Aspen 2013, giorno 1: sciare in Colorado, misurare l'Higgs nel futuro

Il mio talk è stato spostato a giovedì. L'ho scoperto sabato notte appena arrivato, dando un'occhiata ai messaggi di posta elettronica. Pare che CMS si sia finalmente deciso a presentare i risultati della loto analisi dei decadimenti del bosone di Higgs in due fotoni (che non aggiornano dal luglio 2012), ma che per avere i risultati approvati abbiano bisogno di qualche giorno in più. Le voci di corridoio dicono anche molte altre cose, ma ovviamente non riferirò, non prima di giovedì. A questo punto, visto il talk rimandato (era previsto lunedì mattina) e il programma di domenica, ho deciso di andare a sciare.

Higgs Quo Vadis è una "conferenza invernale", come Les Rencontres des Moriond a La Thuile. Le conferenze invernali funzionano in genere così: la sessione del mattino inizia molto presto, diciamo intono alle 8. Questo permette di finire la sessione del mattino verso le 11-11:30. A quel punto inizia la "pausa pranzo", che dura fino alle 16: la sessione del pomeriggio va poi avanti fino alle 20. In sostanza, l'idea è che nella "pausa pranzo" uno vada a sciare.

Nessuno si scandalizzi, per favore. Avendone provate un paio, posso dire che il meccanismo di queste conferenze funziona molto bene. Non tanto perché si ha il tempo di sciare (cosa che non guasta, ci mancherebbe), ma perché una pausa di attività fisica a metà giornata rinfresca veramente le idee, e predispone a una attenzione per la sessione pomeridiana migliore di quella che si avrebbe restando chiusi tutto il giorno nella stessa stanza. Credetemi.

Il problema è che qui ad Aspen sciare costa cifre vergognose. Il giornaliero viene la simpatica cifra di 117 $, il mezza-giornata 89$. A questo aggiungete una cinquantina di dollari - al giorno, senza riduzioni per periodi lunghi - per l'affitto del materiale (visto il viaggio allucinante, l'idea di portarmi dietro anche gli scarponi da sci era fuori discussione). La conferenza offre un giornaliero scontato a 80$, che è ovviamente super-conveniente anche per sola mezza giornata visti i prezzi, ma che è comunque caro.

Sabato notte, mentre volavo su Aspen da Chicago, ha nevicato. Il che significa che domenica mattina c'è neve freschissima, e si prevede tempo bellissimo. Un'occhiata rapida al programma della mattina (introduzione, escursus storico sulla ricerca dell'Higgs, presentazione di ATLAS e CMS) e mi sono fatto convincere a saltare e sciare dal mattino fino alle 16. In più, sciare tutto il giorno e non solo 4 ore è un modo per ammortizzare i costi, mi ripeto mentre striscio la carta di credito e acquisto giornaliero "scontato" e affitto gli sci.

2013--3-10_Apen_01

Il comprensorio di Aspen è enorme, la neve splendida. Certo, non ci sono le Alpi a cui sono abituato e affezionato, e la roccia rossa delle montagne del Colorado che affiora qua e là fa un effetto strano. Mentre affittavo gli sci, ho deciso di prendere anche il casco, per la prima volta in vita mia. Mi ha convinto E.S., il post-doc di SLAC con cui scierò tutto il giorno. Mi dice candido infilando il suo elmetto: "Ci guadagniamo da vivere con le nostre teste, rischiare mi sembra stupido". Non fa una piega.

Le piste americane si dividono in verdi (facili), blu (medie), e nere con uno o due diamanti. Quasi nessuna delle piste diamantate è battuta: qui sembra che sciare per davvero voglia dire sciare nella neve fresca, anche sulle piste. E.S. scopriamo presto che possiamo scendere senza troppi problemi sulle piste con due diamanti neri, ma che la cosa non è necessariamente divertente, con venti centimetri di polvere a coprire pendenze del 50% e più, gobbute che metà sarebbe bastato. A fine giornata E.S. mi dirà che ho uno stile di sci "pulito e controllato", che probabilmente vuol dire che vado troppo piano per lui. Io, oltre a non volermi spaccare le testa, ho deciso che tenevo anche all'integrità delle mie gambe fuori allenamento.

2013--3-10_Apen_02

Le cose più interessanti della sessione del pomeriggio sono le prospettive della fisica a LHC con grandissime quantità di dati. E., la post-doc italo-americana che non ama volare, presenta un bel sommario delle prospettive di misurare le interazioni del bosone di Higgs con se stesso a LHC. C'è un po' di maretta al momento delle domande: i rappresentanti della comunità che vorrebbe costruire subito n Linear Collider accusano la comunità di LHC di aver fornito numeri poco credibili, dall'altra pare ci si difende a spada tratta. La verità è che scrutare oggi il futuro della fisica delle alte energie su un'orizzonte temporale di vent'anni è difficilissimo: prevedere che cosa si vedrà a LHC dal 2015 con i 14 TeV di energia nel centro di massa, e combinarlo con l'evoluzione dei finanziamenti è impresa da sfera di cristallo.

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8 Commenti

  1. Fabiano
    Pubblicato il 11 marzo 2013 alle 19:12 | Permalink

    140 interazioni per crossing? A me sembrava già impossibile con 20, non vorrei essere tra quei poveracci che dovranno modificare il software. 🙂

  2. GIGI
    Pubblicato il 11 marzo 2013 alle 19:37 | Permalink

    Dalle 11.30 alle 16: buona vacanza!
    Dalle altre ore mi aspetto novità, l'hai promesso.
    P.S. Non ci hai parlato di Aspen dopo le 20.00 😉

  3. Pubblicato il 11 marzo 2013 alle 20:53 | Permalink

    @Fabiano: non parlare di corda a casa dell'impiccato!

  4. Pubblicato il 11 marzo 2013 alle 20:54 | Permalink

    @Gigi: eh, mica tutti i giorni. Oggi, per esempio, revisione della presentazione e pranzo con i teorici per discutere di un paio di cosette.

  5. GIGI
    Pubblicato il 12 marzo 2013 alle 11:12 | Permalink

    Mmmm, brutte bestie i teorici...

  6. Alberto Ferrero
    Pubblicato il 12 marzo 2013 alle 15:36 | Permalink

    @Marco: tu dici

    La verità è che scrutare oggi il futuro della fisica delle alte energie su un orizzonte temporale di vent'anni è difficilissimo.

    Temo che guardare dentro la sfera di cristallo (come dici più oltre) sia ormai un esercizio inutile: è abbastanza facile intuire che ottenere i soldi per costruire un nuovo Linear Collider (alla scala di energie dei TeV) sarà impresa molto, molto difficile se non impossibile! Guarda la fine che ha fatto il progetto di SuperB - in cui si volevano persino riciclare dei componenti del dismesso PEP-II - , tanto per parlare di un progetto a più piccola scala. Si spera almeno nei progettati upgrade di LHC… ma mi sembra di capire che la fisica delle alte energie non sia più nelle corde dei grandi strateghi delle politiche scientifiche, a differenza di quello che accadeva negli anni '50 e '60 quando si costruivano acceleratori da tutte le parti del mondo (almeno nei paese più industrializzati). Altri tempi: forse era solo una questione di prestigio, nella logica della contrapposizione geopolitica di quegli anni là, o si pensava, più concretamente, a supposti ritorni tecnologici nella corsa agli armamenti.

  7. Pubblicato il 12 marzo 2013 alle 23:22 | Permalink

    @Alberto: non hai torto, ma non puoi mettere sullo stesso piano una B-factory nata male come Super-B, che può fare un tipo di fisica molto preciso ma altrettanto limitato, e un Linear Collider. Ovviamente, visto che i fondi non sono infiniti, si tratta sempre di definire le priorità (che per me, restano sempre gli upgrade di LHC)

  8. Alberto Ferrero
    Pubblicato il 14 marzo 2013 alle 11:32 | Permalink

    Certo Marco, non si possono mettere sullo stesso piano rispetto alle finalità di ricerca e al tipo di impegno richiesto alla comunità scientifica, mi è chiaro. La mia era solo una giustapposizione relativa ai costi da sostenere. Sul fatto che poi SuperB sia nata male… beh forse si potrebbe parlare di poco senso della realtà (da parte di chi l'ha proposto) e di demagogia (da parte dei politici), considerata la funesta congiuntura economica e il caos che regna in Italia sul "cosa fare e chi lo fa" relativamente alla politica scientifica. Ma lasciamo perdere… So solo che nell'INFN c'era chi ci credeva, anche qui a Torino…

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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