Anche gli scienziati sbagliano. Parte prima, ovvero come si dovrebbero organizzare le sperimentazioni.

Anche gli scienziati sbagliano. Perché gli scienziati sono prima di tutto uomini (e donne), e come tutti gli uomini (e le donne) sono abitati da paure e ambizioni, da frustrazioni e da desideri nascosti. E' vero, le scienze cosiddette "esatte" si sono munite di strumenti per evitare che le opinioni e le idiosincrasie dei singoli prendessero il sopravvento sui fatti e sul rigore metodologico (in due parole, si sono attrezzate, da Galileo in poi, di quello che chiamiamo con un'efficace tautologia il "metodo scientifico", ovvero la necessità di supporto sperimentale quantitativo da una parte, e dei requisiti di falsificabilità e predittività delle teorie dall'altra). Ma questo non è sempre abbastanza, perché anche nell'eseguire un test sperimentale si può barare, più o meno volontariamente, a volte in modo assolutamente innocente ma non meno grave, e fare dire ai dati qualcosa che non c'è. Per questo motivo, soprattutto in certi ambiti come la medicina, dove gli oggetti di studio sono persone e non particelle inanimate, i protocolli di studio devono essere molto ben definiti, in modo da evitare ogni contaminazione dei risultati.

Gli ingredienti fondamentali di uno studio scientifico al riparo da contaminazioni umane sono essenzialmente due: un protocollo di sperimentazione chiamato "doppio cieco", e la presenza di un campione di controllo. Il "doppio cieco" prevede che nella pratica sia lo sperimentatore (ad esempio il medico che deve testare l'efficacia di un farmaco) sia l'oggetto della sperimentazione (ad esempio il paziente) non debbano sapere esattamente che cosa stanno testando (ad esempio un nuovo medicinale, oppure un placebo se fanno parte del gruppo di controllo, di cui parlerò tra un attimo), perché questo potrebbe inconsciamente alterare i risultati (il medico tendendo a vedere più miglioramenti nel paziente quando è conscio di stare sperimentando il nuovo farmaco, il paziente suggestionato positivamente dal sapere che gli è stata somministrata la molecola e non il placebo di controllo). La presenza del campione di controllo aggiunge un elemento essenziale: lo stesso studio va eseguito anche su un campione in cui si sia sicuri che non si verificheranno gli effetti che cerchiamo. Rimanendo in campo medico, si tratta di somministrare un placebo nella stessa maniera in cui si farebbe con il farmaco, per misurare quanto dell'eventuale effetto misurato sia provocato da fluttuazioni statistiche o effetti psicologici.

BlifetimeWG2002.jpgNessuna disciplina scientifica che si voglia fregiare di questo nome può prescindere da queste regole. La fisica delle particelle, per esempio, usa (o dovrebbe usare) entrambi i prerequisiti nelle sue analisi: quando si parte alla ricerca di una particella nuova le selezioni che si fanno per ripulire i dati vanno fissate su un campione di controllo che non contenga alcuna traccia della particella, altrimenti la tentazione di aggiustare le selezioni per magnificare la presenza eventuale dell'oggetto della caccia sarebbe troppo forte! E nel caso in cui si voglia misurarne una proprietà (chessò, la sua massa), questa deve essere "offuscata" agli occhi dell'analizzatore, per esempio aggiungendo alla variabile che sta misurando una quantità casuale a lui ignota, che verrà sottratta solo una volta che lo sperimentatore dichiarerà l'analisi conclusa. In questo caso sarebbe forte la tentazione (per carità, pure inconscia) di aggiustare l'analisi per ottenere un valore in accordo con una misura precedente, per esempio. Cosa che sembra capitare, vedi per esempio qui di fianco l'incredibile - dal punto di vista statistico - accordo tra le diverse misure delle vite medie dei mesoni B.

Siccome per mestiere vado a caccia di particelle che nessuno ha (ancora) visto, queste cose mi sono piuttosto chiare. Se qualcuno fosse interessato ai dettagli, consiglio il breve e bell'articolo sulle "blind analsysis", che è un buon condensato delle tecniche usate nella fisica delle alte energie. Ma siccome in generale sono uno scettico della peggio specie, nel tempo mi sono anche documentato su come queste tecniche sono usate in altri campi, per esempio la medicina. Di recente da queste parti si è accennato brevemente a omeopatia e memoria dell'acqua, che sono un ottimo esempio di una bufala passata per scoperta scientifica, poi persino smentita ma apparentemente ancora parecchio in voga. Prossimamente su questi schermi, dunque, signore e signori: Beneviste, la memoria dell'acqua, scienziati che si sbagliano, un prestigiatore di fama e il triste fallimento dell'omeopatia in uno dei pochi tentativi di validazione scientifica. Rimanete sintonizzati. (continua)

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15 Commenti

  1. Pubblicato il 25 febbraio 2007 alle 23:13 | Permalink

    Stupendo... soprattutto perchè detto da uno che l'unica volta che ha provato a curarsi con l'omeopatia (le tonsille), poi è stato ricoverato d'urgenza per levargli le suddette!

    :-b

  2. gegio
    Pubblicato il 26 febbraio 2007 alle 19:37 | Permalink

    ebbene si! sono un pesce! abbocco, abbocco a storie senza alcun fondamento scientifico.. potessi tornare indietro ai tempi del liceo, quando guardavo con estrema diffidenza quell'omuncolo di trent'anni con i mocassini scuri e calzini bianchi che cercava di inutilmente di spiegarmi qualcosa di fisica.. che noia.. e di matematica.. che nnnoia! non si può, non si può permettere a degli ingegneri di entrare nei licei (a meno che non siano i famosi ingegneri atipici)! ma questa è un'altra storia.
    allora, vista la mia scarsa preparazione in materia ammetto di essere un gongoloso pesce che crede senza fare troppe domande (il peggio, vero?!!). a me sta bene che tu con sagace dedizione voglia affossare la mia "dolce illusione" omeopatica ma non ti mettere a difendere la medicina tradizionale. lo so, non l'hai ancora fatto.
    gola bruciante? naso che cola? testa che gira? pancia che va a fuoco? me ne infischio! preferisco fare la dura che ingurgitare centinaia di pillole e polverine velenose!
    come te, anche io ho il nemico in casa.. tutti i componenti della mia famiglia appena si sentono un po' di stanchezza influenzale dicono:
    " aaaahhh (con un tono godurioso per me davvero incomprensibile), stasera mi prendo un bell'Aulin".
    e allora io mi dico, meglio credere in una stupidaggine innocua che in una mezza verità dannosa!

  3. Pubblicato il 26 febbraio 2007 alle 21:20 | Permalink

    Uuufff... mi è andata bene, non ho mai posseduto un paio di mocassini. E poi conosco un certo numero di ingegneri in gamba che portano principalmente pedule e sandali, non sarei così selettivo. Suvvia. 🙂

    E no, stai tranquilla, non mi metterò a fare il panegirico della Bayer. In realtà so benissimo che molte persone hanno un atteggiamento verso la medicina tradizionale altrettanto acritico che gli omeoadepti: una pilloletta e passa tutto, olè... e le case farmaceutiche non sono certo innocenti filantropi, lo sappiamo.

    Però, vedi, ci sono comunque asimmetrie importanti: per esempio, se è vero che troppo spesso la medicina che chiami "tradizionale" non fa altro che curare il sintomo, invece che rivolgersi la paziente nella sua interezza di persona, e che i medici "di famiglia" sono spesso solo dei ricettifici, la soluzione non può consistere nel cercare un approccio "olistico" in discipline che non sono nemmeno lontanamente medicine: piuttosto dovremmo ridare dignità e responsabilità ai medici, e cultura scientifica di base a tutti.

    Quanto all'Aulin, condivido l'importanza di non abusarne. Ma per onestà diciamo almeno che rispetto all'Oscillococinum ha avuto una validazione clinica seria. Detto questo, io nel caso preferisco latte e rum, e una certa dose di pazienza. 🙂

    P.S. pesce gongoloso?

  4. gegio
    Pubblicato il 27 febbraio 2007 alle 12:50 | Permalink

    ma com'è che non si può nemmeno fare una descrizione un po' ironica di una categoria che subito si viene ricoperti da "ooooohhhh.." e "aaaaahh". non è permesso dire che certi ingegneri sono un po' noiosetti? mi sembra d'aver messo fra parentesi, proprio per difendermi da simili rimproveri, che esistono certi ingeneri atipici. e ti assicuro che anche io ne conosco molti, perchè il mondo della montagna è parecchio frequentata dai suddetti. ma (posso dirlo???) il mio prof del liceo era un ingegnere tipicissimo: noioso, bigotto, con sani principi posati su fondamenta traballanti, con nessun'altro interesse all'infuori della piccola scuoletta, e... con mocassini scuri, calzini bianchi, valigetta24ore.. lezioni fatte leggendo pagina per pagina del libro, tutta teoria e niente di concreto. ma che male c'è nel dire che la fisica deve essere spiegata dai fisici?

    ma preparati.. adesso te ne tiro fuori un'altra di massima selettiva, così mi potrai rispondere con un altro "oooohhh..aaaaahhh..".
    (QUASI) TUTTI I MEDICI SONO DEI PORCI E LADRI

    OOOOOOHHHH...AAAAAAAHHH!!!!!!
    (e con questo rispondo al tuo "piuttosto dovremmo ridare dignità e responsabilità ai medici".. impossibile! troppo potenti per essere disposti a farsi cambiare, e io non intendo dargli nessuna dignità, perchè sono loro i primi a non volerla. sottolineo il mio (QUASI) tra parentesi! ).

    sto certamente abusando di uno spazio non mio.. fra un po' mi dici di smammare..

    però.. non ho finito!
    ho capito benissimo ciò che intendi dire sulla medicina tradizionale: ha base scientifica, dunque è vera.
    ma ciò che ha base scientifica è sempre qualcosa di buono per te? credo che non ci metteremo mai daccordo!

    -febbre alta? antibiotici! fegato danneggiato!
    -febbre alta? cephyl! uh?

    tu dici che preferisci la prima opzione perchè è stato provato scientificamente. anche se danneggia il nostro organismo.
    boh, continuo a non essere daccordo! sai, per quanto riguarda la questione della "memoria dell'acqua" posso anche io dubitare un po' ma che esistano rimedi naturali, estratti da piante, su questo non discuto!

    ed infine:
    e se davvero gli ottimi risultati della medicina alternativa ( perchè ce ne sono! persone molto vicine a me sono guarite da mallattie assai gravi) fossero solo un risultato dell'effetto placebo che male ci sarebbe? se a volte la forza di volontà ha bisogno di un piccolo supporto bugiardo che male c'è? bugie per guarire.. beh, a parer mio sarebbe un risultato assai interessante!

    p.s. pesce gongoloso: io! soddisfatta delle mie idee.. ma infondo un po' pesce, perchè "abbocco, abbocco a storie senza alcun fondamento scientifico".
    😉

  5. Pubblicato il 27 febbraio 2007 alle 16:09 | Permalink

    Olallallalà... ho toccato un nervo scoperto... aiuto, e adesso me ne esco? Vabbè, proviamo...

    1) I professori di liceo. Sono sottopagati e mal motivati, e parlo con cognizione di causa perché l'ho fatto (e lo sono ancora, sebbene in aspettativa). La professione di insegnante in Italia è considerata un ripiego e non una scelta, e in generale finiscono per svolgerla persone che non hanno saputo trovare di meglio (voilà, adesso mi arrivano gli strali degli insegnanti... proviamo a raddrizzare. Se invece sei uno dei pochi che vorrebbe fare il professore per vocazione facilmente ti passa la voglia in un paio di settimane. Così va meglio...). Però dire che la scuola italiana fa schifo (un po' generico, forse, ma non falso) non è sufficiente a giustificare la scarsa cultura della popolazione.

    2) L’insegnamento della fisica ai fisici. Boh, può darsi. Io ho insegnato matematica in un istituto professionale per fotografi, dove alla prima lezione hanno inscenato una rissa in aula per testare se ero affidabile (ovvero se me la cavavo da solo, o invece correvo a chiamare il bidello o il preside). L'idea che mi sono fatto è che servano insieme una solida preparazione sulla materia, un amore per la materia stessa e per la sua importanza pedagogica, e la vocazione a educare (con la fisica o con il taglio e cucito, poco importa). Se ti manca anche uno solo degli ingredienti sarai un pessimo insegnante, fisico, geologo o archeologo di formazione che tu sia.

    3) I medici. Io vivo in Francia ormai da un po', e qui vedo medici generici molto scrupolosi che ti fanno persino una visita ginecologica di controllo in ambulatorio prima di mandarti da uno specialista, e che non ti prescrivono medicine, a meno che non sia strettamente necessario. Eppure la Francia è uno dei paesi in cui si consumano più farmaci senza motivo in Europa. Dove sta l'inghippo? Non ne sono certo, ma una voce mi dice che un po' di cultura medica diffusa non guasterebbe. Gli attori per farla? Siamo alle solite: l'educazione nazionale. Che vuoi fare, ricadiamo sempre lì. Che poi tutti i medici italiani siano porci (uh, che ti è successo?) e ladri, come al solito mi sembra una generalizzazione piuttosto insensata, però mi sa che non ne usciamo. Per cui passiamo oltre.

    4) Ciò che ha base scientifica è buono? Non c'è nulla di buono o di cattivo nella scienza, ci sono solo cose che funzionano e altre che non funzionano. Punto. L'acido acetil-salicidico ha proprietà antipiretiche sul corpo umano, lo sappiamo dai tempi dei decotti di salice. E sappiamo anche che ha degli effetti collaterali (nel caso specifico, l’acidità di stomaco). Punto. Dunque, se hai la febbre alta puoi decidere di prendere un'aspirina per abbassarla, sopportando un po' di mal di pancia, oppure no. Perché dovresti farlo? Perché avere la febbre troppo alta può fare dei danni al tuo cervello. Se hai solo 38 di febbre, allora, forse, basta che tu te ne stia in casa sotto le coperte, e prima o poi ti passerà: in questo caso prendere o non prendere un antipiretico dipende solo dalla tua soglia di sopportazione del dolore. Invece l'Oscillococcinum non ha alcuna proprietà antipiretica o anti-infiammatoria e fa lo stesso effetto di un tic-tac. Se te lo prendi quando hai 38 di febbre certamente non ti verrà male allo stomaco come nel caso dell’aspirina, ma non servirà a niente (non ti darà nemmeno l’alito fresco del tic-tac). Se invece lo dai a tuo figlio quando ha 42 di febbre (e non chiami un dottore per capire da che cosa è provocata la febbre alta) sei un criminale. Ri-punto.

    4) I rimedi "naturali". Accidenti. Detesto la parola "naturale". Che cosa vuol dire "naturale"? La suola di gomma delle tue scarpe non più “naturale” più dell’aspirina, ma mica vai in giro scalza! Per cui piantiamola di smenarcela, la maggior parte delle cose che usiamo sono prodotti dell’ingegno umano e la cosa non ci tocca minimamente. Le foglie di salice contengono acido salicidico, che puoi anche produrre in laboratorio e mettere in un pastiglia: non c'è differenza tra le due cose, a parte il rito del decotto! Se un rimedio della nonna funziona vuol dire che c'è qualcosa (una sostanza, un meccanismo) che agisce, oppure che è un placebo. In entrambi i casi nulla di esoterico, e soprattutto nulla che tracci una linea di divisione tra medicine buone e cattive, ufficiali e alternative, di regime e rivoluzionarie. Il corpo umano è un oggetto troppo complicato per potersi accontentare di queste categorie.

    5) Il presunto successo delle "medicine alternative". Il fatto che tu conosca persone che hanno trovato giovamento da una terapia "alternativa" non dice nulla sulla loro validità, perché le medicina è per definizione una scienza statistica. Io non mi permetto di dire che l’omeopatia non funziona solo perché conosco persone che non sono guarite usandola: potrebbe essere una coincidenza, come potrebbero esserlo le tue guarigioni. E’ solo la somma di successi e insuccessi, confrontata alla stessa frazione in un gruppo di controllo che abbia preso un placebo invece della medicina, che ha un qualche significato. E’ questo che cercavo di spiegare, ma forse non sono stato chiaro.

    6) Il placebo. E’ un fenomeno noto e stranoto. Nella cassetta dell’infermeria dei campi scout tenevo sempre un blister di Ziguli insieme ai medicinali, che usavo quando qualche pupo piangeva per malanni che mi sembravano inventati o legati alla nostalgia di casa. Ha sempre funzionato benissimo! I problemi che sorgono con le terapia “alternative" sono però più gravi. Tre su tutti: sono troppo care per essere un placebo; sono somministrate credendo che non siano un placebo, e dunque alimentano false aspettative (almeno uno tra medico e paziente dovrebbe essere conscio della bugia, non trovi?); infine, in caso di patologie gravi dove il placebo serve a poco o niente, fanno più danni che altro, non fosse perché impediscono alla gente di cercare una cura seria (o accettare di non poter essere curata).

    E adesso ti becchi la seconda puntata, che ormai ci ho preso gusto 🙂

  6. gegio
    Pubblicato il 28 febbraio 2007 alle 14:19 | Permalink

    senti.. io avrei la mia risposta bella e pronta. però non so se tu vuoi che la nostra "pacata" discussione continui sul tuo blog. devi dirmi tu. se vuoi te la mando via mail.

  7. Pubblicato il 28 febbraio 2007 alle 16:17 | Permalink

    Beh, questo spazio è qualcosa che si avvicina a una piazza pubblica, e mi sta piuttosto bene così. La discussione è interessante (e ancora piuttosto pacata, no?), per cui mi sta più che bene che rimanga su queste pagine. Ovviamente dipende anche da te, ti risponderò anche in privato se preferisci. A patto che non litighiamo troppo e che restiamo amici 🙂

  8. gegio
    Pubblicato il 28 febbraio 2007 alle 17:53 | Permalink

    si fa sempre più impervia la nostra pacata conversazione..

    1) cosa bisogna mettersi a discutere sui professori del liceo solo perchè ho detto che il mio insegnante di fisica era un demente.. ok, bisogna sempre cercare le cause originarie dell'idiozia umana, ma non esageriamo! il mio prof era un demente perchè sottopagato? bah..

    "Però dire che la scuola italiana fa schifo (un po’ generico, forse, ma non falso) non è sufficiente a giustificare la scarsa cultura della popolazione".

    non mi sembra d'aver detto una cosa così GENERALIZZANTE!!! "la scuola italiana fa schifo".
    Per quanto riguarda la seconda parte della tua frase: è vero! sono ignorante in materia perchè non me ne sono mai interessata, non è il mio campo. ed è quindi colpa mia! ma posso comunque dire che ho perso l'unica occasione di avere qualche nozione sull'argomento a causa di un demente???

    (la vostra lotta contro la generalizzazioni spero che non comprenda anche pensate del tipo questa: i fascisti non erano tutti fascisti. infondo infondo erano buoni anche loro.. Perchè guardate che è a questo a cui state andando incontro. anche il buonismo è generalizzazione!)

    2) bla bla bla..

    3) è ovvio, stavo appositamente esagerando.. però non è un gruppo di persone che mi attiri un granchè.. ti farò raccontare un'infinità di episodi orribili dalla nostra cara Aly (quella che fuma i galli).

    4) aiaiai.. è la fine! da qui, davvero, mi sa che non ne usciamo vivi!
    tu la vedi da scienziato e io da essere umano. per me se una cosa funziona male è inevitabilmente "cattiva" ( e adesso non mi tirare fuori frasi del tipo.. "a si? la vedi così? quindi secondo te un povero zoppo è da buttare nel cesso solo perchè ha una zampa che non va?". non centra nulla. qui si sta parlando di scienza, di sperimentazione, ok?). tu invece la pensi in modo completamente diverso. tu ti fermi allo step precedente. a te interessa solo vedere se la cosa funziona o no. non ti interessa sapere se la cosa che funziona può danneggiare, fare del male. ma come fai?

    4bis) lo sapevo che ti saresti arrabbiato per questa parola..
    però, che dire, a me fa schifo solo l'idea di ingurgitare robaccia che proviene da un laboratorio..
    come, allo stesso modo, non mi da alcun fastidio rotolarmi con il mio cane in un prato, sporcarmi di fango e di erba.. e invece soffro da morire ad avere le mani impiastricciate con qualche vernice (non ad acqua!).
    no, non smeniamocela! invece di usare la parola "naturale" usiamo il concetto "da laboratorio".

    6) e qui finalmente ti do pienamente ragione! ho detto una cazzata.. l'ho buttata lì.. però suonava bene come cazzata! bella teoricamente, in pratica è naturale (tu leggi "logico") che non si possa spendere così tanto per un placebo.
    però il punto della mi cazzata era un altro: ti rendi conto che cosa vuol dire se certe persone guariscono da gravi malattie (qui non si parla di nostalgie di casa!) solo grazie alla loro forza di volontà?

    Accidenti! com'è faticosa questa diatriba!
    E quel che mi spaventa di più è il silenzio dei tuoi visitatori!
    saranno allibiti o annoiati o scappati?
    spero solo che non ci sia gente che mi conosce.. ogni tua risposta mi annichilisce!

    Comunque sappi che, nonostante le nostre divergenze, sei diventato il fisico di casa mia! Ogni volta che si tirano fuori discussioni su qualche fenomeno, l'ultima frase che viene pronunciata è sempre la stessa:
    "chiederemo al Fisico!".
    Quindi preparati ad una tonnellata di domande.. ovviamente tutte molto legate all'ambito casalingo! l'argomento più gettonato ultimamente riguarda l'ebollizione dell'acqua per il tè ed il gas consumato.. appassionante, vero?

  9. Pubblicato il 28 febbraio 2007 alle 18:57 | Permalink

    Mmmm, vediamo se riesco a essere breve (o meno lungo del solito) e non troppo polemico 🙂

    Premessa: La discussione sulla scuola e gli ingegneri la consideriamo chiuso o sospesa, perché altrimenti andiamo fuori strada e non ne guadagniamo nulla. La riprendiamo un'altra volta quando ci girerà di discutere di educazione, cultura e responsabilità individuale. Qui si parlava di omoepatia.

    Lo stesso vale per la "lotta alle generalizzazione", a parte due doverosi commenti. Uno, non so chi includerebbe il "voi" a cui ti riferisci, e non mi piace mica tanto. Quando dico che le generalizzazione sono pericolose sono io a pensarlo, e non ne faccio comunque una regola generale se non per dire che troppo spesso sono una scusa per non approfondire. Due, i fascisti sono fascisti, e tu mi conosci a sufficienza per sapere come la penso e da che parte sto, e soprattutto per piazzarmi una frase cattivella come quella che hai scritto. C'è una rabbia in te, mia giovane Padawan, che potrebbe accecarti e portarti verso il Lato Oscuro. Non va mica bene. Ti perdono, però per punizione dovresti leggerti "La banalità del male" di Hannah Arendt, perché il mondo é troppo complicato per tracciare delle righe tra buoni e cattivi con il nostri gessetti colorati.

    Venendo al resto, mi sa che mi stai facendo dire cose che non penso. Ovvero, sperimentare vuol dire ovviamente valutare allo stesso tempo vantaggi ed effetti collaterali, e fare un bilancio tra i due rispetto alla vita delle persone. Eddai! A qualunque medico è perfettamente chiaro che certe cure invasive (ad esempio le chemioterapie) ammazzeranno forse la patologia, ma devasteranno allo stesso tempo il corpo de paziente. Sta a lui decidere se i vantaggi (una possibile guarigione) valgono i sacrifici (i capelli persi, il vomito e tutto il resto), eventualmente rinunciando quello che di solito si chiama l'accanimento terapeutico. Scegliere di non curarsi è decisamente diverso da credere di curarsi con l'acqua fresca.

    Sul "naturale" e "da laboratorio" potremmo discutere ore. Anche a me e Oliver piace rotolarci nei campi e coprirci di fango, ma di solito io non lo faccio nudo! E sono ben conscio di come la suola di Vibram delle mie scarpette da arrampicata sia uscita da un laboratorio, o che il GoreTex non si raccolga nei campi (e nemmeno le vernici a acqua, che puzzano meno ma non sono necessariamente meno tossiche delle altre). Occhio, questo è un terreno filosoficamente minato, ed è molto facile finire su posizioni che non sono molto lontane a quelle del Vaticano sulla contraccezione 🙂

    Quanto alla forza di volontà, beh, "Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia" diceva il Bardo, e studiarle con curiosità, rispetto e rigore è una bel modo per guadagnarsi il pane.

    Infine, gli altri ascoltatori hanno il diritto di latitare, e, si, probabilmente qualcuno ti conosce 🙂 Io invece, come direbbe l'Uomo Ragno, sono ben lieto di essere l'amichevole fisico di quartiere. Aspetto le domande. Un abbraccio.

  10. marcoinlaguna
    Pubblicato il 1 marzo 2007 alle 19:55 | Permalink

    ho letto tutto di un fiato... non partecipo alla discussione (anche perché sono d'accordo con marco benché sia un letterato e non uno scienziato), ma rilancio una domanda, esiste una statistica che conferma il fatto che siano più le donne che gli uomini a credere all'omeopatia? o sono io che ho conosciuto solo donne "naturali" e uomini "tradizionali"? c'è un elemento di differenziazione dei sessi in questa faccenda? o è tutta una mia becera generalizzazione? alla prossima puntata...

  11. Pubblicato il 2 marzo 2007 alle 13:41 | Permalink

    Non che io sappia. In compenso tempo fa avevo letto uno studio che sembrava connfermare una correlazione tra titolo di studio e attività lavorativa e uso delle terapie cosidette "alternative": apparentemente sarebbero molto più di moda tra i benestanti con cultura medio-alta che tra quelli che un tempo avremmo chiamato "proletari". Ci sarebbe da rifletterci un poco...

  12. Pubblicato il 3 novembre 2008 alle 20:03 | Permalink

    Domanda: uno scalda acqua nuovo consuma di più di uno vecchio? (la faccio per farla vedere ai miei coinquilini che si ostinano a dire che uno scalda acqua nuovo è più "efficiente")

    Ti prego: fai un articolo sull'entropia tipregotipregotiprego

  13. Pubblicato il 3 novembre 2008 alle 22:56 | Permalink

    Ma che domanda è? 🙂 L'unica risposta possibile è... dipende (e 42, ovviamente!). Dipende dalla potenza assorbita, dall'efficienza attuale e dunque dallo stato dell'apparecchio. In generale le efficienze dovrebbero essere dichiarate dal costruttore, per cui se proprio vuoi puoi farti due conti se non hai perso il libretto di istruzioni. Ma sarebbero comunque poco indicativi, a meno che tu non stia confrontando due modelli con caratteristiche molto simili (stessa capacità d'acqua, stessa portata, etc).

  14. Max
    Pubblicato il 4 novembre 2008 alle 01:13 | Permalink

    @HalphaZ : se lo scalda acqua non e' "antico" ma solo "vecchio", e quindi probabilmente pieno di calcare, si, quello nuovo e' decisamente piu' efficiente.
    Se poi e' a gas, bisogna vedere tutto l' ambaradan dello scambiatore di calore, ovvero quanto calore finisce in canna fumaria e quanto in acqua calda.
    Se parliamo di scaldaacqua elettrici e non "vecchi" ma solo "antichi", secondo me l' efficienza e' identica per tutti i modelli.... alla fine si tratta di convertire elettricita' in calore.
    Il discorso calcare rallenta la trasmissione di calore e quindi ci mette di piu' a scaldare l' acqua, oltre ad accumulare altro calcare, e a disperdere maggiormente quello che non passa subito all' acqua; se elettrico la dispersione e' relativa (al max passa dalla resistenza al contenitore e all' ambiente, attraverso l' isolante; se e' a gas e' peggio perche' la via piu' breve passa per la canna fumaria.

    Max

  15. Pubblicato il 4 novembre 2008 alle 19:31 | Permalink

    lo scaldaacqua è elettrico e poichè si tratta di convertire energia elettrica in calore (forma poco pregiata di energia), non vedo dove dovrebbe stare l'efficienza di uno scaldaacqua nuovo: la resistenza trasforma energia elettrica in calore sempre con la stessa legge: al massimo il calcare rallenta la diffusione del calore dalla resistenza all'acqua, ma non lo vedo come un effetto così importante, perchè alla fine il calore sempre lì deve andare a finire. Non c'è trucco, non c'è inganno, non c'è efficienza (e produrre calore in questo modo è il caso perggiore di utilizzo dell'energia elettrica)...
    Altro discorso sarebbe quello di usare l'energia elettrica per attuare un ciclo termico che trasporti calore dall'esterno all'interno per riscaldare l'acqua (pompa di calore), e allora lì entrerebbero in gioco l'efficienza del motore, del gas, del ciclo termico stesso, ecc ecc

    Ma questo dovevate dirlo voi, non io; adesso come li convinco i miei coinquillini???

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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