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(grcch)

16 Aprile 2026 Lascia un commento

Nell'inverno a cavallo tra il 1987 e il 1988 avevo 14 anni, facevo la seconda liceo, e mi ero pigliato una brutta broncopolmonite la cui gravità mi si era rivelata pienamente quando, rientrando a casa da lezione, ero svenuto in tram, e una compagna mi aveva dovuto riaccompagnare a casa quasi di peso. Risultato: un mese di assenza da scuola, stop a tutte le attività, e dolorose iniezioni di antibiotico per rimettermi in piedi.

A 14 anni un mese di assenza da scuola e da tutto il resto è praticamente come essere mandati al confino, ma avevo (ho) amici fidati che venivano a trovarmi per far passare meglio il tempo, e raccontarmi cosa mi stavo perdendo nel mondo fuori. C'era (c'è) in particolare M., che tra le varie cose mi portava dei vinili freschi di stampa da ascoltare. In particolare mi aveva portato Signora Bovary di Guccini, un disco che ho amato e consumato, e da quel mese recluso nella mia cameretta non ho mai smesso di ascoltare.

Passata la broncopolmonite ho restituito il vinile a M. e me ne sono comprata una copia mia. Copia che, per qualche ragione che non riesco a ricostruire, da praticamente subito aveva una riga nel bel mezzo di Keaton, che faceva immancabilmente saltare la canzone quando dice:

Una provincia come una sconfitta,
meno che essere una minoranza dignitosa

La puntina saltava sul "meno che", e non c'era stata pulizia dalla polvere che avesse tenuto: il graffio era lì, e Keaton per anni per me è suonata così:

Una provincia come una sconfitta, (grcch) essere una minoranza dignitosa

Non so bene perché in questi giorni di una primavera fredda che sembra ancora inverno mi torni in mente Keaton, con il suo gracchiare al "meno che". La ascolto in versione digitale perfetta, ma dentro di me aspetto sempre quel momento sincopato che salta mezza battuta, rompe il ritmo e azzoppa il testo: non me lo leverò mai dalla testa.

(grcch)

Oggi vivo in provincia [1]senza ballerine bulgare o rumene, e poi quelle sarebbero arrivate in dischi successivi, e  c'è qualcosa tra l'idea di sconfitta e il provare comunque a essere una minoranza dignitosa che mi è attuale in questi giorni. Come direbbe il vate sempre in quel disco lì, "Coraggio pure! In fondo a quest'oggi c'è ancora la notte in fondo alla notte c'è ancora, c'è ancora..." [2]A giugno del 1988 sarebbe poi arrivato Springsteen a Torino, nell'estate avrei compiuto 15 anni, a settembre sarei persino riuscito a sgattaiolare senza biglietto al concerto di Amnesty, ma queste sono altre storie.

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↑1 senza ballerine bulgare o rumene, e poi quelle sarebbero arrivate in dischi successivi
↑2 A giugno del 1988 sarebbe poi arrivato Springsteen a Torino, nell'estate avrei compiuto 15 anni, a settembre sarei persino riuscito a sgattaiolare senza biglietto al concerto di Amnesty, ma queste sono altre storie.

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Marco Delmastro Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra. Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità. Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché. Per qualche tempo ho risposto a domande di fisica (e non solo) sul podcast Tu che sei un fisico (e prima o poi potrei riprendere).

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