Ho rubato un libro (il mio)

Vi racconto una storia. In occasione del Santo Natale del 2013, Babbo Natale e Gesù Bambino si misero d'accordo per regalarmi un Kindle Paperwhite. I due sapevano che da tempo desideravo un lettore di ebook, ma fino a quel momento non si erano decisi ad omaggiarmi, perché erano altresì coscienti di tutte le mie remore rispetto ai sistemi chiusi, e in particolare all'ecosistema Amazon. È altresì vero che nella vita bisogna sapersi decidere, per cui il dono arrivò comunque a sciogliere i miei ultimi dubbi. Allora, diciamocelo: il Kindle è proprio un bell'oggetto, funziona bene, e da quando ce l'ho leggo praticamente solo più su schermo. Anche la sua presunta "chiusura" che tanto mi spaventava è in qualche modo relativa: certo, i libri che acquisto da Amazon non sono veramente miei, il gigante americano me li cede in comodato d'uso e non ho (ufficialmente) diritto di trasferirsi o convertirti. Però posso caricare sul Kindle più o meno cosa voglio, e, convertendo gli EPUB che trovo in rete (per esempio i romanzi dei Wu Ming, o quelli di Cory Doctorow) in formato MOBI ho popolato la mia libreria come piace a me (per gli smanettoni interessati: uso Calibre, l'interfaccia è quella che è, ma fa il suo dovere).

Come forse avete avuto modo di sentire, l'anno scorso ho pubblicato un libro. Codesto libro (che, se ancora non l'avete letto, vi attende trepidante in tutte le librerie che si rispettino!), è stato pubblicato anche in formato elettronico, sia in EPUB, disponibile per esempio sul sito dell'editore, o in MOBI attraverso Amazon. Questo autunno il mio editore mi gentilmente omaggiato una copia digitale del libro, appunto in formato EPUB. Ho velocemente scoperto che, come tristemente fanno quasi tutti gli editori, il suddetto EPUB era protetto da un lucchetto elettronico, un sistema di Digital Right Management, o in breve, DRM. I vecchi lettori di Borborigmi sanno che i DRM non mi sono mai piaciuti, figuriamoci se applicati a una mia produzione (e si, lo so, avrei dovuto informarmi meglio con l'editore al momento di firmare il contratto che gli consegnava anche i diritti di pubblicazione digitale, ma all'epoca era un pischello dell'editoria, e i risultati si vedono). In ogni caso, ho solertemente scaricato la versione di Adobe Digital Editions necessaria ad aprire legalmente il mio file EPUB, ho digitato la password e ammirato la mia opera sullo schermo. A questo punto, mi sono chiesto come fare a trasferirla sul mio Kindle.

La risposta è semplice: ho dovuto violare la legge. In sostanza, ho rubato il mio libro. Per poter convertire il file EPUB (che possedevo legalmente) in un formato adatto al mio lettore (che non legge gli EPUB) ho dovuto scardinare il lucchetto digitale messo dal mio editore. Non è un'operazione difficile: non vi racconto i particolari, vi dico solo che non mi ci sono voluti più di 10 minuti e una ricerca rapida su Google. Una volta aperto il lucchetto, la conversione in un formato adatto al mio lettore è stata veloce e indolore. Il problema è che, tecnicamente, ho commesso un reato: soltanto con l'approvazione esplicita dell'editore (approvazione che non avevo) avrei infatti potuto rimuovere i DRM dal file EPUB per poi convertirlo. Immagino annusiate l'assurdità della storia: ero in possesso legalissimo di un libro mio (anzi, doppiamente mio: scritto da me, e da me legalmente acquisito in quel particolare formato), ma legalmente non potevo trasferirlo sullo strumento che uso per accedere a questo tipo di contenuti. Come recita molto appropriatamente la prima legge di Doctorow:

Ogni volta che qualcuno mette un lucchetto a qualcosa che ti appartiene e non te ne dà la chiave, stai pur sicuro che non lo sta facendo a tuo favore.

Questa storia non ha una morale. Non voglio certo incitare a piratare libri (o qualunque altro contenuto), e tantomeno a il mio! Anzi: comprate i contenuti di cui volete fruire, e retribuite le persone che hanno speso tempo, cervello e cuore a produrli. Ma, allo stesso tempo, non smettete di chiedervi se, nello spendere i vostri soldi, non state facendo un favore a qualcuno a cui forse non vorreste farlo. E, se avete tempo e masticate l'inglese, ascoltate il primo capitolo di Information Doesn’t Want to Be Free di Cory Doctorow letto da Wil Wheaton, e, magari, comprate e leggete il suo libro.

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20 Commenti

  1. GIGI
    Pubblicato il 13 gennaio 2015 alle 14:34 | Permalink

    Occhio! Non è che hai commesso un reato anche pubblicando questo post: favoreggiamento e induzione alla violazione del copyright protetto dal DRM?
    Male che vada ti porto le arance. 🙁

  2. Pubblicato il 13 gennaio 2015 alle 14:47 | Permalink

    Non credo di aver commesso un reato in sé, ma di certo mi sono auto-denunciato. Siccome il "danno" in questo caso l'avrebbe ricevuto il mio editore (a quale non ho chiesto il permesso di craccare e convertire il file), il rischio che corre è che Laterza mi denunci. Nel caso specifico, credo di poter stare abbastanza tranquillo... 😉

    E poi, per reiterare: non incito mica alla violazione del diritto d'autore (che è una roba un po' diversa dal copyright, che è il diritto di copia), anzi! Non lo dci abbastanza chiaramente alla fine?

  3. Pubblicato il 13 gennaio 2015 alle 15:53 | Permalink

    Secondo me un'informazione importante che non è inserita nel post è: quanto stai guadagnando dalla vendita del libro? e quanto prevedi di guadagnarci? Questo aiuta a valutare quanto vincente sia la scelta di partecipare a sostenere macchine sbagliate cedendo tutti i propri diritti esclusivi.

  4. Pubblicato il 13 gennaio 2015 alle 16:21 | Permalink

    Non hai torto, anche se va un po' al di là del discorso che volevo fare (nel senso che si applica a qualunque libro, non solo a quelli che scrivo e pubblico io, che mi sono ritrovato a farlo). Ma capisco bene dove vuoi andare a parare: avrei potuto guadagnare di più se avessi preteso di mantenere i diritti sulla versione digitale, e l'avessi poi commercializzata direttamente? Non conosco la risposta esatta, ma penso che sia genericamente "si!": con Laterza ho un contratto "standard" da primo libro, che prevede una percentuale del prezzo di copertina come retribuzione, qualcosa che si aggira intorno al 10%. Ovviamente se avessi potuto intascare il 100% (meno eventuali percentuali del distributore) delle vendite di ebook metterei in tasca molto di più. Ma la domanda ne porta naturalmente altre: avrei avuto la forza di negoziazione per ottenere questa separazione di diritti, dalla mia posizione di esordiente? (Non credo). Avrebbe avuto senso immaginare una sola edizione digitale? (Secondo me no, anzi. Il cartaceo nel mio caso è stato fondamentale per raggiungere un pubblico "lontano"). E più genericamente: qual'è il ruolo degli editori oggi? Hanno ancora senso? La strada dell'autoproduzione è una via sensata e possibile? (Non lo so).

  5. Matteo Pascal
    Pubblicato il 13 gennaio 2015 alle 19:00 | Permalink

    Ti capisco bene, ho acquistato un solo e-book nella mia vita, per fare un regalo a mia mamma, e quell'unica volta mi hanno fatto ammattire sui DRM. La soluzione è stata simile alla tua (forse la stessa, i minuti in google sono più o meno gli stessi, da aggiungere alle ore passate per cercare di far funzionare la cosa legalmente). E' uno dei fattori che negli ultimi anni mi hanno allontanato di più dagli e-book: voglio poter comprare legalmente i libri, voglio poterli usare senza impazzire o essere costretto a crackarli. Ci si sente come davanti agli spot interminabili anti-pirateria, presenti per ovvie ragioni solo nei dvd acquistati regolarmente... ovvero ci si sente SONORAMENTE PRESI PER IL CULO.

  6. Fabiano
    Pubblicato il 13 gennaio 2015 alle 23:13 | Permalink

    Ormai è noto che il DRM danneggia soltanto gli onesti, perché ai pirati procura il fastidio di una mosca che ti ronza intorno mentre bevi un bicchier d'acqua.

    I grandi distributori di musica l'hanno capito da un pezzo, quanto ci metteranno ancora quelli del cinema e dell'editoria elettronica?

    @Marco [OT] c'è qualche problema con il feed RSS degli articoli, mentre quello dei commenti funziona. Puoi dargli un'occhiata?

  7. Pubblicato il 14 gennaio 2015 alle 09:07 | Permalink

    @Fabiano: Feedburner faceva le bizze, dovrebbe essere a posto adesso (e mi fa pensare che questo sarà uno dei prossimi prodotti di Google a sparire, visto il supporto)

  8. lorenzo
    Pubblicato il 14 gennaio 2015 alle 13:12 | Permalink

    Una cosa simile è successa anche a me. Il problema non sta nei DRM, visto che il formato epub è open, sta in amazon che non vuole implentare la possibilità della lettura di essi. (Sono anche io proprietario di in Kindle).

  9. Pubblicato il 14 gennaio 2015 alle 13:55 | Permalink

    Lorenzo, per quanto tu abbia (in parte) ragione, il problema è anche dal lato EPUB, che, per quanto un formato aperto, può implementare diverse forme di DRM, come nel mio caso, che impediscono copia o lettura al di fuori di un contesto specifico, per non parlare di conversione.

    Quanto a Amazon, il suo problema è un altro: il suo formato è sì proprietario, ma non è illegale produrre ebook in MOBI o AZW3 senza DRM, distribuirli come meglio ci pare, e metterli a mano sul Kindle. La scelta del formato chiuso è per aumentare la difficoltà a servirsi altrove a fronte di una esperienza "interna" praticamente senza frizioni.

  10. Fabiano
    Pubblicato il 14 gennaio 2015 alle 18:35 | Permalink

    @Marco: ok, adesso è allineato. Se hai letto questo articolo, sai che Google cercherà di far sparire tutti i servizi che non gli consentono di fare intermediazione commercialmente utile. Tanto realistico quanto deprimente.

  11. Antonio
    Pubblicato il 14 gennaio 2015 alle 19:47 | Permalink

    Se la "chiusura" di Amazon è un problema, il prossimo lettore potrebbe essere un Kobo 😉

  12. lorenzo
    Pubblicato il 14 gennaio 2015 alle 20:34 | Permalink

    @Marco Quello che volevo dire è che se Amazon permetterebbe di leggere i file epub con o senza DRM, non ci sarebbero problemi. Come avviene con Kobo o con gli ebook di Sony.
    Amazon stessa distribuisce i file mobi coperti da DRM, in cui si pone lo stesso problema. Ma essendo chiuso può essere fruito solo da i loro dispositivi.

  13. Matteo Pascal
    Pubblicato il 16 gennaio 2015 alle 18:59 | Permalink

    Segnalo typo: "l'interfaccia è quella che è, ma FA il suo dovere"

  14. Pubblicato il 17 gennaio 2015 alle 11:31 | Permalink

    Grazie Matteo, corretto!

  15. Mauro
    Pubblicato il 17 gennaio 2015 alle 13:30 | Permalink

    Premesso che concordo sull'antipatia verso il DRM, mi ricollego ai commenti di lorenzo in quanto anch'io penso che in questo caso il problema non stia nel DRM, ma nel dover convertire il file.
    Semplicemente non avevi il dispositivo adatto, è come cercare di vedere un VHS con un lettore Betamax o un Blu-ray con un normale lettore DVD, è come se il libro fosse scritto in una lingua a te non comprensibile... serve una traduzione (conversione di formato).
    Ma in generale chi ha detto che una traduzione diretta tra due lingue (formati) sia sempre possibile, o almeno che lo sia senza perdita o alterazione delle informazioni?
    Penso che prima della battaglia contro il DRM serva una battaglia a favore di uno standard, cioè di una lingua (formato) comune e condivisa.

    P.S.: Marco, grazie per il blog ed anche per queste divagazioni al di fuori della fisica quantistica, in attesa che ricominci la presa dati! Buon anno e buon lavoro!!!

  16. mmorselli
    Pubblicato il 19 gennaio 2015 alle 04:43 | Permalink

    Personalmente tolgo i DRM da ogni libro che acquisto, un po' su Amazon un po' su Google Play Store, per leggerli su un tablet Android con la mia app preferita. Ho anche un Kindle, ma non sono così nostalgico della carta, il display di un tablet da 7" non mi dà affatto fastidio per cui preferisco un software potente e flessibile da uno limitato come quello di serie in un e-reader. Qualora diventasse impossibile togliere i DRM, smetterei di acquistare e-book.

    La considerazione che mi viene da fare, però, è la seguente: malgrado la facilità estrema nello sbloccare un e-book protetto, e malgrado la dimensione di un e-book sia talmente infima che potrebbe essere scaricato in una decina di secondi, non si è creata per i libri una rete di diffusione P2P come si è creata per film, musica, e in parte applicazioni per smartphone. Il libro è un media diverso, a fronte di una cifra generalmente bassa, qualche volta stracciata, offre giorni, settimane o mesi di intrattenimento, a seconda di che tipo di lettore siete, per cui la gente preferisce comprare che scaricare illegalmente.

    Da qui, ricavo almeno due cose:

    - se il prezzo di mercato è uguale al prezzo percepito come giusto la gente non ruba, nemmeno quando è facile farlo. Non a caso il mercato underground per le app è anch'esso marginale.

    - I DRM negli e-book potrebbero anche sparire, forse venderebbero di più, non di meno. La gente non copia i libri perché non vuole farlo, non servono ulteriori costosi, quanto inutili, impedimenti tecnologici.

  17. Pubblicato il 19 gennaio 2015 alle 09:01 | Permalink

    Condivido molto dell'ultimo commento, tranne forse l'affermazione che "non si è creata per i libri una rete di diffusione P2P": da quanto ho potuto vedere, esiste un florido traffico di ebook tramite torrent, sia originali piratati sia "fatti a mano" (scansioni, ribattiture, etc). Pare che sia particolarmente fiorente per i testi più cari, e in particolare per la scolastica universitaria, o almeno così mi raccontavano a Laterza, che di questo sta soffrendo non poco.

    Sul prezzo non posso che essere d'accordo. Esempio personale: "Particelle familiari" cartaceo ha un prezzo di copertina di 16 euro, fissato dall'editore nella fascia medio-bassa per renderlo accessibile a un pubblico misto che includa anche i giovani. Il che vuol dire che spesso lo si trova scontato a circa 13 euro, per esempio su Amazon il primo mese dall'uscita, e lo stesso in molte liberei quando era una novità. DI fronte a un tale costo per il cartaceo, ha senso vendere l'ebook a 9.99 euro? Secondo me no (e lo dico anche se ovviamente venderlo a meno sarebbe un danno per me). Un prezzo dell'ordine dei 6 euro mi sarebbe sembrato più sensato. E poi, quando avremo un bundle cartaceo-ebook? Se ho cacciato 16 euro per la versione di carta, perché la casa editrice non mi regala l'ebook, o me lo da a +1 euro? Mah.

  18. Antonio
    Pubblicato il 19 gennaio 2015 alle 09:37 | Permalink

    In riferimento al commento di mmorselli credo che ci siano due differenze principali rispetto al caso dei brani musicali:
    1) il maggior distributore di ebook (Amazon) ha usato DRM sin dal principio, in qualche modo frenando la distribuzione pirata (rimuovere un DRM non è un'operazione semplice per tutti, come invece è ed era convertire un CD in mp3)
    2) a conversione di un libro da cartaceo in digitale richiede un certo sforzo per qualcuno che parte dalla copia analogica, per i CD è tutto molto più semplice

    credo che siano stati questi i motivi che hanno impedito la nascita di un florido scambio su torrent e siti vari, anche se comunque la pirateria in questo ambito esiste

  19. mmorselli
    Pubblicato il 19 gennaio 2015 alle 18:40 | Permalink

    Non intendevo dire che non si è creata nessuna rete di diffusione P2P illegale, ma che non si è creata ai livelli di musica e film. Mentre penso che sarei in grado di trovare qualsiasi film uscito negli ultimi 30 anni e qualsiasi brano musicale degli ultimi 70, non credo che riuscirei a trovare facilmente "particelle familiari" nel P2P, malgrado in EPUB sia 248K, al contrario delle versioni HD di certi film che arrivano anche a 16 giga (e sono scaricatissime). Il motivo per cui non trovo particelle familiari gratis non è un impedimento tecnico, ma di natura molto più umana, il libro che acquisto per intrattenermi o soddisfare una mia curiosità è qualcosa che sono contento di pagare per cui nemmeno lo cerco nel P2P, e sono contento di pagarlo perché ai libri in genere il lettore attribuisce un valore speciale rispetto ad un film più visto come prodotto usa e getta (non tutti i film ovviamente). Mancando la richiesta non si genera nemmeno l'offerta. Certo, fosse costato 100 euro, forse questa offerta si sarebbe generata, ed è per questo motivo che sui testi universitari l'offerta c'è, ma qui c'è una determinazione che non si combatte certo con i DRM, la soluzione in questo caso sarebbe rendere gratuiti i testi universitari, inseriti cioè nella retta scolastica o direttamente nelle tasse, proporzionali al reddito, di chi questa retta la copre.

    Un libro come "particelle familiari", invece, non subirebbe nessun danno, a mio parere, se venisse distribuito senza DRM, la variazione nelle vendite sarebbe irrilevante, ma gli introiti superiori, perché i DRM non sono gratuiti, sono un servizio impegnativo che grosse società offrono e si fanno giustamente pagare.

  20. mmorselli
    Pubblicato il 19 gennaio 2015 alle 18:50 | Permalink

    @Antonio: convertire un CD in MP3 è un'operazione semplice perché la richiesta l'ha resa semplice, sono nati software che fanno tutto con un click (anche se i siti P2P per audiofili mettono ben altra cura in questa operazione). I DVD e i Blue-Ray sono due esempi di prodotti nati con i DRM, ma che non hanno impedito la diffusione illegale.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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