Fisica elementare del tempo quotidiano

Qualche tempo fa mi ha contattato una fanciulla di nome Vera Prada, proponendomi un'intervista "a proposito del tempo" per la rivista per cui scrive. Nel giro di un paio di messaggi, è venuto fuori che la rivista in questione era Camminiamo Insieme, una delle pubblicazioni degli scout dell'Agesci, quella per i rover e le scolte dal 16 ai 21 anni, e che Vera era stata indirizzata verso il sottoscritto da un vecchio amico che aveva omesso di raccontarle il mio passato da capo scout e membro della pattuglia stampa dell'Agesci. Chiariti questi dettagli, ne è venuta fuori un'intervista che oscilla tra il tempo nella fisica moderna, e il senso dello scorrere degli attimi, la necessità di una narrazione e lo scorrere del tempo interiore. Non che ne capisca molto di nessuna di queste ultime cose, ma tant'è... Buona lettura, e grazie a Vera e a Paolo!

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Un Commento

  1. valerio
    Pubblicato il 23 settembre 2013 alle 14:11 | Permalink

    hai ragione marco,e' proprio cosi' e te ne accorgi camminando in montagna.Cammini e cammini ma la sensazione del tempo che scorre e' ben diversa dal tempo convenzionale del tuo orologio.Non ti pare affatto di metterci TUTTO quel tempo.Sembra quasi che il prametro del tempo convenzionale li' finisca per non avere piu' alcun significato;forse per le gite si dovrebbe usare una grandezza diversa (il rifugio?la cascata? la pietraia? o altro).Dopo una lunga gita resto SEMPRE sorpreso dal calcolo convenzionale del tempo trascorso.Vuol dire che qualcosa non va in quel modo di misurarlo,la misura non e' rappresentativa del tempo percepito.Qundi allora e' vero:il tempo e' soggettivamente emergente in base all'esperienza che si sta vivendo.Non dovremmo quindi sorprenderci ai racconti di antichi eserciti che marciavano per settimane,era una cosa diversa e pensarlo in termini di tempo convenzionale e' come voler confrontare mele con pere.
    Il gestore del rifugio Pagari' nel Cuneese era (e' ancora) un santone indiano un filosofo e un camminatore;dopo le faccende del rifugio,di primo mattino,si piazzava su una roccia a meditare ,in silenzio e per tutto il giorno.Un bimbo curioso gli chiese un giorno come facesse a resistere cosi' tutto quel TEMPO.Guarda,gli rispose lui,io mi siedo qui e comincio a non pensare piu' a nulla e quando mi alzo,senza che me ne sia accorto,si e' gia' fatta sera,in un attimo.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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