Come quando dici "perché no?"

Arriva quel momento dell'anno in cui si è tentati di fare bilanci, e darsi degli obiettivi per l'anno nuovo che sta per iniziare. Di bilanci di questo 2013, però, io non ne voglio fare. Sotto molti aspetti, per me e la mia famiglia, è stato un anno terribile, funesto, faticoso. Esserne arrivati alla fine, quasi del tutto interi, o  rattoppati alla bell'e meglio con lo scotch,  a questo punto è probabilmente l'unica cosa che conta.

Allo stesso modo, e per ragioni collegate, non voglio darmi obiettivi concreti per il 2014. Sul mio portatile c'è una directory dove tengo i file di testo con cui gestisco le cose che faccio, le idee che mi vengono in mente, i progetti che cerco di far avanzare. Nel mucchio, c'è anche una serie di documenti chiamati Goals_20(xx).txt, ordinatamente allineati secondo l'anno che portano nel nome. Mi siedo sul divano, apro Emacs, e scorro Goals_2012.txt, scritto sul telefonino sotto il sole di Zanzibar, e poi Goals_2013.txt, pettinato con cura, riga per riga, al CERN, appena rientrato al lavoro a gennaio, rivedendo gli obiettivi dell'anno prima. Quante belle speranze, quanta buona volontà ci sono in quelle righe. Molti degli obiettivi nelle liste sono persino raggiunti e completati, ché in fondo io sono cintura nera della suddivisione analitica di idee in progetti, e di progetti in azioni concrete. Ma quanti altri invece sono rimasti lì, abbandonati nella loro solitudine, a ricordarmi che la sola buona volontà non basta, e che siamo  foglie in balìa di un vento a volte capriccioso, violento, contrario.

"Corri una semi-maratona", "finisci la prima stesura del libro in primavera", "passa l'HDR", "riordina e scansiona le vecchie diapositive". Ci andrebbe un "se" al fondo di ognuna di quelle righe, e di tutte quelle altre che non voglio scrivere qui, ché sono intime e personali e dolorose da rileggere. Un "se" a perenne monito di quanto siano vane a volte le mie buone intenzioni. Se non ti frantumerai il ginocchio; se sarai sereno abbastanza da riuscire a scrivere con continuità; se il lavoro non ti assorbirà tutte le energie; se non sarai così preoccupato o triste o svuotato da non trovare più forza e creatività, nemmeno scavando in fondo.

Me lo figuro dunque quel file, Goals_2014.txt, impettito davanti a tutti gli altri, bello diviso in due sezioni ordinate come gli altri: "Nuovi obiettivi" davanti, lucenti e immaginifici e fiduciosi, e dietro "Obiettivi mancati nel 2013", da riacchiappare per non perdere il ritmo, perché non si lascia nulla indietro. Ma quel file non lo scriverò, quest'anno. Non voglio dover immaginare allo stesso tempo una lista di "se", magari simile a quella che mi ha fatto compagnia nel 2013, tenendomi per mesi ancorato al fondo, a volte quasi facendomi affogare. Quest'anno preferisco conservare i miei sogni, i miei desideri, le mie speranze al riparo dal freddo di una frase vergata con l'inchiostro o schiacciata a dita su uno schermo. Scelgo di lasciarli nascosti, difesi dal mondo, senza che debbano vergognarsi di essere ancora li, di non essere morti, di avere ancora voglia di emergere, e di averne una paura cane.

Nel 2005, mentre Irene lavorava in Mozambico ed io ero già al CERN, ancora frequentavo la Comunità Capi del gruppo scout in cui ho militato per mezza vita. Facevo ancora un minimo di servizio, quasi in differita e per corrispondenza, ma un paio di volte all'anno mi sembrava giusto sedermi ancora in cerchio a gambe incrociate con gli altri Capi, quelli che si occupavano per davvero dei ragazzi. C'è stata un'uscita, in cui ognuno presentava il suo "Progetto del Capo". Era un momento in cui mi sentivo un po' smarrito, a uno dei quei punti della vita in cui il cammino fatto è magari molto chiaro, molto meno lo è quello da fare. Il mio contratto al CERN durava ancora poco più di un anno, mia moglie stava lavorando dall'altro lato del mondo per chissà quanto ancora: dove saremmo stati di lì a un anno? Per provare a dire come stavo, e come vedevo la mia (in)capacità di progettarmi, ho costruito un cubo di carta, uno di quegli origami che faccio a raffica quando sono nervoso, e ho scritto sulle facce le parole di una canzone che mi accompagnava in quei giorni, e che torna a risuonarmi nella testa in questi:

E ti sei opposto all'onda
ed è li che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù.
E ti senti ad una festa
per cui non hai l'invito
per cui gli inviti adesso falli tu.

Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
Metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
come quando dici "perché no?"

L'unica cosa che ho chiara di questo 2014 che sta per aprirsi, è che, come allora, non cercherò di oppormi all'onda, qualunque cosa arrivi. Il mondo è pieno di eventi, direzioni, ragioni che non conosco, non capisco, non controllo. E, roba dura per un fisico, sto faticosamente imparando a fare i conti con questa cosa. Magari nel 2014 arriverà qualcosa di nuovo e buono e inaspettato, e ci sarà da partire, senza rimpianti, controllando la paura, nutrendo la speranza. Nel caso, l'unica cosa che ho voglia di dire è: perché no?

Più ti opponi e più ti tira giù...

Più ti opponi e più ti tira giù...

 

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6 Commenti

  1. juhan
    Pubblicato il 31 dicembre 2013 alle 19:49 | Permalink

    Dai coraggio!

  2. Lucio
    Pubblicato il 31 dicembre 2013 alle 23:58 | Permalink

    Bella e vera, questa tua botta di umanità' . Un abbraccio

  3. My_May
    Pubblicato il 1 gennaio 2014 alle 10:54 | Permalink

    Ognuno di noi, chi più chi meno, chi prima chi dopo, arriva a comprendere che non ha compreso nulla. All'inizio si cerca di tirar fuori quel che si ha dentro, che sia un desiderio, un semplice pensiero o addirittura un progetto. Lo si porta fuori come se fosse un oggetto e si cerca di analizzarlo. Eccoli li, davanti a noi come un ET venuto chissà da quale mondo alieno. Dopo il primo oggetto creato, ecco che ne si crea un altro, e poi un altro ancora e così fino "quasi" all'esaurimento posti (tipo parcheggi sotterranei). Una lunga lista di cose fatte, da fare o anche eventi vissuti o mai provati. Ci sono due modi di guardare tutte queste cose. Le si può vedere singolarmente, scegliendone solo alcune (magari quelle che sortiscono un maggiore interesse) oppure guardandole tutte insieme. Quando si arriva ad osservale globalmente spesso si viene sopraffatti da un senso di impotenza, nel peggiore dei casi. Nel migliore dei casi di meraviglia. Impotenza e meraviglia sono in un certo senso sinonimi, o comunque lasciano presagire uno stato di quiete (ovvero contrario al moto). L'impotenza da sola è negativa perchè non risolve in alcun modo il nostro stato di malessere. La meraviglia aggiunge invece un senso positivo all'impotenza, ma non aggiunge nulla alla comprensione razionale. Cosicché uno obbligato anche per lavoro a svolgere e a risolvere problemi razionali farà fatica a guardare fuori di se quelle cose, inermi e allineate, che ha creato nell'arco della sua vita e nello stesso tempo averne una risposta razionale. Perchè uno si chiederebbe. Ovviamente la risposta positiva di Marco è solo una "perchè no?

  4. Emanuela
    Pubblicato il 1 gennaio 2014 alle 23:57 | Permalink

    Sì,più ti opponi e più ti tira giù. Come posso capirti, anche il mio 2013 è stato devastante, incredibile, e allora con tutto il cuore auguro a tutti e due un 2014 almeno un po' consolante..

  5. Pubblicato il 2 gennaio 2014 alle 11:34 | Permalink

    "E, roba dura per un fisico, sto faticosamente imparando a fare i conti con questa cosa". È una frase bellissima. Complimenti per la bellezza e l'umanità di questo post. Ti faccio notare che, come forse ti sarai già accorto, questi sono i motivi per cui solitamente si parla di "propositi" per l'anno nuovo, più che di "progetti": non tanto "farò questo e farò quello" ma "lavorerò di più su quella cosa, mi sforzerò di più in quella direzione". Un abbraccio.

  6. Lisa
    Pubblicato il 3 gennaio 2014 alle 10:44 | Permalink

    Buon anno! e grazie per aver condiviso i tuoi pensieri!

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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