La laicità è un metodo

La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l'umiltà e l'intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Significa lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro può avere ragione. Infine laicità significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si è presa una decisione nell'interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onestà.

(dalla mozione a sostegno della candidatura di Ignazio Marino a segretario del Partito Democratico)

La laicità è un metodo scientifico, mi verrebbe quasi da dire. Quel riferimento al dubbio mi piace in particolare.

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7 Commenti

  1. Pubblicato il 28 luglio 2009 alle 14:14 | Permalink

    aggiungo una frase di un amico: il metodo scientifico è la rivoluzione dell'umiltà.

  2. Pubblicato il 28 luglio 2009 alle 14:23 | Permalink

    Fonte, fonte, voglio poter citare! 🙂

  3. Pubblicato il 28 luglio 2009 alle 17:55 | Permalink

    Io direi: dubbio che l'altro possa avere ragione.

    A parte il congiuntivo, c'è un aspetto che non mi convince della candidatura di Marino. Si tratta forse solo di un'impressione — non ho ancora letto la mozione —, ma è avvalorata da molti dei suoi sostenitori. Anche il tuo intervento va in quella direzione: di 25 pagine scegli alcune righe proprio sul tema della laicità. Il punto è che il Sen. Marino deve la sua notorietà alla concomitanza di due fattori: da un lato si dice cattolico, dall'altro ha assunto posizioni molto forti proprio su quei temi etici sui quali si sono pronunciate le gerarchie ecclesiastiche, e sempre contro di esse.

    Io apprezzerei molto un discorso di questo tenore: «io sono cattolico, e nella Chiesa ho imparato ad usare la ragione e a seguire la mia coscienza; lo farò sempre, anche se a volte succederà di andare contro la gerarchia!». D'altra parte, questo è ciò che hanno fatto sempre i politici cattolici: non dimentichiamo che la legge sull'aborto fu introdotta in Italia sotto un governo Andreotti. Nel caso di Marino, però, sembra che il suo essere cattolico sia solo una petizione di principio per dimostrare sempre il contrario; come se davanti ai suoi interventi si dovesse sempre aggiungere un «io sono cattolico, ma…». Non mi sembra più credibile di quelle frasi da leghista perbene che cominciano con «io non sono razzista, ma…».

    Si tratta, tra l'altro, di una posizione storicamente perdente: non fa guadagnare molti voti tra i cattolici, mentre gli elettori laici preferiranno rivolgersi ad uno “dei loro”. Mi viene in mente una frase di John Kerry — che rischiò di diventare il secondo presidente cattolico dopo John Kennedy nella storia degli Stati Uniti d'America — durante l'ultimo decisivo duello televisivo. A precisa domanda, rispose (cito a memoria): sono cattolico, ma vi prometto che questo fatto non avrà influenza in nessuna delle mie decisioni. Io direi, scientificamente: se un fatto non ha effetti, quel fatto non esiste. In ogni caso, sappiamo tutti come è andata a finire: i cattolici votarono in massa George W., e quella domanda fu ritenuta decisiva da molti analisti.

  4. Pubblicato il 28 luglio 2009 alle 18:39 | Permalink

    @galliolus: sai quanta gente si dichiara cattolica senza aver capito cosa vuol dire esserlo? E tu chi sei per dire che lui lo è o meno?

    siceramente: cosa me ne frega se è cattolico, gay, eterosessuale, zoppo se alla fine dice cose intelligenti e finalmente codivisibili?

    perché disfare le piccole cose decenti che nascono dalla cacca?
    (non sono cattolico né iscritto al pd, ma spero che marino vinca)
    d

  5. Marco
    Pubblicato il 28 luglio 2009 alle 18:59 | Permalink

    Caro Galliolus,

    ho incollato questo passaggio in particolare perché trovo che le questioni di metodo nell'agone politico siano importanti probabilmente quanto quelle di contenuto. La laicità prima di essere un valore è uno strumento programmatico, e sottolinearlo mi sembra importante. Poi avrei potuto incollare anche altri passaggi interessanti su temi specifici, ma sto ancora digerendo, e voglio leggere le altre mozioni prima di dire (proprio per quella questione metodologica di cui sopra).

    Sul congiuntivo mi inchino e sottoscrivo. In generale la prosa della mozione è bruttina e a volte persino un po' tirata giù, come se avessero fatto molto in fretta. Soprattutto si sentono le molte mani, alcune migliori di altre.

    Sulla cattolicità di Marino non so dire molto. So solo che viene da ambienti non lontani a quelli in cui sono cresciuto io (lo scoutismo, per dire), e personalmente apprezzo il suo modo di vivere insieme la fede e l'impegno pubblico. Non sono sicuro però di condividere la tua critica: ci sono credenti (cattolici? Non so se l'etichetta si possa ancora applicare, ma è quasi un dettaglio) per cui una qualche forma di laicità è persino un valore teologico (potrei partire con uno sproloquio su Simone Weil, ma tralascio), e che dunque potrebbero dire qualcosa del tipo (super-approssimazione): "sono credente, e dunque questo mi obbliga a perseguire delle politiche laiche". Forse sarebbe importante che qualcuno iniziasse a dire cose del genere in modo pubblico, così che il panorama della discussione dei credenti in politica non sia sempre appiattito al dilemma "con il Papa - contro il Papa" o a quelle inutili dichiarazioni di principio che giustamente deplori. Mi sembra quasi che le posizioni di credente di Marino si possano leggere in questa direzione, ma forse - lo ammetto - è un po' presto per tirare delle conclusioni. In ogni caso, mi piacerebbe fosse così.

    P.S. io da venerdì scorso sono iscritto al PD, sezione Estero circolo di Ginevra 🙂 Vediamo che ne viene fuori.

  6. Pubblicato il 31 luglio 2009 alle 10:18 | Permalink

    Scusate, non era mia intenzione giudicare la fede di nessuno, né tantomeno dare patenti di cattolicità.

    Mi riferivo piuttosto al modo in cui Marino si presenta — o viene presentato — alla massa degli elettori, come me poco o mediamente informati, quelli che è necessario convincere se ci si candida a guidare il Paese. Tra parentesi, è di questo che stiamo parlando: chi vince le primarie sarà il candidato dell'opposizione alle prossime elezioni, o sbaglio? In questo senso le primarie del PD sono interessanti anche per me che non sono iscritto, ma sono certamente un potenziale elettore.

  7. Pubblicato il 31 luglio 2009 alle 12:01 | Permalink

    Le primarie si tengono in qualche modo in due momenti, uno "congressuale" che deve eleggere il segretario del PD; a questo momento partecipano solo gli iscritti, cose che a me sembra sensata. Ci sarà un secondo momento aperto per discutere del candidato premier, questo si aperto a tutti come nel passato.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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