L'ultima estate. Toscana, sabato 20 agosto 1994

(L'ultima estate è un esperimento di scrittura post-adolescenziale postuma, ispirato al podcast Mortified. Ho scritto questo testo tra l'estate del 1994, l'autunno del 1997 e la primavera del 1999, ma se passate il mouse sui numerelli appariranno dei box di commento scritti oggi, a più o meno 20 anni di distanza. Questa è la diciassettesima puntata, il racconto inizia qui.)

Basketball hoop (foto di Eric Wong da Flickr)

Il campeggio dove abbiamo dormito si chiama in realtà “Campo dei Fiori”: questi sono gli effetti dello scrivere a tarda notte prima di andare a dormire. Dopo aver smontato le tende ci rechiamo in massa a Castiglioncello, casa di Flip. La tribù dei Flip [1]Flip ha un fratello minore, Puck, e una sorella maggiore di cui non si è parlato in questo racconto. è detentrice di un maniero di 400 stanze [2]Una grande villa, insomma. in riva al mare, dotato dei più moderni comfort, [3]Rispetto alla tenda a cui sono abituato. Ha persino dei bagni con la porta, e dei letti! e dove possono essere praticati tutti gli sport olimpici ufficialmente riconosciuti. [4]Inclusa la pelota basca, escluso il curling.

Facciamo il bagno prima di mangiare (alcuni per questo rantolano...) in un mare alquanto bizzarro: la “spiaggia” è di roccia lavica (vulcano “poggiopelato”) “forgiata” dal mare in forma aguzza. Un terrazzino piatto e coperto di “muschio” marino è lambito da due dita d’acqua, poi di colpo cade a strapiombo. Si passa da 2 cm a 4 m di profondità con un passo!

A pranzo gustiamo, in un bar del luogo detto “I Pungenti”, le tipiche schiacciatine (= focacce basse tagliate e farcite). Nella siesta i più si riposano o chiacchierano approfittando dei locali spaziosi della villa, mentre Puck [5]Il fratello minore di Flip, all'epoca in vacanza con i genitori. Ne avevo già parlato. ed io ci esibiamo in plastici tiri a canestro davanti ai garage. [6]All'epoca avevo smesso di giocare a basket con continuità da poco, e ancora praticavo a tempo perso. Non sono mai stat un drago, ma me la cavavo.

In seguito avrei ricordato questo momento come quello di massima alienazione delle vacanze. I giochi erano fatti, le rabbie fuoriuscite e tutte le parole da dire dette. [7]Tranne, mi pare evidente, da parte mia, ancora in piena fase di sopportazione e martirio. Ognuno si teneva il posto che si era conquistato o ritagliato in queste ultime due settimane. Il mio evidentemente era con Puck a giocare a basket. [8]Ecco

Dopo un altro bagno viene l’ora della partenza, questa volta definitiva: si torna a Torino. La mia abilità e fama di pilota è ormai alle stelle, così guido io (... ovviamente la Punto di Tecla...).

Propongo un mezzo progetto di andare a mangiare a Finale Ligure da Sonia; [9]Sonia è mia sorella minore, che all'epoca lavorava in una pensione di Finale. Visto il ruolo marginassimo nel racconto, la sua identità sarà lasciata in chiaro. l’idea sfagiola tutti, ma (peccato) la stanchezza e l’ora tarda a cui giungiamo a Genova spingono i più a rinunciare. Devo così supplire alle trenette al pesto e al sognato fritto misto in un Autogrill con un panino al prosciutto e dei biscotti.

La realtà è che la fine della vacanza è talmente vicina che nessuno vede il motivo o prova il desiderio di prolungarla ancora. Nessun altro momento di convivialità, in fondo, potrebbe attirare ancora qualcuno di noi.

Il viaggio di ritorno è piacevole: Tecla dorme, ed io guido e chiacchiero con Cassandra di affidamento dei minori [10]Vengo da una famiglia adottiva e affidataria, e ho una certa esperienza - teorica e pratica - di accoglienza di minori in difficoltà. All'epoca in molti ci confrontavamo anche con l'idea - per i più squisitamente teorica - di aprire una possibile futura famiglia a un'esperienza del genere. e amenità varie.

Ecco, su questa stupida autostrada buia mi sento finalmente di nuovo sereno. La sensazione è proprio di intimità, uno spazio vuoto e delicato da riempire con quello che voglio e che ho dentro da tirare fuori. Anche Cassandra sembra essersi accorta di questo, e a volte si gira a guardarmi quasi stupita. Come se fosse strano poter parlare di qualcosa che ci interessa, e non degli altri, o come se semplicemente per la prima volta da giorni mi vedesse di nuovo, e si stupisse del fatto che sia piacevole stare insieme con me.

Verso le 11:30 [11]Le 23:30 ci infiliamo in Corso Unità d’Italia: siamo a casa. Con la certezza che si arriva sempre per ripartire, [12]All'epoca scrivendo questa frase avevo certamente in testa la Canzone per Francesco di Roberto Vecchioni, che ink un certo verso canta che "si parte per vedersi ritornare". e che ogni fine è in realtà un inizio, me ne vado a nanna nel mio lettino. Sempre nomadi! [13]Augusto Daoglio era morto da meno di due anni.

(continua)

Note   [ + ]

1. Flip ha un fratello minore, Puck, e una sorella maggiore di cui non si è parlato in questo racconto.
2. Una grande villa, insomma.
3. Rispetto alla tenda a cui sono abituato. Ha persino dei bagni con la porta, e dei letti!
4. Inclusa la pelota basca, escluso il curling.
5. Il fratello minore di Flip, all'epoca in vacanza con i genitori. Ne avevo già parlato.
6. All'epoca avevo smesso di giocare a basket con continuità da poco, e ancora praticavo a tempo perso. Non sono mai stat un drago, ma me la cavavo.
7. Tranne, mi pare evidente, da parte mia, ancora in piena fase di sopportazione e martirio.
8. Ecco
9. Sonia è mia sorella minore, che all'epoca lavorava in una pensione di Finale. Visto il ruolo marginassimo nel racconto, la sua identità sarà lasciata in chiaro.
10. Vengo da una famiglia adottiva e affidataria, e ho una certa esperienza - teorica e pratica - di accoglienza di minori in difficoltà. All'epoca in molti ci confrontavamo anche con l'idea - per i più squisitamente teorica - di aprire una possibile futura famiglia a un'esperienza del genere.
11. Le 23:30
12. All'epoca scrivendo questa frase avevo certamente in testa la Canzone per Francesco di Roberto Vecchioni, che ink un certo verso canta che "si parte per vedersi ritornare".
13. Augusto Daoglio era morto da meno di due anni.
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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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