Così liquido che rischia di evaporare

A Luglio, in uno slancio di sventata partecipazione democratica e di speranzosa militanza, mi sono iscritto a PD. L'idea era quella di partecipare all'elezione del nuovo segretario, e nello specifico di sostenere la candidatura di Ignazio Marino. Delle ragioni di questa scelta ho già detto altrove, e magari ritornerò nel futuro prossimo.

Tra due settimane si terrà il congresso del circolo PD di Ginevra (circoli, compagni, adesso le sezioni di chiamano circoli), mi sono dunque diligentemente messo a studiare come funziona questa democratica elezione del segretario. E ho scoperto un paio di cosette raccapriccianti, di quelle che farebbero passare la voglia anche al militante dotato delle migliori intenzioni.

Iniziamo dalle tessere. Con una procedura mai vista altrove, il tesseramento al PD è stato chiuso il 21 luglio. Per evitare tesseramenti di massa dell'ultimo minuto a ridosso del congresso, mi dicono. Capisco il timore di golpi e attentati, ma supponiamo che qualcuno oggi voglia iscriversi al PD: che cosa fa? Aspetta fino al 1 gennaio 2010? O le iscrizioni si riapriranno a congresso concluso? Mah. Unica consolazione, mi dico, è che un partito così timoroso che le proprie elezioni interne possano essere sabotate dall'esterno da inventarsi una procedura di tesseramento così bizantina deve veramente avere a cuore il contributo dei suoi iscritti. È il mio partito, mi dico, sarà il mio segretario. E invece no.

La procedura dell'elezione del segretario mi fa venire i brividi ben più del tesseramento. A una prima occhiata sembra bella tonda e ragionevole: tra due settimane vado al congresso del circolo PD di Ginevra, insieme con gli altri tesserati discutiamo le tre mozioni e le votiamo, esprimiamo un rappresentante che si recherà al congresso Svizzero, e di lì in modo analogo una serie di delegati che andranno a quello nazionale, dove i delegati tutti finalmente voteranno il segretario. E invece no, non andrà esattamente così. Così è come funzionano i partiti di solito; nel caso del PD, invece, la piramide democratica funzionerà proprio come dicevo, salvo nell'ultimo passaggio: i delegati al congresso nazionale non eleggeranno il segretario. Per quanto possa sembrare bizzarro - io ancora ci credo a stento - il voto dei delegati al congresso nazionale servirà a selezionare la rosa dei tre candidati segretari che verrà sottoposta a chiunque vorrà partecipare alla vera elezione, che avverrà con il meccanismo delle primarie qualche settimana dopo il congresso.

Mi chiedo: da quando in qua il segretario di un partito non viene eletto dai militanti tesserati? E in ogni caso, se questa è l'idea di fondo - per carità, magari funziona pure, i Democratici americani fanno così da anni - perché allora affannarsi tanto con la storia delle tessere? Perché - io di numeri me ne intendo - se ci sono 3 candidati potenziali e il congresso deve esprimere 3 candidati per le primarie, chi pensate finirà nella rosa? Non vi fa sembrare tutto il traffichio dei congressini locali e poi regionali e poi nazionale un po' inutile? E vi rivelerò un segreto: il giorno delle primarie tutti i cattivoni che avrebbero potuto tesserarsi a ridosso del congresso per guastare la festa ai vari democratici potranno tranquillamente presentarsi al banchetto, fare la loro sintetica professione di fede, e dare fastidio con il loro voto inatteso. Già.

Questo splendido sistema è il figlio storpio dell'idea di "partito liquido" introdotta dal precedente segretario del PD, Walter Veltroni, e della paura di perdere il controllo del partito da parte dell'apparato. Come tutti compromessi tra idee inconciliabili, è pessimo, scontenta tutti e ha la simpatica proprietà di frustrare allo stesso tempo il militante (essere tesserati oggi sembra non servire più praticamente a nulla) e il simpatizzante (per dire: se nessun delegato di Marino arriva al congresso nazionale, o se Marino non passa la soglia del 5% dei votanti al congresso nazionale, il caro Ignazio nella rosa dei 3 papabili non ci finisce, e il simpatizzante non-tesserato che lo avrebbe votato alle primarie si ritrova senza candidato, alla faccia della partecipazione democratica estesa).

E poi, datemi pure del matusa, ma per me un partito rimane un'organizzazione per definizione di parte; il che implica che per farci parte bisogna fare un minimo sforzo di schieramento. Nulla di complesso: qualcosa del tipo passeggiare fino alla locale sezione (ooops, circolo), smollare i propri dati e due lire, prendere un rettangolino di plastica e metterselo nel portafoglio, segnarsi sul calendario la data del congresso locale, tenersi liberi, quella sera ritrovare il rettangolino e ri-passeggiare fino alla sezione per discutere e votare. Passare la domenica mattina della primarie davanti al gazebo e decidere all'ultimo di dire la propria è forse lodevole - e magari va persino bene per selezionare il leader di una coalizione o per esprimere altre opinioni - ma non mi sembra sufficiente. Soprattutto non all'inizio della vita di un partito che è ancora troppo un contenitore vuoto. Su questo, mi spiace, temo di essere più vicino a Bersani che a Marino: a me "liquido" sa di qualcosa che scorrerà anche negli anfratti, ma che rischia di evaporare alla prima occasione. Andrà forse bene domani, posato su una solida tradizione di ampia militanza e partecipazione che oggi è ancora da costruire. Oggi mi sembra che ci serva soprattutto un partito solido, non un esperimento.

Ciò detto, tra due settimane andrò da bravo al congresso ginevrino, credo proprio a votare ancora la mozione Marino con (quasi) immutato entusiasmo. Chissà, magari questa procedura di voto bizzarra e frustrante potrebbe persino fare comodo alla sua mozione; ma questa è un'altra storia, e ne parliamo in un altro momento.

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3 Commenti

  1. Pubblicato il 14 settembre 2009 alle 16:45 | Permalink

    In realtà a me sembra che tutto il tran tran di passaggi a sto punto si riduca ad una bella operazione di facciata, del tipo "Siamo un partito democratico, per cui vi facciamo scegliere chi noi vogliamo che votiate, non come quelli di là che lo decidono senza scomodarvi".
    Finché il PD non decide da che parte stare, cioè finché i centristi non se ne vanno e ritorna ad essere niente meno che il vecchio partito DS, ma senza Quercia, mi sa che questo è il massimo che ci si possa aspettare.

  2. Valter
    Pubblicato il 15 settembre 2009 alle 21:16 | Permalink

    Caro Marco
    È per un insieme di queste faccende che da ventenne pur avendo una compagnia di amici praticamente tutti appassionati di politica, ( tre dei quali già diventati Sindaco) non ho mai voluto la tessera che gentilmente mi offrivano. Non sarà certo una qualità ma quelle discussioni infinite non mi hanno mai preso, come certe manipolazioni di voti in sede interna di cui si venne a sapere (allora non c’era il PD). Malattia questa delle manipolazioni in cui mi sono trovato mio malgrado coinvolto essendo scrutatore addirittura alla votazione del direttivo della Banca di cui sono socio. Quella volta mi dissi che avrei dovuto fare qualcosa per la compagine e così mi offersi come scrutatore dato che faticavano a trovarli. Il risultato fu che oltre che rimanere bloccato per tutta la domenica senza mangiare, qualcuno andò il giorno seguente nel caveau dei documenti a manipolare le schede. Il fatto fini sui giornali e per poco non rischiammo il processo. All’assemblea seguente comunque le cantai chiare ai responsabili e fu un applauso calorosissimo. Per carità qualcuno si deve pur proporre ma per quanto mi riguarda e per quel che ne son capace, preferisco azionare in altro modo per il bene pubblico, che mi sta veramente a cuore.
    Sentiti Auguri
    Valter

  3. Valter
    Pubblicato il 15 settembre 2009 alle 21:45 | Permalink

    errata c.
    Consiglio d'Ammnistrazione ( no Direttivo)

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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