salta alla navigazione

Anche gli scienziati sbagliano. Parte seconda, ovvero una doverosa parentesi sui fondamenti dell’omeopatia. 27 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Scienza e dintorni aggiungi un commento

Riassunto della puntata precedente. Gli scienziati sono uomini, e in quanto tali sono abitati da istinti animali. Onde evitare che questi istinti li portino fuori strada, hanno inventato dei metodi per tenere sotto controllo le sorgenti di errore, anche (e soprattutto) quelle umane. Due di queste tecniche sono essenziali negli studi medici: il protocollo di “doppio cieco” e la presenza di un campione di controllo. Nella mirabolante puntata di oggi: l’omeopatia ha basi scientifiche? E’ mai stata sperimentata secondo i criteri del metodo scientifico? Personaggi in ordine di apparizione: la teoria della medicina omeopatica in dieci righe; l’acqua e le sue presunte straordinarie capacità; un po’ di scetticismo di fondo per dare sapore alla zuppa; Jacques Beneviste, uno scienziato francese di belle speranze.

Per raccontare questa storia bisognerebbe partire da lontano. Siccome lo spazio è tiranno daremo per scontato che tutti conoscano a grandi linee i principi su cui si basa l’omeopatia, lasciando ai volenterosi la lettura di Farmaci senza molecole di Luigi Garlaschelli per un approfondimento. Ai distratti ricordiamo solo le basi: l’omeopatia sostiene che per curare una patologia che provoca un certo sintomo (la febbre, per esempio) si debba somministrare, in dosi cosiddette omeopatiche, ovvero piccolissime, una sostanza che in dosi farmacologiche provocherebbe lo stesso sintomo (chessò, per la febbre… il tabacco? Sto inventando, ovviamente. Ma a pensarci bene perché no? I nostri nonni se lo mangiavano per non andare a scuola). Senza voler discutere questi bizzarri fondamenti teorici (uno spunto a caso per le vostre chiacchierate con gli omeofedeli: ma non sostenete che l’omeopatia curi le cause delle malattia, in opposizione alla medicina tradizionale che si occuperebbe solo dei sintomi? A rileggere i vostri padri fondatori sembrerebbe il contrario), veniamo al punto dolente: dosi piccolissime significa in realtà nessuna sostanza. In pratica un farmaco omeopatico è composto esclusivamente del solvente usato nella preparazione (acqua) e dell’eccipiente usato per la forma finale (zucchero nel caso dei granuli, alcool delle tinture). Non mi fermo a giustificare questo fatto, gli omeopati stessi lo ammettono volentieri. L’effetto dei farmaci omeopatici sarebbe infatti legato non tanto alla presenza di una qualche sostanza attiva, ma a un misterioso comportamento del solvente che, nel corso del processo di diluizione, assumerebbe proprietà particolari “ricordandosi” del soluto ormai sparito. La memoria dell’acqua, appunto.

watermemory.jpgLasciate perdere la stranezza dell’affermazione. E’ vero, non c’è nessuna giustificazione teorica dietro alla teoria della memoria dell’acqua. Grazie a quale meccanismo chimico-fisico l’acqua ricorderebbe le sostanze con cui è entrata in contatto? Non si sa. Ammettiamo pure che sia un fenomeno non ancora inquadrato teoricamente. Una di quelle cose che abbiamo osservato, ma non sappiamo (ancora) spiegare. Lasciate anche perdere l’enorme contraddizione teorica legata al fatto che l’acqua, nel corso dei suoi cicli, si porta dietro un sacco di sostanze disciolte che vanno e vengono (sali, perlopiù, ma non solo. Anche pipì di squalo, per esempio): non dovrebbe ricordarsi anche di queste? Ammettiamo pure che il processo di memorizzazione avvenga solo quando agitate l’acqua in certe particolari condizioni, che è quello che sostengono gli omeopati (lo so, la cosa suona come un rito sciamanico, ma lasciamo correre. Il problema non è tanto lo sciamanesimo, quanto il fatto che anche quando mi faccio un caffè sheckerato agito l’acqua come in una “dinamizzazione” omeopatica, dunque l’acqua della mia bevanda dovrebbe avere le proprietà terapeutiche, chessò, del cloro dell’acquedotto di Ginevra). Scegliamo dunque di ignorare la totale assenza di quadro teorico e le contraddizioni interne della teoria (non è poco, ma per adesso soprassediamo), e diciamo solo: l’omeopatia si basa su questo fenomeno chiamato “memoria dell’acqua” che esiste alla faccia di tutti voi scettici, e adesso lo misuriamo così la piantate una volta per tutte di rompere gli zebedei.

E’ più o meno questo che pensava lo scienziato francese Jacques Benveniste, che nel 1988 riuscì a pubblicare, sulla prestigiosa rivista scientifica Nature , un articolo in cui sosteneva proprio di aver registrato le prove della memoria dell’acqua. Dilemma risolto? Fondamenti dell’omeopatia finalmente dimostrati? I dettagli alla prossima puntata. (continua)

Anche gli scienziati sbagliano. Parte prima, ovvero come si dovrebbero organizzare le sperimentazioni. 25 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 15 commenti

Anche gli scienziati sbagliano. Perché gli scienziati sono prima di tutto uomini (e donne), e come tutti gli uomini (e le donne) sono abitati da paure e ambizioni, da frustrazioni e da desideri nascosti. E’ vero, le scienze cosiddette “esatte” si sono munite di strumenti per evitare che le opinioni e le idiosincrasie dei singoli prendessero il sopravvento sui fatti e sul rigore metodologico (in due parole, si sono attrezzate, da Galileo in poi, di quello che chiamiamo con un’efficace tautologia il “metodo scientifico”, ovvero la necessità di supporto sperimentale quantitativo da una parte, e dei requisiti di falsificabilità e predittività delle teorie dall’altra). Ma questo non è sempre abbastanza, perché anche nell’eseguire un test sperimentale si può barare, più o meno volontariamente, a volte in modo assolutamente innocente ma non meno grave, e fare dire ai dati qualcosa che non c’è. Per questo motivo, soprattutto in certi ambiti come la medicina, dove gli oggetti di studio sono persone e non particelle inanimate, i protocolli di studio devono essere molto ben definiti, in modo da evitare ogni contaminazione dei risultati.

Gli ingredienti fondamentali di uno studio scientifico al riparo da contaminazioni umane sono essenzialmente due: un protocollo di sperimentazione chiamato “doppio cieco”, e la presenza di un campione di controllo. Il “doppio cieco” prevede che nella pratica sia lo sperimentatore (ad esempio il medico che deve testare l’efficacia di un farmaco) sia l’oggetto della sperimentazione (ad esempio il paziente) non debbano sapere esattamente che cosa stanno testando (ad esempio un nuovo medicinale, oppure un placebo se fanno parte del gruppo di controllo, di cui parlerò tra un attimo), perché questo potrebbe inconsciamente alterare i risultati (il medico tendendo a vedere più miglioramenti nel paziente quando è conscio di stare sperimentando il nuovo farmaco, il paziente suggestionato positivamente dal sapere che gli è stata somministrata la molecola e non il placebo di controllo). La presenza del campione di controllo aggiunge un elemento essenziale: lo stesso studio va eseguito anche su un campione in cui si sia sicuri che non si verificheranno gli effetti che cerchiamo. Rimanendo in campo medico, si tratta di somministrare un placebo nella stessa maniera in cui si farebbe con il farmaco, per misurare quanto dell’eventuale effetto misurato sia provocato da fluttuazioni statistiche o effetti psicologici.

BlifetimeWG2002.jpgNessuna disciplina scientifica che si voglia fregiare di questo nome può prescindere da queste regole. La fisica delle particelle, per esempio, usa (o dovrebbe usare) entrambi i prerequisiti nelle sue analisi: quando si parte alla ricerca di una particella nuova le selezioni che si fanno per ripulire i dati vanno fissate su un campione di controllo che non contenga alcuna traccia della particella, altrimenti la tentazione di aggiustare le selezioni per magnificare la presenza eventuale dell’oggetto della caccia sarebbe troppo forte! E nel caso in cui si voglia misurarne una proprietà (chessò, la sua massa), questa deve essere “offuscata” agli occhi dell’analizzatore, per esempio aggiungendo alla variabile che sta misurando una quantità casuale a lui ignota, che verrà sottratta solo una volta che lo sperimentatore dichiarerà l’analisi conclusa. In questo caso sarebbe forte la tentazione (per carità, pure inconscia) di aggiustare l’analisi per ottenere un valore in accordo con una misura precedente, per esempio. Cosa che sembra capitare, vedi per esempio qui di fianco l’incredibile – dal punto di vista statistico – accordo tra le diverse misure delle vite medie dei mesoni B.

Siccome per mestiere vado a caccia di particelle che nessuno ha (ancora) visto, queste cose mi sono piuttosto chiare. Se qualcuno fosse interessato ai dettagli, consiglio il breve e bell’articolo sulle “blind analsysis“, che è un buon condensato delle tecniche usate nella fisica delle alte energie. Ma siccome in generale sono uno scettico della peggio specie, nel tempo mi sono anche documentato su come queste tecniche sono usate in altri campi, per esempio la medicina. Di recente da queste parti si è accennato brevemente a omeopatia e memoria dell’acqua, che sono un ottimo esempio di una bufala passata per scoperta scientifica, poi persino smentita ma apparentemente ancora parecchio in voga. Prossimamente su questi schermi, dunque, signore e signori: Beneviste, la memoria dell’acqua, scienziati che si sbagliano, un prestigiatore di fama e il triste fallimento dell’omeopatia in uno dei pochi tentativi di validazione scientifica. Rimanete sintonizzati. (continua)

Quelli con il cavaturaccioli tutto d’oro 23 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Militanza aggiungi un commento

Se qualcuno la fuori avesse dei dubbi, io sulla crisi dl governo Prodi in Italia la penso esattamente come Michele Serra nell’Amaca di ieri. Saprei bene cosa fare con il loro cavaturaccioli tutto d’oro (non mi e` mica ancora sbollita, si vede?).

Si capisce, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l’onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c’erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.

Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d’oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell’applauso ai Cavalieri dell’Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.

Giornata storta 22 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Vita di frontiera aggiungi un commento

Sommario di inizio giornata.

Non ho sentito la sveglia. Prodi si è dimesso ieri sera. Una certa sinistra italiana conferma di pensare ancora che si possa governare un paese come se fosse Paperopoli (beeep, abbiamo perso, si ritorna al via. Peccato, aspettiamo il prossimo turno, lasciamo giocare gli altri, ma almeno abbiamo le coscienze pulite). Non ho finito i compiti per il corso di francese scritto (qualcuno sta per caso ridendo perchè ho scritto “compiti” alla mia veneranda età e rinomata posizione sociale? Qualcuno vuole un papagno sul grugno?). Mi si è rotto l’alimentatore del picci portatile, che adesso funziona solo in una postura precisa e unica – incollato al mio tavolo in ufficio -, guai a toccarlo (il tutto ha un po’ perso la sua qualifica di “portatile”, diciamo). Devo finire di scrivere un pezzo di codice per la correzione dei canali “malati” del calorimetro elettromagnetico di ATLAS (un’attività più divertente? Chessò, costringersi a guardare una puntata di Porta a Porta sull’astrologia in streaming dalla Svizzera?).

Insomma, un certo numero di buone ragioni per darsi malati. Però c’è il sole. Forza e coraggio, che la vita è un passaggio, dice sempre la mia mamma. Certo, ’sta **zzo di sinistra “radicale”, grrrr… :evil:

All’interno, è la bicicletta che ci sposta 20 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Letture e scritture, Nomadismo 1 commento finora

Nessuna delle nostre piccole sofferenze quotidiane resiste a un buon colpo di pedale. Tristezza, attacchi di malinconia… inforchiamo la bicicletta e fin dalle prime pedalate abbiamo l’impressione che un velo si squarci.

(…) Mezzo di locomozione fisico, certo la bicicletta è soprattutto un mezzo di locomozione della coscienza. E il principio ciclosofico fondamentale è: ogni corpo su una bicicletta assiste ad uno spostamento del proprio sguardo sul mondo. All’esterno ci si sposta in bicicletta. Ma all’interno, è la bicicletta che ci sposta.

Didier Tronchet, Piccolo trattato di ciclosofia
(Pratiche Editrice, 2001)

Sabato e domenica siamo stati a trovare Ada a Amsterdam. E non ha nemmeno piovuto!

2006-02-18-19 Amsterdam Panorama Beginaggio FULL.jpg

Update: Apparentemente questa immagine qui di fianco è quella più vista tra le poche foto che abbiamo fatto nel week-end.

2007-02-18-19 Amsterdam (13).jpg

Una doverosa precisazione: no, maliziosi, non è un infuso di una pianta misteriosa dalle proprietà stupefacenti; non è altro che un bicchierone di acqua bollente con dentro un paio di rami di menta. Si, menta, banalissima menta. E’ quello che Ada di solito beve da quelle parti. Vi pare che gente che condisce l’insalata con l’olio degli ultiveti confiscati alla mafia si comprerebbe altro?

 

Il pericolo della scienza “situazionale” 15 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Militanza, Nuvole parlanti, Scienza e dintorni 2 commenti

Qualche tempo fa un nuovo personaggio ha fatto capolino tra le pagine di Doonesbury di Garry Trudeau (non conoscete Doonesbury? benedetta gioventù…): è il dottor Nathan Null, lo scienziato “situazionale” consulente della Casa Bianca. Il suo credo? Non bisogna insegnare solo la scienza supportata dai fatti, è necessario presentare anche le teorie contrarie che – sebbene contraddette dalla realtà – continuano a sopravvivere supportare non tanto da un’analisi scientifica seria ma dall’opinione comune, la credenza della maggioranza o il lobbismo economico. Eccolo qui:

doonesbury_controversial_science.gif

Lo tiro fuori dal cassetto in relazione a questo commento al post sul riscaldamento globale, e ripeto quello che dicevo laggiù.

Ogni volta che la comunità scientifica solleva un allarme, vuoi medico, ecologico, energetico, alimentare, la strategia di risposta delle lobby sui governi mondiali (beh, sopratutto di quello statunitense, in realtà, ma non è che in Francia con l’omeopatia le cose vadano poi diversamente) è troppo spesso quella di trovare qualche (pseudo) scienziato che contesti i fatti o le teorie, e poi sostenere che siccome la questione è “controversa” non si può decidere.

Allora, è chiaro che il progresso della conoscenza scientifica è fatto di controversie. Il punto è però che queste vanno risolte, e si sciolgono normalmente con quello che appunto si chiama metodo scientifico. Ovvero, dovrebbero sopravviere le teorie scientifiche che fanno previsioni verificabili (e sono dunque falsificabili nel senso di Popper), e che alla prova della verifica sono sostenute dai fatti. A prescindere che ci piacciano o si conformino alla nostra visione filosofica del mondo. Non si votano le teorie per far vincere quella che piace di più o che rispetta gli usi, le credenze o lo stile di vita della maggioranza! E’ triste verificare che che questa semplice regola metodologica sia ignota ai più, e dunque molti sono disposti a bersi che che il riscaldamento globale non ci sia, che il tabagismo non faccia in fondo male, che l’omeopatia sia una medicina o che la Terra abbia 5000 anni, con grande gioia delle multinazionali del petrolio e del tabacco, dei ciarlatani della medicina o dei creazionisti del Texas

Farà molto caldo da queste parti 14 febbraio 2007

Inviato da Marco in : Militanza, Scienza e dintorni 4 commenti

climatechange.jpgIl 2 febbraio scorso il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato il primo dei 4 rapporti che produrrà nel corso del 2007. Il titolo è eloquente: “The basi scientifiche del cambiamento climatico (ovvero: niente storie, questi sono i fatti): un riassunto per i politici (ovvero: ok, non siete degli scienziati, ma per questo ci siamo noi: eccovi un riassunto che potete capire)”.

Un sommario minimale in 3 punti (ma leggetelo, please, sono solo 18 paginette in inglese con grafici facili facili):

Se conoscete qualcuno che pretende che il riscaldamento globale sia una bufala, stampategliene una copia, arrotolatela stretta e sbattegliela più volte sul muso. Non servirà a fargli cambiare idea, ma probabilmente vi sentirete meglio.

A margine, ieri MeteoFrance ha dato un livello di allerta valanghe di 4/5 su tutte le zone inevate sotto i 200 metri: è vero che ha nevicato di recente, ma a causa del caldo precedente, e poi del freddo, e poi ancora del caldo la neve è stabile e compatta come un’ariosa millefoglie. Accidenti. Buon San Valentino a tutti.