Cento anni di calzoni corti

Sabato pomeriggio mentre annaffiavo le piante sul balcone mi è passato davanti al naso uno scout in perfetta uniforme. Età presunta? Tra i 15 e i 17, direi. Carico di un bello zaino, evidentemente partiva per andare in uscita. La camicia di un qualche tipo di beige, doveva essere del gruppo di Meyrin, che è affiliato a una associazione autonoma di scout di Ginevra, perché gli altri scout svizzeri che mi è capitato di incontrare a Ginevra o sul Jura hanno invece l'uniforme azzurra (un po' come quella dell'Agesci italiana), e gli scout francesi sono molto più colorati.

Non parlo spesso di scoutismo (o di educazione) da queste parti, perché - a parte le rare sortite con la pattuglia stampa negli ultimi anni - è un po' che non faccio più molto nel campo. Però, nonostante gli scetticismi, le delusioni, le irriverenze e anche alcune insanabili divergenze, ho conservato un buon rapporto con lo scoutismo. Mi capita a volte che qualche amico, magari pure ex-scout, mi chieda provocatorio: "ma tu, che sei stato scout a lungo, ci manderesti tuo figlio?". La risposta breve è "si". La risposta lunga ve la risparmio. Per quella media rubo le parole a Beppe Severgnini, che recentemente ha scritto a proposito della sua esperienza:

Ho fatto, in quegli anni, tutto quello che un ragazzo dagli 8 ai 15 anni deve fare: ho imparato, ho giocato, ho corso, ho vinto, ho perso, ho avuto paura e me la sono fatta passare.

Quest'anno fanno 100 anni che ci sono ragazze e ragazzi che in tutto il mondo vanno in giro in calzoni corti a cercare nel gioco, nello stare insieme, nell'avventura, nel contatto con la natura, nel servizio agli altri un bel modo per diventare adulti e "buoni cittadini". Alla faccia di tutto, credo rimanga un sistema valido.

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5 Commenti

  1. Pubblicato il 6 marzo 2007 alle 01:24 | Permalink

    Come commentare un simile slancio affettivo? Con una stretta di mano a mignoli incrociati? Lo scautismo rimane una proposta unica, non per forza migliore o peggiore di altre, ma certamente unica.

    Buona Strada e, naturalmente, BUONA CACCIA! ARGHHH!

    PS: sono finalmente riuscito a leggere per intero e in apnea i post sui due ciechi, l'omeologia e i ricordi dell'acqua. Grande Marco. Ottima vena divulgativa.

  2. Diabolik
    Pubblicato il 14 marzo 2007 alle 19:45 | Permalink

    ciao Marco. sottoscrivo pienamente quello che dici tu e quello che ci racconta Severgnini.
    Un sistema valido (ma sei tu o lo Scheni a scrivere? 🙂 che mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere immensamente, un sistema che mi ha fatto sentire fortunato per averlo incontrato, che mi ha fatto sentire piccolo di fronte al pianeta e grande per l'energia che è riuscito a tirarmi fuori. Un mondo che prepara alla vita, a saperla leggere, anche quando ti porta, a un certo punto, da altre parti.
    Certo, diciamocelo, abbiamo visto anche tanti tanti pirla. Io rispondo: sì, mio figlio lo iscriverò, ma magari mi scelgo il gruppo 🙂

  3. Pubblicato il 14 marzo 2007 alle 22:05 | Permalink

    Vero. E ti assicuro per esperienza (ma lo sai bene) che più su si va più la densità di pirla aumenta. E poi il peggio è che diventano pirla vecchi, zitelli e mal motivati per cui lo scoutismo rimane una scusa (alè, sono in vena di cattiverie, sarà il Beaujolais?). Per cui non entro nemmeno nella discussione "il metodo basta a supplire la cagate degli stupidi?", perché la risposta è purtroppo no.

    Quanto tempo è che non ti facevi chiamare Diabolik? Non so perché, ma mi viene da pensare a una foto di fanciullo quindicenne imberbe che con un'accetta minaccia una gallina su un ceppo d'abete dalle parti di Cesana Torinese. Quelli che ci avevano accompagnato lassù erano educatori in gamba? Mah... E però...

    Un abbraccio, M.

  4. azalea
    Pubblicato il 15 marzo 2007 alle 12:02 | Permalink

    qualche giorno fa mi sono imbattuta nel sito di un gruppo scout di torino, uno dei più forti (scusate se uso questa espressione ma.. sono stata tirata su da un paio di quei gruppi meno potenti, che ogni anno si vedeva dimezzare i partecipanti, e caso strano l'espressione "pochi ma buoni" non ci azzeccava sempre! quindi posso permettermi di parlare di gruppi forti.. che certamente non hanno di questi problemi!). beh, non ho resistito e sono andata a zonzo per il sito, ho curiosato e poi sono inciampata nelle foto di un clan.. all'estero.. Mi è preso un nodo alla gola. Gli occhi non vi dico. Non so, ma da quando ne sono fuori, non sono mai più riuscita a provare le stesse sensazioni di amicizia viscerale che ho provato negli scout. E quelle foto trasudavano emozioni e sensazioni a me note ma che in realtà non sento più mie.. "perchè si cresce.. si cambia.." lo so, lo so.. ma è come se avessi perso un intero mondo.. e mi manca! accidenti se mi manca!

  5. Mario
    Pubblicato il 13 dicembre 2008 alle 23:46 | Permalink

    ... e il nodo alla gola che mi è preso quando ho visto mia figlia Sara per la prima volta col fazzolettone della promessa ...

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  • Mi chiamo Marco Delmastro, sono un fisico delle particelle che lavora all'esperimento ATLAS al CERN di Ginevra.

    Su Borborigmi di un fisico renitente divago di vita all'estero lontani dall'Italia, fisica delle particelle e divulgazione scientifica, ricerca fondamentale, tecnologia e comunicazione nel mondo digitale, educazione, militanza quotidiana e altre amenità.

    Ho scritto un libro, Particelle familiari, che prova a raccontare cosa faccio di mestiere, e perché.

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