Via Ferrata "Yves Pollet Villard" a La Clusaz

Non posso che confermare quello che dicevo altrove: i francesi hanno una concezione ludica delle vie ferrate, dove ludica sottointende a volte una linea obbligatoriamente spaventosa e adrenalinica (sarà, ma a me i ponti tibetani non piacciono nemmeno un po'!), altre volte ipeattrezzata per permettere il passaggio a tutti, costi quello che costi. Ma insomma, per un sabato mattina di un pigro weekend di fine giugno va più che bene. Un'ora di macchina da Ginevra, un paio a salire, tre quarti d'ora a scendere e un'altra oretta di ritorno, la Ferrata del Col dell'Aravis si è rivelata una gita semplice e piacevole. I compagni di salita sono Giovanni e Sandro.

2007-06-30 Ferrata Colle Aravis (10)

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2 Commenti

  1. Pubblicato il 10 luglio 2007 alle 14:59 | Permalink

    Hmmm interessante, penso che se vengo a ginevra a fine agosto ci faccio un pensierino.

    Ormai le vie delle dolomiti sono un po' banali per me, ho bisogno di nuovi stimoli. Uno di essi e' cominciare a portarci mio figlio (8), ma per ora sono impedito dalla resistenza di mia moglie... Vincero' io alla fine.

    Se vengo al CERN a fine agosto ti chiedero' se ti serve un compagno per una gita domenicale.

    Ciao
    T.

  2. Pubblicato il 10 luglio 2007 alle 17:19 | Permalink

    Le vie ferrate francesi sono perfette per i bambini, tutti i punti di ancoraggio del cavo hanno l'orecchietta per far passare une ventuale corda di assicurazione se preferisci salire con il gagno in cordata, cosa che ho visto fare più volte. Magari questo potrebbe convincere tua moglie 🙂 A fine agosto potrei essere in Val d'Aosta, ma fatti comunque vivo se vuoi...

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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