Troppo vicini, troppo uguali

Un paio di libri sono passati sul mio comodino nelle scorse settimane, un paio di libri diversi eppure in qualche modo vicini, che hanno parlato alla mia mai sopita vocazione da educatore e al mio essere padre.

Immagine di L'esatta sequenza dei gestiDue libri arrivati entrambi oltre frontiera in due buste marroni di quelle con le bolle dentro. Il primo, L'esatta sequenza dei gesti di Fabio Geda, spedito dall'autore stesso, che oltre a essere un bravo scrittore e un bravo educatore è anche un carissimo amico (grazie Fabio). Il secondo, Domani niente scuola di Andrea Bajani, mandato in diretta dall'Einaudi, dove Irene e Andrea hanno condiviso una paio di stagioni da precari dell'editoria. Entrambi, tra l'altro,  si rifanno il primo scrivendo libri e facendoseli pubblicare dall' ex datore di lavoro, la seconda recensendoli e leggendoli aggratis.

Immagine di Domani niente scuolaLibri diversi, dicevo: quello di Fabio è un romanzo, lieve e delicato, che tocca i temi del disagio e degli adolescenti in difficoltà; quello di Andrea parla anch'esso di adolescenti, ma è un reportage, nato dalla sua folle idea di andare in gita con tre classi di diversi licei italiani. I due libri raccontano di ragazzi - e non vi dico altro, che tutti e due valgono la pena di essere letti e bevuti d'un sol sorso - ma, in qualche modo, tutti e due gettano un po' di luce sugli adulti che stanno intorno ai ragazzi: i genitori, i professori, gli educatori. I due libri parlano di distanze, necessarie e sane, che dovrebbero esserci tra adulti e ragazzi, e di come troppo spesso queste distanze si riducano pericolosamente. A proposito del ruolo degli adulti nei confronti dei ragazzi, Ascanio, uno dei protagonisti del libro di Fabio, dice con lucida chiarezza:

Serve autorevolezza. Che cosa significa? Che io, adulto, e tu, ragazzo, siamo diversi. E che questa diversità è una risorsa che comprende il mio rispetto per te, la mia capacita adulta di volerti bene, di ascoltare, di mutare strategia per aiutarti a crescere, e allo stesso tempo la serenità di dirti quando sbagli, di applicare sanzioni, di farmi carico di tutte quelle responsabilità che è giusto siano mie, e non tue.

Ma quanti adulti non sanno, non riescono a farsi carico di questa diversità? I genitori (reali) degli studenti del libro di Andrea non meritano che poche righe qua e là, ma anche in questi spazi miseri non riescono a nascondere la loro piccolezza:

Per un buon quarto d'ora un ragazzo ha raccontato nei minimi dettagli le sue gesta in classe [segue breve lista di bravate, e loro similitudini con le bravate d'antan dell'autore, n.d.r]. Niente di nuovo, per certi, o comunque niente di particolarmente nuovo. Solo, c'era una differenza. I suoi genitori ridevano moltissimo. Poi c'è stato un momento in cui, anche se non ho capito bene il perché, il ragazzo ha detto al padre "Vaffanculo". Ricordo di aver pensato, del tutto istintivamente e memore ancora del compiacimento con cui prima il padre rideva alle prodezze del figlio, ho anche pensato: "Guarda, ti sta bene". Poi ho guardato in faccia il padre, ho aspettato con pazienza che scoppiasse il finimondo, e ho sperato che non durasse tanto. E invece il papà gli ha replicato soltanto "Vacci tu".

Sembrerebbe che gli adulti di oggi, i genitori degli adolescenti, non riescano ad accettare di avere un posto nel mondo diverso da quello dei loro figli; posto che dai figli sancisce l'irrimediabile diversità, e impone allo stesso tempo un'inderogabile responsabilità. Guardo Giulia che sta per compiere un anno, guardo Irene e mi dico: noi questa impegno, questo assunzione di responsabilità gliela dobbiamo, alla faccia della nostra paura di invecchiare, di non essere più liberi come prima, di aver già fatto molte delle scelte che per lei sono, giustamente, ancora aperte. E, per quanto possa spaventare, accettare questa diversità credo ci renda liberi, e capaci di amare i nostri figli senza egoismi.

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20 Commenti

  1. claudio b.
    Pubblicato il 5 dicembre 2008 alle 14:55 | Permalink

    Mi viene in mente il film "da brividi" Entre Les Murs (in Italia dev'essere uscito rinominato in un meno claustrofobico "La Classe")...

    Bye

  2. Pubblicato il 5 dicembre 2008 alle 15:21 | Permalink

    Si, in effetti. Io non l'ho (ancora) visto, ma la mia signora si, che in questo periodo di uscite al cinema razionate causa bimba piccola e mancanza di baby sitter è già qualcosa.

  3. claudio b.
    Pubblicato il 5 dicembre 2008 alle 17:49 | Permalink

    Penso che ne valga la pena. L'ho trovato intelligente, anche se ovviamente dal punto di vista educativo (e degli Educatori) farà discutere molto: sono in tanti a pensare che "abbassarsi" (metto le virgolette, perché non è esattamente così, ma non mi viene una parola migliore) al linguaggio dei giovani "difficili" allo scopo di "accattivarseli", di catturare la loro attenzione, sia vantaggioso al fine di trasmettere poi i propri, di messaggi (quelli teoricamente "educativi" per cui l'Insegnante è preposto). Io, seguendo in pieno il pensiero della mia dolce metà (Educatrice Sociale di formazione, anche se al momento non praticante per cause di forza maggiore), sposo invece il pensiero dell'autore del film (che se non vado errato è o è stato davvero insegnante in un istituto "difficile"): il discorso finisce con l'appiattirsi davvero e diventa una sorta di "dialogo / non-dialogo" in cui si parla solo di banalità vuote di senso; in altre parole, si finisce col non comunicare più nulla, che è come dire che l'Insegnante abdica inconsciamente al suo ruolo, pur pensando di "mettersi dalla parte dei giovani".
    Per questo dico che il film è "da brividi" (anche perché mi piace il modo tutto francese di tagliare e montare le scene, mi piace la fotografia scarna, eccetera).
    Potrei inoltre raccontare vari altri episodi vissuti a sostegno della tesi del tuo post di apertura...
    Sì, sì, i giovani hanno bisogno da un lato di sentirsi appoggiati nella loro libertà, dall'altra hano bisogno di limiti.
    Mi è spesso venuto da pensare, anche quando la mia piccola Iris fa i capricci, che la trasgressione è un modo per sollecitare gli adulti a dare un limite...

    By the way: Giulia ha un anno ma ha lo sguardo sveglio quanto una di due o tre... Complimenti !

    Bye!
    Bye

  4. francesco
    Pubblicato il 6 dicembre 2008 alle 00:33 | Permalink

    Ciao ti leggo sempre e vedo che tocchi diversi argomenti...oggi mi ha colpito il fatto che da giovane padre ti stai preoccupando di come dovrà essere il tuo atteggiamento futuro quando tua figlia comincerà a metterti alla prova, è per questo alla fine che leggi i libri che hai citato vero??
    Io da padre (deluso) di due giovani (19 e 18 anni) mi chiedo spesso dove ho sbagliato.
    Non riesco ad avere un rapporto decente con i miei figli, io ci sono solo quando hanno bisogno (soldi, macchina o altre cose) Quello che non riesco a capire è perchè non mi rispettano e non mi considerano.
    Tu parli di autorevolezza, ma cosa significa?? quando ho cercato di essere autorevole sono stato mandato a quel paese senza tanti complimenti.
    Con mio figlio ho avuto un rapporto delizioso fino ai 12 anni dopo è cambiato totalmente, da quando ha cominciato ad avere le prime amicizie io sono sparito dal suo orrizzonte, ha cominciato a essere sempre scontroso e poco rispettoso, io ci sono stato molto male, veramente non me l'aspettavo.
    Ora va male a scuola, fuma canne e non gli si può parlare, dovrei buttarlo fuori di casa, ma non era questo che mi aspettavo di dover fare. Sognavo di invecchiare vicino ai miei figli e di essere uno dei loro punti di riferimento....invece è tutto il contrario.
    Questo solo per dirti che fare il genitore non è facile e non ci sono ricette per essere bravo, dovrai gestire il tuo rapporto giorno per giorno e sperare che i figli non abbiano il soppravento. Ti auguro di non fare gli erori che ho fatto io ( e devo averne fatti molti) e spero che tu possa avere un radioso futuro con tua figlia . Ciao

  5. Xisy
    Pubblicato il 6 dicembre 2008 alle 00:51 | Permalink

    @Francesco,
    qualunque errori tu possa aver fatto, tieni presente che anche i figli, a volte, hanno le loro colpe (o le loro debolezze). Io a quell'età non avevo un rapporto bellissimo con mio padre. Lui probabilmente cercava di capire dove sbagliava. Ma in realtà non sbagliava, la colpa era totalmente mia. Poi però il rapporto è migliorato nettamente, lo auguro anche a te.

  6. Max
    Pubblicato il 6 dicembre 2008 alle 11:34 | Permalink

    @Francesco : ho un figlio (purtroppo uno solo...) di 14 anni e, probabilmente come e' successo a te, dai 12 anni ha cominciato ad acquistare una "sua" personalita', spesso anche provando a scontrarsi con noi, sempre su piccole cose, e probabilmente piu' per dimostrare qualcosa a se stesso che altro. Credo che questo sia normale, devo averlo fatto anch' io alla sua eta', anche se, guardando le sue foto di qualche anno fa e ricordando com' era un po' si stringe il cuore 🙂
    Lavoriamo come dannati in 2, e non avendo parenti in zona abbiamo dovuto (e anche voluto) dargli parecchia fiducia e responsabilita'... fin'ora non ce ne siamo pentiti, e spero che duri, anche se come dici tu fare i genitorni non e' per niente facile.
    Per quanto riguarda la droga, ho sempre pensato che una proibizione "a muso duro" non serva a molto; abbiamo sempre cercato di spiegargli quanto sia idiota la cosa, anche facendogli conoscere un parente che ci e' cascato e si e' rovinato la vita, e credo che sia convinto di questo, per fortuna. Vedo che alla sua eta' ci sono in giro parecchi ragazzi che fumano (e non solo sigarette), e alcuni bevono anche parecchio.... purtroppo l' ambiente dove si vive fa la sua grossa parte, ma per ora ci riteniamo fortunati che la sua cerchie di amici ha altri interessi.
    Non prendertela con te stesso.... 19 anni e' spesso un'eta' difficile, e probabilmente le cose cambieranno tra qualche anno.

    In bocca al lupo !

    Max

  7. Pubblicato il 6 dicembre 2008 alle 14:26 | Permalink

    Francesco, parlo di tante cose perché la vita è fatte di tante cose, e il quotidiano si riempie di passioni e di interrogativi che vengono non solo dalla scienza.

    Ho letto i libri di cui parlo perché tra le altre cose sono un lettore onnivoro: la riflessione sull'autorevolezza, la distanza, il linguaggio, la legge, i paletti è arrivata dopo, come un filo rosso che mi è apparso chiaro, perché si tratta in fondo di un argomento che mi sta a cuore da quando facevo il capo scout, e già passavo le serate a disquisire e litigare su distanze e differenze necessarie e difficili da tenere rispetto ai ragazzi che ci erano affidati. Grazie per i consigli, ne ho e avrò bisogno, e sono consapevole che i libri servono ma non sono la panacea.

    Ovviamente non ho una risposta alla tua situazione, e nemmeno mi sogno di mettermi a darti dei consigli, visto che sono un pivello della paternità e qui molti hanno decisamente più esperienza di me. Credo che Xisy e Max tocchino un punto giusto: i figli sono persone, e, se da una parte molto di quello che diventano dipende dai padri e dalle madri che hanno, altrettanto è farina del loro sacco, o viene - nel bene o nel male - delle altre agenzie educative (qui uso un termine "tecnico": penso alla scuola, il giro informale di amici, la palestra di judo, l'oratorio, ...) che si "occupano" di loro (o occupano il loro tempo) almeno quanto la famiglia, se non di più. E le cose cambiano, di nuovo in direzioni inaspettati, con il cambiare delle età. Anch'io sono stato un discreto rompimarroni intorno ai 19 anni. Coraggio! E, in ogni caso, non aver paura di fare scelte dure: che diceva saggiamente Claudio all'inizio, spesso "la trasgressione è un modo per sollecitare gli adulti a dare un limite". Condivido in pieno.

  8. francesco
    Pubblicato il 16 dicembre 2008 alle 17:09 | Permalink

    Grazie a tutti per i vostri messaggi e per i vostri auguri, ho avuto il pc rotto e malauguratamente l'ho dato in mani sbagliate perciò sino ad ora non ho potuto leggervi.
    In questo blog io sono un pò ai margini nel senso che leggo tutti molto volentieri specialmente Marco quando spiega un pò di fisica, ma non ho ne la vostra età e neanche la vostra preparazione. L'unico argomento che mi poteva far intervenire erano i figli ma anche qui nonostante l'esperienza i risultati sono magri e non posso essere di grande aiuto.Ma bando alle ciance, a qundo la prossima lezione con oliver??? spero presto.
    Grazie a tutti e a presto

  9. Connie
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 12:58 | Permalink

    Serve autorevolezza. Concordo. A rigor di logica tutto fila..
    Ma cosa succede se a 14 anni tua figlia scappa di casa perchè è stanca di non avere i pantaloni firmati (come le sue amiche!), il cellulare all'ultimo grido (come le sue amiche!), di non poter tornare alle 5 il sabato notte (come le sue amiche!).. e non hai sue notizie per almeno 2 gg?
    Al suo ritorno.. felice che non le sia successo nulla.. come ti comporterai?
    Secondo me esistono genitori che hanno cambiato il loro modo d'approccio verso i figli solo perchè non hanno ottenuto risultati con il classico metodo. Del resto oggi è molto più difficile essere genitore.. Se dai un (sano!) ceffone a tuo figlio rischi di essere denunciato.. o di essere mandato dallo psicologo..

  10. claudio b.
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 14:00 | Permalink

    @Connie:
    "ma cosa succede se [...] non hai notizie per almeno 2 giorni?"

    Mah, secondo me sarebbe molto preoccupante, non per il fatto che la quattordicenne "ribelle" scappi di casa, ma per tutto ciò che c'è "a monte" di questo (o meglio, per tutto ciò che di tutta evidenza NON C'E' STATO a monte).
    La figlia 14-enne l'avrò tra 12 anni, quindi non voglio dar lezioni che non sono in grado di dare. Però... Però mi sembra che i pantaloni firmati glieli posso anche lasciar comprare SE le ho dato modo di interiorizzare che:
    a) si può vivere anche senza
    b) se le amiche li hanno, avranno i loro motivi: se noi non abbiamo i soldi per arrivare a fine mese, è inutile insistere (per fortuna non mi trovo in questa situazione, ma so che è un caso piuttosto comune)
    c) si può essere bellissime anche avvolte nel domopak (questa è una provocazione, anche se a qualche fotografo è già venuto in mente di fare servizi di quel tipo)
    d) e comunque, se tu, figlia mia, mi dimostri di aver capito che "le cose valgono e che anche tu e soprattutto tu vali", beh allora mi posso fidare di te e, se per una volta decidi di "buttare" i tuoi risparmi in un abito firmato, te lo lascio fare, e anche volentieri (il mio scopo non è di diventare bacchettone).

    Lo stesso valga per telefonini (a proposito: se ti serve per telefonare e mandare SMS, ti basta un apparecchio da 30 Euro, e per di più se una sola volta ti "becco" a usarlo a sproposito, tipo usarlo in classe, te lo confisco per il resto dei tuoi anni...) e per l'annosa questione dei Sabato notte.
    A quest'ultimo proposito, se mi fido a lasciarti andare in disco, è assurdo che ti imponga di rientrare all'1 (all'1 a malapena è arrivato il DJ...). Guarda, siccome anzi a me va che ti diverta come ti piace purché in ragionavole sicurezza, e dato che non pretendo che tu beva solo acqua (che peraltro in disco neanche ti servono...), piuttosto mi offro di fare io da "Bob", anche per i tuoi amici (massimo 3 però, non ho una Zafira...) che abitano in zona. Oppure ti do una mano ad organizzare un minibus (non è fantascienza, si fa, si fa, e non costa nemmeno un'eresia...).

    Come vedi, Connie, sono partigiano del fatto che tante volte un po' di paletti si possono usare e, con l'adeguata "fantasia", anche renderli sufficientemente flessibili da risultare graditi anche a un adolescente o un'adolescente.

    Naturalmente, magari tra 12 anni avrò completamente cambiato parere... Ma spero di no (ho tanta fiducia sia nella mia piccola Iris che in mia moglie...).

    Per finire, un aneddoto divertente: la zona degli istituti superiori della cittadina dove abito è attraversata da una via larga e trafficata. Massimo divertimento per i/le soliti/e sbruffoncelli/e è attraversare col semaforo rosso ma rigorosamente sulle strisce, e divertirsi a far "inchiodare" le macchine che arrivano (e godersi le facce dei guidatori che bestemmiano in aramaico). Bene, questo è fatto per pura provocazione. Ma non ci "credono" veramente nemmeno loro. A me è capitato più di qualche volta: li noto ormai da molto lontano ed è come se gli leggessi nel pensiero. Non rallento nemmeno di mezzo kilometro orario: faccio loro gli abbaglianti e, se non basta, mi attacco al clacson. Bene, puoi non crederci se non vuoi, ma è SEMPRE bastato questo (addirittura, solo gli abbaglianti) per farli desistere in tronco, nemmeno muovono un muscolo, aspettano da bravi sul loro marciapiede com'è giusto che sia. ... e come sanno anche loro: avevano voglia che qualcuno gli desse un "paletto".

    Bye !

    P.S.: perché nessuno mi prenda per incosciente: ovviamente anche se non rallento ho comunque il piede bello pronto a volare sul freno, caso mai... Però, ripeto, con gli sbruffoncelli non è mai stato necessario.

  11. Connie
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 15:26 | Permalink

    @Claudio.. sarò un pò retrò.. ma per me far rientrare una ragazzina alle 5 del mattino.. è essere fin troppo permissivi e poco autorevoli. Concedere ogni cosa.. idem.
    Anche perchè non stiamo parlando di un paio di pantaloni.. ma di QUEL paio di pantaloni con quella firma! ..non di un telefonino di 30€, ma di QUEL telefonino! ..e non per un singolo oggetto/episodio.. potrei andare avanti all'infinito.
    Dico solo che non è facile conservare tutti i valori.. l'educazione.. che fino ai 12 anni sei riuscito a trasmettere ai tuoi figli.. ad un certo punto svaniscono.. e quel "certo punto" (guarda caso!) coincide con la frequentazione di nuovi amici..

    @Marco.. ma sono io che ho bisogno di vacanze o nel tuo blog cadono fiocchi di neve?! :S

  12. robi
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 15:44 | Permalink

    @claudio b.: i tuoi sono tutti sani principi che anch'io, ora come neo-papà ma anche prima che lo diventassi, sottoscrivo... la mia impressione però è basti veramente poco ad un figlio per piegare i genitori al proprio volere, e molto forza e molto tempo ad un genitore per accompagnare il proprio figlio nelle giuste direzioni.

  13. Connie
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 16:04 | Permalink

    Ehm.. ok ho bisogno di vacanze! 😛
    Ho riavviato.. ed è sparita..
    Scusate :$

  14. Max
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 18:03 | Permalink

    @Connie : concordo sul discorso delle 5 del mattino.
    Il problema e' pero' PRIMA.... se uno arriva al punto in cui la ragazzina pensa di rientrare alle 5 come se nulla fosse, e' gia' troppo tardi.
    Io ho un figlio di quasi 15 anni, e a volte e' duretta, e ci sono delle cose che sappiamo di aver sbagliato (graziaddio poche....), ma credo che pensare di correggere un comportamento sbagliato a 15 anni sia come andare sulla luna volando.
    Gli amici contano parecchio, e' vero, ma se c'e' la base, sara' il bimbo stesso ad evitare quelli sbagliati, o comunque a mantenere la sua personalita'. E' praticamente impossibile costringere un 15-enne a scegliere gli amici "giusti", o lo fa da solo oppure abbiamo sbagliato qualcosa noi.

    Ciao

    Max

  15. claudio b.
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 18:27 | Permalink

    ... e chi ha mai detto che fare il genitore sia facile? 😉
    E di nuovo, Connie, non mi pare di aver scritto nulla che si identifichi col "concedere tutto", ANZI, è esattamente il contrario. Solo che non trovo giusto cercare di "inculcare" a forza dei "no" STEREOTIPATI solo perché quella fu la nostra educazione, a suo tempo. Tutto evolve, anche noi, possiamo anche adeguare le azioni ferma restando la "filosofia" di base, no? Il telefonino, ad esempio: ma perché non lo spremiagrumi, allora... ormai è un elettrodomestico, ed è innegabile che sia pure utile. Solo, pretenderò dalla mia "piccina" (che tanto piccina non sarà, per quanto riguarda il telefono...) che abbia ben chiaro il CONTESTO entro cui mi fido che lo usi (e se non mi fido, campa cavallo che glielo compro!). E se vorrà un capo con QUELLA firma, perché no, fermo restando che abbia capito l'eccezionalità della cosa e tutto quello che ci sta dietro?
    Un mio amico ha coronato il sogno di una vita comprandosi una Porsche usata per andare di tanto in tanto a correre in pista. Matto? Sì, se leggi la cosa così e basta. No, se consideri che è consapevole che la potrà mantenere 2-3 anni, che poi la rivenderà, e tutto questo perché comunque per la famiglia la sua Ditta gli dà già in dotazione l'auto aziendale, quindi non sottrae nulla a nesssuno perché ovviamente ha accuratamente calcolato l'impatto sul bilancio famigliare (vale a dire: per questo sogno, devo accantonare una somma che non potrò destinare alla mia famiglia: così facendo, farò mancare loro qualcosa? Dato che la risposta è no, via, facciamo!). Quello che vorrei evitare è che mia figlia si compri qualsiasi cosa per qualsiasi motivo, fin qui siamo d'accordo al 100% sul "NO". Senza "NO" i figli non crescono. Nulla mi convincerà del contrario.
    Però quei "no" non devono diventare l'anticamera della ribellione.

    Penso anche che puoi frequentare gente di qualsiasi genere senza per forza abdicare alla tua personalità. Ho conosciuto frotte di "cannati serali", perfino qualche drogato, sicuramente bevuti, dei mattacchioni insomma, ma intanto ho scelto autonomamente che non ne avrei fatto la mia cerchia di amici, e anche se sono andato a far baldoria con loro alcune volte, non per questo sono diventato a mia volta succube di alcol eccetera...
    Noi genitori dobbiamo cercare di aiutare i figli a forgiare la LORO propria armatura (=personalità). Questa fucinatura passa anche attraverso tentativi ed errori. Una volta costruita quella, però, perché non fidarci di loro? L'armatura non deve diventare una cella di massima sicurezza...
    Certo, a volte funziona "quasi automaticamente", a volte invece diventa durissima, per questo insisto sul fatto che non intendo assolutamente "insegnare" nulla a nessuno (sono un pivello, quindi...). Però, come tutti noi qui dentro, sono stato anch'io figlio (anzi, sono figlio).

    Bye !

  16. claudio b.
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 18:42 | Permalink

    @Max:
    il tuo messaggio è arrivato mentre scrivevo il mio.
    Concordo praticamente in pieno.
    La questione delle 5 di mattina però mi lascia perplesso: io l'avevo presa come esempio-limite: chiaro che se mia figlia a 14 anni pretenderà di farlo OGNI sabato sera, allora vorrà dire che ho completamente cannato io la sua educazione di base... Se invece mi chiede di farlo "una tantum" con tutte le premesse per cui mi possa fidare, allora è irrealistico pensare che da una discoteca di oggi si possa rientrare prima delle 4. Dieci anni fa aprivano dalle 9 alle 10 a seconda, la "serata" si lanciava alle 11, e per l'1 o le 2 potevi dire di averne avuto abbastanza. Ma adesso che APRONO a mezzanotte ???

    Bye !

    P.S.: questo thread mi sta "prendendo" tantissimo!

  17. Max
    Pubblicato il 18 dicembre 2008 alle 21:04 | Permalink

    Eh, si... il problema della disco da mezzanotte/una in poi e' proprio vero.... oltretutto chi ci va di solito non sa che ca@@o fare, fino a mezzanotte, e cerca di passare il tempo alla meno peggio.
    Mah. Mi sembra tanto un discorso da primadonna (o primouomo, per par condicio !), dove alle feste bisogna arrivare per ultimi in modo di farsi notare da tutti....
    Cmq, riprendendo il discorso, io sono andato a vivere da solo a 17 anni, e per causa di forza maggiore, e cioe' che i miei erano all' estero per lavoro e io iniziavo l' universita' (si, 2 anni risparmiati, piccolo vantaggio degli studi all' estero). Non che mi dispiacesse, anzi.... solo che (mi rendo conto adesso piu' che allora) era una bella responsabilita' per me ed una bella fiducia da parte dei miei.
    Sinceramente non so se ora riuscirei a fare lo stesso con mio figlio, un po' perche' se ne sentono tante (troppe) e un po' perche', purtroppo, i 17-enni di adesso sono, secondo me, abissalmente meno maturi ed indipendenti di quanto non lo fossimo noi allora.
    La droga c'era allora come c'e' adesso, anzi, probabilmente allora era peggio in un certo senso, visto che chi si drogava lo faceva a suon di eroina, e li si che era difficile smettere. Ho avuto amici che si sono rovinati la vita cosi' e, se non ho mai provato, nonostante la curiosita', era perche' so che e' dura tornare indietro, e che la mia forza di volonta' da quel lato sarebbe scarsina (fumo 40 sigarette al giorno.....). Avevo un' amica che sniffava, ho passato 6 mesi a cercare di farla smettere e lei 6 mesi a cercare di farmi iniziare, alla fine siamo rimasti ognuno sulle proprie posizioni.
    Secondo me ai ragazzi di oggi manca la consapevolezza delle proprie azioni e conseguenze. Non per colpa loro, ma molto per colpa nostra. Le amicizie centrano fino ad un certo punto, se c'e' una buona base, salvo sfighe indicibili, non cambiano per loro, come non l' ha fatto la maggior parte di noi. Ritengo che un paio di sonori schiaffoni da parte di un insegnante a volte servano eccome, ne ho presi giusto un paio anch' io allora e sono serviti. Adesso hanno problemi solo a sgridarli davanti alla classe, e questo secondo me e' profondamente sbagliato. Un' educazione passa ANCHE da qualche giusta punizione, e non parlo di tornare al medioevo.

    Max

  18. Connie
    Pubblicato il 19 dicembre 2008 alle 10:45 | Permalink

    Concordo per un'educazione più severa da parte di insegnanti ed educatori in genere. Secondo me una bella sgridata (se meritata ovviamente!) ti fa stare al tuo posto.. ti fortifica.. e ti fa capire che la persona che hai difronte è autorevole e merita rispetto. Se già a scuola imparano la mancanza di rispetto.. non va mica bene neh!
    La piccola punizione si.. ma ceffone no! Dato da un insegnante non lo accetto. E' un gesto estremo che solo un genitore può fare.

    @Max: Purtroppo se una ragazzina pensa di poter rientrare alle 5 è perchè tutte le sue amiche lo fanno..

  19. Max
    Pubblicato il 19 dicembre 2008 alle 17:48 | Permalink

    @Connie : eh, no, anche un bel ceffone, se meritato, ci sta bene. E lo dico io che a mio figlio non ne ho mai dati.....
    Dev'essere una cosa eccezionale, daccordo.... ma quando ce vo' ce vo'.

    Se la ragazzina pensa di poter rientrare alle 5, e' anche perche' qualcuno gliel' ha lasciato credere. E non ha tirato le briglie in tempo, PRIMA che accadesse. Gia' quando fa la domanda e' troppo tardi, secondo me.... anche xche' se la fa vuol dire che ha parecchie speranze di ottenerlo.

    Max

  20. Sara
    Pubblicato il 29 giugno 2009 alle 19:07 | Permalink

    ciao Marco, concordo pienamente con quanto hai scritto nel post. Quanto agli altri commenti: io ho una bimba di quasi 2 anni e quindi come genitore l'esperienza è breve, ma sono anche una figlia che non ha mai mancato di rispetto ai genitori, non ha mai preteso un abito firmato (non me nè mai fregato proprio), non ha mai chiesto di rientrare tardi sapendo che avrebbe fatto preoccupare i miei, ecc ecc. I miei non sono mai stati particolarmente severi, mi hanno spiegato che col crescere dell'età aumentavano i privilegi ma anche le responsabilità. Forse sono stata facile io come figlia ma è anche vero che i miei sono sempre stati fermi in quello che mi insegnavano, senza essere moralisti o bacchettoni, anzi. Comunque alla nostea bimba diciamo già tanti "no", li capisce tutti e non fa i capricci. Secondo me l'errore più comune è concedere tutto ai piccoli, pensando che l'educazione, quella severa, debba essere applicata "quando sarà più grande". Peccato che "dopo" sarà troppo tardi. ciao ciao

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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