornavin, e animano il coro delle celebrazioni.

Non so avete presente la Guida Galattica per gli autostoppisti. Proprio all’inizio, prima che parta tutta la baraonda, i due protagonisti sono ancora sulla Terra, Terra che sta per essere demolita, motivo per il quale i due devono darsela a gambe prima di venire vaporizzati dai cattivi. Uno dei due, Ford, non è umano bensì di Betelgeuse, e il buon Adams ci spiega che:

Nei momenti di grande tensione, tutte le forme di vita esistenti emettono un infinitesimo segnale sublimale. Il segnale non fa che comunicare il senso preciso e quasi patetico dell’enorme distanza che separa l’essere che lo emette dal suo luogo di nascita. Sulla Terra è impossibile essere più lontani di venticinquemila chilometri dal luogo di nascita, il che è molto poco, per cui i segnali emessi sono talmente deboli che non si possono notare. Ford in quel momento era sotto forte tensione, e il suo luogo di nascita, vicino a Betelgeuse, era lontano seicento anni luce. Il barista barcollò un attimo, colpito da quello scioccante e incomprensibile senso di distanza.

Il coro filippino di Notre Dame canta in inglese, ma ogni tanto si concede un inno nella lingua natale. Allora le voci di solito un po’ stridule si fanno magicamente intonate, le schiene di drizzano e le capacità polmonari aumentano. Se vi capita di ascoltarli, vi colpisce un forte, incomprensibile senso di distanza.