In breve, ho già votato "No"

referendumcostituzionale2016

Questo blog ha una collezione di articoli, pomposamente etichettata Militanza, alla quale da un po' non contribuisco più tanto quanto facevo all'inizio. Le ragioni del rarefarsi dei miei contributi più politici sono molteplici, ma possono riassumersi così. Uno: in dieci anni sono cresciuto (o invecchiato, se preferite), la mia lettura del mondo è diventata più complessa e articolata, e come conseguenza un'adesione ideologica definita e chiara (Sono un uomo di sinistra! Voto PD!) mi sta più stretta, mentre mi era più semplice (e forse consolante) dieci anni fa. Due: alla mia lettura più articolata della realtà si sono affiancate opzioni politiche spesso deludente (Voto PD? Mmm...), per cui, specie vivendo all'estero, tirarsi fuori dall'agone e dalla discussione è spesso stata la scelta più facile.

Ci sono occasioni però in cui mi sento ancora chiamato a intervenire pubblicamente. Una discussione casalinga o con gli amici, e una scelta politica da compiere nonostante la distanza, sono tornate a ricordarmi che esprimere un'opinione pubblica non è solo un diritto, ma è spesso un dovere. Ieri sono arrivate dal consolato le buste per votare al Referendum Costituzionale, ed eccomi dunque qui a provare a mettere giù, nero su bianco, l'opinione che mi sono formato. Per la cronaca, per i novellini del blog, del votare per corrispondeza dall'estero avevo già scritto in passato in un paio di occasioni.

Rispetto all dibattito politico italiano, vivere all'estero ha almeno un vantaggio. Non essendo bombardato dal riassunto quotidiano di chi ha detto cosa e di chi si è schierato da quale parte (leggo raramente i giornali italiani, non guardo la tv italiana da anni), sono giocoforza protetto dalle strombazzate di casata. La cosa si rivela particolarmente importante per un Referendum Costituzionale, per il quale mi sembra essenziale votare rispetto ai contenuti della riforma, a prenscindere da chi sostenga le ragioni del Sì o del No. La Costituzione sarà ancora lì tra cinque o quindici anni, quando l'attuale governo - o le sue opposizioni - saranno probabilmente solo ricordi.

In breve: ho deciso di votare No. L'ho deciso dopo essermi informato il più possibile, ed aver sinceramente ascoltato entrambe le campane. E l'ho deciso con una certa fatica, perché, come dicevo all'inizio di questo articoletto, la realtà politica è complessa e articolata, e gli schieramenti automatici non mi appartengono più. Altri hanno spiegato le ragioni del No meglio di me - ve ne offrirò una breve collezione alla fine dell'articolo - ma proverò comunque a sintetizzarle.

Ci sono proposte ragionevoli in questa riforma costituzionale, ma sono troppo poche per avere il mio Sì. Non sono contario all'abolizione del CNEL, o alla riforma del (brutto) Titolo V della Costituzione. Ma questi cambiamenti accettabili sono impacchettati ad arte con altri che considero pericolosi e irricevibili, e non sono sufficienti a farmi scegliere per il Sì. Peraltro, la strategia di mettere insieme proposte sensate con riforme indigeribili è un giochino misero, che trova espressione in una certa campagna superficialissima del comitato per il Sì. "Se non votate Sì siete contro al cambiamento!" mi pare poco più che un ricatto morale, che semplifica in modo inaccettabile la complessità delle questioni.

Le riforme semipresidenziali non mi piacciono, e mi sembrano pericolose, specie di questi tempi. Senza entrare nel dettaglio tecnico, la parte della riforma costituzionale che cambia la struttura e le funzioni del Senato e che modifica le modalità di approvazione delle leggi (per esempio introducendo il cosiddetto "voto a data certa") avrà di fatto la conseguenza di aumentare il potere dell'esecutivo. Una sola camera per approvare i testi delle leggi, con vincoli di tempi imposti, rende il potere esecutivo più forte, indebolendo la funzione di controllo e legiferazione consapevole del Parlamento. Questo, unito a una legge elettorale che prevede premi di maggioranza enormi nel nome della "stabilità", mi sembra particolarmente pericoloso in tempi in cui svolte autoritarie, nazionaliste, populiste e xenofobe sembrano prendere piede un po' dappertutto in Europa e nel mondo.

La riforma è scritta male ed è (deliberatamente?) ambigua. Al di là della leggibilità stessa del nuovo testo, non è chiaro come il nuovo Senato eserciterà le sue nuove funzioni. I rischi di creare un immobilismo ancora maggiore sono presenti: che cosa succederà per esempio se il nuovo Senato eccepirà sulla competenza di tutte le leggi che siano anche vagamente a cavallo tra le competenza della Camera e le sue, cioè la maggior parte? La questione della lentezza legislativa è poi chiaramente un problema politico, e non costituzionale: i milioni di emendamenti alle leggi che sono diventati lo strumenti principe del moderno ostruzionismo, per dirne una, sono una questione di regolamenti del Parlamento, e potrebbero essere risolti se ci fosse la volontà politica di farlo.

Il risparmio economico promesso è uno specchietto per le allodole. I risparmi economici che la riforma porterebbe sono minimi rispetto ai costi di funzionamento (si parla di 50 milioni di euro risparmiati all'anno, poco rispetto alle centinaia di milioni di costi di funzionamento globali del Parlamento, che resteranno). La scelta di proporre  il "risparmio" come obiettivo principale della riforma è un modo di cavalcare quel sentimento anti-politico che va per la maggiore in Italia, senza però raccontare tutta la storia.

Ci sono altre ragioni per cui ho deciso di votare No. Il modo discutibile con cui sono attribuiti i Senatori tra le varie regioni, per esempio, o l'idea che sindaci o rappresentati regionali, il cui compito sarebbe quello di lavorare direttamente per realtà locali, abbiano tempo e competenze anche per occuparsi di materie a livello nazionale. Altri ne hanno scritto più diffusamente (e meglio) di me. Vi invito per esempio ad andare a leggere quanto ne ha scritto Maurizio Codogno:

Voto no perché sono state messe insieme troppe cose discordanti, e una Costituzione non è una semplice legge

o la serie di articoli di Leonardo Tondelli:

  1. Non si riscrive la carta costituzionale col martello pneumatico.
  2. Non si usa una brutta legge elettorale come moneta di scambio.
  3. Non mi piacciono le riforme semipresidenziali.
  4. Meglio un Renzi sconfitto oggi che un Renzi sconfitto domani.
  5. Mandare 21 sindaci al senato è una stronzata pazzesca.
  6. Mandare sindaci al senato è davvero una stronzata pazzesca.
  7. Nel nuovo Senato alcune Regioni saranno super-rappresentate, ai danni di altre.
  8. Si poteva scrivere meglio, ma non hanno voluto.

  9. Scriviamo già troppe leggi col bicameralismo perfetto (figuratevi senza).

Alcuni sono più convincenti degli altri, ma globalmente mi sembrano tutti condivisibili. Sapendo quanto è prolifico, immagino che tra qui e il 2 dicembre ne scriverà altri, gettate uno sguardo sul suo sito di tanto in tanto, se vi va.

In video, invece, vi invito ad vedere l'intervista a Francesco Pallante, costituzionalista torinese che ha recentemente scritto con Gustavo Zagrebelsky "Loro diranno, noi diciamo" proprio a proposito della riforma costituzionale.

Full disclosure: Francesco è un amico, come lo è Paolo, la persona che lo intervista. Insomma, il solito cerchio magico torinese. Ah, e ho pubblicato per Laterza anch'io. Tutto un magna magna. 🙂

Se invece volete documentarvi sui contenuti tecnici ma senza commento politico, allora vi consiglio il libretto redatto da Valigia Blu, veramente molto ben fatto.

Vado a fare il mio dovere. La cabina elettorale è in soggiorno, spedirò la busta domattina. Buona riflessione a voi che avete ancora un po' di tempo.

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36 Commenti

  1. GIGI
    Pubblicato il 20 novembre 2016 alle 17:31 | Permalink

    Caro Marco,
    dall'opposta sponda politica condivido appieno il tuo scoramento per l'attuale situazione politica in generale, la tua scelta per il no e concordo con tutte le ragioni che hai espresso.

  2. Lorenzo
    Pubblicato il 20 novembre 2016 alle 17:31 | Permalink

    Io non voglio discutere le decisioni prese ma questi costituzionalistici non continuano a pensare in modo molto teorico e non "pratico"? Alla fine la scelta di questo referendum, non dipende anche dalla qualità della classe politica che governa il paese?.
    Esempi lampanti:
    Vince il no, si va alle lezioni con un sistema proporzionale, vince un partito per pochi voti, questo partito non volevo scendere a pacchi con nessuno=nessuno governa.
    Vince si , molto probabilmente si andrà comunque alle elezioni, c'è un partito che diventa più potente e si avrà due scenari:
    1) Se la qualità del partito è buona, governerà bene il paese.
    2) Se la qualità del partito non è buona, non governerà bene il paese, anzi rischia di rovinarlo.

  3. GIGI
    Pubblicato il 20 novembre 2016 alle 17:42 | Permalink

    Ero entrato nel blog per un altro motivo.
    Tiriamoci su il morale!
    Telefona alla zia omeopatica.
    La Federal Trade Commission statunitense ha deciso che d'ora in poi i preparati omeopatici dovranno riportare sulla confezione la scritta: “non ci sono prove di efficacia”.
    http://salute.ilmessaggero.it/medicina/farmaci_omeopatici_non_funzionano_america_obbligatorio_scriverlo_etichette-2090691.html

  4. Pubblicato il 20 novembre 2016 alle 18:56 | Permalink

    No, secondo me no. La Costituzione è li (o dovrebbe essere li) a definire le regole a prescindere dalla qualità della classe politica. Il che mi porta a dire, semplificando molto, che non va cambiata proprio a causa della qualità contingente dei partiti al governo o all'opposizione.

  5. Antonio
    Pubblicato il 20 novembre 2016 alle 22:52 | Permalink

    Ciao Marco,
    fa piacere leggere argomentazioni così ben ragionate e pacate. Se il comitato per il Si ti è parso superficiale e ricattatore…bè non è che quelli per il NO si siano risparmiati. Almeno per me hanno solo confermato la loro pochezza politica e mi hanno fatto capire come il loro NO sia solo guidato da meri interessi di potere a breve termine.

    Detto questo le tue argomentazioni che apprezzo molto, non le condivido.
    Sullo CNEL, che dire. Le intenzioni erano buone, i risultati molto meno. Addio (spero)…non ci mancherai.

    Che una sola camera abbia il potere legislativo, non mi sembra un affronto alla democrazia. Avviene in tanti altri paesi democraticamente solidi e sviluppati. Non vedo perchè non debba succedere da noi. Sul semipresidenzialismo, potremmo essere anche d’accordo. Ma se da un lato la fiducia al premier risulta rafforzata, dall’altro i poteri dell’esecutivo rimangono invariati. Mi sembra un ragionevole compromesso tra necessità di una democrazia più agile e il sacrosanto principio di contrapposizione dei poteri. Per altro una fiducia più solida vuol dire un governo meno ricattabile. Ricordi il governo (credo fosse il secondo governo Prodi) che governava grazie a UN senatore di vantaggio? Poi cadde perchè Mastella era stato indagato.
    Con un altra costituzione ci saremmo risparmiati questo schifo.

    E infine, il Trump di turno ce lo abbiamo avuto per venti anni. Ha fatto quello che voleva ugualmente, e ci è anche riuscito grazie all’ambiguità di un senato così poco rappresentativo da poter essere molto facilmente addomesticato. Io credo invece che con questa riforma il nostro Trump avrebbe avuto vita molto più difficile.

    Sono d’accordo con te sul risparmio dei costi. Ma a me questo argomento non mi ha mai scaldato più di tanto.

    Infine un’ultima nota sulla presunta ambiguità di questa riforma. Non è che la costituzione attuale sia meno vaga. A noi sembra un testo solido e inattaccabile perchè nei decenni si sono sviluppate quelle consuetudini (o la cosiddetta costituzione materiale) che ne hanno limato di fatto tutti gli aspetti poco chiari.

    In ogni caso apprezzo le tue argomentazioni ma voterò SI. Non è la migliore riforma possibile ne sono ben consapevole, ma lo ritengo uno sforzo apprezzabile.

    Scusa se mi sono dilungato troppo.

    p.s.: spero che prima di cadere questo governo approvi la riforma degli enti di ricerca…è una cosa buona. Fidati!.

  6. Pubblicato il 21 novembre 2016 alle 12:06 | Permalink

    Caro Marco,
    condivido tutto. Davvero. Lo avrei scritto in altro modo, ma davvero è quello che penso. Aggiungerei solo (deformazione professionale) che non si scrive la Costituzione nel modo in cui sono scritti alcuni articoli di questa riforma! Anche la forma conta.
    Non so se, prima del 4 dicembre, deciderò di scrivere su Fb o altrove che cosa penso. Un po' detesto questa cosa che dobbiamo sempre tutti dire a tutti che cosa pensiamo (hai visto quello che sta facendo Zerocalcare? Se te lo fossi perso: http://www.zerocalcare.it/2016/07/29/il-grande-test-sui-social-network/)
    Comunque grazie, nel caso mi hai risparmiato molto lavoro...

  7. Alberto Ferrero
    Pubblicato il 22 novembre 2016 alle 11:09 | Permalink

    Caro Marco, condivido la tua scelta e apprezzo la lucidità con cui l’hai presentata. Scelta che sarà anche la mia il 4 dicembre. Mi preme solo sottolineare la pericolosità e l’inutilità di questa ordalia – che in questo modo ormai si configura – specie per la sinistra (che delle ragioni degli altri, che costituirebbero secondo qualcuno "accozzaglia" – e tralascio ogni commento in merito al termine – mi interesso di meno, anche perché spesso diverse dalle mie (nostre)).
    Si poteva procedere in modo più pacato e condiviso, ma non lo si è fatto. Si è preferito l’argomento assurdo dell’après mois le déluge!
    Il tutto condito – e si veda il bel libro da te segnalato di Zagrebelsky e Pallante a proposito dell’iter di approvazione della riforma – da un decisionismo estremamente discutibile, dato l’argomento (io rubrico questo abito mentale come aziendalismo).
    Alla fine, comunque vada, avremo solo macerie, risentimento e un clima da resa dei conti. E, con questa legge elettorale, la strada spianata alla futura affermazione delle forze politiche populiste e antisistema.

  8. Pubblicato il 22 novembre 2016 alle 11:17 | Permalink

    @Paolo: non temere, leggo costantemente ZeroCalcare 😉

    Ho esitato a lungo rispetto all'esprimere pubblicamente la mia opinione, e alla fine mi sono convinto non tanto perché creda sia necessario che ognuno prenda la parola su tutto, ma perché percepisco un problema di occupazione dello spazio publico. Se la partecipazione odierna al dibattito politico si riduce solo al rimbalzare le opinioni più o meno articolate scritte e espresse da altri, mi pare che abdichiamo all'esercitare un pensiero autonomo, e allo scegliere non solo che cosa dire, ma anche i toni e i modi con cui farlo. Vista l'età che ho (non sono più un ragazzino), la questione della partecipazione al dibattito pubblico è diventata per me sempre pi`u pressante, proprio perché, se da una parte spesso non mi piace cosa e come viene detto, dall'altra non voglio sentirmi colpevole di ignavia.

  9. Pubblicato il 22 novembre 2016 alle 11:20 | Permalink

    @Alberto: una certa sinistra in Italia (ma non solo) ha deciso di prendere la strada della semplificazione mediatica, di fatto vestendo gli abiti e i modi di certi avversari il cui stile ha contestato per anni. Purtroppo "il mezzo è il messaggio", e i risultati di questa scelta si vedono.

  10. Claudio
    Pubblicato il 22 novembre 2016 alle 20:47 | Permalink

    Caro Marco, grazie del tuo punto di vista ma dopo mesi in cui cerco di capire da che parte andare mi sono convinto per il Si e le motivazioni le ha espresse bene Antonio.

  11. cloc3
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 07:07 | Permalink

    accipicchia. l'articolo che non ti aspetti.

    fino a qualche tempo fa ci raccontavano che il no è diffuso nelle classi non abbienti, di basso livello culturale, mentre il sì prevale nelle elité ...

    forse le cose stanno come dice crozza:
    la riforma, vota si chi l'approva, vota no chi l'ha capita.

  12. Carlo
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 10:57 | Permalink

    Non c'entra molto con l'articolo.
    Volevo sapere se i feed rss degli articoli non funzionano solo a me.
    Vi ringrazio. 🙂

  13. Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 11:03 | Permalink

    Ciao Carlo, ho fatto un test rapido con http://www.feedvalidator.org/ e tutto sembra andare. Forse un problema di cache? Intanto ripulisco anche da lato server.

  14. Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 13:05 | Permalink

    @Carlo (che saluto): sì a me funzionano.

  15. Carlo
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 13:31 | Permalink

    In effetti ora ha ripreso a funzionare.
    Nelle scorse 2 settimane il feed rss non si aggiornava automaticamente.
    Vi ringrazio entrambi per le risposte velocissime.

  16. Antonio
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 13:47 | Permalink

    Scusa cloc3, la battuta di Crozza è tipico di una certa sinistra autoreferenziale. Una battuta abbastanza insopportabile almeno per me.
    Nessuno ha la verità in tasca, io di sicuro no. Ma credimi è fastidioso sentirsi dire implicitamente (non da te certamente, ma da chi fa queste battute) che il mio sarebbe un voto a comando senza aver capito di cosa si stia parlando.

    Ognuno vota quello che ritiene più opportuno sulla base delle proprie valutazioni e riflessioni. Forse è il caso che rivediamo un po come tarare i giudizi su chi la pensa diversamente, non credi?

  17. cloc3
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 14:13 | Permalink

    @antonio.

    per me te la prendi troppo.
    a me la battuta di crozza piace, perché fare ridere. come mai non la posso usare?

    qui mi sembra che caschi particolarmente a fagiolo.
    Marco ha sviscerato in lungo (altroché in breve), la teoria di motivazioni di merito per le quali un elettore può decidere di votare no capendo ciò che sta facendo.
    io ho osservato che questo articolo manifesta una voce qualificata di provenienza intellettuale a favore di un tesi che, a detta di altri, sarebbe una scelta di pancia vuota di contenuto.

    cosa ho detto di male?

  18. Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 15:04 | Permalink

    @cloc3: non so dire se sia quello che sto per descrivere sia il problema di Antonio, ma certamente è il mio (anche se non necessariamente legato al tuo intervento). Se il livello di dibattito si appiattisce sistematicamente alla riduzione a macchietta dell'avversario (e, per estensione, delle sue idee e posizioni), dichiarando di fatto la sua inadeguatezza a partecipare a qualunque discussione, siamo messi male. Crozza fa chiaramente il so mestiere (poi può piacere o meno, ma questa è un'altra storia), ma usato come strumento per analizzare la realtà mostra la corda. A margine, con l'avversario si dovrebbe sempre poter discutere e argomentare anche animatamente, e si dovrebbe persino considerare la possibilità di farsi convincere e di cambiare idea. Se una dinamica di questo genere viene sistematicamente sottratta a favore di satira e motti, è chiaro che poi qualcuno, a forse di sentirsi chiamare deficiente, se la prende.

  19. cloc3
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 15:50 | Permalink

    scusa Marco.
    mi costringi a rientrare nel thread per la terza volta, che non vorrei.
    prometto però di non tornare successivamente.

    provo a spiegarmi meglio, perché credo che la mia risposta ad Antonio non sia stata capita.
    quando uno cerca di intervenire in un blog si sforza di limitare al massimo il numero delle parole che usa, ma cerca anche di trasmettere un messaggio chiaro e significativo.

    io sono intervenuto per sottolineare in modo sintetico e inequivocabile che il tuo articolo è ricco di contenuti e di argomenti di merito. e credo di avere in questo modo aggiunto un elemento di dibattito originale ripsetto agli interventi di chi mi aveva preceduto.

    in conclusione, ho serrato con una espressione che non è una battutaccia da bar, ma una citazione documentata d'autore. anche la satira è una forma di comunicazione civile ed equilibrata, perchè le idee si trasmettono non solo con gli argomenti (i tuoi erano più che esaurienti), ma anche con le emozioni.

    se poi Antonio se l'è presa un pochino, mi dispiace e gli consiglio cordialemente di non alterarsi troppo e non leggere nelle mie parole cose che no ci sono. sono insegnante e proprio stamattina ho pagato con una battuta d'umore uno studente che aveva fatto un rutto all'inizio della lezione di laboratorio. se mi fossi comportato con lui come Antonio con me avrei perso la classe.

    alla prossima.
    🙂

  20. Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 15:56 | Permalink

    (grazie per la risposta, e torna a scrivere quanto di pare, eh!)

  21. Antonio
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 16:43 | Permalink

    Ma no cloc3, non me la sono presa affatto ne mi sono alterato, credimi. Hai ragione, ridurre al minimo il numero di parole per non abusare dello spazio porta a fraintendimenti.
    D’altronde, e mi pare di averlo detto, non volevo riferirmi direttamente a te.

    La battuta a me personalmente non fa ridere, ma sono gusti per carità, e se a te piace nessun problema che tu la citi.
    Il punto è che c’è qualcuno che vota di pancia sia per il si che per il no e su questo non ci sono dubbi. Ma ci sono molte altre persone che votano in base a ragionamenti solidi e pensati, e questo avviene sia per il si che per il no.

    Marco ha espresso la sua opinione motivandola in maniera egregia, sebbene non condivida le sue conclusioni trovo che ha delle argomentazioni più che ragionevoli.

    Francamente faccio anche fatica a considerare chi voterà in maniera opposta a me come “avversario”.

    Quello che trovo avvilente è che la discussione tra posizioni diverse deve ridursi, nella migliore e più educata delle ipotesi, a un “se non la pensi come me non capisci e voti solo di pancia”.
    Ecco, questo alla lunga avvelena il confronto. Tutto qui.

  22. Giulio
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 16:58 | Permalink

    Benvenuti nella gioiosa accozzaglia da guerra! (che spero non finisca come l'altra)
    Giulio

  23. Lorenzo
    Pubblicato il 23 novembre 2016 alle 17:59 | Permalink

    Io ho provato ad informarmi, a studiare gli articoli, a capire le ragioni, a soppesare le conseguenze , ma a prescindere da ogni giustificazione razionale alla fine è che proprio non ce la faccio a votare come Gasparri...scusatemi!

  24. GIGI
    Pubblicato il 24 novembre 2016 alle 14:02 | Permalink

    Amici miei telematici, permettetemi di farvi una domanda da vecchio liberale (qualunque cosa voglia dire il termine).
    Perché la sinistra (qualunque cosa voglia dire il termine) ce l'ha tanto con la pancia della gente?
    Vi assicuro che quando il 2 ottobre del 1892 il fratello di mio nonno pubblicò il primo numero del giornale "Avanti" nella cittadina piemontese in cui viveva, bene, si preoccupava proprio delle pance (vuote) dei proletari (allora c'erano).

  25. My_May
    Pubblicato il 25 novembre 2016 alle 19:42 | Permalink

    La MIA posizione non mi è ancora chiara fino in fondo (sto ancora studiando :D) e quindi sono ancora tra gli indecisi, ma propendo per il no. La tesi sul perchè no segue questo ragionamento (che però non so nemmeno se è completamente giusto): la motivazione principale per la quale è stata creata questa nuova costituzione è il superamento del bicameralismo perfetto. Cosa cambia però in modo sostanziale? Che il senato non dovrà piu dare la fiducia al governo. Mentre tutte le funzioni che aveva il precedente senato (da quel che ho capito può discute e forse non approvare tutte le leggi spedite dalla camera e quindi rimandarle indietro, come prima e forse piu di prima, e comunque il suo voto è indispensabile per approvare leggi costituzionali) sono rimaste invariate. Tralasciamo il fatto che in sostanza questi senatori non saranno eletti direttamente per svolgere quel tipo di incarico, a fondamento esiste solo una differenza sostanziale. Ora il ragionamento segue un altro itinerario: questa modifica era indispensabile? Se è vero che questo nuovo senato praticamente potrà fare tutto (le competenze tra i due rami del parlamento io credo che non siano chiare nemmeno a loro) quello che faceva prima tranne dare la fiducia al governo, non era piu semplice cambiare solo la legge elettorale in modo tale che il senato avesse sempre la stessa maggioranza della camera? C'era proprio bisogno di creare questo senato che sembra avere le sembianze di un mostro che non si sa quali danni potrà produrre una volta messo in vita (che non si sa come e se funzionerà e con quali ripercussioni sulla velocità di legiferazione)?

  26. Andrea Mizzoni
    Pubblicato il 25 novembre 2016 alle 23:15 | Permalink

    Ho letto con interesse le varie posizioni. Posso chiedere a chi ha già votato No e a chi lo voterà se si aspetta una nuova proposta di riforma costituzionale? Fra quanto tempo? E, soprattutto, su iniziativa di chi? Grazie a quanti vorranno rispondere.

    @marco: complimenti vivissimi per il blog.

  27. cloc3
    Pubblicato il 27 novembre 2016 alle 12:42 | Permalink

    una costituzione si cambia quando si alza un movimento di popolo che lo pretende. non si affida il compito a una maggioranza di sopravvivenza volubile e incoerente, neanche capace di eleggere un proprio presidente della repubblica con gli attributi.

    se il CNEL è costoso e goffo, riformiamolo, se la legge elettorale è dichiaratamente incostituzionale, scriviamone una che rispetti la volontà di quel milione di firme che furono depositate qualche anno fa per cambiare il porcellum, se la navetta tra le due camere indebolisce la funzione legislativa, modifichiamo i regolamenti parlamentari, se la democrazia diffusa è poco attiva nel paese, facilitiamo il meccanismo dei referendum ...

    la costituzione è solo un abito che garantisce e protegge la democrazia, ma la responsabilità di interpretarla bene dipende dai cittadini e da chi li governa.
    la nostra costituzione è un elegantissima, non si cambiano le cose buttandola in questo modo nel cestino.

  28. Antonio
    Pubblicato il 27 novembre 2016 alle 15:49 | Permalink

    Giusto cloc3,
    ma per analogia ti dico, se con una riforma costituzionale si possono fare tutte queste cose insieme non è forse meglio?
    Poi se effettivamente sarà così o meno non lo so, e ognuno ha diritto a dire la sua certo. Ma il principio che l'ha ispirata è proprio questo. Sistemare in maniera organica tutto ciò che si ritiene inefficiente e poco funzionale.

    Questa riforma era partita con un ampissima maggioranza (addirittura i 5 stelle sebbene contrari avevano partecipato), poi mano a mano quando hanno capito che non la potevano utilizzare come merce di scambio per poltrone e favori si sono tirati indietro e ti faccio una facile previsione: saranno gli stessi che dal 5 dicembre diranno che la riforma la faranno loro.

    Ma davvero pensiamo che un'alternativa a questa riforma la può fare il trio Salvini-Meloni-Di Maio ?

  29. Pubblicato il 27 novembre 2016 alle 17:51 | Permalink

    @Antonio: ma davvero la Costituzione la possono riscrivere Renzi, Boschi, Casini, Verdini &co?
    Come vedi questo genere di domande sono non conclusive, secondo me.

  30. Antonio
    Pubblicato il 28 novembre 2016 alle 09:30 | Permalink

    Juhan,
    queste domande non sono affatto conclusive sono d'accordo. In realtà mi riferivo ad un altro aspetto e non alla qualità delle suddette persone (per le quali ognuno ha i giudizi personali), mi riferivo al fatto che le forze politiche che voteranno NO non hanno nulla in comune che possono far pensare di convergere ad una riforma condivisa.

    Pensare che il M5S, Salvini, l'estrema sinistra e Berlusconi si mettano insieme per riscrivere insieme una riforma è pura fantascienza. Poi magari mi sbaglio e sarò felice di essere smentito...ma insomma ad oggi pare proprio che sia così.

  31. Andrea Mizzoni
    Pubblicato il 28 novembre 2016 alle 13:51 | Permalink

    @cloc3
    Iniziativa di popolo? Non sostenevi pochi commenti più in alto che tutti i Si non avevano capito nulla. Se circa il 50% degli italiani non riesce a capire una riforma già scritta, come può rivendicarne una totalmente nuova?

    @altri
    Non capisco questo gioco di citare i cognomi dei vari politici, immagino per evidenziare la loro inadeguatezza in materia.

    Tornando a bomba. Credo che invece di continuare ad alzare un'asticella che nessuno potra' mai saltare, converrebbe ammettere che lasciare le cose come stanno sia una comoda soluzione. Nulla in contrario ma almeno evitiamo di dire che lo facciamo per preservare la democrazia e altre simili amenità. Personalmente, essendo cresciuto in pieno berlusconismo, ho assistito a reiterati usi alla "Antonio de Curtis" della suddetta carta, sinonimo, forse, che la civilta' di un popolo non si misura in articoli e commi.

    Un ultimo spunto: se date una letta ai vari post della sezioni Militanza resterete di sale a leggere quali assurdità ci raccontavamo solo pochi anni fa. Laura Puppato candidata premier, gente che invocava Ignazione Marino come salvatore della patria. Ci autosomministriamo del fosforo?

  32. Giulio
    Pubblicato il 29 novembre 2016 alle 08:48 | Permalink

    Antonio,
    visto che alla fine per una ragione o per l'altra la riforma e` stata votata (==imposta) in Parlamento solo dal principale partito di governo (con l'aggiunta dei suoi lacche` (o meglio lecche`:) )in contrapposizione con tutte le opposizioni, non mi sembra affatto strano che tutte le opposizioni siano per il No.
    A mio parere, quello che dovrebbe sembrarle piu` strano e` che lo stesso partito che ha votato la riforma e che ne ha fatto una sua bandiera ora sia diviso in due blocchi contrapposti.

  33. Antonio
    Pubblicato il 29 novembre 2016 alle 21:08 | Permalink

    Infatti non è strano che l'opposizione voti no. Osservo solo che una parte non trascurabile di opposizione ha approvato in parlamento questa riforma e si è poi tirata indietro non per motivi di merito ma per motivi di potere. Osservo anche che le opposizioni sono così variegate e intransigenti nelle loro posizioni che mi pare assurdo che possano fare loro una riforma condivisa da tutti. Alla meglio potranno proporre una riforma unilaterale come è stato fatto ora. Se poi sarà una proposta migliore di questa ne sarò felice.

  34. Claudio
    Pubblicato il 30 novembre 2016 alle 16:42 | Permalink

    All'ultimo commento aggiungerei che molte tra le forze del No nel 2006 proposero una riforma decisamente più' estrema di questa. Diciamocelo senza tanti giri di parole, questa referendum e' diventato con il tempo esclusivamente un'operazione anti-Renzi. Lega, FI e Meloni non gli frega una mazza della costituzione scritta per lo più da antifascisti nel dopoguerra. Nel merito secondo me sono condivisibili sia alcune posizioni del No che del SI. Vincera' il No ma non perché sia una riforma inaccettabile come quella del 2006. Si tenta di mandare a casa Renzi. La mia domanda e': per fare spazio a chi? Buon voto a tutti.

  35. Marco M.
    Pubblicato il 1 dicembre 2016 alle 14:01 | Permalink

    Ognuno ha la sua opinione chiaramente, chi per pancia , chi per disperazione, chi per appartenenza ad una maglia, chi per pigrizia etc etc...

    tuttavia sentire dire meglio il marcio che la muffa, o viceversa ovviamente, mi fa salire una tristezza tale , come essere umano, che non commento nemmeno se sia giusto votare si a questo referendum.

    Una cosa però la devo dire ;
    abbiate pazienza, ma piuttosto che accontentarmi quando già in partenza molte persone comuni e non (di ieri le affermazioni di Prodi ad esempio) hanno etichettato come " non condivido ma almeno è qualcosa" ., preferisco certamente non contribuire a modificare qualcosa che è stato creato quando lo spirito delle persone era nettamente differente da quello che accade oggi ; in meglio si intende.

    Per quanto riguarda il contenuto , siccome pecca di lacune, ovviamente ognuno la vedrà a suo modo e personale interpretazione; perciò, su questo, ho poco da discorrere.

    Inoltre, banalizzando, a casa, (a casa mia perlomeno) le persone si parlano chiaramente, si decide una via insieme e la si percorre senza lasciare vuoti interpretabili; ed in più , se lungo il percorso ci si accorge che la via è sbagliata, ci si scusa e, eventualmente si cambia idea;
    mettendo da parte l'ego.

    Questo è quello che vorrei da chi mi rappresenta, non la perfezione ,quella è riservata a chi non sappiamo manco se esista; ma la sicurezza di intraprendere un cammino e l'umiltà di ammettere di aver sbagliato.
    Il resto è noia...

    Utopia? può darsi; l'importante è sentirsi bene con se stessi e con il mondo.

    vinca il si o vinca il no sarebbe bello ragionare con la propria testa (per quanto possibile ovviamente) e non ridursi all'accontentarsi di un qualcosa che, intimamente, percepiamo come incompleto e forzato.

    Un pensiero particolare per chi non và a votare per scelta....Cambiate paese , fate più bella figura altrove.

  36. cloc3
    Pubblicato il 2 dicembre 2016 alle 07:09 | Permalink

    una riforma si fa quando esistono le condizioni.

    una proposta spettacolare che copre i problemi che la politica potrebbe e dovrebbe affrontare per via ordinaria è un'azione di distrazione di massa.
    questa riforma non si capisce e produrrà una complicazione istituzionale non prevedibile. per giunta, se malauguratamente dovesse passare, sarà supportata da una maggioranza risicata del 50,0001% che non tarderà a disconoscerne la paternità quasi da subito, perché il gran numero di coloro che votano il sì lo fanno per motivi trasversi. perché sono del Pd, perché Renzi è simpatico, perché bisogna cambiare vada come vada, perché perché sono tutti ladri e si risparmia (???), perché la campagna populista dei Verdini, Di Luca, Alfano
    porta l'ultima boccata d'ossigeno.

    fortuntamente l'elettore del sì arriverà alle urne depresso, un po' come l'elettore democratico di Hillary Clinton, proprio a causa della mancanza di argomenti di una campagna che, in questi mesi, ha disperso una mole di consensi. ci sono molti elementi di ragionevolezza per ritenere che i sondaggi, questa volta, stiano registrando un fenomeno reale.

    io voto no per cambiare, per oppormi alle logiche da prima repubblica che hanno dato origine a questa riforma dei dieci saggi (Onida Violante e Quagliarello ...), per chiedere alla politica di noscondersi dietro ai giochi di palazzo, perché spero che quello di domani non debba essere l'ultimo referendum a cui sia chiamato a votare.

    a lunedì.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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