Meditate che questo è stato, ripetetele ai vostri figli 27 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Letture e scritture, Memorie, Militanza 1 commento finoraVoi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un noConsiderate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi, Se questo è un uomo
Giornata della Memoria della Shoah, 27 gennaio 2007
I bougia nen non stanno mai fermi 24 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Famiglia, Nomadismo, Vita di frontiera 1 commento finoraI torinesi chiamano se stessi bougia nen, ovvero quelli che “non si muovono”. Però di torinesi che si muovono in giro per il mondo ce n’è, e pure parecchi. Quasi nessuno se ne va con sollievo, molti masticano amaro la distanza, perchè in fondo, anche se dice di non stare mai ferma,Torino è una città altera, sanguigna, apprensiva e conservatrice come una mamma ebrea di Moni Ovadia, e in fondo al cuore sono così anche i suoi figliuoli, specie se si parla di fede granata o Milano capitale morale (bleah!).
Sei un giovane economista torinese di stanza a Monaco per una Marie Courie Fellowship, un brillante fisico torinese appena trasferito a Heidelberg, un oncologo torinese a Baltimora? Allora probabilmente ti divertirai a leggere la nuova frizzante rubrica di TorinoSette, inserto torinese de La Stampa, intitolata Vivere Altrove. Un po’ sui torinesi partiti, un po’ su quelli che restano. Per adesso in sesta pagina sotto Giampaolo Ormezzano, ma vedrete che a breve scalzerà Luca Morino e chissà, forse farà duo con la Littizzetto a pagina 3. Il fatto che la scriva mia moglie non ha nulla a che vedere con questo annuncio. Arvedze.
Il bosone di Higgs spiegato a Oliver 23 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza con Oliver 249 commentiOliver è un cane molto curioso, anche se spesso si interessa con costanza solo a quello che può essere nascosto dietro un cespuglio, sotto un cuscino o nella mia tasca. Ogni tanto però nelle nostre passeggiate mattutine mi sorprende con domande che mai mi sarei aspettato da un salsiccio-meticcio come lui. Me le fa di solito di mattina presto, e normalmente non c’è nessun altro oltre a me ad ascoltare. Oliver è un cane piuttosto riservato.
L’altra mattina Oliver mi ha chiesto dove trovo i soldi per comprargli i biscotti. Gli ho spiegato che lavoro al CERN per un esperimento di fisica che tra le altre cose cerca una particella chiamata bosone di Higgs. Di solito si accontenta, ma doveva essere particolarmente concentrato perché ha insistito chiedendomi: “che cos’è il bosone di Higgs?”.
Aiuto, qui devo iniziare da lontanissimo. O forse no, Oliver in fondo è un cane intelligente (insomma, forse non proprio intelligente, ma almeno sveglio. Insomma, è un cane, no?). Allora, gli ho detto, hai presente la tua ciotola dell’acqua? Dentro c’è appunto dell’acqua, e un tempo si pensava fosse tutto li. L’acqua è acqua. Poi qualcuno h cominciato a chiedersi che cosa avrebbe trovato affettando l’acqua (o qualunque altro materiale) in pezzi piccolissimi. Avrebbe trovato sempre acqua, o qualcosa di più fondamentale che componeva l’acqua? E si sarebbe fermato a un certo punto? Si iniziò separando le molecole, poi affettando ancora più a fondo si scoprì che anche una molecola d’acqua è un composto, formato da un atomo di ossigeno e due di idrogeno (Oliver conosce la chimica, e fin qui non fa domande). E gli atomi? Sminuzzando pure loro li si scoprì composti da un nucleo attorno a cui orbitavano delle particelle chiamate elettroni, e nei nuclei delle particelle chiamate protoni e neutroni. Non tanto tempo fa si arrivò ad affettare ancora di più (il verbo “affettare” piace molto a Oliver, gli ricorda il macellaio e si solito inizia a sbavare), per scoprire che anche protoni e neutroni sono dei composti fatti da particelle ancora più elementari, i quark.
Bene, per farla breve, oggi gli scienziati pensano che tutte le cose siano fatte dalle particelle che vedi in questo disegnino, i quark e i leptoni, che si combinano tra loro come in un gioco delle costruzioni (un protone per esempio è costituito da due quark up e un quark down, un neutrone da due quark down e un quark up). Questi costituenti elementari si parlano scambiandosi delle altre particelle “messaggere”, che sono i fattorini delle forze fondamentali della natura: il fotone (la luce in tutte le sue forme) trasporta la forza elettromagnetica, che è quella responsabile di tutta la chimica e le interazioni di tutti i giorni; i gluoni scambiano la forza “forte”, che tiene insieme i quark e i nuclei degli atomi; le particelle W e Z si occupano di scambiare la forza “debole”, che è quella responsabile della radioattività. Hai ragione, c’è anche la gravità, che però meriterebbe in discorso a parte che facciamo un’altra volta, d’accordo? Bene, mi dirai tu, dunque gli scienziati sano tutto, abbiamo tutti gli ingredienti della materia e pure i collanti per tenerla insieme: non siete soddisfatti? No, non del tutto.
Vedi, la teoria che descrive i componenti fondamentali di tutte le cose (la chiamiamo il Modello Standard, ed è stato formalizzato negli anni ‘70 del secolo scorso) funziona veramente molto bene, ma ha un piccolo difetto: sostiene che le particelle non dovrebbero avere massa. Capisci? Nessuna massa, particelle senza peso! E’ un bel controsenso, perché noi sappiamo benissimo che le cose hanno massa, e dunque ce l’hanno le particelle che le compongono. Il problema è che se aggiungiamo “a mano” nella teoria la massa delle particelle, le equazioni vengono distrutte e non funzionano più (i fisici teorici dicono che l’invarianza di gauge della teoria non era rispettata). Un bel dilemma, no?
Poi negli anni 60 il signor Peter Higgs saltò su dicendo: “io avrei una possibile soluzione!”. Supponiamo che le particelle in effetti non abbiamo massa di per sé, ma che nell’universo esista però un campo che pervade tutto, una sorta di melassa cosmica che le particelle devono attraversare quando si muovono. Questa melassa frenerebbe in modo diverso ogni particella (e ogni composto di particelle, anche gli uomini e i cani) rendendola più o meno pesante. Wow! Tradotta in equazioni l’idea funzionava: le particelle acquisivano massa e le equazioni della teoria rimanevano valide senza spappolarsi. Eureka!
Già, ma come fare a provarlo? Il signor Higgs andò oltre nei suoi calcoli e notò che se la sua ipotesi era vera, allora questa sorta di melassa cosmica, oltre a dare massa alle particelle, ogni tanto doveva anche raggrumarsi su se stessa, dando vita una nuova particella che venne battezzata bosone di Higgs. Ecco, il bosone di Higgs, se esiste, è il condensato di questo campo che pervaderebbe tutto e sarebbe il responsabile della massa di tutte le altre particelle. Capisci adesso perché lo cerchiamo? Se riuscissimo a vederlo avremmo la prova che la teoria del signor Higgs è esatta, e dunque una spiegazione del perché tutto ha una massa. Mica pizza e fichi! E poi pensa che potrebbe anche essercene più d’uno: la melassa cosmica potrebbe essere un miscuglio di più gusti, per cui potremmo avere grumi dal sapore diverso.
Allora sei soddisfatto? Si, capisco bene che adesso avresti altre mille domande: come siete arrivati a scoprire tutti i mattoni fondamentali della materia? Come cercate di vedere questo misterioso bosone di Higgs? E se non lo trovate, non è un bel problema? E perché l’altro giorno ti sei eccitato tanto? Risponderò a quest’ultima: l’altro giorno sono saltato sulla sedia perché un esperimento americano (si chiama CDF, e lavora su un acceleratore chiamato Tevatron vicino a Chicago) ha annunciato che forse aveva visto una debole traccia del bosone di Higgs, o meglio di uno dei bosoni di Higgs millegusti-più-uno a cui accennavo prima. Niente di ancora sicuro, ma insomma, almeno da drizzare le orecchie.
Questo post è dedicato a Fabio e Giegio, sperando di non averli annoiati troppo. Questo qui sotto è Oliver mentre ascolta una delle mie spiegazioni. Un allievo modello, non c’è che dire!

Nathan Never e il CERN 22 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Fisica, Letture e scritture, Nuvole parlanti, Scienza e dintorni 1 commento finoraUn amico dall’Italia mi ha segnalato che nel numero di dicembre di Nathan Never, Venus Sky Lab, c’erano un paio di tavole in cui si parlava del CERN. E’ un po’ che ho smesso di comprare Nathan Never, francamente negli ultimi tempi mi aveva annoiato (deve essere il destino del fumetto seriale, che un po’ come le soap-opera brasiliane ricicla idee e personaggi in racconti sempre più improbabili e ripetitivi), ma – complici altri lettori dei fumettazzi Bonelli – mi sono fatto scansire e inviare le pagine: eccole qui.

L’attendibilità scientifica è un criterio per valutare della buona fantascienza? Sicuramente no, e certamente non è nemmeno necessario scrivere come Greg Egan per fare del buon intrattenimento (per il neofita digiuno, Egan è un scrittore di fantascienza australiano che produce romanzi i quali solitamente richiedono una solida preparazione scientifica per essere digeriti. C’è chi apprezza, chi no. De gustibus). Va dunque benissimo inventare un fenomeno che non nella realtà non c’è, e costruirci sopra una storia (a patto di farlo decentemente e in modo coerente) usando quello che si chiama il “principio di sospensione della realtà”. Ovvero, facciamo finta che questa fenomeno oggi non conosciuto o dimostrato esista e abbia queste caratteristiche, e dal presupposto evolviamo una storia, un ambiente, una cultura. Perfetto. Sono un avido lettore di fantascienza e tutto questo mi sta bene.
Epperò non vale prendere un fenomeno che esiste e si conosce piuttosto bene e ammantarlo di mistero futuribile! Qualcuno si divertirebbe forse a leggere qualcosa del tipo “Jimmy accese il suo motore diesel a iniezione elettronica e partì alla velocità della luce verso Andromeda? E dunque: che cosa c’è di esotico nell’accelerare particelle al limite della velocità della luce? Da queste parti lo facciamo piuttosto regolarmente
e la loro massa non fa che aumentare, altro che scomparire! Ma questo a dire la verità l’ho sentito dire per la prima volta alle superiori, per cui mi chiedo: la cultura scientifica media in Italia è davvero tale che una cosa come quella nella vignetta lassù fa sognare un lettore? Aiuto.
Qualcuno ha visto il bosone di Higgs? 19 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Fisica, Scienza e dintorni 5 commentiAvevo avuto qualche sospetto leggendo questo post dal tono un po’ misterioso, e orecchiando qua e la i pettegolezzi che circolano al CERN. Poi sono cominciate ad arrivare le conferenze invernali e le informazioni relative alle analisi del primo femtobarn inverso del Run II di Tevatrov iniziano a diventare pubbliche.
Ecco che cosa è circolato sulla mailing list di ATLAS dedicata alla ricerca del bosone di Higgs mercoledì scorso:
John Conway’s talk at Aspen conf reporting a (small) excess of a 150 geV susy Higgs in tau+tau-. It can be seen on his home page at slide 32. It is not confirmed by D0, but D0 has analysed less data so far for this analysis.
Ecco il plot che appare alla fatidica slide 32, la distribuzione di massa delle coppie di tau delle quali almeno uno sia decaduto leptonicamente (non è banale identificare un tau che decada adronicamente, due può essere rischioso):

Rispetto alle previsioni del Modello Standard c’è un eccesso di eventi corrispondente a una massa invariante di 160 GeV. Che dire? Si tratta di un eccesso di circa 2 sigma (donque potrebbe benissimo essere una fluttuazione statistica, e solo la raccolta di più dati potrà dire di più), ma nel passato la comunità si è infiammata per molto meno, vedi i presunto segnale di un bosone di Higgs standard a 115 GeV visto dagli esperimenti di LEP o i più recenti pentaquark. In questo caso si tratterebbe sempre di un decadimento di un bosone di Higgs neutro, ma corrispondente a una teoria supersimmetrica.
Che conseguenze ha questo risultato per ATLAS? Difficile da dire, soprattutto prima che D0, l’altro esperimento di Tevatron, dica la sua. Sicuramente, pur nell’ipotesi ottimistica di collisioni di LHC utilizzabili a partire dall’autunno 2007, per canali come questi la calibrazione dei rivelatori è cruciale, e non sarà banale averla sotto controllo subito. Ovvero, non saremo capaci di dire molto in tempo breve. Se un tau decade in modo leptonico significa che “muore” dando vita a un elettrone (o un muone) e un paio di neutrini, si tratta dunque di misurare l’energia di particelle che sfuggono ai rivelatori, ovvero un’energia “mancante”. Per quanto suoni strano sappiamo farlo, ma dovremo controllare molto bene il rumore e le calibrazione dei nostri calorimetri, e ci vorrà del tempo (ma d’altronde mi pagano per questo!).
In ogni caso dopo tanti anni d’attesa è bello per un fisico giovane come me iniziare a vedere un po’ di vero movimento. La competizione è appena iniziata.
Update: l’autore di questo grafico si è da poco lanciato nel magico mondo dei blog scientifici, unendos alla ciurma di Cosmic Variance. Prime pubblicazioni? I retroscena di come sia apparso il “picco” a 160 GeV nel corso dell’analisi, e delle reazioni immediate. Lettura consigliata anzichenò (in inglese, of course).
Quelle chance! 17 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Vita di frontiera 4 commentiOggi è mercoledì, e come tutti i mercoledì la passeggiata mattutina e pomeridiana di Oliver sono compito mio, perchè Irene lavora a Ginevra. Oggi è anche il secondo giorno dell’Higgs meeting di gennaio, il che vuol dire che devo essere al CERN per le 9. Ergo, mi devo svegliare abbastanza presto perchè ci stiamo colazione, colazione a letto alla signora (eh già!), doccia, giretto con la bestia e trasporto fino in ufficio. Ri-ergo, stamattina quando sono uscito con Oliver ero piuttosto annebbiato (ammettiamolo, sono un po’ di giorni che sono un po’ annebbiato, non faccio altro che perdere e ritrovare cose nei posti più ridicoli).
Per farla breve, in qualche modo sono riuscito a pedere le chiavi dell’automobile da qualche parte durante la passeggiata con il cane. Come? Probabilmente correndogli dietro per evitare che depositasse le sue deiezioni sul sagrato del tempio evangelico. O sul prato dove giocano i bimbi dopo le funzioni al tempio evengelico. O sul cespuglio che delimita il parchezzio del tempio evangelico. Oliver è stranamente attratto da questa chiesa protestante per le sue sedute cacatorie, come in uno slancio di controriforma. Chissà.
Nonostante i fumi del sonno, ero abbastanza certo di aver preso le chiavi (perché poi? Mah…), per cui ero anche abbastanza certo di averle perse (e abbastanza certo del costo sproposotato di una copia di queste chiavi moderne con radiotrasmettitore). A pranzo ho ripercorso con Oliver la stessa strada senza trovare nulla, e ormai le mie ultime speranze erano riposte nel sistema di recupero dell’Automobil Club francese, quand’ecco, cammina cammina, rientrando a casa una signora mi avvicinato chiedendomi se per caso sapessi chi fosse il proprietario della Peugeot blu con la targa diplomatica. Quelle chance! La simpatica madama aveva ricevuto le chiavi dall’idraulico (giuro, ha detto il plombier) che le aveva ritrovate – indovinate dove? – vicino al tempio protestante, ma non era riuscito a chiamare il numero di telefono dell’ACF. La solerte signora stava allora provando ad aprire tutte le auto del vicinato per scoprire a chi appartenessero le chiavi, e, avendo trovato la vettura, aveva clacsonato un po’ sperando che il proprietario apparisse. Stava per andarsene quando io e il mio baldo pseudo-segugio siamo apparsi all’angolo.
Incredibile. A Torino gli spacciatori di via Ormea avrebbero probabilmente già rivenduto la macchina. E io invece non ho nemmeno dovuto offrire la birra all’idraulico. La lezione in ogni caso è: mai, mai, mai fidarsi di Oliver, specie il mattino presto.
Stornelli d’esilio 12 gennaio 2007
Inviato da Marco in : Geek attitude, Militanza aggiungi un commentoSto facendo un po’ di pulizia su Bivacco.net, e mettendo in piedi un po’ di redirect per fare in modo che chiunque si trovi a cliccare un link al vecchio Diario dal Mozambico di Irene finisca invece sulle sue nuove pagine.
Per l’occasione ho verificato che se qualcuno cerca su Google “Diario dal Mozambico” in effetti ottiene come primo link proprio il vecchio sito di Irene, mentre per ovvi motivi la ricerca di “Stornellid’esilio” da risultati decisamente più ampi, portando soprattutto verso siti dedicati ai canti anarchici (Irene c’è, ma un po’ più in basso).
Seguendo alcuni di questi link sono finito in questa incredibile raccolta di file musicali “antagonisti”. Dateci un’occhio, è veramente densa (accetta un massimo di 10 connessioni per volta, ma non è frequentatissima. Il formato è OGG, ma non dovrebbe essere un problema per nessuno). Stornelli d’esilio (il canto) è qui. Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà!
Update: Irene non condivide le mie idee sulla gestione di Bivacco.net, per cui obbedisco e rimuovo il redirect tra il suo vecchio blog e quello nuovo. Vabbè, connessioni sprecate. Amen.
