L'italiano non era lingua nazionale in Svizzera?

Oggi sono andato a pagare la prima rata dell'asilo di Giulia (e a bermi un cordiale subito dopo, per riprendermi dallo shock finanziario, ma questa è un'altra storia). Allora, Giulia si chiama "GIULIA". D'accordo, avremmo potuto chiamarla "Julia" e rendere la vita più facile ai francofoni ginevrini, epperò sta benedetta metropoli internazionale dovrebbe pur farcela a scrivere i nomi correttamente (non dico a pronunciarli, questo è al di sopra delle possibilità del 98% dei francofoni e ci abbiamo rinunciato eoni fa). E invece no. Il contratto dell'asilo è intestato a "GIULLA" Delmastro. Che nostra figlia abbia un avvenire da giullare non mi dispiace, ma dovrebbe scegliere lei, non credete? Abbiamo chiesto dunque che correggessero il nome. Detto, fatto. La fattura dell'asilo adesso è intestata a "MARC" Delmastro, che deve pagare la retta di "GULLIA" Delmastro. Geniale. Forse esiste una regola grammaticale francese che impedisce di avere più di due "I" in un nome proprio? L'italiano non era lingua nazionale in Svizzera?

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8 Commenti

  1. Nantas
    Pubblicato il 9 settembre 2008 alle 12:51 | Permalink

    beh... diciamo che nel mondo vale lo stesso discorso; per esempio un mio amico che vive in Texas si chiama Fernandes e mi disse che all'ufficio immigrazioni statunitense sbagliarono il suo nome varie volte (lo spagnolo e' la 2" lingua...)

  2. Marianna
    Pubblicato il 9 settembre 2008 alle 23:14 | Permalink

    L'italiano e la lingua ufficiale meno usata in Svizzera. Le mie corn-flakes sono scritte in francese e tedesco, ma niente in italiano.
    Per la cosa dei nomi, la mia recomendazzione per i genitori viaggiatore e di usare solo nomi semplici. Evitare nomi tipo Jean-Philippe, sino siete siccuri che i americani chiederanno: "Ma il tuo nome e Jean o Philippe???".
    Per "Marco", devo dire che e particolarmente difficile per un francese. C'e bisogna cambiarlo e usare "Marc".
    Forza e corraggio, c'e la farette!

    A presto,

    JP.

  3. Naso Turato
    Pubblicato il 10 settembre 2008 alle 13:55 | Permalink

    Bon courage ... pensate ai massacri fatti dagli ufficiali dell'immigrazione a Ellis Island sui cognomi dei poveri immigranti ebrei, o all'ingresso in Australia (i parenti di Rita sono diventati Origlasso) ... e in fondo Julie e Marc sono due bei nomi

  4. Enzo
    Pubblicato il 26 novembre 2008 alle 12:24 | Permalink

    credo che non mi trasferirò mai in svizzera visto che anche mia figlia si chiama Giulia!! poi se penso a come potrebbero storpiare il nome di mio figlio (Edoardo) brrr meglio non pensarci 😉
    p.s. anke qui in italia le rette degli asili nido non sono così leggere...

  5. Pubblicato il 26 novembre 2008 alle 13:23 | Permalink

    Ciao Enzo! In Svizzera le rette degli asili sono proporzionali allo stipendio, tra il10% e il 15%, il che è una bella cosa, vagamente pure un po' comunista, a parte il fatto che nel mio caso, avendo un ottimo stipendio di cui certamente non mi lamento, mi tocca una rata esorbitante!

  6. Euplio
    Pubblicato il 21 gennaio 2010 alle 17:08 | Permalink

    In Italia, nella città della (rossa) Toscana in cui vivo, invece, le rette degli asili-nido comunali NON sono proporzionali allo stipendio, e ammontano a circa 500eur/mese. Quelli privati poco meno.

  7. Ludovica
    Pubblicato il 9 marzo 2010 alle 18:47 | Permalink

    ma le rette a ginevra sono alte tipo quanto??? io qui a roma pago 400euro il privato..

  8. Pubblicato il 10 marzo 2010 alle 09:28 | Permalink

    Nel mio caso, "tipo" 2000 CHF, che sono approssimativamente 1400 euretti.

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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